Un’enciclica di aria fritta e barzellette.

Tutta ammonimenti e utopici indirizzi la Caritas in Veritate, l’ultima complicata fatica del presunto grande teologo B 16. Dopo aver gocherellato sulle parole di una lettera di Paolo per esibire una maestria nei sofismi pari a quella del celebre Gorgia da Lentini, il papa si lancia in un ammonimento moralistico-bancario che, se avesse un minimo di coerenza, dovrebbe lui per primo applicare allo IOR di cui è il massimo e assoluto proprietario e gestore. Con il risultato di sembrare un emulo del DuceSilvio quando racconta le barzellette. E come ciliegina sulla torta scadente delle sue elocubrazioni metafisiche e meta-economiche B16 aggiunge un attacco senza senso all’ateismo, tanto per indicare qualcuno o qualcosa da demonizzare. Gli risponde per le rime Raffele Carcano, Segretario dell’UAAR.

Qui la fonte della notizia su Corsera  LEGGI

Ed ecco un campionario di bla bla bla di cui sono maestri i teologi

….Già nel titolo l’enciclica rovescia i termini classici del problema: la carità dev’essere coniugata con la verità, «non solo nella direzione, segnata da San Paolo, della “veritas in caritate” (Ef 4,15), ma anche in quella, inversa e complementare, della “caritas in veritate”». Il Papa dice infatti di essere «consapevole degli sviamenti e degli svuotamenti di senso a cui la carità è andata e va incontro, con il conseguente rischio di fraintenderla, di estrometterla dal vissuto etico e, in ogni caso, di impedirne la corretta valorizzazione» in ambito sociale, giuridico, culturale, politico, economico, «ossia nei contesti più esposti a tale pericolo».

Senza verità, la carità, parola «abusata e distorta», diventa «irrilevante» e rimane esclusa «dai progetti e dai processi di costruzione di uno sviluppo umano di portata universale, nel dialogo tra i saperi e le operatività». La «carità nella verità», invece, è essenziale nel momento in cui la crisi del modello di sviluppo globale richiede «nuove regole» e fondamenti. Di qui il contributo della Chiesa, che pure non ha «soluzioni tecniche da offrire e non pretende di interferire nella politica degli Stati». Carità e verità, Agape e Logos. Questo aspetto «razionale» della carità è comprensibile anche dalla ragione umana e ne fa una «base» universale, anzi globale, di dialogo tra tutti gli esseri umani, le nazioni, le culture….

Da Raffaele Carcano

Caro Papa, si sbaglia: ateismo e benessere vanno a braccetto. Lo dice anche l’Onu

Non parla solo di lavoro, il Papa, nella sua ultima enciclica. Spara a zero anche verso l’ateismo, definito ateismo dell’indifferenza, che sarebbe, secondo Benedetto XVI, “uno tra i maggiori ostacoli allo sviluppo”. Perché lo sviluppo, si legge nell’enciclica Caritas in veritate, “ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera”. Ma ci permetta di dissentire, il Santo Padre: l’ateismo è anzi diffuso nei paesi più sviluppati. E non lo dice solo l’Uaar.
«Le nazioni ai primi posti dell’Indice di sviluppo umano – spiega Raffaele Càrcano, segretario nazionale dell’Uaar – contano il maggior numero di atei e agnostici, mentre i paesi che si collocano agli ultimi posti sono spesso caratterizzati da alti indici di religiosità e dalla quasi totale assenza di increduli. Lo dicono tutti i dati empirici raccolti da autorità indipendenti, Onu in testa». Come dire che ateismo, benessere e ricchezza vanno di pari passo. Anche se nessun ateo si mette a dirlo in giro o pontifica sui perché.
L’Indice di sviluppo umano dei paesi del mondo può essere consultato qui: http://hdr.undp.org/en/statistics/.

Tag: ,

13 Commenti a “Un’enciclica di aria fritta e barzellette.”

  1. civis romanus sum scrive:

    Forse vi è sfuggito questo incitamento al crimine :

    ATEISMO PERICOLOSO COME TERRORISMO FONDAMENTALISTA – Sia l’ateismo che il terrorismo a sfondo fondamentalista frenano lo sviluppo dei popoli: lo afferma il Papa nella sua nuova enciclica “Caritas in veritate”, in cui ribadisce l’importanza del diritto alla libertà religiosa. Le violenze, sottolinea Benedetto XVI, “frenano lo sviluppo autentico”, e ciò “si applica specialmente al terrorismo a sfondo fondamentalista”. Al tempo stesso, la promozione dell’ateismo da parte di molti paesi “contrasta con le necessità dello sviluppo dei popoli, sottraendo loro risorse spirituali e umane”. Per lo sviluppo, sottolinea, serve l’interazione dei diversi livelli del sapere “armonizzati dalla carità”

    Io l’ho presa dall’ansa, non mi azzardo certo a leggere le stronzate papali, ma se fosse corrispondente al vero cosa dovremo aspettarci adesso ,,, che gli zuavi incitino Obama o un qualsiais altro esercito crociato a bombardarmi casa a scopo preventivo ?

  2. luigi scrive:

    Danno lavoro al Vaticano solo a chi pare a loro e hanno stipendi che un comuneinpiegato di banca si sogna.TANTISSIMI PRIVILEGI Ne cito solo uno: i dipendenti vaticani pagano anzichè 550 euro per il permesso di circolare nella ztl del centro storico,solo 55 euro. AbitanoI dipendenti del vaticano in APPARTAMENTI LUSSUOSISSIMI E SEMPRE SEMPRE SEMPRE OGNI ANNO IL vATICANO SFRATTA FAMIGLIE BISOGNOSE E CI METTE CHI DICE LUI.E poi lui, sbraita che bisogna dare il lavoro a tutti.IPOCRITI MASSA DI SEPOLCRI IMBIANCATI.

  3. Tiziana scrive:

    Ovviamente non ho letto l’enciclica anche se è da mesi che se ne parla ma senza entrare nei punti forti . Credo che per quanto riguarda il denaro faccia fede quello che ho scritto già qui http://www.nessundio.net/blog/2009/07/06/2108/
    per cui le parole possono essere belle e condivisibili per quanto attiene all’etica nell’economia e alla ridistribuzione dei redditi , ma devono seguire i fatti.
    Iil bla bla sull atesimo del papa è nell’ordine naturale delle cose, e neanche originale visto che ieri ai fiunerali dei nostri sfortunati connazionali viareggini l’arcivescovo di Lucca ha detto esattamente le stesse cose, corroborato dagli applausi delle cariche dello Stato.
    Trovo anche discutibile la scelta di scrivere al papa per ribattergli, è un modo fesso di dare importanza ad una persona che conta solo nel nostro Paese . E conta sempre di più finchè tutti penderanno dalle sue labbra (atei compresi ahimè) per avere un giudizio, dal comportamento del primo ministro ai funerali di Stato (che ormai i giornalisti più smaliziati chiamano funerali solenni per non sentirsi rivolgersi domande sul perchè della croce invece che il tricolore)

  4. carla scrive:

    Finchè daremo al papa l’idea che lui è la nostra controparte lo dovremo subire. L’indice dello sviluppo umano per fortuna non tiene conto della variabile religione.

  5. Adriana scrive:

    Quoto Luigi e Tiziana

  6. anna scrive:

    l’11 luglio del 1979 Giorgio Ambrosoli, liquidatore della Banca Privata Italiana, la banca di Sindona, veniva ammazzato da William Aricò killer italo ameircano assoldato dal Sindona stesso e da chi era stato irritato dall’opera dell’Avvocato Ambrosoli.
    Sindona, presentato da Andreotti e sodali, come un geniale banchiere e salvatore della lira era il solito piccolo squalo che nuotava in una mare di gorssi squali e che compiva operazioni illecite tramite le fusioni bancarie e le banche intessendo una rete di malaffare che vedeva conivolti piduisti, uomini politici e delle istituzioni.

    Monsignor Marcinkus presidente dello IOR, Istituto Opere Religiose, la banca del vaticano, tesserato P2, già indagato in USA per una faccenduola di riciclaggio che portava dritta dritta alle banche vaticane e che in America causò una serie di arresti (il Monsignore se la cavò per insufficienza di prove) aveva stretti rapporti d’affari proprio con Sindona, il banchiere-mafioso e con Calvi, con il quale fondò il Banco Ambrosiano, nel cui consiglio sindacale siedevano appunto Sindona e Licio Gelli.

    Mi pare evidente che i vicari di Dio in terra tutto sommato se la cavano bene anche con lo sterco del diavolo! Quando ne parlano al popolino certo sono poco credibili. Personalmente sogno il giorno in cui anche in Italia i banchieri di Dio vengano sbattuti in galera se commettono illeciti penali e mandano in bancarotta gli Isituti di Credito con “operazioncelle” miliardarie dubbie.

  7. anna scrive:

    Abbiamo fatto l’anno passato un piccolo dossier storico sul “vizietto” vaticano a fare con le banche una serie di gravi pasticci

    http://www.direfarepensare.it/storia.html

  8. Marcello scrive:

    Questi commenti interessanti e informati, dimostrano che è del tutto superfluo fare dispute teologiche con la chiesa.

  9. anna scrive:

    concordo con Marcello e Tiziana, capisco che viene voglia di discuterci con i pretoni però mi pare forse il modo migliore di dar credito all’apparato ecclesistico tutto star sempre lì a sottolinearne le buffe convinzioni e le sparate antidemocratiche e anti laicità
    bisognerebbe trattare i monsignori come i bambini quando sono nella fase parolaccia, ignorarli o al massimo prenderli in giro

  10. Goliarda scrive:

    Ci manca solo che adesso gli atei si mettano a chiedere che tra gli indicatori per la misurazione dello sviluppo umano bisogna dichiarare la appartenenza religiosa. Purtroppo quando si deve gridare la propria appartenenza la libertà viene messa sotto i piedi.

  11. Viola Vallini scrive:

    Scorrendo i dati dell’Undp troviamo molto ben piazzata l’Irlanda e non male anche l’Italia. Non mi pare una cosa sensata quel comunicato

  12. Luigi Mangrino scrive:

    GIUSTO

    anna Scrive:

    8 Luglio 2009 alle 15:39

    bisognerebbe trattare i monsignori come i bambini quando sono nella fase parolaccia, ignorarli o al massimo prenderli in giro

  13. colombo mario scrive:

    essere atei non significa essere superficiali ne prevenuti poichè l’ateismo è uno stile di vita che chiede coerenza e serietà superiori a chi ha una fede. Quando l’ateismo di trsforma in ideologia e fa guerra diventa asua volta una religione, tra le due chi è la più becera?Circa l’enciclica noto che l’analisi del papa riprende temi cari alla sinistra degli anni 5o che si rifaceva a san Paolo e posso citare atei che vedono in San Paolo il vero rivoluzionario nell’ambito del lavoro e del mercato, basta andare su google e digitare san Paolo e politica per vedere quanto il pensiero dell’enciclica ha dei precedenti sviluppi in autori ne religiosi ne cattolici.