Un articolo pubblicato da L’Unità suscita molti interrogativi su inquietanti “minimizzazioni” dell’orrendo delitto.
Un commento all’articolo del nostro amico Marcus Prometheus.
L’UNITA’ Politically correct (nido di vipere reggicoda dell’islamismo)
ASSOLVE LA RELIGIONE e minimizza:
COLPA DELL”ITALIA anche l’omicidio di SANAA
L’UNITA’ – Igiaba Scego : ” Saana, l’imam di Pordenone: ‘È un delitto dell’ ignoranza’ “
Igiaba Scego sostiene che l’assassinio di Sanaa Dafani non abbia nulla a che vedere
con la religione e, per supportare la sua assurda tesi, scrive : ” Guardiamo i
dati: in Italia una donna viene uccisa ogni due giorni, i numeri quindi parlano
chiaro, le donne sono in pericolo. E il pericolo è legato allo squilibrato rapporto
tra i sessi e questo continuo considerare la donna una merce. Ricordiamoci che
siamo nell’Italia delle escort; molti nel paese trovano normale prostituirsi per
raggiungereunposto di potere. “. E’ vero che esistono anche delitti non legati alla
religione, che i moventi possono essere numerosi.
Commento di Marcus : Ma quello di Sanaa è un
assassinio legato alla religione, sia per le modalità, sia per il movente.
Nascondersi dietro a dati e a polemiche inutili non modifica la realtà. L’islam
non ammette che la donna possa emanciparsi nè integrarsi in una società culturale
diversa. La mercificazione del corpo della donna non c’entra nulla.
Ecco l’articolo:
Sanaa Dafani
Nel cortile della casa internazionale delle donne a Roma c’è un muro che ricorda le
donne uccise per mano degli uomini. Donne uccise dai mariti, dai fidanzati, dai
pretendenti, dai padri, dai fratelli e addirittura dai figli. Si chiamano Paola,
Maria, Alessandra, Rosa, ma anche Najat, Pilar, Felicitè, Sol. Sono italiane,
migranti, figlie di migranti. Sono donne che probabilmente prima di essere uccise
hanno subito anni di prepotenze e panico all’interno delle mura domestiche. Donne
che la società non ha protetto. Ora a questa triste lista di morte ammazzate
dobbiamo aggiungere il nome di Sanaa Dafani. Nei giornali nazionali è segnalata
come ragazza marocchina, ma era italianissima, ibrida, in mezzo alle culture, ai
mondi. Circola una bella foto di Saana, è sdraiata e guarda l’obbiettivo con grande
dolcezza. Per l’omicidio è indagato il padre. Miccia scatenante forse la decisione
della ragazza di convivere con un trentenne cattolico italiano. Questo ha fatto
gridare alla Lega (e non solo a loro) «gli islamici sono assassini» o «gli islamici
sono incompatibili con la costituzione », facendo della ferocia assassina di uno
quella di tutta una comunità religiosa. Dire questo è grave! La lega si dovrebbe
scusare con gli islamici per queste dichiarazioni. E poi francamente la trovo una
spiegazione dei fatti fuorviante. Guardiamo i dati: in Italia una donna viene
uccisa ogni due giorni, i numeri quindi parlano chiaro, le donne sono in pericolo.
E il pericolo è legato allo squilibrato rapporto tra i sessi e questo continuo
considerare la donna una merce. Ricordiamoci che siamo nell’Italia delle escort;
molti nel paese trovano normale prostituirsi per raggiungereunposto di potere. Dire
semplicemente «è la solita storia tra islamici, non è affar nostro», non ci aiuterà
mai a capire. A noi donne serve una spiegazione seria. Chi uccide vuole eliminarci,
distruggerci, cancellarci. Quello che si vuole eliminare è il diritto a una vita
indipendente. Si vuole considerare la donna la solita costola d’Adamo, un’
appendice. Chi uccide lo fa per ribadire la subalternità delle donne. Per uscirne
dobbiamo costruire una società dove donne e uomini costruiscono modelli relazionali
diversi, basati sul rispetto e non sulla mercificazione o sul potere. Saana è morta
probabilmente per manodel padre, attendiamo le indagini per affermarlo. Ma l’Italia
con la sua bassa considerazione delle donne ha dato una mano alla mano assassina.
Per non far morire altre Sanaa dobbiamo cambiare l’Italia. Perché donna è bello,
donna è vita.
Tag: sanaa

Un Commento di Giulio Meotti : ” Hina e le altre ragazze uccise in nome della sharia. Boom di delitti d’onore ”
Giulio Meotti
Roma. Avevano appena iniziato a vivere, i familiari le hanno uccise. Hina
Saleem venne sgozzata e sepolta nell’orto di casa, presso Brescia. Con la
testa rivolta verso la Mecca e il corpo avvolto in un sudario. Hina aveva
rifiutato un matrimonio forzato voluto dal padre. L’altroieri, a Pordenone,
Sanaa Dafani è stata accoltellata a morte dal padre in un bosco, mentre era
in compagnia del fidanzato, un italiano. Una relazione bandita dai suoi
genitori di origini marocchine. Non si sa nemmeno quanti siano esattamente i
delitti d’onore in Europa. In gergo islamico si chiama “Jarimat al Sharaf”.
Spesso queste esecuzioni religiose vengono derubricate sotto la voce
“violenza domestica”. Nella moderna Istanbul, che preme per entrare in
Europa, si conta un delitto d’onore a settimana. A Gaza dall’inizio
dell’anno dieci donne sono state uccise in nome della sharia (una
palestinese è stata sepolta viva dal padre). Accade anche in mezzo a noi, a
Milano, a Parigi, a Berlino, a Londra. Il settimanale tedesco Der Spiegel
scrive che almeno cinquanta donne musulmane in Germania sono state vittime
di un delitto d’onore. A Londra almeno dodici ogni anno. A queste vanno
aggiunte le “vergini suicide”, le ragazze che si tolgono la vita per
sfuggire a un matrimonio forzato. A Derya, 17 anni, la sentenza di morte è
arrivata via sms: “Hai infangato il nostro nome, ora o ti uccidi o ti
ammazziamo noi”. In Europa risultano “scomparse” migliaia di ragazze
musulmane, spesso cittadine europee. Ne spariscono decine al mese, tutte
allo stesso modo: partono per un viaggio all’estero e sui banchi di scuola o
sul posto di lavoro non tornano più. Downing Street stima che ogni anno
avvengono tremila matrimoni forzati. In Francia 60mila adolescenti sono
minacciate dai matrimoni forzati. Un recente rapporto compilato dal
Consiglio d’Europa e redatto dal parlamentare inglese John Austin avverte
che “l’uccisione di donne da parte dei membri della famiglia per proteggere
il loro ‘onore’ è più esteso in Europa di quanto si pensi”. Sono tante le
“colpe” delle vittime dei delitti d’onore: il rifiuto di indossare il velo
islamico, l’inclinazione a vestire all’occidentale, a frequentare amici
cristiani (fino a convertirsi a un’altra fede) o avere amici non musulmani,
la volontà di studiare o leggere libri “impuri”, di cercare il divorzio, di
essere troppo “indipendente” o moderna. In Inghilterra Rukhsana Naz è stata
uccisa perché aveva rifiutato un matrimonio combinato. In Svezia Fadime
Sahindal è stata uccisa a colpi di pistola perché si era avvicinata alla
cultura occidentale. All’inglese Heshu Yones hanno tagliato la gola perché
aveva un fidanzato cristiano. “Troppo occidentale”, avevano detto della
francese Sohane Benziane. E’ stata torturata e bruciata viva. Stessa fine
per l’olandese Maja Bradaric, perché flirtava con un ragazzo su Internet.
Una ventina di coltellate hanno spezzato la vita di Sahjda Bibi, anche lei
aveva rifiutato un matrimonio forzato. In Germania Hatin Surucu è stata
giustiziata con un colpo alla nuca perché si rifiutava di indossare il velo.
Un’altra tedesca, Morsal Obeidi, di appena sedici anni, è stata uccisa
perché “voleva essere troppo libera”. Lo scorso luglio, nel cuore di Londra,
c’è stato uno dei più feroci delitti d’onore. Alle due del mattino un gruppo
di musulmani trascina per strada un ragazzo di origine asiatica proveniente
dalla Danimarca. Lo pugnalano due volte alla schiena, lo colpiscono alla
testa con dei mattoni, gli versano acido solforico sul corpo e in gola. La
sua “colpa” era stata quella di frequentare una coetanea britannica di
origini pachistane e di religione musulmana. La polizia ha evitato per
miracolo che la ragazza subisse la stessa sorte. La stessa polizia che ogni
anno tratta la “scomparsa” e la morte, in circostanze simili, di un
centinaio di ragazze di religione islamica. Due anni fa, sempre a Londra,
Mohammed Riaz, di origini pachistane, bruciò vive la moglie e le sue quattro
figlie dopo averle chiuse in casa. Riaz trovava ripugnante il fatto che la
figlia volesse diplomarsi o potesse rifiutare il matrimonio combinato. Ciò
che lo spinse ad appiccare l’incendio, scrive il Telegraph, fu soprattutto
il fatto che le donne avevano servito alcolici durante una festa per il
figlio, malato di cancro terminale. E’ in questo mondo di sottomissione e
fanatismo domestico, segnato spesso dall’escissione del clitoride, che
germina l’odio islamista. Singolare che le vite di queste ragazze ci
interessino quando è già troppo tardi.
Un commento di Carlo Panella
* * Carlo Panella : ” Sgozzava in nome di Allah e poteva essere italiano ”
Sanaa Dafani è stata sgozzata nel nome dell’islam, non di tradizioni
antiche, non del codice d’onore. Un islam retrivo che proibisce in nome di
Allah il matrimonio (e men che meno i rapporti sessuali) tra una donna
musulmana e un cristiano, o un ebreo, o un agnostico. Un Islam -anche
“moderato”- che non punisce con la morte questa grave violazione della
sharia -in questo, l’atrocità è tutta del padre- ma che la considera peccato
grave, e quindi un reato penale. Un Islam che permette al maschio di sposare
una cristiana, perché i suoi precetti esaltano una famiglia – e quindi la
società- basata su un rapporto di violenza del maschio sulla femmina, eterna
minorenne, destinata alla “tutela” dei parenti uomini e che quindi
diventerebbe “apostata” se sposasse un cristiano. Sbaglia dunque
colpevolmente, chi attribuisce questo delitto alla tradizione del “delitto
d’onore”, facendo finta di non sapere che il padre musulmano ha sgozzato
Sanaa non obbedendo a modo suo a un codice ancestrale, ma a una precisa
disposizione della sharia. Una disposizione coranica predicata in tutte le
moschee italiane gestite dall’Ucoii e che è legge nei codici saudita,
iraniano, algerino, egiziano e anche marocchino. Per il padre, Sanaa,
commetteva non solo un peccato, ma anche un reato: questo ha armato la sua
rabbia barbara. E’ incredibile che Jean Léonard Touadi, deputato del Pd,
eviti, come tutti i deputati del Pd, di riconoscere la matrice islamica -sia
pur deviata- in questo assassinio e sostenga che “l’integrazione è la via
maestra per evitare conflitti culturali che, in alcuni casi, possono portare
ad eventi delittuosi. Sanaa non è “vittima di un “conflitto culturale”, ma
di un “conflitto religioso”, radicato in tutta Europa. Tutti sappiamo di
Hina Salem -uccisa a freddo, a Brescia dopo un consiglio di famiglia- ma non
sappiamo di Busra, sgozzata nel giugno 2009 in Germania dal padre con un
coltello di cucina, per la stessa violazione della sharia; né di Hatum,
massacrata nel febbraio 2005 dal padre e da tre fratelli a Berlino; né di
tante altre ragazze -migliaia- che in tutta Europa sono state massacrate di
botte e segregate perché osavano amare un “cristiano” e quindi violavano la
sharia. Se si continua a ignorare questa realtà, se si continua a pensare
come fa la senatrice Vittoria Franco, del Pd, che il comportamento del padre
di Sanaa è fuori dalla storia” e non si comprende che invece è tutto dentro
la storia del fondamentalismo islamico e anche di tanto islam moderato,
questa tragedia si ripeterà. E’ dunque indispensabile che venga affrontata
in sede politica e legislativa per quello che è smettendo di rifugiarsi in
ipocriti appelli all’integrazione. Un esempio: applicando la legge
marocchina -che pure è la migliore di tutto il mondo islamico (con quella
tunisina e turca)- molti funzionari dei consolati del Marocco in Italia,
rifiutano alle donne marocchine i certificati anagrafici per sposare un
italiano. Si parta da qui, si tratti col Marocco, si imponga una radicale
modifica di queste disposizioni. Si introduca un’aggravante per le
motivazioni religiose di assassinii come questi. Si aggiorni la definizione
legislativa della poligamia. In raccordo con il Consiglio della moschea di
Roma che rappresenta tutti i paesi islamici, il governo apra un dossier che
affronti con moderazione, ma anche totale fermezza nella difesa dei diritti
umani, tutti i problemi che la sharia, quella fondamentalista, ma anche
quella “moderata”, pone alla convivenza civile in Italia. Solo così si può
definire cosa vuol dire integrazione.
ma scusate unita di qualcosa..se questi delitti avvengono nei stessi paesi considerati moderati .come l esempio della turchia..come si puo collegare in modo inscendibile che cki uccide una donna ad esempio in arabia abbia sempre le stesse e medesime ragioni di fondo in europa… se la sharia non lo avrebbe complentato nei suoi canoni l omicidio della donna immagine del onore violato..ìììallora le femminste de sinistre a cosa si attaccano?..sera.. le femministe dovrebbero guardare alle veline di casa loroììì
Le donne de sinistra sono spocchiose,altezzose,complessate,bruttine,saccenti basta osservare le deputatesse e senatrici dei loro partiti..
Le donne ragionano col cervello, gli uomini col …”pisello”…
Sono argomenti troppo importanti per lasciarli commentare da Prometheus o, ancora peggio perchè ha più ascolto, la signora Santanchè.
Avete parlato tempo fa della posizione assunta sul burqa da Sarkozy e dai belgi. Riflessioni e soluzioni vanno fatte e prese, ma seriamente, non come la signora Daniela alla quale, se hanno menato, se le è cercate
Questo è l’articolo che avete pubblicato e al quale mi riferivo
Monsieur le Président probabilmente è il politico europeo che ha più cose in comune con Barack Obama. Come lui non viene dalle élites tradizionali, come lui è un avvocato, come lui è figlio di divorziati, come lui ha origini esotiche (figlio di migranti ungheresi con una goccia di ebraismo), come lui ha una moglie bella e parlante. Nicolas Sarkozy in campagna elettorale denunciò i ritardi della società francese a sostenere il principio della discriminazione positiva all’americana. Appena eletto volle con sé, fra i ministri, molte donne con sperimentati curricula tra cui due maghrebine e una senegalese. E poi Francia e Stati Uniti sono democrazie presidenziali che hanno scritto nella Storia i valori e i diritti fondamentali dell’uomo.
Nella bella provincia italiana, tendenza intellettualoide sinistrese, il presidente francese viene dipinto come un questurino e assimilato ai nostri peggiori fascisti. In realtà è un moderno politico di destra. Il suo discorso di Versailles è il frutto di una modifica costituzionale da lui fortemente voluta e che gli ha consentito di parlare ai due rami del Parlamento in seduta comune. Secondo il portavoce dei Socialisti Benoit Hamon è stata una mera operazione di immagine, permessa dal successo riportato nelle recenti elezioni europee. Che hanno anche fruttato il 16% ai Verdi guidati dall’inossidabile Cohn Bendit, un boom che ha motivato Sarkozy ad annunciare un impegno ecologista, oltre ai consueti temi attinenti la sanità, la revisione dell’età pensionabile, l’implementazione del settore pubblico nel mercato finanziario. Tra le misure nuove, sollecitato dalla forte richiesta di un minisindaco (comunista) della cintura parigina che si è rifiutato di celebrare un matrimonio a una donna col burqa, ha definito l’abito un segno di asservimento che nulla ha a che fare con la religione. In Francia, come in tutta Europa, le donne imprigionate nella gabbia di stoffa è in aumento, qualcuna lo sceglie, le altre? La ministro alle Politiche delle periferie Fadela Amara, fondatrice del gruppo Ni putes ni soumises, ha chiesto di vietarlo. In molti hanno visto in questa nuova battaglia per il riconoscimento della superiorità dello Stato laico una sottile contrapposizione con Obama che al Cairo ha affermato che chi vuole può portare il velo. Già ora in Francia i funzionari pubblici non devono avere segni visibili di appartenenza religiosa (per salvaguardare lo spazio pubblico). Dice Alain Touraine, sociologo francese e membro della commissione Stasi istituita per garantire la neutralità dello Stato repubblicano, la sottile differenza tra Usa e Francia risiede nel fatto che la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti gettò le basi per un ordinamento laico della società americana e per una rigorosa separazione delle autorità civili da quelle religiose. Questa separazione si è affermata più tardi in Francia, rafforzata dalla Rivoluzione, ed è diventata la strada per emancipare la formazione delle classi dirigenti dall’influenza delle chiese. Le decisioni assunte dalla Commissione Stasi (2005) che hanno riaffermato la neutralità della sfera pubblica, si è resa indispensabile per le pressioni provenienti dalle periferie dove i gruppi etnici tendono ad affermare la propria identità religiosa e culturale, soprattutto in difesa delle donne, quasi sempre obbligate a seguire le tradizioni religiose del gruppo di appartenenza.
Riuscirà Nicolas a salvare le islamiche di Francia? Prima di storcere il naso sul presidente blin blin, pensiamo per un attimo alle nostre congeneri che vivono (vivono?) a Kabul e a Teheran.
Chissà come affronteremo (presto saremo obbligati a farlo) qui nella provinciale Italia questo dibattito, schiacciati come siamo dall’egemonia politico-culturale della Chiesa cattolica?
Tiziana Ficacci, http://www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI
Più che un assassinio legato alla religione, è un assassinio legato all’integralismo religioso (con annessa cultura maschilista del padre-padrone) e al tradizionalismo fanatico, di cui può essere imbevuta, evidentemente, pure una persona integrata nel tessuto lavorativo di un paese occidentale e (grosso modo…) secolarizzato.
Una brutta bestia, insomma, che va combattuta principalmente con armi culturali. E sollecitando prese di posizione più nette da parte della componente laica, o almeno moderata, della comunità musulmana italiana.
Sono d’accordo con Marcello.
La questione burqa e integrazione degli stranieri in generale è argomento complesso e diffcile che deve essere affrontato con serietà, conoscenza, cultura e rispetto.Santanchè con il suo gesto di mandare sette uomini a scappucciare le donne, porta, se possibile, ancora più indietro quel pochissimo discorso avviato.
E’ secondo me anche sbagliato parlare di religione tout court, ma di religione e sottosviluppo.Va ricordato sempre che i padri di Hina e Sanaa neanche frequentavano le moschee, bevevano e uno dei due ha ucciso di ramadan. Insomma, adesso quio non c’è la possibilità di sviluppare il discorso, ma è essenziale per affrontare questo dibattito mantenre calma e razionalità e soprattutto spogliarsi dei pregiudizi e delle antipatie di pelle.
Perfino Paragone su Libero oggi dice alla Santanhè che è stata inopportuna