Rabbi Yeoshua intervenne nella discussione sostenendo che nella bibbia è detto “la Legge non è in cielo”*. Gli studenti gli chiesero cosa intendesse dire. “Significa che dal momento in cui la Legge ci venne data sul Monte Sinai, non abbiamo più bisogno di voci celesti per decidere, perché è scritto “segui la maggioranza”**. E gli studenti chiesero, come la prese Dio? E il Rabbi rispose che non si adirò affatto, ma sorrise e disse: “i miei figli mi hanno messo in minoranza”. Non so di altra religione i cui libri sacri abbiano osato arrivare a una conclusione come questa. (Martin Buber, Racconti )
*Deuteronomio 30,12
** Esodo 23,2
La questione è nota e ampiamente trattata su questo sito: le incomprensioni tra ebrei e cattolici si sono accentuate per la liberalizzazione fortemente voluta da Benedetto XVI dell’antico messale di san Pio V che, nella versione precedente a quella rivista nel 1962 da Giovanni XXIII contiene l’invocazione pro perfidis iudaeis. E’ sembrato ai più una prova dell’antisemitismo mai estirpato completamente dal cattolicesimo. A questo si è aggiunta la revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebrviani (tra cui Williamson, sostenitore di tesi negazioniste sulla shoah) e la possibilità che il papa sblocchi il processo di beatificazione e canonizzazione di Pio XII.
E’ comprensibile quindi che gli ebrei che vivono nella diaspora, guardino con attenzione, apprensione, speranza, al viaggio del papa in Israele (e ci aspettiamo che i giornalisti vaticaliani chiamino Israele col suo nome e non terrasanta). Ma se gli ebrei, che sono esigua minoranza nel mondo, guardano al dialogo tra le religioni, gli israeliani sono completamente disinteressati all’argomento e, come scrive il quotidiano Haaretz, pregano tanto in questi giorni, ma solo perché tutto fili liscio considerate anche le enormi spese per la sicurezza e l’accoglienza che hanno fatto storcere il naso praticamente a ogni cittadino. Per Amnon Ramon, esperto di relazioni tra lo Stato di Israele e la Santa Sede, anche i membri del governo non considerano il viaggio fondamentale. Come è noto il governo si è insediato da poco e, ad eccezione del ministro del Welfare, il laburista Yitzhak Herzog da sempre impegnato nel dialogo inter-religioso, gli altri ministri hanno in mente solo argomenti pratici. Ad esempio la sovranità dei luoghi santi del cristianesimo che il Vaticano rivendica e che rappresentano un rilevante problema economico.
Le maggiori domande che si fanno i media israeliani riguardano ciò che Benedetto XVI dirà sulla questione palestinese: tutti si aspettano belle parole sulla pace ma nessuno crede che potranno sortire un qualche risultato. Si sa, e lo sa anche lo staff vaticano che pure sceglie l’ambiguità, che i problemi dei cristiani palestinesi che aspettano con gioia la visita del papa, difficilmente potranno giovarsi dell’incontro, perché i loro problemi sono determinati da hamas non certo dagli israeliani. La visita invece potrebbe portare qualche beneficio ai cristiani israeliani che vivono in maniera pacifica con gli ebrei (che si dichiarano laici al 70%) ma che scontano un problema di mancata integrazione economica rispetto al resto della popolazione, arabi compresi.
Accennavamo prima alle aspettative degli ebrei della diaspora. Soffermiamoci per un attimo sugli ebrei italiani che vivono, compostamente, in un paese che solo sulla carta non ha una religione di Stato e dove è un prerequisito fondamentale che un politico si dichiari, prima che capace e onesto, cattolico. Pensate a cosa vuol dire per una piccola ma antichissima minoranza religiosa, una legislazione ispirata dalla Chiesa cattolica. Qualche sera fa ho partecipato ad un incontro, promosso dalla comunità ebraica romana, sul testamento biologico, argomento tabù nel parlamento italiano. Come si sa la gestione della fine della vita – o per chi crede il passaggio da questa vita ad un’altra – da un grande potere a chi riesce a convincere di saperla controllare. Riccardo Di Segni, medico presso l’ospedale san Giovanni e rabbino capo di Roma, ha spiegato un brano della Torah (Emòr) che prescrive che i sacerdoti non debbono avere rapporti con i cadaveri. Si pensi che gli ebrei erano appena usciti dall’Egitto dove tutta la religione e il sacerdozio erano basati sulla gestione della morte e dell’aldilà. La Torah, ha detto il rabbino, è religione di vita e non di speculazione sulla morte.
Il pensiero unico del cattolicesimo, oltre a privare gli italiani di una maggiore cultura e conoscenza degli altri mettendo uno scivolo a posizioni insopportabili sulla società multietnica, unito alla scarsa laicità del Paese, è un limite per tutti i cittadini – che siano credenti o no – e una fonte di sofferenza continua per chi confida nell’equità e nella giustizia.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Altro interessante articolo sul tema
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=4&sez=120&id=29348
Tag: Aggiungi nuovo tag, israele, palestina, terrasanta, viaggio b16

Aricolo colto. Interessante.
Mi sembra che Di Segni, tra le righe , abbia voluto dire anche qualcosa ai cattolici ricordando i miti dell’aldilà dei faraoni.
La storia di tutte le minoranze in questo dannato paese: la tendenza al conformismo massificante sembra davvero invincibile.
Ottima analisi che investe questioni impegnative quali il millenario dilemma dell’ebraismo diasporico ed il possibile rapporto(non in Italia )tra religioni cristiane e laicità delle istituzioni,il ruolo dello Stato come esattore ed esecutore dei desiderata di una determinata confessione.
Tutti temi di strettissima attualità,purtroppo…
Tiziana, ho trovato l’articolo molto interessante e informato. Il fatto che i cristiani israeliani poi siano la parte più povera del paese mentre tutti pensano ai musulmani mi sembra incredibilmente utile da sapere. Così come il ministro laburista che poi mi sembra che è l’unico che si dichiara religioso (ovviamente a parte i ministri dello Shas) E’ bella da sapere anche la cosa sul testamento biologico
Se fossi il papa rifletteri un pò sulla visita allo yad vashem purgata dal corridoio su pio 12. purtroppo è difficile la riflessione quando si presume sempre di avere ragione.
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli
Cambieranno qualcosa i discorsi del Papa? Sarò un miscredente dalla dura cervice, o un “perfido”, ma francamente ne dubito.
Il viaggio del papa in Medio Oriente attira l’attenzione e l’esaltazione di molti: a leggere i giornali sembra l’evento più importante dell’anno. Non sarò certo io a ripetere la celebre stupidaggine di Stalin :”Ma quanti reggimenti ha il papa?” E però … cambieranno qualcosa davvero i discorsi e i gesti di Benedetto XVI? In Medio Oriente e anche a Roma? Sarò un miscredente dalla dura cervice, o un “perfido”, ma francamente ne dubito. Soprattutto se sto a sentire certi interpreti più o meno autorizzati del viaggio. Leggete per esempio con attenzione Fulvio Scaglione sull’”Avvenire”:
“Ciò che Benedetto XVI propone alla vasta riserva dell’islam moderato, riprendendo il tema della conciliazione tra fede e ragione nella ragione della fede, è ben più di una ‘mano tesa’, come pure hanno scritto i giornali. Siamo piuttosto alle soglie di un patto storico, che guarda al fondo comune dei due monoteismi e all’infinita razionalità e ragionevolezza della fede per superare incomprensioni e diffidenze reciproche. Benedetto XVI non accusa l’islam di aver mancato l’appuntamento con la modernità. Propone, piuttosto, di riprendere il cammino interrotto soprattutto negli ultimi tre secoli quando, per una serie di ragioni diverse e di responsabilità che non sempre ci appartengono, la stessa modernità che in Occidente metteva il tema religioso sempre più ai margini del discorso pubblico, si presentava in Oriente come una macchina portatrice di valori alieni ma capaci di scardinare i pilastri della società tradizionale.”
Avete capito bene? Non è facile passare oltre il velo di nebbia delle parole curiali del buon viceditrettore di Famiglia Cristiana, esperto di politica internazionale, come si autodefinisce. Provo a tradurre. Secondo il nosttro eroe, il Vaticano finalmente si può mettere d’accordo con l’Islam, beninteso quello “moderato”, anzi lo sta quasi facendo: è alle viste un “patto storico” “dei due monoteismi” (ma una volta non erano tre? Indovinate chi manca?). E come si può mettere d’accordo? Su che programma? Innanzitutto, ci vien detto, contro qualcuno che ha “interrotto il cammino” “tre secoli fa”.
Che cammino? Forse la data ci aiuta a capire. Quando esattamente è avvenuta “l’interruzione”? Se sono passati tre secoli, come sostiene Scaglione, la fermata non autorizzata dev’essere accaduta intorno all’inizio del Settecento. Forse il 12 settembre 1683, quando il principe Eugenio di Savoia spezzava l’assedio turco di Vienna segnando l’inizio della fine della potenza islamica? Ecco una bella interruzione che ha salvato l’Europa… Ma no! Scaglione certo non ci sta: Per carità, dialoghiamo, non vogliamo mica far fare al papa l’ antiturco come nel discorso di Ratisbona… E poi, qui si prospetta una sorta di sindacato delle religioni, l’interruzione deve riguardare i loro interessi comuni il cattivo non può essere dalla parte di uno dei due. E allora la data per la “messa al margine del discorso religioso” starà piuttosto fra il 1677 in cui uscì il “Trattato teologico-politico di Spinoza (quello in cui, fra mille altre cose pericolose si proponeva che lo Stato fosse indifferente alle espressioni religiose dei suoi cittadini) e il 1763 in cui Voltaire scrisse il “Trattato sulla Tolleranza”, in cui condannava gli omicidi – pardon, le sentenze capitali – per gli “eretici” e gli “apostati”, quello che da allora furono dolorosamente impediti alla Chiesa e che l’Islam pratica ancora, fortunato lui.
E chi è stato il cattivo che a quel tempo “in Occidente metteva il tema religioso sempre più ai margini del discorso pubblico, si presentava in Oriente come una macchina portatrice di valori alieni ma capaci di scardinare i pilastri della società tradizionale”? Una “macchina portatirce di valori alieni”, siamo in piena fantascienza, il blob che avanza, mamma… e non solo alieni, ma “capaci di scardinare”… Chi è questa macchina-aliena così cattiva? Ma “la modernità”, perbacco. O se vogliamo dargli il suo vero nome, l’illuminismo, la laicità dello stato, il liberalismo, la libertà religiosa… E’ contro questi terribili nemici emarginatori e scardinatori che Benedetto XVI, secondo Scaglione, vuol stringere il patto storico fra i “due” monoteismi, beninteso moderati e dotati non di quella modica quantità di buon senso che tutti conddividiamo, anche noi miscredenti, ma addirittura di una “infinita razionalità e ragionevolezza della fede”? Solo così si potrà fermare l’inumana “macchina” fantascientifica che “mette ai margini” e “scardina i pilastri”. Un’alleanza dei “due” monoteismi, cavalieri bianchi contro la miscredenza e l’edonismo ci vuole, eccome. Per fortuna quest’alleanza non è solo “alle soglie”, ma già agisce, è già al lavoro per salvarci dalla “macchina”I sintomi ci sono tutti, dalla presenza del vaticano alla conferenza Durban 2 fino al voto comune coi regimi islamici contro i diritti degli omosessuali.
Lasciando a Benedetto XVI e al vicedirettore di Famiglia cristiana il mantra sull’infinita razionalità della fede” (che è un po’ come l’ineffabile rotondità del quadrato), ci permettiamo di suggerir loro, da adepti un po’ perplessi del “terzo” monoteismo (che forse è il primo): per favore, non costringeteci a tornare anticlericali. Smettetala di giocare a fare i piccoli De Maistre, non provate a scrivere una nuova edizione del “Sillabo”: è una posizione patetica e perdente. O almeno, per onestà, chiamate a giocare con voi quelli che questa operazione reazionaria la fanno sul serio, gli Ahamadinejad e i Bin Laden e i Williamson, non pretendete di essere “moderatamente” antimoderni e “razionalmente” fideisti. Grazie alla “macchina” o piuttosto all’umile molitore di lenti olandese Spinoza e ai suoi amici, da tre secoli e mezzo non la beviamo più.
Ugo Volli
Cari amici,
il nodo è il famoso articolo 7 della Costituzione. E’ possibile mai che uno Stato ne riconosca sul suo territorio un altro? E poi, chi ha il sopravvento tra i due Stati? Con la revisione concordataria la religione cattolica non è più di Stato, ma, i ricatti continui sull’ora di religione che praticamente è tornata a fare media, con i professori di religione che per persuadere i genitori riluttanti ad avvalersi impapocchiano che fanno un po’ di storia delle religioni (gravissimo, perché violano i programmi che sono di insegnamento della religione cattolica, poi si pensi cosa può dire un insegnante formato dalla Cei su, chessò, i buddisti), la modifica dell’8 per mille, inizialmente previsto come un vero contributo volontario diventato oggi prelievo forzoso… ecc ecc.
Grande perdita comunque non avere l’opportunità di sentire il pensiero di altri leader religiosi e atei (che poi sono la maggioranza) sui temi cosiddetti etici. Un paese che offre una sola opzione certamente non è laico e impoverisce tutti i cittadini. Per quanto riguarda il dialogo tra le religioni, credo che banalmente si dovrebbe tradurre in convivenza. Chi vuole il dialogo, i cattolici guarda caso, vogliono mettere una zeppa, cioè che ognuno rinunci ad un po’ di suo per soggiacere al biancovestito. Per quanto attiene la visita di B16 (ovviamente i giornalisti del servizio pubblico parlano di visita in terrasanta e questo è sgradevole per Israele e anche per la Giordania. Se Paolo VI non citò mai Israele aveva una specie di giustificazione visto che allora lo Stato ancora non era stato riconosciuto dal Vaticano, ma i giornalisti rai dovrebbero sapere che l’Italia, e anche la Santa Sede, riconoscono i due paesi), vedremo, ma al momento mi sembra che il discorso allo Yad Vashem sia stato modesto, citare l’orrore della shoah e la condanna dell’antisemitismo è poca cosa se non seguono atti concreti. Si pensi al messale di Pio V non rinnegato da B16.
Concludendo, noi poniamo giustamente enfasi e attenzione a quei paesi che negano la libertà religiosa, come la Cina, o che sono teocrazie feroci, come l’Iran. Con debite proporzioni il nostro Paese ha parecchie similitudini: minoranze religiose che hanno tutti i diritti purché stiano accucciate al loro posto e non rompano se i loro figli devono sorbirsi il presepio e tu scendi dalle stelle spalmate nell’orario scolastico, ma soprattutto la sottovalutazione che la maggior parte degli italiani sono atei, agnostici, e/o comunque non interessati all’aspetto religioso della vita.
Dalla negazione delle diversità di pensiero, discendono poi le altre: si pensi alla negazione dei diritti degli omosessuali, o il vero razzismo che c’è per le persone con un handicap motorio (che a Roma sono prigionieri nelle loro case). Saluti a tutti,
Articoli vari sul viaggio del papa cliccando sul link
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=999920&sez=120&id=29355
mi sembra che abbia detto pochino il papa
Cara Tizi,
so che sarai delusa, ma da stamattina (corradino mineo) all’ora di pranzo (aldo maria valli) hanno tutti detto terrasanta.
Il papa in Israele, in particolare a Yad Vashem, domina la rassegna. Una sintesi attenta soprattutto ai dettagli curiosi si trova nell’articolo di Battistini per il Corriere. Sullo stesso Corriere, Davide Frattini ricostruisce i gesti di altri ospiti famosi del museo della Shoà, da Marlene Dietrich a Gianfranco Fini. Fra i commenti positivi al suo discorso, che si può leggere su Liberal (altri si trovano sulle pagine dell’Avvenire e sull’Osservatore romano), dove pure è interessante anche leggere il commento di Luigi Accattoli, c’è l’intervista al Rav Laras sul Giornale. L’esaltazione del ruolo personale di Ratzinger per favorire la comprensione dell’ebraismo da parte dei cattolici è il contenuto di un’intervista al Foglio di George Weigel, teologo cattolico americano. Una voce più politica ma altrettanto positiva è quella del “padre dei neocon”, Norman Podhoretz, registrata ancora dal Foglio. Naturalmente molto positivo, secondo l’idea che un accordo delle religioni dovrebbe cambiare il mondo è l’opinione del vescovo Bruno Forte, ospitata dal Mattino. L’ambiguità della posizione cattolica è testimoniata, sempre sul Mattino, dall’intervista all’ex vescovo cattolico della Palestina Sabbah, che cerca di volgere la posizione papale nello slogan “porre fine all’oppressione” (israeliana, naturalmente).
Favorevole ancora il parere dell’ex ambasciatore israeliano presso il Vaticano Hadas, registrato dall’Avvenire, che pensa, come Roberto de Mattei sul Foglio, che questo papa abbia completato il rovesciamento delle posizioni cattoliche sull’ebraismo. Come commenta anche Luzzatto Voghera sul Nazione-Carlino-Giorno, “un duro colpo ai conservatori nella Chiesa”. Leone Paserman, intervistato dal Messaggero ammonisce che non può essere il papa a risolvere il conflitto fra israeliani e palestinesi. Da leggere con attenzione il commento di James Carroll sullo Herald Tribune: si sostiene che il pellegrinaggio del papa è particolarmente importante essendo lui “l’emblema di ciò che resta del Cristianesimo”…
Fulvio Fania, invece, su Liberazione sostiene che il papa “non convinca gli ebrei”. Il Manifesto, con due articoli di Michele Giorgio lamenta che il Papa non sia andato a Gaza (per colpa “di Israele e di Abu Mazen” insieme) e che sia stata chiusa la sala stampa allestita dai palestinesi per dare un’”informazione alternativa” sull’evento. C’è stato poi un incidente quando il capo dei giuristi islamici dell’Autorità Palestinese, Tamini, a un incontro interreligioso in presenza del papa si è lanciato in una filippica antisraeliana: la cronaca in un articolo di Salvatore Mazza sull’Avvenire e in uno siglato AnTor sul Giornale.
Mi sembra importante la distinzione che T. fa fra l’interesse che gli ebrei italiani, per ragioni politiche ,forse, più che religiose, nutrono per il viaggio del Papa e l’indifferenza dei politici israeliani. E’ una distinzione che vorrei fosse mantenuta anche quando si rivolgono delle critiche alla politica israeliana, di solito liquidate come critiche antisemite dai portavoce israeliani. E’ sicuramente vero che ciò che interessa maggiormente la stampa israeliana è ciò che dirà o non dirà il Papa sulla questione palestinese, quello che temo è che in Israele si ritenga accettabile solo un pronunciamento che getti tutte le responsabilità della situazione sui palestinesi, di cui si continua a rifiutare, sotto ogni forma, il ritorno in nome di un principio etnico non negoziabile che mi appare francamente, oltre che anacronistico, indifendibile.
Nel resto del mondo di questo viaggio non importa niente a nessuno.
Il nostro atteggiamento nei confronti della Chiesa cattolica è sbagliato. Quello che fa o non fa il Papa non influenza le persone veramente laiche. E’ uno di quegli eventi organizzati per ottenere un pò di visibilità.
La miglior politica è quella di portare avanti le nostre iniziative e ignorare quelle del Vaticano.
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=999920&sez=120&id=29365
Cara Paolida, i governi israeliani cambiano, ma le uniche e sole responsabilità di tutto sono solo degli israeliani. Non sarà il caso di guardare un pò il mondo arabo?
@ Sofia
Non voglio andare fuori tema, visto che l’argomento di questo dibattito è la visita del papa e non la politica israeliana. Una sola precisazione, è chiaro che le colpe non sono solo dei governanti israeliani, resta però il problema enorme che sotto tutti i governi israeliani è cresciuto il numero dei nuovi insediamenti di coloni, vale a dire ci si ritira da una parte ma ci si espande dall’altra. Tutti sappiamo che il vero problema, che impedisce di trovare una soluzione, è quello demografico e a questo è quasi impossibile trovare una soluzione che non sia il melting pot, almeno questo è quanto ci diciamo in Europa, perché no in Medio Oriente ?
Intanto Gaza è stata completamente riconsegnata ai palestinesi. Il melting pot è una realtà in Israele, addirittura visibile anche dai servizi televisivi il che è tutto dire.
Diciamo si parla di antisemitismo, che esiste ed è una realtà patente, perchè non si comprende come si fa a discutere con chi ha deciso che non ti riconosce come fa hamas. Ti ricordo che Barak da primo ministro durante la presidenza Clinton aveva proposto la restituzione del 90per cento dei territori ma Arafat non accettò.
Va anche sottolineato che gli attacchi di hamas in Israele mom vengono mai segnalati (è vero, si muore molto meno ma Israele si occupa di proteggere i cittadini al contrario dell’altro lato). Diciamo che c’è una certa sproporzione nel giudizio sui due paesi.
Sarebbe imteressante un melting pot in MO, specialmente per gli ebrei (non israeliani) che sono stati espunti dai paesi di provenienza. Ancora oggi, credo che ti sia noto, alcuni paesi come la Libia ad esempio, non consentono il visto agli ebrei.
In realtà Israele anche ad un viaggiatore distratto fa impressione per il suo melting pot, specie nelle città del nord. Del resto è noto che gli arabi hanno dei deputati, in passato anche un ministro. Forse sono proprio i cristiani , i drusi per meglio dire, ad avere una certa emarginazione.
Sono certamente convinta che Israele faccia delle animalate, ma certamente non è coartata la libertà religiosa nè i diritti civili. Ovviamente fa una barriera difensiva (ma anche il papa oggi l’ha chiamata muro) per proteggersi, chissàa perchè gli israeliani se uccisi non fannno scandalo.
Diciamo che l’asimmetria di giudizio fa un pò specie. Quanto all’antisemitismo, diciamo che ,per rimanere in Italia, esiste essendo un paese a maggioranza cattolica che esprime quello che dice B!&
[...] 11/5/09 – Terrasanta http://www.nessundio.net/blog/2009/05/11/1636/ [...]