I gerarchi vaticani si leccano i baffi in attesa di mettersi a tavola.

Sull’Osservatore Romano grandi aperture di fiducia al governo amico dopo l’incontro di Viterbo fra il papa e Letta, plenipotenziario di DuceSilvio per i rapporti con i preti-padroni. Che adesso aspettano di vedere cosa metterà nel piatto (e nelle loro casse) il Capo del Governo. Intanto DuceSilvio ha già anticipato che rispetterà il diktat del Vaticano per quanto riguarda una Legge sulla tortura obbligatoria di fine vita.

Da Notizie Radicali

Pasdaran e finiani studiano le possibili mosse. Il Vaticano intanto…


di Valter Vecellio

I rapporti tra Vaticano e governo italiano sono “saldi e il clima è sereno”, assicura il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta, dopo il colloquio con papa Joseph Ratzinger. Certo: saranno tali fino a quando il Vaticano avrà la sua convenienza, e da questo Governo ricaverà degli utili. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e la sottosegretaria Eugenia Roccella hanno ulteriormente chiarito, con le loro interviste di domenica, quello che era già chiaro: il Governo è disposto a concedere di tutto e di più. “Non è negoziabile”, dice Sacconi al “Corriere della Sera”, “il fondamentale diritto all’alimentazione e all’idratazione”; poi, dopo aver strologato di laicità, il ministro esprime “fortissima diffidenza verso la pillola RU486, e ribadisce la bizzarra teoria secondo la quale si potrebbe/dovrebbe votare a colpi di maggioranza quella parte della legge sul biotestamento che più suscita dissenso e perplessità anche all’interno della stessa PdL; poi, con calma, si voterebbero le parti su cui invece è possibile trovare un accordo con l’opposizione. Il sottosegretario Roccella, punta di lancia del Partito Pontificio, ascoltata dal “Riformista” lancia messaggi trasparenti: “Il centro-destra possiede una cultura che è più vicina alle posizioni della Chiesa…Sin dalla ripresa dei lavori in Parlamento lo dimostreranno i fatti”.

La maggioranza, tuttavia, appare molto più divisa e confusa di quanto l’ostentata sicurezza dei pasdaran della PdL certifichino. E’ un fatto che alla fine della settimana passata si sia tenuto un vertice tra Berlusconi, Bondi, Cicchitto, Quagliariello e Verdini per fare il punto della situazione e prefigurare le prossime mosse. Mancavano tutti gli uomini dell’ex AN, anche i più “vicini” come Gasparri o La Russa. D’altra parte anche chi si riconosce nelle posizioni del presidente della Camera Fini si muove. All’ordine del giorno degli uni e degli altri, come comportarsi in vista del prossimo dibattito sul biotestamento. Per i pasdaran berlusconiani si tratta di riacquistare lustro agli occhi della gerarchia vaticana; per gli altri, è l’occasione per smarcarsi e “contare” contandosi.

Contemporaneamente l’Ipso di Renato Mannheimer fa sapere che dall’aprile ad oggi Berlusconi ha perso cinque punti tra l’elettorato cattolico “praticamente”: dal 55 per cento di cinque mesi fa, si è passati al 50 per cento; il disagio presente nell’elettorato cattolico del centro-destra, nota Mannheimer, per ora non si esprime con mutamenti di voto o di schieramento, e questo soprattutto per la mancanza di attrattiva dell’opposizione: “al massimo, viene scelta l’astensione, come è accaduto in occasione delle ultime elezioni europee; e come sembra si stia verificando in questo momento”.

Resta il fatto che quella di un’alternativa a Berlusconi non è più un’ipotesi da fantascienza. E’ molto probabile che il Cavaliere porterà a termine la legislatura, sia pure con crescenti difficoltà; ma dopo – e non solo per una questione anagrafica – potrebbe essere costretto a lasciare il passo. Per quanto ostenti indifferenza e sicurezza, a livello internazionale è screditato, ridotto a macchietta di colore; sul fronte interno i tanti problemi verranno a sintesi, restando sostanzialmente irrisolti.

Il fatto è che se il centro-sinistra arranca, il centro-destra nella sua attuale connotazione difficilmente sopravviverà a Berlusconi. La PdL è, come avverte il presidente emerito Cossiga, “una persona divenuta partito”. Non c’è nessuno, all’infuori di Berlusconi, di tenere insieme il partito e garantire l’alleanza con la Lega di Bossi. Le voci di corridoio riferiscono di manovre che vedono protagonisti, tra gli altri, Tremonti, Letta, Scajola. Contemporaneamente si ragiona molto di un possibile ruolo del leader dell’UdC Casini: da buon democristiano fiuterà la direzione del vento, pronto alla politica dei due forni; quando la PdL imploderà, cercherà di raccoglierne l’eredità; e se solo gli si prospetterà la possibilità di un’intesa con il centro-sinistra, contratterà per ricavarne il massimo utile. E il Vaticano, a questo punto, potrebbe dare il suo gradimento, qualcuno a questo punto pensare che si tratta della “vendetta” per l’ “affaire” Boffo. Vicenda che certo ha irritato molto, in Vaticano, che però ha una sua regola da cui non transige: come nella battuta del “Padrino”: “Affari. Si tratta di affari”.

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