Ma non tutte. Alcune non sono state invitate, come il Circolo Mario Mieli, storico organizztore del clamoroso Gay Pride del 2000, e Certi Diritti, di area radicale. Comunque si tratta di un importante passo avanti verso il riconoscimento di diritti che fino ad oggi gli zuavi pontifici che controllano il Parlamento hanno sempre impedito.
http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/fini-parla/omosessuali/omosessuali.html
Il presidente della Camera incontra le associazioni “Stop ai pregiudizi, ma ci vuole gradualità” Fini sull’omosessualità “L’Italia è in ritardo”
di FRANCESCO BEI
ROMA – Per il presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, quello compiuto ieri da Gianfranco Fini “è stato un grande passo”. Un incontro “molto importante”, perché “è la prima volta che un presidente della Camera ci riceve”. Non era mai successo prima, “nemmeno con Bertinotti”. Così alle tre del pomeriggio i rappresentanti di Arcigay, Agedo (genitori di figli omosessuali), Famiglie Arcobaleno (genitori omosessuali) e Gaylib, associazione vicina al Pdl, salgono al primo piano della Camera per un incontro di oltre un’ora. La “madrina” dell’iniziativa è la deputata del Pd Paola Concia, relatrice del ddl contro l’omofobia. E proprio quel provvedimento è la ragione ufficiale dell’invito e tutti chiariscono fino alla noia che di matrimoni gay non si è parlato. Ma quello che conta è il fatto politico. A dieci anni dalla dichiarazione sui maestri omosessuali, Fini compie un altro strappo rispetto alla sua tradizione e alla cultura politica prevalente nel centrodestra.
A porte chiuse, il presidente della Camera sta attento a soppesare le parole ma l’apertura è evidente: “Il problema è che in Italia c’è una scarsa consapevolezza su questi temi, dobbiamo colmare questi ritardi”. Cosa fare? Intanto “sconfiggere il pregiudizio, la discriminazione, la violenza”. Ai presenti Fini dispensa anche un consiglio politico su come affrontare la battaglia: “Vi invito a un approccio graduale e non massimalista. Iniziamo a far capire che al centro della questione c’è la dignità della persona umana”. C’è anche da sviluppare un linguaggio nuovo, parole nuove. Come gli consiglia Rita De Santis: “Presidente, io ho quattro figli etero e uno omosessuale, ma tutti amano allo stesso modo. Lasciamo perdere l’omosessualità, meglio chiamarla omoaffettività. Sa, in Italia quando si usa la parola sesso si pensa sempre a qualcosa di turpe”. Fini ne conviene: “Sono d’accordo. Facciamo capire che non è una malattia o una perversione”. Dopo aver invocato per l’ennesima volta il “gradualismo” nell’affrontare questi temi, Fini lascia intendere ai presenti che, dopo il ddl contro l’omofobia, altri provvedimenti auspicati dalla comunità gay potrebbero essere maturi. Non parla di unioni di fatto, ma osserva: “Partire da un ddl trasversale può essere il chiodo giusto per attaccare il cappello. Non credo sia impossibile”. Nulla di più, ma che ai presenti basta e avanza per sperare.
I rappresentanti del mondo omosex si augurano infatti che le aperture di Fini possano essere il lievito per far maturare anche nel Pdl posizioni nuove. E il centrosinistra? Paola Concia è molto disincantata: “È finito il tempo delle chiacchiere, la politica ci ha sempre usato, adesso siamo stanchi”. Il compito di Fini, secondo la deputata del Pd, adesso è chiaro: “Deve parlare ai suoi e convincerli”. Ma tra i gay non tutti sono d’accordo con queste aperture di credito a Fini. Arcilesbica ad esempio ha deciso di disertare l’incontro di ieri. “Non possiamo dimenticare che il presidente della Camera – spiega Francesca Polo – è dirigente di un partito che rifiuta ogni apertura ai diritti di lesbiche, gay e trans”. L’associazione radicale “Certi Diritti” non è stata invitata all’incontro. Ma fa sapere che lunedì prossimo, per la giornata mondiale contro l’omo/trans fobia, sarà ricevuta invece al Quirinale da Giorgio Napolitano.
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il gradualismo non ha dato frutti a sinsitra dubito che ne darà a destra se Fini dimostra di voler essere esponente di una destra laica ed europea, che cioè non mette in dubbi idiritti civili e la laicità, tanto meglio per l’Italia, da elettrice a sinistra e che continua ad essere a sinsitra, quindi magari con uno sguardo lontano, ad occhio direi però che purtroppo per Fini e per l’Italia, la sua base o larga parte della sua base non mi sembra così avanti nè di buon senso
io non sono d’accordo. credo che la base elettorle di destra e sinistra in buona sostanza è d’accordo, o comunque ampiamente disinteressata, ai diritti civili.
che sia disinteressata mi pare purtroppo chiaro,
che sia d’accordo mi pare una illusione:
nelle passate campagne elettorali sono stati tirati finocchi sul palco
agli omosessuali candidati, gruppi e gruppetti violenti dalla chiara ideologia di destra se possono ti menano
quindi anche adesso non mi pare ci sia questo clima così di accettazione tra i militanti di destra e di estrema sinistra (il video del partito di Diliberto che fa allusioni circa la virilità-coraggio di quelli di Sinistra e Libertà e del PD la dice lunga)
la base magari è meno violenta ma non mi sembra ci sia troppo di che stare allegri se sei diverso per sesso e razza in Italia, sono ancora cavoli amari