Archivio di ottobre 2009

Minareti e sharìa.

sabato, 31 ottobre 2009

Dalla Svizzera alla Gran Bretagna si allarga l’offensiva per l’islamizzazione dell’Europa.

Riceviamo queste due segnalazioni dal nostro amico Marcus Prometheus.

1° segnalazione

*Vicenda minareti: i timori dell’Onu

*GINEVRA – Il comitato dei diritti umani dell’ONU è preoccupato per
l’iniziativa anti-minareti e per «la campagna di affissione discriminatoria»
che l’accompagna. La «Svizzera deve assicurare attivamente la libertà
religiosa e combattere le incitazioni alla discriminazione, all’ostilità e
alla violenza», affermano i 18 esperti dell’Onu.
Dopo aver esaminato il rapporto presentato da Berna sulla situazione interna
in materia di diritti umani si chiede di rafforzare le competenze della
commissione federale contro il razzismo in modo che quest’ultima possa
indagare su tutti i casi di discriminazione o di creare un organismo
indipendente a questo scopo.
Si dovrebbero anche intensificare gli sforzi per promuovere la tolleranza e
il dialogo culturale ed esaminare le minacce che pesano sulle minoranze,
anche su quella ebraica bersaglio di un “ingente aumento degli incidenti
antisemiti”.
È stata espressa preoccupazione anche per le condizioni restrittive imposte
ai richiedenti l’asilo per ottenere assistenza giuridica durante l’esame
della loro domanda e per «le condizioni di vita inadeguate» di coloro che
sono stati respinti.
Si raccomanda di superare le ultime riserve riguardo al Patto dell’ONU sui
diritti civili e politici, di ratificare il protocollo facoltativo e di
creare un’istituzione nazionale dei diritti umani con un ampio mandato e
risorse sufficienti.

*(Corriere del Ticino, 30 ottobre 2009)

*COMMENTO – Questi dunque sono i «timori dell’Onu»: i minareti in Svizzera,
che potrebbero trovare qualche difficoltà ad essere costruiti nella misura
richiesta dai fedeli della *sharia*. Nessun timore invece per l’Arabia
Saudita, dove per legge non è ammesso il culto cristiano, dove è vietata
qualsiasi manifestazione pubblica di fede, dove la polizia religiosa ha il
compito di reprimere le celebrazioni clandestine, dove ai sacerdoti
cattolici è negato l’ingresso nel paese, dove la conversione al
cristianesimo è un reato. Nessun timore neppure per la striscia di Gaza
governata da Hamas, dove le sinagoghe rimaste sono state distrutte perché
naturalmente gli ebrei non solo non hanno diritto di esercitare su quella
terra la loro fede, ma non devono neanche osare di metterci più il piede. Le
preoccupazioni dell’Onu sono ben altre. L’«iniziativa anti-minareti in
Svizzera» e la «campagna di affissione discriminatoria» che l’accompagna,
questa è la preoccupazione del «comitato dei diritti umani dell’Onu».M.C.

2° segnalazione

Gli integralisti islamici inglesi ci riprovano: vogliono la shari’ah
manifesto per marcia pro-shari’ah in Inghilterra

Londra: Manifestazione il 31 ottobre per esigere l’imposizione della Sharia nel regno unito.

Il gruppo radicale fanatico musulmano Islam4UK ha avviato una massiccia campagna con l’intento di imporre la legge della sharia in Gran Bretagna, suscitando l’indignazione della popolazione inglese.

La manifestazione si presenta con connotazioni particolarmente pericolose ed è in programma a Londra alla fine del mese, infatti i suoi membri hanno esortato i musulmani provenienti da tutta la Gran Bretagna a convergere sulla capitale il 31 ottobre per fare una processione per chiedere la piena applicazione della legge della sharia su tutto il territorio nazionale.

Nel loro sito web non si fermano a questo, ma denigrano e deridono le istituzioni britanniche, mostrando un montaggio fotografico della Colonna di Nelson sormontata da un minareto.

Alla polizia metropolitana sono già stati consegnati i piani della marcia, che è stata soprannominata 4 marzo Shari’ah, con una presenza prevista di almeno 5000 estremisti ed avrà inizio alla Camera dei Comuni, in quanto sul loro sito web lo descrivono come “luogo in cui la vita di milioni di persone nel Regno Unito è cambiata ed è sempre il luogo dal quale vengono avviate guerre ingiuste”, per proseguire fino al 10 di Downing Street con l’intento dichiarato è quello di ottenere la rimozione del tiranno Gordon Brown dal potere”.

La marcia sarà poi convergere su Trafalgar Square, dove i manifestanti si aspettano che “si riuniranno ancora più sostegno da turisti e membri del pubblico, rendendo chiaro nel cuore di Londra, la necessità di Shari’ah nella società”.

Il gruppo ha dichiarato che tutti i musulmani nel Regno Unito, a Manchester, Leeds, Cardiff, Glasgow e tutti gli altri luoghi si debbono unire per dichiarare collettivamente che come rappresentanti di Allah Onnipotente, ne hannop avuto abbastanza della democrazia e dei diritti uomo-donna e della depravazione della cultura britannica, per cui chiedono un cambiamento radicale del sistema politico e legislativo britannico, pretendendo la rimozione dei suoi membri e dei legislatori per poter realizzare la piena attuazione della Shari’ah in Gran Bretagna.”

Molti politici e molti musulmani hanno preso le distanze e condannato queste dichiarazioni provocatorie del gruppo estremista, che fa seguito ai recenti episodi di violenza nelle città di Manchester, Birmingham e Luton, Beds.

Il deputato conservatore ed ex-ufficiale dell’esercito Patrick Mercer, ha dichiarato: “E ‘estremamente sgradevole che si alimenti il fuoco della paura all’interno del pubblico britannico. “Se qualcuno pensa che queste opinioni sono un passo avanti nella società resteranno seriamente delusi. Sono repellenti e ripugnante “.

Il gruppo integralista è stato attaccato da Tory MP Philip Davies che ha detto: “Questa marcia è chiaramente un tentativo deliberato e provocatorio di incitare le tensioni razziali e di perturbare la coesione della comunità.
“La soluzione è semplice, queste persone si trasferiscano in un paese ove esiste già la shari’ah”

Un portavoce della Società islamica della Gran Bretagna, ha dichiarato: “il 99,999 % dei musulmani disprezza queste persone, che usano questi mezzi per alimentare le tensioni razziali.”

E Tory MP editorialista e Daily Express Ann Widdecombe, ha detto: “Non è possibile avere due sistemi giuridici fianco a fianco e quella che abbiamo ora funziona e il popolo britannico e’ perfettamente felice con essa.”

Al  raduno non è stato ancora dato l’approvazione finale. Un portavoce della polizia metropolitana ha dichiarato: “Abbiamo ricevuto una richiesta per la marcia, ma dobbiamo ancora incontrare gli organizzatori.”

Un portavoce del Ministero ha detto: “Ogni individuo ha il diritto di esprimere il proprio punto di vista anche a lungo, in modo ragionevole, ma senza violenza e senza incitare all’odio religioso”.

I piani per la marcia sono stati pubblicati sul sito web Islam4UK, che è preceduta da predicatore Anjem Choudary, che ha chiamato tutte le donne britanniche ad indossare burkhas.

Spiegando il montaggio alla Colonna di Nelson , ha detto che in base alla shari’a la costruzione e l’elevazione di statue o idoli è vietato e, di conseguenza la statua di Nelson “potrebbe essere rimossa e demolita senza esitazione”. Alla base della colonna i fregi sarebbero stati sostituiti con decorazioni islamiche e l’urne gigante sarebbe stata riempita di monete d’oro per i poveri.
Mr Choudary ha detto che in base alla sharia in Gran Bretagna la gente che commette adulterio sarebbe stata lapidata a morte, aggiungendo che “chiunque berrà dall’alcol avrebbe ricevuto 40 frustate in pubblico”.

Egli ha anche deriso la morte di soldati britannici, e definisce la parata del ritorno dell’esercito come la parata “vile degli assassini brutali”.

La chiesa cattolica contro la dispersione delle ceneri.

sabato, 31 ottobre 2009

I preti-padroni decideranno ad Assisi i limiti di comportamento per i cattolici che decidono di farsi cremare anzichè seppellire. Divieto di spargimento delle ceneri nell’aria, nella terra o nelle acque e divieto di conservazione in casa dell’urna. Grande apprezzamento di chi costruisce tombe, loculi e fornetti per la conservazione delle teche nonchè di tutto l’indotto che vive grazie ai morti, compresa la criminalità organizzata che nelle regioni ormai fuori dalla giurisdizione dello Stato specula allegramente anche nella gestione dei trapassati. E state tranquilli che, anche se le nuove disposizioni della CEI dovrebbero impegnare solo i credenti nella versione cattolica della MenzognaGlobale, ci sarà certamente qualche zelante zuavo pontificio in Parlamento e nelle Regioni che vorrà estendere il divieto di disperdere o conservare le ceneri come ciascuno preferisce anche a tutti quelli che alle imposizioni dei preti-padroni non vogliono sottostare.

da: la Repubblica di venerdì 30 ottobre 2009

LA CHIESA: SI A CREMAZIONE MA NIENTE CENERI AL VENTO – DI MARCO POLITI

Cremare si può, ma niente ceneri al vento e meno che mai tenere l’urna sul caminetto di casa. I vescovi italiani si preparano a varare ad Assisi, nell’assemblea straordinaria del 9 novembre, il regolamento aggiornato dei riti funebri e nel paragrafo dedicato alla cremazione hanno deciso di porre dei paletti. Da Paolo VI in poi i buoni fedeli possono ricorrere alla cremazione ma, nel clima di religiosità e di ritualità fai da te che si sta diffondendo sempre più all’interno del cristianesimo, la Cei ha scelto di vietare le pratiche che sono in contrasto con l’antica tradizione della sepoltura in terra consacrata. All’ultimo Consiglio permanente il dibattito ha mostrato un netto rifiuto nei confronti di riti romantico-pagani come quelli di spargere le ceneri sulla terra o sulle acque. Non tutti i presuli sono d’accordo su norme così rigide, ma si prevede che ad Assisi il nuovo documento sarà approvato senza contrasti.
Cremare o non cremare è stato per secoli un segno di riconoscimento della cristianità. I primi seguaci di Cristo si sono in tutto e per tutto uniformati all’usanza ebraica di inumare i morti, ma c’era un motivo in più per farlo. Gesù era stato sepolto e al terzo giorno era «risorto dai morti». La pietra sepolcrale rimossa e il sepolcro vuoto sono stati sin dall’inizio il simbolo più potente di tutti per l’immaginario dei fedeli della nuova religione. Dunque il pio cristiano veniva sepolto e nel riposo eterno attendeva il giorno del Giudizio per risorgere. I primi cristiani sono stati da subito in polemica con le usanze pagane dell’incinerazione. E quando nell’Ottocento il ricorso alla cremazione ha sempre più acquisito i caratteri di una scelta anticlericale e di libero pensiero, la Chiesa è partita al contrattacco. Prima ha richiamato severamente i fedeli alla tradizione, propugnando la «pia consuetudine di seppellire i defunti», poi nel Codice di diritto canonico del 1917 è passata a vietarla solennemente come scelta antireligiosa e soprattutto come «negazione dell’immortalità dell’anima e della resurrezione dei corpi».
Sarà, come in altri campi, il concilio Vaticano II ad abbattere le barriere ideologiche finché Paolo VI promulgherà una bolla per sancire la libertà di scelta – inumazione o incinerazione – spiegando che la cremazione «non tocca l’anima» e quindi «non impedisce all’onnipotenza divina di ricostruire il corpo». Nel 1968, con il decreto «Ordo Exsequiarum», la Congregazione per il Culto stabilì definitivamente che le esequie cristiane non erano in contrasto con l’incinerazione. In Italia la nuova usanza non è ancora così diffusa come nel Nord Europa, ma in certe città come Milano sembra che la cremazione sia passata in testa rispetto all’inumazione. Per molti sindaci le piccole urne di ceneri rappresentano comunque una soluzione benvenuta al problema della gestione e dell’ampliamento dei cimiteri. Per i vertici ecclesiastici questi sono, tuttavia, dettagli. I vescovi temono il diffondersi di uno spirito neo-pagano, in cui l’atto di gettare al vento le ceneri rappresenti simbolicamente un’unione dei resti del defunto con la «grande anima» della Madre-Terra.
All’opposto la pratica di tenersi in casa l’urna, per molti presuli significa una privatizzazione e in fondo una banalizzazione dell’antico rito di accompagnare il defunto al «camposanto», rito collettivo che esprime il senso di una comunità dei morti unita intorno alla croce come la comunità dei vivi. Un teologo come Enzo Bianchi è ancora più drastico: «feticismo» è a suo parere la voglia di tenersi l’urna in famiglia.

30/10/09 – Montalto di Castro, Italia

venerdì, 30 ottobre 2009

Una storia firmata dal regista di Oggi sposi Luca Lucini, con l’inno di Mameli al femminile e l’augurio di un futuro in rosa. Ma l’ultimo spot di Calzedonia, azienda in cui lavorano 1.500 donne e che ha venduto 30 milioni di calze e collant nei primi 7 mesi del 2009, ha fatto subito discutere. Richieste di ricorso all’authority, polemiche tra sottosegretari, dubbi sull’opportunità dello sfruttamento pubblicitario dell’inno nazionale. Ma vi ricordate cosa fece Jimi Hendrix a Woodstock con quello americano? E Brian May dei Queen con quello inglese? (Magazine)

Di episodi simili ce ne sono veramente tanti, ma quello di Montalto di Castro ha raggiunto livelli che – almeno io – non credevo possibili. I fatti: il 31 marzo del 2007 otto giovani stuprano una 15enne. Il sindaco Salvatore Carai, zio di uno del branco, fa stanziare dalla giunta 40mila € per pagare la loro difesa. Anna Finocchiaro ne chiese l’allontanamento dai Ds, si prese un “talebana del cazzo” e naturalmente non ci fu espulsione dal partito. Fassino, in quel periodo segretario, ne chiese l’esclusione dalle liste per il congresso di fondazione del Pd, ma con la voce così bassa che non venne sentito. Alcune donne del Pd, neanche troppe, hanno chiesto a Carai di ritirare il suo nome dalla lista per le primarie del Pd, ma anche questa volta senza successo.
Gli otto stupratori, nel frattempo qualcuno è diventato maggiorenne, si sono detti pentiti, hanno promesso di non farlo più, è stato sospeso il processo e i ragazzi sono stati affidati ai servizi sociali. Insomma, hanno confessato che la ragazza non era consenziente. Nonostante ciò l’intero paese ha messo al bando la ragazza che, tutto sommato, si è divertita pure lei, se l’è cercata, va in giro con la minigonna, in definitiva è una facilotta.
Il caso di Montalto di Castro è la punta tagliente del disprezzo per le donne che si respira nel Paese, e certamente che a guidare questa onda di limo sia il sindaco, cioè la politica, non aiuta. Pare di essere tornati ai tempi in cui la violenza sessuale era un reato contro la morale, contro la vittima che provoca i suoi violentatori. Fino a qualche anno fa sembrava che pur se non sconfitta, questa concezione della vita fosse in diminuzione. Forse questa malattia predatoria è insita nel maschio. Forse è impossibile debellarla. Forse non è possibile frenare la natura cacciatrice dell’uomo. Sarebbe opportuno non chiudere gli occhi davanti a chi denuncia il dolore per un Paese che degrada, né respingere l’utilizzo dei farmaci così come stanno facendo paesi civilissimi come la Francia, la Spagna, il nordeuropa. Soprattutto uscire dalla poltiglia in cui grazie alle caste politico-giornalistiche siamo immersi, e lavorare ad una operazione culturale che ricordi al Paese che le donne non sono solo corpi da depredare.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Santa Alleanza contro l’ ateismo.

venerdì, 30 ottobre 2009

E’ l’auspicio che l’ambasciatore del regime islamico integralista iraniano ha espresso ieri nel presentare le sue credenziali al Papa Re, Capo Supremo della SS Vaticana. La Santa Alleanza dei due sistemi religiosi mira a ottenere l’eliminazione fisica di tutti quelli che non credono alle loro versioni della Menzogna Globale. Almeno fino a quando, fatalmente, dovranno scontrarsi fra loro per affermare quale delle rispettive immaginarie entità soprannaturali di riferimento dovrà essere imposta con la forza per la sottomissione di tutto il pianeta.

Qui la fonte della notizia  LEGGI

Appello per una Resistenza Laica.

giovedì, 29 ottobre 2009

La conferenza di presentazione  ha stimolato questo Appello del nostro amico Giampietro Sestini che qui riproduciamo per le vostre riflessione e osservazioni.

Cari amici,
ieri a Roma, Palazzo dell’Esposizione, è stato presentato il libro di Massimo Teodori “Contro i clericali”, edizione Longanesi, pagg. 259, euro 16.
Oltre l’autore, hanno commentato il libro il prof. Stefano Rodotà (ns. socio onorario), il giornalista Stefano Folli del Sole 24 Ore e Massimo Bordin di Radio Radicale.
Dal prologo del libro riportiamo uno stralcio:

“Clericale non vuoI dire cattolico, e cattolico non vuoi dire dericale. La storia insegna. Giuseppe Lazzati e Costantino Mortati alla Costituente non la pensavano come Giuseppe Dossetti e Giorgio La Pira che proponeva la menzione della Santissima Trinità nella Costituzione. L’Amintore Fanfani del referendum antidivorzista del 1974 era molto distante da Aldo Moro. Luigi Gedda nel 1948 era ben altra cosa da Alcide De Gasperi. Nel 1952, ad esempio, ad Alcide De Gasperi che chiedeva un’udienza per l’anniversario del suo matrimonio, Pio XII oppose un diniego perché aveva rifiutato di avallare per il comune di Roma una lista di democristiani, neofascisti e qualunquisti patrocinata dal Vaticano (la cosiddetta «operazione Sturzo»). Il presidente del Consiglio scrisse allora una esemplare lettera al papa: Come cattolico accetto l’umiliazione benché non sappia come giustificarla, come presidente del Consiglio italiano e come ministro degli Esteri, la dignità e l’autorità che rappresento e della quale non mi posso spogliare anche nei rapporti privati, mi impone di esprimere lo stupore per un rifiuto così eccezionale e di riservarnii di provocare dalla Segreteria di Stato un chiarimento.
Un’altra antitesi — tra laico e laicista — viene spesso proposta sull’onda di un diffuso equivoco intellettuale. Equivoco, perché la falsa opposizione è stata introdotta dal lessico ecclesiastico che distingue gli intellettuali e i politici obbedienti alla Chiesa (definiti « laici ») da quelli che invece confidano nella laicità dello Stato e nel diritto individuale di disporre della propria vita (definiti « laicisti »).

Ancora, dalla prefazione riporto una riflessione di Gaetano Salvemini risalente al 1951:

“Il clericale disputa, insiste, condanna, minaccia. Con albagia e ferocia, non tanto sui problemi della condotta morale, quanto sulle basi dogmatiche della religione. Fuori di queste non c’è, secondo lui, vita morale. Chi non è clericale non è cattolico; chi non è cristiano non è religioso; chi non è religioso è immorale. Perciò chi non è clericale è un essere maligno e pericoloso alla società… Uomini che hanno la stessa religione hanno diverse fibre morali, e uomini che hanno diverse religioni hanno eguali modi di comportarsi moralmente. Questa esperienza non esiste per il clericale. Esiste solo la certezza che, se non accettate i suoi dogmi, siete un’anima perduta. Essendo sicuro che la sua anima si salverà, si occupa di salvare le anime degli altri, presuntuoso, arrogante, invadente”.


Dal capitolo “il falso biotestamento”, un’amara considerazione sull’Italia di oggi:


“Attraverso le parole di Emma Bonino, Ignazio Marino e Umberto Veronesi si riproponeva in parlamento l’antica sfida tra laici e clericali che metteva in luce la divaricazione tra politica e società che ha connotato la storia civile dell’Italia contemporanea. Per un verso la società politica, mano a mano che soggiaceva all’influenza delle gerarchie ufficiali della Chiesa, ignorava i bisogni della società secolarizzata, rinchiudendosi negli angusti labirinti delle leggi proibizionistiche estranee al comune sentire della popolazione. Per un altro, fiorivano i circoli scientifici e militanti portatori di diffuse domande di libertà individuale e di nuovi diritti civili anche in materia etica, che tuttavia non riuscivano a esercitare alcuna influenza sulle decisioni politiche e legislative”.


E’ vero, circoli, associazioni e militanti laici si stanno diffondendo, ma disuniti come sono non incidono sul piano che conta: la comunicazione di massa.

E’ giunto il momento di dare vita ad una grande movimento laico nazionale, capace di parlare a nome di tutta la galassia laica. Per fare ciò occorre costituire intanto un COMITATO promotore, composto da persone credibili, autorevoli e conosciute della società civile, con esclusione dei parlamentari di ogni partito, senza l’ambizione di presentarsi alle elezioni ma in grado di “monitorare” il comportamento dei politici e indicare pubblicamente in occasione delle elezioni coloro che non rispettano il principio costituzionale della laicità delle istituzioni.
Le “consulte”, le “intese”, le “reti”, le “leghe” territoriali sinora costituite sono utili, ma non risolvono il problema. Il momento è grave ed occorre una iniziativa adeguata. Sappiamo che il nostro appello non basterà a raggiungere l’obiettivo, ma se nessuno comincia a parlarne, non avremo neppure la speranza.

Cordiali saluti
Giampietro Sestini

La perdonanza.

giovedì, 29 ottobre 2009

Oggi, come nel medioevo, il perdono della chiesa cattolica per i peccati commessi dai suo fedeli ha un costo preciso. A cominciare con il papa Giovanni XXII fu codificato un vero e proprio tariffario chiamato “Tasse di penitenzieria” in cui a ogni peccato corrispondeva una precisa ammenda in denaro da pagare per ottenere l’assoluzione. Tale tariffario fu aggiornato successivamente da molti altri papi e anche oggi è stato applicato da Benedetto XVI al peccatore DuceSilvio, con una piccola differenza : che il prezzo della perdonanza non lo paga il peccatore ma tutti i contribuenti italiani. Vediamo come grazie a una segnalazione del nostro amico Giancarlo Fornari, direttore del sito www.contrappunti.info.

Caro Giulio, ti segnalo un corsivo pubblicato oggi su www.contrappunti.info sui costi della Perdonanza:
COSE DA CREDERE, ALL’INCASSO LE PRIME TRANCHE DELLA PERDONANZA

(29.10.09) Siamo stati facili profeti – ma era davvero “troppo” facile  – quando abbiamo scritto che avremmo pagata cara la tolleranza vaticana verso le intemperanze puttanesche dell’Uomo di Casoria. E infatti ieri sono stati staccati i primi assegni. Finanziaria blindata? E invece no, c’è spazio per un piccolo pourboire – che volete che siano, 5 milioni di euro – per le scuole private cattoliche, in barba a quel povero terzo comma dell’art. 33 della Costituzione. Il relatore della legge sul testamento biologico alla Camera aveva dato la sua disponibilità al dialogo con l’opposizione, specie dopo che si era speso lo stesso Presidente Fini? Deve essere stato un dialogo Binetti-Bagnasco, perché sempre ieri la Commissione sanità della Camera ha deciso di avviare la discussione della legge sulla base del testo-truffa approvato dal Senato. Per scoprire che Marrazzo era ricattato da quattro carabinieri ci sono voluti i Ros, meno difficile è dire da chi è ricattato Berlusconi.

28/10/09 – Cambiamenti ?

mercoledì, 28 ottobre 2009

Vauro nella vignetta di prima pagina del “manifesto” di domenica non resiste e fa dire a Franceschini, assieme a Bersani e Marino, nella posizione a 90° dei centometristi ai blocchetti di partenza: “ok ragazzi, ma siamo sicuri che non ci sia Marrazzo?” La paura del diverso si sublima in battute aggressive e rivelatrici. La legge sull’omofobia, nonostante il lavoro di Concia, non è passata. Ora si capisce perché. (Cinzia Leone)
Lo vedi, lì c’è Marino, la sagra c’è dell’uva…s’annamo a mette lì, Nannì Nannì

Prima di tutto auguri a Pierluigi Bersani per l’inequivocabile risultato popolare riportato alle primarie, vincitore nonostante fosse tra i tre quello che meno credeva a questo espediente parademocratico per scegliere il segretario. La strada che il simpatico dovrà percorrere è ripida, ma il dossier più scottante sembra essere quello del rapporto col mondo cattolico.  Enrico Letta e Rosi Bindi, entrambi cattolici e candidati alle precedenti primarie che videro vincente Veltroni, raccolsero allora il 24%. In questa competizione Franceschini, cattolico e passatista nonostante qualche sparata elettorale  maramaldesca, ha raggranellato il 34%. Non potrà essere sottovalutato dal nuovo segretario il risultato di Marino, un rotondo 14%, votato anche – e senz’altro i vertici del Pd ne sono a conoscenza – da non elettori o elettori tiepidi del partito. La sua battaglia sul biotestamento lo ha reso popolare tra quelli che non ne possono più delle continue e sempre maggiori ingerenze della Chiesa, che viene soddisfatta bipartisanamente in campo cosiddetto etico ed economico. Anche Marino, come non ha mai smesso di ricordare fino alla noia – allontanando peraltro possibili elettori annoiati dall’inutile cantilena –  è cattolico, ma come Prodi è un cattolico adulto che non piace alla Chiesa e sta sulle palle ai movimenti cattolici.
Se è vero che siano stati i governi Berlusconi che hanno concesso le prebende più generose alla Chiesa come l’accordo siglato tra Cei e ministro della Cultura (in quel momento Urbani) per la tutela dei beni culturali di interesse religioso, o il provvedimento che esonerava gli enti ecclesiastici  dal pagamento dell’Ici, è altresì vero che nel pur breve periodo di governo di centrosinistra non si siano corretti questi provvedimenti (per la verità il ministro dell’Economia Padoa Schioppa ci tentò, ma gli venne eretto un muro, alzato anche da rifondazione comunista e dal presidente della Camera Bertinotti che con tutta evidenza preferirono attribuire soldi alla Chiesa piuttosto che ai lavoratori ed anche per questo sono stati giustamente puniti dagli elettori). Capita l’antifona i tre hanno sgomitato a definirsi laico + 1, anche se nessuno dei tre ha osato dire che dirsi laici in un paese concordatario ha poco senso. Adesso Bersani, forse il  più agnostico dei politici in circolazione insieme ai suoi grandi elettori Massimino l’antipatico D’Alema e Nicola l’amatissimo Latorre,  da un lato deve soddisfare la richiesta di libertà degli ignaziomariniani  e  un eventuale accordo elettorale con l’Udc di Casini, che certamente ha un punto di vista diametralmente opposto. E’ probabile che i nostri (tiepidi) auguri non gli basteranno.
Intanto la terra continua a ruotare, e in questi giorni due professori hanno destato la nostra attenzione. Luigi Lombardi Vallauri, docente dell’Università Cattolica di Milano, undici anni fa non ebbe rinnovato l’incarico perché le sue opinioni furono ritenute “nettamente contrarie alla dottrina cattolica”. Lombardi  Vallauri ricorse al Tar, poi al Consiglio di Stato, senza successo. Decise allora di rivolgersi alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, che gli ha dato ragione. Il provvedimento condanna l’Italia per avere violato la libertà d’espressione del professore e definisce “priva di motivazione e presa in assenza di un reale contraddittorio” la decisione dell’ateneo.  Più ordinaria invece la vicenda di Antonio Caracciolo, 59 anni, ricercatore di Filosofia del diritto all’università la Sapienza di Roma, gestore di 33 blog , coordinatore provinciale dei club di Forza Italia a Seminara (RC).  E’ convinto che sia una leggenda che nei campi di concentramento siano davvero esistite le camere a gas. Non è il primo non sarà l’ultimo a sostenerlo.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.laboratorioroma.it/canzone%20romana/nanni.htm

Marrazzo va in convento ?

martedì, 27 ottobre 2009

Si tratta di un “istituto religioso” non meglio specificato, forse una clinica per disintossicarsi dal brutto vizio di andare a trans, o forse un convento o monastero per fare un mese di esercizi spirtuali, confessione, pater-ave-gloria e rosari onde emendarsi dai peccati commessi. Fatto sta che per un mese ce lo leviamo da torno finchè lo vedremo tornare puro come una colomba. Che bello essere cattolici, con due preghierine passa tutto. Intanto, mentre tutta l’intellighenzia italiana di destra e di sinistra si affanna a dire (giustamente) che andare a mignotte o a trans è un fatto esclusivamente privato e quindi non condannabile nè moralmente nè giudizialmente, è proprio Marrazzo che si riconosce colpevole, e si dice affranto e stravolto dal senso della colpa. Come a dire che avere pulsioni omosessuali piacevolmente soddisfatte con un trans è un crimine quanto meno morale da emendare con un congruo periodo di pentimento e autoflagellazione. Ecco qui il commento del nostro amico Gigi che ha individuato acutamente la contraddizione del Marrazzo fino a clasificcarla come implicita manifestazione di omofobia. E subito dopo due imperdibili commenti di Travaglio e Gramellini.

Gigi

> Ma perché Marrazzo si è dimesso?
Mi pare che si sia “autosospeso”, poi sono arrivate da altri, soprattutto dagli avversari politici, le richieste di dimissioni.
Questa fantasiosa invenzione politica nostrana dell’”autosospensione” è abbastanza interessante.
Mi ero dimenticato del Barone di Munchausen che si tirava su dalle buche tirandosi per i capelli, ringrazio colui che me lo ha ricordato nella lista [ateismo].

Marrazzo è rimasto vittima delle proprie parole (come il cattolico direttore del quotidiano “L’Avvenire”).

Piero Marrazzo si era scavato la buca per anni da solo (e magari l’aveva preparata anche per altri molto più sinceri di lui) ed a un certo punto c’è cascato dentro a causa di un incontro fortuito con una banda di delinquenti.
Ma l’immagine di politico tutto di un pezzo se l’è costruita da solo.
Era liberissimo di avere la vita sessuale che preferiva ma per colpa del suo cattolicesimo conclamato, a cui adesso vuole essere fedele, è finito nei guai.
E’ la sua personale mancanza di coerenza che lo frega.
La signora Paola Binetti promette cilici ed è coerente.
Franco Grillini è coerente.
Vladimir Luxuria è coerente.
Cicciolina è coerente.
E Silvio Berlusconi?
Temo che se andassimo a chiedere, uno per uno, ai suoi elettori troveremmo tanti che rispondono di sì, Berlusconi è coerente e da lui non si aspettano niente di più (in questo campo) anzi sono disposti a perdonargli anche peggio.
(Gli avversari di Berlusconi, come tutti gli amanti respinti, devono chiedersi quali siano i propri difetti.)
Può, Piero Marrazzo, utilizzare adesso le libertà che vengono concesse dai biechi illuministi?
Temo di no.
E’ prigioniero del ruolo che si è scelto.
Se Piero Marrazzo fosse d’accordo con la libertà sessuale che una persona può esercitare, vedendosela con la propria famiglia e con il ruolo pubblico che ha scelto, non si sarebbe “autosospeso”.
Se la sua coscienza (cattolica) fosse a posto sarebbe rimasto lì.
In definitiva, secondo me, l’omofobo è Piero Marrazzo.
Dispiace constatarlo.
Piero Marrazzo diventa omofobo nel momento in cui ammette che quei rapporti sessuali sono un vergognoso peccato così come dice la sua santa romana chiesa.
Piero Marrazzo diventa omofobo perché adesso decide che le sue azioni erano riprovevoli.
E’ sporco ciò che ha fatto?
Sono sporche quelle trans?
Adesso, solo adesso, per lui sì?
Ma chissà che non ci sia un ritorno a sorpresa.
Fra un mesetto finisce il “certificato di malattia” che si è fatto dare e forse finisce l’”autosopensione”.
Nel frattempo va al confessionale, si purga dei suoi peccati, patteggia qualcosa con la chiesa e tutto va a posto.
Non mi meraviglierei.
Oggi i telegiornali insistono a dire che si dimette, forse in giornata.
La telenovela, brasiliana, continua.
Ciao
Gigi

Marco Travaglio

Poteva mancare Silvio Berlusconi nello scandalo
Marrazzo? No che non poteva: lui c’entra sempre. Infatti
ha messo lo zampino anche lì. E dire che stavolta la sua
personale intelligence di barbefinte, tarantini e piipompa
aveva fatto cilecca: pare che sia piuttosto deboluccia sugli
ambienti trans di Roma Nord, così sono sfuggite al suo
controllo le varie Natalia, Michelle, Joycs e Brendona, nonché il
portavoce di quest’ultima, Thaynna. Ma il prode Signorini ha
subito colmato la lacuna, ricevendo il videotape da un’a genzia
che l’aveva avuto dal celebre Scarfone, già noto per aver
immortalato Sircana con un altro viado, dunque esperto del
ramo “sinistra transgender”. Così il presidente del Consiglio,
quello che non ha tempo per i processi, ha allestito un piccolo
cineforum a Palazzo Grazioli per visionare la pellicola,
autentico capolavoro del neorealismo, poi ha atteso il momento
giusto e lunedì scorso ha chiamato Marrazzo con voce
suadente, tipo il gatto e la volpe con Pinocchio: sapesse i filmati
che girano su di lei, ma noi siamo uomini di mondo, certe cose
non le pubblichiamo, non le dico però quanto ho faticato a
frenare i miei scalpitanti reporter, comunque stia tranquillo, il
video è nella nostra cassaforte, al sicuro. Da quel momento il
governatore era nelle mani, oltreché di quattro carabinieri
ricattatori, del premier. Parlare di conflitto d’interessi pare
eccessivo: ormai i tentacoli della piovra sono talmente estesi da
escludere la presenza del conflitto. Siccome è tutto suo, ci sono
solo interessi. Il fatto poi che il Ros abbia arrestato i ricattatori
(solo i quattro carabinieri, ovvio) tre giorni dopo la chiamata
del premier e alla vigilia delle primarie del Pd è una semplice
coincidenza, ci mancherebbe. Proviamo ora a immaginare se
Marrazzo fosse un esponente del centrodestra. Intanto i quattro
carabinieri che lo ricattavano sarebbero già parlamentari o
eurodeputati o ministri. I trans coinvolti avrebbero esordito ieri
al Grande Fratello, ribattezzato per l’occasione Grande
Transgender, e non sarebbe uscito nulla. Se invece non si fosse
fatto a tempo a tacitarli tutti, a quest’ora avremmo tv e giornali
alluvionati da dichiarazioni sulla giustizia
a orologeria, sui carabinieri rossi pilotati
dall’onnipresente sinistra (quando
arrestarono il pusher ministeriale che
portava la coca a Miccichè, questi strillò
al complotto dell’Arma, le cui inclinazioni
progressiste sono note a tutti), sui
comunisti che vogliono sovvertire il
risultato delle elezioni eliminando per via
giudiziaria un governatore eletto dal
popolo. Il quale dunque resterebbe a pie’
fermo al suo posto, con la solidarietà delle più alte cariche dello
Stato per l’infame intrusione nella sua privacy, con l’immediato
intervento del Garante per vietare la diffusione del videotape e
con gli autorevoli inviti del Pompiere della Sera a porre fine allo
scontro fra politica e giustizia, separare le carriere, abolire
intercettazioni e videotape, aprire un tavolo delle riforme
allargato ai trans. Intanto Mattino5 starebbe pedinando il pm
che ha smascherato lo scandalo per mostrarne urbi et orbi i
calzini, le sedute dal barbiere, le fumatine e altre bizzarrie
tipiche della toga politicizzata. Invece Marrazzo (che, lo
ripetiamo a scanso di equivoci, è indifendibile e deve
dimettersi) è di centrosinistra, non ha la fortuna di possedere tv
per sputtanare i suoi avversari né giornali con cui manovrare le
loro foto o video compromettenti. La prossima volta, se vuol
fare carriera sugli scandali anziché stroncarsela, si faccia furbo:
si iscriva al Popolo delle Libertà.

Gramellini

L’ ASSUEFAZIONE

Il disinteresse del conflitto

Che il capo del governo sia venuto in possesso di un video contro Marrazzo non in quanto capo del governo ma nelle vesti di proprietario di un’impresa di comunicazione è qualcosa di cui sembra non essersi accorto nessuno. Nemmeno i suoi oppositori. Avete forse letto una sola dichiarazione indignata o almeno stupita?

Commentavo con tre amici di sinistra la telefonata in cui Berlusconi avverte il governatore del Lazio di un filmato che lo riguarda, dopo averne avuto notizia dai dirigenti della Mondadori ai quali era stato proposto. Il primo amico, tendenza D’Alema, ha detto: stavolta Silvio si è comportato da signore, poteva rovinarlo e invece lo ha risparmiato. Il secondo, tendenza Veltroni: è il presidente del Consiglio, avrebbe dovuto avvertire la polizia. Tesi discutibile, perché presuppone che Berlusconi fosse a conoscenza non solo del video, ma anche del ricatto. Era naturalmente questa l’opinione del terzo amico, tendenza Di Pietro: per lui il premier è all’origine di tutti i mali dell’umanità dai tempi del Diluvio Universale «perché non poteva non sapere». Ma neppure il più ossessivo dei berluscallergici mi ha opposto la semplice osservazione che mi sono sentito fare al telefono da un collega inglese che vota per i conservatori: «Come potete accettare che un primo ministro riceva e usi, anche a fin di bene, informazioni ottenute in virtù del suo ruolo di editore?».

E’ l’ultima, lampante esplicazione del conflitto di interessi. Ma così lampante che nessuno di noi ci ha fatto caso. Provate a pensarci un attimo. I carabinieri ricattatori filmano Marrazzo e provano a vendere il video a un giornale del presidente del Consiglio. Non importa che il presidente del Consiglio abbia evitato di infierire. Resta il fatto che, grazie al suo ruolo di tycoon mediatico, gli era stata offerta la possibilità di distruggere un avversario politico. E pensare che molti fingono ancora di non capire quale differenza passa, ai fini delle regole democratiche, fra il possesso di una fabbrica di frigoriferi e il controllo di una che produce rotocalchi e programmi televisivi.

Ma questo totale disinteresse per i conflitti di interesse rivela anche qualcos’altro. Assuefazione. Ogni cosa, a furia di esserci, finisce per sembrare inesorabile. Mancanza di senso dello Stato, e lo si è appena visto proprio con Marrazzo: tutti scandalizzati dalle sue frequentazioni e non perché si recava agli incontri con l’auto di servizio. Rivela soprattutto disprezzo per le istituzioni. Viene il dubbio che gli italiani sappiano benissimo quali rischi si corrano a consegnare il governo nelle mani di un imprenditore di quel calibro e di quel ramo. Ma è tale il loro disprezzo per i politici di professione che ritengono meno grave truccare il gioco della democrazia che riaffidare le redini della Repubblica allo schema classico, in base al quale il mondo dei media e degli affari condiziona la politica attraverso le lobby, ma non si sostituisce a essa per esercitare direttamente il potere. E un editore, quando riceve un video compromettente, decide in base alle sue valutazioni di editore, non di presidente del Consiglio.

Chi alimenta l’omofobìa ?

martedì, 27 ottobre 2009

L’ultimo episodio avvenuto a Ostia dimostra che c’è un crescendo negli episodi di violenza contro le persone omosessuali le cui radici sono da ricercare soprattutto nell’ educazione alla discriminazione e alla violenza insita nelle dottrine delle religioni omofobiche. Le condanne a morte comminate agli omosessuali nei Paesi in cui vige la legge coranica sono certamente più gravi della discriminazione che la Chiesa cattolica, nei Paesi in cui i politicanti gli danno retta, invoca contro la parità di diritti per gay e lesbiche che si amano e vogliono sposarsi. Ma questa discriminazione pretesa dai preti e sostenuta a livello politico ingenera fatalmente e giustifica nei cervelli distorti di alcuni soggetti un sorta di via libera alla violenza criminale. E questa predisposizione al crimine è  più forte in quegli omosessuali repressi che esorcizzano il loro disagio attraverso la violenza contro chi rappresenta lo specchio del proprio mal vissuto orientamento sessuale.

Qui la fonte della notizia LEGGI

26/10/09 – Sessuofobici

lunedì, 26 ottobre 2009

Bisogna ave’ er coraggio de’ di’ le cose come stanno. La nostra società è schiava del dogma dell’eterosessualismo coatto imposto da un sistema che pare dominato dar cattolicesimo imperante in cui nessuno, in realtà, confida più (Massimo Marino detto el vole’, conduttore scaciatissimo di ViviRoma programma che va in onda dalle 2 di notte in poi sulle emittenti laziali, animatore di liste civiche (a favore di Veltroni e Marrazzo), fortemente impegnato per l’utilizzazione delle cellule staminali per la ricerca scientifica)

Quando si parla di islam moderato con il quale dialogare, quando si spera nella tregua in medio oriente, quando ci si illude sulla pace, generalmente si guarda verso la Giordania di re Abdallah, figlio del mai troppo compianto re Hussein. Nella sua recentissima visita in Italia il re, accompagnato dalla bella e capace regina Rania, singolarmente non è stato accolto dal premier in “vacanza” dal suo amico Putin. Più che uno sgarbo una vera e propria idiozia che nessuno nel governo e soprattutto nell’informazione ha rilevato. Che la politica sia ormai ridotta ad un mero esercizio di arroganza da parte della maggioranza e una totale assenza dell’opposizione è cosa nota e sembra per il momento immutabile. Quello che aggrava, se possibile, ancora di più la situazione è l’ondata sessuofobica che ha invaso l’informazione. Eserciti opposti si affrontano a colpi di diffamazioni personali utilizzando giornali – e giornalisti che un tempo si occupavano di politica - che si sono specializzati nel gossip sessuale. Sorprende, come nell’ultimo caso che ha visto primo attore il presidente della Regione Lazio, che si indaghi in largo e lungo sulla passione dei maschi per i transessuali - addirittura un quotidiano ha stilato una classifica, lolite a destra trans a sinistra – ,si mappi la città di Roma sui percorsi del “vizio”, ci si soffermi sulle reazioni della moglie del porcaccione, e si dedichino poche righe ai carabinieri presunti ricattatori e a quello che al momento sembra l’unico gravissimo errore del presidente, cioè aver ceduto al ricatto senza denunciarlo per tempo proprio mentre si chiede a noi piccola gente di denunciare usurai, estortori, violenti e violentatori.
Non è indispensabile stabilire chi per primo ha cominciato la guerra delle mutande, quello che è utile però, è vedere a cosa sta portando questo guardonismo moralista. Né la signora D’Addario né la Corte costituzionale hanno scalfito di un etto il granitico governo, messosi in discussione da solo sulla questione economica, l’unica che può creare fratture con i suoi elettori. Le partite Iva e le piccole imprese hanno smosso più di mille escort, e le domande che i media dovrebbero fare al governo sono se intende rimanere immobile come Tremonti propone e impone, se bisogna spendere e spandere come sta facendo Obama, se bisogna tagliare drasticamente le tasse come ha dichiarato Merkel presentando il nuovo esecutivo. Ma il giornalismo pettegolo fa vendere ed è utile in assenza di idee da una parte e dall’altra. Non ci resta che aspettare chi si stufa prima delle stronzate.
La sessuofobia è una vera e propria malattia mentale che alberga nella testolina del teocrate vaticano che, ricevendo i farmacisti cattolici (sicuramente esisteranno anche i farmacisti romanisti, laziali e puttanieri ), ha intercesso per loro affinché possano obiettare su quei farmaci mortiferi come la cosiddetta pillola del giorno dopo. Come si sa la pillola del giorno dopo la compra chi ha peccato il giorno prima quindi il papa in maniera subliminale si riferiva a chi fa sesso. E’ probabile che il criptoclericalismo governativo accolga l’ultima scemenza papale, nel caso sarebbe equa la richiesta di obbligare i farmacisti obiettori a non vendere preservativi, stimolanti, ritardanti, lubrificanti, vibratori, anellini… e tutte quelle cose che fanno più divertente il sesso ma che non servono strettamente alla riproduzione. Oltre alla scritta a caratteri cubitali sulla vetrina: qui si obietta. Io non voglio contribuire con la mia connettivina, aspirina, cerotti, ad ingrassare un sessuofobico. Che si curasse la testa coi soldi suoi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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