Archivio di marzo 2009

Dio in caduta libera.

martedì, 31 marzo 2009

A quanto pare metà degli italiani ha seri bubbi sull’esistenza reale di quell’ immaginaria entità soprannaturale che sta al centro di tutte le versioni della Menzogna Globale. La grande panzana, su cui campano rendita tutti i sistemi religiosi che infestano il pianeta spacciando l’oppio dei popoli, sta perdendo credibilità anche nella credulissima Italia. Dove però Wanna Marchi è stata condannata per aver venduto acqua e sale contro il malocchio, mentre per lo spruzzo di acqua “benedetta” (la chiamano così) a spese dell’ottopermille, e avente più o meno lo stesso scopo apotropaico, non va in galera nessuno. Purtroppo.

Qui la fonte della notizia  LEGGI

30/3/09 – Uscire dagli equivoci

lunedì, 30 marzo 2009

Io penso che una comunità sia tanto più ricca quanto meno pesi nei rapporti civili la differenza fra credenti e non credenti. Mi pare al contrario che il direttore (Giuliano Ferrara), non credente anche lui, voglia approfondire sempre più il solco che separa e oppone, non nella politica personale, ma nei rapporti civili, credenti da non credenti. No? (A.Sofri, Piccola Posta su Il Foglio)

E’ ovvio che un grande partito ha bisogno di un leader forte, ma qui mi pare che sia proprio la presenza di una leadership indiscutibile come quella di Berlusconi a rendere più difficile il maturare di un’idea condivisa della politica e della democrazia. E questo secondo me è un limite che alla lunga può mettere in discussione la stessa tenuta del Pdl. (Nicola Latorre, vicecapogruppo Pd al Senato)

Ben 65mila firme in pochi giorni in calce a un appello, proposto dal sito notredamescandal.com, per chiedere che non sia il presidente Obama il prossimo 17 maggio a tenere il discorso per le cerimonie di laurea presso la Notre Dame University, una delle più note università cattoliche americane. Tra i firmatari anche parecchie porpore, non dome nemmeno dalla scelta della seconda oratrice, la signora Mary Ann Glendon, ambasciatrice presso la Santa Sede durante la presidenza Bush e rappresentante del Vaticano alla Conferenza delle Nazioni Unite sulle donne (Pechino 1995). La bordata più pesante è arrivata dal vescovo John D’Arcy della diocesi di South Bend, che boicotterà la cerimonia perché “il presidente Obama ha dimostrato con le sue azioni di non essere disponibile a considerare sacra la vita”. La Casa Bianca ha risposto con una nota nella quale ha ribadito che il presidente accoglie con interesse “lo spirito di dibattito e la sana espressione di pareri contrari riguardo a questioni importanti ed è onorato di avere il sostegno di milioni di persone di tutte le fedi religiose”.
Una nota che rivela stile e grande disponibilità al dialogo, ma soprattutto prova a far uscire dall’equivoco il mondo cattolico dalla pretesa di esser l’unica fede del globo terracqueo.
Equivoci invece non sciolti al varo del Pdl.
Come è noto le briciole dei socialisti sopravvissute alla tempesta di tangentopoli, trovarono un peloso ricovero sotto l’ombrello di Forza Italia. Ospitalità che mai Berlusconi tradusse in candidature, ma inserendo successivamente personaggi appartenenti al Psi, però rigorosamente scelti dalla seconda e terza fila. Si pensi a Caldoro, nato alla politica successivamente alla fine del Psi craxiano, o Cicchitto, esponente della corrente lombardiana mai assurto a segreterie o direzioni, o Sacconi e Brunetta, rappresentanti di secondo piano, e addirittura Stefania Craxi, figlia di Bettino, autonominatasi vestale del pensiero craxiano solo dopo la morte del padre (trasformandolo pure in un familista). Senza contare che c’è stata una parte della diaspora socialista che mai si è concessa ad alchimie politiche ambigue, e, molto onorevolmente, figure che pur avendo nel passato ricoperto incarichi prestigiosi hanno preferito ritirarsi, accettando l’idea che solo il diamante dura per sempre. La domanda, in sintesi, è questa. E’ giusto che un socialista stia accanto a Gelmini che dice che si è risposto all’emergenza educativa segnalata dal papa? O a Carfagna che grida alla vittoria della fine dell’epopea gramsciana? O a Ronchi che esulta per la fine degli eredi sconfitti del ’68? O a Schifani per cui la laicità non può trasformarsi in omissione di responsabilità? O ad Alemanno che ha dichiarato di aver ripianato i debiti del Comune di Roma in due mesi (!) e aver scoperto (sempre in due mesi) i Fori. O con i 4 giovani che all’inizio della kermesse hanno irriso il femminismo? O a Gasparri che è Gasparri? Sarebbe opportuno che i socialisti che si trovano in questa congerie, riflettesse se è cultura socialista un Sacconi che dice “abbiamo riconosciuto i valori della vita non possiamo non dirci veri cristiani”, o Brunetta che ha, per eccitare la platea, detto “faccio leva sul vostro rancore”. Tra l’altro seppur si può trovare un punto d’accordo su alcune categorie di lavoratori “fannulloni”, è sgradevole ripetere la parola ad libitum per chi si rifà a Brodolini. E’ bene che i socialisti capiscano che in quel mucchio sono ex. Punto.
Quanto al resto, specie per quelli come me che si sono messi alle spalle il numero 52, moriremo berlusconiani, grazie alla incapacità della sinistra che nel corso degli ultimi venti anni si è dimenata tra le strategie del compromesso storico e quella, appena sfiorata, dell’unità socialista per tentare qualcosa di vagamente simile alla socialdemocrazia.
Inoltre, per ultimo ma non ultimo, dichiararsi socialisti nel Pdl aumenta le rughe. Almeno se confronto la mia pelle liscia con quella della sottosegretaria Stefania Craxi pure più giovane di me (e fa anche danni alla memoria visto che la signora dimentica che suo padre è stato sbianchettato dai libri che il cav. ha voluto spedirci a casa).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Pater Patriae atque Salvator Mundi.

domenica, 29 marzo 2009

Con un panegirico a se stesso Berlusconi chiude il congresso fondativo del PDL-Popolo della Libertà vigilata dal Vaticano. Un’ora circa è durata l’autoesaltazione del ducetto che sogna il 51% dei consensi e una nuova costituzione che gli consenta di comandare come gli pare. Non poteva mancara anche il sogno di un Reich Millenario anche se si limita a dire che quanto si accinge a creare durerà solo qualche decina di anni. Insomma si accontenta di un Carmen Saeculare, ma invece di farselo scrivere da Orazio (come quello per l’Imperatore Augusto) se lo scrive e se lo canta da solo per un’oretta. Musica di Apicella in sottofondo, altro che Verdi !

Qui la fonte della notizia LEGGI

Scoperta un’oasi di laicità…

domenica, 29 marzo 2009

…anche nel PDL-Popolo della Libertà vigilata dal Vaticano.

Oltre a quella rappresentata dai Radicali nel PD-Partitus Dei anche nel PDL si apre uno spazio in cui possono sopravvivere gli ultimi esemplari laici che sembravano in via di estinzione anche lì. Ci pensa Gianfranco Fini a mettere i cartelli indicatori per le poche gazzelle laiche che sopravvivono nel deserto popolato quasi esclusivamente da sciacalli clericali. Al termine di una lunga evoluzione politica, dopo la nascita all’ombra nera dell’ex repubblichino Almirante, Fini è stato l’unico oratore del Congresso fondativo del PDL a fare un discorso di altissimo significato culturale e politico, ed ha saputo coraggiosamente mettere i paletti della laicità in un partito destinato comunque ad essere la proiezione politica e il braccio armato dei gerarchi della SS Vaticana. Memorabile il suo avvertimento sul pericolo di uno Stato etico, prefigurato dall’oscena Legge sul testamento biologico licenziata in prima lettura al Senato.

Qui la fonte della notizia LEGGI

E qui il commento di Eugenio Scalfari

Meno male che Fini c’è
di EUGENIO SCALFARI

Era stato concepito come un congresso-show e così si è svolto, ma sarebbe grave errore interpretarlo solo come un evento mediatico. Il Popolo della libertà ha ancora l’apparenza d’un partito di plastilina, malleabile e manipolabile con facilità, ma ha un’armatura di ferro costituita da interessi largamente diffusi nella società italiana: le partite Iva, le piccole imprese, il lavoro autonomo, le clientele del Sud e delle isole, i disoccupati e i giovani in cerca di lavoro. A suo modo è un blocco sociale che crede di aver trovato la sua rappresentanza e la sua tutela nel carisma berlusconiano.

Lo show fa parte della rappresentazione, serve a celebrare il Capo che oggi sarà incoronato; ha anche i suoi aspetti impietosi che rivelano lo spirito del luogo. Uno di tali aspetti l’abbiamo colto nell’esibizione dei quattro giovani che hanno parlato in apertura del congresso. Non tanto per i discorsetti che hanno letto quanto per i gesti di commento del Capo seduto in platea. Quando uno di essi l’ha chiamato eroe lui ha alzato il dito pollice in segno di euforica approvazione e di nuovo l’ha alzato quando un altro ha aggiunto che tutto quanto di buono è stato fatto in Italia lo si deve soltanto a lui. Il giorno dopo, durante il discorso di Fini nei suoi passaggi più dissenzienti, la maschera del Capo era del tutto diversa: un sorriso-smorfia gli increspava le labbra e il teleschermo diffondeva quell’immagine di evidente fastidio che le parole del presidente della Camera gli suscitavano.

Intanto la colonna sonora dello show passava dall’inno di Mameli all’inno alla gioia beethoveniano per affidare alla canzone “Meno male che Silvio c’è” la conclusione della sigla musicale.

Un’altra osservazione, per restare ancora sullo show: nella grande platea predominavano le bionde e nelle primissime file i giovani e le giovani di bell’aspetto perché al Capo piacevano così e così è stato fatto. Alcune (attendibili) malelingue dicono che per esaurire in modo conveniente i 56 posti a sedere di ogni fila, gli organizzatori siano anche ricorsi ad appositi centri di ricerca di figuranti e comparse, ma forse non è vero.
Ci sarebbe molto altro materiale per irridere, ma sarebbe inadatto a commentare un congresso serio e importante; perciò cambiamo registro.

La prima conclusione da trarre contrasta con quanto dicono alcuni attendibili sondaggi circa la durata del nuovo partito quando il suo leader non sarà più Silvio Berlusconi. Quei sondaggi dicono a forte maggioranza che il partito si dissolverà, non sopravviverà al suo fondatore. Ma a noi sembra sbagliato. La fusione con Alleanza nazionale non gli porta idee diverse con le quali confrontarsi, ma gli porta una prospettiva di durata che va oltre la sua leadership. Questo sì, è il plusvalore che Forza Italia, se fosse rimasta sola, non aveva. An è meno liquida di Forza Italia, perciò ha maggior resistenza al trascorrere del tempo e questo è il valore aggiunto di questa fusione.

Perciò, quale che sarà il leader che verrà dopo Berlusconi, il partito nato oggi ci sarà ancora per lunghi anni e non sarà facile smontare il blocco sociale che intorno ad esso si è coagulato. In altri tempi l’abbiamo creduto ma oggi crederlo ancora sarebbe profondamente sbagliato. La sinistra si dovrà confrontare a lungo e seriamente con questa realtà a cominciare da subito se ci riuscirà.

La parola popolo è stata quella più pronunciata nei vari interventi congressuali e soprattutto nel discorso di apertura del premier. Il quale ha fatto di quella parola il pilastro della sua concezione politica e istituzionale. Il popolo sovrano esprime il leader. Nel caso nostro è piuttosto il leader che ha costruito politicamente quel popolo, questo merito (o demerito) gli va onestamente riconosciuto.
Tra il popolo e il leader non ci sono intermediari e se ci sono vanno spazzati via o conservati come semplici simboli senza funzioni.
Il popolo si esprime plebiscitando il leader e votando per il suo partito e instaura in Parlamento, nelle Regioni, nei Comuni, la legittima dittatura della maggioranza che è lo strumento tecnico per trasformare in norme giuridiche e atti di governo le decisioni del Capo.

Nel suo discorso di apertura Berlusconi ha fatto un elenco dei valori comuni a tutto il Popolo della libertà. Il primo valore è, ovviamente, la libertà stessa. Il secondo la modernizzazione. Il terzo la meritocrazia. Il quarto l’identità nazionale a formare la quale entrano in gioco il mito della romanità, i Comuni e le Repubbliche marinare del medioevo, il Rinascimento, il Risorgimento, De Gasperi e ovviamente la Chiesa, Craxi e infine lui, il nuovo eroe (scusate se torno ad usare questa parola ma essa fa parte integrante della sostanza della concezione politica berlusconiana)

.
In quel lungo discorso di 90 minuti manca del tutto una menzione. Si parla di libertà, si parla di democrazia, si parla di Costituzione, si parla di giustizia sociale, ma non una menzione e neppure il concetto della divisione dei poteri. Cioè di stato di diritto. Cioè di controllo. I poteri di controllo politico del Parlamento. I poteri di controllo costituzionale del Capo dello Stato e della Corte. I poteri di controllo di legalità della magistratura.
Neppure un cenno alla natura indipendente di tali poteri. Si parla invece diffusamente del potere sovraordinato del leader scelto dal popolo di fronte al quale tutti gli altri debbono essere subordinati, rotelle d’un ingranaggio, o debbono scomparire perché inutilmente lenti, frenanti, ostacolanti, incompatibili con la cultura del fare.

Il fare non è un obbligo, è inerente alla vita di ciascuno, il fare costituisce il senso stesso della vita. Una vita inerte è una non vita. Non è dunque una cultura, quella del fare, ma un fattore biologico come il respiro, il movimento, il desiderio, la speranza. Insomma il senso.
Oppure il fare è una nevrosi, un’egolatria, un’ipertrofia dell’io, che per realizzarsi deve sopra-fare: fare intorno il deserto, sbarazzarsi dei corpi intermedi, di ogni opposizione, di ogni stato di diritto, di ogni organo di controllo. Perciò l’aspirazione e l’evocazione d’un consenso che superi il 50 per cento degli elettori.
Le monarchie di diritto divino, quelle dell’”ancien régime”, erano collegate al popolo senza intermediari, in lotta perenne contro i Parlamenti e contro i nobili. Lo Stato faceva tutt’uno col patrimonio del Principe, che riuniva in sé il potere di fare le leggi e di eseguirle oppure di ignorarle a suo piacimento. Le monarchie costituzionali (lo dice la parola stessa) furono tali perché soggette alla Costituzione. Perché la magistratura conquistò l’indipendenza. E i Parlamenti divennero i destinatari delle scelte del popolo sovrano.
Tutto questo per dire che la concezione politica di Silvio Berlusconi fa a pugni con l’obiettivo della rivoluzione liberale da lui indicato come il fine principale del Popolo della libertà.

Ma ci sono altre ragioni per le quali quella rivoluzione non si farà e non s’è mai fatta: gran parte degli interessi agglomerati e rappresentati dal centrodestra sono contrari ad essa così come gli sono contrari gran parte degli interessi rappresentati dalla sinistra. Perciò i tentativi di rivoluzione liberale in questo paese sono sempre falliti. Per il conservatorismo innato nella destra e nella sinistra. Li ha sostenuti soltanto il riformismo nei brevissimi periodi in cui ha governato: nel quindicennio giolittiano del primo Novecento, nella fase riformatrice di De Gasperi-Vanoni, nelle regioni centro-settentrionali guidate dall’egemonia socialdemocratica del Partito comunista e nel triennio prodiano del 1996-’98 abbattuto dalla sinistra.
C’è ancora una pepita di riformismo nel Partito democratico che stenta tuttavia a farne un valore condiviso dai suoi aderenti. Sarà una lotta lunga e dura.
Quella di Berlusconi è più facile perché fa appello ad una costante psicologica degli italiani: l’antipolitica. In nessun paese dell’Occidente l’antipolitica è un sentimento così diffuso e questa è una delle cause che ha ridotto la politica ad un livello poco meno che abietto; è un corpo separato e quindi aggredito e aggredibile da tutte le disfunzioni e da tutti gli inquinamenti.

Nel secondo giorno il congresso del Popolo della libertà ha cambiato faccia con il discorso congressuale di Gianfranco Fini. Non sembri una sviolinatura al “compagno” Fini, premio di consolazione ai disagi della sinistra, ma è invece un’analisi oggettiva d’un intervento degno di un uomo politico che ormai ha acquisito lo spessore d’un uomo di Stato.
Gran parte di quel discorso Fini l’aveva già pronunciata al congresso di scioglimento del suo partito pochi giorni fa, ma averlo ripetuto al congresso del nuovo partito in presenza del suo re incoronato e del suo pubblico devoto e osannante è un atto di coraggio che non si può sottovalutare.
All’inizio ha dovuto bruciare qualche grano d’incenso alla lungimiranza di Silvio, alla perseveranza e alle capacità di Silvio, alla sua lealtà e qualche altro grano di assenzio nei confronti della sinistra, della sua incapacità riformatrice e del suo sguardo perennemente rivolto al passato. (Ma Fini ha voluto dimenticare che vengono dalla cultura della sinistra alcune regole di mercato come la creazione della Consob e dell’Autorità antitrust, l’obbligo di trasparenza delle società quotate in Borsa, la legge sull’Offerta pubblica di acquisto-Opa e infine la massima delle riforme della storia italiana, l’abbandono della lira e l’adozione dell’euro. Non sono fatti che smentiscono le sue affermazioni, onorevole Fini?).

Ma poi è cominciata la parte vera del discorso ed è allora che il volto del Capo si è impietrito nel sorriso-smorfia e la variazione somatica è apparsa anche evidente sui volti dei suoi ex colonnelli di An.
Fini ha detto che il nuovo partito dev’essere pluralista. Che su Berlusconi, capo indiscusso, incombe però il compito di garantire quel pluralismo. Che è necessario intraprendere una riforma costituzionale per instaurare una democrazia governante. Ha insistito tre volte su questo binomio e la terza volta l’ha scandito perché entrasse nella memoria degli ascoltatori. E ne ha spiegato il senso: maggior potere al governo e al premier per governare con la rapidità richiesta dai tempi; ma anche maggiori poteri di controllo democratico al Parlamento. Se non è governante la democrazia affonda, se non è democratica si trasforma in autocrazia. Le due parole stanno insieme o affondano insieme.
Ha parlato del principio di legalità (che Berlusconi non aveva neppure nominato) come dire dello stato di diritto. Ha auspicato che il Partito democratico si riconsolidi ricordando che esso è portatore di valori necessari ad una democrazia compiuta. Ha descritto come sarà l’Italia tra dieci anni, pluri-etnica, pluri-religiosa, pluri-culturale, e quindi la necessità di prepararsi a questi eventi soprattutto nella scuola, nelle norme di integrazione e nel rispetto dei diritti ai quali debbono corrispondere i doveri sia dei cittadini che degli immigrati. Ha ricordato il diritto di esser curati anche per gli immigrati clandestini.

Il finale a sorpresa l’ha introdotto con una citazione latina: “In cauda venenum”. E poi: “La legge che avete votato al Senato sul testamento biologico è una cattiva legge, lede i diritti di libertà. So di essere in minoranza su questa questione e sul mio concetto di laicità dello Stato, ma mi auguro che ci ripensiate”.
Così ha concluso. Se avesse un Apicella, forse gli scriverebbe una canzone e la intitolerebbe “Meno male che Fini c’è” ma forse lui invece di alzare il pollice, gliela strapperebbe in faccia. O almeno così si spera.

(29 marzo 2009)

27/3/09 – Suppellettili di Stato

venerdì, 27 marzo 2009

27/3/09 – Suppellettili di Stato

“Abbiamo due appartenenze, una alla Chiesa, una alla politica. Per tutti noi cattolici, come per Franceschini, il vero capo è lui: il papa”. Così Pierluigi Castagnetti autorevole esponente del Pd.

A dirla tutta la battuta non sorprende più di tanto. Anche se incuriosisce un po’ sapere cosa passa nella testa – e come fanno a svoltare la giornata – questi obsoleti oggetti d’arredamento dei vari partiti. Chissà se mentre scalda il comodo seggetto parlamentare Castagnetti ha mai avuto modo di leggere la Costituzione, ad esempio l’art.98, quello che dice che i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della nazione. Si potrà obiettare che non è l’unico e che almeno lo dice. Abbiamo ben visto come ieri votando il biotestamento-farsa, senatori della Repubblica hanno servito il Capo di uno Stato estero, senza dichiararlo, anzi, come ha fatto l’irruente senatore Quagliarello, respingendo l’addebito.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Suppellettili di Stato (II)

Berlusconi parla e Fini risponde in maniera sempre più dura. Ieri ha bollato le ultime pulcinellate del cav. con un termine che ben descrive il Presidente del Consiglio: parole qualunquiste. Il Presidente della Camera sembra essere sempre più solo, si pensi ai suoi ex colonnelli, il papista Gasparri e il ministro La Russa che disprezza il 25 aprile. Quello di Fini è un percorso personale importante e che si dispiega da un po’ di anni. Nel congresso di scioglimento di An, ha disegnato il profilo di una destra europea democratica, multiculturale, aperta verso gli stranieri e le diverse scelte di vita. Prima o poi Berlusconi uscirà di scena, magari andando a sedersi al Quirinale; allora nel Pdl molti correranno a prendere il suo posto, ed è possibile che il designato sarà un suddito fedelissimo. Ma il populismo berlusconiano potrebbe essere rifiutato da chi aspira ad un paese normale. Al varo del mostro Pdl, dove c’è posto per tutti a parole e dove uno comanda, va riconosciuto a Fini di aver saputo guardare lontano, di aver sottratto la maggioranza del suo partito al fascismo più nero, di tenere testa a Berlusconi.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Guarda anche http://www.nessundio.net/ritratti.htm 18/12/08 – Un perdente di successo

Un testamento inutile.

venerdì, 27 marzo 2009

Dopo l’ ordine perentorio del general-cardinale Bagnasco di approvare immediatamente le Legge sul testamento biologico nella stesura stabilita dai gerarchi della SS vaticana, padroni d’ italia, il senato vaticaliano oddedisce. Ma legge licenziata dal Senato non solo è ridicola e incostituzionale, è molto di più . è inutile dal momento che non darà rispettata la volontà di chi sottoscrive il testamento ma quella del medico che dovrà applicarne le disposizioni. Non si era mai vista tanta volgare insipienza nel Senato della ex-repubblica italiana, ora ovile belante sotto il controllo del pastore tedesco.

Facciamo nostro il commento del nostro amico Giancarlo Fornari, direttore di www.contrappunti.info

I SENZA VERGOGNA. LA CASTA DEI SENATORI PIU’ PAGATA E PIU’ INCONCLUDENTE DEL MONDO APPROVA UNA LEGGE NON LEGGE
(27.3.09) Visti i risultati del loro lavoro bisogna dare ragione una volta tanto a Berlusconi quando dice che i parlamentari non servono a nulla e stanno lì solo a fare numero. Lo dimostra il ridicolo esito delle  discussioni sul testamento biologico, che hanno portato alla geniale scelta di approvare un testamento che non è un testamento – perché qualunque medico può tranquillamente decidere di non applicarlo – ed è quindi sprovvisto del minimo valore. Sarebbe come se uno scrivesse nelle sue ultime volontà che vuole lasciare un legato  alla Croce Rossa e il notaio decidesse che deve andare al Fatebenefratelli. Perché? Perché no. Questo è il prodotto di quasi due anni di accese discussioni di senatori e senatrici: il nulla. Sarebbe curioso  fare i conti di quanto ci è costato questo impegno prolungato dei nostri strapagati professionisti della non-politica. A questo punto diventa valida la proposta dell’Uomo di Arcore, rectius “Uomo della Provvidenza”: due capigruppo alla Camera e due al Senato bastano e avanzano. Almeno questa legge, per quello che serve, sarebbe stata approvata due anni fa, senza lungaggini e forse in una forma più chiara (Articolo Unico: “E’ fatto tassativo divieto di compilare un testamento biologico. Nel caso venga comunque compilato il suo valore cogente è come quello del semaforo rosso a Napoli: un optional”). Come perfezionamento della riforma costituzionale si potrebbe prevedere che per tutte le materie bioetiche la competenza passi direttamente alla Conferenza episcopale, eliminando così il rischio che per qualche difetto di trasmissione la legge approvata dalle Camere possa non riflettere esattamente i desiderata dei Cardinali.
E’ la terza Repubblica, bellezze.

Sempre più PD-Partitus Dei.

giovedì, 26 marzo 2009

Le votazioni al Senato sul testamento biologico hanno mostrato che il PD-Partitus Dei è completamente in balìa degli ex-democristiani al servizio delle gerarchie vaticane. Sono i frutti avvelenati di quell’osceno “compromesso storico” vagheggiato da Enrico Berlinguer e realizzato dai sui epigoni. Attendiamo speranzosi che dopo la sicura batosta elettorale del PD alle europee si sfasci questa creatura viscida e amorfa e che gli zuavi pontifici, quinta colonna clericale nel PD, se ne vadano nella loro casa naturale il PDL-Popolo della Libertà vigilata dal Vaticano.

Per rendersi conto di quello cha sta succedendo nel Partitus Dei LEGGERE QUI

L’ateo Odifreddi cacciato dal Festival della Metematica ?

giovedì, 26 marzo 2009

Uno di più prestigiosi incontri internazionali a carattere scientifico-divulgativo, il Festival della Matematica, guidato da Piergiorgio Odifreddi, che quest’anno è stato baciato da uno straodinario successo di partecipazioni prestigiose e di pubblico, rischia di perdere il suo leader. Notizie ancora confuse fanno immaginare strane manovre e addirittura l’imminente defenestrazione del matematico, nonchè ateo impertinente e impenitente. In attesa di saperne di più NO GOD rinnova a Piergiorgio Odifreddi stima e ammirazione, augurandosi che dietro la sua possibile “cacciata” non ci sia lo zampino dei gerarchi della SS vaticana padrona d’Italia.

Qui la fonte della notizia LEGGI

Lourdes.

giovedì, 26 marzo 2009

Riceviamo dal nostro amico Carlo Brunori : “”" Due donne (madre e figlia) vivevano in pace ed in “grazia di dio”, in un piccolo appartamento con le pareti interamente ricoperte di crocifissi e oggetti religiosi. Ma, come si sà, Lourdes non è una località come un’altra: è il posto dei miracoli. E così, anche questa volta, un “segno” si è mostrato. Ma non si è trattato del solito intervento della Madonna, ma di quello del Demonio in persona che, incarnatosi nella figla 34enne, con un crocifisso in mano ha fatto scempio del povero corpo della vecchia, fino a condurla ad una morte straziante. Ma a questo punto si è verificato un clamoroso colpo di scena: la povera cristiana, posseduta dal demonio, anzichè essere portata d’urgenza da un esorcista, è stata ricoverata in un laicissimo ospedale psichiatrico a Tolosa. Mah, questi francesi…. Saluti Anticlericali – Carlo Brunori. “”"

Qui la fonte della notizia LEGGI

Moriremo, ma solo quando lo dice il Fuhrer.

giovedì, 26 marzo 2009

Oggi il Senato della Repubblica Vaticaliana approverà la legge imposta dal Fuhrer dei cattolici al suo Quisling Silvio che priverà definitivamente i cittadini del diritto di decidere sulla propria salute, sul proprio corpo e sulla propria vita. E così i gerarchi della SS vaticana si sono impadroniti anche dei nostri corpi fisici. E’ la più grave riduzione in schiavitù mai adottata nel mondo occidentale da quando, grazie all’illuminismo, sembrava che ci fossimo liberati dalla dittatura dei farabutti, che spacciandosi come interpreti di un’ immaginaria entità soprannaturale, esercitavano con il terrore delle superstizioni il potere di vita e di morte, sul rogo, di quanti dissentivano dalle loro cazzate.