Non ho nascosto al Santo Padre la penosa impressione che questo triste affare sta producendo… Sua Santità è rimasto profondamente turbato… ma non si sente autorizzato a restituire al giudaismo un bambino divenuto cristiano (l’ambasciatore francese a Roma al suo ministro degli Esteri)
Una notte del giugno 1858 la polizia di Bologna (che era parte dello Stato pontificio) bussò alla porta di Marianna e Momolo Mortara. I gendarmi chiesero di vedere i bambini e quando arrivarono al letto di Edgardo, di sei anni, il comandante comunicò ai tremanti genitori che il bimbo era stato battezzato da una loro serva e quindi doveva essere prelevato. I coniugi Mortara in effetti erano ebrei e una loro domestica pensando che il piccolo Edgardo fosse in fin di vita pensò bene di battezzarlo prendendo l’acqua da un secchio e biascicando una formula in latinorum. Padre Feletti, che aveva orecchiato la cosa, inviò un rapporto al Sant’Uffizio e, da Roma, arrivò veloce un ordine: sottrarre il bimbo battezzato ai genitori ebrei. Edgardo strappato alla famiglia venne inviato alla Casa dei catecumeni a Roma (zona Monti, via dei Catecumeni), il luogo in cui “confortati” da prelati cattolici, gli ebrei venivano fatti convertire. La vicenda di Edgardo rimbalzò dallo Stato pontificio al resto dell’Europa suscitando sdegno, soprattutto in Francia e Inghilterra dove vennero avviate campagne stampa per la liberazione del bambino. Pio IX rispose alle critiche dicendo che, in buona sostanza, quegli ebrei se l’erano cercata in quanto era a loro interdetto avere servi cristiani.
Il caso Mortara segnò profondamente i rapporti tra la Santa Sede e l’opinione pubblica europea. Napoleone III fece pubblicare un comunicato che dichiarava di “non voler apparire complice di quanto avveniva a Roma”. Poteva durare ancora, al centro del continente, uno Stato governato con sistemi medievali?
Probabilmente oggi a nessuna collaboratrice domestica di ebrei verrebbe in mente di battezzare un pupetto, ma sono le famiglie cattoliche che devono stare attente. Con troppa superficialità le famiglie battezzano i loro bambini, spesso per non deludere i parenti, o perché sono inibiti nel festeggiare una nascita (che si sarebbe un motivo per festeggiare) senza un rito calato dall’alto. Con la stessa abulia, quando il bimbetto è più grande, si decide di avvalersi dell’ora di religione cattolica, insegnamento facoltativo, facendosi intortare con la questione che si studiano un po’ la storia delle religioni. In questo modo si copre un abuso, visto che il programma riguarda la sola religione cattolica, grazie all’indolenza dei famigliari dell’innocente bambino. Molti genitori per coprire la loro pigrizia, dicono di temere l’isolamento dei loro pargoletti, in questo modo togliendogli la capacità di critica. E questo già dall’asilo, poi ci si stupisce se gli adolescenti hanno la sola aspirazione di andare al grande fratello (e talvolta ammazzano pure i genitori). Di passività in passività si arriva a sposarsi magari in chiesa e quando si arriva al momento del funerale si trova un prete che non vuole la cremazione o cose così. Poi tocca ai poveri e pochi laici, difendere (a parole beninteso, visto che si è in numero sempre più esiguo) questa gente che viene maltrattata. Sarebbe il caso di pensarci bene prima di battezzare i bambini perché, è bene tenerlo a mente, si nasce italiani, e col battesimo si diventa sudditi della teocrazia vaticana.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Tag: Ora di religione

E’ l’indolenza il peggiore dei p-e-c-c-a-t-i-
difatti pio IX e’ il protettore dei rapitori
come don bosco dei pedofili
tutti santi uomini
Interessantissimo l’articolo della bravissima Tiziana. Io la penso cosi: i bambini non vanno battezzati,ne comunicati,ne cresimati, ma una scelta di religione DEVE ESSERE VOLUTA DA LORO,MAGARI INSEGNANDO LORO NON LA RELGIONE CATTOLICA,MA STORIA DELLE RELIGIONI. In modo che la persona è a conoscenza di tutte le religioni e fa, se lo vuole fare, la sua scelta. SCELTA RELIGIOSA E DI FEDE, DUNNQUE,SOLO DA ADULTI E NIN IMPOSTA. Ciao Luigi
Io credo che a scuola i bambini devono studiare, come si diceva ai miei tempi , storia e geografia, oppure come voglio adesso per i miei due bambini, l’inglese. La storia delle religioni, che magari incidentalmente si apprende parlando di storia, costume e società, non può essere un insegnamento. Io nata cattolica ho scelto per me di non essere di nessuna religione, vorrei che anche i miei figli da grande facessero questa scelta, ma sono liberi ovviamente di farne anche altre.
http://www.uaar.it/news/2009/06/08/ottobre-giornata-nazionale-dello-sbattezzo/
Assumersi le proprie responsabilità, in questo caso davanti ai propri figli, è difficile per chi non esercita il pensiero libero.