Archivio di maggio 2009

25/5/09 – Ho visto cose…

lunedì, 25 maggio 2009

Come tutte le famiglie, le nostre al servizio diplomatico si presentano in diverse configurazioni (Segretario di Stato Usa, signora Clnton che comunica i pieni diritti ai diplomatici gay, Corriere della Sera)
A Roma, il 26 maggio a piazza di Pietra, ci sarà una singolare parata guidata da Carlo Giovanardi, a sostegno della candidatura di Berlusconi al Nobel (ansa)

Il 15 maggio Rama Yade, sottosegretaria agli Esteri francese, ha lanciato l’appello per la depenalizzazione universale dell’omosessualità al Congresso mondiale sui diritti dell’uomo a Parigi alla presenza di delegati di cento paesi. Il 18 dicembre scorso la mozione venne votata all’Assemblea generale dell’Onu da 67 stati dei cinque continenti. La mozione puntava a isolare gli ottanta stati che considerano l’omosessualità un crimine contro natura spesso (in sette stati) punendola con la morte. L’Italia cadde sull’orlo di una crisi di nervi per essersi dovuta (con fatica) scostare per una volta dal Vaticano. Come si ricorderà mons. Celestino Migliore, osservatore della Santa Sede presso l’Onu, avvertì che gli stati che non riconoscono l’unione tra due persone dello stesso sesso (omofobi, diremmo noi e il buon senso) sarebbero stati messi alla gogna. A tenere bordone alla malvagia posizione vaticana si aggiunse la Siria che spiegò che i diritti universali non includono i diritti specifici delle persone. Il presidente Sarkozy e l’intero governo, hanno sostenuto con forza Rama Yade, che il 15 maggio ha potuto rinnovare il suo impegno dichiarando che “non ci sono discriminazioni minori, ma solo sfide non colte. I diritti sono indivisibili negarne uno significa compromettere tutti gli altri; davanti alle discriminazioni, di origine, di età, di orientamento sessuale, di genere, la nostra volontà deve essere ferma, non per imporre un modello di società, ma per combattere lo spirito di intolleranza lesivo della dignità umana”. In Francia l’omosessualità è stata depenalizzata nel 1981; oggi il ministro della Salute Roselyne Bachelot vuole derubricare la transessualità dalle “affezioni psichiatriche di lunga durata” mentre Martine Aubry, segretario del Ps, chiede all’Onu di rifiutare la transfobia.
Il 17 maggio Cuba ha festeggiato il cinquantenario della Rivoluzione con la consueta sfilata nelle vie dell’Avana. Nel calendario delle manifestazioni la sfilata più bella è stata quella degli omosessuali che, a passo di danza negli allegri ritmi latino americani, hanno percorso le vie del centro per sfociare nei giardini di Pabellòn di Cuba, il cuore della capitale. Solo fino a poco tempo fa Fidel Castro “i froci” li spediva ai lavori forzati col garbo consueto delle dittature. Invece oggi sua nipote, Mariela Castro Espin, figlia di Raùl, direttrice del Centro nazionale per l’educazione sessuale, è stata la madrina della giornata contro l’omofobia.
Giovedì 21 maggio a Genova, il ministro della Gioventù Giorgia Meloni ha partecipato ad un convegno organizzato dall’Arcigay sul disagio giovanile. Come è ovvio il ministro ha detto che è contro ogni forma di discriminazione, anche se ritiene irricevibile la richiesta di equiparazione tra coppie etero e omo e insostenibile l’adozione. Per chiarire la sua condanna a qualsiasi forma di discriminazione, Meloni ha pronunciato un chiaro no a eventi come il gay pride che si terrà appunto a Genova il 27 giugno. Il ministro è stata nettissima, ma il capogruppo dei senatori del pdl genio Gasparri, ha disapprovato l’intervento di Meloni all’arcigay che, svolgendosi a Genova poteva sembrare un tacito assenso al gay pride.
Continua intanto la protesta di Marco Pannella che, in una intervista all’Unità tra l’altro ha detto : “abbiamo parlato dei diritti degli omosessuali e ci hanno chiamato froci. Adesso vedo che si ascoltano le ragioni degli omofobi”.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

25/5/09 – Ho visto cose…

lunedì, 25 maggio 2009


Come tutte le famiglie, le nostre al servizio diplomatico si presentano in diverse configurazioni (Segretario di Stato Usa, signora Clnton che comunica i pieni diriti ai diplomatici gay, Corriere della Sera)
A Roma, il 26 maggio a piazza di Pietra, ci sarà una singolare parata guidata da Carlo Giovanardi, a sostegno della candidatura di Berlusconi al Nobel (ansa)

Il 15 maggio Rama Yade, sottosegretaria agli Esteri francese, ha lanciato l’appello per la depenalizzazione universale dell’omosessualità al Congresso mondiale sui diritti dell’uomo a Parigi alla presenza di delegati di cento paesi. Il 18 dicembre scorso la mozione venne votata all’Assemblea generale dell’Onu da 67 stati dei cinque continenti. La mozione puntava a isolare gli ottanta stati che considerano l’omosessualità un crimine contro natura spesso (in sette stati) punendola con la morte. L’Italia cadde sull’orlo di una crisi di nervi per essersi dovuta (con fatica) scostare per una volta dal Vaticano. Come si ricorderà mons. Celestino Migliore, osservatore della Santa Sede presso l’Onu, avvertì che gli stati che non riconoscono l’unione tra due persone dello stesso sesso (omofobi, diremmo noi e il buon senso) sarebbero stati messi alla gogna. A tenere bordone alla malvagia posizione vaticana si aggiunse la Siria che spiegò che i diritti universali non includono i diritti specifici delle persone. Il presidente Sarkozy e l’intero governo, hanno sostenuto con forza Rama Yade, che il 15 maggio ha potuto rinnovare il suo impegno dichiarando che “non ci sono discriminazioni minori, ma solo sfide non colte. I diritti sono indivisibili negarne uno significa compromettere tutti gli altri; davanti alle discriminazioni, di origine, di età, di orientamento sessuale, di genere, la nostra volontà deve essere ferma, non per imporre un modello di società, ma per combattere lo spirito di intolleranza lesivo della dignità umana”. In Francia l’omosessualità è stata depenalizzata nel 1981; oggi il ministro della Salute Roselyne Bachelot vuole derubricare la transessualità dalle “affezioni psichiatriche di lunga durata” mentre Martine Aubry, segretario del Ps, chiede all’Onu di rifiutare la transfobia.
Il 17 maggio Cuba ha festeggiato il cinquantenario della Rivoluzione con la consueta sfilata nelle vie dell’Avana. Nel calendario delle manifestazioni la sfilata più bella è stata quella degli omosessuali che, a passo di danza negli allegri ritmi latino americani, hanno percorso le vie del centro per sfociare nei giardini di Pabellòn di Cuba, il cuore della capitale. Solo fino a poco tempo fa Fidel Castro “i froci” li spediva ai lavori forzati col garbo consueto delle dittature. Invece oggi sua nipote, Mariela Castro Espin, figlia di Raùl, direttrice del Centro nazionale per l’educazione sessuale, è stata la madrina della giornata contro l’omofobia.
Giovedì 21 maggio a Genova, il ministro della Gioventù Giorgia Meloni ha partecipato ad un convegno organizzato dall’Arcigay sul disagio giovanile. Come è ovvio il ministro ha detto che è contro ogni forma di discriminazione, anche se ritiene irricevibile la richiesta di equiparazione tra coppie etero e omo e insostenibile l’adozione. Per chiarire la sua condanna a qualsiasi forma di discriminazione, Meloni ha pronunciato un chiaro no a eventi come il gay pride che si terrà appunto a Genova il 27 giugno. Il ministro è stata nettissima, ma il capogruppo dei senatori del pdl genio Gasparri, ha disapprovato l’intervento di Meloni all’arcigay che, svolgendosi a Genova poteva sembrare un tacito assenso al gay pride.
Continua intanto la protesta di Marco Pannella che, in una intervista all’Unità tra l’altro ha detto : “abbiamo parlato dei diritti degli omosessuali e ci hanno chiamato froci. Adesso vedo che si ascoltano le ragioni degli omofobi”.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Ultime notizie dalla Società Pannunzio per la Libertà di Informazione.

sabato, 23 maggio 2009

22/05/09

Caro amico, cara amica,

la Società Pannunzio per la libertà d’Informazione è stata finalmente varata. Il successo del Convegno del 29 aprile u.s. a Roma, presso la rappresentanza italiana della Commissione Europea, col grande seguito di adesioni di cittadini, intellettuali, giornalisti ha dimostrato inequivocabilmente che la strada intrapresa è quella giusta. Ora a noi, insieme al tuo imprescindibile sostegno, il compito di concretizzare le grandi aspettative radunatesi intorno alla neonata associazione.

Ci attendono momenti difficili: un fronte compatto, quello della mala-informacion italiana, che, colpito nel vivo dei suoi interessi e di quelli degli editori del vapore, che minano la loro e la nostra libertà di espressione, non potrà che reagire duramente, come un sol uomo, alla benché minima critica. L’arma formidabile è già individuata: il silenzio sulle nostre iniziative.

Ecco dunque, caro amico e cara amica, attenderci un impegno straordinario per rompere il muro di gomma della non-informazione italiana. Impegno che dovrà necessariamente concretizzarsi attraverso i mezzi più appropriati per raggiungere le finalità che ci siamo tutti insieme preposte e che tu hai condiviso.

Da quando siamo partiti d’altra parte, la nostra attività, non si è mai interrotta. I prossimi, imminenti appuntamenti, già calendarizzati nel mese di giugno sono, ci pare, più eloquenti di qualunque promessa: all’inizio del mese, si terrà un Seminario sui diritti dei lettori, a cui prenderanno parte, oltre ai soci promotori della Società Pannunzio, le principali Associazioni dei consumatori, e vari giuristi che s’interessano della materia; intorno alla metà del mese, poi, incontreremo i rappresentanti della stampa estera per meglio comprendere quale sia la gravità della situazione italiana, in relazione al contesto internazionale.

Queste non sono che alcune delle iniziative che stiamo incardinando per portare avanti concretamente quanto è descritto nella nostra Dichiarazione d’intenti. Naturalmente, ti daremo conto di queste e delle altre attività in corso, attraverso i mezzi di comunicazione di cui disponiamo, a cominciare dal sito ufficiale dell’associazione e dalle comunicazioni vie email.

Il “naviglio” è stato dunque varato, non manca il vento in poppa ma, una volta al largo sarà necessaria un’adeguata manutenzione, ordinaria e straordinaria. Ecco dunque che ti chiediamo, caro amico e cara amica, un contributo che siamo fiduciosi non vorrai far venire meno, proprio perché ti riconosci nelle nostre proposte e traguardi insieme a noi i comuni obiettivi.

Se lo vorrai, potrai supportarci in vari modi: in primo luogo, diffondendo il più possibile tra i tuoi contatti le nostre comunicazioni e le nostre iniziative (la clandestinità a cui siamo, per il momento, costretti è il principale ostacolo che dobbiamo superare); a questa essenziale forma di supporto, potrai affiancare, se lo riterrai, anche un sostegno materiale, attraverso il versamento di un contributo libero o della quota d’iscrizione.

Per consentire a tutti di poter entrare a far parte della Società Pannunzio, abbiamo stabilito una quota minima d’ingresso di  10,00 Euro per le persone fisiche e di 50,00 Euro per i soggetti associativi (Enti, Fondazioni, Società, Associazioni, ecc.). Se sei il responsabile di un Blog o di un Sito Internet, poi, oltre a sostenere la nostra iniziativa dandole il massimo della visibilità attraverso lo strumento di cui disponi, hai anche la possibilità,  con una quota minima di 30,00 Euro, di iscrivere il tuo sito alla Società Pannunzio (l’elenco dei siti e delle testate aderenti all’iniziativa sarà pubblicato su www.societapannunzio.eu).

Ti chiediamo di considerare seriamente questa opportunità: ciò che per te può rappresentare un costo pari a una piccola ricarica per il tuo cellulare, per noi costituisce un supporto fondamentale, una tangibile testimonianza dell’incoraggiamento a proseguire con entusiasmo nell’iniziativa.

Le modalità con cui potrai versare il tuo contributo o la tua quota d’iscrizione sono le seguenti:

- bonifico su c/c bancario (Intesa Sanpaolo) intestato all’Associazione Società Pannunzio per la libertà d’informazione, IBAN: IT33 H030 6903 2791 0000 0001 060

- versamento immediato con carta di credito attraverso PayPal, il sistema di pagamento online semplice e sicuro, attraverso il link riportato qui di seguito (se il link riportato nel presente messaggio non dovesse risultare attivo, puoi copiare il riferimento sottostante e incollarlo nella barra dell’inidirizzo del tuo browser):
https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_s-xclick&hosted_button_id=5209034


Contiamo vivamente sul tuo appoggio e ti inviamo cordiali saluti.

A presto,

Il Portavoce
Enzo Marzo
Il Direttore
Marco Contini
Il Tesoriere
Luciano Visco

Schifani a ruota libera.

sabato, 23 maggio 2009

Dice : “”" Non ritornare ad ateismo di Stato. In Parlamento si apra il confronto tra laicità e religione “”". Ma in che mondo vive ? Che cosa ha  respirato ultimamente ? Che film ha visto ? Con l’art. 7 della Costituzione che mette l’Italia agli ordini della SS Vaticana, la presenza obbligatoria di vescovi e cardinali a qualsiasi inaugurazione istituzionale, con l’insegnamento di fatto obbligatorio della religione cattolica in tutte le scuole pubbliche e private, con migliaia di ore di trasmissioni religiose su tutte le TV pubbliche e private, con il papa che è sempre presente a tutte le ore in tutti i TG vaticaliani, con preti, monache, frati, vescovi e cardinali invitati a tutte le trasmissioni, con il fiume di denaro che in mille rivoli Stato, Regioni, Province e Comuni fanno piovere nelle voraci casse della Santa Ditta Trangugia e Divora, il Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, ci viene a parlare di ateismo di stato ?! Ma qualcuno gli suggerisca subito una visita medica !

Testamento Biologico, ultime incoraggianti notizie da Roma.

sabato, 23 maggio 2009

Segnalazione del nostro amico Giampietro Sestini, Segretario di LiberaUscita

Riceviamo e volentieri diffondiamo i comunicati stampa, diramati rispettivamente dagli assessori del PD e da quello di  Sinistra è Libertà, che annunciano l’istituzione del registro dei testamenti biologici anche nel Municipio XI di Roma. E’ un altro importante passo in avanti, tanto più se si considera che il registro raccoglierà (come da sempre proposto da LiberaUscita) anche altre disposizioni inerenti la fine della vita. Inoltre la Giunta ha in programma di realizzare ulteriori iniziative, quali gli spazi decorosi per il commiato laico e per i matrimoni civili. Se si aggiungesse la registrazione dei “Patti civili di convivenza”, l’XI Municipio avrebbe realizzato integralmente il nostro progetto “Nuovi servizi sociali per nuovi diritti civili”. E il registro dei testamenti biologici potrebbe più semplicemente e più logicamente essere denominato “registro delle bio-card”.

Grazie al Presidente, alla Giunta ed ai consiglieri de Municipio XI: la loro deliberazione odierna potrebbe essere l’inizio di una nuova storia. Laica.

Cordiali saluti

Giampietro Sestini

Comunicato Stampa n. 1

La Giunta del Municipio Roma XI ha deliberato l’istituzione del “Registro dei testamenti biologici e disposizioni di fine vita.”

La delibera, che nasce da una mozione votata in Municipio dalla maggioranza di centro sinistra e dalla lista civica Amici di Beppe Grillo, avente per primo firmatario il consigliere del PD Delegato alla Sanità, Antonio Bertolini, offre ai residenti una grande opportunità in tema di rispetto dei diritti civili e costituzionali.

Oltre al testamento biologico, la scelta del tipo di assistenza religiosa e della eventuale cremazione nonchè la disponibilità alla donazioni di organi, costituiscono gli assi portanti della delibera che ha visto il Partito Democratico del Municipio Roma XI unito nel rispetto della bioetica, della carta fondamentale dei diritti dell’Unione Europea e della Costituzione italiana.

I tre assessori del Partito Democratico Municipio Roma XI

Alberto Attanasio Nicola Cefali Carla Di Veroli


Comunicato stampa n. 2
Come da mandato del consiglio Municipale, oggi pomeriggio la giunta del Municipio XI ha deliberato l’istituzione del “Registro dei testamenti biologici e delle disposizioni di fine vita”.

La delibera compie un passo ulteriore: oltre al testamento biologico, prevede la possibilità per il cittadino di depositare le proprie volontà per quanto riguarda: la volontà o meno di avvalersi al momento della morte dell’assistenza religiosa, la forma civile o religiosa delle esequie funebri, la volontà di utilizzare il corpo per la donazione degli organi, la volontà di essere o non essere cremato.

Così in una nota Andrea Beccari, assessore alle politiche sociali del Municipio XI. «L’impegno del Municipio XI, nel rispetto della sensibilità di ogni cittadino, continuerà, come già concordato e programmato con numerose associazioni laiche romane, attraverso l’istituzione e l’erogazione di ulteriori servizi laici alla cittadinanza – prosegue – A cominciare dall’istituzione anche a livello municipale di spazi decorosi per il commiato laico e per la celebrazione dei matrimoni civili, e l’avvio, sempre a livello municipale, di quelle che potremmo definire le consulte municipali dei diritti».

La Formula 1 divide i cristianisti.

venerdì, 22 maggio 2009

Polemiche furiose fra il cattolicissimo Governatore della Lombardia, Formigoni, e l’iper-clericale sindaco di Roma, Alemanno. Casus belli la disputa del Gran Premio di Formula 1 che il sindaco chierichetto vorrebbe far correre a Roma l’anno prossimo. Micidiale ma divertente la battuta del cristianista ciellino Formigoni a proposito del nome da dara a quella eventuale competizione : “Gran Premio del Vaticano”, dal momento che il luogo deputato per il Gran Premio d’Italia è Monza, in Lombardia. Che bello vedere due integralisti cattolici che si azzuffano fra loro tirando in ballo anche lo Stato dove regna il Papa Re, che fra l’altro è anche il loro capo supremo.

Cronache dall’Eurabia.

venerdì, 22 maggio 2009

Ultima puntata sulla conquista islamica dell’Europa a partire dalla testa di ponte stabilita in Olanda. Siamo stretti fra due totalitarismi, quello cristianista che vuole imporci le radici giudaico-cristiane e il crocifisso a martellate sulla testa ma non può più arrostirci sui roghi, e quello islamista, che oltre a imporci la sharìa obbligatoria per tutti è pronto a impiccarci se ci azzardiamo a dire che le religioni sono tutte cazzate.

Da informazione.corretta

http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=8&sez=120&id=29508

Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 21/05/2009, in prima pagina, l’ultima puntata dell’inchiesta sull’Olanda di Giulio Meotti dal titolo ” Il Ground Zero dell’Olanda “. Ricordiamo ai lettori che le precedenti puntate sono state pubblicate nella rassegna di IC dei giorni 12, 14, 16 e 19 maggio. Ecco l’articolo:

Amsterdam. Linnaeusstraat si trova in un quartiere popolato in maggioranza da musulmani. E’ qui che Mohammed Bouyeri tese un’imboscata a Theo van Gogh il 2 novembre del 2004. Il regista si fermò a un attraversamento pedonale della pista ciclabile. L’islamista gli sparò un colpo con una pistola di fabbricazione croata. Theo cadde dalla bicicletta, riuscì a sollevarsi e a trascinarsi dall’altra parte della strada. Bouyeri lo seguì fino al cestino delle immondizie a cui Van Gogh si era aggrappato, esplose altri due colpi, davanti al caffè “L’Olandese”, mentre la vittima lo implorava di non farlo. Estrasse un coltello per decapitarlo, prima di appuntargli una lettera al petto con una lama più piccola, simile a un machete ricurvo. La lettera conteneva minacce di morte contro Geert Wilders e la parlamentare di origine somala Ayaan Hirsi Ali. Addosso all’assassino fu trovata anche una poesia: “Agli ipocriti dico: se non volete morire, tenete chiusa la bocca”. Sulla Linnaeusstraat oggi nulla ricorda la macellazione rituale del regista. Non esiste un Ground Zero olandese. E’ un’assenza che si avverte molto in un paese che monumentalizza tutto ed è ossessionato dal passato. La popolazione di Amsterdam alcuni mesi fa individuò nel “Ganoderma applanatum” l’incarnazione del male. E’ il fungo assassino che stava uccidendo l’ippocastano che Anna Frank vedeva ogni giorno dal suo nascondiglio. Il comune voleva abbatterlo, ma i bravi cittadini di Amsterdam si sono opposti in nome della tolleranza. Un paese dove il 4 di maggio ogni anno ci si ferma per due minuti, come in Israele, ricordando i caduti in guerra. Alle venti esatte la regina depone una corona di fiori in piazza Dam. Ogni anniversario dell’assassinio di Theo passa invece inosservato, senza cordoglio né retorica nazionale condivisa. Sulla pista ciclabile color rosso in Linnaeusstraat ci sono due piccole incisioni, gente del posto ci dice che sono i segni lasciati da due proiettili. E’ più facile che qualcuno vada a portare fiori sulla Pythagorasstraat, davanti all’ultima di una serie di villette di mattoni rossi tutte uguali, dove abitava Van Gogh. Il giorno della sua morte le bandiere rimasero a mezz’asta, un onore che per legge deve essere tributato solo alla regina. “Se avessero fatto di Theo un simbolo della libertà, i multiculturalisti avrebbero dovuto ammettere che aveva ragione”, racconta al Foglio Theodor Holman passeggiando per la Damrak, la squallida arteria di Amsterdam da cui partono i battelli turistici e dove si concentra gran parte della teppa giovanile. Holman è un cinquantenne grassoccio dall’aspetto spavaldo e trasandato, era il migliore amico del regista, nonché il suo storico sceneggiatore e l’editorialista del principale quotidiano di Amsterdam, Het Parool. “Se avessero fatto di Theo un simbolo, avrebbero dovuto cambiare politica, ma loro non vogliono cambiare. Theo non potrà diventare un eroe”. Con Holman andiamo negli studi della Column di Giys de Vestelaken, un fumatore incallito sulla cinquantina che guida auto d’epoca. Giys creò la Column dieci anni fa assieme a Van Gogh. E’ lui ad aver prodotto “Submission”, la pellicola sulla sottomissione della donna nell’islam che costò la vita a Theo. Lo studio si affaccia su Warmoesstraat, vicino a piazza Dam, fra decine di darkrooms, locali di sesso dal vivo, coffeeshops e un bizzarro negozio che vende ogni tipo di condom, ce ne sono di colorati, profumati, di ogni dimensione e afrore erotico. Non lontano dagli studi di Theo van Gogh, una splendida mattina di sole di un anno fa sei ufficiali di polizia entravano in un piccolo appartamento. Erano lì per un vignettista con un crudo senso dell’umorismo, il preferito da Van Gogh. “Non mi sarei mai aspettato l’Inquisizione spagnola”, dice l’uomo che si firma Gregorius Nekschot e che tutela ossessivamente il proprio anonimato a causa delle minacce. Il 13 maggio 2008 il vignettista trascorse la notte in cella, mentre la polizia spulciava nel suo computer, accusandolo di violazione di un articolo della Costituzione olandese che proibisce la discriminazione. “La Danimarca protegge i vignettisti, noi li arrestiamo”, denuncia Geert Wilders, uno dei favoriti per le elezioni europee del prossimo 4 giugno con il suo “Partito per la libertà”. Il sito internet di Gregorius Nekschot, che in olandese significa “giustiziato alla nuca”, è preso ogni giorno d’assalto e le sue opere, spesso di pessimo gusto, sono esposte al Parlamento dell’Aia dove un politico liberale ha allestito uno “spazio dedicato alla libertà di pensiero”. Nekschot, che disegna per il settimanale HP/De Tijd, ha detto che l’arresto ricorda “i metodi dei fascisti e dei comunisti”. La sua vignetta più celebre ritrae la scritta “Islamsterdam” e un imam con un coltello fra i denti. Il caso Nekschot dimostra che l’Olanda è nel caos più totale di fronte alla campagna intimidatoria dichiarata contro giornalisti, studiosi, vignettisti, scrittori e cabarettisti in seguito all’assassinio del regista. Lo avevano promesso: “Questa da ora in poi sarà la tassa che dovrà pagare chiunque offenderà Allah”. Un anno fa alla pittrice olandese Ellen Vroegh sono stati ritirati i dipinti dalla galleria comunale di Huizen, perché “offensivi dell’islam”. Nei suoi quadri non c’erano imam con bombe in testa, ma donne nude. Quanto basta per far scattare la censura preventiva. Lo scettro di Van Gogh è oggi nelle mani del suo amico, Hans Teeuwen. Ma anche lui, guarda caso, ha scelto di non esibirsi più in Olanda per paura di fare la stessa fine di Theo. “E’ ancora difficile per me capire ciò che è successo”, spiega Nekschot al Foglio nella prima intervista a un quotidiano italiano. “Dopo un anno, c’è ancora un’inchiesta preliminare, sono vittima di un cinico gioco politico. Il ministro della Giustizia in Parlamento ha detto che, prima del mio arresto, c’erano stati sette incontri sul vignettista Nekshot. Il mio arresto è una specie di scambio: il governo dimostra di combattere i terroristi e arresta i vignettisti per placare i musulmani. In altre parole, ci sono importanti politici in Olanda disposti a sacrificare i nostri diritti costituzionali, come la libertà di parola, per mantenere la ‘pace’. La situazione oggi è molto pericolosa per accademici, scrittori, giornalisti, vignettisti. Una volta che mercanteggi la tua libertà di parola, sei finito”. Cosa sta diventando l’Olanda? “Il regno dell’autocensura”, dice il vignettista. Una settimana prima del nostro arrivo, l’apostata musulmano Mark Gabriel, docente di islamistica riparato negli Stati Uniti dopo anni di insegnamento all’università egiziana al Azhar, su sollecitazione del servizio segreto olandese ha dovuto abbandonare in fretta l’aeroporto di Amsterdam per il timore di attentati. La nostra inchiesta sull’Olanda multiculturale si chiude ad Amsterdam, Islamsterdam, la città dove tutto ha avuto inizio, sulle tracce di Theo van Gogh. Il grande rimosso. L’olandese dagli occhi azzurri, il bastian contrario e forsennato radicale, il columnist che non conosceva diplomazia, l’agitatore grassissimo che beveva molto e fumava Gauloises senza filtro. Con la sua gola squarciata e la lettera di invocazione ad Allah infilzata nel petto, Van Gogh avrebbe dovuto diventare un monito contro l’odio e l’intolleranza nella capitale mondiale della libertà. Ma ha ragione Daniel Schwammenthal quando sul Wall Street Journal scrive che “ogni senso dell’urgenza che gli olandesi possono aver provato dopo l’uccisione di Van Gogh è andato definitivamente perduto”. Quando venne ucciso anche un timoroso speaker del Parlamento, Josiah van Arisen, disse: “Il jihad è arrivato in Olanda”. Nella folla riunita a piazza Dam c’era anche l’allora consigliere municipale Ahmed Aboutaleb, oggi sindaco di Rotterdam dove la sharia è stata portata persino nei teatri comunali. Migliaia di olandesi alzarono cartelli con scritto: “No alla sottomissione al fontamentalismo” e “Lunga vita all’Olanda e al mondo libero”. Fu a casa di Theodor Holman che Van Gogh conobbe Ayaan Hirsi Ali, con la quale avrebbe lavorato a “Submission”, girato proprio negli studi della “Column”. “La morte di Theo è stata la fine della libertà di parola in Olanda”, ci dice Holman. “Le nostre strade erano così tolleranti fino ad allora e a un tratto ti accorgi che non puoi dire quello che vuoi. Da allora non è più possibile dire quello che vogliamo. Theo era un columnist molto duro e i politici hanno detto che era per la sua durezza che è stato ucciso. Dopo la sua morte tutti hanno pianto, ma cinque anni dopo si sente dire che Van Gogh era un provocatore e un pessimo regista. Gli intellettuali olandesi soffrono della sindrome di Stoccolma”. “Quasi che avesse chiesto di morire”, interviene il produttore Gys de Westelaken. “E lo stesso vale per Pim Fortuyn, si ripete che era gay, che aveva due cani etc… come se la sua eccentricità giustificasse la morte”. “In aula Bouyeri ha invece detto di aver ucciso Theo per motivi religiosi e non perché fosse un cattivo ragazzo”, dice Holman. “Fino ad allora ero stato molto orgoglioso della storia del mio paese, ci troviamo a cinquanta metri dalla casa di Spinoza, non lontano c’è quella di Cartesio. E’ in corso una guerra in città, la gente non ne può più di tutto ciò che sentono sui musulmani. Questo divide la città, la politica, il paese, il giornalismo. Molti scrittori e intellettuali oggi sono ancora politicamente corretti perché questo conviene alla loro carriera. Cinque anni dopo la morte di Theo la situazione è peggiorata e diventa sempre più oscura. Oggi c’è tanta paura, autocensura, continuano a dire ‘let’s debate’, dibattiamo, ho partecipato a una ventina di dibattiti dopo l’uccisione di Theo e non vedo soluzione. La correttezza politica sta crescendo, la gente è confusa, chi era di sinistra sinistra oggi è di destra. Io che sono di sinistra l’ultima volta ho votato i liberali di Hirsi Ali”. Chi era Theo? “Era prima di tutto uno scrittore, un regista, un columnist, giocava con le cose, era sempre tagliante, in un certo senso era un clown, diceva ‘chi vuole uccidere il pazzo del villaggio?’. Bouyeri ha scelto Theo per due motivi. Per ciò che aveva scritto nel libro ‘Allah knows better’, Bouyeri doveva ucciderlo perché Theo era un ‘kaffir’, un infedele. Theo poi era amico di Ayaan, il film lo abbiamo fatto qui in questo edificio, Theo era un simbolo della libertà di parola anche per i nostri nemici. Bouyeri ha detto di averlo ucciso per questo, non perché si sentiva offeso da Theo. Inoltre Theo e Bouyeri erano simili, erano due scrittori, Bouyeri era molto integrato, ottima istruzione, era nato qui e aveva avuto la possibilità di capire quel che voleva. L’islam divenne la sua ragione di vita. E una volta diventato fanatico, doveva trarne le conseguenze del suo fanatismo”. Al processo Bouyeri confessò di essere pronto a “rifare la stessa cosa” se avesse avuto una seconda occasione. In aula indossava una tunica araba e aveva una copia del Corano. Prese la parola dopo una preghiera islamica. “Voglio che sappiate che ho agito per convinzione e che non ho preso la sua vita perché era olandese o perché io sono marocchino e mi sono sentito insultato”. E rivolto alla madre di Van Gogh, Anneke: “Non odiavo suo figlio, non era un ipocrita e non mi sono sentito offeso da lui. Non sento il suo dolore in quanto lei è un’infedele”. “Ero seduto accanto alla mamma di Theo quando Bouyeri, in aula, le disse che non odiava suo figlio, ma che era un simbolo, che era orgoglioso di quello che aveva fatto e che se fosse uscito lo avrebbe fatto ancora e ancora”, prosegue Holman. “Dopo la morte di Theo abbiamo dovuto ritirare il film, ci sono state minacce di morte”, riprende De Westelaken. “La gente può vederlo su Internet, ma la smocking gun è stata rimossa dal pubblico. E’ un film proibito, in senso drammatico. All’epoca non ero orgoglioso di produrre ‘Submission’, era un film come un altro, anche molto facile, Theo diceva ‘non è il mio miglior film’. Potremmo trasmetterlo in televisione, ma c’è una regola non scritta che lo proibisce. Guarda cosa è successo al film di Wilders, ‘Fitna’, è così facile sedersi al computer e minacciare di morte qualcuno e non c’è più bisogno nemmeno di essere legati ad al Qaida. Nessuno immaginava cosa sarebbe successo con questa pellicola. Non è il film in sé che conta, è come le vignette danesi sul Profeta, è ciò che rappresentano e l’atmosfera che si crea attorno a queste opere. A me manca moltissimo l’energia e l’ironia di Theo, quando piombava nel mio ufficio e buttava all’aria tutto. Dopo Theo il servizio segreto ci proteggeva, chiunque fosse coinvolto era sotto tiro. Guarda quel che è successo al traduttore giapponese di Salman Rushdie, è stato accoltellato a morte”. Il giorno in cui è stato ammazzato Van Gogh stava andando a lavorare al suo film su Pim Fortuyn. “Theo e Pim erano amici, si vedevano, parlavano di politica, Theo ha scritto alcuni discorsi di Pim”, spiega Holman. “Fortuyn si diceva che fosse ‘pericoloso’ e un ‘fascista’, ma era tutto il contrario. Non aveva l’aspetto di un uomo di destra, era omosessuale, aveva un coiffeur personale, una macchina sportiva, aveva tanto humour, era pro libertà di parola contro l’islamismo. Il suo assassino lo ha ucciso perché Pim disturbava l’ordine olandese, dicono che era un ‘fascista’ perché non rientrava negli schemi. Theo e Pim, la loro morte, sono accomunata dal fatto che per primi sollevarono il tema dell’islam. Pim diceva sempre, ‘non ho niente contro i musulmani, possono anche succhiarmi il cazzo, ma l’islam vuole uccidere gli omosessuali, io sono un omosessuale e devo difendere la nostra cultura’. Era fatto così. Theo diceva lo stesso, aveva girato film con giovani marocchini, ma sapeva che lo consideravano un ‘infedele’”. Hans Jansen insegna Pensiero islamico all’Università di Utrecht ed è un’istituzione in Olanda. Ha conosciuto Theo mentre girava “Najib and Julia”, la storia di una ragazza olandese che si fidanza con un marocchino. “Theo voleva essere sicuro che i suoi attori parlassero un arabo corretto, un dialetto vero. Mi chiese una consulenza e fui felice di lavorare con lui. Amava i dettagli e ci lavorammo sopra. La sua morte ha reso la gente impaurita, molti hanno smesso di parlare di islam. Theo era un eccentrico e molte persone non hanno maturato l’interesse nella libertà di espressione perché hanno pensato che ‘i musulmani hanno ucciso un folle’, ma si sbagliano. C’è grande paura fra giornalisti, scrittori e artisti. In molti hanno smesso di parlare, soprattutto chi ha figli ha preferito una vita quieta. Le uniche novità di rilievo sono ‘Fitna’ e l’ascesa di Wilders”. Jansen rigetta gli studi fino ad ora condotti sull’assassino di Van Gogh. “C’è la tentazione di spiegare Mohammed Bouyeri attraverso canoni materialisti e sociologistici. Io ho sempre pensato che il caso di Mohammed fosse tipico dell’odio che chi riceve un dono matura verso chi glielo ha donato. Abbiamo dato tutto agli immigrati musulmani, ma loro hanno maturato odio per la democrazia. Sono pessimista sull’Olanda, non abbiamo l’energia per resistere. La popolazione islamica qui è del tutto immune dalle forze del liberalismo, della scuola, persino della lingua olandese. Il fallimento del multiculturalismo è una tragedia disarmante, c’è un grande disorientamento nell’educazione, nell’esercito, nella società. Siamo prossimi alla barbarie”. Jansen è legato anche alla sceneggiatrice somala di “Submission”. “Ayaan Hirsi Ali ha parlato agli olandesi come se fossero suoi pari. Ma questa élite olandese pensa che gli immigrati non siano uguali a noi, ma gente da accudire, il mio paese non ha mai capito i musulmani. Ayaan ripeteva che se gli apostati dell’islam non fossero stati difesi dalla democrazia olandese, l’Olanda si sarebbe avviata in una brutta direzione. Ed è quello che è successo, il destino di Ayaan è un esempio tragico per gli altri immigrati, sanno adesso che se parlano olandese e si comportano come dei secolaristi, non saranno difesi dagli olandesi e attaccati dai propri simili”. A Jansen chiedamo se ritiene oggi possibile un altro caso Van Gogh. “Non ho mai voluto rispondere a questa domanda, non voglio neanche pensarci”. Van de Westelaken interrompe la discussione: “Ayaan è stata cacciata dal paese”. Lo dice come se quel che è successo sia stato un momento di non ritorno. “L’Olanda è un paese piccolissimo senza Ayaan, da un punto di vista intellettuale”, dice Holman. “Una donna, una donna nera, ex musulmana, senza clitoride, che nasce a sinistra e passa con i liberali, odiatissima dalle donne olandesi, Ayaan era troppo bella per la politica. Un diamante nero, parlava tante lingue, Theo adorava Ayaan, li ho fatti incontrare io nella mia casa. Ayaan disse subito: ‘Voglio fare un film con te’. Qui tutti pensavano che le cose potessero cambiare, avevamo un omosessuale cattolico come Pim, poi Ayaan, era strano averli in Olanda tutti e due, due persone così intelligenti e con una visione internazionale dei problemi. E’ un paese molto più piccolo senza di loro”. “L’omicidio di Theo è stato molto efficace”, dice Holman prima di concludere l’intervista. E’ come se uccidendo quel ragazzone che amava provocare, che era orgoglioso di avere uno zio ucciso dai nazisti e che si sentiva come investito di una missione sulla libera parola, l’islamismo sia riuscito a congelare l’anima dell’Olanda. “E’ stata una bomba intelligente”, dice Van de Westelaken porgendoci una copia di “Interview”, uno dei film di Theo di cui il celebre attore americano Steve Buscemi ha appena realizzato il remake. “Quell’omicidio ha cambiato la vita delle persone. La bomba di Madrid non ha avuto questo effetto, perché il giorno dopo, nonostante tutti quei morti, la gente doveva continuare a prendere il treno. Con Theo hanno ucciso una sola persona e la sua libertà di parola. Ma con lui molti altri hanno chiuso la bocca”. Due settimane prima di morire, Theo van Gogh doveva andare negli Stati Uniti. Aveva una paura matta di volare e a Holman diede disposizioni per il suo funerale. “Voglio tanta vodka, tutti devono fumare Gauloises, le donne devono indossare i tailleur e una collana di splendide perle bianche”. Aveva preparato anche il suo ultimo capolavoro. Al centro della sala rotonda del teatro, dove la sera dell’omicidio si runirono gli amici e la famiglia, c’era la bara del regista, il suo cellulare, l’agenda e la bicicletta nera su cui pedalava anche il giorno della morte. “Piangemmo e ridemmo tutta la notte, come quando muore un amico”, dice Holman. Accanto alla bara anche una bottiglia di champagne. Sulla pancia di Theo una rosa bianca e un foglio con scritto “Maarty”. Una delle sue tante fidanzate. A mezzanotte, sotto le note di “A perfect day” di Lou Reed, una limousine entrò nella sala e se lo portò via. E’ stato il primo martirio multiculturale in Europa.

22/5/09 – Pannella il resistente

venerdì, 22 maggio 2009

L’80enne combattente di tante battaglie si è autoinvitato, al quinto giorno di digiuno, ad Annozero. Smunto, in una lucente camicia bianca, tra i campioni della partitocrazia che minano e discreditano la nostra democrazia. Agli accreditati soloni neanche per un attimo è venuto in mente che il digiunatore era lì per parlare delle elezioni europee e dell’assurdo sistema imposto dai partiti che uccide il diritto all’informazione. Noi gente comune cosa possiamo fare per interrompere questo circolo vizioso? Poco, pochissimo. Affidarci alla Politica forse, che in pochi però fanno. Per quel che conta io voterò per chi prova (e ancora ci crede), cioè la lista Bonino alle europee. Voto intile?, forse si, ma quando sarò nel chiuso della mia stanzetta non dovrò vergognarmi delle facce ospiti fisse degli Annozeri, Porte e porte, Matrix, Ottoemezzi, Tetris…

Di seguito un post di un anno fa sulla salute di Emma e di Marco.

21/1/08 – La Costituzione ha 60 anni, cosa cambierebbe ?

“Intanto vorrei che fosse applicata e poi cambierei l’art.7. Vorrei che fossero aboliti i Patti Lateranensi”. (Vittorio Zincone domanda Emma Bonino risponde)

“Dopo 43 anni da fumatore incallito, lo scorso ottobre ho gettato la spugna”. Sul Financial Times la decisione di Christopher Hitchens di spegnere la sigaretta, ha avuto il rilievo riservato allo scoop. Hitchens, autore, tra l’altro, di “Dio non è grande: come le religione avvelena ogni cosa” e “La posizione della missionaria” (entrambi in http://www.nogod.it/libri.htm), è noto per aver stigmatizzato polemicamente tutte le restrizioni al fumo. Alla soglia dei 60 anni, l’uomo che si faceva fotografare con la sigaretta persino durante la doccia o mentre si rasava, che non riusciva a spegnerla neanche durante i dibattiti tv, ha dichiarato che smette: “per vivere di più per vedere la sconfitta dei miei nemici”. Durante uno dei programmi più laschi della rai, Marco Pannella interrompendo i lai degli altri ospiti per il bavaglio imposto al papa (per la questione della Sapienza), ha citato poche cifre: dal 19 aprile del 2005 al 14 gennaio del 2008 il tg1 ha dedicato il 34,45% dei servizi al governo e il 29.13% al Vaticano. Ora, se anche un programma così insignificante per l’informazione e per l’intrattenimento come Porta a Porta, può essere rischiarato dalla presenza del grande Pannella, perché non preoccuparci anche della sua salute? La risibile politica italiana, mai risorta dalle macerie di tangentopoli, può contare solo sul minuscolo drappello radicale (e spero di qualche socialista). Le poche belle figure di questo governo sono state coadiuvate dai radicali. Si pensi per un attimo alla moratoria per la pena di morte, che ha consentito al ministro degli Esteri, che tanto si è mosso e ha tanto viaggiato, di fare la sua unica bella figura (a meno che qualcuno non voglia credere alla missione in Libano). O alle posizioni economiche assunte dal ministro Bonino, ai coraggiosi interventi che ha fatto, ricoprendo a pieno il suo ruolo di ministro per il Commercio, in Cina e in Russia dove ha parlato agli imprenditori di diritti umani. Una cosa, con tutta evidenza, che può riuscire solo ad una persona con identità solida. Quando Bonino, dopo il suo impegno di Commissario europeo, intraprese un lungo digiuno per attrarre attenzione sulla campagna per le staminali, ricordo che l’andai a salutare davanti a Palazzo Chigi portandole in regalo una crema idratante. Ero turbata dalla sua pelle squamata. Ascoltavo Radio Radicale quando Bordin, durante una conversazione con Pannella, si accorse che stava male. Ho ascoltato i bollettini medici di Marco come si fa per una persona carissima. E come per le poche persone care che ho, anche lui mi suscita nervosismi, fastidi e molti disaccordi. Tanti, tra quelli che conosco, che formalmente condividono la resistenza laica, mantengono una spocchia nei confronti dei radicali, forse spiegabile con l’aspirazione a mangiare da ospitali greppie di partito (raramente, ma qualche casella si libera quando serve una foglia di fico per coprire l’eccesso di malefatte). Durante le ultime elezioni amministrative sono stata sommersa da elenchi provenienti da liste di atei, di agnostici, di dubbiosi, di laici, di laici di più, con sfilze di candidati dalla margherita ai supercomunisti, ma con vistose assenze nella riga della rosa nel pugno. Una formazione finita e io non capisco il perché e ancora mi rodo il fegato. La gente comune come me, che si sente impotente dinanzi alle gerarchie ecclesiastiche, che non solo impediscono di legiferare per riconoscere nuovi diritti ai cittadini, ma rischiano, addirittura, di far scomparire garanzie acquisite in tempi meno servili, possono contare solo sulla forza del drappello radicale. Per questo credo che Pannella e Bonino debbano assolutamente smettere di fumare. Per vedere, come Hitchens, la sconfitta dei malvagi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Bugiardi inguaribili e patologici.

venerdì, 22 maggio 2009

Gli epigoni del cristianesimo, la più grande bugia mai inventata fra tutte quelle della Menzogna Globale, non possono fare a meno continuare a manipolare e mistificare la verità, anche quando è palese e incontrovertibile. Guardate su l’Avvenire, il giornale dei vescovi, con quanta subdola eleganza formale, a proposito degli infiniti stupri commessi in Irlanda, cercano di insinuare il dubbio che le vittime denuncianti non siano attendibili e vengono descritte come appartenenti alla feccia umana: “”"”…..testimonianze di circa 2.500 ex allievi delle industrial e reformatory schools, più altri istituti simili che hanno ospitato, dalla fine dell’800 agli anni ’70, orfani, mi­nori condannati per reati diversi e figli di famiglie alle prese con problemi in genere di alcolismo “”"

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Facce di culo.

giovedì, 21 maggio 2009

Non posso mai dimenticare quella trasmissione di “anno zero” dedicata alla pedofilia pretesca in cui per due volte fra Santoro e monsignor Fisichella, il cappellano della Camera dei deputati, ci fu la scambievole e reiterata affermazione : “si tratta di pochi casi isolati“. Eccoli qua i casi isolati che escono fuori a migliaia in Irlanda, paese fortemente condizionato dalla chiesa cattolica, ma dove la mafia pontificia non è così potenta da impedire la libertà di indagine e di informazione.

Rapporto shock: per 40 anni violenze endemiche negli istituti religiosi
Scoperti 2500 casi avvenuti tra il 1940 e il 1980.
Il Primate: “Dispiaciuto profondamente” La Chiesa irlandese nella bufera
“Abusi sessuali su migliaia di bimbi”
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA – È una delle pagine più nere della storia d’Irlanda, e della storia della Chiesa cattolica: l’abuso sessuale sistematico e ampiamente diffuso ai danni di bambini e adolescenti di entrambi i sessi, in scuole, orfanotrofi, riformatori e altri istituti gestiti da ordini religiosi cattolici irlandesi. Una macchia vergognosa, di cui finora si conosceva l’esistenza attraverso documentari televisivi, film di denuncia come il pluripremiato “Magdalene” di qualche anno fa, inchieste dei giornali e indagini preliminari. Ma adesso la Child Abuse Commission, la commissione istituita dall’allora primo ministro irlandese Bertie Ahern, per fare luce su questo indegno scandalo, ha concluso i suoi lavoro dopo nove anni di inchieste e presentato un rapporto che fotografa con esattezza le dimensioni e i dettagli di quanto è avvenuto.

Il risultato suscita orrore: un dossier con le testimonianze di 2500 vittime di violenze, avvenute tra gli anni ’40 e gli anni ’80, negli istituti gestiti da preti e suore in Irlanda. Racconti atroci, di uomini e donne oggi adulti che ricordano di essere stati picchiati in ogni parte del corpo con le mani e con ogni tipo di oggetti, seviziati, stuprati, talvolta da più persone contemporaneamente.

E’ la cronaca di una discesa agli inferi, tenuta nascosto per decenni, poi trapelata qui e là, ma solo ora svelata in tutta la sua mostruosa realtà. Che questo sia avvenuto nel paese più cattolico d’Europa, dove la Chiesa ha per lungo tempo sovrastato con la sua influenza ogni aspetto della società civile, è ancora più grave e raccapricciante, commenta la stampa irlandese. Il rapporto non è una lettura facile. “Credevo che mi avrebbero rivoltato le budella”, dichiara un testimone. Altri parlano di “predatori sessuali che colpivano sistematicamente e abusavano sessualmente i bambini più vulnerabili”

. Le vittime erano spesso giovani “difficili”, orfani, disabili, abbandonati, che speravano di ricevere dalla Chiesa il conforto che non avevano mai conosciuto e si ritrovavano invece inghiottiti in un feroce cuore di tenebra. La pedofilia e l’abuso sessuale nei confronti dei bambini erano un fatto “endemico”, conclude il documento.

Il fatto che questo orrore sia venuto pienamente alla luce, per iniziativa del governo, è un segno di quanto sia cambiata l’Irlanda negli ultimi vent’anni: oggi è colpita come tanti dalla crisi economica, ma è un paese irriconoscibile, trasformato dalla globalizzazione, moderno e aperto. La Chiesa cattolica irlandese piega la testa: il cardinale Sean Brady dice di essere “profondamente dispiaciuto” per gli abusi sessuali. “Mi vergogno che dei bambini abbiano sofferto in un modo così orribile in queste istituzioni”, afferma in un comunicato l’arcivescovo di Armagh e Primate di tutta Irlanda.

Tra gli ordini religiosi investigati dalla commissione ci sono anche le Sisters of Our Lady of Charity Refuge, le suore che gestivano la Magdalene Laundry di Dublino, il soggetto dell’omonimo film del 2002. Ma le resistenze di associazioni religiose e del ministero dell’Istruzione hanno prolungato l’inchiesta, cosicché molti dei carnefici sono già morti; e in base a restrizioni legali la commissione non ha potuto nominarli, tranne nei rari casi in cui un prete o una suora abbia già subito una condanna giudiziaria.

(21 maggio 2009