Archivio di ottobre 2009

Ipazia, un film che non vedremo mai in Italia.

domenica, 18 ottobre 2009

Bellissimo film che ha il gravissimo torto di mostrare il volto intollerante, criminale e assassino del cristianesimo. Non vi aspettata che verrà mai distribuito dove regna il Papa Re dei cattolici.

Sotto le stelle

Recensione del film Agora (2009)

a cura di Alessia Starace

Meticolosa e sontuosa ricostruzione storica, Agora non è soltanto la storia di Ipazia di Alessandria, intellettuale perseguitata dai cristiani per il suo rifiuto di piegare la propria integrità alle loro mire politiche; è anche un’interessante esplorazione del legame tra religione e progresso, tra tolleranza, solidarietà umana e avanzamento scientifico. Quarto secolo dopo Cristo: nella città di Alessandria d’Egitto, santuario della scienza e della cultura del mondo antico, la filosofa e astronoma Ipazia, figlia del direttore della Biblioteca, trasmette i suoi insegnamenti ad un gruppo di allievi di diversa estrazione sociale e religiosa; persino al suo schiavo Davus è concesso di assistere alle lezioni, e di presentare i suoi modelli del sistema tolemaico. Nel frattempo, la città scivola inesorabilmente nell’agitazione: il numero di cristiani sta salendo vertiginosamente, e soprattutto gli umili e gli schiavi sono sedotti dalla parola di Gesù Cristo e dal carisma dei Parabolani, una sorta di setta monacale/ milizia che opera per la sottomissione del paganesimo (e del giudaismo) alla religione cristiana. Quando i cristiani marciano sull’agora, che era loro interdetta, così come il tempio e la Biblioteca, e i pagani cercano di scacciarli con le armi, il precipitare degli eventi è inevitabile.

Meticolosa e sontuosa ricostruzione storica, Agora di Alejandro Amenábar non è soltanto la storia di Ipazia di Alessandria, intellettuale perseguitata dai cristiani per il suo rifiuto di piegare la propria integrità alle loro mire politiche; è anche un’interessante esplorazione del legame tra religione e progresso, tra tolleranza, solidarietà umana e avanzamento scientifico. Sebbene a tratti semplicistico e farraginoso (è difficile trovare naturali e credibili le conversazioni tra Ipazia e i suoi alunni quando confrontano i modelli di Tolomeo e Aristarco sulle fortificazioni della città), e non sempre fluido nella messa in scena, il film di Amenabar è apprezzabile per la sua compattezza concettuale e per la capacità del regista spagnolo di associare le scelte visive agli elementi di sceneggiatura in maniera spesso illuminante. Solo un paio di esempi fra i tanti: durante una lezione si legge un passo di Aristotele in cui si parla della naturale inferiorità intellettiva degli schiavi; poco dopo, Davus, pur segretamente innamorato di Ipazia, consacra il proprio passaggio nelle fila dei cristiani – ormai impegnati a esecrare il tempio e a bruciare le preziose pergamene della Biblioteca – distruggendo proprio una statua del grande filosofo. Il sovvertimento delle credenze e delle antiche tradizioni è indicato anche chiaramente da Amenábar nella stessa sequenza, con un lento e inesorabile ribaltamento dell’immagine.
Insistito è anche l’uso di carrellate che, dalla baia di Alessandria, si allontanano dalla superficie terrestre: splendide immagini astronomiche che “ridimensionano” la portata degli eventi narrati, delle guerre di potere e dei conflitti religiosi, come se le umane questioni nella loro piccolezza fossero scrutate da un Dio, o dei, distante e indifferente che abita la serenità del cosmo.

Sulla figura di Ipazia, interpretata da una Rachel Weisz i cui grandi occhi intelligenti sono una perfetta immagine della gloria della conoscenza, lo script di Amenábar eMateo Gil lavora molto di fantasia, in particolare in merito alle rivoluzionarie idee astronomiche le le vengono attribuite nel film; quanto all’elemento romantico (Ipazia è amata non solo da Davus, ma anche dal futuro prefetto di Alessandria, Orestes), esso è utilizzato con grande discrezione e sempre funzionale alla trama. Nonostante alcuni difetti, dunque, Agora è un film meritevole non solo per il grande sforzo tecnico e produttivo, ma anche per l’equanimità con cui affronta il tema attualissimo delle tensioni religiose, e per l’equilibrio e l’intelligenza con cui celebra, nella figura della martire pagana, l’inestimabile, irrinunciabile valore della libertà di pensiero.

Scoppia la bomba dell’ora di religione islamica.

sabato, 17 ottobre 2009

La protervia e la pervicacia con cui la cattolicissima ministra Gelmini sta cercando di rendere di fatto obbligatoria l’ora di religione cattolica apre il dibattito in seno alla sua stessa componente politica sul diritto a rendere effettivamente praticabile il diritto a un’ora facoltativa e alternativa di religione islamica. Se ne è reso interprete Adolfo D’Urso del PDL, che per la verità ipotizza un’ora alternativa di storia degli altri due monoteismi (ebraismo e islam) non prendendo nemmeno lontanamente in considerazione altre religioni, e figuriamici l’ateismo. Immediata la reazione degli integralisti cattolici di tutte le sponde.

Dal Corriere della Sera
LEGGI

L’ora di religione? Cattolica, ma an­che islamica. L’idea è del vice­ministro Adolfo Urso, che propone l’introduzione nelle scuole pubbliche e private di una nuova materia, facoltati­va e alternativa a quella catto­lica, per evitare di lasciare i piccoli musulmani «nei ghet­ti delle madrasse e delle scuo­le islamiche integraliste».

E il dialogo parte, con il segretario gene­rale di FareFuturo Urso: «Po­trebbe essere utile, per attira­re nei nostri istituti i ragazzi musulmani, prevedere un’ora di storia della religio­ne islamica». E gli insegnan­ti? Saranno imam? «Dovreb­bero essere docenti ricono­sciuti, italiani che parlano in italiano. Al limite anche imam, a patto che abbiano i requisiti e che siano registrati in un apposito albo. Stiamo parlando di insegnanti reclu­tati con criteri pubblici». Nel documento di ItalianiEuro­pei, a cura di Marcella Lucidi, sul tema ci si tiene più sul va­go, auspicando «una riflessio­ne non occasionale» e chie­dendo un insegnamento che «promuova la conoscenza del­la cultura e della religione di appartenenza dei ragazzi e delle loro famiglie». Urso ri­lancia anche l’idea di «classi miste temperate» e dice no al velo negli uffici pubblici.

Los tres caballeros.

sabato, 17 ottobre 2009

Si avvicina il giorno della verità per il PD-Partitus Dei. Bersani, Franceschini e Marino si affrontano in un clima apparentemente sereno e le diversità che emergono sono poche ma significative. Tutto l’establishment politico (quello che conta) di centro-destra e centro-sinistra prevede (e auspica) una vittoria di Bersani, ma per No God il primo e l’unico che parli apertamente della laicità come valore irrinunciabile del PD è stato ed è Marino. Ci domandiamo, e domandiamo ai nostri lettori, se valga la pena di impegnarsi per votarlo e farlo votare alle primarie del 25 ottobre.

(interessante quese risposte di Marino a una intervista de L’Espresso)

D’accordo, ma chi è meglio per lei: Bersani o Franceschini?

“Bersani è un comunista, in senso tattico. Ha una visione del Pd che è all’opposto della mia. Pensa a un partito che non aspira a diventare maggioranza, ma resta sempre minoritario, facendo accordi con altre forze minoritarie. Non a caso ha tre grandi sostenitori: la Lega Nord, Comunione e liberazione e Giuliano Ferrara, che rappresenta la parte dialogante del Pdl. Lo appoggiano perché sanno che con lui è facile tornare ad accordi da prima Repubblica, come quello sull’immunità parlamentare”

.Fuori uno. E Franceschini?

“Franceschini è un vero democristiano, di quelli che dicono una cosa e poi ne fanno un’altra. Aveva detto che non si sarebbe ricandidato alla segreteria, ed eccolo qui. Aveva detto che gli europarlamentari dovevano lavorare solo a Strasburgo, poi ha dato incarichi sul territorio a Cofferati e Serracchiani. Nelle ultime settimane ha visto come tira il vento e si è messo a plagiare il mio programma: si è schierato contro il nucleare, mentre la sua mozione dice l’opposto; si è messo a fare il laico sulla bioetica, e nella sua mozione ci sono i Fioroni e i Rutelli. È una fotocopia che dice bugie. Quindi poco credibile”.

La Legge sull’omofobia fa emergere l’ennesimo sbandamento del PD.

venerdì, 16 ottobre 2009

E rischiano pure di trasformare la Binetti in Santa Giovanna d’Arco. E intanto la ministra Carfagna annuncia che se ne riparlerà fra sei mesi…. Cari bastonatori e assassini dai gay, lesbiche e transegender, datevi da fare… avete almeno altri sei mesi di immunità !

La situazione. Legge sull’omofobia: pensare che il problema sia Paola
Binetti è come nascondere la testa sotto la sabbia
di Valter Vecellio

Se ne accorge ora, il segretario del PD Dario Franceschini: “E’ un problema,
un signor problema”, dice, riferendosi a Paola Binetti. Concorda sull’esistenza
di qualche problema anche il “rivale” Pierluigi Bersani. Bingo! Eppure a
Paola Binetti va riconosciuto il merito di dire quello che pensa, e di
pensare quello che dice. Non si sapeva chi era e chi è, quando la si è
candidata? Non ha sempre con chiarezza espresso le sue opinioni? Non si
sapeva come avrebbe votato, quali posizioni avrebbe assunto e difeso? E’
davvero sorprendente che si sia schierata con il centro-destra e contribuito
ad affossare la “legge Concia” sull’omofobia? (Nota mia: in sintesi non si
sapeva che era completamente idiota:-)))

Ha ragione “Farefuturo”

, la fondazione presieduta da Gianfranco Fini: “Che
peccato.Poteva essere una bella occasione per una legge condivisa e
necessaria”. Comprensibile e condivisibile l’indignazione e lo sconcerto di
Paola Concia; ma non si può rimproverare a Paola Binetti di comportarsi in
coerenza con quanto detto e sostenuto da sempre.

Il problema, come si dice, è a monte. “Il mio gruppo, senza avvertirmi, ha
cambiato idea e ha votato contro la possibilità di tenere in vita questa
legge con il suo ritorno in commissione”, accusa Paola Concia. Il
vice-capogruppo del PD alla Camera Marina Sereni cerca di metterci una
toppa: “Noi eravamo disponibili a un rinvio, purché accompagnato dall’impegno
a calendarizzarlo di nuovo a novembre. Senza questo impegno si sarebbe
trattato di un rinvio sine die. Non avevamo chiesto la luna”. Consapevole
che questo testo ormai è morto, Sereni promette che il PD ne presenterà uno
nuovo e chiederà che si lavori subito in commissione su di esso, per
discuterlo in aula a novembre”. Vedremo.

E’ comunque sempre più evidente un problema di leadership, di gestione
politica dei gruppi del PD al Senato e alla Camera. Il solo elenco degli
errori e delle castronerie “firmate” Finocchiaro e Soro certifica come
sarebbe necessario e doveroso un robusto ricambio. Non se ne farà nulla, al
massimo volerà qualche straccio: ieri Antonio Gaglione, oggi Paola Binetti.

Hans Kung, oppositore leale di Sua…Santità.

venerdì, 16 ottobre 2009

Torna al centro dell’attenzione mediatica il teologo tedesco eterodosso. Cririche dure e ironicamente amare quelle che rivolge al suo omologo assurto ai fasti della Cattedra di Pietro.

IL PAPA RIPORTA LA CHIESA AL MEDIOEVO – DI HANS KUNG

da: Agenzia AGI di mercoledì 14 ottobre 2009

Durissimo attacco di Hans Kung a Benedetto XVI, accusato dal teologo voler riportare con la sua politica la Chiesa al Medioevo. In un’intervista al settimanale ‘Stern’ il teologo svizzero, al quale nel 1979 la Congregazione per la dottrina delle Fede revocò la “missio canonica”, l’autorizzazione all’insegnamento della teologia cattolica, afferma che sulle questioni della fede, il Papa “sulla base della sua fede bavarese” si esprime in modo “sorprendentemente ingenuo, a volte premoderno e populistico”.

Kung prosegue nel suo affondo spiegando che “l’attuale politica del Vaticano è un fiasco. Il tentativo di costringere la Chiesa a tornare al Medioevo la svuota. Non si può tornare ai vecchi tempi”.

Nel 1966 era stato Kung a chiamare Joseph Ratzinger ad insegnare all’università di Tubinga e nell’intervista si rammarica che il Pontefice “non ha proseguito sulla via della riforma come ho fatto io. Adesso non ci troveremmo con questa spaccatura della Chiesa cattolica dall’alto e dal basso. Io rappresento quella dal basso, lui quella dall’alto”.

Nell’intervista, l’ottantunenne teologo rivendica il diritto per ogni persona di decidere sulla propria morte. “Non vorrei mancare il momento giusto – spiega – e questo momento dipende dalla mia responsabilità, non da quella della Chiesa, del Papa, di un prete, di un medico o di un giudice”.

Kung aggiunge di guardare con serenità alla morte e si dice “curioso di vedere cosa succederà nell’aldilà. Non credo a queste raffigurazioni semplicistiche del cielo, come quella di sedere su una sedia dorata cantando alleluia”. Kung dichiara di non credere alla resurrezione della carne, anche se in cielo avrebbe voglia di incontrare volentieri qualcuno, “di preferenza Mozart, invece che Willy Brandt”.

15/10/2009 – Intervista al settimanale Stern

L’affondo di Kung
Il teologo riformista di Tubinga si autodefinisce «portavoce dell’opposizione leale verso Sua Santità»
GIACOMO GALEAZZI

Il teologo riformista di Tubinga Hans Kung, di 81 anni, è sicuro che l’attuale politica del
Vaticano «finirà in un fiasco» e giudica le affermazioni di papa Benedetto XVI su questioni di fede «strabiliantemente ingenue, talvolta premoderne e populistiche, frutto della sua fede bavarese». In un’ intervista al settimanale Stern oggi in edicola, Kung vede nell’ attuale politica del Vaticano «un tentativo di riportare la Chiesa al Medioevo, con il risultato che si sta svuotando». Kung si autodefinisce «portavoce dell’opposizione leale verso Sua Santità», e ricorda di essere stato chiamato da Joseph Ratzinger, nel 1966, ad insegnare all’università di Tubinga. Secondo Kung la Chiesa cattolica è attualmente divisa in «Chiesa alta e Chiesa bassa», il papa rappresenterebbe quella «alta» mentre lui si identifica con quella «bassa». Kung, al quale nel 1979 il Vaticano ha revocato il permesso di insegnare, nell’intervista afferma di non voler essere definito «ecclesiastico ribelle». «Senza di me – sostiene – molti avrebbero lasciato la Chiesa. Ma si dicono che, finchè io resisto – ha concluso – resisteranno anche loro”. Ora il durissimo attacco del teologo Hans Kueng a Benedetto XVI, accusato di voler riportare con la sua politica la Chiesa al Medioevo. La Congregazione per la dottrina delle Fede gli revocò la «missione canonica», l’autorizzazione

all’insegnamento della teologia cattolica, afferma che sulle questioni della fede, il Papa «sulla base della sua fede bavarese» si esprime in modo «sorprendentemente ingenuo, a volte premoderno e populistico». Kueng prosegue nel suo affondo spiegando che «l’attuale politica del Vaticano è un fiasco. Il tentativo di costringere la Chiesa a tornare al Medioevo la svuota. Non si può tornare ai vecchi tempi». Kung si rammarica appunto che il Pontefice «non ha proseguito sulla via della riforma come ho fatto io. Adesso non ci troveremmo con questa spaccatura dellaChiesa cattolica dall’alto e dal basso. Io rappresento quella dal basso, lui quella dall’alto». Nell’intervista, l’ottantunenne teologo rivendica anche il diritto per ogni persona di decidere sulla propria morte. «Non vorrei mancare il momento giusto – spiega – e questo momento dipende dalla mia responsabilità , non da quella della Chiesa, del Papa, di un prete, di un medico o di un giudice». Kung aggiunge di guardare con serenità alla morte e si dice «curioso di vedere cosa succederà nell’aldilà. Non credo a queste raffigurazioni semplicistiche del cielo, come quella di sedere su una sedia dorata cantando alleluia». Kueng dichiara di non credere alla resurrezione della carne, anche se in cielo avrebbe voglia di incontrare volentieri qualcuno, «di preferenza Mozart, invece che Willy Brandt».

15/10/09 – Sentenza arbitrale

giovedì, 15 ottobre 2009

Il coraggio intellettuale della verità e l’attività politica sono due cose incompatibili in Italia (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)
I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico ch
e possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse (Guido Calogero)

Nel numero di ottobre di Shalom, mensile ebraico di informazione e cultura, leggo che le iscrizioni alla scuola ebraica di Roma sono aumentate dell’8%, e, caso piuttosto singolare nella storia dell’istituto, molti iscritti approdano dopo aver frequentato una scuola pubblica. L’incremento è in parte dovuto al fatto che la elementare Vittorio Polacco, la media Angelo Sacerdoti e il liceo Renzo Levi sono oggi accorpate in un unico edificio molto bello e funzionale dove i ragazzi possono disporre del campo di calcetto, basket e badminton, di laboratori all’avanguardia per lo studio delle materie scientifiche, ecc. Molti dei miei amici che hanno deciso di iscrivere i bambini alla elementare Polacco lo fanno soprattutto per sottrarre i piccolini non tanto alle due ore di religione che ovviamente non scelgono essendo, almeno fino ad oggi, non ancora ripristinata l’obbligatorietà dell’insegnamento confessionale, ma per evitargli presepi, carole natalizie, storie di gesubambini, spalmate durante tutto l’orario. Perché, come è noto, il cattolicesimo più che una religione in questo paese dall’identità incerta è la cultura predominante che unifica gli italiani incatenandoli all’arretratezza. Con tutta evidenza la parte più arretrata del paese è quella maggiormente asservita a questo sentire, che ritroviamo nella classe politica e dirigente. Quindi nessuno stupore che gli ultimi due ministri dell’Istruzione, Fioroni pd prima e Gelmini pdl adesso, vogliano considerare l’ora di religione – è bene sempre ricordarlo insegnamento facoltativo – alla pari con le altre materie. Personalmente ritengo la religione argomento incompatibile con gli insegnamenti scolastici, al pari della storia delle religioni, mediazione proposta addirittura da partiti, senza considerare che il problema sarebbe che la Cei, che sceglie gli insegnanti confessionali, probabilmente manterrebbe lo scettro anche per questo allargamento dell’insegnamento.
Rischiando di essere noiosamente ripetitiva, mi sembra opportuno ricordare che il ministro Gelmini con questo suo reiterato comportamento viola l’art. 3 (cittadini uguali senza distinzione di sesso, religione, lingua, opinioni politiche, condizioni personali e sociali), art. 7 (si abdica all’indipendenza tra Stato e Chiesa e si riconosce la superiorità della Chiesa), art. 8 (violazione delle intese) della Costituzione.
Questa ri-considerazione dell’ora di religione come materia curriculare, fa strame delle intese stipulate con lo Stato con altre confessioni religiose; è un ritorno al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, ob torto collo, tollerate. Inoltre, la continua riproposizione dell’ora di religione come insegnamento tradizionale-culturale, porta a descrivere gli scolari e gli studenti che rinunciano all’ora di religione cittadini che rifiutano un pezzo dell’identità nazionale, diventando uno studente da sorvegliare oggi e domani un cittadino sospetto da rieducare.
Come si sa una volta piantata l’erbaccia è difficile da estirpare. L’errore di aver insistito sull’ora alternativa, fortemente accreditata dalla Cei che ne conosceva l’inapplicabilità nella maggior parte degli istituti, è stato un errore – certamente in buona fede – commesso anche da molte associazioni laiche. Prenderne atto sarebbe un piccolo passo in avanti.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.uaar.it/node/1731

E’ il fanatismo degli estremisti islamici

mercoledì, 14 ottobre 2009

… il vero pericolo per la pace nel mondo, la democrazia e la libertà di pensiero.

Riceviamo dal nostro amico Marcus Prometheus e volentieri pubblichiamo.

(Questa e’ una delle migliori spiegazioni della situazione del terrorismo
islamista che io abbia mai letto.
L’autore e’ un noto e rispettato psichiatra. MP)

* Terrorismo Islamista & mussulmani moderati.
*

Un uomo, la cui famiglia apparteneva all’aristocrazia tedesca, prima della
seconda guerra mondiale era proprietario di grosse aziende industriali e
proprieta’ terriere. Quando nel dopoguerra gli domandavano quanti tedeschi
fossero stati veri nazisti, la risposta che lui dava, puo’ guidare la nostra
comprensione del fanatismo. “Molto pochi erano i veri nazisti, diceva, ma
molti godevano del ritorno dell’orgoglio tedesco, e molti di piu’ erano
quelli che erano troppo occupati per preoccuparsi della faccenda. Io ero uno
di quelli che pensavano che i nazisti erano proprio un branco di pazzi. Ma
insomma, la maggioranza semplicemente si tiro’ indietro e lascio’ che tutto
accadesse. Ed allora, prima che ce ne accorgessimo i nazisti erano diventati
i nostri padroni, noi avevamo perso il controllo, e la fine del mondo era
arrivata. La mia famiglia pese tutto. Io finii in un campo di concentramento
ed i bombardamenti alleati distrussero le mie fabbriche. *

Esperti ed intellettuali ci dicono continuamente che l’islam e’ una “religione
della pace” e che la maggior parte dei mussulmani vogliono semplicemente
vivere in pace. Anche se questa affermazione categorica puo’ essere anche
vera, e’ del tutto irrilevante.
Si tratta di sciocchezze senza senso che hanno il solo scopo di farci
sentire meglio, e di ridurre in qualche modo lo spettro dei fanatici che
corrono il mondo nel nome dell’islam.*
* Il fatto e’ che i fanatici dominano l’islam in questo momento storico*.

Sono i fanatici che sono in marcia. Sono i fanatici che conducono tutte le
50 guerre guerreggiate in corso in tutto il mondo.
Sono i fanatici che sistematicamente macellano i cristiani o i gruppi
tribali animisti per tutta l’Africa e stanno gradualmente impadronendosi
dell’intero continente in un’ondata islamica di imposizione della Sharia.
Sono i fanatici che bombardano, decapitano, assassinano, o compiono delitti
di “onore”.
Sono i fanatici che si impadroniscono delle moschee, una dopo l’altra. Sono
i fanatici che con sommo zelo diffondono le lapidazioni e le impiccagioni
delle donne vittime di violenze carnali e degli omosessuali.
Sono i fanatici che insegnano ai loro giovani ad uccidere ed a diventare
dei terroristi suicidi.
Il vero fatto concreto e’ che la maggioranza pacifica, la “maggioranza
silenziosa” e’ impaurita ed estraniata.

La Russia comunista era composta di russi che volevano vivere in pace,
tuttavia i comunisti russi sono stati responsabili dell’assassinio di circa
venti milioni di persone. La maggioranza pacifica fu irrilevante.
Anche l’enorme popoazione della Cina era egualmente pacifica, ma i
comunisti cinesi sono stati capaci di assassinare 70 milioni di persone.
L’individuo giapponese medio prima della seconda guerra mondiale non erano
dei sadici guerrafondai, tuttavia il Giappone ha ucciso e macellato
avanzando attraverso l’Asia Sud Orientale in un’orgia di ammazzamenti che
hanno incluso l’assassinio sistematico di 12 milioni di civili cinesi, la
maggior parte uccisi con la spada, a colpi di pala o di baionetta.
E chi puo’ dimenticare il Ruanda che e’ finito in una macelleria. Forse
che non si puo’ dire che la maggioranza dei ruandesi saranno stati comunque
“amanti della pace”.

Le lezioni della storia sono spesso incredibilmente semplici e brusche,
nette, tuttavia con tutte le capacita’ dell’intelligenza umana spesso non
cogliamo il punto piu’ semplice:

*I mussulmani amanti della pace sono diventati irrilevanti a causa del loro
silenzio.*
I mussulmani amanti della pace diventeranno fatalmente i nostri nemici se
non prendono posizione e si lasciano dominare dai fanatici, perche’, come il
mio amico tedesco si sveglieranno un giorno e vedranno che i fanatici li
dominano ed anzi, li possiedono e la fine del loro mondo sara’ cominciata.
Molti tedeschi *sono morti perche’ la maggioranza pacifica non si e’ fatta
avanti* fino a che e’ stato troppo tardi.

In quanto a noi che osserviamo tutto lo svolgersi degli avvenimenti,
dobbiamo fare attenzione al solo gruppo che conta:
i fanatici che minacciano il nostro modo di vivere.

*Infine, a chiunque dubiti che il problema sia serio e cancella
semplicemente questo messaggio senza inoltrarlo dico che dovrebbe rendersi
conto che sta contribuendo alla passivita’ che permette ai problemi di
espandersi. Percio’ fatevi un po’ avanti ed inoltrate il messaggio a chi
pensate lo possa capire.
Speriamo che migliaia di persone lo leggano e pensino e capiscano prima che
sia troppo tardi.
*
Emanuel Tanay, M.D.

(traduzione italiana di Marcus Prometheus)

Ora di religione.

mercoledì, 14 ottobre 2009

Domani, giovedì 15 ottobre, a Roma, per gli “incontri del del giovedì” organizzati dall’UAAR si svolgerà la Conferenza dedicata all’ora di religione. Appuntamento presso la Sede Nazionale dell’UAAR in Via Ostiense 89, alle ore 18. La Conferenza è particolarmente attuale dopo l’iniziativa della catolicissima Ministra Gelmini che, stravolgendo la Costituzione, vuole dare all’ora di religione cattolica lo stesso status curriculare delle altre materie (con i vantaggi connessi, come i crediti) costringendo gli studenti a sceglierla per non essere discriminati. E addio alla facoltativit

Il ministro della Pubblica istruzione vuole chiedere un parere al Consiglio
di Stato – Protesta l’opposizione: “Consulta ha già stabilito facoltatività


Gelmini vuole voto di religione
Pd: garantire laicità dello Stato

ROMA – Il passaggio dai giudizi ai voti in tutte le materie deve valere
anche per l’ora di religione. Come aveva già anticipato un mese fa
Repubblica.it, è questa l’opinione del ministro dell’Istruzione, Mariastella
Gelmini, che su questo argomento ha intenzione di chiedere un parere al
Consiglio di Stato. Immediata la protesta dell’opposizione che rivendica la
laicità della scuola pubblica italiana sancita dalla Costituzione. Inoltre,
aggiunge il Pd, la Corte Costituzionale si è già espressa in merito
stabilendo la facoltatività dell’ora di religione e quindi non può essere
equiparata alle altre materie. Così come i docenti di religione non possono
partecipare agli scrutini, come ha stabilito il Tar del Lazio l’estate
scorsa.

Ai giornalisti che le chiedevano se il voto di religione debba far media con
gli altri, il ministro Gelmini ha risposto: “Il voto in religione oggi non
c’è. Ancora esiste un giudizio. Il nostro intendimento è quello di chiedere
un parere al Consiglio di Stato per evitare contenziosi, ma la mia opinione
è che essendo passati dai giudizi ai voti in tutte le materie questo debba
valere anche per l’insegnamento della religione”.

“Il ministro Gelmini non sa di cosa parla, oppure fa di nuovo e solo
propaganda” sostengono Manuela Ghizzoni e Maria Coscia, deputate
Democratiche della commissione Cultura di Montecitorio. “La Corte
Costituzionale, infatti, ha già stabilito il principio di facoltatività
dell’ora di religione, nel rispetto della laicità dello Stato, in base al
quale è necessario garantire pari dignità ai ragazzi di ogni culto”.

“Purtroppo – aggiungono – il nuovo sistema di valutazione che ha fatto venir
meno il criterio di un giudizio globale sui rendimenti scolastici lascia
spazio anche a questo tipo di ‘pensate’: siamo convinte – concludono – che
il Consiglio di Stato rispedirà al mittente la proposta”.

L’ora di religione “non può essere valutata come una normale materia
curriculare” afferma il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo.
“Il ministro Gelmini deve garantire la laicità della scuola pubblica
italiana sancita dalla nostra Costituzione. Per questa ragione, nel pieno
rispetto del Concordato, l’ora di religione – spiega Pantaleo – deve
rimanere facoltativa. Non può determinare vantaggi di alcun genere, a
cominciare dai crediti formativi, e quindi non può essere valutata come una
normale materia curriculare”. “Piuttosto il ministro dovrebbe preoccuparsi -
osserva il sindacalista – del fatto che si nega, per effetto di pesantissimi
tagli, il diritto ad avvalersi dell’insegnamento alternativo. Non
permetteremo – ammonisce Pantaleo – di trasformare la scuola pubblica
italiana, che dovrebbe essere laboratorio interculturale, in una istituzione
confessionale e autoritaria”.
(13 ottobre 2009)

14/10/09 – Maschi e madonne

mercoledì, 14 ottobre 2009

Cosa impedisce di prendere atto che in maniera irreversibile si è finalmente e pubblicamente dissolto il mito del bravo italiano? Perché è così difficile ammettere e riconoscere che è questo che è accaduto? Credo che ci sia una ragione e questa consista nel fatto che ammetterlo implichi di assumerci le responsabilità di ciò che facciamo (David Bidussa)
I rasoi fanno male/I fiumi sono freddi/Le pistole sono illegali/I cappi cedono/Il gas è nauseabondo/Tanto vale vivere (Dorothy Parker)

Brahim Nait-Balk allenatore della squadra di calcio Paris Foot Gay (guarda 9/10/09 ) è un musulmano francese di origine marocchina che vive nella periferia parigina. Racconta della violenza omofoba di cui è stato vittima nel libro “Un homo dans la cité”. Oltre all’impegno sportivo, Nait-Balk è ideatore del programma radiofonico Homomicro (www.homomicro.net) e si occupa di una associazione di handicappati. Nel libro racconta di essere stato stuprato molte volte a causa della sua omosessualità che lo ha reso fragile davanti agli occhi di suoi correligionari che non accettano la sua “deviazione”. Nait-Balk afferma che è un problema legato al fanatismo religioso perché certi musulmani non accettano che altri come loro siano omosessuali.
Anche i parlamentari italiani non accettano gli omosessuali, gli negano i diritti basilari quali la possibilità di sposarsi e adottare bambini, e si irrigidiscono pure se si ventila l’ipotesi, peraltro molto minimal, del disegno Concia sull’omofobia. Il Pd da magma informe qual è, ha sbagliato come al solito le previsioni portando alla bocciatura il provvedimento, e adesso bisogna sperare nel ddl proposto da Carfagna.
Il segretario Pd in questo frangente si è accorto che il voto di Binetti è un signor problema, a me sembra un problema quello che i partiti pensano della libertà di coscienza. Che è libertà di scelta e non quella di votare leggi e/o provvedimenti che cancellano il diritto di scelta degli altri e la libertà delle persone. Invece di nascondersi sotto una pietra i tre aspiranti segretari sono andati a fare i simpatici a Le Iene. Certo i tre sono dei verginelli davanti a Veltroni che ha pensato bene di snobbare la convenzione Pd preferendo la poltroncina di Che tempo che fa.
Bel maschione robusto con faccia da prete quello che si è affacciato ieri nei tg regionali del Lazio per chiedere “a chi di dovere” di risistemare in fretta la statua (frantumatasi in seguito a una tromba d’aria scatenatasi su Roma) della madonna d’oro di nove metri posta in zona Monte Mario in un edificio usucapito dal Don Orione perchè torni a troneggiare sulla città. L’edificio ci risulta essere una proprietà ex-Gil, quindi statale, per cui mai è stato pagato il dovuto a nessuno. La pupazzona d’oro venne posta abusivamente nel ’53 fortemente voluta da Pio XII che, pare, tra un silenzio e l’altro, aveva promesso una statua a Roma. Ai tempi si opposero con forza al manufatto religioso i liberali di Villabruna. Sarebbe opportuno evitare oggi almeno di far pagare ai romani il ripristino di questo pacchiano mascherone.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

13/10/09 – Er più

martedì, 13 ottobre 2009

13/10/09 – Er più

La lumachella de la Vanagloria,
ch’era strisciata sopra n’obbelisco
guardò la bava e disse: già capisco
che lascerò n’impronta ne la storia
Trilussa

Il 28 aprile del 2008, Gianni Alemanno ha strappato Roma al centrosinistra che governava da 15 anni la città. Tanti sono i ricordi di quella serata: i saluti romani sullo scalone d’onore del Campidoglio, le bandiere con la celtica, i cori. Il sindaco, da subito, se ne dissociò, ma in città i fascisti si sono sentiti legittimati, liberi di scorrazzare, attaccare manifesti in onore della rsi, celebrare messe per quei caduti (con preti complici ben contenti di officiare), indire manifestazioni, insultare lo stesso sindaco quando si è “troppo sbilanciato” con le visite alla comunità ebraica e con, ob torto collo la toccata e fuga al gay village appeso al braccio della moglie (sicuramente più intelligente di lui e che lo tiene vistosamente per le palle).
La sua unica parola d’ordine è la sicurezza. Per cui oggi a Roma è tutto vietato, bere una birra o mangiare un gelato seduti su un gradino, col risultato che a divieti così scemi non si risponde nemmeno e in compenso aumenta il caos. Secondo il prefetto di Roma, scelto dal sindaco, l’unica emergenza è quella dei rom e poi, con un bello stacco, quella abitativa. Gli sfrattati, quelli che hanno occupato non infastidendo nessuno, anzi salvando edifici dal degrado al quale erano avviati, vengono rimossi per una questione di decoro, e il loro sfratto/occupazione viene considerato secondo l’ufficio stampa capitolino al pari di un reato.
Gli zingari sono trattati come birilli, spostati da una parte all’altra della città, aggravando i problemi di inserimento dei bambini costretti a raggiungere la scuola con pulmini. Ai disagi sociali la sola risposta è ordine pubblico. Prigioniero della sua agenda non si guarda intorno e non nota che i vigili urbani sono inesistenti, ma intanto si decide di armarli, chissà se spareranno ai possessori dei tanti motorini e biciclette buttate per strada come mai si erano viste. Le pochissime idee messe in campo, la commissione Attali presieduta da Marzano (dopo che Amato lasciò precipitosamente in seguito a incredibili affermazioni del sindaco sul fascismo), le manifestazioni sul futurismo…, scomparse miseramente senza sostituire la vivace estate romana (quest’anno scoloritissima) che pure incanalava molti giovani che adesso, per noia, si sentono legittimati a fare i bulli per la città. Inoltre aziende municipali e giunta piena di nomi senza qualità, centinaia di delegati (allo sport, alla salute, ai rapporti col Vaticano, alla vita…) imbarazzanti per curricula, assunzioni di persone con fedina penale sporchetta… E certo non gratis, il capo ufficio stampa del Campidoglio ha uno stipendio di 118mila € all’anno, contro i 40mila assegnati alla stessa figura dal sindaco precedente. E ancora viaggi esagerati con famiglia e staff supergonfi. Presenze quotidiane in tutte le chiese, con attribuzione di doni, per festeggiare santi improbabili. L’amicizia con i preti è un capitolo a sé, don Conti ad esempio, presunto pedofilo sotto processo al quale con escamotage poco chiari il sindaco ha evitato la costituzione civile da parte della città.
Gianluca Iannone, leader di Casa Pound e grande elettore del sindaco, dice che la violenza appartiene a tutte le metropoli e quella sui deboli è sintomatica della modernità. Gens Romana, associazione che si riconosce in Alemanno, ha pensato bene di manifestare contro il ’68 impiastricciando i manifesti del film sull’argomento di Placido. Il regista, un po’ sputtanandolo, si è rivolto direttamente al sindaco per far cessare gli stupidi sit in davanti ai cinema che proiettano la pellicola.
In questo ambiente sono aumentate piccole violenze quotidiane, tra cui le aggressioni agli omosessuali che Alemanno stigmatizza, senza riconoscere che se crei un clima ostile, non pubblicizzando il gay village , oppure non dando patrocini al gay pride, anzi mutilando il percorso del corteo e, soprattutto, derubricando ad atti di bullismo tali aggressioni, è inutile pure fare l’indignato. Alemanno dovrebbe comprendere che solo un ambiente sano aiuta lo sviluppo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI