Archivio di aprile 2009

Berlino è laica !

lunedì, 27 aprile 2009

A Berlino un referendum spazza via l’ora di religione obbligatoria nelle scuole. Continuerà ad essere facoltativa mentre resterà obbligatoria l’ora di etica, che viene impartita per insegnare agli studenti democrazia e laicità, i valori odiati da tutti gli spacciatori dell’oppio dei popoli.

Dal Corriere della Sera

http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/esteri/merkel-ora-di-religione/merkel-ora-di-religione/merkel-ora-di-religione.html

Niente quorum per il referendum che voleva “pari diginità” con l’etica universale
Il voto era stato richiesto dai gruppi Pro-Reli. Contrari i gruppi pro-Ethick e la sinistra
Berlino, schiaffo alla Merkel, bocciata l’ora di religione

dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI

BERLINO - La laica capitale tedesca ha detto no alla pari dignità dell’ora di religione. Il risultato del referendum tenutosi ieri, secondo i dati non ancora ufficiali ma già quasi definitivi, suona anche come una chiara sconfitta per la Cancelliera Angela Merkel, che pochi giorni fa si era schierata di persona a favore del sì. Gli stessi promotori della consultazione popolare ieri sera hanno ammesso la sconfitta.

Il referendum, indetto dopo una raccolta di firme di “Pro Reli”, organizzazione sostenuta dalle chiese e dalla Cdu (il partito della cancelliera) chiedeva ai berlinesi se volevano ripristinare la pari dignità dell’ora di religione con la lezione di etica. Attualmente a Berlino – capitale, ma anche città-Stato, uno dei sedici Bundeslaender – diversamente da altrove in Germania, l’etica è materia obbligatoria mentre la religione è disciplina facoltativa: chi la sceglie deve fare un’ora in più.

La partecipazione al voto è stata bassissima, del 28,2% circa. E già questo indicava fin dal primo pomeriggio un consenso insufficiente all’iniziativa del movimento pro-religione. Poco dopo le 20, in base al conto del 96% dei voti espressi, il no alla pari dignità dell’ora di religione raggiungeva il 51,3, contro il 48,5 dei sì. Sono andati a votare appena 710 mila sui circa 2,4 milioni di aventi diritto al voto a Berlino. Questo vuol dire che, rispetto al totale del corpo elettorale nella città, i sì all’ora di religione sono soltanto il 13,7% . Molto meno del 25% dei sì che la legge avrebbe richiesto per una loro vittoria, anche se i sì fossero stati in vantaggio. Il risultato del referendum di ieri è importante per almeno due motivi, nella Germania e nell’Europa di oggi. Primo, perché Berlino riunificata conferma la vocazione di città più laica e più decisa alla separazione tra Fede e pubblici poteri in tutta la Repubblica federale. Secondo ma non ultimo, perché a pochi mesi dalle elezioni politiche federali, previste per fine settembre, la CduCsu , pur essendo in schiacciante vantaggio nei sondaggi rispetto alla socialdemocrazia, Spd, sua alleata nella Grande Coalizione ma rivale alle legislative, appare su alcuni temi specifici non imbattibile e non invulnerabile.

NO GOD vuole ricordare che questo risultato è anche l’effetto della politica di consolidamento della LAICITA’ praticata dal Sindaco di Berlino che l’anno scorso abolì nella sua città l’obbligatorietà dell’ora di religione. Ecco cosa ne scrisse Tiziana Ficacci nella sua pagina Ritratti di Signori.

13/10/08 – Ritratto di (signor) sindaco

Klaus Wowereit è sindaco di Berlino, città dove è nato, dal 2001. E’ dell’ala sinistra dell’SPD e molti osservatori prevedono per lui un futuro da primo ministro, specie se il prossimo anno l’attuale capo del dicastero degli Esteri Frank-Walter Steinmeier (SPD) dovesse perdere le elezioni dell’anno prossimo contro Angela Merkel.
In contrasto col suo partito ha formato una coalizione rossa-rossa (SPD-Linke) attirandosi gli anatemi dell’allora cancelliere Gerhard Schroeder.  Ma  i fatti gli hanno dato ragione: sette anni fa Wowereit ha preso in mano una città con 60 miliardi di € di debiti, e oggi può annunciare che dall’inizio del prossimo anno Berlino sarà in attivo. Inoltre la città è in fiore: gallerie d’arte, musei, discoteche, centri culturali. In seguito alle difficoltà economiche del dopo Muro (’89), Berlino oggi ha imprese leader a livello nazionale e internazionale specialmente nel settore delle nuove tecnologie. Gli stranieri sono tanti e ben il 51% di questi sono disoccupati. Non ci sono stati ad oggi gli scontri che si sono verificati nelle banlieu parigine, anche se a Neukolln, uno dei quartieri più poveri ed a più alta densità di stranieri, i problemi sono lontani dall’essere risolti.
Certamente Wowereit ama la sfida: nel 2006, all’indomani dell’omicidio di una giovane turca uccisa dal fratello che la considerava troppo occidentale, il sindaco (cattolico), ha voluto l’abolizione in tutte le scuole della città dell’ora di religione come materia obbligatoria (può essere richiesta, ma le scuole devono garantirla fuori dall’orario scolastico), sostituendola con una ora di etica. Qualche mese fa si è battuto per la chiusura dell’aeroporto cittadino di Tegel, noto perché lì atterravano gli aerei americani per rifornire Berlino ovest durante il blocco sovietico, ma accettando comunque un referendum indetto da cittadini che lo volevano mantenere. Per la cronaca il referendum è andato nel senso dei desiderata del sindaco. Sicuramente però i berlinesi sono stati messi alla prova nel 2001 quando decise di rivelare la sua serena omosessualità. Decisione che  scosse i vertici del suo partito ma che ha lasciato totalmente indifferenti i cittadini. A 56 anni molto ben portati, ha avuto anche una copertina su Men’s Health che l’ha eletto uomo politico meglio vestito della Germania. Insieme ai colleghi Bertrand Delanoe (Parigi), Boris Johnson (Londra), Michael Bloomberg (NY), e il “defunto” Walter Veltroni, fa parte di quei sindaci la cui influenza politica va ben oltre la sfera locale.
Lo vedremo prima o poi Cancelliere? Nel frattempo Berlino diventa sempre più bella, anche grazie alla campagna Be Berlin alla quale tutti i cittadini sono chiamati a contribuire. E sempre più persone, anche nel resto della Germania, lo chiamano Wowi.

27/4/09 – Ridi ridi, che prima o poi succede…

lunedì, 27 aprile 2009

Dunque, ragazzi, 64 anni fa l’Italia fu liberata dai nazi-fascisti…
Scusi prof, posso farle una domanda?
Certo, caro, dimmi pure.
Mi spiega allora perché La Russa è ministro?
(jena@lastampa.it)

In una bella intervista del Corriere della Sera a Paolo Poli, l’attore, che ci ha abituato a una dissacrante satira sulla Chiesa, ha affermato che “il miglior talento politico italiano è il cardinale Ruini, più bravo di D’Alema e Fini messi insieme”. Come non essere d’accordo? Il cardinale è stato il deus ex machina della trasformazione-involuzione del nostro Paese, quel progetto culturale per il quale, dopo la fine dell’incarico alla Cei, sta lavorando con ancora più alacrità. La strada percorsa da don Camillo è stata particolarmente facilitata dalla mancanza di etica e laicità del nostro Paese. E’ comprensibile l’impegno che gli uomini delle istituzioni hanno in questi giorni profuso per celebrare al meglio il 25 aprile, ma è sorprendente come nessuno, da Napolitano in giù, abbiano pensato di rispondere a Benedetto XVI che ha parlato dell’ora di religione (ovviamente cattolica) come fondamentale per la costruzione di una sana laicità. Conosciamo che con la prima revisione concordataria (che nei desideri di Craxi doveva essere un primo passo di un percorso… ma tangentopoli arrivò al momento opportuno!) la religione cattolica non è più di Stato, e nelle scuole è diventata materia di cui ci si può avvalere facoltativamente. Purtroppo, anche per il disimpegno del Pci (teoricamente meno ovvio di quello della Dc), non si poté arrivare alla completa eliminazione dell’ora confessionale dai programmi di studio. Nel corso degli anni in molti hanno elaborato alchimie complesse per rendere un obbligo quest’ora, spesso, ahimè, col volenteroso aiuto di sedicenti laici che addirittura propongono l’insidioso studio delle religioni, rinunciando in questo modo anche all’idea della superiorità del pensiero laico. Dando il via libera silenzioso a funerali di Stato celebrati in chiesa, crocifissi nei luoghi pubblici (li abbiamo visti affissi perfino nelle tende-scuola per i piccoli terremotati dell’aquilano), esibizione di simboli e diffusione di superstizioni catto-religiose nella televisione di Stato finanziata col canone .
E’ deprimente che in Italia, un paese che pure ha avuto un pensiero laico di altissimo livello europeo, non c’è stata la capacità di tradurlo in una formazione politica. Spazzato via il partito repubblicano, già minuscolo e ora disperso tra pd e pdl, e il dissolvimento del psi (ovviamente gli ex socialisti nel pdl hanno abiurato alle loro idee come dimostrano un giorno si e un giorno si), il mondo laico è inesistente, se non fosse per il piccolo drappello radicale che purtroppo non riesce a coalizzare intorno a sé un numero significativo di elettori. E’ probabile che la realizzazione del sogno di Cavour, si sia infranto prima con il fascismo e successivamente con quella parte di sinistra che volle portare nella Costituzione gli scellerati Patti lateranensi attraverso l’articolo 7, che hanno creato una condizione superprivilegiata per la Chiesa. Articolo che nella pratica impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili.
C’è da chiedersi se è solo per crassa e ingiustificata ignoranza che continua la farsa dell’8 per mille e la scelta dell’ora di religione nella scuola. E ci si chiede perché i media, contrariamente ai loro colleghi di altri paesi, sentano il bisogno di fare la ola a qualsiasi grugnito pontificio. Qualche giorno fa, durante un convegno, un pastore valdese faceva notare come nessun giornalista aveva rilevato che durante la prima visita di Benedetto XVI al Quirinale, il teocrate indossasse la stola appartenuta a Pio IX, il papa re. Una scelta non casuale per una visita in un palazzo a quei tempi sacro.
Sorprendentemente l’Italia (insieme ai più significativi paesi dell’Occidente) ha, nella recente conferenza sul razzismo, avuto una posizione diversa da quella della Santa Sede. Che naturalmente è stata accolta con tiepidezza dall’opinione pubblica e addirittura stigmatizzata dalla stampa, specie di sinistra, che ha apprezzato la realpolitik della teocrazia. Qualcuno potrà pensare che sarà stata una presa di distanza dal governo, ma è più probabile che si attribuisca alla Santa Sede una maggiore credibilità. Non bisogna trascurare il fatto che il Vaticano è la porta girevole dei dittatori, ad esempio oggi verrà ricevuto dal santopadre il presidente bielorusso Aleksander Lukashenko, che stando a due passi, con l’occasione sarà a colazione col Presidente del Consiglio. Un ripensamento del cav. sembra ormai impossibile. Sempre di più c’è da chiedersi chi tra i due contraenti concordatari, Italia e Chiesa cattolica, abbia in questo paese il sopravvento.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI

Vedi http://www.nessundio.net/libri.htm 1/12/08 – Massimo Teodori, Storia dei laici nell’Italia clericale e comunista, Marsilio, € 19.50

La carica dei 500.

lunedì, 27 aprile 2009

Nella Regione Sicilia dominata da Raffaele Lombardo, degno alleato di Bossi alle ultime elezioni poltiche, e fedele sodale di Berlusconi, arrivano le promozioni di massa. Un articolo pubblicato dal Corriere della Sera scatena la reazione indignata dei cittadini onesti, dal nord al sud. Giova ricordare che l’ineffabile Raffaele Lombardo, per le prossime elezioni europee invece di Bossi ha scelto un altro alleato di grande simpatia, il cristianista di estrema destra Francesco Storace.

Qui la fonte della notizia sul Corriere della Sera

http://www.corriere.it:80/politica/09_aprile_26/gia_antonio_stella_sicilia_assunzioni_regione_b1360a6e-3238-11de-becc-00144f02aabc.shtml

Solo ai Beni Culturali sono 770, il triplo dell’intero parco dirigenziale lombardo

Ancora poche ore e la regione Si­cilia batterà un record planeta­rio: su 3.450 dipendenti, ai Beni Cul­turali, ci saranno 770 dirigenti. Il tri­plo dell’intero parco dirigenziale del­la regione Lombardia. Il tutto grazie a un’infornata di assunzioni e pro­mozioni che vedrà l’ente isolano re­galarsi, a dispetto della Corte dei Conti che aveva denunciato come ab­norme la presenza di un «colonnel­lo » ogni 8,4 «soldati semplici», altri 500 nuovi dirigenti in un colpo solo.

Certo, non è solo la Sicilia a esse­re di manica larga. Spiegava l’anno scorso uno studio dell’Università di Milano, che dai dati 2006 risulta­va una media nazionale di un diri­gente ogni 15 dipendenti ma che questa media era composta da real­tà assai differenti: da un minimo di un dirigente ogni 31 sottoposti in Puglia a uno ogni 7,7 nel Lazio. Numeri aggiornati meno di un me­se fa, sulla base dei dati della Ra­gioneria Generale dello Stato, dal Sole 24 ore: un dirigente ogni 25 dipendenti scarsi nelle Marche, ogni 22 in Emilia Romagna, ogni 17 circa in Lombardia e nel Vene­to, ogni 18 in Liguria, ogni 16 in Piemonte… Fino agli eccessi: uno ogni 8,3 in Molise e ancora ogni 7,7 nel Lazio. Vogliamo rileggere l’atto di accu­sa lanciato nel 2008 dalla Corte dei Conti alla Sicilia? «I dipendenti a carico del bilancio regionale rag­giungono la notevole cifra di 21.104 unità (erano 20.781 nel 2006), di cui 2.320 dirigenti (era­no 2.150 nel 2005, anno a cui risa­le l’ultimo rilevamento nazionale pubblicato in tabella), con un rap­porto di un dirigente ogni 8,4 di­pendenti.

Il confronto con altre re­altà regionali è improponibile sol che si consideri che in Sicilia vi è un dipendente ogni 239 abitanti, in Lombardia uno ogni 2.500 lom­bardi ». Conosciamo l’obiezione: la Sici­lia gode di uno statuto speciale quindi ha tutta una serie di compe­tenze che le regioni a statuto ordi­nario non hanno. Giusto. La stessa tabella del Sole riporta però il da­to, per fare un esempio, del Friuli Venezia Giulia. Anche quella è una regione autonoma. Ma ha un diri­gente ogni 28 dipendenti. Prova provata che l’autonomia forse c’en­tra con le competenze, e non c’è dubbio che le regioni a statuto or­dinario ne hanno di meno, ma non c’entra un fico secco con la ge­rarchia interna. Che nell’isola non è solo speciale ma specialissima. Basti dire che non solo la Sicilia ha tanti «regionali» quanto Pie­monte, Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna, Friuli e Liguria messe insieme. Ma che oltre alle fi­gure di dirigenti prima e di secon­da fascia, la Regione ha inventato quella di terza fascia.

Il risultato lo spiega Marcello Minio dei Co­bas/ Codir, che insieme con altri due sindacati autonomi (Sadirs e Siad) ha denunciato l’infornata in arrivo di assunzioni e promozioni: su 18.508 dipendenti regionali (ai quali vanno aggiunti quelli a cari­co dell’Ars, l’assemblea regionale più altri ancora) ci sono oggi un di­rigente di prima fascia, 199 di se­conda e 2.146 di terza per un tota­le di 2.346. Vale a dire che c’è un colonnello ogni 7,8 «marmittoni». Ma questo solo se si contano i 4.571 precari. Tolti quelli, il rappor­to sarebbe ancora più assurdo: un dirigente ogni 5,9 dipendenti. Cosa farebbe, davanti a un pano­rama così, il «buon padre di fami­glia » tante volte invocato da Silvio Berlusconi? Cercherebbe di dare un «drizzone», per usare una paro­la sbandierata qualche mese fa dal Cavaliere. Macché.

La manovra in­titolata «Disposizioni programma­tiche e correttive per l’anno 2009» che è firmata dal presidente Raffae­le Lombardo e dall’assessore al Bi­lancio Michele Cimino e arriva do­mani in aula dopo avere ottenuto qualche giorno fa il via libera in Commissione Bilancio, allarga la manica ulteriormente. Avvia infatti la sistemazione co­me dirigenti di seconda fascia (un paradosso: quelli di terza fascia fu­rono inventati con l’impegno che si trattava di un provvedimento non rinnovabile, quindi non se ne possono fare altri) di 55 precari un tempo a busta paga di due aziende parastatali (Italter e Sirap) sciolte perché improduttive e rimasti per anni a carico prima dello Stato e poi della Regione. Più un’altra cin­quantina di dipendenti di altre am­ministrazioni da tempo distaccati all’Assessorato regionale al Bilan­cio. Più altre 250 persone dichiara­te idonee anni fa al concorso per storici dell’arte, architetti, fisici, ar­cheologi e archivisti. Più altri 150 vincitori di questo concorso già in­quadrati ai beni Culturali con con­tratti da funzionari direttivi. Per un totale, appunto, di circa 500 nuovi dirigenti. Che porteranno a un nuovo rapporto interno: un co­lonnello ogni 6,6 dipendenti. Tolti i soliti precari, che hanno anziani­tà di precariato a volte intorno ai venti anni, uno ogni 4,9. Numeri da brivido. Che diventeranno anco­ra più incredibili, come dicevamo, al diparti­mento dei Beni cultura­li: un dirigente ogni di­pendenti e mezzo.

«Un vero e proprio as­salto alla diligenza», de­nuncia il comunicato dei tre sindacati autono­mi, «che trasformereb­be la Regione Siciliana in una macchina cliente­lare al servizio d’una classe politica capace di varare soltanto norme per i propri accoliti». Ma passeranno an­che in aula queste scel­te, che il governo regio­nale motiva con la ne­cessità di chiudere col passato, sanare quanto va sanato e chiudere i contenziosi aperti? E’ probabile. Anche per­ché una parte non secondaria dei promossi sarebbe vicina alla sini­stra. Che avrebbe grosse difficoltà a mettersi di traverso. Si vedrà… Certo è che la scelta, accusa il presidente della commissione An­timafia siciliana Calogero Speziale, arriva in un momento in cui la Re­gione non trova la copertura finan­ziaria per la legge varata solo sei mesi fa per combattere la piovra mafiosa. «Non c’è un euro», come scrive Emanuele Lauria su Repub­blica, a sostegno degli sgravi con­tributivi e fiscali alle imprese che denunciano il racket. E non ci so­no risorse per diffondere la cultu­ra nelle scuole e alimentare il fon­do di rotazione per i beni confisca­ti alla mafia». E meno male che quella legge era stata salutata co­me «una svolta epocale»…

Gian Antonio Stella
26 aprile 2009

A Roma PD e PDL uniti nella lotta contro le libertà civili.

lunedì, 27 aprile 2009

Era fatale che il PD-Partitus Dei e il PDL-Popolo della Libertà vigilata dalla SS Vaticana trovassero proprio a Roma il punto di incontro per confermare che sui diritti civili comandano solo i vescovi-gerarchi. Dopo lo stop alla possibilità per i cittadini di firmare in Municipio X le proprie dichiarazioni di volontà le Associazioni Laiche di Roma reagiscono con questo comunicato.

COMUNICATO STAMPA UNITARIO DELLE ASSOCIAZIONI LAICHE DI ROMA

Il registro per le dichiarazioni anticipate di volontà al X Municipio di Roma

Le associazioni laiche operanti in Roma hanno apprezzato la delibera adottata il 31 marzo 2009 dalla Giunta del X Municipio di Roma che ha consentito l’autenticazione e la registrazione da parte degli uffici delle dichiarazioni di trattamenti sanitari ai quali i cittadini vogliono o non vogliono essere sottoposti nel caso che si trovassero nella impossibilità di esprimere le loro volontà.

Ad avviso delle predette associazioni, la successiva decisione adottata a stretta maggioranza dal Consiglio dello stesso Municipio di sospendere tale iniziativa, su discutibile invito del Sindaco di Roma Alemanno, è del tutto incomprensibile e fondata su argomentazioni strumentali.

E infatti:

- il registro per le dichiarazioni anticipate di volontà rientra nelle normali competenze anagrafiche del X Municipio, essendo basato sulla autenticazione delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio previste dall’art. 76 del D.P.R. n. 445/2000, ed in quanto tale dovrebbe anzi essere esteso a tutti i Comuni italiani;

- non è vero che il registro sostituisca la legge sul testamento biologico, legge che come tutti sanno è in corso di approvazione da parte del Parlamento;

- è solo propaganda ingannevole assimilare il rifiuto di trattamenti terapeutici all’eutanasia, e peggio ancora l’eutanasia all’omicidio;

- l’iniziativa del X Municipio non può essere definita un “manifesto ideologico”, come ha affermato il sindaco Alemanno: rispettare le leggi, la Costituzione della Repubblica Italiana, le convenzioni internazionali (Oviedo), le sentenze della Magistratura non costituisce una deviazione rispetto alle forme democratiche di convivenza civile. Ideologica è semmai la posizione di quanti ritengono che i diritti personali e riconosciuti dalla Costituzione a tutti i cittadini debbano conformarsi alle convinzioni religiose di una maggioranza politica.

- l’iniziativa del X Municipio è stata definita anche “scandalosa”, dimenticando o ignorando che il testamento biologico è da tempo una prassi ordinaria in molti Stati europei ed Americani e che in Spagna lo stesso Episcopato cattolico ha approvato un proprio modello di testamento biologico che viene pacificamente sottoscritto dai fedeli.

Le associazioni laiche di Roma assicurano tutto il loro sostegno al Presidente Medici, alla delegata ai diritti civili Mina Welby e alla Giunta del X Municipio e li invitano a mantenere ferma la loro decisione di civiltà, nella convinzione di  interpretare la volontà della maggioranza dei cittadini della capitale e di tutti gli italiani, i quali vogliono poter esprimere le loro volontà in modo semplice, sicuro e gratuito senza necessità di ricorrere a procedure complesse e costose quali l’intervento di notai, o la nomina di amministratori di sostegno con decreto giudiziario, o la registrazione di audiovideo su internet.

Le associazioni laiche di Roma sottolineano infine che l’istituzione del registro potrebbe essere l’occasione per raccogliere altre dichiarazioni di volontà connesse alla fase finale della vita, quali la donazione di organi, la cremazione, la dispersione delle ceneri, il tipo di esequie. Ciò consentirebbe di unificare procedure oggi diversificate, di far risparmiare tempo e denaro sia ai cittadini che alle stesse istituzioni ed anche di rilasciare ad ogni dichiarante una “biocard” sintetica delle sue volontà tramite un tesserino da conservare fra i propri documenti personali.

Roma, 26 aprile 2009

Altrevie – Claudio Bocci

Arcigay Roma – Fabrizio Marrazzo

Consulta romana per la laicità delle istituzioni – Piergiorgio Donatelli

CRIDES — Antonia Baraldi Sani

Cultura omosessuale “Mario Mieli” – Andrea Maccarrone

Italia Laica — Mirella Sartori

LiberaUscita — Giampietro Sestini

Libero pensiero “Giordano Bruno” – Maria Mantello

Luca Coscioni Roma – Mario Staderini

NoGod – Giulio Cesare Vallocchia

Società laica e plurale – Nico Sferragatta

UAAR Roma – Francesco Paoletti

A Roma PD e PDL uniti nella lotta contro le libertà civili.

lunedì, 27 aprile 2009

Era fatale che il PD-Partitus Dei e il PDL-Popolo della Libertà vigilata dalla SS Vaticana trovassero proprio a Roma il punto di incontro per confermare che sui diritti civili comandano solo i vescovi-gerarchi. Dopo lo stop alla possibilità per i cittadini di firmare in Municipio le proprie dichiarazioni di volontà le Associazioni Laiche di Roma reagiscono con questo comunicato.

COMUNICATO STAMPA UNITARIO DELLE ASSOCIAZIONI LAICHE DI ROMA

Il registro per le dichiarazioni anticipate di volontà al X Municipio di Roma

Le associazioni laiche operanti in Roma hanno apprezzato la delibera adottata il 31 marzo 2009 dalla Giunta del X Municipio di Roma che ha consentito l’autenticazione e la registrazione da parte degli uffici delle dichiarazioni di trattamenti sanitari ai quali i cittadini vogliono o non vogliono essere sottoposti nel caso che si trovassero nella impossibilità di esprimere le loro volontà.

Ad avviso delle predette associazioni, la successiva decisione adottata a stretta maggioranza dal Consiglio dello stesso Municipio di sospendere tale iniziativa, su discutibile invito del Sindaco di Roma Alemanno, è del tutto incomprensibile e fondata su argomentazioni strumentali.

E infatti:

- il registro per le dichiarazioni anticipate di volontà rientra nelle normali competenze anagrafiche del X Municipio, essendo basato sulla autenticazione delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio previste dall’art. 76 del D.P.R. n. 445/2000, ed in quanto tale dovrebbe anzi essere esteso a tutti i Comuni italiani;

- non è vero che il registro sostituisca la legge sul testamento biologico, legge che come tutti sanno è in corso di approvazione da parte del Parlamento;

- è solo propaganda ingannevole assimilare il rifiuto di trattamenti terapeutici all’eutanasia, e peggio ancora l’eutanasia all’omicidio;

- l’iniziativa del X Municipio non può essere definita un “manifesto ideologico”, come ha affermato il sindaco Alemanno: rispettare le leggi, la Costituzione della Repubblica Italiana, le convenzioni internazionali (Oviedo), le sentenze della Magistratura non costituisce una deviazione rispetto alle forme democratiche di convivenza civile. Ideologica è semmai la posizione di quanti ritengono che i diritti personali e riconosciuti dalla Costituzione a tutti i cittadini debbano conformarsi alle convinzioni religiose di una maggioranza politica.

- l’iniziativa del X Municipio è stata defi

Gay Pride troppo trendy, Alemanno nega patrocinio del Comune di Roma.

domenica, 26 aprile 2009

Chierichetto ad honorem e ossequioso partecipante a tutte le sante messe celebrative di qualcosa che si svolgono in città, ma pur sempre vero maschio, il sindaco piazza precisi paletti a difesa della virilità romana che i perfidi gay mettono a rischio con la loro “tendenza”. Ed è infatti proprio quella pericolosa “tendenza” il motivo principale del diniego annunciato da Alemanno per una manifestazione a cui tutti i sindaci del mondo “normalmente” democratici danno i massimi riconoscimenti scendendo tranquillamente in piazza accanto ai promotori. Avrà pure smesso di fare saluti fascisti ma sui gay non ha perso i vecchi orientamenti.

Roma nega il patrocinio al Gay Pride: è un insulto alla civiltà dei Diritti Umani
del Gruppo EveryOne

Roma, 25 aprile 2009. Roma, una delle grandi capitali dell’Unione europea, si segnala ancora una volta per l’ottusa intolleranza delle proprie Istituzioni. Mentre Parigi, Londra, Bruxelles, Atene, Berlino, Amsterdam, Copenhagen, Stoccolma e le altre città europee preparano il Gay Pride 2009 in grande stile, affiancando al tradizionale corteo una serie di eventi culturali, cinematografici e commemorativi, la capitale d’Italia, per bocca del sindaco Alemanno, annuncia che Roma non patrocinerà l’iniziativa: “Non daremo il patrocinio al Gay Pride,” – ha detto Alemanno, “così come non l’abbiamo dato l’anno scorso perché lo consideriamo una manifestazione di tendenza. Ci sono molte richieste specifiche che possono essere condivise o non condivise. Faremo il possibile perché si svolga in maniera tranquilla con tutto il supporto dei servizi comunali come per tutte le manifestazioni. Il patrocinio va dato quando non si tratta di manifestazioni di tendenza ma che danno voce a tutte le idee e i punti di vista e nel caso del Gay Pride non è così”. Le autorità romane dunque – uniche nel mondo democratico – negano il valore sociale del Gay Pride, che in tutto il mondo rappresenta un simbolo fondamentale nell’àmbito dei Diritti Umani, non certo “di tendenza”, ma universale ed educativo come le Giornate della Memoria o la Festa della Donna. Ricordiamo che la Parata dell’Orgoglio racchiude significati celebrativi che si collegano a secoli di emarginazione e persecuzione degli omosessuali nel mondo, culminati in Europa nell’Olocausto dei Triangoli Rosa e non ancora terminati nei regimi islamici, dove l’omosessualità è punita con il carcere, la tortura e spesso la morte. Contemporaneamente alla linea intollerante scelta dalle istituzioni romane, cresce l’omofobia a Roma e nel resto d’Italia, mentre le leggi che dovrebbero tutelare i diritti fondamentali dei gay si sono fermate a limitazioni medievali. Il Gruppo EveryOne solleverà prossimamente presso le Istituzioni internazionali l’urgenza di avviare seri programmi di educazione alla Storia dell’omosessualità e ai fenomeni persecutori che l’hanno accompagnata, nonostante gay, lesbiche e transgender abbiano contribuito fin dall’inizio della civiltà alla costruzione del genio umano e a raggiungere le tappe più importanti del pensiero, delle arti e della tecnologia. Il nazifascismo negò al popolo omosessuale ogni diritto, reprimendone in modo barbaro e sanguinoso le manifestazioni che il Gay Pride rappresenta ancora e che si ricollegano alle istanze di emancipazione espresse dall’Istituto di Scienze Sessuali di Magnus Hirchsfeld (nella foto) e da punti di ritrovo quali il mitico Eldorado di Berlino, fino a quando gli assassini di Hitler presero il potere, annientando ogni conquista civile. Il Gruppo EveryOne solleciterà inoltre l’approvazione di una Direttiva europea sulle unioni civili, che riconosca finalmente agli omosessuali, dopo secoli di repressione, il diritto più elementare e basilare: quello di veder riconosciute giuridicamente nelle società moderne le proprie unioni sentimentali. E’ necessario protestare con decisione e sdegno contro la decisione del sindaco di Roma, che non rappresenta solo un attacco alla dignità di un’istituzione che simboleggia i diritti dei gay, ma anche una pericolosa deriva omofobica che trova le proprie radici proprio nell’intolleranza su cui il nazifascismo costruì il proprio regno di repressione e orrore.

L’indottrinamento religioso obbligatorio è un esempio di laicità.

sabato, 25 aprile 2009

In attesa che arrivino i musulmani per obbligarci tuti a credere nella loro versione della Menzogna Globale ci pensa il papa in persona a facilitargli la strada mentendo spudoratamente sulla funzione “laica” della religione.

da La Repubblica online http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/scuola_e_universita/servizi/religione-scuola/papa-ora-religione/papa-ora-religione.html

CITTA’ DEL VATICANO – L’ora di religione è parte integrante della scuola italiana ed è esempio di “laicità positiva”. Lo ha ribadito oggi il Papa. “L’insegnamento della religione cattolica è parte integrante della storia della scuola in Italia, e l’insegnante di religione costituisce una figura molto importante nel collegio dei docenti”, ha detto Benedetto XVI, come dimostra anche il fatto che “con lui tanti ragazzi si tengano in contatto anche dopo i corsi”.

Il Papa ha voluto riaffermarlo oggi nel modo più solenne, concludendo in Vaticano il Meeting degli insegnati di religione promosso dalla Cei, che era stato aperto giovedì scorso dal cardinal Angelo Bagnasco e dal ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini.

Applaudito dagli ottomila professori radunati nell’Aula Nervi, il Papa ha sottolineato che “l’altissimo numero di coloro che scelgono di avvalersi di questa disciplina è il segno del valore insostituibile che essa riveste nel percorso formativo e un indice degli elevati livelli di qualità che ha raggiunto”.

Lungi dal costituire “un’interferenza o una limitazione della libertà”, la presenza nella scuola pubblica italiana degli insegnanti di religione selezionati dalla Chiesa cattolica “è, anzi, un valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva, fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo leale, valori di cui un paese ha sempre bisogno”, ha aggiunto il Papa.

(25 aprile 2009)

Er più, storia d’amore (poco) e de’ cortello

sabato, 25 aprile 2009


Il passato qui da noi si dimentica senza comunicati e soprattutto da un giorno all’altro. E probabilmente il sindaco di Parigi era ancora fermo a quello che era successo il giorno prima quando ha esposto il suo turbamento per la selva di braccia tese che hanno accolto l’ingresso in Campidoglio del sindaco Alemanno. Noi ricordiamo che per la questione si prese una lavata di testa dal presidente della Camera, in quei giorni suo segretario di partito. Tra le ultimissime un 25 aprile coi partigiani e la decisione di negare il patrocinio al gay pride di Roma (al momento nessuna richiesta è stata fatta in questo senso) . Intanto registriamo che anche Romolo e Remo sono stati messi sotto la protezione di santamadrechiesa il 21 aprile, e sicuramente ci proteggeranno dal clima poliziottesco in cui è sprofondata Roma. Di seguito riportiamo alcuni post che abbiamo scritto sul sindaco moretto.

29/9/08 – … un sindaco che a Nathan  preferisce il Marchese del Grillo, per la gioia delle vedove di Pio IX e dei residui del califfato pontificio in abiti da zuavo (A. Giuli, v.direttore Il Foglio) A distanza di una settimana è ancora difficile comprendere il silenzio assenso di Alemanno sulla commemorazione dei soldati pontifici uccisi a Porta Pia dai bersaglieri liberatori di Roma ad opera del suo delegato alla memoria della città. Nessuno nega che sia permesso al sindaco di coltivare una convinzione cattolica tanto forte, ma un Paese serio non dovrebbe ignorare le conseguenze politiche dell’identificazione che il sindaco fa tra Roma e il Vaticano. Dal suo insediamento è stato un continuo correre dietro alle sottane dei preti. Lo ricordiamo alla prima uscita a Santa Maria Maggiore scodinzolante davanti a Benedetto XVI col quale ha preso l’impegno di compiere ciò che il suo predecessore non ha ardito, cioè intitolare tutta la Stazione Termini al papa Giovanni Paolo II. E’ stato guest star al meeting di Comunione e Liberazione, ha portato il saluto della città ad un numero esagerato di parrocchie. E non possiamo dimenticare che è stato il mecenate dell’affluente parroco romano arrestato per pedofilia.
Nella ordinanza contro le mignotte ha rifiutato di sentire le ragioni delle lavoratrici e si è confrontato solo con l’associazione Giovanni XXIII. Ospite del programma 8 ½ ha definito “peccato” la prostituzione e “peccatori” i clienti. Del resto ha dimostrato di non essere interessato all’eliminazione dello sfruttamento ma solo ad eliminare le “maddalene” dalla città santa, giacché ha dichiarato “l’applicazione della nostra ordinanza sta provocando lo spostamento fuori da Roma della prostituzione. I segnali quindi sono positivi”. Un atteggiamento adatto al sindaco della città dei puritani piuttosto che ad un politico che dovrebbe avere una visione più ampia del sagrato della chiesa.
Questo succede a Roma, la capitale d’Italia. Tiziana Ficacci, www.nogod.it

10/9/08 – Tutto non si può esporre. Entrate e troverete Rivedere i giudizi sul fascismo, fare distinguo tra totalitarismo e dittatura, tra pre leggi razziali e post leggi razziali, tra fascismo e Rsi… tutto interessante. Il dibattito storiografico non va in prescrizione, purché si ricordi che il giudizio della storia è stato emesso. Bando ai tabù quindi, ma fare come il sindaco dei romani, che ha scelto Gerusalemme, anzi meglio, il viale dei Giusti fra le Nazioni che porta allo Yad Vashem, per la riabilitazione morale del fascismo è sembrato francamente un po’ troppo (tanto da congelare anche la commissione Amato). Senza voler mancare di rispetto ai tanti romani che lo hanno eletto alla guida della città, ci sia consentito di esprimere qualche riserva sulla lucidità del sindaco. Prendiamo ad esempio quella che è diventata una questione nazionale, cioè il the horror parking Pincio show. Da capo dell’opposizione Alemanno si guardò bene dal fare le barricate alla decisione del parcheggio nella pancia della collina, oggi, nel tentativo di rendersi gradevole ai Celentano, a qualche intellettuale della domenica e a Italia Nostra (che un anno fa la pensava diversamente, ricordiamo strenuo oppositore dell’esagerato progetto solo l’ottimo consigliere radicale Staderini), delega una sua decisione al ministro Bondi, e chiede ai sovrintendenti di togliergli le castagne dal fuoco. Senza neanche provare a dire come si concilia il blocco di un parcheggio con la sconsiderata riapertura al traffico privato in strade riservate ai soli mezzi pubblici. E’ in virtù della sua appartenenza alla destra sociale che si è accodato al giudizio di Sgarbi che ha spolverato Pasolini per sostenere che i garage alla povera gente non servono? Perché è noto che i poveri camminano a piedi nudi e i ricchi non hanno il garage privato. Troveremo il sindaco insieme a Marina Ripa di Meana e consorte, a chiedere in ginocchio il triduo di preghiera a Benedetto XVI per l’integrità del Pincio? Purtroppo analoghe preghiere non furono richieste per il sacco del Gianicolo, sventrato a favore di un megaparking per i pullman dei pellegrini vaticani. Il Presidente del Consiglio, che ad oggi per dimostrarci che è uno statista ha fatto il caucasotto con Putin e il tonno per Gheddafi, trovasse il modo, lui che tutto può, di liberarci dai fasci molesti. Anche con metodi fascistissimi. Tiziana Ficacci, www.nogod.it

25/8/08 – Come è un sindaco di destra? Dopo quattro mesi dalla sua elezione il sindaco Alemanno, esponente della cosiddetta destra sociale, ancora non ha spiegato cosa ha in testa per Roma. La sicurezza naturalmente, tema su cui ha vinto al traino del successo nazionale di Berlusconi, che però non può essere il solo argomento per governare una città. Anche perché gli sporadici episodi di cronaca nera che sono stati così strumentalizzati nella sua campagna elettorale, oggi non possono essere liquidati come casi estremi.  I suoi assessori si muovono fra il bisogno di fare piazza pulita, addirittura ripristinando, in controtendenza col resto delle grandi capitali del mondo, il traffico privato nelle aree riservate ai mezzi pubblici, e il bisogno di attaccarsi alle pletoriche commissioni che tanto spazio hanno avuto nell’amministrazione Rutelli.
Ogni giorno viene annunciata una rivoluzione smentita dopo ventiquattro ore perché inopportuna (via Almirante ad esempio) o impossibile (l’abbattimento dell’Ara Pacis, l’eliminazione dei parchimetri). Oppure lo spoil system legittimo ma con proposte di nomi talmente sbiaditi che devono di corsa essere reintrodotti nel cappello del mago. Poi partorendo un gran nome, Giuliano Amato per la commissione Attali (non se po’ sentì, chiamarla commissione Amato è impossibile?), ma proponendo di stiparla con il presidente delle Ferrovie Cipolletta, Antonello Venditti, Franco Cardini, qualche pretone e tre metri sopra il cielo Federico Moccia. Raccontare ai palazzinari romani e ai commercianti che il lungo governo del centrosinistra è stato  “gli anni del malaffare” non è, e Alemanno lo sa, la verità. L’odiosa polemica sul buco di bilancio estesa ogni oltre buon senso, è stato un modo per prendere tempo e anche i romani più sprovveduti e che lo hanno votato lo sanno. Eppure i suoi predecessori qualche progetto che andrebbe rivisto lo hanno lasciato. Sostituire la notte bianca, che faceva parte del gemellaggio tra Roma e Parigi e che non è una invenzione veltroniana, con la notte futurista (tra l’altro a febbraio unico mese freddo in città) non sembra un grosso cambiamento. Per esempio, controllare le aziende municipalizzate e far arrivare puntuali gli autobus (camminando nelle orme del suo illustre predecessore)? Per intenderci, far lavorare gli impiegati comunali ridandogli un ruolo, è possibile? Ad oggi il nuovo sindaco sembra un bruttarello che si sforza di piacere a tutti, uomo d’ordine che strizza l’occhio ai noglobal anti-ogm, che invita il papa al Campidoglio e da la cittadinanza al Dalai Lama, che ha approvato il piano regolatore appena un anno fa come capo dell’opposizione e che oggi vuole cambiarlo promuovendo case popolari nelle estreme periferie, una sorta di villaggi per disgraziati, che politicamente è costretto a promuovere il federalismo fiscale ma che è convinto di far diventare Roma una città-stato. Nel frattempo la sua amministrazione per conquistarsi un cm sui giornali  propone di concedere terreni preziosi ai privati per fare un parco a tema sull’antica Roma (anche se abbiamo l’originale), o annulla i contratti per consentire agli impiegati comunali di scegliere tra caffè normale o equo e solidale in omaggio all’autarchia del buon tempo che fu.  Miglioramenti visibili per i romani saranno difficili se Alemanno sente il bisogno di far risalire le cause delle difficoltà cittadine all’unità d’Italia “quando Roma era solo un paesone ed è diventata capitale”. Ma i romani lo hanno scelto e agli altri non resta che segnalare quello che sembra più fastidioso. Tiziana Ficacci,www.nogod.it

22/06/08 – Che bruci la cittàà/o viva nel terroree/nel giro di due oree/finisce tutto quantoo… Distruggere è più facile che costruire. Sembrerebbe questa la logica che fin qui ha guidato il sindaco moretto scelto dai romani: risulta incomprensibile la furia contro l’Auditorium, esemplare sul piano urbanistico e culturale; la rabbia contro la Festa del cinema, il cui ridimensionamento potrebbe essere comprensibile ma non ammissibili i toni utilizzati; l’accanimento contro i menù etnici, non fondamentali è ovvio ma un piccolo strumento di conoscenza del mondo per gli scolari; il livore contro la notte bianca, certamente non vitale ma che trasmetteva socialità e senso di sicurezza ai cittadini. E’ meglio stendere un velo (pesante però) sulla questione della intitolazione della strada ad Almirante, capo del msi che è uscito, se possibile, ancora peggiore da questa storia. L’uso sconsiderato della toponomastica aveva già colpito i sindaci Rutelli e Veltroni che l’hanno utilizzata in maniera personalistica e offensiva per la città,e probabilmente dovremo rassegnarci a considerare la mappa della città il bottino del vincitore. Ma incomprensibile è l’astio di Alemanno sulla teca dell’Ara Pacis. Sullo splendido altare di Augusto, coperto da una teca di vetro neoclassica progettata da Morpurgo nel 1938, aveva già messo unghie rapaci il sindaco Rutelli decidendo di sostituire, piuttosto che aggiungere, una nuova struttura,  affidando  senza appalto la progettazione a Richard Meier. Probabilmente il lavoro così vituperato del grande architetto (che in città ha edificato una apprezzabile chiesa in zona Tor Tre Teste) patisce questo “peccato originale”. Ma misterioso, se non con “altre letture”, è il malanimo del sindaco moretto sul manufatto, che lo ha spinto  addirittura a stanziare una cifrona per smussare angoli e abbattere muretti, accarezzando l’ego di architetti a digiuno da tempo perché bocciati dal metro della meritocrazia utilizzato nei grandi concorsi internazionali. Concorso che invece ha vinto l’architetto anglo-iraniana Zaha Hadid  che nel 2009 consegnerà alla città eterna il Maxxi, museo per l’arte contemporanea del quale, passando per via Guido Reni in zona Flaminio, si scorgono le forme sinuose. Piaceranno le morbide curve agli amministratori della città? Dovremo rivalutare (che Dio se c’è ci fulmini…) i papi che si sono succeduti e non hanno distrutto quanto fatto dai loro predecessori lasciandoci una città bellissima? Possibile mai che i Borgia, i Farnese, i Piccolomini, i Borghese… avessero il senso del limite e il buon gusto che difetta agli amministratori capitolini?  5/5/08 – Il papa saluta Alemanno: “preghiamo per Roma” E finalmente è arrivata la discontinuità. Non ancora dal pd però, ma da Benedetto XVI che, irritualmente, ha salutato (consacrandolo) il nuovo sindaco di Roma presente nella basilica di santa Maria Maggiore per l’apertura del mese mariano. Il papa, dopo aver invocato Maria “per aiutarci a irrigare la città a partire dalle sue relazioni quotidiane, purificarla dalle tante cose negative, aprendola alla verità di Dio”, è sceso dall’altare e, infrangendo la vetustà del cerimoniale vaticano, è andato a salutare Alemanno che si è immediatamente prostrato. Un gesto, quello del papa, che ha impressionato anche monsignor Adriano Paccanelli, cerimoniere della basilica, che ha lodato il velo di pizzo nero che copriva il capo della moglie del sindaco. I portoni dei sacri palazzi sono stati aperti a Gianni Alemanno da don Giovanni d’Ercole, ufficio presso la Segreteria di Stato e volto tv (rai ovviamente), e che nel 2004 scalò, insieme al futuro sindaco, il K2 per piantarci la croce del giubileo. I rapporti con l’Opus Dei sembrerebbero coperti grazie alle conoscenze del collega di partito Maurizio Gasparri, mentre quelli con Comunione e Liberazione sono garantiti dalla moglie Isabella Rauti. Che è conosciuta, tra l’altro, per aver guidato la rete delle consigliere di parità italiane e, fino a qualche giorno fa, consulente della ministra Pollastrini. Parroci romani, soprattutto delle periferie, nutrono  grandi aspettative dal nuovo sindaco (non che Rutelli e Veltroni li abbiano lasciati in questi ultimi anni a becco asciutto), ma certo le concessioni per gli oratori elargite dall’ex presidente della Regione Lazio Francesco Storace, hanno aumentato gli appetiti della clericaglia romana. Sembra proprio che la nuova stagione politica sia foriera di soddisfazioni per la Chiesa romana. Che mai sazia però, sta suggerendo qualche nome per il ministero della Salute. Piacerebbe tanto Maurizio Lupi (alter ego di Roberto Formigoni), che potrebbe replicare il modello sanitario lombardo: occhio di riguardo per gli obiettori, nessun dialogo sul testamento biologico, niente aperture sulla legge 40.
Non ci resta che serbare ottimismo nell’anarchia etica dichiarata da Silvio Berlusconi, e sperare che non ceda alle convinzioni della deputata Eugenia Roccella, che ha già avuto modo di ribadire come la contraccezione promuova la cultura dell’aborto, piuttosto che ad Alfredo Mantovano, che ha definito il testamento biologico il nome gentile dell’eutanasia, o a Mara Carfagna, che non smette mai di ricordarci l’anormalità dell’omosessualità. Tiziana Ficacci, www.nogod.it

1/5/08- Razzisti sempre all’erta Alemanno ha preso tanti voti in più di Rutelli ed è partita la caccia al sostenitore. Trovato l’infame: l’ebreo. Tralasciamo il fatto che gli organi laici della comunità ebraica di Roma (isolatamente dal resto della città)  avevano espresso una certa perplessità su apparentamenti con la destra più estrema (che non sono stati fatti anche se ieri durante la conferenza stampa del nuovo sindaco circolava il nome di Francesco Storace come possibile presidente del Consiglio comunale), è bene ricordare a chi cerca di leggere il voto degli ebrei, che da un pò di tempo (non tanto per la verità) sui documenti anagrafici non si riporta la religione, che gli ebrei (purtroppo, visto il valore immobiliare della zona) non abitano più nel ghetto (i molti voti del centro storico) e si sparpagliano volentieri per tutta la città. Che qualcuno si sia divertito a dipingergli una stella  gialla sul petto non è certo un buon segno. Per la verità i giornali si sono ben guardati dal riportare integralmente il messaggio di auguri mandato dal presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici che fa auguri di buon lavoro al nuovo sindaco ricordandogli che con le amministrazioni Rutelli e Veltroni, con i quali i rapporti sono stati ottimi, non ci sono mai stati a Roma gravi episodi di antisemitismo al contrario di altre grandi capitali europee. Come aggiunta per gli antisionisti in genere, va rilevato che mentre la stampa israeliana ha accolto con una certa indifferenza il cambio di governo ha dedicato titoli sgomenti (tutta la stampa da sx a dx) all’elezione di un sindaco postfascista a Roma, illustrando i servizi con foto di Alemanno a braccio teso. Tiziana Ficacci, www.nogod.it

30/4/08 – Dopo il terremoto L’allarme sul pericolo fascista è stato inutile, perché i romani non hanno avuto paura dell’arrivo del moretto, ma piuttosto hanno manifestato fastidio per lo scambio di poltrona tra Veltroni e Rutelli che ha dato l’impressione del Campidoglio-proprietà. Certo la lacerazione è stata forte, soprattutto a livello simbolico, e non sarebbe sano sottovalutarne la gravità.   Gianni Alemanno ha detto alla folla che si è accalcata intorno al Marco Aurelio (sventolando tricolori e croci celtiche e cantando Gianni facce l’saluto),  che sarà il sindaco di tutti i romani e dobbiamo credergli. L’idea di cittadinanza populista postfascista leghista che il sindaco pdl ha proposto durante la campagna elettorale sembra essere diversa da quella della tradizione definita negli anni della democrazia dei partiti. In quattro anni questa idea sarà messa alla prova, valutata, e poi giudicata alle prossime elezioni. Sarebbe utile che i perdenti non si dilungassero in lagne, ma piuttosto analizzassero con attenzione i motivi della sconfitta e le ragioni della vittoria degli altri, e si interrogassero sulla loro caliginosa identità. Abbiamo verificato che Rutelli è stato bocciato dai cittadini romani, è sicuro che gli italiani lo vogliano vicepresidente del Senato? Sicuri che riconfermare i capigruppo del pd sia stata la scelta più giusta? Forse sarebbe bene cominciare a fare un po’ d’ordine in casa propria. Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Monsignor Ravasi, celebre e sussiegoso biblista…

sabato, 25 aprile 2009

…preso in giro con una documetata contestazione. Lettera pescata in una mailing list.

Egr: Monsignor Gianfranco Ravasi,

mi consenta avanzarLe, nella Sua qualita’ di presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e con riferimento ai Suoi numerosi interventi sia alle televisione che alle radio, alcune considerazioni circa la formazione cattolica  che trova origine, a mio modo di vedere, nella Bibbia, alla quale Ella, piu’ volte, giustamente, si e’ rifatto. Tali considerazioni mi ritornano alla mente ogni qual volta eventi terrestri, come, tra l’altro, i terremoti, conducono alla distruzione non solo di immobili pubblici e privati, ma anche di case del Dio cristiano e al perimento di varie statue di Santi e della Madonna, nonche’ di  crocifissi, unitamente alla perdita di tante vite di innocenti. Dico di innocenti in quanto e’ codesta stessa Chiesa che li considera tali quando per essi impegna parte della sua organizzazione per gestire imponenti esequie religiose. Inoltre detta organizzazione, per quanto concerne il terremoto dell’Aquila, si e’ impegnata nelle preghiere ai fin
i di ridurre i disagi dei terremotati. Cosa e’ successo ? Pioggia e freddo a non finire. Qualcuno potrebbe dirmi che si tratta di eventi naturali. Giusto, anzi giustissimo, ma allora evitiamo di rivolgerci alla divinita’ e ai relativi santi per ridurre detti disagi, perche’ i medesimi nulla possono fare per i fini delle suindicate preghiere. Mi permetta riportarLe qui di seguito alcuni passi della Bibbia che Ella certamente conosce.  Il primo e’ del Vecchio Testamento, il secondo del Nuovo.

1) ORA VEDRETE A BABILONIA DEGLI DEI D’ARGENTO, D’ORO E DI LEGNO, PORTATI A SPALLA, PER INCUTERE TIMORE ALLE NAZIONI. QUANDO VEDRETE LA FOLLA CHE PRECEDE O SEGUE I LORO SIMULACRI, PROSTRARSI  E ADORARLI, DITE NEL VOSTRO CUORE: O SIGNORE SI DEVE ADORARE TE SOLO.

( I sacerdoti ) ADORNANO PURE DI SPLENDIDI VESTITI QUESTI DEI D’ARGENTO,, D’ORO O DI LEGNO, COME FOSSERO UOMINI, MA NON LI POSSONO SOTTRARRE ALLA RUGGINE E AI TARLI, QUANTUNQUE RIVESTITI DI PORPORA. ANCHE LA LORO FACCIA DEVE ESSERE RIPULITA DALLA POLVERE DEL TEMPIO CHE SI POSA SU DI LORO ABBONDANTEMENTE. FRA DI ESSI TALUNO TIENE IN MANO UNO SCETTRO, COME UN GOVERNATORE DI PROVINCIA, MA NON POTREBBE FAR MORIRE CHI L’OFFENDE. UN ALTRO HA LA SPADA E LA SCURE IN MANO, MA NON PUO’ SALVARSI NE’ IN GUERRA, NE’ DAI LADRI. DA QUESTO SI PUO’ VEDERE CHE NON SONO DEI: QUINDI NON LI TEMETE.

I LORO OCCHI ( quelli degli dei ) SI COPRONO DI POLVERE SMOSSA DAI PIEDI DI CHI ENTRA. I SACERDOTI ASSICURANO LA DIMORA DEGLI DEI CON PORTE, MUNITE DI SERRATURE E DI SBARRE, PERCHE’ NON SIANO SPOGLIATI DAI LADRI. NON SI ACCORGONO AFFATTO DEI VERMI CHE VENGONO FUORI DALLA TERRA E LI DIVORANO ASSIEME AI LORO VESTITI. LE LORO FACCE DIVENTANO NERE PER IL FUMO DELLE LAMPADE CHE SALE DAL TEMPIO. SOLO IL LORO CORPO E SUL LORO CAPO SVOLAZZANO I PIPISTRELLI, LE RONDINI E ALTRI UCCELLI. SALTANO SOPRA LORO ANCHE I GATTI. DA CIO’ IMPARATE CHE NON SONO DEI , QUINDI NON LI TEMETE.

NON AVENDO PIEDI SONO PORTATI A SPALLA, MOSTRANDO COSI’ AGLI UOMINI LA LORO VERGOGNOSA IMPOTENZA. SONO CONFUSI ANCHE QUELLI CHE LI ADORANO, PERCHE’ SE CADONO PER TERRA, DA SE STESSI NON RIESCONO A RADDRIZZARSI; COME SE FOSSERO DEI MORTI VENGONO MESSE DAVANTI A LORO OFFERTE. LE DONNE CHE DA POCO HANNO AVUTO I FIGLI O QUELLE IN STATO DI IMPURITA’ TOCCANO I LORO SACRIFICI. DA QUESTO COMPRENDETE DUNQUE CHE NON SONO DEI: NON LI TEMETE.

SONO FATTI DA ARTIGIANI  E DA OREFICI, E NON SARANNO ALTRO SE NON QUELLO CHE I LORO ARTEFICI VOGLIONO CHE SIANO. ….COME DUNQUE NON COMPRENDERE CHE NON SONO DEI, QUESTE STATUE CHE NON SANNO SALVARSI DALLA GUERRA E DALLE SVENTURE. NON ESSENDO ALTRO CHE LEGNO INDORATO O INARGENTATO SI RICONOSCERA’ IN FUTURO CHE SONO SOLTANTO MENZOGNA…..A CHI DUNQUE NON APPARIRA’ CHE NON SONO DEI ?

E QUANDO S’APPICCHERA’ IL FUOCO AL TEMPIO DEGLI DEI DI LEGNO, RICOPERTI D’ORO E D’ARGENTO, I LORO SACERDOTI CERTO FUGGIRANNO,  E SI METTERANNO IN SALVO, MA GLI DEI COME TRAVI BRUCERANNO LI’ DENTRO. ESSI POI NON POSSONO FAR RESISTENZA NE’ AD UN RE NE’ AD UN ESERCITO INVASORE. COME DUNQUE SI PUO’ CREDERE E RITENERE CHE SIANO DIVINITÀ’?

NON SI POSSONO DIFENDERE NE’ DAI LADRI NE’ DAI BRIGANTI, QUESTI DEI DI LEGNO INDORATI E INARGENTATI. LI SPOGLIANO DELL’ORO, DELL’ARGENTO E DEL VESTITO DI CUI SONO RICOPERTI POI SE NE VANNO, ED ESSI NON POSSONO DARSI ALCUN AIUTO. E’ CHIARO PER NOI CHE NON POSSONO ESSERE DEI: DUNQUE NON LI TEMETE.

Ora, se non sapessimo che si tratta di un estratto della Sacra Bibbia, che la Chiesa Cattolica Apostolica pone a fondamento di tutta la sua dottrina, e che detto passo si riferisce agli idoli pagani, si potrebbe pensare che ci troviamo di fronte ad un testo di qualche ateo, agnostico o anticlericale, che ha voluto fotografare la Chiesa stessa e i suoi fedeli, per dimostrare quello che Geremia ha detto nei riguardi degli idoli. Infatti si tratta di parole perfettamente confacenti, senza alcuna aggiunta e senza alcuna eccezione, alla prassi cristiana nei riguardi di Gesu’, dello Spirito Santo, della Madonna e dei Santi. Non c’e', infatti, alcun tempio cristiano ne’ alcuna processione che non rispecchino le suindicate PAROLE DEL SIGNORE. Quindi per coerenza e considerato che dette indicazioni sono, a dire del cristianesimo, PAROLA DEL SIGNORE, se ne dovrebbe dedurre che DA CIO’ IMPARATE CHE NON SONO DEI, QUINDI NON LI TEMETE. Al riguardo si ritiene opportuno ricordare un p
rincipio elaborato dal filosofo M.R. Hare con il quale si afferma che le prescrizioni morali devono essere universabili, cioe’ che chi le enuncia le dovra’ far valere nei confronti di tutti coloro che si trovano in situazioni simili, in primo luogo per le stesse sue azioni, il tutto se non ci si vuole contraddire.   Infatti se dietro alle statue pagane che per la loro salvaguardia avevano bisogno dell’opera dell’uomo, la Bibbia dice che dietro alle medesime non c’e’ alcuna divinita’ o forme similari, e che di conseguenza non si devono temere chi esse rappresenterebbero, non si comprende perche’ mai gli stessi principi riportati nella Bibbia nei riguardi delle statue pagane non dovrebbero valere anche nei riguardi di quelle di carattere cristiano che incontriamo nelle chiese o ai crocicchi delle strade. Infatti, anche per quest’ultime necessita, ai fini della loro salvaguardia, un’opera costante degli uomini.  Qualche tempo fa in occasione di un incendio, dove
ttero correre gli uomini dei vigili del fuoco per salvare la!
Sacra S
indone. In questi giorni, a L’Aquila, per spostare una statua di una Madonna ritenuta in pericolo di distruzione,  sono dovuti intervenire, a rischio e pericolo della loro vita,, sempre i vigili del fuoco. Un tale intervento e’ la dimostrazione di come anche codesta Chiesa ritenga che una statua della Madonna non possa salvarsi da sola per intervento soprannaturale della stessa ma abbia bisogno degli uomini, come gli idoli pagani.

Mi si permetta ricordarLe le parole di Sant’Agostino: DOPO LE MOLTE SPIEGAZIONI ACCETTABILI CHE NE AVEVO UDITO, ORMAI ATTRIBUIVO LE ASSURDITA’ CHE MI SOLEVANO URTARE IN QUEI TESTI ( cioe’ i testi sacri ) ALLA SUBLIMITA’ DEI SIMBOLI.  Quindi nessuna razionalita’, ma FEDE al di la’ della ragione.

2) NON AFFANNATEVI, DUNQUE DICENDO: CHE COSA MANGEREMO ? CHE COSA BERREMO ? CHE COSA INDOSSEREMO ? DI TUTTE QUESTE COSE SI PREOCCUPANO I PAGANI; IL PADRE VOSTRO CELESTE INFATTI SA CHE NE AVETE BISOGNO.

Allora mi domando io: PERCHE’ LE COLLETTE ? PERCHE’ CI SI RIVOLGE AGLI UOMINI PER POTER AVERE IL MANGIARE ? PER POTER AVERE IL BERE? PER POTER AVERE DI CHE VESTIRCI ? Per tutto questo, a dire dei testi sacri, dovrebbe essere sufficiente il Padre Celeste. O sbaglio ?

Potro’ avere da Lei, che si occupa della cultura cristiana, e quindi della Bibbia, una qualche considerazione ?

Avv. Massimo Sega di Roma. (e-mail: sega5@interfree.it)

Preti parassiti e paraculi.

venerdì, 24 aprile 2009

Dal nostro amico Alessandro : “”" Ricapitolando – 1) si fanno l’impianto fotovoltaico pagandolo con i soldi drenati agli italiani – 2) lo installano su terreni donati dall’Italia – 3) l’eccedenza di energia invece di regalarla all’Italia gliela RIVENDONO.

Da la Repubblica  del 23/04/09

http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/ambiente/vaticano-verde/vaticano-verde/vaticano-verde.html

Il Vaticano avrà l’impianto
solare più grande d’Europa
Il progetto è alle fasi finali di studio. I lavori potrebbero partire entro due-tre mesi. Prezzo: 500 mln di euro. E il surplus di energia sarà venduto all’Italia

Papa Benedetto XVI

CITTA’ DEL VATICANO – Il Vaticano avrà l’impianto fotovoltaico più grande del mondo ed il progetto è ormai alle fasi finali di studio. I lavori, se ogni nodo verrà sciolto positivamente, dovrebbero partire entro due-tre mesi per poi durare dai tre ai quattro anni. Il prezzo dell’impianto sarà di 500 milioni di euro.

I pannelli fotovoltaici verranno installati a Santa Maria Galeria, nel terreno della Santa Sede che ospita gli impianti della Radio Vaticana. Già lo scorso autunno, dopo il collaudo dell’impianto a pannelli solari dell’Aula Paolo VI in Vaticano, venne annunciata la futura creazione di un impianto analogo per Santa Maria Galeria, che nel 2014 porterebbe il Vaticano ad avere l’impianto di immagazzinamento di energia solare più grande d’Europa.

Un progetto che costerà alle casse dello Stato della Città del Vaticano circa 500 milioni di euro e verrà affidato alla tedesca Solarworld AG, azienda specializzata nella costruzione di pannelli solari. Produrrà un quantitativo di energia pari a 100 MegaWatt, necessari non solo a soddisfare il bisogno dell’impianto radio, ma anche dell’intero stato e di circa 40mila abitazioni: il surplus verrà quindi venduto all’Italia.

(23 aprile 2009) Tutti gli articoli di Scienze e Ambiente