Laicità. La piscina col velo islamico, ovvero la santa alleanza dei
clericalismi * *
La decisione della piscina “Siloe” di Bergamo, di riservare un’ora al nuoto
“islamicamente corretto” (solo donne, costume testa-piedi approvato dai
mullah) costituisce l’ennesimo episodio di sudditanza della convivenza
civile al clericalismo. Il fatto che si tratti di clericalismo islamico non
cambia nulla: sempre una resa dello Stato laico è. Un clericalismo di
minoranza non cessa di essere clericalismo, e la somma di due clericalismi
non diventa tolleranza, e meno che mai integrazione. L’integrazione si
realizza solo sulla base del pieno dispiegarsi dei diritti individuali,
della autonomia di ciascuno (uomo e donna), non sul moltiplicarsi delle
sudditanze e dei divieti. E la ghettizzazione delle donne è l’esatto opposto
della autonomia. E’, al massimo, servitù “volontaria”, dove il carattere
“volontario” va corretto dalle infinite virgolette di una condizione
materiale, sociale, culturale, che vanifica la possibilità di libera scelta.
Che la piscina in questione sia di proprietà della Curia di Bergamo, sia
insomma uno degli infiniti beni immobili della Chiesa cattolica gerarchica,
è sommamente significativo. L’ora natatoria islamico-clericale, promossa dai
vertici diocesani clerico-cattolici, verrà sbandierata come un fulgido
esempio di dialogo interreligioso, di iper-ecumenismo, alla faccia dei
critici (soprattutto cristiani) di Papa Ratzinger, che hanno osato parlare
di un suo “abbandono” del Concilio Vaticano II. E di un ancor più fulgido
esempio del magistero civile della Chiesa, ultimo baluardo ormai agli
egoismi, divisioni e derive di razzismo che stanno saturando la società
italiana.
Balle. Quali che siano le intenzioni (che vogliamo considerare buone, anzi
eccellenti, e perfino progressiste, aprioristicamente), ciò che si è
realizzato è solo una santa alleanza dei clericalismi che ribadisce la
subordinazione della donna in seno a una parte (probabilmente non piccola)
delle famiglie di immigrati, e anzi tale subordinazione legittima e
santifica, lanciando così un messaggio ai tantissimi nostalgici italici
delle prevaricazioni di sesso (ancora fin troppo correnti, malgrado la
parità giuridica). A conferma, se ce ne fosse bisogna, che laicità ed
eguaglianza fanno corpo unico, non si può ricercare l’una senza l’altra. E
che non si può combattere un clericalismo e difenderne un altro (sia detto
per i leghisti d’ordinanza, che per gli immigrati non vogliono l’eguaglianza
laica ma la falsa “integrazione” cattolica).
*(30 aprile 2009 **di P F d’Arcais**)*
