2/7/09 – La comunità lgbt alla Casa Bianca

Non ricordo più se piansi… ma qualcosa mi toccò dentro il giorno che la musica morì (Don McLean, American Pie)

Lunedì scorso (29 giugno) il presidente americano ha ricevuto la comunità lgbt alla Casa Bianca in occasione del 40° anniversario della rivolta di Stonewall. Erano le prime ore del 28 giugno del ’69 quando al Greenwich Village di New York scoppiò una rivolta spontanea che diede il la al movimento per i diritti degli omosessuali. Il mondo, non tutto e non tutto con la stessa gioia e libertà, ricorda la data con i gay pride. Stonewall Inn era un gay bar del Village dove la polizia faceva spesso irruzione, e gli uomini e le donne che lì si incontravano accettavano rassegnati queste incursioni. Fino al 28 giugno, quando sei poliziotti si trovarono circondati da persone del quartiere che si misero a cantare we shall overcome (ci imporremo noi). Michael Fader, uno dei protagonisti della rivolta, ricorda: “chiunque era in quella folla sapeva che non si sarebbe più tornati indietro. Quella notte sentimmo che l’unica libertà che ci era concessa era quella di esigerla”. A distanza di un anno sfilarono i primi gay pride, contemporaneamente a New York, Washington, Chicago e Los Angeles. Il presidente Obama accogliendo i 250 leader del movimento lgbt (si stima che il 70% della comunità lo ha votato) ha comparato la lotta degli omosessuali a quella dei neri per la loro forza e l’ineluttabilità, ma prevedendo le critiche ha detto che come quella degli afro-americani ha bisogno di tempo per vedere soddisfatti i giusti diritti. Secondo la comunità lgbt, Obama sta prendendo troppo tempo rispetto alle promesse della campagna elettorale, allorquando aveva giurato che avrebbe eliminato immediatamente la formula don’t ask don’t tell (non chiedere non dire), introdotta nel 1993 dal presidente Clinton come compromesso con il Pentagono, per consentire agli omosessuali di stare nell’esercito; e la legge in Difesa del matrimonio che permette agli stati di non riconoscere un matrimonio celebrato in altro stato. Obama ha promesso che entro la fine del suo mandato queste discriminazioni saranno superate. Intanto in sei stati (Massachussets, Connecticut, Iowa, Vermont, Maine e New Hampshire) il matrimonio è legale e il 57% della popolazione è favorevole alla parità dei diritti.
E lo Stonewall Inn? Nel corso del tempo è diventato una pizzeria, un ristorante, un negozio di calzature. Poi, nel 1995, è tornato alla comunità e oggi, come la Statua della Libertà, è nella lista dei siti storici più importanti d’America.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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8 Commenti a “2/7/09 – La comunità lgbt alla Casa Bianca”

  1. carla scrive:

    Credo che in Italia il movimento omosessuale non dovrebbe considerarsi di sinistra.

  2. anna scrive:

    Alla consueta sigla, LGBT si è aggiunta la I di intersessuali.
    Personalemente sono di sinsitra, ancora non ho fatto tessere, le farò in settembre, ariclesbica e certi diritti;
    per chi si preoccupa, come Carla: ci sono ovviamente e per fortuna anche omosessuali di destra … appunto, nessuno è perfetto.

    PS
    vi segnalo il circolo Milk di Milano i cui soci durante il Pride di Genova hanno sfitlato con cartelli che ricordavano i nomi delle persone omosessuali uccise a causa del loro esserlo, mi è piaciuto lo slogan che accompagnava i cartelli: “noi siamo qui per chi non c’è”

  3. Marcello scrive:

    Purtroppo il movimento omosessuale in Italia ha ottenuto molto poco a causa delle persone non eccezionali che lo rappresentano e anche perchè, come scrive Carla, si sono allineati troppo partiticamente. E questo è un danno, non perchè ci siano omosessuali di destra o sinistra, quello è ovvio, ma perchè ridurre una battaglia di civiltà ad un fatto meramente partitico è penailzzante per la battaglia che si vuole condurre.

  4. Tiziana scrive:

    Non sono iscritta a nessuna organizzazione omosessuale e quindi non conosco il valore dei dirigenti nè le loro capacità, anche se mi sembra che autorevoli rappresentanti siano stati in parlamento.
    Mi sembra che Concia si è scusata , durante il gay pride di Roma, con gli intervenuti al corteo per il suo Pd. Francamente, dall’esternissimo è ovvio, mi è sembrato un atteggiamento schizofrenico, o almeno , quando non ti piace la compagnia te ne vai. Però comprendo che un parlamentare forse pensa di poter cambiare le cose…
    Quanto allo schieramento partitico credo che sia la ferita italiana, addirittura alle assemblee di condominio ci si divide fra destra e sinistra.

  5. anna scrive:

    intanto a Padova prima costringono ad umilianti viiste mediche una Polizziotta che immagino dopo anni di soprusi e personale tormenti e macerazioni si è resa visibile come omosessuale e poi cercano di licenziarla, per aver denunciato il tutto, ma i Questori non giurano di essere fedeli alla Repubblica?
    PS
    potrete leggere la storiaccia su l’Espresso di domani, ringrazio bus18 per la segnalazione

  6. Frankie Morello scrive:

    E’ frustrante che un dibattito sui diritti civili possa essere considerato di uno schieramento politico. Constato con amarezza che questa “peste” è ormai penetrata in tutti i gabgli della società

  7. Sarah Brown scrive:

    LA FIRST LADY BRITANNICA SARAH BROWN, 46 ANNI, HA PARTECIPATO SABATO AL CORTEO DEL GAY PRIDE LONDINESE.
    VESTITA IN NERO CON COLLANE DI VETRO COLORATE, HA SFILATO FRA LE PRIME FILE DEL CORTEO LUNGO OXFORD STREET, TRA DRAG QUEEN VESTITE CON I COLORI DELLA BANDIERA BRITANNICA. E’ LA PRIMA MOGLIE DI UN PREMIER BRITANNICO (GORDON BROWN) A PARTECIPARE ALL’EVENTO. PRIMA DELLA SFILATA GLI ORGANIZZATORI AVEVANO INCONTRATO LA COPPIA BROWN NEI GIARDINI DI DOWNING STREET. IL PREMIER HA DETTO CHE LA GRAN BRETAGNA HA COMPIUTO “PASSI DA GIGANTE VERSO L’UGUAGLIANZA DEI DIRITTI”.

  8. fzbOPI scrive:

    Hi! KHPXJsRE