24/2/09 – Prima che sia notte
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=29391
http://www.ibs.it/code/9788882463052/arenas-reinaldo/prima-che-sia
Lior Shlein, il comico israeliano conduttore di un programma notturno che ha l’audience del monoscopio rai, ha ben reagito alle critiche vaticane rafforzando il suo sketch. Ha chiesto infatti scusa agli spettatori che involontariamente aveva offeso chiedendogli se era più oltraggiosa la battuta surreale su Maria che se la faceva coi compagni di scuola (sic), o il fatto vero che c’è posto nella Chiesa cattolica per chi nega la Shoah. Il premier Olmert si è scusato, mostrando superiorità politica sulla Santa Sede che, anche in questo caso, da maiale ha dato dello sporcaccione al gatto. La libertà religiosa è un punto della dichiarazione della fondazione dello Stato di Israele (1948); per cui ogni comunità religiosa è libera di esercitare la propria fede, osservare le proprie festività e il giorno di riposo settimanale. E’ vero però che in questi ultimi tempi le posizioni del papa stanno irritando molto gli israeliani che non sono per niente desiderosi di vederlo calcare quella che lui chiama, impropriamente, terrasanta*.
I media italiani hanno archiviato in maniera frettolosa i tirannici comportamenti del teocrate vaticano, cosa che, per fortuna anche nostra, il resto del mondo non sta facendo. Dopo il Financial Times (rottweiller di Dio) anche il Sunday Times stigmatizza le scelte pontificie (uno stile regale e distaccato che ignora qualsiasi critica), aggiungendosi alle osservazioni dell’episcopato francese, tedesco, austriaco, svedese, svizzero, inglese.
E’ il caso del vescovo negazionista graziato dal pontefice che ha fatto emergere il malcontento: la richiesta di chiarimenti (senza precedenti) da parte di Merkel, l’appello di 50 membri cattolici al Congresso Usa, le critiche (è inammissibile e choccante) di Sarkozy, le proteste del Gran Rabbinato di Gerusalemme.
Le parole di scuse pronunciate da Benedetto XVI a proposito della Shoah testimoniano il vuoto. Innanzitutto per il tempo (lungo) che hanno richiesto per essere pronunciate e poi per l’ennesimo “mai più” che lascia intravedere una generica navigazione a vista. Parole di scuse dette perché qualcuno si acquieti, ma che non sgombrano il terreno dalle macerie e che, soprattutto, non garantiscono il ripetersi degli eventi. Meglio sarebbe stato che il papa avesse ascoltato le parole del premio Nobel per la pace Elie Wiesel che avrebbe voluto una ri-scomunica del lefevriano, per far si che il giudizio sul prelato negazionista non fosse più affare interno del Vaticano. Più di un commentatore ha accostato l’impopolarità di Benedetto XVI al suo predecessore Pio XII, che, non a caso, questo papa vorrebbe beatificare.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI
*…Ma, come si comporterebbe B16 in “terrasanta”? Sarebbe anche lui un pellegrino che incentra il suo viaggio solo sui percorsi di Gesù? Si comporterebbe come quei pellegrini che si recano in quel paese e che a malapena sanno che atterreranno in un aeroporto che si chiama David Ben Gurion ignorando del tutto la storia dello Stato ebraico? Farebbe come quei pecoroni che mentre fanno la fila agli sportelli dei passaporti – sempre un po’ lunghetta in verità – la loro guida, in genere un prete, si affanna a spiegargli che non devono farsi mettere il timbro, altrimenti non saranno più liberi di andare da nessuna parte. In realtà sono “alcuni altri paesi” ad impedire l’ingresso se sul passaporto c’è il timbro di Israele. Nei programmi di viaggio dei pellegrini non c’è nessun luogo ebraico significativo da visitare (il Muro del Pianto, la Tomba di Rachele, la Grotta di Machpelà, le tombe di Maimonide…) ma solo la Via dolorosa, la Sala dell’Ultima Cena, il Santo Sepolcro… Raramente in questi viaggi è compreso lo Yad Vashem. Ovviamente le guide scelte sono sempre di religione cattolica, e malmostose nei confronti del Paese. Vogliamo aggiungere qualcosa sul famoso viaggio dei partitanti italiani guidati da mons. Fisichella? In quel pellegrinaggio era compreso un tour allo Yad Vashem, e sotto la famosa didascalia i membri della casta in gita, si sono ribellati alla guida chiedendo che venissero citati i religiosi che aiutarono gli ebrei italiani (mai rinnegati, tanto che molti religiosi sono ricordati con alberi e targhette nella via dei Giusti). E così ogni anno molti pellegrini si recano in Israele senza sapere che hanno visitato un paese dove i cattolici sono una sparuta minoranza e dove i luoghi che visitano sono accessibili grazie al governo israeliano che li amministra e li manutiene, a differenza di Betlemme dove con l’amministrazione Hamas anche il giorno della natività è in sottotono. E siccome Benedetto XVI non è solo un leader spirituale ma è anche capo dello Stato Vaticano, sarebbe esigibile che Israele venisse chiamato col suo nome e non terrasanta. I rapporti diplomatici devono essere chiari e talvolta hanno bisogno di spiegazioni.
Questo è uno di quei casi. (volendo si può leggere tutto su http://www.nessundio.net/tiziana2008.htm, 20/10/08)