Quando una trota attirata dalla mosca abbocca all’amo e si scopre incapace di nuotare liberamente, comincia a dibattersi e a guizzare fra gli spruzzi, e a volte riesce a fuggire. Spesso, s’intende, soccombe alla sorte ineluttabile. Nello stesso modo l’essere umano impegna la lotta con le circostanze ambientali, con gli ami cui resta agganciato. A volte supera le difficoltà, a volte ne viene sopraffatto. Il mondo altro non vede che il suo lottare, e naturalmente lo fraintende. Il pesce libero stenta a capire ciò che sta succedendo al pesce preso all’amo. (Karl A. Menninger)
“Molto spesso sono visto come un malefico nano”, dice di sé nella sua autobiografia il regista Polanski. La vicenda, secondo il critico Mereghetti “sembra un suo film: una persona si presenta per ricevere un premio e ad accoglierlo ci sono le guardie per arrestarlo”. Nato a Parigi nel ’33 da una famiglia polacca, Roman Polanski, al secolo Lieblin, tornò nel 1937 in Polonia e, con il nazismo, finì con la famiglia nel ghetto di Varsavia. Lui, bambino, riuscì a fuggire, sua madre invece fu portata ad Auschwitz, dove morì. Finita la guerra gli Usa diventarono la sua casa. Il 10 marzo del 1977 Polanski invitò una Samantha di 13 anni – su pressione della madre secondo l’autobiografia – a posare per lui per una sessione fotografica per l’edizione francese di Vogue. E finì per usarle violenza dopo averle fatto bere champagne insieme a una dose di quaalude, un barbiturico. Quando avvenne il fatto il regista, che otto anni prima aveva perso la moglie Sharon Tate incinta di otto mesi, per mano della furia omicida della setta satanica di Charles Manson, era all’apice della sua popolarità. Film come Chinatown e Rosemary’s Baby ne avevano fatto uno dei registi più acclamati e ricercati di Hollywood. Scrive Soria su La Stampa “Portò la giovane Samantha a casa di Jack Nicholson dove non c’era nessuno. La invitò a spogliarsi, a entrare insieme nell’idromassaggio. Lo sorprese Anjelica Houston (allora compagna di Nicholson)”. Seguì la denuncia alla polizia e Polanski si trovò con sei capi di imputazione, tra cui stupro, sodomia, sesso orale con una minorenne. Alcuni amici provarono a sostenere che la ragazza era una specie di Lolita e il giudice sembrò accettare una pena ridotta. Ma poi rinnegò le sue promesse e il regista scelse la fuga. Nel 2003, in una lettera aperta al Los Angeles Times, Samantha Geiger, oggi 45enne con tre figli residente alle Hawaii, e che ha risolto con un accordo economico la sua causa civile contro il regista, chiese alla procura distrettuale di Los Angeles che il caso fosse archiviato. “Ho avuto una vita felice e altrettanto auguro a Polanski. Anche se ero giovanissima mi resi conto che non avrebbe avuto un processo equo”, scrisse la donna nella lettera aperta. Un paio d’anni fa, parlando del suo orrendo crimine, il regista disse: “l’unica cosa che voglio è lasciarmi alle spalle quella storia. Credo di aver pagato il mio sbaglio. Tornerei negli Usa per affrontare il processo, ma credo che i media americani si sovrappongano alla giustizia, e credo che l’esito del processo sarebbe un inferno, non per colpa del sistema giudiziario ma dei media”. Fino ad oggi l’unico rischio reale di arresto il regista lo aveva corso in Israele dove fu acclamato per Il Pianista, ma che lasciò in maniera rocambolesca appena ebbe sentore di fermo dai suoi legali. Si dice che gli svizzeri avrebbero voluto accontentare gli americani dopo il braccio di ferro sui conti segreti e lo scandalo Ubs, fiumi di $ sottratti al fisco americano. Oggi è in prigione a Zurigo, non ha ottenuto gli arresti domiciliari perché potrebbe fuggire. 700 artisti hanno sottoscritto un appello per la sua immunità, firmato, tra gli altri, da Barbareschi, Monicelli, Tornatore, Placido, Bellocchio, Sorrentino. Aspesi su la Repubblica ha scritto: “arte e pedofilia si sono spesso intrecciate, suscitando dibattiti fumosi e, nel dubbio, si è sempre preferito pensare che se l’artista era devoto alle adolescenti o addirittura alle bambine, era esclusivamente per ragioni intellettuali. Carrol fotografa bambine per immortalarne l’innocenza, Balthus dipingeva bambine con le gambette spalancate per pura passione grafica…” . “No, il lodo Polanski no. D’accordo, come regista è un genio, ma non può evitare una condanna per questo”, ha scritto Rodotà sul Corriere della Sera. In sintonia col buon senso del ministro della Giustizia svizzero, Eveline Widmer-Schlumpfsuch: “la biografia di una persona non deve definire un trattamento di favore davanti alla legge”. Dopo l’arresto, il regista ha parlato con la moglie, l’attrice Emmanuelle Seigner, madre di Morgana ed Elvis, i figlioli ai quali ha dedicato Oliver Twist: “sono arrivato e mi hanno arrestato, ne ho passate tante, stai tranquilla, anche questa si risolverà”.
Barbara Saltamartini, presidente della Commissione Parità della Camera dei Deputati, con la collaborazione del quotidiano Libero sta raccogliendo firme perché gli Stati Uniti condannino in maniera esemplare il regista. Tutte le iniziative sono consentite, ma ci sembra questa particolarmente ridicola, anche perché pare palese che gli Stati Uniti agiranno come è giusto che sia.
Sarebbe opportuno che la sensibilità della politica si esprimesse per le violazioni all’interno del nostro Paese. Mi riferisco alla recentissima sentenza con una condanna di appena sei anni (con i benefici vari due anni effettivi) per lo stupro di una quindicenne romana. Purtroppo, probabilmente per la mancanza di libertà di stampa, i romani non sono informati quotidianamente del processo in corso del presunto pedofilo don Ruggero Conti, parroco della Chiesa della Natività di Maria Santissima di Selva Candida.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Per il processo a don Ruggero Conti guarda il 18/6/09,
pagina Tiziana
http://www.nessundio.net/blog/2009/06/18/1963/
http://www.mymovies.it/trailer/?id=33960
Tag: roman polanski

«Dio perdona, noi no»
Cara Tiziana,
ho molto apprezzato la tua esposizione dei “fatti” che più distaccata e oggettiva non si può. Resto tuttavia in dubbio sul “che fare?” di Polanski da parte tua per cui mi permetto di aggiungere qualche osservazione.
Confesso innanzi tutto di essere parziale: Polanski mi era e mi è simpatico per cui il suo arresto da parte dell’arciputtana Eveline Widmer-Schlumpf, il ministro della giustizia elvetico, una schifosa intrigante, mi ha molto addolorato. Sì, molto. Un’altra grande impresa del governo elvetico, incapace di strappare due suoi concittadini dalle grinfie di Gaddafi (languono in Libia da oltre un anno perché la polizia ginevrina ha osato «fermare» il figlio di Gaddafi per violenze private, ma l’hai poi subito rilasciato per evitare grane con la Libia), ma prono alla pecorina verso gli americani.
Ho letto poi in questi giorni le lettere ai giornali dei cittadini italiani e svizzeri, nella stragrande maggioranza «felici» che il famoso regista – di cui ignoravano probabilmente l’esistenza e anche il nome – fosse stato fregato e incastrato. Il tenore pressoché unanime: uno schifoso pedofilo, un violentatore di bimbi (in tedesco fa persino impressione: Kinderschänder), un vile che si è sottratto alla giustizia con la fuga ecc. ecc. Che sia finalmente giudicato e ovviamente condannato per l’orrendo crimine, finisca in gattabuia e si butti via la chiave ecc.
Semplicemente allucinante. Magari sono tutti buoni cristicoli che si ispirano al leggendario Gesù che esortava a perdonare non settanta volte, ma settanta volte sette (cioè sempre). Nella nostra società si respira invece sempre più un clima come quello espresso dal famoso titolo di uno spaghetti-western (come chiamano qui i western all’italiana di Sergio Leone e compagni): Dio perdona, noi no.
Polanski pedofilo? Per quel solo fatto, deplorevole senz’altro ma unico (per quanto si sappia)? Polanski si è poi dato alla fuga non per viltà ma perché giustamente diffidava della giustizia americana che avrebbe potuto dargli anche l’ergastolo (per i cristicoli la giusta condanna per l’orrendo crimine).
A parte il fatto che la vittima ha perdonato ed è stata (mi pare) risarcita, sono poi passati dai “fatti” (che i cristicoli conoscono molto bene, pur avendo ignorato persino l’esistenza di Polanski fino all’altroieri), sono passati ben trentadue anni, cioè una vita, un’eternità da allora. E in questi trent’anni lo schifoso pederasta Polanski non ha mai recidivato, si è comportato bene, ha fatto dei buoni film, si è sposato ed ha due figli. Insomma, ha fatto anche del bene.
Direi che si potrebbe anche perdonargli, no?
Il comportamento delle autorità svizzere fa semplicemente schifo. Polanski aveva acquistato un appartamento a Gstaad ed era di casa e di bottega in questo paese. Per acquistare un appartamento come straniero ci vuole l’autorizzazione del dipartimento di giustizia che gliel’aveva concessa e doveva dunque sapere chi era l’acquirente. Il suo arresto qui ed ora è dunque sospetto e strano.
Infine un’ultima cosa. Gli Stati Uniti hanno abolito l’habeas corpus con la scusa terrorismo (da dieci anni circa un centinaio di persone languono senza capo d’accusa e senza processo a Guantanamo). Gi Stati Uniti non sono dunque più uno stato di diritto come l’intendiamo noi. Quindi il leccaculismo degli svizzeri e dall’arciputtana Widmer-Schlumpf verso gli americani fa ancora più schifo. Che paese di merda questa Svizzera. Però sempre meglio dell’Italia berluscona.
Ciao
http://www.nessundio.net/blog/2009/06/18/1963/
Bellissima esposizione, complimenti, come sempre a Tiziana.
Condivido con Sergio l’assalto al forno e come Tiziana fa notare chiaramente citando la petizione di Saltamartini.
Credo che la cosa migliore sia che Polanski sia estradato e affronti il processo. Dai suoi bellissimi film si capisce che è persona intelligente e quindi anche quel paio d’anni che forse dovà scontare lo riscatteranno del suo crimine.
Cara Tiziana,
mi pare di scorgere una certa ironia nel bavaglio alla stampa che denunci rispetto al processo Conti. In effetti io ignoravo pure che fosse ripreso visto che non ho letto niente sulla cronaca romana.
Per quanto riguarda Polanski per prima cosa complimenti per l’esposizione secca. Condivido con Henri Levy che si sono scatenati i giustizialisti che ignorano la superiorità artistica di Polanski che immagino condividerai in pieno. Credo che la soluzione migliore sia quella che lui stesso indica in un passo che tu citi. Sarebbe, scontare la pena, anche il compimento di una vita particolare e credo irripetibile.
@ Sergio
Varie cose: Il Dio che io conosco non è che perdona tanto, al contrario è crudele e vendicativo con chi non rispetta le sue regole. Comunque, ammesso che io ne sia mai stata condizionata, quello di Dio e della religione è un peso che per ora non ho.
Ti premetto che della Svizzere e dei suoi ministri so pochissimo. Quindi niente anche della signora ministro della Giustizia che però mi sembra abbia detto una cosa ovvia.
Credo che potrebbe essere possibile che l’arresto sia stato determinato dalla questione banche.
A mio parere Polanski è il più grande regista, considerato che Hitch. e Truffaut sono morti.
Ho letto l’autobiografia Roman ed è probabile che la ragazzina fosse molto sveglia.
Fatte salve tutte queste cose ritengo che Polanski debba essere processato come chiunqe commetta un reato. Di più, ritengo lo stupro e la pedofilia (sono propensa a pensare che il suo sia uno stupro su minorenne) insieme all’omicidio reati che non possono andare in prescrizione. Sono d’accordo con te che chi firma petizioni come quella della politica italiana che ho citato sia di fatto un idiota. Pensa che il sindaco di Roma, uno che nella sua vita non è riuscito neanche a ripianare una buca sull’asfalto, addirittura ha scritto una lettera aperta per stigmatizzare i comportamenti del regista.
Da un punto di vista più personale mi sembra che Polanski non abbia passato neanche un secondo della sua vita dimenticando questa cosa , o almeno a e sembra così guardando i suoi film , da frantic allo spot di Ghost che ti linko così lo vedi.
http://www.mymovies.it/cinemanews/2009/15045/
@ Marcello
Si, ero ironica
@ Tiziana
Grazie della risposta. Personalmente non condivido questo tuo punto di vista:
«Di più, ritengo lo stupro e la pedofilia (sono propensa a pensare che il suo sia uno stupro su minorenne) insieme all’omicidio reati che non possono andare in prescrizione.»
Prendo atto che tu ritieni che Polanski debba essere processato. Il fatto è che con la giustizia americana rischiava davvero una pena spropositata e dunque ritengo la fuga comprensibile, non un atto di viltà. Come ben sai poi gli americani attuano l’accanimento carcerario. E poi Ted Kennedy l’ha fatta franca, Bill Clinton l’ha fatta franca ecc.
Ritengo anche che persone che hanno acquisito dei meriti come Polanski o che hanno avuto in seguito comportamenti irreprensibili abbiano diritto non ha un trattamento di favore, ma a una maggiore indulgenza che in fondo si meritano.
La prescrizione dei reati, anche dei più gravi, è a parer mio un’invenzione geniale del diritto. Prescrizione significa: dimenticare, perdonare, ricominciare. Si vanno invece facendo strada nella nostra società la cancellazione di questa norma e una voglia diffusa di vendetta. L’anno scorso in Svizzera è stata accettata dal popolo “l’imprescrittibilità degli abusi sessuali sui minori”. E’ stato facilissimo trovare le 100’000 firme necessarie per lanciare l’iniziativa. E credo che sarebbe altrettanto facile lanciare e approvare un’iniziativa per la reintroduzione della pena di morte, specie dopo efferati delitti. In questi casi la ggente non ci vede più e difatti lincerebbe anche il malcapitato, senza giudizio.
Quanto al regista Polanski ti confesso che non lo reputo un grandissimo e non è nemmeno uno dei miei più cari. Il primissimo, Coltello nell’acqua, mi piacque forse, ma sans plus (quarant’anni fa, non l’ho più rivisto). E nemmeno Rosemary’s baby mi è sembrato una gran cosa. Ho invece visto e rivisto Il ballo dei vampiri, molto divertente. China town non lo ricordo nemmeno. Insomma, direi un minore o non un grandissimo. Per me è grande Ingmar Bergman, e solo il secondo Bergman (da Fanny e Alexander e Le migliori intenzioni a Sarabande, senza dimenticare le Scene di un matrimonio).
Ho però la cassetta di Lune de fiel che non ho mai visto.
P.S. Cesare Beccaria, nel suo famoso trattato Dei delitti e delle pene, sostiene che punire un colpevole dopo anni o decenni non ha senso, anche perché nessuno più si ricorda del fatto e dunque la punizione non avrebbe effetto deterrente. La punizione deve seguire da presso il delitto per essere efficace a livello educativo.
Vabbè , io trovo Bergman sopravvalutato, ma questo giudizio su Polanski bravo o no non c’entra con una eventuale sanzione.
Se vuoi sostenere che la giustizia non è equa (anche se non ricordo, ma Clinton o Kennedy hanno stuprrato qualcuno?) figurati, poi io abito in Italia sulla carta paese democratico ma solo sulla carta.
La sete di vendetta che in questo caso vediamo e di cui mi sembra di aver scritto è acclarata, ma l’idea di giustizia è unaltra. Sono d’accordo con gli svizzeri (anche gli spagnoli si sono adeguati qualche mese fa) che lo stupro sia imperscrivibile. Sono sorpresa dell’ indifferenza che mostri davanti a un abuso fatto su un minore.
in sintesi estrema, credo che sia meglio vivere in un Paese dove siano preservati i diritti dei bambini e delel donne a nn subire violenze sessuali.
Condivido con Sergio l’ipotesi che atteggiamenti vendicativi potrebbero motivare alla pena di morte (a Roma la sento invocare anche per gli incidenti stradali), ma credo che sia strettamente connessa all’inerzia che la giustizia ordinaria ha nello stabilire pene adeguate. Uno stupro di una quindicenne sei anni sembra, in effetti, un pò poco. Sono d’accordo con la norma svizzera sulla non cancellazione del reato.
Credo che il perdono non attiene alla giustizia umana, e credo anche che sia giusto e doveroso ricominciare, ma non dimenticare.
Questo, dovrebbe essere, la giustizia umana
Mettere paletti che se si superano vengono condannati, consente di non scivolare negli sconquassi di chi chiede pene di morte e simili cose.