5/11/09 – La fine della religione

Il pastore cerca sempre di persuadere il gregge che il loro interesse e il suo coincidono (Stendhal)ù
La religione è l’oppio dei popoli. Lo ha detto Marx a Bruno Vespa per il suo ultimo libro (www.francesco-nardi.com)
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (art. 3 della Costituzione)

Il crocefisso diventò obbligatorio quando il fascismo decise che la religione cattolica era di Stato. La Costituzione nel 1948 sancì l’uguaglianza delle religioni davanti alla legge, successivamente la revisione del Concordato nel 1984 migliorò la situazione, ma solo formalmente. I vantaggi della revisione, tra cui la fine della congrua obbligatoria sostituita dall’8 per mille opzionale o l’obbligo dell’ora di religione trasformata in facoltativa, sono stati vanificati da modifiche legislative e da cavillosità burocratiche.
La decisione della Corte di Strasburgo è ineccepibile, anche se sappiamo già che non verrà rispettata. Per il momento però, perché la religiosità che viene difesa coi simboli inchiodati ai muri, con i preti che a pasqua benedicono addirittura la porta che non gli apri, che scampanano fastidiosamente, che difendono l’ora di religione nella scuola attribuendogli poteri taumaturgici, sono morenti. Quando si accredita che un simbolo religioso rappresenta la tradizione, l’abitudine, la consuetudine, addirittura l’identità, quando si sostiene che se non ti piace non lo guardi tanto non significa niente, vuol dire che non c’entra con la religione, e che presto finirà come finiscono le usanze. Una mattina ci sveglieremo e ci accorgeremo che imbiancando i muri dei tribunali, delle scuole, degli uffici pubblici, non è stata riappesa l’immagine, e constateremo che era una cosa che non serviva , inopportuna, come oggi la mia cartella di (vera) pelle verde delle elementari sarebbe fuori epoca sulle spalle dei ragazzini che utilizzano zainetti colorati.
E’ evidente che alla politica italiana non frega nulla di questo, le tante pagine della sentenza di Strasburgo non le leggeranno neanche sotto tortura come non leggono né studiano anche altre cose e si vede. Chiacchiereranno per un po’ dell’inamovibilità del suppellettile con la stessa superficialità di cui parlano delle nostre vite. Ben più politiche le prese di posizione dell’altro Stato italiano, quello del Vaticano, che per bocca del cardinale Walter Kasper , presidente del pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, avverte che “la laicità è legittima perché viviamo in una società pluralista nella quale convivono diverse idee e dobbiamo avere tolleranza e rispetto verso gli altri”. Da crisi diplomatica l’intervento del Segretario di Stato che ha inteso rispondere addirittura all’Europa per una condanna che riguarda l’Italia.
I nuovi crociati del cattolicesimo, quelli che accreditano il simbolo come un pezzo di legno con su un pupazzo (tra l’altro offendendo i sentimenti religiosi dei veri cattolici), pensano di usarlo come una arma contro l’invadenza islamica. Non li sfiora nemmeno che la barriera agli Stati teocratici è promuovere “il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”. Su questo modo di trattare uno dei loro simboli religiosi, i cattolici non rispondono. E’ forse un segno che sono molto meno numerosi di quel che si pensa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Potrebbe interessare i lettori di nogod questo incontro
Democrazia, Laicità, Diversità – 11 novembre ore 17.30, Camera dei Deputati, Sala della Mercede, Via della Mercede 55 www.hansjonas.it

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19 Commenti a “5/11/09 – La fine della religione”

  1. Marcello Scrive:

    Serve un invito per il convegno segnalato?

  2. anna Scrive:

    Non mi illudo che la troppo spesso mediocre politica italiana, fatta troppo stesso di ignorantoni a destra, centro e sinistra abbia non dico letto ciò che si scrive sulla Sentenza ma finanche la Sentenza stessa.

    credo cmunque che la Sentenza di Srtasburgo sia importante per almeno alcuni motivi:
    1) ha costretto la pubblica opinione a riflettere, almeno un poco sul tema laicità-libertà-scuola, la mancanza di laicità o meglio il tentativo di soffocare la laicità nello Stato e nella Scuola Pubblica è uno dei gravi problemi del nostro Paese. E’ bene affrontarlo.
    Sulla stampa anche moderata spesso sondaggi tra i lettori su questi temi hanno finito con il dare “la palma” della “vittoria” ad enunciati laici è un piccolo segnale da non sottovalutare, come è un piccolo segnale il gradimento dei lettori per libri come quello di Maltese sull’otto per mille

    2) la Sentenza come tutte gli enunciati giuricidi è si frutto della particolare società e del particolare momento storico ma al tempo stesso è anche capace di influenzare la società e la storia, è un complesso rapporto quello tra leggi, sentenze e società
    questa sentenza si spera influenzerà la società italiana e dando coraggio ai laici anche in seno ai partiti potrà dare loro la forza per far si che si applichino i concetti costituzionali di eguaglianza e che si producano leggi laiche in uno stato laico
    3) ha fatto vedere a molti che esiste tutto un mondo istituzionale laico forte e determinato che in Europa semplicemente ignora il piagnisteo della chiesa cattolica, che non dà alla chiesa alcun peso
    (tant’è che non mi risulta i giudici di Strasburgo abbiano risposto al piagnucolamento vaticano) è sempre un bene vedere ciò che fanno “gli altri” dare una diversa porspettiva ai cittadini

  3. Da vedere Scrive:

    http://www.youtube.com/watch?v=goWDmbvNGr0

  4. alfonso Scrive:

    Il dato più interessante del post mi sembra l’evidenza del sentimento religioso che manca

  5. marcello Scrive:

    ho chiamato l’invito non serve, il programma è questo

    http://www.hansjonas.it/?p=42

  6. anna Scrive:

    Inserisco questo Comunicato di cui condivido la pacatezza e che mi fa pensare che un mondo diverso ed un modo di verso di esercitare la propria religione e religiosità sia possibile,
    ricordo infatti che l’Associazione XXXI è promossa dagli Evangelici italiani

    Comunicato della XXXI Ottobre sulla sentenza della Corte europea sul crocifisso

    Una sentenza giusta e opportuna quella della Corte europea sul crocifisso nelle scuole italiane che ha dato ragione a una genitrice finlandese che con coraggio e caparbietà, dopo avere inutilmente ricorso al TAR e al Consiglio di Stato, ha ottenuto finalmente giustizia da un prestigioso tribunale internazionale. Una sentenza che in definitiva mira a sprovincializzare il nostro paese di fronte all’Europa.
    Nell’apprendere tale notizia l’Associazione XXXI Ottobre manifesta soddisfazione e sollievo anche e soprattutto per le motivazioni della sentenza che danno ragione alle posizioni assunte nel tempo dall’Associazione nella difesa della laicità della scuola pubblica: la prima riguarda la necessità di garantire la parità tra le fedi, inclusa la libertà di non credere; la seconda focalizza i diritti dei genitori a una didattica esente da ipoteche confessionali. Dopo il pronunciamento del TAR del Lazio sfavorevole ai crediti scolastici agli avvalentisi dell’Irc vi è materia per sperare che le cose possano mutare.
    Il coro di anatemi e dichiarazioni bellicose che si è levato trasversalmente non solo dal Vaticano e dalla ministra Gelmini, che conferma ancora una volta di non rappresentare tutta la scuola italiana, ma anche della maggior parte delle forze politiche italiane, scontando l’integralismo estremistico di Lega e UDC, conferma la difficoltà per molti di distinguere la tradizione da ciò che è lecito, la difesa del potere della maggioranza dai diritti delle minoranze.
    Sostenere che il crocifisso è un simbolo per tutti e, in ogni caso, non “fa male a nessuno” come l’ora di religione cattolica e che esso costituisce un dato culturale e storico più che religioso, connaturato all’italianità, è dire il falso e forzare l’evidenza dei fatti. Si dimentica che esso è stato imposto dal fascismo assieme al ritratto del Duce e alla dichiarazione del cattolicesimo come religione di stato con tutte le perniciose conseguenze che ne sono derivate per la libertà del nostro paese. Si dimentica altresì che la revisione del Concordato del 1984 ha modificato sensibilmente la situazione, cancellando la religione di stato e rendendo facoltativo l’Irc. Sappiamo che molto difficilmente vedremo i crocifissi rimossi dalle aule nel prossimo futuro ma resta intatto il riconoscimento di un principio sacrosanto in una società moderna e multiculturale, quello per cui nozioni, simboli e riti di una determinata fede religiosa non possono abitare nei luoghi aperti a tutti, che siano scuole, ospedali, uffici o tribunali.

    Nicola Pantaleo
    (Presidente dell’Associazione XXXI Ottobre per una scuola laica e pluralista)

  7. Aviva Scrive:

    Se fossi cattolica non ci terrei per niente che un mio simbolo fosse imposto a persone che non lo gradiscono

  8. da www.italialaica.it Scrive:

    http://www.italialaica.it/cgi-bin/news/view.pl?id=009919

  9. lucio Scrive:

    il crocifisso è un simbolo della nostra civilta’ non offende nessuno. chi va a casa di altri non puo pretendere di distruggerne i simboli. il crocifisso deve restare o sara l’inizio di una resa totale della cristianita’.

  10. la stampa Scrive:

    http://temi.repubblica.it/micromega-online/crocefisso-nessuna-legge-lo-prevede/

  11. anna Scrive:

    Grande è la Diana degli Efesini!
    ANche Diana la vergine, la cacciatrice con l’arco è un simbolo antichissimo per non dire di Mitra o di Priapo il dio domestico delle campagne, che scacciava i ladri e prometteva fertilità scolpito in legno nei campi, sotto le viti
    di Bacco.
    Chi ritiene che cultura, bellezza, solidarietà, pensiero, siano doti che solo risiedono in chi fa ostentazione di un credo religioso, in specie quello cattolico, ha le idee perlomeno confuse.
    L’Europa come l’Italia ha radici antiche, il cattolicesimo è solo una parte, un ramo, di questo intricato groviglio di saperi e fortune.
    Chi ritiene che al fi fuori del credo cattolico vi sia il nulla
    deve essersi perso secoli di pensiero, di bellezza e di sforzi umani per migliorare. Sinceramente mi spiace per lui

  12. Tiziana Scrive:

    L’Avvenire, quotidiano della Cei, dice che con la sentenza di Strasburgo si aprirà un grande vuoto. Nel lungo periodo credo che la Chiesa cattolica ha ragione, sia prirà un grande vuoto per lei. Infatti, secondo me, la sentenza non ha nulla a che vedere nè con giudici unriachi nè comunisti nè laicistissimi, ma è una sentenza europea, cioè tiene conto delle diversità. In questo senso, secono me, è stata una saggia sentenza

  13. Sergio Scrive:

    Una pagina da incorniciare.

  14. Goliarda Scrive:

    D’accordo con Sergio, la sentenza ma anche il post di Tiziana

  15. Sergio Scrive:

    Be’, mi riferivo proprio al commento di Tiziana (che ho archiviato).

  16. Sergio Scrive:

    @ Tiziana

    Saggia sentenza sì, ma dolorosa, estremamente dolorosa per il Vaticano. La corte europea ha praticamente sentenziato l’ammainabandiera del cristianesimo. Che il Vaticano non ci stia e scalpiti è comprensibile: la marcatura del territorio non è più possibile.
    Meno accettabili sono invece le rimostranze del potere civile, anche se comprensibili (è legato a filo doppio e triplo con quello religioso).
    Frattini dovrà presentare le doglianze dell’Italia alla corte europea: pover’uomo, fa quasi pena (sapevamo che non era un genio, ma proprio un tale baciapile non lo sospettavo). Chissà se c’era anche lui ai festini del boss! Magari la Daddario se la lavoravano come gli eroi dell’Orlando Furioso. Alla presenza del crocifisso, ovviamente (assoluzione preventiva!).

  17. Sofia Scrive:

    Frattini sta diventando il portascemenze dello stato italiano.
    Prima l’assurda mozione di Buttglione sulla moratoria aborto adesso la salvezza della croce. Tra le iniziative intraprese per la salvezza del crocefisso particolarmente perniciosa mi sembra quella della Confcommercio romana che invita i commercianti ad esporre il simbolo. Oltre che di pessimo gusto ecc ecc. mi sembra che contenga una puntina di cattiveria perchè, come sanno pure li serci de sanpietro, la maggior parte del commercio romano è gestita da ebrei. Chi vivrà vedrà, ma condivido che la strada sarà ancora lunga ma la religione così come oggi la conosciamo sta declinando.

  18. Ricevo e giro Scrive:

    From: c.c.

    > Facciamo una petizione anche noi per difendere la sentenza sul crocefisso?
    > Facciamola partire subito e diamo la notizia alle agenzie. Che dici?

    > AGI (POL) - 06/11/2009 - 15.18.00
    > CROCIFISSO: PDL, DA BRESCIA PARTE RACCOLTA FIRME
    > ZCZC AGI2374 1 POL 0 R01 / PC81 CROCIFISSO: PDL, DA BRESCIA PARTE RACCOLTA
    > FIRME = (AGI) - Brescia, 6 nov. - “Il Popolo della Liberta’ di Brescia
    > lancia oggi una poderosa raccolta firme per difendere l’esposizione del
    > crocifisso nelle scuole contro la sentenza della Corte europea dei diritti
    > dell’uomo, che vorrebbe relegare le nostre radici, la nostra identita’ e i
    > nostri valori religiosi e laici del rispetto, della tolleranza,
    > dell’umilta’ espressi dal crocifisso, a dispetto del comune sentire degli
    > italiani, oltre che della maggior parte degli europei”. Cosi’ Viviana
    > Beccalossi, Coordinatore provinciale del Popolo della Liberta’ di Brescia,
    > ha presentato, durante una conferenza stampa, l’iniziativa “con la quale
    > l’intero PDL bresciano vuole muoversi attivamente insieme al governo
    > italiano, per tutelare il Crocifisso quale simbolo di portata universale e
    > di grande valore umano, in risposta alla miopia dei burocrati europei”.
    > (AGI) Red/Car 061517 NOV 09 NNNN

  19. Margherita Sacerdoti Scrive:

    Stato e laicità - L’analisi “Una chiara lezione dalla Corte europea”
    La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha accolto ieri il ricorso di una cittadina italiana di origine finlandese che accusava lo Stato italiano di favorire la religione cattolica e di non rispettare i principi d’imparzialità e di laicità dello Stato, permettendo alla scuola dei suoi figli di tenere appeso un crocifisso anche dopo aver richiesto di rimuoverlo. La decisione della Corte appare di estrema importanza sia perché conferma la possibilità reale per un individuo di fare ricorso contro uno Stato, sia perché mette a nudo le carenze di equilibri fra poteri pubblici e cultura religiosa nell’Italia contemporanea e le conseguenze cui può condurre un’accoglienza incondizionata alle istanze della Chiesa cattolica.
    La Corte Europea dei Diritti dell´Uomo è un tribunale che ha sede a Strasburgo il cui compito è quello di pronunciarsi su casi di violazione dei diritti umani in cui una delle parti in causa sia uno dei 47 stati facenti parte della Convenzione dei Diritti Umani firmata a Roma nel 1950.
    La Convenzione originale, prima delle modifiche avvenute negli anni Settanta e Novanta, prevedeva la creazione di una Commissione Europea dei Diritti dell´Uomo, di una Corte dei Diritti dell´Uomo e di un Comitato di Ministri del Consiglio d´Europa. In questo sistema sia gli individui sia gli stati potevano presentare i propri casi alla Commissione la quale decideva se fossero ammissibili oppure no e dava un primo parere non vincolante. In seguito la Commissione e/o lo Stato coinvolto potevano decidere se portare il caso alla Corte oppure se lasciar decidere al Consiglio dei ministri. In questo modo risultava difficile per un individuo portare il proprio caso fin davanti alla corte e assicurarsi un giudizio.
    Dal novembre 1998 è entrato in vigore il ‘Protocollo numero undici’ che ha unito la Commissione Europea dei Diritti dell´Uomo e la Corte dei diritti dell´Uomo in una sola istituzione, l’odierna Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La nuova Corte, che da poco ha compiuto i dieci anni, ha finalmente permesso agli individui di portare i propri casi direttamente alla Corte, senza passare attraverso le vecchi procedure.
    Questa novità ha permesso a semplici cittadini, come la signora Albertin (Lautsi), di portare direttamente il suo caso di fronte alla Corte Europea di diritti dell’Uomo, accusando
    l’Italia di aver violato l’ articolo 9 della Convenzione, che garantisce la libertà di “pensiero, coscienza e religione, di cambiare pensiero e religione, e di manifestare ciò in luogo pubblico e privato”. La ricorrente, infatti, aveva portato inizialmente il caso davanti al Tribunale amministrativo regionale competente per territorio, accusando
    l’Italia di aver violato l’ articolo 3 della Costituzione italiana che assicura l’eguaglianza davanti alla legge senza distinzione di “sesso, razza, lingua, religione, opinione politica”, l’ articolo 19 che assicura a tutti “il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto,” e l’ articolo 97 che garantisce l’imparzialità dell’amministrazione pubblica. La signora Lautsi aveva inoltre chiesto al Tribunale di interpellare la Corte costituzionale sulla questione di costituzionalità. Davanti alla Corte costituzionale la signora sostenne che, dato l´obbligo di andare a scuola, la presenza di un crocefisso fosse un´imposizione su gli allievi, sui genitori e sui professori e che favorisse la religione cristiana a scapito di altri credi. Il governo italiano al processo sostenne che il crocefisso nelle classi fosse un “fatto naturale” poiché esso non è soltanto un simbolo religioso, ma anche il simbolo della Chiesa cattolica, che è l´unica citata nella Costituzione italiana (art. 7), pertanto bisognerebbe considerare questo segno come un simbolo dello Stato Italiano. La Corte Costituzionale si dichiarò incompetente e il caso tornò al Tribunale amministrativo. Questo decise che “il crocifisso era, oltre che un simbolo religioso, un simbolo della storia e della cultura italiana e quindi dell´identità italiana e il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza e allo stesso tempo della laicità dello Stato”.
    E´ importante ricordare che i rapporti tra Stato e Chiesa sono regolati dai Patti Lateranensi del 1929, modificati dal nuovo Concordato con il Vaticano del 1984. Secondo le nuove disposizioni, il principio proclamato dai Patti secondo cui la religione cattolica è la sola religione di Stato, non è più in vigore. La Corte costituzionale ha affermato in seguito che il comportamento dello stato debba essere imparziale ed equidistante senza attribuire più importanza ad appartenenti di una particolare religione.
    Si è discusso molto su questo tema negli anni scorsi e il dibattito si è sempre concluso con accuse reciproche tra religioni e con il timore di sconfinare in uno scontro di civiltà.
    Ora la Corte europea ha messo un punto fermo sulla carenza d’imparzialità e di laicità in Italia, riaffermando che il crocifisso è, prima di tutto, un simbolo religioso e non può essere confuso con un semplice elemento culturale. Un messaggio chiaro per capire che si può essere cittadini a pieno titolo senza essere obbligatoriamente cattolici e che lo Stato deve rispettare e proteggere chi non crede o professa una fede diversa. Ma la decisione della Corte di Strasburgo dimostra anche l´importanza di far parte di una società di stati che si è dotata di istituzioni sovrastatali capaci di garantire i diritti degli individui anche quando i propri governi si dimostrano incapaci di farlo.

    Margherita Sacerdoti

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