Oh se fosse dato all’uomo di conoscere la fine di questo giorno che incombe! Ma basta solo che il giorno trascorra e la sua fine è nota. (Giulio Cesare, Shakespeare)
Era nato a Londra nel 1912 e nella sua breve carriera accademica aveva pubblicato lavori che hanno cambiato la nostra vita, dando impulso, con la sua ricerca, all’intelligenza artificiale. Veniva da una famiglia della middle class, non uno studente brillante ma piuttosto un bambino prima e un ragazzo poi, solitario, molto sensibile, affascinato dai misteri della natura. Respinto dal preside della sua scuola perché utilizzava metodi non convenzionali per risolvere complessi quesiti matematici. Fortunatamente la scuola finì e il giovane entrò al King’s College di Cambridge, un ambiente dove la matematica e le scienze che amava erano il pane quotidiano. E neppure essere diversi sembrava un gran problema. Il giovane seguì le lezioni di Keynes, e di Wittgenstein e si applicò al “problema della decisione”, arrivando alla “macchina di Turing” un sistema in grado di svolgere alcune funzioni della mente umana. Era un originale che, come ha ricordato Piergiorgio Odifreddi, lavorava a maglia e giocava a tennis completamente nudo, e per queste stramberie il sistema accademico non lo premiò come il suo genio avrebbe imposto. Arrivò la guerra mentre il matematico lavorava alle sue macchine. L’intelligence lo assunse per decrittare i codici con i quali comunicavano i comandi nazisti. Dalla necessità di gestire una quantità elevata di numeri e combinazioni presero il via, nel corso degli anni successivi, le elaborazioni scientifiche che aprirono la porta alla progettazione dei primi computer.
Nel 1952 un amorazzo occasionale gli rubò il portafoglio. Lui lo denunciò, nel contempo denunciando la sua omosessualità. Venne processato e condannato: o la prigione o la castrazione chimica. Scelse la seconda opzione, ma gli estrogeni stravolsero la sua vita. Si suicidò mangiando una mela dopo averla intrisa nel cianuro, in ricordo di Biancaneve, una favola che amava.
Il primo ministro Gordon Brown* dopo mezzo secolo, su sollecitazione di scienziati, studiosi, cittadini, associazioni lgbt mobilitate dall’informatico John Graham-Cumming e dal Daily Telegraph, ha chiesto scusa ad una persona che ha contribuito al buon esito della storia decifrando i codici di Hitler. Il suo nome era Alan Turing** il cui dramma si consumò negli anni in cui primo ministro era Winston Churchill e che, fino ad oggi, era ricordato solo da una brutta statua nei giardini di Manchester.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
* “A nome del governo britannico e di coloro che vivono liberamente grazie al lavoro di Alan, sono fiero di dire: perdonaci “ Gordon Brown
**Alan Turing (1912-1954) è uno dei grandi matematici del XX secolo, pioniere dell’intelligenza artificiale. Durante la guerra lavorò a Bletchley Park alla decifrazione dei codici militari di Hitler.
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E’ una stori molto commoente e intensa. Ed è stato bello anche il discorso di Brown. Ho visto che il Corriere della Sera ne ha parlato ma smpre di corsa e quasi non si capiva che il suo “reato” fosse l’omosessualità.
Chiedere scusa, cioè rettificare i propri pensieri, è da intelligenti. Essere fieri di farlo è grandioso. Bravo Gordon