12/11/09 – Integralisti

Qualsiasi principio, quando viene assolutizzato, diventa disumano. Che sia un ideale religioso, politico, educativo o sociale, se diventa pensiero unico produce degenerazioni (Michael Haneke, Il nastro bianco)

A via del Moretto n. 13 ieri c’era ressa. La strada, un vicoletto che parte da piazza San Silvestro, è la sede del presidio sanitario di Palazzo Chigi, e nella sala rianimazione (stanza 361) si faceva il test antidoping mediante prelievo del capello. Il promotore, l’incredibile Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli stupefacenti, è riuscito a raccogliere “bei nomi”, tra cui Casini, Binetti, Meloni. Di Pietro rivendica la paternità del progetto mentre il sindaco di Roma Alemanno già sventola il risultato del test. Mary Star annuncia che si sottoporrà anche se incinta (auguri, speriamo che sia femmina, ma che c’entra?) mentre Cicchitto, Ferrero, Boniver e Concia annunciano che mai si sottoporranno all’antidoping. Nel frattempo i talk televisivi si interrogano se il test deve essere reso obbligatorio, se è il caso che vi si sottopongano i magistrati (magari anche quelli di Strasburgo), e, soprattutto, se i renitenti debbano lasciare la politica. Temo che ancora per qualche giorno andremo avanti sul tema, sovrapponendo il gabinetto di analisi per l’antidoping ai presidi sanitari che somministrano il vaccino antinfluenzale.
Quest’ultima imbarazzante trovata ben si inserisce nel filone sessuale inaugurato con la ricerca sulle escort del capo che hanno avuto il solo scopo di squadernare la vita di donne che, piaccia o no, fanno un lavoro che non è perseguibile penalmente. Ovviamente qui si inserirà una vocina che dirà che il capo promuove le sue conquiste, e che le elette/nominate erano le preferite del sultano ma, vi prego, dite una parola anche per gli eletti/nominati. A meno che non siate in grado di fornire i curricula dei maschi meritevoli evidentemente usate lo stesso metro di giudizio. Per intanto questa “campagna etica” ha lasciato sul campo le spoglie del presidente della Regione Lazio che si è dimesso per aver subito un ricatto sessuale. In un ambiente così malsano sguazzano pesci velenosi. Si prenda il caso della Santanchè che ha deciso di intraprendere una campagna violenta contro l’islam spacciandola per lotta di liberazione della donna. Ovviamente siamo d’accordo che dobbiamo essere intransigenti con l’islam fanatico e radicale ma possiamo rimanere in silenzio con una che strappa il velo alle donne disturbandole durante le loro festività? Oppure rimanere indifferenti davanti ai vari Salvini e leghisti assortiti, benedetti dalla clericaglia televisiva, che coltivano l’islamofobia come ideologia promuovendo l’inamovibilità dei crocefissi esasperando il cattofondamentalismo. E si può tacere dell’on. Mussolini che dice che un trans è uno scherzo della natura? Siamo messi maluccio mi sembra.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Fabrizio Rondolino e Claudio Velardi hanno debuttato on line con un sito di approfondimento politico www.thefrontpage.it , cioè la prima pagina dal titolo del film con Lemmon e Matthau. Rondolino e Velardi si avvarranno di una rete di collaboratori che rimarranno rigorosamente anonimi.

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9 Commenti a “12/11/09 – Integralisti”

  1. anna scrive:

    la metà della popolazione carceraria italian è fatta di tosicodipendenti.
    E’ giusto che chi sbaglia paghi non è giusto tutto il resto e tuitto il resto è un incubo è la notte dei diritti umani e civili.

    Nel paese in troppi paralano di carità (pelosa) pochissimi di diritti.
    La Commsione Europea contro la Tortura ha stilato rapporti da cui emerge una realtà carceraria italiana più vicina al terzo mondo che all’europa liberale dei diritti
    Abbiamo buttato nel cesso Beccaria per tenerci Giovanardi.
    Bell’affare!
    Molti agitnao il ditino contro i patriarcati e pretonzoli altrui e dimenticano quelli di casa, molti inorridiscono difronte alle galere altrui e fanno finta di non
    sapere come spesso siano indegne le proprie.

    Non è che siamo messi male siamo messi peggio.

  2. Marcello scrive:

    In effetti mi sono chiesto perchè Santanchè che è pronta a processare Maometto per pedofilia non si butti nell’arena per sbranare i preti pedofili.

    L’ondata di moralismo ci travolgerà presto e temo, sommergerà proprio quella specie di sinistra che abbiamo

  3. anna scrive:

    il moralismo è il rifugio dei conigli mannari che in Italia sono veramente parecchi. Permette di sfogare le proprie fobie patologiche mascherandole da pensieri “alti”

    parte della sinistra in questo ed in altro insegue il centro-desrta più becero, invece di proporre riforme serie su temi vitali
    tipo una giustizia penale e civile decente, insegue i populisti e si mette la foto di Travaglio e soci sulle pudenda

    il centro-destra d’altro canto fa la voce grossa e prende a calci nel sedere le fasce più deboli e povere della società
    che, nel caso, possono benissimio marcire in gabbia, tanto appunto sono poveracci
    salvo poi divnetare magicamente garantista verso chi commette reati finanziari

    mi fanno discretamente schifo entrambi

  4. Annalisa scrive:

    Bisogna riconoscere che le palate di fango alzate da Repubblia sono ricadute addosso solo alla sinistra.
    Comunque è insopportabile anche il tiro al piccione fatto alla ministressa Carfagna dalle associazioni omosessuali di cui mi onoro di far parte

  5. Spitz scrive:

    Sono Strambi Questi Inglesi. Ma non è la Gran Bretagna – anzi, non era fino all’altroieri – la terra promessa del fair play, la patria del culto della privacy, l’avamposto europeo più sicuro e confortevole per la filosofia del “vivi e lascia vivere”?
    E invece, riportano in questi giorni, con qualche imbarazzo, le cronache d’Albione, alla signora Gladys Gajewski, sessantanove anni, abitante a Cross Heath (ridente sobborgo di Newcastle-under-Lyme, nello Staffordshire) è stato fatto presente che le sue abitudini notturne generano ansia e allarme nel vicinato, e vanno pertanto radicalmente riformate.

    A questo punto vi chiederete, giustamente, che cosa combini mai, la signora Gajewski, per suscitare incubi e turbamenti tra i suoi più prossimi concittadini, al punto da aver provocato una denuncia in piena regola, pubbliche rimostranze e articoli sulla stampa. Ulula alla luna? Organizza sabba in giardino? Danza nuda al suono dei bonghi? Macché. Gladys Gajewski è una tranquilla vedova, madre di sette figli e nonna di diciotto nipoti, che dopo una vita operosa si è traferita a Cross Heath. In una tipica casetta inglese – giardinetto e ingresso indipendente – sulla cui soglia è solita soffermarsi per fumare in pace un paio di sigarette. Sul far della sera, dopo il tè, tra un programma in tv e l’altro, e anche più tardi, nella notte, per ingannare il tempo dell’insonnia da terza età.

    Il problema è che, durante il pur esiguo tempo della sigaretta, la signora Gajewski staziona sulla porta di casa in (orrore!) “vestaglia e camicia da notte”. E’ questa circostanza che turba e sgomenta i vicini, magari serenamente impegnati a vedersi i loro “Csi” o “Grey’s Anatomy” in tv. Alla faccia della privacy, la signora Gajewski è stata anche fotografata con un teleobiettivo, manco fosse il Cav. a Villa Certosa. Appoggiata allo stipite dell’uscio, con il portacenere in mano e la famigerata camicia da notte in flanellona a fiorellini, lunga fino alle caviglie. Prova inconfutabile di lesione del pubblico decoro. Così, da ora in poi, per restituire tranquillità e gioia di vivere ai vicini sconvolti, la signora Gladys Gajewski dovrà andare a fumarsi le sue sigarette serali sul retro della casa o comunque dove sia escluso qualsiasi “disturbo alla comunità”.

    La donna – secondo quanto riferito dai giornali britannici – non l’ha presa per niente bene. “Non fa che piangere e non vuole più vivere lì”, racconta sua sorella, ed è davvero difficile darle torto. Ma la macchina messa in moto contro la scandalosa signora Gajewski non si fermerà per quattro lacrimucce. Lo ha detto Kevin Davies, responsabile del comprensorio dove vive la donna, che ha rilasciato dichiarazioni da capocaseggiato sovietico: “Siamo impegnati a lottare contro i comportamenti che colpiscono il quieto godimento e la qualità della vita dei nostri clienti”.

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  6. anna scrive:

    le associazioni omosessuali a sinsirta devono decidersi a fare un poco “lobby” costruttiva l’appoggio incondizionato e con il naso tappato ai partiti di sinistra è stato un fallimento
    se PD o SL o Rifondaroli (ri)vogliono il mio voto, ebbene devono guadagnarselo!
    In particolare il PD che continua a tenersi la Binetti e che ha fatto quell’indegna paglaicciata sulla legge anti-omofobia che è come dire a noi di voi non ce ne può fregare meno tanto poi…ve lo mettiamo lo stesso…nel centro

  7. anna scrive:

    quindi Spitz gli inglesi sono tutti dei bacchettoni e noi siamo tutti dei laici privi di moralismo da sacrestia?
    Si continuiamo a sognare

  8. Tiziana scrive:

    @Annalisa
    Repubblica ha svolto il suo ruolo di giornale che si è occupato di cronaca. Il guaio è che la politica si è fatta dettare l’agenda dal quotidiano mentre l’opposizione andava avanti come un treno.
    Sen’zltro d’accordo con te che le orrende e volgari proteste nei confronti della Crfagna, tra l’altro basate su un si dice megafonato da comici, ha tolto forza anche a chi si occupa di pari opportunità sul serio. Perchè se non si può insultare un omosessuale solo perchè omosessuale, neanche si può insultare un ministro solo perchè ministro berlusconiano. Ad esempio non sento commentu sulal legge da lei voluta sullo stalking (bene) inapplicabile perchè mal concepita giuridicamente (male)
    @Anna
    In effetti le persone che parlano di Guantanamo e fche fanno benissimo, si semntono ridicole a guardare dentro Rebibbia. Del resto lo strabismo è un difetto frequente.

  9. Tiziana scrive:

    Così, tanto per citare un grande scrittore

    Le dieci domande e la risposta di Roth

    di Sergio Luzzatto

    La casa editrice Einaudi ha ripubblicato da poco, nella collana dei tascabili, Lo scrittore fantasma di Philip Roth (1979): il primo romanzo dello scrittore americano dove campeggi la figura di Nathan Zuckerman, l’alter ego del romanziere stesso, lo spendido e infame suo doppio. È una lettura (o rilettura) consigliata per tutti gli appassionati di Roth, ma anche – più sorprendentemente – per chiunque si sia appassionato altormentone delle dieci domande che “Repubblica” aveva fatto da tempo a Silvio Berluseoni, e alle quali quest’ultimo sostiene di avere risposto nel recentissimo libro di Bruno Vespa, Donne di cuori.

    Nel romanzo di Roth il giovane Zuckerman, colpevole di avere dato, nel suo racconto d’esordio, una rappresentazione poco edificante della società ebraica di Newark, si vede sottoporre dal sussiegoso giudice Leopold Wapter («l’ebreo forse più ammirato della città dopo il sindaco Meyer Ellenstein e il rabbino Joachim Prinz») una lista di dieci domande. Domande insieme allusive e inquisitive, che tendono a determinare, in sostanza, il grado di ortodossia dell’ebraismo di Zuckerman. E che, nella loro trasparente capziosità, contengono giù la risposta: Nathan Zuckerman non è un buon ebreo.

    Con infinito scandalo del suo ambiente d’origine, il giovane Zuckerman si ostina a non rispondere alle dieci domande del giudice Wapster. Rifiuta di essere trattato come un antisemita per il solo fatto dir appreseritare in modo severo gli ebrei di Newark. Soprattutto, rifiuta la forma retorica di quelle domande: rigetta l’idea che possa essere libero un botta e risposta in cui, attraverso il modo stesso di formulare il questionario, l’interrogante costringe l’interrogato ad ammettere ipso facto la propria colpevolezza.

    Fatte salve tutte le differenze (enormi, ovviamente) fra la condizione del personaggio fittizio Nathan Zuckerman e quella del nostro vero presidente del Consiglio; fatta salva tutta la distanza (siderale, evidentemente) fra le responsabilità di uno scrittore verso i suoi lettori e quelle di un premier verso i suoi concittadini, c’è comunque da chiedersi quanto vi fosse, nelle famose dieci domande di Repubblica, dello stile inquisitorio del giudice di Roth, che conosce le risposte prima ancora di averle ricevute.

    Con una campagna di stampa indubbiamente efficace, Repubblica è riuscita a trasformare in un caso internazionale il rifiuto di Berlusconi di rispondere a domande indubbiamente capziose. «Non trova grave che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità le ragazze che la chiamano “papi”?». «Lei ritiene di potersi ancora candidare alla presidenza della Repubblica? E, se lo esclude, ritiene di poter adempiere alla funzione di presidente del Consiglio?». Domande come queste non sono il trionfo di un giornalismo rimasto libero sotto la cappa di piombo del regime herlusconiano: sono domande truccate, che non meritavano altro – forse – che le risposte truccate fornite ora da Berlusconi a Bruno Vespa.

    Nello Scrittore fantasma di Roth, la grandezza di Zuckerman consiste proprio nell’ostinazione con cui il giovane letterato rifiuta di rispondere alle domande del giudice: per una questione di principio, per disconoscere la legittimità del metodo inquisitorio. Fino a qualche giorno fa, un avvocato del diavolo avrebbe potuto sostenere che anche la grandezza di Berlusconi consisteva nell’ostinazione con cui il vecchio politico rifiutava di rispondere alle domande di un giornale: per affermare quella stessa questione di principio.

    Ma adesso che Berlusconi (con la benevola complicità del solito Vespa) ha fatto finta di rispondere, cosa ci resta? La vittoria di Repubblica ricorda la classica vittoria di Pirro: il quotidiano ha ottenuto dieci risposte altrettanto fumose di quanto erano tendenziose le dieci domande. Non per questo Berlusconi ha ragione di andar fiero. Troppe cose, nello stile della sua vita pubblica e privata, lo fanno simile allo Zuckerman peggiore: quello che Philip Roth ha lasciato invecchiare tanto male, fra deliri d’onnipotenza e fantasmi d’impotenza.

    Il Sole 24 Ore – 8/11/2009