Archivio di aprile 2009

30/4/09 – Ma che so’ tanti 5 milioni di euri ?

giovedì, 30 aprile 2009

Fino ad oggi la Cei ha stanziato per i terremotati dell’aquilano 5 milioni di € più 500 uova di cioccolato, regalo personale del santopadre, per i piccoli terremotati.
La prima tranche, 3 milioni, è stata allocata dopo un paio di giorni e gli allocchi hanno fatto oooooo! Nel frattempo Emma Bonino, le piccole e frammentate associazioni laiche e l’uaar, hanno provato a chiedere che i fondi dell’8×1000 fossero riservati allo Stato. La legge prevede che quei fondi vengano destinati, soprattutto, al contrasto delle calamità naturali, anche se è successo che i fondi sono stati utilizzati per finanziare le missioni militari all’estero. In venti anni dall’istituzione dell’8×1000, nessun governo – mai nessun governo – ha pensato a farsi un po’ di pubblicità così come fanno le confessioni che hanno diritto al contributo. Noi avremmo messo la mano sul fuoco, volendo anche tutte e due, che anche questo governo avrebbe evitato “la concorrenza scorretta alla Chiesa”, come ebbe a dire il cassiere pontificio mons. Attilio Nicora all’ingenua Livia Turco che propose di destinare la quota statale dell’8 ai bambini poveri. Ma sia mai che le tragedie portino ad un ripensamento… così il cardinale Angelo Bagnasco si è affrettato ad andare tra le macerie per testimoniare preghiere e vicinanza aggiungendo altri 2 milioni, dichiarati con clamore ai microfoni dei giornalisti leccaculo. La pensata della Cei è evidente: perché dare soldi allo Stato che non è nemmeno in grado di controllare come si fa il cemento armato, quando ci siamo noi? Noi che abbiamo scritto quel bell’editoriale sull’Avvenire per dire che la solidarietà non è più una emergenza ma uno stile di vita.
Come è noto dell’8×1000 lo Stato raccoglie le mollichelle; in parte questo è dovuto al meccanismo bizantino di assegnazione dei fondi. Per destinare il contributo a una delle istituzioni accreditate bisogna indicare espressamente la propria scelta nella dichiarazione dei redditi. A farlo è solo il 40% dei contribuenti (36% alla Chiesa cattolica, 3% allo Stato e 0,qualcosa agli altri) mentre il restante 60% lascia la casella in bianco, in molti pensando che i soldi finiranno in ogni caso nelle casse pubbliche. Sbagliando però, perché la quota residua dell’8×1000, che è la fetta più grossa della torta, viene ripartita percentualmente secondo le scelte esplicite. In questo modo la Cei invece dei 360 milioni decisi dai contribuenti incassa novecento milioni (i dati citati sono del 2007).
In estrema sintesi, per ottenere finanziamenti alla Chiesa cattolica, bisogna attuare un espediente per prendere dalle tasche dei presunti cattolici quello che mai donerebbero spontaneamente. Ben il 61% dei contribuenti invece, aderì al 5×1000, nato nel 2006 per destinare lo 0,5 dell’Irpef alla ricerca e al volontariato. Su pressioni, indovinate di chi, nella finanziaria 2007 il governo (di centrosinistra) decise di porre un tetto di 250 milioni alle contribuzioni del 5×1000. Come ha ben sintetizzato Curzio Maltese ne La Questua (Feltrinelli, € 14) “con una mano lo Stato regala 600 milioni di quote non espresse alla Cei e con l’altra sottrae 150 milioni di quote espresse a favore di onlus e ricerca. Nella stessa pagina del modello 730!”
L’iniquo sistema dell’8×1000 costringe i cittadini che non vogliono finanziare le religioni a contribuire forzosamente con la ripartizione, oppure a scegliere la fede che ritiene meno molesta per la sua quotidianità. Alla faccia dei cittadini virtuosi che vorrebbero che le proprie tasse, tutte, andassero allo Stato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

…un partigiano come Presidente.

mercoledì, 29 aprile 2009

No, non si tratta di Sandro Pertini, come cantavamo con la chitarra in mano, ma del Duce Silvio di cui troviamo un divertente (e amaro) ritratto su www.liberelaiche.it – Potete commentare la nuova “figurina” della collezione Panini/AnnaSpina dedicata a Berlusconi anche da qui.

Su http://www.liberelaiche.it/acidona.html#berlusconi-presidente-partigiano stiamo giocando con le figurine, dopo il Presidente-operaio ecco una nuova figurina, il Presidente-Partigiano, io quella del Berluscone ad Onna non “celo” voi si? Mentre la cerco, intanto, leggetevi questo:

Berlusconi: il Presidente Partigiano

Più che la decenza potè la rivalità con Fini

Di Maria Mantello


Lo ha fatto in Abruzzo. Ormai tutto si fa lì. Impatto emotivo assicurato, maggiore tranquillità per rispetto dovuto ai morti. Nessun Bellaciao. E meno che mai nessuna Internazionale. E poi, vuoi mettere il risparmio! Neppure si devono spostare le telecamere, che, dopo aver sfiancato tutti con le idiote domande: “come sta? Cosa ha provato mentre tutto crollava?” Dopo aver mostrato salvataggi  di gatti – cani – galline,  più spaventati dai riflettori che dalle frane, rischiavano davvero di dover sbaraccare.
Ecco allora, che in attesa della tribù del G8, ci si ricorda che le brigate partigiane -con buonapace di La Russa- erano sparse un po’ in tutt’Italia. C’erano anche nel paese più disastrato dal terremoto: Onna. E il Presidente imprenditore, operaio, cantante, ecc. finalmente nel 64° anniversario della Liberazione, proprio ad Onna, è il presidente – partigiano. Per giunta figlio di antifascista.
Tutti si congratulano, si complimentano. Come di fronte ad un bambino discolo che si è messo in riga e che, finalmente, accetta le regole. In questo caso le radici repubblicane. Come se già questo non dovesse essere scontato proprio per ogni parlamentare, ogni ministro, ogni rappresentante dello Stato democratico. Visto che se non ci fosse stata la Resistenza e la Liberazione dal nazifascismo, non ci sarebbe stata Repubblica, Democrazia, Costituzione. Quella Costituzione laica e antifascista su cui ogni ministro giura. Premier compreso.
Comunque, che anche il Presidente del consiglio in carica, Silvio Berlusconi, abbia finalmente celebrato la Liberazione, è fatto importante. Significa che i valori laici di libertà e giustizia per cui sono morti tanti partigiani, oggi sono patrimonio condiviso. E se pur rimane sulla linea di Salò qualche mummificato fascista, sa bene anche lui che tutti lo hanno mollato, o stanno per farlo. E quindi si sbrighi a farsi traghettare alla democrazia.
Una traversata che viene da lontano e che si chiama Gianfranco Fini. Iniziata forse per opportunità politica, ma che oggi ci fa dire che abbiamo finalmente una democrazia compiuta. Il Presidente della Camera, oggi si presenta nel Partito della Libertà come il punto di riferimento per poter riscuotere consensi anche in quell’area laico-libertaria lasciata orfana. E in politica occupare gli spazi vuoti è necessità e virtù.
Berlusconi lo sa bene. Ma soprattutto per uno come lui che vuole restare sempre Il Primo, non può certo essere secondo a Fini. Ecco allora che in questa sua partecipazione alle celebrazioni del 64° della Liberazione, molto più di Napolitano e di Franceschini…, forse poté Gianfranco Fini.

Berlusconi, lite in famiglia.

mercoledì, 29 aprile 2009

Molto divertente la querelle che si sta sviluppando a casa Berlusconi, ma le TV del Cavaliere fanno il pesce in barile. Così commenta il nostro amico M.B : “”" Simpatico esempio di censura: Sul TG5 hanno riferito in questo modo le parole di Veronica Lario… “le dichiarazioni dei giornali…” sono “ciarpame senza pudore…” e NON “l’uso delle donne per le Europee…” Naturalmente Silvio ha già smentito tutto… come al solito, ma vi rendere conto che abbiamo un presidente del consiglio del quale vengono fraintese praticamente TUTTE le dichiarazioni? Neppure la moglie e i figli le comprendono! “”"

Qui la fonte della notizia da La Repubblica
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/politica/elezioni-2009-1/reazioni-veline/reazioni-veline.html

e più sotto la stessa notizia data dal Times online

Il Cavaliere all’attacco dopo la sconfessione pubblica della moglie “E’ una manovra. E noi non candidiamo persone maleodoranti” Veline in lista, l’ira di Berlusconi “Veronica ha creduto alla sinistra” “E comunque farò campagna elettorale con loro”

ROMA - Irritato. Con la sinistra e con la stampa “che manipola”. Irritato con “la signora” Veronica come nel 2007. Lui che in Europa non vuole “persone maleodoranti” e che “vuole solo rinnovare la politica”. Dura poco la fase della concordia bipartisan legata al terremoto in Abruzzo. La polemica sulle veline candidate in Europa fa esplodere la rabbia di Silvio Berlusconi. Rabbia nei confronti della moglie che oggi sui giornali ha pubblicamente sconfessato la decisione del marito di far correre ex veline e attrici di soap per un seggio a Strasburgo. Veronica “ha creduto a quello che hanno messo in giro i giornali”, tuona il Cavaliere da Varsavia. Ex show girl in lista? Ma quando mai. E’ tutta una manovra della stampa di sinistra. Mi sembra che la situazione sia molto chiara, c’è una manovra montata dalla stampa di sinistra e dell’opposizione sulle nostre liste con notizie assolutamente infondate. Mi spiace che la signora (ovvero la moglie, ndr) abbia creduto alla stampa”.

Poco dopo il premier torna all’attacco: “Farò la campagna elettorale con a fianco queste cosiddette veline e loro parleranno insieme a me e diranno quali sono i loro titoli di studio e che cosa hanno fatto fino adesso”.

Berlusconi è un fiume in piena. Rivendica quella che definisce la scelta di “rinnovare la nostra classe politica con persone che siano colte, preparate e che garantiscano la loro presenza a tutte le votazioni”. Niente “personaggi maleodoranti e malvestite come altri personaggi che circolano nelle aule parlamentari candidati da certi partiti” con il Pdl.


“Noi non accettiamo di vederci imporre dalla sinistra quello che è per loro il metro di azione – prosegue Berlusconi – nella nomina dei candidati alle europee, che molto spesso sono vecchia arnesi della politica e liberano il campo in Italia per mandarli in pensione in europa. Sono soltanto interessati al compenso e molto spesso sono assenteisti”.

Altra questione, altra piccata replica del Cavaliere. Stavolta tocca alla partecipazione di Berlusconi a una festa di compleanno di una diciottenne napoletana che dice di chiamarlo “papi”. La cosa non è piaciuta a Veronica. Il premier minimizza: “Solo un brindisi e qualche fotografia. Si tratta di una strumentalizzazione veramente assurda e contro la realtà”.

Infine chiusura dedicata alla famiglia. “Toccato dalla vicenda? No, i miei figli mi voglio un bene dell’anima e credo di essere il più amato dei genitori”.

E qui la notizia come appare sul Times on line (per chi sa l’inglese)
http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/europe/article6191103.ece

E qui i fedelissimi del Duce Silvio fanno a pezzi Veronica Lario

IL RINOMATO FAIR PLAY DEL FORZAITAGLIOTA

Il forum dei militanti pidiellini resta bloccato per ore. Poi il via libera
“Non sei mai stata una grande attrice, e solo grazie a lui fai una vita da favola”
Sul sito del Pdl parte l’assalto
“Qualcuno faccia tacere Veronica”
di MARCO BRACCONI

Silvio Berlusconi e la moglie
ROMA – Qualcuno la faccia tacere. Anzi, le ricordi il suo passato da “attricetta”

. Di più. Si dica chiaro e tondo che la “signora Veronica”, si permette di criticare e poi sta seduta sulla montagna di miliardi del marito”.

La “signora Veronica”, la chiama ora Berlusconi. Inevitabile l’assonanza con “i signori della sinistra”, espressione usata un giorno sì e l’altro pure dal premier. Assonanza che non sfugge ai militanti/elettori del Pdl. Che nel forum del sito – dopo un significativo black out della moderazione durato ben quattro ore – si scatenano.

Per tutto il mattino lo “Spazio azzurro” che di solito viene aggiornato dalle 9.30, tace. Vecchi post su terremoto e piano casa. Sul caso “euroveline” non c’è un buco di nulla. Come se non esistesse. Come se qualcuno si fosse preso una pausa di riflessione. Ma intorno alle 13 arriva il via libera. E la piazza telematica degli azzurri inizia a ribollire di rabbia contro la moglie del Cavaliere.

Si parte a colpi di fioretto: “Le esternazioni della signora Lario lasciano esterrefatti, se voleva ricordarci che esiste l’ha fatto nel modo peggiore”. Si va avanti a sciabolate: “Ha perso una buona occasione per stare zitta. Troppo comodo fare la moglie di Silvio, goderne gli agi e poi attaccarlo”.

I militanti del Pdl, probabilmente soprattutto gli ex di Forza Italia, non hanno troppi peli sulla lingua: “Hai la cabina elettorale per esprimerti, lascia perdere i giornali! Offendendo tuo marito offendi te stessa e tutti quelli che hanno fiducia in lui”. E in qualche caso la mettono direttamente sul piano personale: “Non sei mai stata una grande attrice e hai una vita da favola grazie a tuo marito. Piantala di infangarlo”.

A proposito di attrici, nulla sfugge alla memoria dell’indiavolato berlusconiano: “Ricorda che Silvio ti ha visto al cinema in Attila il flagello di Dio, non alla catena di montaggio come in Ufficiale e Gentiluomo…”. E ancora: “Ma chi era prima Veronica? Certo che sputare nel piatto che ti ha permesso la bella vita…”

Un post dopo l’altro, politica e mozione degli affetti si mescolano: “Non è la prima volta che lei delegittima suo marito, si ricordi che è il padre dei suoi figli”. Fino ad osare uno scivolosissimo paragone con il resto d’Europa: “Le mogli dei premier europei non si sognerebbero mai di ridicolizzare i propri mariti”.

Viene da chiedersi quanti capi di governo europei hanno candidato o fatto ministri starlette e veline tv, ma la domanda resta inevasa davanti a quelli – più di uno – che risolvono la questione “euroveline” nel modo più sbrigativo possibile: “Tutte stupidaggini, ci sono le preferenze e ognuno può votare chi gli pare e piace”.

Isolato, tra i post scandalizzati e livorosi, fa quasi tenerezza il messaggio di una elettrice evidentemente delusa: “Ha ragione Veronica, come può un padre di 4 figli sostenitore degli insegnamenti della Chiesa sulla famiglia comportarsi così con delle ragazzette?”.

(29 aprile 2009)

Testamento Biologico, Napolitano confida in soluzioni condivise.

mercoledì, 29 aprile 2009

Ma condivise da chi ? Dai nazi-cristianisti favorevoli alla tortura di Stato obbligatoria per tutti che sono maggioritari in Parlamento ? Diamo atto comunque a Napolitano di aver risposto pubblicamente al video messaggio di Paolo Ravasin che chiede di rispettare la sua volontà di rifiutare l’alimentazione forzata e tutte le torture fisiche connesse al suo stato di malato terminale di SLA. Questa risposta del Presidente, in una condizione politica generale di assoluta sudditanza politica davanti ai gerarchi della SS Vaticana che pretendono la Legge per la Tortura Obbligatoria, rimane comunque un piccolo segnale di incoraggiamento per i pochi laici confinati nella riserva indiana, i radicali e pochi altri.

Qui la fonte della notizia

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/biotestamento-2/risponde-napolitano/risponde-napolitano.html

L’uomo aveva affidato a un videomessaggio una settimana fa il suo biotestamento chiedendo di non essere nutrito e mantenuto in vita forzatamente. Napolitano risponde a Ravasin, malato di Sla. “Raccolgo il suo appassionato messaggio”. Il presidente ha però ribadito di essere tenuto “a un atteggiamento di rigoroso riserbo” pur esprimendo l’auspicio che “prevalga l’impegno a individuare soluzioni il più possibile condivise”

ROMA - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha risposto all’appello lanciato il 21 aprile da Paolo Ravasin, da dieci anni malato di sclerosi laterale amiotrofica (Sla). “Raccolgo il suo appassionato messaggio con la stessa attenzione e partecipazione con cui seguo tutti i casi di tragica sofferenza personale, al di là delle posizioni che ciascuno può esprimere in termini generali”, ha scritto il presidente.

“I temi da lei ora evocati – sostiene il Capo dello Stato nella lettera resa nota dall’Associazione Luca Coscioni – disciplina della fine vita, testamento biologico, trattamenti di alimentazione e idratazione meccanica, continuano a interrogare le coscienze individuali e investono sempre più la responsabilità collettiva. In Parlamento si è infine aperta una discussione che si sta misurando con la complessità e la delicatezza di questioni eticamente sensibili, che incidono sui diritti fondamentali della persona e investono concezioni politiche trasversali agli stessi schieramenti politici”.

Il Presidente della Repubblica afferma di sentire “profondamente la responsabilità di ascoltare ogni voce, nel rispetto della natura e dei limiti del ruolo che la Costituzione mi affida”. E tuttavia, “anche e in particolare rispetto al dibattito in corso alle Camere, sono tenuto a un atteggiamento di rigoroso riserbo”. “Posso solo constatare – ha concluso – che in Parlamento si è venuto a determinare un clima di grande riflessività e confidare che prevalga l’impegno a individuare soluzioni il più possibile condivise nel dovuto equilibrio tra i diversi beni costituzionali da tutelare”.


Ravasin, che aveva affidato il suo testamento biologico a un video, chiedendo di non essere sottoposto ad alimentazione e cure forzate, nel caso in cui avesse perso la capacità di esprimere la propria volontà, ha mostrato apprezzamento per il messaggio di Napolitano: “Auspico che le parole del presidente ispirino nei prossimi giorni le coscienze dei parlamentari che, a mio avviso, hanno finora svilito uno di questi beni costituzionali da tutelare di cui egli parla: la libertà di scelta”.

“Ringrazio di cuore il presidente Napolitano per la sua risposta – ha scritto ancora Ravasin – Capisco che la carica da lui ricoperta gli imponga riserbo sulla sua opinione personale, tuttavia ritengo molto importanti le sue parole, specie quando auspica che, in materia di scelte di fine vita, si tenga conto del dovuto equilibrio tra i diversi beni costituzionali da tutelare”.


29/4/09 – La rai inutile

mercoledì, 29 aprile 2009

Che rimane della Festa della Liberazione appena trascorsa ?

Sicuramente la grande novità del Presidente del Consiglio che l’ha ignorata colpevolmente per troppo tempo, certamente un presidente della Repubblica che è stato in grado di mediare, indubbiamente una figura non eccezionale dei leader di partito (Pd e Udc) che hanno tentato di camminare sulla “fotografata” strada di Onna invece di recarsi in altre località (ok, Franceschini è stato anche a Milano e poteva evitare il soprappiù abruzzese). Un servizio del tg1 ha mostrato che gli italiani interrogati sulla data, non hanno saputo dire esattamente cosa fosse successo. Dubbi addirittura sull’anno, ’68 o ’48? E’ probabile che la responsabilità principale di tanta ignoranza sia la scuola che fa poco e male, ma anche la tv, che un giorno si e un giorno si ci addobba con le vite dei santi trascurando la storia recente. Ora che tutti, almeno a parole, hanno dichiarato che l’antifascismo è un valore, contiamo che anche la tv pubblica e di massa faccia i suoi passi. (T.F.)

29/4/09 – La rai inutile

Gente che va gente che viene, ma nulla muta nella baracca rai. Avevano sotto mano il 25 aprile ma, al solito, puntando tutto sulla novità del primo e chiaro discorso del presidente del Consiglio Berlusconi sulla Resistenza in quel di Onna (dove furono bruciati inermi cittadini dai nazisti, centro completamente distrutto dal terremoto del 6 aprile), hanno proposto un buon sceneggiato (che oggi si chiama fiction) “Quaranta giorni di libertà” sul canale raistoria. Che si vede però solo sul digitale terrestre che non tutti hanno. Era la storia della repubblica partigiana di Montefiorino e si trattò di una produzione realizzata a cavallo tra gli anni 60/70, con la partecipazione di Anna Identici, che canta anche la canzone che da il titolo allo sceneggiato, Stefano Satta Flores, Raul Grassilli e Andrea Giordana. Il racconto si sviluppa attraverso una sceneggiatura equilibrata, senza forzature anche nei confronti di personalità come il comandante partigiano comunista Cino Moscatelli.

“Quaranta giorni di libertà”, con gradevoli musiche dei fratelli De Angelis, andava proposto sulle reti generaliste.

Che differenza c’è se al posto di Petruccioli c’è oggi Garimberti? E al posto di Cappon c’è il parcadutato Masi? Nihil, nihil, nihil. E noi continuiamo a pagare il balzello più odioso.

Giovanni Lubrano di Scorpaniello, www.nogod.it

29/4/08 – Ridi ridi, che prima o poi succede… (II)*

mercoledì, 29 aprile 2009

Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna; uno vivere di repubblica bene ordinata nella città nostra, Italia liberata da tutti i barbari e liberato il mondo dalla tirannide di questi scellerati preti (Francesco Guicciardini)

Finalmente ieri il santopadre si è recato in visita ai terremotati dell’aquilano portando certamente conforto a molti. E noi, che pure non abbiamo eccessiva stima dell’uomo, siamo felici per i nostri connazionali che hanno tratto sostegno dall’incontro. Però, una domanda dobbiamo farcela, anche se certo siamo un po’ ripetitivi: chi tra i due contraenti concordatari, Italia e Chiesa cattolica, ha in questo paese il primato?
La tv pubblica, la decotta rai, quella per cui paghiamo il canone, una delle tasse più odiose e inique in assoluto, ha messo i suoi riflettori su tutta la visita. Gli sfollati, massacrati continuamente da sciocche domande dei giornalisti, per la verità non sembravano entusiasti, piuttosto pareva un “proviamo anche con Dio non si sa mai”.
Guido Bertolaso è parso rispettoso ma non prono; il sottosegretario, come è noto, conosce bene le bestiole vaticane per essersi fatto le ossa come organizzatore del Giubileo 2000 agli ordini di Rutelli-sindaco. Ne uscì benissimo, ma una sua frase, “alla fine mi toglierò i sassolini dalle scarpe”, creò un incidente diplomatico con mons. Crescenzio Sepe, allora segretario generale del Giubileo 2000. Solo a Napoli, dove Bertolaso è stato il comandante della spazzatura e Sepe è cardinale, si sono riappacificati grazie alla mediazione di Gianni Letta. I giornalisti rai non hanno perso l’occasione per sfoggiare la solita mediocrità e il consueto leccaculismo. Qualcuno si è spinto a spiegare passi dal vangelo secondo Paolo (gli evangelisti sono Matteo, Marco, Luca, Giovanni), hanno dato conto della vita di papa Celestino V in maniera pagliaccesca e con citazioni a piffero guarda http://www.nessundio.net/blog/2009/04/17/1396/ ,hanno confuso i preti e le suore con i sindaci ecc.
Chi ha il primato, lo Stato italiano o la teocrazia della Santa Sede? Guardando dirette e tg, calcolando i minuti e minuti, il biancovestito vince sul cav. (che, piaccia o no, è il presidente del Consiglio).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI

* http://www.nessundio.net/blog/2009/04/27/1488/

Sesso umanitario, ma a pagamento.

martedì, 28 aprile 2009

Una generosa prostituta spagnola si è specializzata nel fornire prestazioni sessuali a disabili, con grande soddisfazione degli interessati. Ma questa specializzazione ha suscitato un mare di polemiche, anche perchè non è considerata, come si dovrebbe, un servizio civile.

Qui la fonte della notizia da La Repubblica
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/prostituta-disabili/prostituta-disabili/prostituta-disabili.html

La prostituta di Barcellona offre prestazioni a portatori di handicap In Spagna è polemica. E il sito dell’assistente erotica viene oscurato Marien, escort dei disabili “Col sesso faccio del bene” Dopo undici anni di attività occulta, la squillo è uscita allo scoperto di MARIA NOVELLA DE LUCA

“Grazie Marien, da te ho avuto la prima carezza della mia vita”. Firmato Juan, affetto da Sla, sclerosi laterale amiotrofica. Grazie, per un momento d’amore, anche se a pagamento, duecento euro a prestazione. Marien ha 48 anni, ha un bel fisico snello, capelli castani e lo sguardo sereno. Di professione fa la escort, prostituta se volete, esercita a Barcellona, nella zona delle Ramblas, all’università studiava Scienze politiche, è sposata, separata, ha un figlio.

Marien ha una “specializzazione” però, e da quando questa sua specializzazione è diventata pubblica, grazie a una lunga e dettagliata intervista a El Mundo, il suo blog e il suo sito sono stati oscurati per le troppe richieste, ma soprattutto il tema difficile e delicato della sessualità nelle persone disabili è finalmente uscito dall’ombra. Perché Marien da oltre dieci anni offre sesso a pagamento ai portatori di handicap, per un weekend con lei ci vogliono oltre duemila euro, e quando parla dei suoi clienti ne rivela un lato inedito: “Ho scoperto che queste persone non sono così fragili come si può credere. Hanno bisogno di aiuto in alcuni momenti, ma hanno una capacità non comune di superare le avversità”. E se oggi definisce il suo lavoro un “servizio sociale”, se in molti casi sono proprio le famiglie delle persone disabili a contattarla, Marien non nasconde che all’inizio il suo fu un calcolo, la scelta, dice, “di lavorare in un settore che le altre disprezzavano”.

“Mi sono sposata a 17 anni, è andata male, avevo un figlio e un padre a carico… Ho cambiato nome e ho cominciato a lavorare nei night club di Barcellona. Vedevo le mie colleghe disprezzare gli uomini sulla sedia a rotelle, gli zoppi o quelli che indossavano occhiali dalle lenti spesse. Capii che la strada era quella: iniziai a inserire inserzioni sui giornali catalani presentandomi come escort indipendente. Specificando subito quali fossero i destinatari del messaggio”. Da allora un successo (e un business) crescente. “Posso vivere comodamente, ho potuto comprare due appartamenti, far studiare mio figlio”. Una storia nell’ombra, fino a poco tempo fa. Una storia che però piano piano la coinvolge. Un blog dove racconta la sua esperienza e le sue sensazioni. “Dare piacere a chi soffre è un servizio sociale. Ho clienti fissi da anni. Siamo diventati amici. Non c’è né pudore né pietà, il sesso è uno scambio, loro ne hanno bisogno, io glielo do….”.


Ma dopo l’intervista al El Mundo tutto cambia: il suo blog preso d’assalto, migliaia e migliaia di e-mail, applausi ma anche insulti. Marien diventa un’icona della rete, il dibattito infiamma le associazioni di persone disabili. Il blog viene oscurato, Marien viene sommersa da proposte di interviste televisive, ma per adesso rifiuta visibilità e compensi. “Quello che volevo è spezzare il tabù sulla sessualità dei portatori di handicap. Un problema rimosso, che nessuno vuole vedere, la negazione di un diritto. Le mie colleghe all’inizio mi dicevano: “Marien, come fai, non ti fa schifo?”. Sì, parlavano proprio così… No, mai provata questa sensazione, del resto prima di fare l’escort facevo l’infermiera, il mio obiettivo era quello di soddisfare i bisogni delle persone che accudivo, li cambiavo, pulivo. E poi tra i miei clienti ho incontrato persone incredibili, soltanto apparentemente fragili”.

In Svizzera, come in Svezia, il lavoro di Marien viene riconosciuto sotto il termine di “assistente sessuale”, e le loro prestazioni pagate dallo Stato. Perché forse non c’è bisogno di scomodare la psicoanalisi per spiegare quanto possa essere terapeutico non reprimere ma esprimere le proprie pulsioni sessuali, proprio in soggetti che per le loro patologie non hanno il controllo delle proprie sensazioni. Ed è infatti interessante la testimonianza di Lorenzo Fumagalli, terapeuta di un ragazzo con disabilità mentale. “Era aggressivo, violento. I suoi educatori e i suoi medici decisero che si poteva provare a fargli vivere un rapporto sessuale. Esperimento riuscito: il ragazzo si è calmato e adesso ha incontri mensili con una prostituta”.

Un tema delicato, scabroso. Con pacatezza e senza pudori Marien nell’intervista descrive anche le particolari forme di sesso che si possono esercitare con persone affette da disabilità diverse. “Mi commuovono la gratitudine, l’affetto. È vero, vengo pagata, le mie tariffe sono chiare, anzi il denaro è un modo di comunicare netto, senza fraintendimenti. Eppure loro mi ringraziano, come se provare una sensazione erotica per chi è affetto da una diversità fosse un miracolo, una concessione impossibile”.
La storia di Marien fa il giro d’Europa. La ritroviamo in centinaia di blog italiani. Le reazioni sono diverse. Le associazioni chiedono cautela, riservatezza. Ma i blogger scrivono. Marco, 31 anni, tetraplegico è il più deciso: “Siamo esseri umani, abbiamo diritto al sesso, all’amore, al piacere. Dopo aver letto la storia di Marien ho chiesto a mia madre di caricare il camper e di portarmi in Spagna. Lei si è messa a ridere, lo ha raccontato a mio padre, e lui ha risposto: perché no, potrebbe essere un’idea”.

La Francia contro l’ingresso della Turchia in Europa.

martedì, 28 aprile 2009

La polemica innescata dai turchi al recente vertice della Nato contro la nomina del segratrio danese è all’origine del ripensamento francese. Infatti le motivazioni addotte dai turchi sono veramente scandalose e denunciano il reale pericolo di una quinta colonna nazi-slamista nel cuore dell’ Europa se alla fine dovessere entrare nell’UE con questa mentalità. Infatti al vertice Nato pretendevano l’esclusione del danese perchè a suo tempo, quando era capo del governo del suo paese, non impedì la pubblicazione delle vignette satiriche su Maometto. Pensate che ondata di integralismo islamista porterebbero in Europa se alla fine i turchi dovessere entrare armati di furore liberticida in nome di Allah. Mi dispiace per Pannella e Bonino che ho sempre votato alle europee, ma se non mi spiegano la loro insistenza a favore della Turchia, alla luce di questo episodio, difficilmente NO GOD suggerirà di votarli questa volta.

Qui la fonte della notizia.

Le manovre turche per la Ue  “…che tenta di imporre le sue politiche islamiste e censorie a un altro stato europeo” • da Corriere della Sera del 28 aprile 2009, pag. 38
di Christopher Hitchens

La notizia che è passata inosservata di recente è l`annuncio del ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, di aver ritirato il sostegno all`adesione della Turchia all`Unione Europea. Il suo ragionamento appare molto semplice e logico ed avrà importanti ripercussioni per la nuova diplomazia di apertura e disponibilità inaugurata da Barack Obama. Al vertice della Nato a Strasburgo, nella prima settimana di aprile, la votazione per confermare la nomina di Anders Fogh Rasmussen, primo ministro della Danimarca, alla carica di nuovo segretario generale, era stata considerata una semplice formalità. Ma all`improvviso la delegazione turca ha minacciato di apporre il veto alla proposta. Le motivazioni della Turchia sono apparse molto significative, e si riferivano alla pubblicazione su un giornale danese, nel 2005, di alcune vignette satiriche che prendevano di mira il profeta Maometto. Malgrado la campagna di violenza e boicottaggio organizzata contro il suo Paese, e malgrado le richieste presentate da una delegazione di ambasciatori provenienti da Paesi cosiddetti «islamici», Rasmussen aveva sostenuto senza cedimenti che la legge danese non gli consentiva di interferire con la stampa del suo Paese. Anni dopo, il rancore covato contro la sua decisione ha spinto la Turchia – che in virtù della propria costituzione non è nemmeno definita un Paese «islamico» – a sfruttare l`occasione dell`incontro Nato per tentare nuovamente di impicciarsi degli affari interni di uno stato membro. Vale la pena riflettere anche sulla seconda obiezione sollevata dalla Turchia. Dal territorio danese, un canale televisivo trasmette in lingua curda ai curdi in Turchia e altrove nel mondo. Il governo di Ankara, convinto forse che tutti i governi europei possano agire in modo altrettanto sbrigativo, senza troppi giri di parole ha preteso dalla Danimarca quello che avrebbe voluto fare direttamente, cioè chiudere la trasmittente. Ancora una volta, ignorando tutti i principi di libertà e legalità – se la trasmittente fomenta il terrorismo, come sostiene Ankara, ci sono procedure specifiche da seguire le autorità turche pretendono di imporre agli altri stati la loro volontà. Le conseguenze di tutto ciò, come ha dichiarato Kouchner in un`intervista, sono gravissime. «Sono rimasto molto scioccato dalle pressioni che abbiamo subito – ha detto -. Sono seriamente preoccupato dalla svolta della Turchia verso una direzione più religiosa, verso una laicità per così dire meno convinta». Più diplomatico di così… Ma non si tratta soltanto di un partito politico turco che tenta di scalzare il secolarismo storico della Turchia: qui si tratta della Turchia che tenta di imporre le sue politiche islamiste e censorie a un altro stato europeo, anzi all`intera alleanza atlantica. E se si comporta in questo modo prima ancora di essere ammessa all`Unione Europea, non è il caso di chiedersi che cosa accadrà quando potrà esercitare il suo diritto di veto in seno agli organismi e alle istituzioni europee? Per contrasto, si potrebbe fare l`esempio della Germania riunificata, chiaramente la potenza economica trainante dell`Unione Europea, che con grande sforzo si è adattata ai suoi vicini, fino a rinunciare al marco in favore dell`euro e a lanciare lo slogan «Non un`Europa germanizzata, ma una Germania europeizzata»

. Con la Turchia, assistiamo all`opposto. Le sue truppe occupano già un terzo del territorio di un Paese membro dell`Ue (Cipro), e oggi vorrebbe sfruttare la partecipazione alla Nato per esercitare la sua prepotenza contro uno dei Paesi più piccoli, al quale tuttavia è legata dall`impegno di difesa comune. Per stare sul sicuro, continua a mostrare un atteggiamento ambiguo nel riconoscere l`esistenza di un popolo non turco – i curdi – all`interno dei suoi confini. Le doti concilianti del presidente americano si sono fatte ammirare al summit della Nato, dove Obama è riuscito alla fine a convincere i turchi a rinunciare al veto sulla nomina di Rasmussen. Circolano voci discordi sul prezzo dell`accordo, ma pare che un buon numero di ghiotti incarichi sia stato assegnato ai candidati turchi. Più importante, tuttavia, appare il fatto che il ministro degli esteri francese sia tornato sui suoi passi e abbia dichiarato: «Non spetta agli americani decidere chi entra in Europa e chi no. Qui i padroni di casa siamo noi». Mettiamola così: la «diplomazia tranquilla» di Obama per il momento ha placato i turchi, ma forse si è alienata per sempre i francesi, e oggi l`obiettivo americano – l`ammissione della Turchia all`Europa – appare meno probabile che mai. E questo è il governo che ha scommesso tanto sull`idea di ritrovare credibilità sull`altra sponda dell`Atlantico. Per far ciò, evidentemente non bastano le buone maniere. Sulla questione dell`adesione turca all`Ue, vedo pro e contro su ambedue i versanti. Accogliere la Turchia significherebbe incoraggiare il Paese verso la modernizzazione, mentre l`esclusione rischia di generare risentimenti e instabilità, se non addirittura un ritorno al potere dei militari, con il pretesto di difendere gli ideali di Ataturk. Dall`altro lato, l`adesione della Turchia spingerebbe i confini dell`Europa a contatto con Iran, Iraq e la volatilità del Caucaso, e così, anziché fungere da «ponte» tra Est e Ovest (per tornare al solito cliché), la Turchia si trasformerebbe in un tunnel La crisi di Strasburgo ha chiarito il panorama attuale e dovremmo essere contenti di aver ricevuto l`avvertimento con così largo anticipo. La Turchia esige tutti i privilegi della partecipazione alla Nato e all`Unione Europea, ma continua a occupare Cipro, a negare i diritti civili ai curdi e a mentire sul genocidio armeno. Inoltre, oggi vorrebbe agire come rappresentante dell`islamizzazione e osa sprecare il tempo di un`alleanza difensiva nel tentativo di censurare la stampa di un Paese membro! Kouchner ha avuto perfettamente ragione a esprimersi come ha fatto, e le autorità turche potranno addossare il fallimento del loro progetto di adesione alla Ue non alle congiure dei loro nemici, bensì al risveglio – per quanto tardivo – degli ex amici.

Rischia la morte l’egiziano apostata dall’islam.

martedì, 28 aprile 2009

Si era convertito alla versione cristiana della Menzogna Globale e pretendeva che questo venisse riconosciuto sui suoi documenti personali dove, obbligatoriamente, deve essere indicata la religione. Ora rischia addirittura una condanna a morte.

Il caso Hegazi: l’ossessione dell’Islam per le conversioni

di Samir Khalil Samir, sj


Il caso di Mohammad Hegazi, giovane egiziano convertito al cristianesimo, che vuole essere riconosciuto tale anche dal punto di vista legale, ha aperto nel mondo islamico un nuovo dibattito sulle conversioni, viste spesso come un’azione di apostasia che merita la morte. È emersa anche una vera e propria ossessione dell’Islam per le conversioni personali, essendo questa religione ridotta più a una sottomissione di tipo etnico e sociologico. Vi è chi parla perfino di un disegno per convertire all’Islam l’Europa e il mondo, al quale i governi europei danno una mano. La Prima parte di un’analisi di p. Samir Khalil Samir, gesuita egiziano, esperto di Islam.

Beirut (AsiaNews) – I fatti sono noti: un giovane egiziano di 25 anni, Mohammad Ahmad Hegazi, (nella foto) si è convertito al cristianesimo diversi anni fa (alcuni dicono 9, altri 6 anni fa, la versione islamica invece dice da pochi mesi!). Poi si è sposato con una donna che si chiama Zeinab, anch’essa divenuta cristiana, col nome di Cristina. In questi mesi egli ha chiesto che la sua conversione venga riconosciuta anche sui suoi documenti.

In Egitto, la carta d’identità riporta obbligatoriamente la religione e la sua finora è l’Islam. Ciò significa che egli apparirà come musulmano in varie questioni: diritto, successione, i figli, ecc.

La sua richiesta è stata rifiutata dall’amministrazione, che non ha dato seguito alla richiesta. Hegazi si è perciò rivolto direttamente al governo.

Come mai ha chiesto questo cambiamento solo ora, dopo anni dalla sua conversione? Forse perché la coppia aspetta un bambino. E se essi appaiono come musulmani, il bambino dovrà essere registrato obbligatoriamente come musulmano, indipendentemente dalla volontà dei genitori.

Al rifiuto dell’amministrazione, Hegazi ha cominciato una causa legale per esigere i suoi diritti, aiutato da un avvocato, membro di una ong.

Il fatto è importantissimo, più di quanto appaia, anche perché la cosa si è diffusa in molti media mondiali e ora anche tutta la stampa in Egitto discute il suo caso.

Dapprima vi sono state le reazioni degli ulema, poi quelle della gente comune. La stragrande maggioranza afferma che Mohammad Hegazi deve essere ucciso come apostata. Solo qualcuno osa citare il Corano – che afferma che “non c’è costrizione in materia di religione” – e si esprime a favore della sua libertà.

La carta d’identità

Da decenni il mondo liberale in Egitto chiede la soppressione di questa voce nei documenti ufficiali. Essa serve solo a discriminare la gente, i non musulmani.

Io stesso ho fatto esperienza di questa discriminazione tante volte e devo dire che, al di là delle promesse di tanti politici, non si riesce ancora a cancellare questa dicitura dalla carta d’identità. Vi sono per esempio seminaristi cattolici che sulla carta d’identità appaiono come “musulmani”. All’anagrafe egiziana, quasi per “default”, chiunque nasce è registrato come musulmano. Se poi uno vuol cambiare, gli si dice che “è complicato” e che “essere musulmano è un vantaggio”.

Tutto ciò non è solo un problema di burocrazia. C’è la volontà, da parte di alcuni uffici amministrativi, di approfittar della loro posizione per “islamizzare” i cristiani, o semplicemente una ripugnanza a fare questo cambiamento. Tale ripugnanza non è però dovuta alla lentezza della burocrazia egiziana. La prova è che, in senso contrario, non c’è mai difficoltà a cambiare la carta d’identità di un cristiano che si fa musulmano, e lo si fa subito! Vi è dunque una lobby e una tendenza dell’amministrazione pubblica a islamizzare la gente a partire dai documenti ufficiali.

Una cosa simile avviene addirittura in Turchia – nella Turchia laica! – in cui per cambiare il proprio nome in un nome cristiano, come mi ha attestato un mio confratello , si deve aspettare per anni.

Il fenomeno è generalizzato ed è volto ad islamizzare il più gran numero di cristiani (che in Egitto sono almeno 7 milioni). Una mia parente, cristiana da 3 generazioni, rimane con tutta la famiglia con la dizione “musulmana”. I figli, che vanno a messa tutte le domeniche, sono registrati come “musulmani”. Questo rende difficile il loro matrimonio con cristiani e spesso sono costretti a fuggire dal Paese per sposarsi con rito cristiano.

Il problema è che questa situazione è difesa dalla legge. La legge egiziana stabilisce che i figli “appartengono alla religione migliore” e cioè l’Islam. Affermare questo in un corpo di leggi spiega tutte le discriminazioni. Ad esempio, una musulmana non ha il diritto di sposare un cristiano: i figli infatti appartengono al padre, e perciò i figli di un cristiano sono “cristiani”. Tutta la legislazione è fatta per islamizzare.

Questo ha conseguenze anche in Italia. Lo scorso anno ha fatto scalpore il caso di una tunisina che voleva sposare un italiano, cattolico battezzato, ma non praticante. Per lo stato italiano la donna doveva presentare un documento di stato civile libero, richiesto all’ambasciata tunisina. Per tutta risposta il consolato tunisino ha chiesto un documento sul fidanzato per verificare che il futuro sposo fosse “musulmano”!

E pensare che la Tunisia è uno dei pochi Paesi musulmani “moderati” e assai laicizzante! Tuttora la coppia non è sposata per il rifiuto del consolato tunisino a consegnare il documento di stato libero. Ogni anno in Italia ci sono decine di casi simili. Ciò sta ad indicare la forte intromissione della religione islamica nelle scelte personali. Purtroppo l’Italia e l’Europa non si accorgono di essere presi in giro da questi Paesi.

Proprio in questi mesi in Egitto è in corso un grande dibattito giuridico, per il caso di 12 cristiani: essi si sono convertiti formalmente all’islam per poter divorziare, ottenendo subito una nuova carta d’identità con la menzione della nuova religione. Subito dopo si sono dichiarati di nuovo cristiani e chiedono il ritorno alla vecchia carta d’identità. La faccenda sembra prendere una piega positiva per loro e dovrebbe essere risolta favorevolmente nel settembre 2007.

Come si vede, la questione della “carta d’identità” ha un importanza politica assai grande, e ciò spiega la forza del dibattito in corso nel mondo islamico. Si tratta infatti di un passo che dovrebbe portare verso un certa neutralità dello Stato verso la religione.

L’ossessione dalle conversioni

Nel mondo islamico vi è una vera e propria ossessione verso le conversioni. Almeno 7 Paesi islamici applicano la pena di morte per i convertiti dall’Islam. In Sudan, Iran, Arabia Saudita, Nigeria, Pakistan, Mauritania ….. si uccide. Ma gli altri stati – come l’Egitto – condannano alla prigione, non in quanto apostata ma per aver compiuto un oltraggio all’islam, come lo spiega Hossam Bahgat, membro dell’Iniziativa egiziana per i diritti personali.

Secondo il quotidiano del governo Al-Massa’, tutti gli imam sono unanimi sulla necessità di uccidere l’apostata Hegazi. Dicono che la sharia (non il Corano) va applicata ed essa esige la pena di morte.

Chi è più moderato dice: se l’apostata nasconde la sua conversione, non diffonde la sua decisione, allora non è necessario ucciderlo, ma potrà vivere. Se invece lo fa sapere, allora produce scandalo (fitna) e deve morire.

Per caso ho aperto il sito del “Forum dell’aviazione araba”. Nella sezione “islamica” del sito, si parla di questo unico tema, la conversione di Hegazi. Tutte le 8 reazioni registrate affermano che egli deve essere ucciso. Alcuni dicono più velatamente: “Il governo deve prendere la decisione più dura per eliminare questo problema”, ma tutti gli altri citano il Corano: “La fitna è peggiore che l’uccisione” (Corano 2,191 e 2,217) ; altri citano che “L’Islam è la religione migliore”; altri ancora: “Uccideteli affinché non ci sia fitna”(8,39); altri: “Chi vuole una religione diversa dall’Islàm, il suo culto non sarà accettato, e nell’altra vita sarà tra i perdenti” (3,85). Nessuno cita la frase coranica che afferma la libertà di coscienza, quella citata dal papa a Ratisbonna il 12 settembre scorso: “non c’è costrizione in materia di religione” (2,186); neppure quell’altra che dice: “La verità viene dal tuo Signore. Chi vuole, creda ; e chi vuole, non creda” (18,29).

E così a decine e decine in molti siti islamici nella sola scorsa settimana.

In genere, su 10 che vogliono la sua uccisione, vi è solo uno che dice: “Credo che Hegazi dovrebbe essere libero di scegliere”.

Altri ancora dicono che sì, nel Corano esiste il versetto “non c’è costrizione…”, ma esso è stato cancellato (nusikha) dal famoso “versetto della spada” (âyat al-sayf) che avrebbe cancellato decine di versetti, ma che nessuno sa identificare: se il versetto 5 del capitolo 9 (detto della “penitenza”, al-tawbah), o il versetto 29, o il 36, oppure il 41: tutti questi parlano di uccidere l’altro, e sono spesso applicati agli apostati. [1]

Morte per l’apostata

Ad ogni modo contro Hegazi vi sono le opinioni di 3 famosi imam. Il primo è l’imam Yusuf al-Qaradawi, molto esperto nel suo campo, che cita decine di referenze dei primi secoli e conclude che Hegazi deve essere ucciso perché c’è pericolo per il gruppo e il gruppo ha priorità sull’individuo. L’idea è: se costui comincia a parlare e dice che egli è contento di essere cristiano, e anzi appare nelle foto sorridente e con in mano un vangelo, ciò è insopportabile ed è una propaganda non musulmana, che non è ammessa ufficialmente né in Egitto, né in altri Paesi islamici. E siccome Hegazi sta facendo propaganda cristiana, egli deve essere ucciso.

Suad Saleh, giudice musulmana e decano della Facoltà di scienze islamiche dell’università Al-Azhar, ha dichiarato: sì, in materia di fede non vi è costrizione, ma Hegazi sta facendo propaganda e quindi bisogna applicare la legge. La giudice consiglia di dare all’apostata 3 giorni di tempo perché si penta e si riconverta all’Islam (istitâbah), poi di “applicare la legge” (e cioè l’uccisione).

Il Gran Mufti d’Egitto, Dr. Ali Gomaa, massima autorità religiosa egiziana, nel mese di giugno aveva dichiarato al Washington Post che l’apostasia “non dovrebbe” essere punita con la morte, sollevando tante reazioni da parte dell’Azhar. Dopo che molti si sono espressi a favore dell’uccisione, lui ha ritrattato in modo confuso e tuttora non si capisce la sua posizione. Visibilmente, egli voleva rassicurare l’occidente usando formule ambigue, come quella che ripete: “L’apostasia va punita quando rappresenta una fitna o quando minaccia le fondamenta della società”.

In realtà, come abbiamo detto, non c’è nel Corano nessun castigo previsto in questo mondo per l’apostata. Ma gli imam si appoggiano su un hadith del Profeta dell’islam trasmesso da Ibn ‘Abbas: « Chi cambia la sua religione, uccidetelo ». E s’appoggiano al fatto che Maometto ha applicato questo castigo contro Abdallah Ibn al-Ahzal, il quale per non essere ucciso, aveva cercato protezione nel santuario della Kaaba, ma Maometto ordinò ai suoi compagni di ucciderlo.

A tutto questo occorre aggiungere le reazioni dei genitori di Hegazi e della sua sposa. Interrogato dai giudici islamici, il padre di Hegazi ha negato che suo figlio si sia convertito al cristianesimo. La sua madre si è messa a gridare in modo isterico: “Mio figlio è morto, non ci sarà mai più relazione tra di noi fino al giorno del giudizio!”. Ali Kamel Suleiman, il padre di Zeinab, la ragazza, è stato più esplicito. Egli ha dichiarato al quotidiano indipendente al-Dustûr: “Portatemi mia figlia in qualunque modo, anche morta”. Nella nostra mentalità egiziana questo significa: uccidetela, oppure portatemela viva e la uccido io.

A causa dell’atteggiamento dei genitori, Mamduh Nakhla, copto, direttore del Centro «al-Kalima» per i Diritti Umani, che aveva depositato presso la giustizia amministrativa una richiesta di riconoscimento della conversione cristiana di Hegazi, l’ha poi ritirata per 2 motivi: “non voler rompere i legami di Hegazi con la sua famiglia” e per la “mancanza di un certificato di conversione [di Hegazi] presso la Chiesa copta”. Ciò è stato confermato da padre Morcos, un vescovo vicino al patriarca Shenouda, che ha dichiarato “La Chiesa non fa proselitismo”.

In tutte queste faccende di conversioni, la Chiesa copta è di solito molto prudente, perché deve tener conto del “bene generale”, per non compromettere altre trattative che ha col governo. Rumani Gad el-Rabb, un altro responsabile del Centro al-Kalima, ha invece dichiarato all’Afp che il gruppo ha ritirato la richiesta dopo aver ricevuto delle minacce.

(Domani: “Il caso Hegazi: proselitismo islamico e cristiano”)

[1] In realtà secondo gli studiosi questa lettura non è esatta. Va precisato: nell’esegesi coranica vi è un principio secondo cui un versetto può cancellare altri versetti (Cfr. Corano 2,106). Ma per sapere quali versetti sono cancellati, deve essere chiaro nel Corano, o deve esserci unanimità nella comunità delle origini. Ad ogni modo gli studiosi dicono che in questo caso non c’è per nulla unanimità. Secondo il più grande studioso medievale, Jalal al-Din al-Suyuti (m. 1505), solo 21 versetti coranici rispondono a questi criteri (cfr. il suo libro Mu‘tarak al-Aqrân, p. 118).

I vescovi cattolici….

martedì, 28 aprile 2009

solidali compagni di congresso con gli integralisti islamici a Ginevra, si scagliano contro i liberi pensatori ad Ancona. La campagna dell’UAAR per far sapere che in Italia non ci sono solo i credenti nelle varie versioni della Menzogna Globale, ma anche milioni di atei, viene ostacolata in tutti i modi. A Genova il parere contrario del generale-cardinale Bagnasco, Vicerè d’Italia su nomina del Papa Re, ha impedito che potessero circolare autobus con uno slogan promozionale. Ad Ancona invece l’affissione di un manifetso (un solo manifesto, regolarmente approvato e pagato) scatena le ire del vescovo. Insomma gli spacciatori dell’oppio dei popoli, qualunque sia la marca, possono liberamente campare di rendita sulle loro inesistenti divinità, ma noi atei no, non possiamo nemmeno dire che esistiamo realmente.

Qui la fonte della notizia da il Corriere Adriatico
http://www.corriereadriatico.it/img_output/CORRIEANCONA2009042700.pdf

“La città dovrebbe vergognarsi degli
striscioni degli atei”. Il vescovo fa sentire
la voce della Chiesa, con tono garbatoma
convinto, senza la prosopopea
della guerra di religione ma col
cuore in mano di chi fa parlare Cristo.
Monsignor Menichelli sceglie la celebrazione
delle cresime nella parrocchia
Sacro Cuore di Gesù di piazza
Salvo d’Acquisto, nei quartieri nuovi,
per lanciare i suoi strali. Trenta ragazzini
ricevono il sacramento della
confermazione. Il presule dedica alle
nuove leve della Chiesa concetti incisivi
sulle ali di una prosa leggera.
Menichelli ha lasciato l’ultimo incoraggiamento
ai cristiani giovanissimi
che si apprestano a muovere i primi
passi sul cammino più responsabile e
consapevole della fede. “E’ Dio che
definisce la vostra vita”, ha esortato. E
poi ha sferzato i messaggi atei e ha
chiosato: “Si fa tutto in nome della
l i b e r t à”. Si alza la voce ufficiale della
Chiesa contro la campagna laicista.
“Le religioni dividono, l’ateismo unisce.
Grazie a Dio sono ateo”, recitava
uno striscione appeso all’imbocco
della galleria San Martino. “I messaggi?
Abbiamo il permesso”, aveva
rimarcato Dante Svarca, presidente
dell’Unione atei agnostici razionalisti
di Ancona.
Coppari In cronaca