Una generosa prostituta spagnola si è specializzata nel fornire prestazioni sessuali a disabili, con grande soddisfazione degli interessati. Ma questa specializzazione ha suscitato un mare di polemiche, anche perchè non è considerata, come si dovrebbe, un servizio civile.
Qui la fonte della notizia da La Repubblica
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/prostituta-disabili/prostituta-disabili/prostituta-disabili.html
La prostituta di Barcellona offre prestazioni a portatori di handicap In Spagna è polemica. E il sito dell’assistente erotica viene oscurato Marien, escort dei disabili “Col sesso faccio del bene” Dopo undici anni di attività occulta, la squillo è uscita allo scoperto di MARIA NOVELLA DE LUCA
“Grazie Marien, da te ho avuto la prima carezza della mia vita”. Firmato Juan, affetto da Sla, sclerosi laterale amiotrofica. Grazie, per un momento d’amore, anche se a pagamento, duecento euro a prestazione. Marien ha 48 anni, ha un bel fisico snello, capelli castani e lo sguardo sereno. Di professione fa la escort, prostituta se volete, esercita a Barcellona, nella zona delle Ramblas, all’università studiava Scienze politiche, è sposata, separata, ha un figlio.
Marien ha una “specializzazione” però, e da quando questa sua specializzazione è diventata pubblica, grazie a una lunga e dettagliata intervista a El Mundo, il suo blog e il suo sito sono stati oscurati per le troppe richieste, ma soprattutto il tema difficile e delicato della sessualità nelle persone disabili è finalmente uscito dall’ombra. Perché Marien da oltre dieci anni offre sesso a pagamento ai portatori di handicap, per un weekend con lei ci vogliono oltre duemila euro, e quando parla dei suoi clienti ne rivela un lato inedito: “Ho scoperto che queste persone non sono così fragili come si può credere. Hanno bisogno di aiuto in alcuni momenti, ma hanno una capacità non comune di superare le avversità”. E se oggi definisce il suo lavoro un “servizio sociale”, se in molti casi sono proprio le famiglie delle persone disabili a contattarla, Marien non nasconde che all’inizio il suo fu un calcolo, la scelta, dice, “di lavorare in un settore che le altre disprezzavano”.
“Mi sono sposata a 17 anni, è andata male, avevo un figlio e un padre a carico… Ho cambiato nome e ho cominciato a lavorare nei night club di Barcellona. Vedevo le mie colleghe disprezzare gli uomini sulla sedia a rotelle, gli zoppi o quelli che indossavano occhiali dalle lenti spesse. Capii che la strada era quella: iniziai a inserire inserzioni sui giornali catalani presentandomi come escort indipendente. Specificando subito quali fossero i destinatari del messaggio”. Da allora un successo (e un business) crescente. “Posso vivere comodamente, ho potuto comprare due appartamenti, far studiare mio figlio”. Una storia nell’ombra, fino a poco tempo fa. Una storia che però piano piano la coinvolge. Un blog dove racconta la sua esperienza e le sue sensazioni. “Dare piacere a chi soffre è un servizio sociale. Ho clienti fissi da anni. Siamo diventati amici. Non c’è né pudore né pietà, il sesso è uno scambio, loro ne hanno bisogno, io glielo do….”.
Ma dopo l’intervista al El Mundo tutto cambia: il suo blog preso d’assalto, migliaia e migliaia di e-mail, applausi ma anche insulti. Marien diventa un’icona della rete, il dibattito infiamma le associazioni di persone disabili. Il blog viene oscurato, Marien viene sommersa da proposte di interviste televisive, ma per adesso rifiuta visibilità e compensi. “Quello che volevo è spezzare il tabù sulla sessualità dei portatori di handicap. Un problema rimosso, che nessuno vuole vedere, la negazione di un diritto. Le mie colleghe all’inizio mi dicevano: “Marien, come fai, non ti fa schifo?”. Sì, parlavano proprio così… No, mai provata questa sensazione, del resto prima di fare l’escort facevo l’infermiera, il mio obiettivo era quello di soddisfare i bisogni delle persone che accudivo, li cambiavo, pulivo. E poi tra i miei clienti ho incontrato persone incredibili, soltanto apparentemente fragili”.
In Svizzera, come in Svezia, il lavoro di Marien viene riconosciuto sotto il termine di “assistente sessuale”, e le loro prestazioni pagate dallo Stato. Perché forse non c’è bisogno di scomodare la psicoanalisi per spiegare quanto possa essere terapeutico non reprimere ma esprimere le proprie pulsioni sessuali, proprio in soggetti che per le loro patologie non hanno il controllo delle proprie sensazioni. Ed è infatti interessante la testimonianza di Lorenzo Fumagalli, terapeuta di un ragazzo con disabilità mentale. “Era aggressivo, violento. I suoi educatori e i suoi medici decisero che si poteva provare a fargli vivere un rapporto sessuale. Esperimento riuscito: il ragazzo si è calmato e adesso ha incontri mensili con una prostituta”.
Un tema delicato, scabroso. Con pacatezza e senza pudori Marien nell’intervista descrive anche le particolari forme di sesso che si possono esercitare con persone affette da disabilità diverse. “Mi commuovono la gratitudine, l’affetto. È vero, vengo pagata, le mie tariffe sono chiare, anzi il denaro è un modo di comunicare netto, senza fraintendimenti. Eppure loro mi ringraziano, come se provare una sensazione erotica per chi è affetto da una diversità fosse un miracolo, una concessione impossibile”.
La storia di Marien fa il giro d’Europa. La ritroviamo in centinaia di blog italiani. Le reazioni sono diverse. Le associazioni chiedono cautela, riservatezza. Ma i blogger scrivono. Marco, 31 anni, tetraplegico è il più deciso: “Siamo esseri umani, abbiamo diritto al sesso, all’amore, al piacere. Dopo aver letto la storia di Marien ho chiesto a mia madre di caricare il camper e di portarmi in Spagna. Lei si è messa a ridere, lo ha raccontato a mio padre, e lui ha risposto: perché no, potrebbe essere un’idea”.
Tag: sesso per disabili

A me, un po’ di tempo fa, avevano raccontato che in Emilia Romagna, c’erano addirittura delle cooperative che si occupavano di queste problematiche sociali. Prendetela come me l’hanno detta…
La pratica del sesso nei disabili
Marianna, una puttana misericordiosa
di Achille della Ragione
La notizia comparsa su alcuni giornali di Marianna, una matura prostituta spagnola, che da anni si è dedicata a soddisfare i bisogni erotici dei disabili, creando scandalo e l’oscuramento del sito dove propagandava la sua attività, mi ha portato indietro nel tempo agli anni del mio corso di sessuologia tenuto all’università di Napoli per gli specializzandi in ginecologia nel quale mi interessai per primo in Italia dell’argomento, illustrando in alcune lezioni la necessità di non trascurare nei soggetti portatori di gravi handicap la pratica sessuale.
Il direttore dell’istituto ufficialmente mi invio una lettera di biasimo, ma in un colloquio privato mi disse di non tenerne alcun conto e di continuare senza problemi.
Anche a livello internazionale la letteratura sul tema era quasi inesistente e vi erano solo alcuni lavori basati unicamente sulla teoria.
Nel 1982 un olandese condannato alla sedia a rotelle fondò vicino Utrecht un ente di assistenza sessuale per disabili, negli anni successivi analoghe iniziative sorgeranno in Svizzera ed in Svezia, dove attualmente esiste a carico dello Stato un servizio condotto da assistenti, sia uomini che donne, i quali danno conforto ai disabili attraverso massaggi e giochi erotici.
Anche in Italia questa esigenza è molto sentita, come dimostra un recente sondaggio tenuto su un sito specializzato, che ha rivelato che otto disabili su dieci gradirebbero una sorta di assistenza sessuale.
Naturalmente si tratta di un argomento doppiamente tabù, perché di sesso, seriamente, è meglio non parlarne e lasciare che si esprima scompostamente in televisione o sui cartelloni pubblicitari, ugualmente qualsiasi problema del mondo degli handicap non trova ascolto sui mass media, che cercano di evitare tematiche poco accattivanti.
Tenuto conto di queste difficoltà l’unica speranza è legata all’iniziativa spontanea di qualche escort particolarmente sensibile la quale voglia, pur con un adeguato riconoscimento economico, specializzarsi in questo tipo di prestazioni, che richiedono molta pazienza e piena disponibilità.
Esprimere le proprie pulsioni più profonde, oltre che un’esigenza, possiede anche in molti casi una fondamentale funzione terapeutica, in particolare nei portatori di deficit psichici e la pratica del sesso o alcuni giochi erotici possono apportare considerevoli benefici.