Il passato qui da noi si dimentica senza comunicati e soprattutto da un giorno all’altro. E probabilmente il sindaco di Parigi era ancora fermo a quello che era successo il giorno prima quando ha esposto il suo turbamento per la selva di braccia tese che hanno accolto l’ingresso in Campidoglio del sindaco Alemanno. Noi ricordiamo che per la questione si prese una lavata di testa dal presidente della Camera, in quei giorni suo segretario di partito. Tra le ultimissime un 25 aprile coi partigiani e la decisione di negare il patrocinio al gay pride di Roma (al momento nessuna richiesta è stata fatta in questo senso) . Intanto registriamo che anche Romolo e Remo sono stati messi sotto la protezione di santamadrechiesa il 21 aprile, e sicuramente ci proteggeranno dal clima poliziottesco in cui è sprofondata Roma. Di seguito riportiamo alcuni post che abbiamo scritto sul sindaco moretto.
29/9/08 – … un sindaco che a Nathan preferisce il Marchese del Grillo, per la gioia delle vedove di Pio IX e dei residui del califfato pontificio in abiti da zuavo (A. Giuli, v.direttore Il Foglio) A distanza di una settimana è ancora difficile comprendere il silenzio assenso di Alemanno sulla commemorazione dei soldati pontifici uccisi a Porta Pia dai bersaglieri liberatori di Roma ad opera del suo delegato alla memoria della città. Nessuno nega che sia permesso al sindaco di coltivare una convinzione cattolica tanto forte, ma un Paese serio non dovrebbe ignorare le conseguenze politiche dell’identificazione che il sindaco fa tra Roma e il Vaticano. Dal suo insediamento è stato un continuo correre dietro alle sottane dei preti. Lo ricordiamo alla prima uscita a Santa Maria Maggiore scodinzolante davanti a Benedetto XVI col quale ha preso l’impegno di compiere ciò che il suo predecessore non ha ardito, cioè intitolare tutta la Stazione Termini al papa Giovanni Paolo II. E’ stato guest star al meeting di Comunione e Liberazione, ha portato il saluto della città ad un numero esagerato di parrocchie. E non possiamo dimenticare che è stato il mecenate dell’affluente parroco romano arrestato per pedofilia.
Nella ordinanza contro le mignotte ha rifiutato di sentire le ragioni delle lavoratrici e si è confrontato solo con l’associazione Giovanni XXIII. Ospite del programma 8 ½ ha definito “peccato” la prostituzione e “peccatori” i clienti. Del resto ha dimostrato di non essere interessato all’eliminazione dello sfruttamento ma solo ad eliminare le “maddalene” dalla città santa, giacché ha dichiarato “l’applicazione della nostra ordinanza sta provocando lo spostamento fuori da Roma della prostituzione. I segnali quindi sono positivi”. Un atteggiamento adatto al sindaco della città dei puritani piuttosto che ad un politico che dovrebbe avere una visione più ampia del sagrato della chiesa.
Questo succede a Roma, la capitale d’Italia. Tiziana Ficacci, www.nogod.it
10/9/08 – Tutto non si può esporre. Entrate e troverete Rivedere i giudizi sul fascismo, fare distinguo tra totalitarismo e dittatura, tra pre leggi razziali e post leggi razziali, tra fascismo e Rsi… tutto interessante. Il dibattito storiografico non va in prescrizione, purché si ricordi che il giudizio della storia è stato emesso. Bando ai tabù quindi, ma fare come il sindaco dei romani, che ha scelto Gerusalemme, anzi meglio, il viale dei Giusti fra le Nazioni che porta allo Yad Vashem, per la riabilitazione morale del fascismo è sembrato francamente un po’ troppo (tanto da congelare anche la commissione Amato). Senza voler mancare di rispetto ai tanti romani che lo hanno eletto alla guida della città, ci sia consentito di esprimere qualche riserva sulla lucidità del sindaco. Prendiamo ad esempio quella che è diventata una questione nazionale, cioè il the horror parking Pincio show. Da capo dell’opposizione Alemanno si guardò bene dal fare le barricate alla decisione del parcheggio nella pancia della collina, oggi, nel tentativo di rendersi gradevole ai Celentano, a qualche intellettuale della domenica e a Italia Nostra (che un anno fa la pensava diversamente, ricordiamo strenuo oppositore dell’esagerato progetto solo l’ottimo consigliere radicale Staderini), delega una sua decisione al ministro Bondi, e chiede ai sovrintendenti di togliergli le castagne dal fuoco. Senza neanche provare a dire come si concilia il blocco di un parcheggio con la sconsiderata riapertura al traffico privato in strade riservate ai soli mezzi pubblici. E’ in virtù della sua appartenenza alla destra sociale che si è accodato al giudizio di Sgarbi che ha spolverato Pasolini per sostenere che i garage alla povera gente non servono? Perché è noto che i poveri camminano a piedi nudi e i ricchi non hanno il garage privato. Troveremo il sindaco insieme a Marina Ripa di Meana e consorte, a chiedere in ginocchio il triduo di preghiera a Benedetto XVI per l’integrità del Pincio? Purtroppo analoghe preghiere non furono richieste per il sacco del Gianicolo, sventrato a favore di un megaparking per i pullman dei pellegrini vaticani. Il Presidente del Consiglio, che ad oggi per dimostrarci che è uno statista ha fatto il caucasotto con Putin e il tonno per Gheddafi, trovasse il modo, lui che tutto può, di liberarci dai fasci molesti. Anche con metodi fascistissimi. Tiziana Ficacci, www.nogod.it
25/8/08 – Come è un sindaco di destra? Dopo quattro mesi dalla sua elezione il sindaco Alemanno, esponente della cosiddetta destra sociale, ancora non ha spiegato cosa ha in testa per Roma. La sicurezza naturalmente, tema su cui ha vinto al traino del successo nazionale di Berlusconi, che però non può essere il solo argomento per governare una città. Anche perché gli sporadici episodi di cronaca nera che sono stati così strumentalizzati nella sua campagna elettorale, oggi non possono essere liquidati come casi estremi. I suoi assessori si muovono fra il bisogno di fare piazza pulita, addirittura ripristinando, in controtendenza col resto delle grandi capitali del mondo, il traffico privato nelle aree riservate ai mezzi pubblici, e il bisogno di attaccarsi alle pletoriche commissioni che tanto spazio hanno avuto nell’amministrazione Rutelli.
Ogni giorno viene annunciata una rivoluzione smentita dopo ventiquattro ore perché inopportuna (via Almirante ad esempio) o impossibile (l’abbattimento dell’Ara Pacis, l’eliminazione dei parchimetri). Oppure lo spoil system legittimo ma con proposte di nomi talmente sbiaditi che devono di corsa essere reintrodotti nel cappello del mago. Poi partorendo un gran nome, Giuliano Amato per la commissione Attali (non se po’ sentì, chiamarla commissione Amato è impossibile?), ma proponendo di stiparla con il presidente delle Ferrovie Cipolletta, Antonello Venditti, Franco Cardini, qualche pretone e tre metri sopra il cielo Federico Moccia. Raccontare ai palazzinari romani e ai commercianti che il lungo governo del centrosinistra è stato “gli anni del malaffare” non è, e Alemanno lo sa, la verità. L’odiosa polemica sul buco di bilancio estesa ogni oltre buon senso, è stato un modo per prendere tempo e anche i romani più sprovveduti e che lo hanno votato lo sanno. Eppure i suoi predecessori qualche progetto che andrebbe rivisto lo hanno lasciato. Sostituire la notte bianca, che faceva parte del gemellaggio tra Roma e Parigi e che non è una invenzione veltroniana, con la notte futurista (tra l’altro a febbraio unico mese freddo in città) non sembra un grosso cambiamento. Per esempio, controllare le aziende municipalizzate e far arrivare puntuali gli autobus (camminando nelle orme del suo illustre predecessore)? Per intenderci, far lavorare gli impiegati comunali ridandogli un ruolo, è possibile? Ad oggi il nuovo sindaco sembra un bruttarello che si sforza di piacere a tutti, uomo d’ordine che strizza l’occhio ai noglobal anti-ogm, che invita il papa al Campidoglio e da la cittadinanza al Dalai Lama, che ha approvato il piano regolatore appena un anno fa come capo dell’opposizione e che oggi vuole cambiarlo promuovendo case popolari nelle estreme periferie, una sorta di villaggi per disgraziati, che politicamente è costretto a promuovere il federalismo fiscale ma che è convinto di far diventare Roma una città-stato. Nel frattempo la sua amministrazione per conquistarsi un cm sui giornali propone di concedere terreni preziosi ai privati per fare un parco a tema sull’antica Roma (anche se abbiamo l’originale), o annulla i contratti per consentire agli impiegati comunali di scegliere tra caffè normale o equo e solidale in omaggio all’autarchia del buon tempo che fu. Miglioramenti visibili per i romani saranno difficili se Alemanno sente il bisogno di far risalire le cause delle difficoltà cittadine all’unità d’Italia “quando Roma era solo un paesone ed è diventata capitale”. Ma i romani lo hanno scelto e agli altri non resta che segnalare quello che sembra più fastidioso. Tiziana Ficacci,www.nogod.it
22/06/08 – Che bruci la cittàà/o viva nel terroree/nel giro di due oree/finisce tutto quantoo… Distruggere è più facile che costruire. Sembrerebbe questa la logica che fin qui ha guidato il sindaco moretto scelto dai romani: risulta incomprensibile la furia contro l’Auditorium, esemplare sul piano urbanistico e culturale; la rabbia contro la Festa del cinema, il cui ridimensionamento potrebbe essere comprensibile ma non ammissibili i toni utilizzati; l’accanimento contro i menù etnici, non fondamentali è ovvio ma un piccolo strumento di conoscenza del mondo per gli scolari; il livore contro la notte bianca, certamente non vitale ma che trasmetteva socialità e senso di sicurezza ai cittadini. E’ meglio stendere un velo (pesante però) sulla questione della intitolazione della strada ad Almirante, capo del msi che è uscito, se possibile, ancora peggiore da questa storia. L’uso sconsiderato della toponomastica aveva già colpito i sindaci Rutelli e Veltroni che l’hanno utilizzata in maniera personalistica e offensiva per la città,e probabilmente dovremo rassegnarci a considerare la mappa della città il bottino del vincitore. Ma incomprensibile è l’astio di Alemanno sulla teca dell’Ara Pacis. Sullo splendido altare di Augusto, coperto da una teca di vetro neoclassica progettata da Morpurgo nel 1938, aveva già messo unghie rapaci il sindaco Rutelli decidendo di sostituire, piuttosto che aggiungere, una nuova struttura, affidando senza appalto la progettazione a Richard Meier. Probabilmente il lavoro così vituperato del grande architetto (che in città ha edificato una apprezzabile chiesa in zona Tor Tre Teste) patisce questo “peccato originale”. Ma misterioso, se non con “altre letture”, è il malanimo del sindaco moretto sul manufatto, che lo ha spinto addirittura a stanziare una cifrona per smussare angoli e abbattere muretti, accarezzando l’ego di architetti a digiuno da tempo perché bocciati dal metro della meritocrazia utilizzato nei grandi concorsi internazionali. Concorso che invece ha vinto l’architetto anglo-iraniana Zaha Hadid che nel 2009 consegnerà alla città eterna il Maxxi, museo per l’arte contemporanea del quale, passando per via Guido Reni in zona Flaminio, si scorgono le forme sinuose. Piaceranno le morbide curve agli amministratori della città? Dovremo rivalutare (che Dio se c’è ci fulmini…) i papi che si sono succeduti e non hanno distrutto quanto fatto dai loro predecessori lasciandoci una città bellissima? Possibile mai che i Borgia, i Farnese, i Piccolomini, i Borghese… avessero il senso del limite e il buon gusto che difetta agli amministratori capitolini? 5/5/08 – Il papa saluta Alemanno: “preghiamo per Roma” E finalmente è arrivata la discontinuità. Non ancora dal pd però, ma da Benedetto XVI che, irritualmente, ha salutato (consacrandolo) il nuovo sindaco di Roma presente nella basilica di santa Maria Maggiore per l’apertura del mese mariano. Il papa, dopo aver invocato Maria “per aiutarci a irrigare la città a partire dalle sue relazioni quotidiane, purificarla dalle tante cose negative, aprendola alla verità di Dio”, è sceso dall’altare e, infrangendo la vetustà del cerimoniale vaticano, è andato a salutare Alemanno che si è immediatamente prostrato. Un gesto, quello del papa, che ha impressionato anche monsignor Adriano Paccanelli, cerimoniere della basilica, che ha lodato il velo di pizzo nero che copriva il capo della moglie del sindaco. I portoni dei sacri palazzi sono stati aperti a Gianni Alemanno da don Giovanni d’Ercole, ufficio presso la Segreteria di Stato e volto tv (rai ovviamente), e che nel 2004 scalò, insieme al futuro sindaco, il K2 per piantarci la croce del giubileo. I rapporti con l’Opus Dei sembrerebbero coperti grazie alle conoscenze del collega di partito Maurizio Gasparri, mentre quelli con Comunione e Liberazione sono garantiti dalla moglie Isabella Rauti. Che è conosciuta, tra l’altro, per aver guidato la rete delle consigliere di parità italiane e, fino a qualche giorno fa, consulente della ministra Pollastrini. Parroci romani, soprattutto delle periferie, nutrono grandi aspettative dal nuovo sindaco (non che Rutelli e Veltroni li abbiano lasciati in questi ultimi anni a becco asciutto), ma certo le concessioni per gli oratori elargite dall’ex presidente della Regione Lazio Francesco Storace, hanno aumentato gli appetiti della clericaglia romana. Sembra proprio che la nuova stagione politica sia foriera di soddisfazioni per la Chiesa romana. Che mai sazia però, sta suggerendo qualche nome per il ministero della Salute. Piacerebbe tanto Maurizio Lupi (alter ego di Roberto Formigoni), che potrebbe replicare il modello sanitario lombardo: occhio di riguardo per gli obiettori, nessun dialogo sul testamento biologico, niente aperture sulla legge 40.
Non ci resta che serbare ottimismo nell’anarchia etica dichiarata da Silvio Berlusconi, e sperare che non ceda alle convinzioni della deputata Eugenia Roccella, che ha già avuto modo di ribadire come la contraccezione promuova la cultura dell’aborto, piuttosto che ad Alfredo Mantovano, che ha definito il testamento biologico il nome gentile dell’eutanasia, o a Mara Carfagna, che non smette mai di ricordarci l’anormalità dell’omosessualità. Tiziana Ficacci, www.nogod.it
1/5/08- Razzisti sempre all’erta Alemanno ha preso tanti voti in più di Rutelli ed è partita la caccia al sostenitore. Trovato l’infame: l’ebreo. Tralasciamo il fatto che gli organi laici della comunità ebraica di Roma (isolatamente dal resto della città) avevano espresso una certa perplessità su apparentamenti con la destra più estrema (che non sono stati fatti anche se ieri durante la conferenza stampa del nuovo sindaco circolava il nome di Francesco Storace come possibile presidente del Consiglio comunale), è bene ricordare a chi cerca di leggere il voto degli ebrei, che da un pò di tempo (non tanto per la verità) sui documenti anagrafici non si riporta la religione, che gli ebrei (purtroppo, visto il valore immobiliare della zona) non abitano più nel ghetto (i molti voti del centro storico) e si sparpagliano volentieri per tutta la città. Che qualcuno si sia divertito a dipingergli una stella gialla sul petto non è certo un buon segno. Per la verità i giornali si sono ben guardati dal riportare integralmente il messaggio di auguri mandato dal presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici che fa auguri di buon lavoro al nuovo sindaco ricordandogli che con le amministrazioni Rutelli e Veltroni, con i quali i rapporti sono stati ottimi, non ci sono mai stati a Roma gravi episodi di antisemitismo al contrario di altre grandi capitali europee. Come aggiunta per gli antisionisti in genere, va rilevato che mentre la stampa israeliana ha accolto con una certa indifferenza il cambio di governo ha dedicato titoli sgomenti (tutta la stampa da sx a dx) all’elezione di un sindaco postfascista a Roma, illustrando i servizi con foto di Alemanno a braccio teso. Tiziana Ficacci, www.nogod.it
30/4/08 – Dopo il terremoto L’allarme sul pericolo fascista è stato inutile, perché i romani non hanno avuto paura dell’arrivo del moretto, ma piuttosto hanno manifestato fastidio per lo scambio di poltrona tra Veltroni e Rutelli che ha dato l’impressione del Campidoglio-proprietà. Certo la lacerazione è stata forte, soprattutto a livello simbolico, e non sarebbe sano sottovalutarne la gravità. Gianni Alemanno ha detto alla folla che si è accalcata intorno al Marco Aurelio (sventolando tricolori e croci celtiche e cantando Gianni facce l’saluto), che sarà il sindaco di tutti i romani e dobbiamo credergli. L’idea di cittadinanza populista postfascista leghista che il sindaco pdl ha proposto durante la campagna elettorale sembra essere diversa da quella della tradizione definita negli anni della democrazia dei partiti. In quattro anni questa idea sarà messa alla prova, valutata, e poi giudicata alle prossime elezioni. Sarebbe utile che i perdenti non si dilungassero in lagne, ma piuttosto analizzassero con attenzione i motivi della sconfitta e le ragioni della vittoria degli altri, e si interrogassero sulla loro caliginosa identità. Abbiamo verificato che Rutelli è stato bocciato dai cittadini romani, è sicuro che gli italiani lo vogliano vicepresidente del Senato? Sicuri che riconfermare i capigruppo del pd sia stata la scelta più giusta? Forse sarebbe bene cominciare a fare un po’ d’ordine in casa propria. Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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Berlusconi: “Ricordare tutti i caduti non è neutralità”
“Dobbiamo ricordare con rispetto tutti i caduti, anche chi ha combattuto dalla parte sbagliata sacrificando la propria vita ad una causa già persa. Questa non è neutralità o indifferenza perché tutti gli italiani stanno con chi ha combattuto per la patria”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, commemorando ad Onna la strage nazista che nel giugno 44 provocò la morte di 17 persone, nel paese distrutto dal terremoto
http://www.repubblica.it/2009/04/dirette/sezioni/cronaca/venticinque-aprile/venticinque-aprile/index.html
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Ho molti difetti tranne quello dell’ipocrisia: non rispetto chi uccideva in nome di un credo razzista, in nome di una dittatura e di una follia che costò SEI MILIONI DI MORTI solo tra gli ebrei
la morte non rende migliori i razzisiti i nazisiti ed i fascisti la pace può venire solo dalla consapevolezza e da una seria e sofferta presa di coscienza ma in Italia non vi è stato nulla di tutto ciò se ancora adesso c’è gente che propone di equiparare per legge i repubblichini e chi si batte per i valori della democrazia e della libertà
La cosa che sorprende e sconvolge è che qualcuno si sorprende che all’estero si notano le braccia tese. Alemanno le ha dimenticate ma quelli che lo hanno sostenuto (Bontempo, Storace che per questo ha avuto anche un lucroso incarico, cioè gestione dei fondi di Roma capitale) glielo hanno ricordato.
E certo Alemanno non ha la stampa contro se si considera che oggi il Corriere della Sera accredita ancora l’idea dell’alluvione.
Come dire: io abito ad un primo piano di Lungotevere Mellini e nessuno ha distribuito o pensato minimamente ai sacchetti di sabbia.
Per dirla tutta neanche siamo mai usciti dal portone con le galosce.
Il controllo dell’informazione, non solo con la vicenda alluvione ma anche con il dramma Abruzzo funge eccome, se non fosse per le voci del web, ve ne riporto una
http://andataeritorno.noblogs.org/post/2009/04/25/report-giornaliero-25-04-09
Report giornaliero 25/04/09
xprofetax | 25 Aprile, 2009 23:40
Paradossi.
Girando tra L’Aquila e dintorni si avvertono contraddizioni sempre più forti e stridenti: campi che ancora necessitano di strutture e rifornimenti basilari ma che allo stesso tempo ammucchiano e/o gettano via quintali di vestiti o altra roba “inutile”, aiuti istituzionali che giorno dopo giorno sembrano sempre sul punto di partire verso campi che nell’attesa si stanno rassegnando (e qualche volta abituando) a un intervento continuativo da parte dei privati, ancora telecamere sempre accese e puntuali sui due, tre campi principali ma totalmente (e volutamente) all’oscuro rispetto a quello che accade a poche centinaia di metri.
I volontari del campo di Verde acqua ormai fanno la colletta tra loro per sopperire alle mancanze altrui e cercare di offrire dei pasti decenti alla popolazione, a Lilletta la misericordia in attesa di magici sviluppi sul versante istituzionale continua a fare affidamento su di noi per quanto riguarda la fornitura di frutta e verdura, a Bagno grande c’è ancora carenza di verdura fresca ma ci sono probabilmente quintali di vestiti usati ammassati e che nella migliore delle ipotesi finiranno in discarica, sempre se a qualcuno nei vari passaggi intermedi non verrà in mente di rivenderli, e ce n’è da riempire i mercatini dell’usato di mezza Italia.
Dal campo di Poggio di Roio poi, ci chiedono materiale elettrico, stufe e altre attrezzatture che purtroppo difficilmente siamo in grado di fornire.
A questo punto, dal momento che carenze sia strutturali (docce insufficienti, impianti e sistemi di riscaldamento ancora da perfezionare), sia alimentari (o comunque relative a necessità primarie) e sia contemporaneamente certe eccedenze sono acquisite come fattori di “normalità”, viene spontaneo chiedersi ancora una volta in che modo si stiano spendendo soldi ed energie e più in generale perchè a venti giorni dalla scossa sussistano ancora determinate problematiche/necessità. Al di là delle spiegazioni che ci stiamo dando, quando facciamo certe domande ai volontari nei campi le risposte vanno dalla generica disorganizzazione alla burocrazia sino all’accusa di inefficienza verso il COM (Protezione civile) o l’organizzazione di riferimento, per restare nella buona fede ovviamente.
[...] http://www.nessundio.net/blog/2009/04/25/1465/ [...]