Estremisti cattolici.

Un sindaco integralista cattolico si rifiuta di celebrare matimoni civili perchè contrari alla sua fede. E probabilmente se qualcuno lo denuncerà gli daranno anche ragione in quanto i cittadini italiani battezzati sono soggetti a due giurisdizioni ugualmente valide : quella dei codici della Repubblica e quella del Codice Canonico. Una sentenza della Corte di Appello di Firenze del 1965 riconosce ufficialmente che i cittadini italiani, battezzati con rito cattolico, sono “sudditi” del Papa Re e, in quanto tali, posso essere giudicati in base alla giurisdizione vaticana che prevale su quella italiana. Ma intanto sul caso del sindaco cattolicissimo che fa obiezione di coscienza contro i matrimoni civili ci ha inviato questo duro commento un nostro cortese e assiduo lettore.

26 Ottobre 2009

Diritto morale Vs dovere istituzionale

Non sono pochi i disperati allarmi di presunta “deriva anticlericale” lanciati dai diversi ranghi delle fila vaticane, riecheggiando puntualmente fin dal balcone più famoso che le domeniche religiose conoscano.

Non è lontana la crociata portata avanti da tutti i vescovi d’Italia che hanno fatto fronte comune su un piano meramente civile e che riguarda uno Stato fondato (fino a quando la Costituzione prevarrà sulla Bibbia) sulla laicità delle sue Istituzioni.

Lunga, e incredibilmente silenziosa, è ancora la questione del crocefisso nelle aule scolastiche e nei tribunali italiani.

Ma fino a questo punto si è ancora, con le dovute precisazioni del caso, nell’ambito della libera espressione delle idee che è propria dei religiosi quanto dei laici.

Ben diversa è invece la posizione di  coloro che, indipendentemente dal proprio credo religioso, vengono chiamati a rispondere di doveri istituzionali.

Il caso, pare non unico, è quello di un sindaco di Sedriano (MI) che si rifiuta di celebrare matrimoni con il rito civile in virtù della sua fede cattolica che riconosce la sola unione davanti a Dio (il suo).
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_ottobre_24/sindaco-sedriano-alfredo-celeste-matrimoni-civili-fagnani-1601913385379.shtml

Nonostante il suo non sia un divieto ai matrimoni di rito civile, ci mancherebbe pure altro, delegando la materia ad una sua Consigliere, si tratta in ogni caso di una obiezione ad un dovere d’ufficio che è compreso nei tanti doveri di un primo cittadino. Il rifiuto di un obbligo istituzionale in virtù del proprio credo religioso è al limite del razzismo.

Se mi si permette un paragone ardito, è come se un sindaco leghista rifiuta la residenza di un cittadino straniero regolare perché straniero, è come se un Ministro degli esteri comunista non firmasse il passaporto di un elettore di destra.

La coerenza alla quale si appella il Sindaco inadempiente avrebbe dovuto portarlo a non accettare una carica istituzionale propria di uno Stato laico che prevede, tra le varie “immoralità laiche”, quella di unire civilmente due persone. La coerenza, sig. Sindaco, non è relativa ma assoluta.

Questa forma di discriminazione è inaccettabile come inaccettabile è il silenzio dei diversi (troppi) opinionisti che non pensano alla gravità di questo genere di inadempienze dolose agli obblighi d’ufficio, concentrandosi su più gustose vicende personali del politico di turno.

Per carità, anche quelle sono più che gradite, specie se volte a palesare l’inaccettabile contraddizione del soggetto privato con il proprio ruolo istituzionale.

Richiamandomi ad un altro (ennesimo), palese quanto scandaloso, invito dello Stato Vaticano a non osservare le leggi italiane, ribadisco il mio più totale rifiuto di credere che questi casi non siano interferenze gravi nella normale amministrazione di uno Stato. L’ultimo appello accorato  della CEI, sconfitta senza appello sulla vicenda della Pillola RU-486, è rivolto ai farmacisti “cattolici” italiani ad avvalersi di un presunto diritto di non fornire prodotti che avrebbero una non meglio precisata controindicazione di immoralità, appellandosi ad una inesistente obiezione di coscienza.
http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_23/aborto-obiezione-farmacisti_37cc1038-bfb9-11de-856b-00144f02aabc.shtml

Non potendo aprire troppi fronti di guerra, questa sono deciso a non combatterla ma ad assecondarla con una proposta di legge che mi piacerebbe fosse corredata da 499 mila sostenitori:
Distinguiamo le farmacie “laiche” dalle farmacie “religiose” (estendendo però la possibilità anche ad altri farmacisti di improntare sui propri principi religiosi a loro specializzazione).

Quindi chi è alla ricerca di preservativi, o di prodotti simili all’indice come “immorali”, sarà libero di andarseli a cercare in una farmacia dove l’interesse primo del medico è quello di curarlo e non di condannarlo alle fiamme eterne. Questa differenziazione potrebbe essere adottata anche per i medici italiani, i quali, nonostante il terrore informatico della CEI, sono e restano gli unici abilitati dalla legge a somministrare la RU-486 in ospedale.

Comunque vadano le cose, avrei bisogno di capire di quale deriva sono più vittima. Di quella laica che è (o che dovrebbe) essere un diritto sancito nella mia Carta costituzionale o invece di quella orribile e razzista che permette a fondamentalisti religiosi di negarsi ai propri doveri istituzionali.

Non oso immaginare cosa accadrebbe se anche quelle religioni che più palesano la propria avversità alla libertà laica delle persone cominciassero un giorno a richiamare al proprio ordine morale tutti quei medici appartenenti a quella specifica fede.

DC

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2 Commenti a “Estremisti cattolici.”

  1. Anonimo scrive:

    Che sia di monito per genitori superficiali che battezzano i figli per riscuote i mille euro dei nonni

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