C’è chi parla di resa.
Da Il Foglio
*Il dialogo tra Obama e i Fratelli musulmani è un segno di pace o di resa ? *di Giulio Meotti *
* ROMA. Prima dell’ambizioso viaggio al Cairo, Barack Obama ha incontrato a
Washington importanti esponenti dei Fratelli musulmani. Su richiesta
esplicita della Casa Bianca, a sentirlo parlare al Cairo c’erano anche
undici rappresentanti della fratellanza islamica, un fatto assolutamente
nuovo per gli Stati Uniti. “Obama è pronto ad adottare la violenza, non
l’ideologia islamista, come discriminante nell’attitudine americana verso
simili organizzazioni”
, si legge in un’analisi appena uscita sul sito
Internet dei Fratelli, Ikhwanweb. In Europa i Fratelli musulmani, che sono
anche il movimento più diffuso nelle moschee italiane, lavorano già oggi con
il governo inglese, olandese e francese sui temi dell’integrazione. A
Washington numerosi analisti, fra cui Fareed Zakaria su Newsweek,
suggeriscono da tempo a Obama di cancellare la messa al bando non scritta
nei confronti della storica organizzazione islamista, che si interseca con
la clandestinità fondamentalista, che predica la distruzione di Israele e
lavora per l’espansione della sharia in tutto l’occidente.
Dall’ideologia dei Fratelli musulmani, nati nel 1928 in Egitto e ancora
oggi fuorilegge al Cairo, sono nati gruppi terroristici come al Jamaa al
Islamiya e Hamas, presenti sulla lista nera di Washington e Bruxelles. Nel
maggio di due anni fa, il Foglio per primo intercettò un simile mutamento
all’interno della diplomazia americana. Allora la discussione fu avviata da
due studiosi del Nixon Center, Robert Leiken e Steven Brooke, che sulla
rivista Foreign Affairs pubblicarono il saggio “The moderate muslim
brotherhood”. I due chiesero al dipartimento di stato di avviare il dialogo
con la fratellanza sulla base della sua “evoluzione non violenta”. Ma Zeyno
Baran, analista della Hoover Institution e collaboratrice dell’Herald
Tribune, liquida così ogni tentativo di dialogo con i Fratelli: “Per loro il
Corano non è fonte di legge, è l’unica fonte. La fratellanza crea una quinta
colonna per indebolire i sistemi occidentali. La Fratellanza ritiene
necessario diffondere concetti islamici che rigettano la sottomissione e
incitano alla lotta”.
Il primo consigliere di Obama per i Rapporti con il mondo islamico,
Mazen Asbahi, si dimise quando emersero i suoi legami con la Fratellanza
islamista. “Gli Stati Uniti devono considerare quando e come parlare con
movimenti politici che hanno un consenso pubblico sostanziale e hanno
rinunciato alla violenza, i Fratelli musulmani potrebbero essere in questa
categoria”, è scritto in un rapporto del The Project on U.S. Engagement with
the Muslim World. Ne fa parte Dalia Mogahed, il primo velo islamico della
Casa Bianca. Egiziana di nascita a capo del Gallup Center for Muslim Studies
e tra le massime sostenitrici del dialogo fra Washington e lo storico
movimento islamista, oggi Mogahed è a capo dell’Advisory Council on
Faith-Based and Neighborhood Partnerships voluto da Obama. Laurea in
Ingegneria e master in Business administration, Dalia è vicina alla Muslim
American Society, l’organizzazione storicamente affiliata alla Fratellanza
musulmana. Appena scelta da Obama come consigliera alla Casa Bianca, Dalia
ha rilasciato una lunga intervista a Islamonline, il sito internet dello
sceicco Yusuf al Qaradawi, che della Fratellanza è il guru e che sintetizza
così il programma del movimento in occidente: “La conquista non sarà con la
spada, ma con il proselitismo”. Anche l’altro membro islamico del board
obamiano sulla fede, Eboo Patel, è legato al Council on American Islamic
Relations, organismo finanziato dai sauditi e legato ai Fratelli.
Ad aprile Obama ha visitato la Turchia per partecipare all’Alleanza
delle civiltà, un forum vicino ai Fratelli musulmani con affiliazioni
europee e americane, del cui board fa parte John Esposito, il mentore di
Dalia Mogahed, l’islamologo della Georgetown University che da anni sostiene
il dialogo con i Fratelli musulmani e la sua filiera americana. L’Alleanza
delle civiltà a cui ha partecipato Obama non fa mistero di essere uno
strumento dell’Organizzazione della conferenza islamica, che ha sede a Gedda
in Arabia Saudita ed è non da oggi il più potente blocco di votanti alle
Nazioni Unite, dominando anche il Consiglio dei diritti umani. E’ sua la
risoluzione al Palazzo di Vetro che criminalizza l’islamofobia e rende
sempre più tormentata e difficile la libertà d’espressione e di critica
sull’islam in occidente. Lo scorso 15 settembre, alcuni membri dello staff
di Obama, allora candidato alla guida degli Stati Uniti, si incontrarono a
Washington con alcuni esponenti del Council on American Islamic Relations e
della Muslim American Society, entrambe emanazione dei Fratelli musulmani.
Quando nel 1928 nacquero in reazione all’abolizione del califfato, i
Fratelli aprirono scuole, ambulatori, moschee. Gli uomini iniziarono a farsi
crescere la barba, le donne a portare il velo. Come quello di Dalia Mogahe.
*(Il Foglio, 9 giugno 2009) *
Tag: obama

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