La bomba per debiti e la moschea da combattimento.

Povero Game, era ossessionato dai debiti e ha messo la bomba solo perchè “turbato”. Sembrano tutti concordi i media-pompieri nel cercare di ridurre a gesto di follia l’attentato di Milano, mentre viene messa la sordina alle radici religiose di quel gesto. Ma è la jihad, la guerra santa, il combattimento per la fede il vero motivo scatenante dei criminali che mettono le bombe, e non a caso la jihad è parte inegrante del Corano che si insegna nelle moschee. Sarebbe ora di mettere sotto controllo chi insegna nelle moschee l’educazione al combattimento. Che sia o no una guerra “santa” quando si traduce in bombe e attenati bisogna trovare un rimedio. Prima che sia troppo tardi e che ci ritroviamo tutti in ginocchio, fronte a terra,  rivolti a La Mecca.

Qui la fonte della notizia sul Corriere della Sera

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…..PROBLEMI DI DEBITI - Qualche dettaglio in più lo ha fornito Mohammad Israfil, cittadino libico come Game e suo amico piuttosto stretto, poiché afferma che sarà lui a prendersi cura dei figli di Game. «Ci siamo visti l’ultima volta ieri pomeriggio – afferma -, abbiamo preso un caffè. Mi sembrava normale, abbiamo parlato del fatto che dobbiamo cercare un piccolo lavoro, che c’è crisi per tutti». Game aveva grossi problemi di debiti legati all’attività della sua azienda edile che, a quanto si apprende, aveva chiuso i battenti due anni fa. L’uomo aveva anche dei gravi problemi al cuore e negli ultimi mesi si era avvicinato all’Islam ripetendo in più occasioni che «bisognava fare qualcosa per la religione». Game è un esperto elettricista, spiega Israfil, e l’impresa fino a due anni fa era «solida, con 45 persone sotto di lui». Poi qualcosa è andato storto, i pagamenti non arrivavano e i debitori hanno iniziato a farsi sentire. Israfil non si spinge a dire che la situazione economica dell’uomo potrebbe averlo spinto al gesto di questa mattina, ma di sicuro lascia intendere che la situazione della famiglia non era affatto rosea. Tuttavia non mancano elementi anche su una presunta svolta religiosa del libico. «Non era un integralista – dice Israfil, che ora sarà sentito anche dalla polizia – ma negli ultimi 4-5 mesi si era riavvicinato all’Islam e ogni tanto mi faceva dei discorsi sul fatto che dobbiamo fare qualcosa per la religione». Nelle conversazioni fra i due amici non erano mancati neanche riferimenti alla presenza militare italiana in Afghanistan e nelle altre missioni internazionali in cui l’Italia è coinvolta. «Sosteneva che l’Italia dovesse ritirare le proprie truppe – sostiene Israfil -, comunque si trattava di discorsi sempre molto generici».

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3 Commenti a “La bomba per debiti e la moschea da combattimento.”

  1. Francesco scrive:

    Mah, fino a prova contraria, la “traduzione” di precetti religiosi in gesto terrorista (la bomba) non mi sembra affatto scontato. Sul fatto di impedire prediche volte a generare odio o a paventare assassinii, questo mi sembra si possa fare a priori, senza bisogno di mettere in campo fantasie di sorta su quest’ultimo tizio.

  2. Anonimo scrive:

    Giulio C.Vallocchia trascrive :

    Basta con la fiaba dei terroristi per caso

    Attentato alla caserma Santa Barbara di Milano.

    Ieri tutti a sostenere:
    *è un cane sciolto*, è grave, ma *suvvia non enfatizziamo*, è un poveretto
    poco integrato.
    Appena un’autorità politica, il da noi poco amato Rutelli, ha lasciato
    intendere che si poteva prevenire sulla base di dati noti, è stato subito
    rimbeccato dalla magistratura milanese.
    Un cane sciolto? Nessuna cellula? Poi nella notte gli arresti.

    Ce n’erano altri due, a quanto pare, di cani sciolti *da non enfatizzare*.

    Anzi visto che sono in tre chiamiamolo branco sciolto, sempre da non
    enfatizzare.
    Tre forse non fanno una cellula, chiamiamola molecola, tre molecole.

    *Gli inquirenti e i titoli di Corriere.it e Repubblica.it*, sempre molto
    informati,
    fanno sapere che *i tre «non sono legati alla Jihad»*.
    Il tutto *sempre per non enfatizzare. *

    Noi invece saremmo portati a enfatizzare.
    L’idea che un tale possa collocarsi con una valigia piena di esplosivo
    dinanzi a una caserma, e poi non sia riuscito nel colpo assassino solo
    perché imbranato lui e* bravo il caporale di guardia*, mi fa ritenere che
    siamo stati protetti dalla fortuna, e che non c’erano adeguate misure di
    prevenzione.

    In realtà l’attività di indagine antiterrorismo a Milano ha speso le sue
    massime energie più con l’antiterrorismo della Cia e del Sismi, accusati di
    nefandezze, piuttosto che per individuare il povero cane sciolto libico.

    Qui si vorrebbe far notare un paio di cose, che esprimono i sentimenti di
    larga parte dell’opinione pubblica.
    Un libico, presumibilmente una brava persona, con studi di ingegneria, si
    trova disoccupato o con poco lavoro.
    In quel momento di difficoltà che cosa fa?
    Si riaccosta all’Islam.
    Frequenta la moschea più famosa del mondo dopo quella della Mecca: *viale
    Jenner a Milano.*
    Dopo tre mesi dalla conversione uno si aspetterebbe una persona pia e
    clemente.
    Invece eccolo pronto – presumibilmente con due complici, ma forse anche di
    più – a dare una lezione mortale ai militari italiani e all’Italia. *
    Non è il primo caso di terrorismo nato da quelle parti.
    Secondo voi perché i funghi si ostinano a crescere nei boschi? *

    Mi domando:*
    come si fa a dire che è colpa della mancata integrazione, come sostengono i
    magistrati *ormai più politici che investigatori?
    Secondo me il libico prima non era molto integrato con i fratelli islamici.
    Il guaio è cominciato quando si è integrato nel gruppo: si è innescato lui
    stesso prima dell’esplosivo.

    *Come si fa a ritenere luogo di onesto culto quel posto?
    C’è qualche altro sito al mondo oggi dove ci si converte e un mese dopo si
    piazzano bombe?

    Poco integrati? *
    Non c’è luogo e non ci sono leader religiosi più coccolati da autorità,
    cardinali, partiti, che il capo del Centro culturale islamico di viale
    Jenner, e del suo simpatico imam, già condannato per terrorismo
    internazionale e sbraitante contro Daniela Santanchè.
    *
    Terrorismo fai da te?*
    Bisognerebbe anche smetterla di ragionare su Al Qaida come se fossimo nella
    preistoria.
    Non è che esistono cellule che si passano i bigliettini come nella caccia
    al tesoro.
    Quando Bin Laden chiede ai fedeli di colpire gli Stati che invadono
    l’Afghanistan opera a due livelli. L’organizzazione, con le sue leve
    segrete.
    La non-organizzazione che è parte piena del progetto e della pratica
    qaidista.
    *Funziona così:* *Bin Laden diffonde il Verbo. *
    Nel clima mistico e di esaltazione politica riscontrabile in certi ambienti
    e in certi raduni tutto questo è inteso come un mandato.
    *Un mandato alla Guerra Santa.*
    Il rapporto con Dio nell’islam è individuale.
    L’obbedienza al precetto della Jihad è affidata al singolo.
    Questo rende il pericolo grave proprio perché soffia da ogni parte.
    Per questo sono portato a enfatizzare.

    Bisogna smetterla di credere che possa essere la nostra bontà ed eleganza
    giuridica a preservarci dal terrorismo.
    A Milano stiamo processando Cia e Sismi, sono stati chiesti 13 anni di
    carcere per il capo del nostro antiterrorismo, scavalcando il segreto di
    Stato.
    Se valesse quella teoria, i fondamentalisti avrebbero dovuto seminare fiori
    invece che tritolo.

    Il terrorismo – nel caso islamico – non è reattivo, ma originario.
    Guai a non prendere sul serio il Corano e la tradizione dei Fratelli
    musulmani.
    Costoro ridono di chi riduce la Jihad a una reazione.
    Essa è co-essenziale alla professione di fede in Allah e nel suo Profeta.

    Chi lo nega, tratta gli islamici come imbecilli nervosi, che agiscono per
    vendetta, per disagi sociali eccetera. Bisognerebbe stimarli un po’ di più,
    e credere siano pienamente uomini, e le loro azioni rappresentino la
    consapevole applicazione del loro credo.
    Il quale talvolta è interpretato e interpretabile come invito chiaro, netto,
    forte ad ammazzarci.

    Da Il Giornale.it

  3. Marcus Prometheus scrive:

    @ Francesco che ha scritto:

    Mah, fino a prova contraria, la “traduzione” di precetti religiosi in gesto terrorista (la bomba) non mi sembra affatto scontato.

    Marcus Prometheus domanda:
    Scusa, ma che vuol dire? Che i terroristi suicidi sono stati solo migliaia su piu’ di un miliardo di mussulmani?
    Questo e’ vero, solo “migliaia” ma stanno piegando l’Indonesia, Il Pakistan, ed inducendo ad acquiescere ai loro desideri mezzo mondo mussulmano che ha adottato gia’ la sharia ed ha intimidito mezza Europa.
    (cito solo il ramadan obbligato per i NON mussulmani come esempio estremo)
    Ti sembra poco?
    Il fatto e’ che in Occidente quasi nessuno riesce a capire la natura del jihadismo islamista e dell’islam teorico in genere. Quasi nessuno ha letto il Corano. Invito tutti a farlo. Non e’ solo un libro di fregnacce e volemose bbene come i Vangeli che pur di danni ne hanno fatti a sfare, ma e’ un vero manuale di odio e di guerra programmatica verso i non sottomessi (proprio noi).
    E’ peggio di Mein Kampf, e non sto scherzando affatto, ne’ esagerando.
    Sfifo chi ha tempo a leggerli entrambi ed a darci la sua relazione sul confronto.
    E quando qualcuno prende sul serio il Corano, non vende tutto e lo da ai poveri come nel Vangelo, ma parte a soggiogare militarmente il prossimo.
    Ecco perche’ ci sarebbe da prendere sul serio quella pur infima minoranza che lo fa. Perche’ secondo il Corano chi mette le bombe taglia le teste o le lingue e lapida e schiavizza HA RAGIONE rispetto a quella grande maggioranza che lo prende sotto gamba, ma lo riconosce comunque come parola di Allah, per cui ad esso ricorrera’ ni momenti di crisi esistenziale.
    Nel Vangelo chi odia ha torto e tuttavia il Vangelo e’ servito piu’ per sottomettere che per amare, figuratevi un po’ gli effetti di un libro che batte Mein Kampf come manuale di guerra, se appena appena si da l’occasione di agire e la speranza di vincere ai suoi adepti.