La mozione presentata dal Pd al Senato sulla moralità, inizia dichiarando che “la presente mozione non è diretta ad aprire un dibattito su tali temi specifici”. Prosegue affermando “chi governa deve essere credibile e assumere comportamenti coerenti tra la vita pubblica e quella privata”, ma affermando che “queste sfere devono rimanere distinte”. E allora perché mai devono essere coerenti? Conclude elencando un astruso decalogo di norme di comportamento cui dovrebbero attenersi i membri del governo al fine di “mantenere la credibilità che l’Italia ha recuperato a livello internazionale attraverso l’impegno che ha caratterizzato l’organizzazione del G8”. Un complimento rivolto proprio a quel Berlusconi che la mozione vorrebbe censurare. (da un editoriale non firmato del Riformista)
Il cretino è ormai la categoria prevalente nella politica. Come altro definire se non cretineria politica la mozione presentata al Senato dal Pd che mostra le spaccature interne di quel partito che, per riverire la campagna – più che rispettabile ma giornalistica – di Repubblica, ha dovuto presentare una mozione inquisitoria e bacchettona che dice e non dice. Tacendo, o intervenendo tiepidamente, sullo scudo fiscale e la revisione del sistema pensionistico . Accodandosi agli alti lai per la buona riuscita organizzativa del G8, anche se, va detto, solo quello di Genova ebbe un coordinamento infausto, non si ha memoria di vertici catastrofici preparati da altri paesi. Spiace che il Pd, le cui sorti non possono che riguardarci tutti, anche quelli di noi che mai nessuna fiducia hanno accordato al progetto di addizionare due vecchi partiti illiberali, non riesca a rendersi conto di aver toccato il fondo. La vulnerabilità che mostra davanti alle incursioni di un Grillo, i nervi (di Marino soprattutto) che saltano davanti al fatto che un loro dirigente forse è uno stupratore mentre c’è silenzio tombale sulla lievitazione delle iscrizioni napoletane, l’incoronazione ad icona di una dirigente locale di mezza età neanche fosse la nuova Rosa Luxemburg… beh, questo smarrimento sembra il frutto di miopia e cretinismo.
Non so che tipo di aggettivo si possa usare per la presa di posizione del sindaco di Roma sulla sentenza Gabbo. Come si sa il poliziotto che sparò al tifoso ultras della Lazio Gabriele Sandri ha avuto sei anni di reclusione. Poco? Così sostengono i familiari dello sfortunato giovane e gli ultras che hanno reagito attaccando una caserma dei carabinieri e una camionetta della polizia, reiterando le gesta compiute venti mesi fa quando misero a ferro e fuoco Roma. Un politico accorto si sarebbe dovuto muovere col felpato passo del gatto, e invece Alemanno ha rispolverato l’aggressività dei suoi anni giovanili (celtica al collo, ma senza pugno di ferro) e ha annunciato che parlerà con i ministri della Giustizia e dell’Interno per tentare di ripianare l’iniqua sentenza. Il sindacato di polizia è insorto, e la posizione presa dal sindaco sembrerebbe dare copertura a quegli ultras che più che giustizia si aspettavano, probabilmente, un segnale di immunità per le loro scorribande negli stadi. Passo d’ippopotamo quindi, niente gatto. Animale, ahimè, che porta male ai giornalisti-pecorelle rai che li chiamano in causa imprudentemente http://www.nessundio.net/blog/2009/07/16/2169/
E inchinandosi alla Chiesa coprono le manovre delle diverse fazioni Pd che si stanno contendendo poltrone, seggiole e strapuntini della terza rete della rai.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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ESAUSTIVO!
La strada che hanno intrapreso i Pd del vacchettonismo è il risultato delle loro divisioni. Infatti mi sembra che i dalemiani siano contrari, i margheriti a favore.
Bacchettoni i partiti illiberali lo sono sempre stati e continuano ad esserlo.
Ma c’è la novità che adesso il Pd risponde alle esigenze di Repubblica invece che a quelle degli elettori. Quanto alle inchieste giornalistiche, ritengo che debbano fare le pulci a qualunque cosa, ma con calma, tempo, mesi, e poi rivelano i risultati, altrimenti le inchieste (vedi Noemi) gli si ritorcono contro.
BERLUSCONI: NENCINI, ERRORE MOZIONI DEL PD
ROMA, 21 lug. – “Sbagliato presentare mozioni per rincorrere le tricoteuses e cavalcare gli scoop della stampa; i socialisti non le avrebbero sostenute.”
Lo afferma il segretario del partito socialista, Riccardo Nencini, commentando la bocciatura in Senato della mozione sul G8.
“Un partito laico, liberale e riformista, – prosegue Nencini – non si comporta così. Un conto è l’inchiesta giornalistica, che può piacere o non piacere, ma resta nell’ambito del ruolo legittimo, anzi indispensabile di una libera informazione. Tutt’altro conto quello dell’azione parlamentare che deve saper distinguere tra opportunità e interesse generale e che non può apparire come una persecuzione contro la persona. Visto che Berlusconi non ha ritenuto, come è avvenuto in vicende anche meno gravi in altri Paesi, ma anche qui da noi – il caso Mele per esempio – di dimettersi, l’ultima parola spetta al corpo elettorale. Saranno gli italiani al momento del voto – conclude il leader socialista – a decidere se i comportamenti privati del presidente del consiglio mettono a repentaglio l’immagine e la sicurezza del paese e se siano incompatibili, come noi riteniamo, con la figura del capo del governo