22/8/09 – Un ordinamento è laico o non è democratico

Se siete “quelli comodi” che “state bene voi”. Se altri vivono per niente perché i “furbi” siete voi. Se siete “ipocriti abili”, non siete mai colpevoli. Se non state mai coi deboli, e avete buoni stomaci. Sorridete! Gli spari sopra… sono per noi. (Vasco, Gli spari sopra, 1993)

Le reazioni alla sentenza del Tar del Lazio sull’ora di religione hanno visto un salto di qualità nei commenti, tali da appesantire ancora di più il clima oscurantista di Vaticalia.
Qualcuno ha infatti parlato del carattere illiberale dell’illuminismo. Va detto che l’illuminismo, come del resto qualsiasi cosa, si può criticare, ma marchiare con idee ritenute spregiative le opinioni con le quali non si è d’accordo mettendosi sul pulpito a pontificare, è parte di una retorica che è storicamente appannaggio della cultura illiberale. O degli Stati fondati sull’intolleranza come le dittature e le teocrazie. Per superare la sentenza del Tar del Lazio che ha accolto il ricorso delle organizzazioni laiche, atee e di tutte le confessioni religiose riconosciute dallo Stato italiano, lese nel principio di imparzialità davanti allo Stato, è stato inserito nella Gazzetta ufficiale il nuovo regolamento che consente ai prof. di religione di contribuire alla determinazione del credito scolastico. In questo modo l’ordinanza Fioroni (Pd) è stata promossa, riportando di fatto ad una situazione pre-revisione concordataria (’84), quando la religione cattolica era obbligatoria perché di Stato. Una manovra a dir poco insolente, visto che un regolamento dovrebbe essere rispettoso della legge.
Per quanto continui ad essere sorprendente l’arroganza della politica, poteva essere facilmente prevedibile un esito che ha fatto carne di porco della sentenza del Tar, considerato che la maggior parte dei politici, e non solo, avevano parlato del carattere illiberale della sentenza perché disconosceva “l’ora di insegnamento della religione cattolica in quanto appartenente alla cultura italiana”.
Cosa vuol dire?
Che a distanza di trenta anni delle intese stipulate dallo Stato con altre confessioni religiose si vuole tornare al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, ob torto collo, tollerate?
Che non esistono modi più consoni per la nostra istruzione, che come è noto non gode di grande credibilità al di fuori dei confini dello stivale, di sostituire neanche in futuro la famigerata ora di religione con insegnamenti utili, quali materie scientifiche o la promessa (dal ministro Gelmini) educazione civica?
Che chi rinuncia all’ora di religione rifiuta un pezzo dell’identità nazionale diventando automaticamente uno studente da sorvegliare e magari domani un cittadino sospetto da “rieducare”?
Per giustificare lo studio dell’ora di religione cattolica, in molti si adoperano nel dire che è un’ora di insegnamento di cultura comprensiva della storia delle religione e di temi etici, in questo modo aggirando quanto stabilito dal concordato che prevede che l’ora sia di insegnamento cattolico. Del resto chi propone lo studio della storia delle religioni dovrebbe porsi quanto meno una domanda: i professori saranno sempre scelti dalla Cei? Se la situazione non fosse così grave, sarebbe interessante vedere una disputa teologica tra un tredicenne ebreo (prima di quella età gli ebrei non possono ricevere insegnamenti religiosi da estranei ma solo dai famigliari) e un professore selezionato dalla Cei.
Ma, la domanda regina che dovremmo porci è: possibile che i laici abbiano un concetto così basso di sé da appaltare l’etica alle religioni? Torna utile a questo proposito citare Guido Calogero “I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”.
E’ questo complesso di inferiorità – per me – il vero problema.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/27/1488/
http://www.nessundio.net/blog/2009/07/09/2122/
http://www.liberalsocialisti.org/eventibio/bio/guido_calogero.htm

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8 Commenti a “22/8/09 – Un ordinamento è laico o non è democratico”

  1. admin scrive:

    Giulio C.Vallocchia segnala queste precisazioni a cura della Prof. Maria Mantello, Presidente dell’Ass.ne Naz.le del Libero Pensiero Giordano Bruno

    Regolamento Gelmini sulla valutazione IRC:
    dà un giudizio fuori pagella e non esprime punteggi di valutazione

    Alcuni organi d’informazione hanno posto un nesso alquanto improprio tra la Sentenza del Tar del Lazio sull’IRC
    ( n. 7076 del 17 luglio 2009) e il Regolamento sulla valutazione degli alunni della Ministra Gelmini (DPR 22 giugno 2009 n° 122, pubblicato sulla GU 191, del 19-8-2009).
    Solo a guardare le date, infatti, si scopre che la Sentenza che ha dichiarato illegittimi ogni qualsivoglia attribuzione di punteggio di credito per la religione cattolica
    e la partecipazione “a pieno titolo” agli scrutini degli insegnanti di questa disciplina, è di luglio, mentre il “Regolamento sulla Valutazione” degli alunni è di giugno.
    Quindi precedente alla sentenza del Tar.
    Interessante da notare è inoltre che questo “Regolamento sulla valutazione degli alunni” ribadisca quanto stabilito già dalle leggi in materia,
    -che come noto precedono Ordinanze e circolari governative-
    dichiarando in pratica che l’insegnante di religione cattolica
    dà un giudizio fuori pagella e non esprime punteggi di valutazione.
    A tal proposito cfr. in particolare
    l’art. 4 -“valutazione sugli alunni nella scuola secondaria di secondo grado” che nel ribadire il Decreto Legge n° 297 del 16 aprile 1994, afferma:
    “la valutazione della religione cattolica è comunque espressa senza attribuzione di voto numerico”;
    e l’art.6.1, che nello stabilire il credito minimo per ciascun anno ai fini dell’ammissione agli esami di maturità,
    esclude da questo calcolo espressamente l’insegnamento cattolico (IRC):
    “le valutazioni suddette non si riferiscono all’IRC”
    MARIA MANTELLO (Presidente della Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”)

    articoli correlati su sentenza Tar:
    http://www.periodicoliberopensiero.it/voci/voci_20090820-mantello-tar.htm
    http://www.periodicoliberopensiero.it/voci/voci_0908_mazzullo.htm

  2. Sofia scrive:

    Ma il Regolamento, secondo il funzionario Bruschi che lo ha redatto, era stato fatto proprio perchè si supponeva che la sentenza avrebbe avuto quel risultato (ovvio del resto).

    Certamente sarebbe opportuno che adesso i genitori mostrassero un pò di nerbo non mandando i figlioli all’ora di religione come sicuramente continueranno a fare i religiosi non cattolici

  3. myself scrive:

    Il fatto che le singole scuole se ne sbattessero della sentenza del TAR era alquanto prevedibile, comunque non bisogna scoraggiarsi… ora almeno c’è una sentenza, bisogna farla valere.

  4. Barbara scrive:

    Credo che lo Stato italiano fondamentalmente non rispetta la libertà religiosa (e anche quella di essere non religiosi) .

    Questo è l’unico punto sul quale possiamo battere. Forse avranno un ruolo maggiore le singole confessioni più che i laici che, sono d’accordo con chi scrive l’articolo, sono privi di progettualità e di orgoglio.

  5. Giovanni scrive:

    Sarebbe però il caso di chiedersi perchè i genitori iscrivono i loro figli all’ora.

  6. mariotti5@interfree.it scrive:

    Come prima del concordato

  7. Commento scrive:

    Una opinione di un mmbro Ucei (gruppo ricorrente al Tar)

    Scuola: una grottesca prova di forza
    per rimettere in sella gli insegnanti di religione

    I docenti di religione cattolica, l’unica insegnata nella scuola pubblica italiana e peraltro a carico del pubblico bilancio, sarebbero “stati rimessi in gioco”, come è stato scritto, da un provvedimento ministeriale, tramite DPR, che oltrepassa temporaneamente la sentenza del TAR del Lazio, almeno sino al pronunciamento del Consiglio di Stato. Un saggio modo di governare dovrebbe cercare soluzioni tendenti all’armonia tra le varie componenti della società e questo provvedimento non pare proprio destinato a ciò, apparendo anzi propedeutico a ulteriori ricorsi e divisioni. Dinanzi a questa sorta di “prova di forza”, dai contorni peraltro grotteschi visto che taluni la vogliono correlare alla presunta difesa di una “maggioranza” che in quanto tale è già di per se ampiamente tutelata, viene spontaneo chiedersi perché non ci si attivi invece, come avviene in altri paesi, per diversificare la gamma di insegnamenti religiosi nella scuola pubblica e introdurre, per quanti non interessati o non credenti, reali materie alternative.

    Gadi Polacco, Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

  8. Sofia scrive:

    E visto che è pure aggiornata all’oggi, sempre peggio stiamo