DuceSilvio tampina il papa e gli strappa 3 minuti 3 di benedizione mediatica, previo lungo e appassionato baciamano. Lo slinguazzamento dell’augusta estremità è avvenuto a Ciampino dove DuceSilvio ha esibito il canonico inchino a 90 gradi indispensabile a mostrare il perfetto appecoronamento. Ma per tanta benevola concessione pontificia quanto dovremo pagare noi italiani in termini di quattrini e di perdità di libertà ? Per prima cosa ci beccheremo una Legge sulla tortura obbligatoria fi fine vita.
La situazione. Simonia elettorale e doppio “realismo” vaticano e
berlusconesco
di Valter Vecellio
Un fugace incontro in aeroporto, un improbabile scambio di battute (quel:
“Le porto i saluti del presidente Obama” è fuffa per gonzi a cui far credere
un’intimità con la Casa Bianca che non c’è; e con un misto di indifferenza e
diffidenza che l’amministrazione americana guarda a palazzo Chigi), sono
sufficienti per far tornare al sereno i rapporti tra Vaticano e Berlusconi?
In molti hanno accreditato la velina della “pace ritrovata”, merito
soprattutto del Grande Mediatore Gianni Letta; che certo molto si è
adoperato, ma ancora più dovrà lavorare.
Al di là dei sorrisi di convenzione, il Vaticano pragmaticamente ha posto
precise condizioni: la legge sul testamento biologico e il fine vita così
come è uscita da palazzo Madama; l’opposizione alla pillola RU 486;
ulteriori, consistenti, finanziamenti alle scuole private, che in Italia
sono quelle cattoliche. Questi sono i “doni” che Berlusconi deve portare all’altare
di Ratzinger, se vuole sperare che sia rinnovato il patto simoniaco che lo
lega al Vaticano. Una “santa” alleanza più che mai indispensabile a un
Berlusconi, screditato come mai a livello internazionale, e ridotto ad aver
timore perfino di una trasmissione come “Anno Zero” di Michele Santoro. Del
resto, il Vaticano, oltre alle condizioni peraltro dettate fin dal primo
incontro tra Ratzinger e Berlusconi, in questi giorni ha inviato precisi
segnali senz’altro recepiti: i due incontri degli esponenti della Lega prima
con monsignor Bagnasco, poi con monsignor Bertone hanno fatto capire che già
in occasione delle prossime elezioni amministrative i vescovi potrebbero
volgere la loro “attenzione” verso il partito di Bossi; e le parole di
esponenti di primo piano della CEI alla vigilia dei lavori del sinodo, hanno
fatto intendere che anche altri attori sulla scena politica potrebbero
essere individuati come possibili, più affidabili interlocutori.
Al di là delle battute da Bagaglino sull’ “abbronzatura” di Obama e
consorte, domenica scorsa Berlusconi ha sostenuto che riconoscere legittimi
diritti agli extracomunitari che in Italia lavorano, producono e portano
ricchezza, fa parte di un ordito della sinistra: che così spererebbe di
captarne il voto e rovesciare gli equilibri politici favorevoli al
centro-destra. Una tesi non nuova, e che certamente è il risultato delle
libagioni del lunedì sera ad Arcore con lo stato maggiore leghista. Battuta
per battuta, si potrebbe dire che se questi sono gli effetti di quelle cene,
c’è da augurarsi che Berlusconi dedichi più tempo alle feste a palazzo
Grazioli con le sue escort. In realtà il discorso è serio: parlando del
“piano” della sinistra, Berlusconi ha scagliato un siluro contro il
presidente della Camera accompagnato ad un messaggio preciso, quel “non ci
lasceremo mai”, rivolto alla Lega. Il tutto a poche ore dal fragilissimo
armistizio stipulato proprio con Fini, che nei giorni scorsi aveva posto con
chiarezza la questione del rapporto preferenziale con Bossi, senza
nascondere tutta la sua insofferenza e ostilità.
Una partita delicata. Fini è ben consapevole che non c’è solo l’asse
Berlusconi-Lega. Il presidente del Consiglio da tempo si è dedicato in una
fruttuosa campagna acquisti nel partito stesso che era di Fini. Gli Ignazio
La Russa, i Maurizio Gasparri, gli Altero Matteoli da tempo guardano con
attenzione ad Arcore, sensibili alle ragioni e agli umori del Cavaliere. Se
è vero che Berlusconi ha garantito che su questo fronte non ha nulla da
temere, Fini ha tutte le ragioni per essere, proprio per questo, sospettoso
e inquieto.
E’ evidente che il chiarimento definitivo ci sarà dopo le elezioni
regionali, con i risultati sul tavolo a fare la differenza. Nel frattempo si
schierano pedoni e pedine; e qui si torna al ruolo che gioca e giocherà il
Vaticano. Nelle passate elezioni regionali in Sardegna e a quelle per il
comune di Roma, la mobilitazione di vescovi e curie furono determinanti e
decisivi per la vittoria del centro-destra. Berlusconi lo sa, la Lega lo sa,
il Vaticano lo ricorda ogni giorno; e tutti sanno che Berlusconi, nonostante
i patetici lifting, i capelli tinti e i tacchi rialzati, e un signore che la
mattina guardandosi allo specchio non può ignorare gli anni che ha, e
soprattutto non può nascondersi la differenza d’età tra lui, Fini e Giulio
Tremonti.
Ilvo Diamanti, autore di un recente e interessante “Sillabario dei tempi
tristi”, osserva che “una delle pochissime organizzazioni che dispone ancora
di una rete di relazioni fondata su valori condivisi e sulla fede è la
Chiesa. Ecco la ragione dell’attacco a Dino Boffo. Si voleva dire: anche la
Chiesa è come tutti gli altri, in questo paese non ci sono santi né maestri.
L’assenza di progetto si rispecchia nel ‘realismo’, nella cultura del fare
immediato: io (ndr.: Berlusconi) in poche settimane vi darò le case, in
pochi giorni risolverò la questione della spazzatura. Siamo un popolo che ha
fretta, e non ha tempo di aspettare il futuro. Il progetto vincente è l’assenza
di progetto: reagire allo stimolo immediato senza costruire un avvenire. Ci
vuole troppo tempo”. Discorso di ampio respiro, che merita attenzione e su
cui converrà tornare, soprattutto su quel “Ci vuole troppo tempo”. Sono in
molti a non averne. La chiave del doppio “realismo”, quello Vaticano e
quello berlusconesco, è qui. Un “doppio realismo” che produce (e ancor più
produrrà) effetti letali. Ce ne accorgeremo presto.
Tag: ducesilvio


Giulio C.Vallocchia segnala questo articolo di Lidia Ravera :
Il penoso Viale del Tramonto del Cavaliere
di Lidia Ravera, da lidiaravera.it (http://www.lidiaravera.it/)
Un vecchio, più vecchio dei suoi anni, un uomo che non riesce più a controllare
le sue emozioni, che ha perso, o sta perdendo, il contatto con la realtà. Questa
è l’impressione diffusa (non proprio un opinione quanto piuttosto una
sensazione) di fronte al Berlusconi più recente. Quello dell’aggressione a
giornali e giornalisti “incontrollabili”, a ogni opposizione (anche minima), ai
meno subalterni dei suoi partners di maggioranza.
Colpisce la voce stridula, l’arrancare in cerca di una costruzione sintattica
condivisa, di un aggettivo appropriato, di un epiteto efficace. È stupefacente l’infantilismo
burbanzoso delle lodi rivolte a se stesso: io sono il miglior Presidente del
Consiglio da prima che nascesse il mondo, io sono il più bravo di tutti e il più
ricco e il più fico e tutti quelli che dicono il contrario sono invidiosi e a
tutte le ragazze piace moltissimo stare alle mie cene con me medesimo e
figuriamoci se le pago che fanno la fila per baciarmi le babbucce.
È quell’allentarsi dei freni inibitori, quel “me ne frego” che sottende ogni
esibizione di protervia tipica dell’estrema vecchiaia e debolezza, quando, in
fondo, non te ne importa più niente del giudizio degli altri, vedi soltanto te
stesso e la fine che si avvicina. Allora gridi e ridi e rilanci, perché ti senti
solo e hai paura.
Non per tutti la vecchiaia è così brutta, ma per i narcisisti assoluti sì.
Infatti, nonostante tutto, mi fa pena, Silvio Berlusconi: contestato dal
cinquantenne Fini, così padrone di sé stesso, dignitoso, quasi solenne,
minacciato dal neosessantenne Bossi, così ruspante da essere radicato nel
territorio come un tubero vincente, rifiutato dal cinquantenne Casini, così
pericoloso da quando la Cei ha rivelato che nel Regno dei Cieli non si possono
portare le escort.
Mi fa pena come tutte le “Star” quando imboccano il Viale del Tramonto.
(18 settembre 2009)
http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-penoso-viale-del-tramoto-del-cavaliere/