Il coraggio intellettuale della verità e l’attività politica sono due cose incompatibili in Italia (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)
I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse (Guido Calogero)
Nel numero di ottobre di Shalom, mensile ebraico di informazione e cultura, leggo che le iscrizioni alla scuola ebraica di Roma sono aumentate dell’8%, e, caso piuttosto singolare nella storia dell’istituto, molti iscritti approdano dopo aver frequentato una scuola pubblica. L’incremento è in parte dovuto al fatto che la elementare Vittorio Polacco, la media Angelo Sacerdoti e il liceo Renzo Levi sono oggi accorpate in un unico edificio molto bello e funzionale dove i ragazzi possono disporre del campo di calcetto, basket e badminton, di laboratori all’avanguardia per lo studio delle materie scientifiche, ecc. Molti dei miei amici che hanno deciso di iscrivere i bambini alla elementare Polacco lo fanno soprattutto per sottrarre i piccolini non tanto alle due ore di religione che ovviamente non scelgono essendo, almeno fino ad oggi, non ancora ripristinata l’obbligatorietà dell’insegnamento confessionale, ma per evitargli presepi, carole natalizie, storie di gesubambini, spalmate durante tutto l’orario. Perché, come è noto, il cattolicesimo più che una religione in questo paese dall’identità incerta è la cultura predominante che unifica gli italiani incatenandoli all’arretratezza. Con tutta evidenza la parte più arretrata del paese è quella maggiormente asservita a questo sentire, che ritroviamo nella classe politica e dirigente. Quindi nessuno stupore che gli ultimi due ministri dell’Istruzione, Fioroni pd prima e Gelmini pdl adesso, vogliano considerare l’ora di religione – è bene sempre ricordarlo insegnamento facoltativo – alla pari con le altre materie. Personalmente ritengo la religione argomento incompatibile con gli insegnamenti scolastici, al pari della storia delle religioni, mediazione proposta addirittura da partiti, senza considerare che il problema sarebbe che la Cei, che sceglie gli insegnanti confessionali, probabilmente manterrebbe lo scettro anche per questo allargamento dell’insegnamento.
Rischiando di essere noiosamente ripetitiva, mi sembra opportuno ricordare che il ministro Gelmini con questo suo reiterato comportamento viola l’art. 3 (cittadini uguali senza distinzione di sesso, religione, lingua, opinioni politiche, condizioni personali e sociali), art. 7 (si abdica all’indipendenza tra Stato e Chiesa e si riconosce la superiorità della Chiesa), art. 8 (violazione delle intese) della Costituzione.
Questa ri-considerazione dell’ora di religione come materia curriculare, fa strame delle intese stipulate con lo Stato con altre confessioni religiose; è un ritorno al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, ob torto collo, tollerate. Inoltre, la continua riproposizione dell’ora di religione come insegnamento tradizionale-culturale, porta a descrivere gli scolari e gli studenti che rinunciano all’ora di religione cittadini che rifiutano un pezzo dell’identità nazionale, diventando uno studente da sorvegliare oggi e domani un cittadino sospetto da rieducare.
Come si sa una volta piantata l’erbaccia è difficile da estirpare. L’errore di aver insistito sull’ora alternativa, fortemente accreditata dalla Cei che ne conosceva l’inapplicabilità nella maggior parte degli istituti, è stato un errore – certamente in buona fede – commesso anche da molte associazioni laiche. Prenderne atto sarebbe un piccolo passo in avanti.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Tag: Ora di religione

Tiziana:
«L’errore di aver insistito sull’ora alternativa, fortemente accreditata dalla Cei …»
Appunto. Che l’IRC sia facoltativo (quindi nemmeno opzionale) è assodato (in base al Concordato e a due sentenze della Consulta). Invocare un’ora alternativa all’IRC è assurdo (l’ora alternativa “obbligatoria” la voleva proprio la CEI).
Se una scuola, avendone i mezzi, introduce la materia facoltativa di equitazione gli altri non possono urlare: vogliamo un’ora alternativa all’equitazione, è nostro diritto.
Tutte le scuole italiane offrono l’IRC: bene, chi lo vuole frequenti pure, ma non ci sono obblighi di nessun genere né per gli altri studenti né per le scuole di organizzare ore alternative. Tutto ciò è così logico e semplice da capire.
Tiziana:
«Inoltre, la continua riproposizione dell’ora di religione come insegnamento tradizionale-culturale, porta a descrivere gli scolari e gli studenti che rinunciano all’ora di religione cittadini che rifiutano un pezzo dell’identità nazionale, diventando uno studente da sorvegliare oggi e domani un cittadino sospetto da rieducare.»
Temo anch’io. Insomma, chi non frequenta è un cittadino sospetto. C’è da scommettere che la non frequentazione verrà registrata sulla fedina penale.
Stiamo assistendo alla reintroduzione di fatto dell’IRC obbligatorio anche se esso restasse sulla carta facoltativo. Chi vuol far carriera o non dare troppo nell’occhio frequenti, così saranno tutti contenti (mamma, papà, il papa, Bagnasco, Berlusconi, Pera, Ferrara, Cacciari).
Cara Tiziana,
sono soprattutto d’accordo sulla violazione dell’art. 7.
In Italia è uno degli articoli più violati in quanto lo Stato italiano si sottomette completamente alla Chiesa e nell’articolo , comunque deprecabile, non è scritto così.
[...] l’articolo originale: 15/10/09 – Sentenza arbitrale Tags: Articolo, Coraggio, Di Roma, Molti, Nbsp, Pier Paolo, Scuola Ebraica, Scuola Pubblica, [...]
@ Sergio
Si, assistiamo al paradosso che persone scarsamente religiose (come gli amici che ho citato) preferiscono mandare i figlioli in una scuola costosissima nel centro piuù trafficato di Roma e anche un bel pò religiosa per sottrarli alle spire del cattolicesimo di Stato. Così come alla scuola Pisacane (una elementare romana con alto numero di immigrati arabi) consente ai bambini di uscire per frequentare un imam di quartiere.
Putroppo la continua riproposizione dell’ora alternativa allontana la possibilità di spostare l’ora di religione in fondo alle lezioni.
Tiziana:
«Putroppo la continua riproposizione dell’ora alternativa allontana la possibilità di spostare l’ora di religione in fondo alle lezioni.»
E’ vero, accidenti: a questo non avevo ancora pensato. E’ chiaro che una volta affermatasi e generalizzatasi l’ora alternativa avremo due materie di fatto opzionali e in quanto opzionali di fatto anche obbligatorie. E la collocazione delle materie obbligatorie segue un’altra logica di quelle facoltative, ininfluenti, più o meno inutili (almeno per la promozione).
Se invece non si insistesse con questa benedetta ora alternativa prima o poi l’IRC finirebbe per forza nell’ultimo girone, in serie B (all’inizio o alla fine delle lezioni ordinarie).
Bel capolavoro che hanno fatto i sostenitori dell’altrenativa e i tutte le storie delle religioni possibili. Adesso abbiamo anche la richiesta dell’ora islamica. E intanto gli studenti se li incontri sull’autobus se per caso gli chiedi permesso ti ammazzano. E questa è la gran sensibilità dei legislatori