Archivio di settembre 2009

Per chi ha visto (o anche non ha visto) AnnoZero ieri sera.

venerdì, 25 settembre 2009

Un commento di Curzio Maltese

E Santoro porta la D’Addario in TV:
Ci voleva Annozero per far cadere la censura televisiva su Silvio Berlusconi e alcuni suoi intimi, da Vittorio Feltri a Patrizia D’Addario. Milioni di spettatori hanno potuto finalmente vedere il premier alle prese con una domanda vera sui suoi scandali, rivolta guarda caso da un giornalista spagnolo. Nella versione integrale, mai trasmessa dai telegiornali, con la partecipazione speciale di un esterrefatto Zapatero.

L’ignara casalinga di Voghera, ammesso che guardi Santoro, è stata alla fine informata sulla causa delle polemiche fra Berlusconi e la Chiesa, fra Berlusconi e Fini. Ovvero le iniziative di Vittorio Feltri, esponente del giornalismo grandguignolesco e direttore preferito dal premier. Uno che ha minacciato Fini di pubblicare dossier a “luci rosse”, ha dato dell’omosessuale al direttore dell’Avvenire e perfino dell’impotente a Berlusconi stesso, sia pure prima di essere ingaggiato alla guida de Il Giornale. Mandati a letto i bambini, già alla comparsa di Feltri, si passa dunque al caso delle escort e veline. Lo scoop, si fa per dire, di Santoro è la messa in onda di una delle decine di interviste date da Patrizia D’Addario sulle televisioni di mezzo pianeta, tranne naturalmente la nostra, ma sarebbe meglio dire “la sua”.

Basterebbe questo soltanto per chiudere sul nascere il dibattito sulla libertà d’informazione in Italia. Abbiamo dovuto aspettare tre mesi e la faticosa messa in onda di una trasmissione a rischio di chiusura per vedere in tv Patrizia D’Addario e sentirla parlare di uno scandalo tutto italiano che ha già fatto il giro del mondo. È uno scoop per “abbandono degli avversari”, commenta il precario Rai Marco Travaglio, anche il racconto di chi è Gianpaolo Tarantini. Un altro intimo amico del presidente del Consiglio, al quale telefonava fino a dieci volte al giorno. Per quanto lo smemorato di Cologno, come lo chiama Fiorello, in pubblico finga di non ricordarne il nome (“Tarantino o Tarantini, quello…”). Il giovane imprenditore che ha confessato di usare prostitute e cocaina per ingraziarsi i politici e fare il salto di qualità, come fornitore di macchinari sanitari e aspirante faccendiere della Protezione Civile.
Non c’è nulla di nuovo, per chi ha letto i giornali, o almeno alcuni, in questi mesi. Ma è tutta una scoperta per chi guarda la televisione. E la scoperta più grande è che non si tratta di gossip, di buchi nella serratura, ma della tragedia politica di un Paese dove veline e prostitute finiscono sulle liste del Parlamento Europeo, dove le forniture degli ospedali dipendono dalle forniture di cocaina. Un’Italia di veri parassiti criminali, altro che i cantanti lirici additati al linciaggio dall’esagitato ministro Brunetta.

Ancora una volta, abbiamo dovuto aspettare tre mesi perché questi fatti venissero illustrati al pubblico televisivo in maniera semplicemente comprensibile. Non attraverso i pastoni politici, le mezze frasi, le allusioni, i commenti appesi al nulla. La trasmissione di Santoro ha aperto una breccia in un muro di omertà inconcepibile in una democrazia. È probabile che i muratorini dell’informazione al servizio del padrone si adoperino da oggi stesso per tappare la falla e riprendere come nulla fosse il gioco delle mistificazioni. Ma se la Rai fosse un’azienda appena decente, i dirigenti dovrebbero complimentarsi con Santoro, firmare subito i contratti in sospeso, e ringraziare le redazioni di Annozero e degli altri pochi programmi che ancora danno un senso all’espressione “servizio pubblico” e quindi anche ai loro lauti stipendi.

(25 settembre 2009) Tutti gli articoli di politica

Cose da non credere.

giovedì, 24 settembre 2009

Vittorio Feltri, direttore de il Giornale berlusconiano, prende posizione contro DuceSilvio e la stragrande maggiranza del PDL-Popolo della Libertà vigilata dal Vaticano a proposito della Legge sulla tortura obbligatoria di fine vita pretesa dai gerarchi cattolici.

Il vero errore è imporre come morire
. da Il Giornale del 24 settembre 2009, pag. 1
di Vittorio Feltri

Caro Renato, ignoro se l’ispiratore della lettera che sollecita un
cambiamento della legge sul testamento biologico, già approvata dal Senato,
sia stato Gianfranco Fini; quand’anche fosse così non avrei difficoltà a
dichiararmi d’accordo con lui. Se ho ben capito, l’estensore e i firmatari
della missiva chiedono una cosa liberale, molto ragionevole: le nuove norme
rispettino la volontà di qualunque cittadino, credente o non credente. In
altre parole. Non è lecito in una materia delicata quale il fin di vita
trasformare in norma generale un principio della fede. Ciascuno di noi abbia
piuttosto il diritto di accettare l’alimentazione «forzata» oppure di
respingerla lasciando scritta nel testamento la propria decisione.
Decisione, intendiamoci, non definitiva bensì revocabile come accade in ogni
pratica testamentaria: oggi penso di donare i miei averi a Tizio, domani ci
ripenso e li dono a Caio. Affari miei. Simmetricamente, non esiste ragione
al mondo per cui debba delegare allo Stato la scelta se rimanere in vita a
ogni costo o se morire. Perché la vita e la morte- sono mie. Tu, cattolico,
sei convinto sia giusto restare immobile e incosciente in un letto con dei
tubicini infilati dappertutto che ti facciano vegetare? Liberissimo di
mettere nero su bianco: desidero questo. E guai se poi non ti accontentano.
Ma se io la penso diversamente e ritengo più opportuno evitarmi la tortura
di quei tubicini a te gradita, perdio autorizzami ad andare al- l’inferno e
non provarci neanche a salvarmi l’anima; preferisco provvedere di persona
anche a questa. Donne e uomini sono obbligati, dalla giovinezza alla
vecchiaia, a cavarsela da soli; studiare, lavorare, assicurare il necessario
alla famiglia, distinguere il male dal bene, pagare le tasse (nel mio caso,
come in quello di tanti altri, ho svolto perfino il servizio militare).
Chissà perché quando giunge il momento di tirare le cuoia, i medesimi
individui non sono più padroni nemmeno di stabilire in quale modo tirarle.
Scusa, ma in base a quale logica voi parlamentari vi prendete l’arbitrio di
sostituirvi al cittadino in una soluzione che spetta soltanto a lui? Non c’è
altro da aggiungere se non una precisazione. lo non ti impongo un
determinato modello di comportamento davanti al bivio: crepo subito o più
lentamente? Fai un po’ come ti pare. Perché tu, viceversa, imponi a me la
via da seguire? Sono consapevole. La religione cristiana è quanto di più
serio, e per un cristiano è importante attenersi ai suoi insegnamenti. Non
oserei mai impedirglielo. Però mi secca abbastanza se lui impedisce a me di
agire secondo la mia idea, sia pur sbagliata dal suo punto di vista.

Ma questa è solo una…

mercoledì, 23 settembre 2009

…della tante sceneggiate a cui assisteremo nel Parlamento Vaticaliano a mano a mano che arriveranno, nero su bianco, nei luoghi deputati le direttive decise dal vero Governo chye controlla e guida il nostro Paese, quello dei vescovi comandato dal generale-cardinale Angelo Bagnasco.

Da Notizie Radicali
articolo di Valter Vecellio

La situazione. Il presidente della CEI detta le condizioni del Vaticano. Il
governo Berlusconi risponde signorsì di Valter Vecellio
Monsignore detta le condizioni.

Come previsto, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana Angelo
Bagnasco non ha deluso le previsioni. Meno diretto di monsignor Mariano
Crociata, più sfumato di monsignor Arrigo Miglio, monsignor Bagnasco ha
comunque parlato in modo che chi doveva intendere ha senz’altro recepito.

Monsignore ha ricordato che la ferita provocata dall’ “affaire” Boffo
sanguina ancora: “La gravità dell’attacco non può non essere ancora una
volta stigmatizzata come segno di un allarmante degrado di quel buon vivere
civile che noi tutti desideriamo e a cui tutti dobbiamo tendere”; ha avuto
cura, a scanso di equivoci, di ricordare la telefonata del pontefice, segno
di una solidarietà e di una vicinanza che qualcuno aveva messo in dubbio; ha
scandito: “Occorre che chiunque accetta di assumere un mandato politico sia
consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che
esso comporta, come anche la nostra Costituzione comporta”. Che proprio
monsignore si richiami alla Costituzione italiana fa sorridere; tuttavia è
da credere che a quelle parole le orecchie del presidente del Consiglio
avranno cominciato a ronzare più di un alveare.

Monsignore poi ha dettato le condizioni del Vaticano: NO alla
commercializzazione della pillola abortiva RU 486 recentemente decisa dall’Agenzia
Italiana del Farmaco, perché favorirebbe “una mentalità secondo cui l’aborto
stesso finisce per essere considerato un anticoncezionale”

. La CEI si
attende che l’indagine parlamentare prevista sul tema permetta di arrivare a
una “maggiore verità sugli effetti letali che il farmaco ha avuto in alcune
occasioni sulle donne che lo hanno assunto. La decisione dell’AIFA è solo
apparentemente rispettosa della libertà, in quanto annulla i diritti di una
delle parti in causa, la più indifesa: cioè della vita appena affiorata ma
già reale. E’ anche nei confronti della donna il principio della precauzione
poteva e doveva suggerire altre cautele”. Maurizio Sacconi, Eugenia
Roccella, Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello, gli altri pasdaran del
partito pontificio sanno che cosa devono fare, che cosa ci si aspetta da
loro.

Per quel che riguarda il biotestamento “il lavoro compiuto al Senato è
prezioso”. Il Vaticano si augura che la Camera ora non si lasci fuorviare da
“pronunciamenti discutibili”. E sillaba: “Attendiamo una legge che possa
scongiurare nel nostro paese altre situazioni tragiche come quella di
Eluana”. Insomma: la legge da “Stato etico” non si tocca.

E il Governo prontamente si inginocchia.

Il Governo e la maggioranza che lo sostiene hanno già fatto sapere che di
essere disposti a pagare questi prezzi, in cambio di una tregua, di un
segnale di pace, sia pure temporanea. Tregua che il Vaticano concederà.
Alternative credibili a Berlusconi, attualmente non ce ne sono, questo è un
fatto. Inoltre occorrerà attendere i risultati delle elezioni
amministrative. Berlusconi giocherà la scommessa in prima persona,
consapevole della partita in gioco. Anche se in declino, anche se appannato,
è tuttavia improbabile che gli vada male, comunque così male da stroncargli
le gambe. Troppo fragili, ancora, gli avversari interni, per non parlare di
quelli esterni. Berlusconi dunque ha buone possibilità di portare a
conclusione la legislatura. Poi, certo, lo scenario delineato da monsignor
Crociata comincerà a prendere corpo, a diventare credibile e attuabile. Ad
ogni modo, per allora, si saranno pagati tutti i “pizzi” che il Vaticano
esige e impone.

Funerali di Stato o Funerali di Stato Cattolico ?

mercoledì, 23 settembre 2009

La totale identificazione dello Stato con la religione che non dovrebbe essere pù “di Stato” si è rinnovata lunedì scorso nella Basilica di San Paolo a Roma, dove la cerimonia commemorativa dei soldati della Repubblica Italiana uccisi a Kabul, celebrata tutta all’interno di un rito cattolico, ha fatto apparire quasi dei semplici chierichetti le massime autorità dello Stato. Su questo tema abbiamo ricevuto da una nostra cortese lettrice un interessante commento che volentieri pubblichiamo.

Riceviamo dalla nostra cortese lettrice Aviva De Benedetti.

Anche questa volta i militari morti in missione non hanno avuto veri funerali di Stato. Anzi ai sei parà della divisione Folgore uccisi in Afghanistan è andata anche peggio dei loro colleghi caduti in Iraq. Come si ricorderà in quel caso le salme transitarono all’Altare della Patria prima del solenne funerale nella basilica di san Paolo fuori le mura.

Torniamo ai nostri sei paracadutisti. Dapprima hanno avuto una benedizione da parte del cappellano militare a Kabul, ancora una benedizione all’arrivo a Ciampino, un saluto da parte del presidente della Repubblica, la muta presenza dei sindaci di Roma e Ciampino e altri rappresentanti delle istituzioni. Arrivati all’ospedale militare del Celio le salme hanno trovato accoglienza nella cappella dell’ospedale accolti dal saluto di molta gente che sfilava tra suore che organizzavano le preghiere distribuendo rosari. Successivamente le salme sono state trasportate nella imponente basilica per una lunga messa alla presenza di istituzioni silenziosissime.

In altri paesi europei coinvolti nella stessa missione, ben diversa è l’accoglienza fatta ai caduti. Nell’agosto del 2008 i dieci soldati francesi morti in combattimento vennero celebrati nel cortile dell’hotel des Invalides e dopo una breve cerimonia (non messa) celebrata dal cappellano militare, i parenti e i militari ascoltarono un lungo discorso del presidente Sarkozy. In Gran Bretagna Tony Blair introdusse la lettura dei nomi dei caduti in Parlamento, i funerali sono privati anche se un saluto viene portato dalle autorità a Wootton Basset, la città dove si trova la base militare della Raf e dove arrivano le salme. Anche nella (supposta) cattolicissima Spagna i funerali dei 17 soldati morti nell’agosto del 2005, vennero celebrati nella caserma di Madrid con una brevissima messa alla presenza della famiglia reale e con un intervento del premier Zapatero. I tre soldati tedeschi morti il 2 luglio scorso, sono stati accolti in Germania con una sobria cerimonia religiosa officiata da un pastore protestante e da un prete cattolico. Anche negli Stati Uniti i funerali dei soldati vengono celebrati nelle loro città in forma privata.

Sarebbe appropriato che i funerali di Stato che si decide di riservare ai militari, fossero realmente di Stato. A Roma c’è il sacrario militare presso lo Stato maggiore della Difesa (palazzo Baracchini), e l’Altare della Patria che potrebbero accogliere le salme dei militari alla presenza delle istituzioni.

Qualunque sia l’idea che ognuno di noi ha sulle missioni militari e sull’attribuzione dei funerali di Stato, penso che sarebbe più onorevole per gli italiani e per i familiari dei caduti, che al posto di tante benedizioni e scuotere di turiboli, ci fosse un saluto del Presidente della Repubblica che rappresenta tutti gli italiani (anche se ricordiamo che l’attuale maggioranza non lo votò).

Aviva De Benedetti

Le femministe “de sinistra” e l’assassinio rituale di Sanaa.

sabato, 19 settembre 2009

Un articolo pubblicato da L’Unità suscita molti interrogativi su inquietanti “minimizzazioni” dell’orrendo delitto.

Un commento  all’articolo del nostro amico Marcus Prometheus.

L’UNITA’ Politically correct (nido di vipere reggicoda dell’islamismo)
ASSOLVE LA RELIGIONE  e  minimizza:
COLPA DELL”ITALIA  anche l’omicidio di SANAA

L’UNITA’ – Igiaba Scego : ” Saana, l’imam di Pordenone: ‘È un delitto dell’ ignoranza’ “

Igiaba Scego sostiene che l’assassinio di Sanaa Dafani non abbia nulla a che vedere

con la religione e, per supportare la sua assurda tesi, scrive : ” Guardiamo i

dati: in Italia una donna viene uccisa ogni due giorni, i numeri quindi parlano

chiaro, le donne sono in pericolo. E il pericolo è legato allo squilibrato rapporto

tra i sessi e questo continuo considerare la donna una merce. Ricordiamoci che

siamo nell’Italia delle escort; molti nel paese trovano normale prostituirsi per

raggiungereunposto di potere. “. E’ vero che esistono anche delitti non legati alla

religione, che i moventi possono essere numerosi.

Commento di Marcus : Ma quello di Sanaa è un

assassinio legato alla religione, sia per le modalità, sia per il movente.

Nascondersi dietro a dati e a polemiche inutili non modifica la realtà. L’islam

non ammette che la donna possa emanciparsi nè integrarsi in una società culturale

diversa. La mercificazione del corpo della donna non c’entra nulla.

Ecco l’articolo:

Sanaa Dafani
Nel cortile della casa internazionale delle donne a Roma c’è un muro che ricorda le

donne uccise per mano degli uomini. Donne uccise dai mariti, dai fidanzati, dai

pretendenti, dai padri, dai fratelli e addirittura dai figli. Si chiamano Paola,

Maria, Alessandra, Rosa, ma anche Najat, Pilar, Felicitè, Sol. Sono italiane,

migranti, figlie di migranti. Sono donne che probabilmente prima di essere uccise

hanno subito anni di prepotenze e panico all’interno delle mura domestiche. Donne

che la società non ha protetto. Ora a questa triste lista di morte ammazzate

dobbiamo aggiungere il nome di Sanaa Dafani. Nei giornali nazionali è segnalata

come ragazza marocchina, ma era italianissima, ibrida, in mezzo alle culture, ai

mondi. Circola una bella foto di Saana, è sdraiata e guarda l’obbiettivo con grande

dolcezza. Per l’omicidio è indagato il padre. Miccia scatenante forse la decisione

della ragazza di convivere con un trentenne cattolico italiano. Questo ha fatto

gridare alla Lega (e non solo a loro) «gli islamici sono assassini» o «gli islamici

sono incompatibili con la costituzione », facendo della ferocia assassina di uno

quella di tutta una comunità religiosa. Dire questo è grave! La lega si dovrebbe

scusare con gli islamici per queste dichiarazioni. E poi francamente la trovo una

spiegazione dei fatti fuorviante. Guardiamo i dati: in Italia una donna viene

uccisa ogni due giorni, i numeri quindi parlano chiaro, le donne sono in pericolo.

E il pericolo è legato allo squilibrato rapporto tra i sessi e questo continuo

considerare la donna una merce. Ricordiamoci che siamo nell’Italia delle escort;

molti nel paese trovano normale prostituirsi per raggiungereunposto di potere. Dire

semplicemente «è la solita storia tra islamici, non è affar nostro», non ci aiuterà

mai a capire. A noi donne serve una spiegazione seria. Chi uccide vuole eliminarci,

distruggerci, cancellarci. Quello che si vuole eliminare è il diritto a una vita

indipendente. Si vuole considerare la donna la solita costola d’Adamo, un’

appendice. Chi uccide lo fa per ribadire la subalternità delle donne. Per uscirne

dobbiamo costruire una società dove donne e uomini costruiscono modelli relazionali

diversi, basati sul rispetto e non sulla mercificazione o sul potere. Saana è morta

probabilmente per manodel padre, attendiamo le indagini per affermarlo. Ma l’Italia

con la sua bassa considerazione delle donne ha dato una mano alla mano assassina.

Per non far morire altre Sanaa dobbiamo cambiare l’Italia. Perché donna è bello,

donna è vita.

DuceSilvio e la Corte Costituzionale.

venerdì, 18 settembre 2009

Sulla costituzionalità o meno del Lodo Alfano si gioca la libertà a la democrazia del nostro Paese.

Da Notizie Radicali

Articolo di Valter Vecellio

Ormai non ci si deve stupire più di nulla; al tempo stesso ogni giorno c’è di che rimanere a bocca aperta per la crescente impudenza ed arroganza di chi, prepotente, non si rassegna a un declino sempre più evidente, protagonista di una politica fasulla come il lifting e la tintura dei capelli con cui si impiastriccia. Dopo aver denunciato i “troppi farabutti nella politica, nella stampa e nella televisione”, dopo aver rinnovato e confermato la polemica con il presidente della Camera, dopo la discutibilissima esibizione televisiva “premiata” con un flop di ascolti e gradimento, il presidente del Consiglio ora si dedica alla Corte Costituzionale, chiamata tra breve a decidere sul cosiddetto “Lodo Alfano”.

In una memoria di una ventina di pagine depositata presso la cancelleria della Corte Costituzionale l’Avvocatura generale dello Stato che difende per conto della presidenza del Consiglio il “lodo Alfano”, non si trova di meglio che buttarla, letteralmente, in politica. Se il lodo infatti venisse bocciato “vi sarebbero danni a funzioni elettive che non potrebbero essere esercitate con l’impegno dovuto, quando non si arrivi addirittura alle dimissioni. In ogni caso con danni in gran parte irreparabili“. Questione politica, dice insomma l’Avvocatura dello Stato, e la Corte, più che valutare la compatibilità o meno con la Costituzione, deve emettere un verdetto politico. L’interferenza è pesante: si può sbagliare, ma non si ricordano simili precedenti. In breve: il lodo Alfano “nella situazione attuale pone al riparo dai danni conseguenti alcune cariche dello Stato…”; e anche se non si arriva alle dimissioni, che costituiscono il pericolo estremo, “si può creare una forte corrente di opinione contraria, che rende quantomeno precarie le condizioni personali di serenità secondo la Costituzione debbono essere assicurate all’interessato ed in mancanza delle quali resta pregiudicato l’interesse generale sottostante…”.

Non sapremmo dire quale sia l’articolo della Costituzione che impone di garantire serenità al presidente del Consiglio; ci dobbiamo essere distratti. Ad ogni modo alla Corte Costituzionale viene detto: attenti a come decidete, se boccerete il lodo Alfano si rischia la crisi dell’esecutivo. Una ragione in più per bocciarlo, se la si mette così. Ma da quando la Corte Costituzione, chiamata a decidere la costituzionalità o meno di una legge, si deve preoccupare degli effetti politici, veri o presunti che siano, della sua sentenza? Da sempre i radicali denunciano le sentenze “politiche” della Corte Costituzionale in materia di referendum (Marco Pannella invoca invano, per quello che dice, per come lo dice, di esserne chiamato a risponderne). Ora però c’è un’evoluzione: dall’accettazione delle sentenze “politiche” si passa alla rivendicazione delle sentenze “politiche”. Non male, un altro ottimo contributo all’ormai corposo libro sulla “peste italiana”.

Come sia, se governo e maggioranza hanno timore di una sentenza della Corte Costituzionale (sia pure su un provvedimento come il lodo Alfano) significa che il tumore che corrode la PdL è in uno stadio molto più avanzato di quanto possa a prima vista sembrare. L’implosione di Berlusconi e della sua macchina di potere è forse più vicina di quanto si crede. Al tempo stesso, sarà sempre tardi. E non ha torto il Quirinale a temerne le possibili conseguenze. Sansone, quando decise di distruggere il palazzo se ne portò dietro parecchi.

16/9/09 – E’ la stampa, bruttezza

mercoledì, 16 settembre 2009

“Lei è dalla parte del torto”. “Ingenuo. E’ il torto che è dalla mia parte” (Altan)
Il Risorgimento raccontato da Pellicciari perseguitò i cattolici, si impossessò con la forza delle terre dalla Chiesa, saccheggiò conventi, mise al bando gli ordini religiosi, confiscò con brutalità e vandalizzò migliaia di palazzi, intere biblioteche, archivi, quadri, sculture, oggetti sacri, inghiottiti in un battibaleno nelle insaziabili fauci di chi aveva architettato quel complotto massonico e anticristiano. E’ questo il Risorgimento che il premier apprezza?(P. Battista, Corriere della Sera)

Non fare domande è una cosa molto irritante. Ad esempio, sbarca alla mostra di Venezia il presidente venezuelano Chavez e tutti a dire che i comunisti (?) lo hanno accolto col tappeto rosso. Ci fosse stato un giornalista, dico uno, che avesse ricordato che in Italia l’unico presidente del Consiglio che lo ha ricevuto è stato Silvio durante il precedente mandato, che, tra l’altro, gli organizzò anche un incontro con l’ex miss Venezuela e star del Bagaglino Aida Yespica . O anche: il sindaco Alemanno dice che il problema di Roma è la sicurezza e che le donne se la sera escono gli zingari (sic) e i romeni (sic) le stuprano e le squartano. Vabbè, mettiamo più luci, per eliminare le zone buie. Per farlo nel mio municipio (XI, quello della Garbatella e dei Cesaroni) occorrono 60mila €, ma è troppo banale, è meglio spendere 800mila € per consegnare tessere metrebus per tre mesi ai militari di carriera perché così rinunciano all’auto privata (i colonnelli anche a eventuali autisti), salgono sui bus e danno una percezione di sicurezza ai romani. E nessun giornalista chiede conto di questo perverso percorso mentale. E ancora: sull’annosa questione dell’ora di religione il ministro dell’Istruzione trova legittima la richiesta della Chiesa cattolica di avere una supremazia sulle altre visioni del mondo. E nessuno le chiede conto di questa rigidità di pensiero oltre che, è superfluo pure ricordarlo, la sua mancanza di correttezza politica. Ma non finisce qui: sul quotidiano Libero (12 settembre) la storica Angela Pellicciari si compiace che il Presidente del Consiglio ha raccomandato ai giovani Pdl la lettura del suo ultimo lavoro Risorgimento da riscrivere. Una cosa talmente inaspettata che Pellicciari prosegue l’articolo raccontando la sorpresa del suo editore (Ares). In effetti con la sua affermazione il mitico Silvio ha mandato all’aria 150 anni di storiografia ufficiale, perché la storica, tra l’altro, consiglia di celebrare l’anniversario chiedendo scusa alla Chiesa. Grazie al primo della classe Pierluigi Battista che legge Libero e scrive sul Corriere della Sera, ora siamo tutti informati di questo consiglio di lettura del Presidente del Consiglio, ma che fa Battista? Bacchetta gli antiberlusconi che non si sono resi conto della gravità delle affermazioni del capo, però neanche per l’anticamera del suo laborioso cervello gli viene in mente di chiedergli: sua maestà, perché ha consigliato quel libro? Inoltre: qualcuno ha chiesto ai ministri Brunetta e Bondi che si sono scagliati sulla occupazione culturale della sinistra come mai loro gestiscono i posti ma sono incapaci di gestire i contenuti? E ovviamente buio pesto sulla pressione fiscale (aumentata) sul piano case (monco) sull’ambiente (ma forse si ignora anche la parola) riforma della giustizia (promessa in campagna elettorale), integrazione, rapporti con il resto del mondo, ecc ecc. Certo che il premier, come tutti, dovrebbe avere una vita specchiata, ma siamo certi che la domanda sulla sua salute mentale sia indispensabile e non piuttosto un utile diversivo? Oppure, non sono state un terribile errore di valutazione le dieci domande “leggerine” di Repubblica?
Poco da chiedere ma molto da piangere sullo strapotere di Vespa, talmente imbolsito da aver paura anche della concorrenza, perché la rai è argomento da maneggiare con cura siccome “quando Berlusconi governa ha in mano le reti sue e quelle che diventano sue per via politica. Con effetti a volte plumbei e a volta ridicoli, più per la qualità della informazione televisiva che per il suo pluralismo. Ma questo, come si sa, è un problema politico che l’opposizione non è riuscita a risolvere, o perché perde le elezioni o perché non sa fare leggi in materia neanche quando le vince. E del resto, anche il Pd come il Pdl ha abbondantemente scambiato la lottizzazione per pluralismo.” Ma quelli seduti su sedie diverse dalla rai, potrebbero chiedere quando arriveranno (forse alla fine di ottobre e allora bravissimo il premier) le case dell’Aquila dopo quelle offerte dalla Croce Rossa a Onna. O chiedere al loquace vescovo dell’Aquila come si permette di parlare male dei cittadini che non sono pienamente soddisfatti mentre lui con la sua pancia piena continua a mangiare sulle spalle dei contribuenti italiani compresa me che pago qualsiasi tipo di tassa mi venga richiesta e cerca di ottenere anche le posate d’oro leccando il sedere del premier .
Marco Pannella e Emma Bonino sono stati ironici sulla manifestazione del 19 per la libertà di stampa, loro che sulla stampa e regime non l’hanno mai mandata a dire. I giornalisti italiani, spiace dirlo ma è così per la stragrande maggioranza di loro, non sono il cane da guardia del regime, ma i cuccioli fedeli del sistema. In sintonia con il governo e la classe politica sono privi di contatto con la realtà e, come i membri del governo, rivelano una concezione autoritaria della vita.
Poche domande e la presunzione di dettare l’agenda politica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it -

*Di seguito due trailer di film, diversi ma neanche tanti entrambi da vedere

http://www.youtube.com/watch?v=K16XU1w_f4c
http://www.youtube.com/watch?v=IvYCW1LVFIE

Questa pagina tornerà il 29 settembre e nel frattempo… non abbrutite nel luogo comune.

Signor Vespa…

mercoledì, 16 settembre 2009

15 Settembre 2009
Signor Vespa

Signor Vespa,

il governo sta sabotando l’informazione di Stato, lei si presta come boia di questa esecuzione lasciando trasmettere stasera, senza contraddittori, le menzogne di Berlusconi sull’Abruzzo. Lei è sorridente osservatore di questa mattanza Rai, che osteggia Report, scioglie Annozero e fa slittare a giovedì Ballarò per mettere i sudditi italiani davanti al sultano che lei imbeccherà con domande preconfezionate. Insomma un’informazione alla mussoliniana maniera che di questi tempi è molto in voga. Berlusconi stapperà lo champagne della propaganda per le 94 nuove abitazioni che verranno consegnate ad Onna, grazie ai soldi raccolti dai volontari di Trento e dalla Crocerossa a cui il governo non ha aggiunto un solo cent di bronzo.

La sua arrogante risposta: “si scusi o non verrà più”, data a me senza mezzi termini e a Franceschini velatamente, suona come una minaccia che rigetto al mittente, e metterò sul tavolo sordo dell’Agcom e della commissione di Vigilanza, ma che affiderò anche ai legali per constatare la sussistenza del ricatto intrinseco che le sue dichiarazioni contengono.

Lei conferma la sua concezione della tv pubblica perfettamente allineata alla nuova dirigenza di governo: roba nostra.

Le illustro, invece, la mia concezione: lei alle trasmissioni è ospite esattamente quanto il sottoscritto, e dovrebbe rispondere della sua reputazione e della sua professionalità a nessun altro se non ai cittadini. E questo, diciamocelo, anche fuori dalla camera caritatis, nel suo caso non avviene e non è mai avvenuto.

Io vedo, dunque, Porta a Porta come uno spazio che il pluralismo dell’informazione, ancora sulla carta, garantisce per legge, per par condicio e non per grazia ricevuta da Bruno Vespa o dal conduttore di turno.

La lascio con due illuminanti interrogativi che ogni italiano serba nel profondo e la cui risposta lascio a lei: come mai Porta a Porta non ha gli stessi problemi di messa in onda che hanno trasmissioni quali Report, Annozero o Ballarò? Come mai Berlusconi la preferisce ai suoi colleghi per essere intervistato?

Signor Vespa, ritengo che sia lei a doversi scusare con gli italiani per l’utilizzo che fa del servizio pubblico come veicolo di promozione degli interessi privati di Silvio Berlusconi.

Lancio un appello dalla Rete ai cittadini, ai politici dell’opposizione e al Capo dello Stato quale garante delle malandate istituzioni italiane:

- ai cittadini chiedo di boicottate Porta a Porta, cambiando canale questa sera, per stracciare lo share della trasmissione.

- ai politici dell’opposizione chiedo di rifiutare, per solidarietà verso Franceschini, che si è già espresso in questo senso, ogni proposta per la puntata riparatoria “del giorno dopo” in programma per il 23 settembre, in cui Bruno Vespa vorrà chiudere la partita del “salvo la faccia per la porcata del 15 settembre”.

- al Presidente della Repubblica chiedo di farsi garante dell’applicazione e del rispetto della legge che regola la par condicio nel garantire un’appropriata visibilità a tutti i principali partiti e/o movimenti politici.

Postato da Antonio Di Pietro in Informazione

14/9/09 – Lavare l’onta

lunedì, 14 settembre 2009

Oh se fosse dato all’uomo di conoscere la fine di questo giorno che incombe! Ma basta solo che il giorno trascorra e la sua fine è nota. (Giulio Cesare, Shakespeare)

Era nato a Londra nel 1912 e nella sua breve carriera accademica aveva pubblicato lavori che hanno cambiato la nostra vita, dando impulso, con la sua ricerca, all’intelligenza artificiale. Veniva da una famiglia della middle class, non uno studente brillante ma piuttosto un bambino prima e un ragazzo poi, solitario, molto sensibile, affascinato dai misteri della natura. Respinto dal preside della sua scuola perché utilizzava metodi non convenzionali per risolvere complessi quesiti matematici. Fortunatamente la scuola finì e il giovane entrò al King’s College di Cambridge, un ambiente dove la matematica e le scienze che amava erano il pane quotidiano. E neppure essere diversi sembrava un gran problema. Il giovane seguì le lezioni di Keynes, e di Wittgenstein e si applicò al “problema della decisione”, arrivando alla “macchina di Turing” un sistema in grado di svolgere alcune funzioni della mente umana. Era un originale che, come ha ricordato Piergiorgio Odifreddi, lavorava a maglia e giocava a tennis completamente nudo, e per queste stramberie il sistema accademico non lo premiò come il suo genio avrebbe imposto. Arrivò la guerra mentre il matematico lavorava alle sue macchine. L’intelligence lo assunse per decrittare i codici con i quali comunicavano i comandi nazisti. Dalla necessità di gestire una quantità elevata di numeri e combinazioni presero il via, nel corso degli anni successivi, le elaborazioni scientifiche che aprirono la porta alla progettazione dei primi computer.
Nel 1952 un amorazzo occasionale gli rubò il portafoglio. Lui lo denunciò, nel contempo denunciando la sua omosessualità. Venne processato e condannato: o la prigione o la castrazione chimica. Scelse la seconda opzione, ma gli estrogeni stravolsero la sua vita. Si suicidò mangiando una mela dopo averla intrisa nel cianuro, in ricordo di Biancaneve, una favola che amava.
Il primo ministro Gordon Brown* dopo mezzo secolo, su sollecitazione di scienziati, studiosi, cittadini, associazioni lgbt mobilitate dall’informatico John Graham-Cumming e dal Daily Telegraph, ha chiesto scusa ad una persona che ha contribuito al buon esito della storia decifrando i codici di Hitler. Il suo nome era Alan Turing** il cui dramma si consumò negli anni in cui primo ministro era Winston Churchill e che, fino ad oggi, era ricordato solo da una brutta statua nei giardini di Manchester.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* “A nome del governo britannico e di coloro che vivono liberamente grazie al lavoro di Alan, sono fiero di dire: perdonaci “ Gordon Brown
**Alan Turing (1912-1954) è uno dei grandi matematici del XX secolo, pioniere dell’intelligenza artificiale.
Durante la guerra lavorò a Bletchley Park alla decifrazione dei codici militari di Hitler.

Rutelli se ne va ?

domenica, 13 settembre 2009

Prove di inciucio per una fuga di massa dal PD-Partitus Dei verso un nuovo partito di centro che più democristiano non si può. Nemmeno il silenzio di Bersani sulla laicità, i diritti civili e il testamento biologico, convincerà gli zuavi pontifici interni al PD a restarci.

Qui la fonte della notizia dal Corriere della Sera
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…ROMA – Non si tira indietro. Anche perché «bisogna cercare di far incontrare e di unire le forze che ragionano e che vogliono lavorare per risolvere i problemi del nostro Paese». Francesco Rutelli arriva agli Stati Generali del Centro organizzati dall’Udc e ribadisce la gravità della crisi economica e l’asprezza dello scontro politico. In questo difficile contesto, fa intendere il presidente del Copasir, è necessario unire tutte le forze che puntano a un rilancio dell’Italia. «Lavorare assieme a Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini?» gli chiedono. «Questo si vedrà…» risponde Rutelli.