Ormai lo ammettono un po’ tutti, dietro il caso Boffo c’è la lotta senza quartiere fra i vari gruppi di potere, religiosi e laici, che si contendono l’egemonia all’interno della chiesa cattolica. La sortita di Feltri, più o meno consapevolmente, farebbe parte di una conventio ad excludendum contro Boffo e Ruini in movimento da parecchio tempo. Illuminante questo questa accurata analisi tratta da dagospia.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-8982.htm
* Comunione e dominazione il vero vincitore del caso Boffo.
In epoca di prima Repubblica vigeva una rigida divisione del lavoro che più
o meno funzionava così. Alla Dc e ai cattolici la televisione, il servizio
pubblico, la Rai (vedi l’era di Ettore Bernabei). Al Pci e alla sinistra la
cultura, il cinema, l’editoria, l’università. Ai laici e alla massoneria i
grandi quotidiani del Nord, i giornali legati alla finanza e
all’imprenditoria.
Un codice da tempo saltato per aria, con l’irruzione di Berlusconi. E con
l’infiltrazione ai vertici dei media un tempo laici degli uomini della più
potente lobby politico-economico-
ecclesiale che ci sia oggi in Italia: la
falange di Comunione e Liberazione.
Morto il fondatore don Luigi Giussani nel 2005 i ciellini hanno affidato la
cura delle loro anime a un prete spagnolo, don Carron. E loro si sono
buttati sulla coltivazione delle Opere.
La Compagnia delle Opere è la holding di Cl, un colosso economico che attira
banche, enti pubblici, lega cooperative. Oggi la Cdo è presieduta dal biondo
Bernard Scholtz, ma il vero leader è il rubizzo Giorgio Vittadini, il numero
uno della nomenklatura ciellina. Come si è visto all’ultimo Meeting di
Rimini, quando “Vitta” ha accolto alla Fiera il governatore di Bankitalia Mario
Draghi, esponente dei poteri laici. Sembravano due capi di Stato stranieri
chiamati a firmare un armistizio.
Potere politico: nel Pdl ci sono Roberto Formigoni, il vice-presidente della
Camera Maurizio Lupi che ha in mano l’organizzazione del partito, il
vice-coordinatore Giancarlo Abelli, l’europarlamentare Mario Mauro. Una
corrente in ascesa.
E poi soldi, tanti soldi. E tanta Expo. Anche sul registratore di cassa ci
siamo.
Ma per vincere le guerre che contano oggi servono le armate mediatiche. I
crociati ciellini lo sanno bene, si sono preparati da tempo ad Armageddon.
Ricapitoliamo. Ciellino è Luigi Amicone, direttore del settimanale “Tempi”
che circola allegato con il “Giornale” berlusconiano, ed editorialista del
“Foglio”. Nella squadra di Giuliano Ferraraè appena arrivato il
vaticanista Paolo
Rodari, ciellino anche lui, in arrivo dal “Riformista”.
Ciellino è il vice-direttore vicario del foglio arancione di Antonio Polito,
Ubaldo Casotto.
Al “Giornale” c’è l’ex agente Betulla, Renato Farina, in questi giorni tra i
più scatenati all’attacco del confratello di fede Dino Boffo. “Dino, Dinettodì
la verità”, lo ha stuzzicato nei giorni scorsi l’onorevole Farina, come un
gattone con un topolino: lui ne sa qualcosa, della verità.
In quota “Libero” c’è il giornalista che parla con la Madonna di Fatima Antonio
Socci. E sta per arrivare il vice-direttore Franco Bechis, oggi alla guida
di Italia Oggi, altro ciellino di ferro, maritato a Monica Mondo, volto
della tv della Cei Sat2000, fino a ieri diretta da Boffo.
Finito? No, perché alla “Stampa” di Mario Calabresiè appena sbarcato
l’editorialista Michele Brambilla.
Un devoto del Movimento spunta perfino nel ponte di comando dell’ammiraglia
laica, “Repubblica”: il vice-direttore Angelo Rinaldi, l’ombra di Ezio Mauro,
il cui matrimonio fu celebrato da don Giussani e che in morte del Fondatore
si autosospese dalla carica per protesta contro un articolo di Francesco
Merlo considerato irriverente nei confronti dell’aspirante Santo.
Ai vertici dei media confindustriali c’è Gianfranco Fabi, vice-direttore del
“Sole” e direttore di Radio 24. In corsa per sostituire Boffo.
Al “Corriere”, ascoltata l’antifona, si è avvicinato ai sacri testi
giussaniani l’inviato Aldo Cazzullo, autore durante l’ultimo meeting di
Rimini di un salmodiante diario quotidiano, una lode mattutina per Com.&Lib.
Perfino un laicissimo come Giampaolo Pansa è andato a Rimini a confessare di
sentirsi cattolico, acclamato da migliaia di ciellini.
Anche alla testa del Tg1 sta per arrivare un altro ex ragazzo di don
Giussani, il formigoniano Enrico Castelli, con i galloni di vice-direttore.
C’era un solo giornale che finora aveva resistito all’assalto. Per
paradosso, il quotidiano dei vescovi “Avvenire”. Boffo era attento alle
ragioni di Cl per ragioni di fede e di cassetta, ma espressione di un’altra
banda curiale, quella legata al cardinale Camillo Ruini che con i ciellini
ha sempre avuto un rapporto di diffidenza.
Ma ora anche “Avvenire” potrebbe finire in mani cielline: diretto da Fabi o
da Roberto Fontolan, ex braccio destro di Gad Lerner al Tg1, ex direttore
del Velino, oggi direttore di Oasis, la rivista della diocesi di Venezia
voluta dal cardinale Angelo Scola.
E qui si aprono nuove, magnifiche prospettive.
Il progetto di Ruini-Boffo è sempre stato quello della Chiesa-lobby, attenta
a inserire un drappello di fedelissimi di qua e di là per giocare sui tavoli
dei due schieramenti: i teodem alla Paola Binetti e la Margherita di
Francesco Rutelli di qua, l’Udc di Pierfurby Casini di là. Il bel Pier era
il prediletto di Ruini-Boffo: quando si spezzò l’alleanza con il Pdl
di Berlusconi
in Laterano fu Quaresima, digiuno e astinenza.
I ciellini, invece, si sono piazzati armi e bagagli dentro il Pdl. Non amano
il Cavaliere ma sperano di ereditarne l’Impero con il loro uomo di punta:
l’ex casto Roberto Formigoni.
E poi c’è la partita che conta di più. Il Soglio più alto. L’Anello del
Pescatore. La Cattedra di Pietro. C’è un uomo che si prepara da anni alla
successione di papa Ratzinger, quando verrà il momento. È il patriarca di
Venezia cardinale Angelo Scola, il prediletto di don Giussani, nato e
cresciuto a Lecco con l’amico Formigoni, di poco più giovane.
Potere ecclesiale e potere politico.
Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Scola papa, Formigoni presidente e Giussani santo subito.
La Santa Trinità di Comunione e liberazione che punta a governare la Chiesa,
l’Italia e le chiavi del Paradiso. Con l’aiuto di Dio, delle Opere e dei
media.
Da Dagospia
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Tag: boffo

In realtà sembra che la tresca sia stata elaborata per picconare l’Istituto Toniolo dal quale Boffo ancora non si è dimesso (ricordate Colombo e i suoi giri di giovani ragazzi e coca? Fu uno dei modi per estroetterlo dal Toniolo)
Quello che però è intollerabile è che la stampa tutta si sia accodata a dire che Feltri è l’umo nero ergendosi a difensori del pessimo Boffo. Senza chiedersi neanche per un secondo i danni che loro fanno con i loro sciatti articoli. Sappiamo la storia che gli editori sono poco puri, ma è possibile mai che un giornalista potente non senta mai il bisogno di scrivere un articolo decente? Sarebbe opportuno che più che una manifestazione per la libertà di stampa i giornalisti facessero in serio esame di coscienza sui loro limiti.
Da La Repubblica
“la ferita Boffo brucia ancora. Perciò Berlusconi dovrà pagare un prezzo (che a lui non costa nulla): testamento biologico, soldi alle scuole cattoliche, limiti alla pillola-aborto, revisione delle leggi sulla fecondazione assistita, eccetera. ”
“Un’ultima domanda: la Lega è cattolica?”
Il coltello del solito Mackie Messer
di EUGENIO SCALFARI
L’ATTENZIONE pubblica si è spostata dopo le dimissioni del direttore dell’Avvenire. Ora è tutta sulla Chiesa. Che cosa farà la Chiesa? Ci sono correnti all’interno della Chiesa? Quale Chiesa? Chi comanda veramente nella Chiesa?
Perfino la grande stampa internazionale, a cominciare dal Wall Street Journal, si pone queste domande sia pure con la sufficienza e il distacco che si ha quando si affrontano questioni che non riguardano casa propria, questioni esotiche il cui soffio di vento non riesce neppure a increspare l’erba che cresce nel proprio paese. Ma qui in Italia non è certo così; perciò quelle domande scuotono l’intero establishment nazionale, dato ma non concesso che ci sia un establishment e sia degno del nome in questo paese. Riflettevo oggi sulle dimissioni di Boffo e sulla lettera da lui indirizzata al cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale che ha la proprietà dell’Avvenire. Riflettevo e sfogliavo L’Osservatore Romano, il quotidiano del Vaticano il cui direttore pochi giorni fa ha lanciato un siluro contro il collega dell’Avvenire proprio mentre si trovava sotto il tiro di Vittorio Feltri e di Belpietro.
L’Osservatore Romano è il solo quotidiano che si stampa nello Stato vaticano ed ha naturalmente “l’imprimatur” della Segreteria di Stato. Sotto la testata ci sono due motti: “Unicuique Suum”, “Non Praevalebunt”. Il primo è di facile comprensione, ma il secondo è oscuro. “Non Praevalebunt”: di chi si parla? Chi sono i nemici contro i quali il Vaticano, la Chiesa, i cattolici debbono mobilitarsi?
I cattivi, ovviamente; i seguaci del diavolo. Dunque i peccatori? No, i peccati. Quali peccati? Prioritariamente quelli scritti nelle tavole mosaiche. Chi sono i responsabili dei peccati? Il diavolo naturalmente. E chi li commette? Se si confessa e si pente sarà perdonato. E se non li confessa e non si pente? Sarà giudicato alla fine dei tempi. Ma intanto? La Chiesa può sciogliere o legare secondo il mandato di Cristo all’apostolo Pietro e ai suoi successori. E qui, oggi, in Italia? Vedete, ho anch’io qualche domanda da proporre, ma arrivati al dunque, a quest’ultima domanda non c’è risposta, oppure ce ne sono molte ma contrastanti. Quanto al successore dell’apostolo Pietro attualmente in cattedra, una prassi millenaria gli ha insegnato come destreggiarsi in casi difficili: dica parole ispirate di speranza e di verità rampognando chi non le ascolta, ma poiché tutti le accolgono con compunzione e le condividono, quelle rampogne restano senza destinatario.
Qualcuno nel frattempo cade a terra colpito da fuoco amico? Dispiace. Recitiamo in suo suffragio il “requiescat in pace” e andiamo avanti.
Questo del resto l’ha detto perfino Vittorio Feltri: “Umanamente mi dispiace per Boffo”. E l’ha detto, più o meno con le stesse parole, Francesco Cossiga in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera e diretta al cardinal Bagnasco. E l’aveva già detto con largo anticipo il presidente di Mediaset, Confalonieri, in quanto persona “informata dei fatti” in un’intervista a quello stesso giornale pubblicata, vedi caso, insieme all’intervista di Vian, direttore dell’Osservatore Romano.
Mi viene in mente quella canzone che dice: “Son contento di morire ma mi dispiace / mi dispiace di morire ma son contento”.
Di queste ipocrisie, per chi ci crede, sono lastricate le vie dell’Inferno.
* * *
In mancanza di altri lumi dobbiamo dunque orientarci da soli. Proviamoci.
La Chiesa cattolica ha una sua gerarchia: il Papa, vescovo di Roma, e i vescovi che con lui condividono il ministero pastorale.
Così fu per secoli, ma ben presto il quadro cambiò quando i fedeli si moltiplicarono, gli interessi temporali si affiancarono alla missione pastorale, la gerarchia iniziale si rivelò insufficiente. Il Papa ebbe bisogno di collaboratori esperti, i vescovi di esser coadiuvati.
A quel punto la gerarchia si specializzò in due diverse direzioni, per altro strettamente intrecciate: la Santa Sede e la Curia per il governo della Chiesa e per i necessari contatti con i governi delle nazioni da un lato, i vescovi e il clero con cura d’anime dall’altro. E poi, altro elemento fondamentale della Chiesa, il popolo di Dio, cioè i fedeli.
La Santa Sede mantiene i rapporti politici. Il clero con cura d’anime predica la salvezza, amministra i sacramenti, scioglie e lega secondo il mandato del Signore. Il Papa, al di sopra di tutti, incoraggia, rampogna e benedice.
* * *
Oggi in Italia.
Il cardinal Bertone, segretario di Stato, gestisce gli interessi della Chiesa nel mondo e in particolare in Italia. Per farlo deve colloquiare con i governi in carica. I giudizi morali se li tiene nell’intimo suo perché i suoi interlocutori sono spesso il fior fiore dei peccatori.
Berlusconi è sicuramente un peccatore, l’ha detto lui stesso. Se la veda con il suo confessore se avrà voglia di confessarsi, o con i tribunali quando i peccati siano diventati reati. Non è compito della Santa Sede.
Ma è compito del clero combattere i peccati. Denunciarli. Avvertire i fedeli affinché a loro volta non cadano in tentazione. Lo fanno. Lo ha fatto la stampa diocesana. L’ha fatto l’Avvenire. Con prudenza ma con chiarezza.
Sfortuna volle che Berlusconi perdesse, come si dice, la tramontana e non volesse più sentirsi criticato.
Il direttore dell’Osservatore Romano si è pubblicamente dato il merito di non aver mai sollevato il tema d’un peccato privato ed ha criticato il collega Boffo per averlo fatto. Strano vanto in verità. E quel “Non Praevalebunt” perché non sopprimerlo dalla testata del giornale? Può essere d’imbarazzo, collega Vian.
Ma Bertone non è il solo a gestire interessi. C’è Bagnasco alla testa dei vescovi. E c’è anche Ruini, vecchio ma non domo. Ci sono i cardinali arcivescovi che governano diocesi a volte grandi e popolose come piccoli Stati. Grandi elettori nei conclavi. Ci sono Università, Ospedali, Scuole cattoliche. Congregazioni. Ci sono gli Ordini religiosi, le Comunità. Un immenso universo sparso su cinque continenti ma il cuore sta a Roma e in Italia.
Questo cuore non prevedeva che il capo del governo italiano perdesse la tramontana. Non prevedeva che avesse imprevisti accessi di rabbia e li manifestasse in continuazione e pubblicamente. Non prevedeva che stesse sbagliando contro i propri interessi. E non prevedeva che armasse la mano del killer di turno.
Perciò la Chiesa nel suo complesso è stata presa alla sprovvista. Il Papa, Bertone, Bagnasco. Alla sprovvista. Forse Ruini, più esperto, aveva capito che uno “tsunami” era in arrivo e forse sperava che tornasse utile ad un progetto in via di prender forma.
* * *
Il progetto ha un nome. Si chiama Grande Centro. Il partito di Casini e Buttiglione più Montezemolo. Oppure di Montezemolo più Casini e Buttiglione. E il Forum delle famiglie, e l’associazione per la vita, e Formigoni sullo sfondo e Vittadini e le Coop bianche, eccetera eccetera.
Questo Grande Centro non sarà mai grandissimo e non potrà mai governare da solo, ma può diventare il pesce pilota e l’esecutore testamentario quando Berlusconi deciderà di farsi da parte (con tutti gli onori e senza alcun onere, beninteso).
L’assetto finale è il grande partito dei moderati con forti venature cattoliche. A Ruini piace. A Bertone piace. Bagnasco? Piacerà anche a lui e poi Bagnasco semmai è un incidente di percorso.
Però la ferita Boffo brucia ancora. Perciò Berlusconi dovrà pagare un prezzo (che a lui non costa nulla): testamento biologico, soldi alle scuole cattoliche, limiti alla pillola-aborto, revisione delle leggi sulla fecondazione assistita, eccetera.
Grandi piccoli e piccolissimi giornali sono d’accordo. Finalmente si tornerà a parlare di problemi seri, alla moda di Tremonti. La libertà di stampa e il controllo dei poteri di garanzia sull’operato del governo non sono un problema serio, non sono una questione preliminare, sono bazzecole.
Casini è cauto. Su Boffo non ha sparso molte lacrime, però non si fida. Alle regionali marcerà in ordine sparso secondo le convenienze ma alcune scelte saranno comunque decisive, per esempio nel Lazio, in Puglia, in Piemonte. Poi si vedrà.
Anche Confalonieri è contento. La colpa è sola di Repubblica, perciò sia castigata. Sembra un uomo di pace, Confalonieri, ma invece è la bocca dentata del Caimano. Secondo lui Repubblica è rea d’aver trasformato un fatto privato in una questione pubblica. Dimentica che l’origine sta in una pubblica dichiarazione di Veronica Lario, portata in tivù da Berlusconi. E dimentica anche che Libero allora diretto da Vittorio Feltri quarantotto ore dopo pubblicò la foto di Veronica a seno nudo e le attribuì il suo autista come amante. Ricordate “L’opera da tre soldi”? “Mackie Messer ha il coltello / ma vedere non lo fa”. La memoria di Confalonieri non funziona? Colpa della vecchiaia? O di un innato servilismo?
* * *
Un’ultima domanda: la Lega è cattolica? Ma certo che lo è. Lo è nelle intime fibre. Vuole la famiglia compatta. Di colore bianca. Vuole che si muoia quando arriva la morte e non prima. Non le piacciono gli immigrati, che c’è di male? Neanche “i terroni” e pazienza. Ma qualche soldo, purché restino a casa loro, diamoglielo. E poi Alberto da Giussano non stava dalla parte del Papa?Il resto sono bubbole. I dialetti stanno stretti a Umberto Eco? E chi se ne frega. Fini? Fini chi? Vogliamo almeno tre Regioni nel Nord e viva Berlusconi. Piacerebbe sapere che impressione ne ha avuto il cardinal Bagnasco che li ha incontrati. Bagnasco chi?
(6 settembre 2009)