Israele in Europa, alcuni buoni motivi.

In politica, come nella vita, occorre passare dalle grandi enunciazioni di principio ideali alle questioni pratiche che tali aspirazioni comportano per pi essere operative. Un contratto e, come è noto, la manifestazione di due (o più) volontà. Esso, per essere buono, deve produrre finalità che gli attori ritengono convenienti. Ma, al tempo stesso, proprio perché è l’incontro di più interessi, esso comporta delle rinunce o, vogliamo definirla così, delle limitazioni. Queste, in sintesi, le cose positivi e quelle meno esaltanti di un contratto. Ognuno deve cedere qualcosa nel compromesso anche se, non vi è dubbio, le aspettative per giungere a risultati positivi rendono meno dure (o così si presume) le inevitabili rinunce.

Tale lungo, ne convengo, inizio, serve a spiegare che non basta la “grande uscita”. Israele in Europa sopra ogni cosa. Bisogna soffermarsi sulle convenienze reciproche. Mi soffermerò su quelle italiane, qualora il governo nazionale avesse la bontà di diventare il paladino dell’idea convincendo gli alleati dell’Ue ad unirsi nella lodevole battaglia. Una volta tanto, ipotizzo, ciò che è buono per l’Italia potrebbe diventare ottimo per l’Europa.

I punti cardine dell’intesa potrebbero essere i seguenti: lotta al terrorismo; tutela ambientale; economia; nucleare. Israele offrirebbe, in questi settori, una collaborazione assolutamente preziosa, in forza dei risultati di eccellenza raggiunti nei settori citati. L’Italia, e dunque l’Europa, non avrebbero che vantaggi dalla cooperazione e, a sostegno di questa tesi, non c’è bisogno di scomodare esperti di intelligence, economisti e scienziati tanto chiari sono i primati israeliani, a cominciare dal trattamento di dissalazione delle acque marine. Cosa possono dare in cambio l’Italia e l’Europa? Molto, ma non solo in termini di investimenti economici, bensì soprattutto a livello politico. Il problema dei problemi è far uscire dall’isolamento in cui si trova e garantirne l’accerchiamento arabo mirante alla sua distruzione. Israele, nel contesto europeo, commetterebbe molto meno errori dovuti al fatto di essere il solo stato democratico in mezzo ad un ammasso di satrapie assassine e fomentate fanaticamente dal tarlo dell’integrismo islamico. Più cervelli, si spera, ragionano meglio che uno, talune asprezze di Tel Aviv avrebbero minor ragione d’essere, l’Europa sarebbe indotta a traffici più mirati con gli stati-canaglia, offrendo commesse un po’ più nobili di quelle basate sugli armamenti – e componenti – in cambio di petrolio. E, a tal proposito, sarebbe l’occasione buona per ricominciare a parlare delle sempre tanto evocate (è dal 1973 che se ne parla) e mai realizzate, fonti di energia alternativa. Queste, brevemente, alcune buone ragioni che spingono a favore dell’ingresso di Israele nella Ue. Un processo lungo? Sicuramente, ma occorre lavorare perché ciò si realizzi. E ogni voce che illumina tale prospettiva, è utile al disegno.

Giovanni Lubrano di Scorpaniello, per www.nogod.it

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4 Commenti a “Israele in Europa, alcuni buoni motivi.”

  1. Sofia scrive:

    Purtroppo ho avuto l’impressione, anche dall’incontro di ieri a Sharm , che si voglia procedere al solito modo: aiuti a pioggia sulla Palestina (che poi si riarma) carabinier qui e là magari supportati dalla police. Insomma niente di nuovo

  2. Aviva De Benedetti scrive:

    Credo che l’incontro di ieri non era il momento adatto per una proposta simile. Spero anche io come Lubrano e Pannella che al G8 esca la proposta

  3. Tiziana scrive:

    Come ho detto più volte io non credo proprio che la proposta pannelliana sia percorribile. Prima di tutto perchè tutti, compresi i sedicenti laici amano Pannela ma poi lo tradiscono con partiti che apparentemente offrono più comodo trogoli dove mangiare. E poi sostanzialmente perchè nessun paese europeo è amico di Israele. E anche gli amici presunti si sa che ti tirano di sciabola (o parlano male di te dopo che hai chiuso la porta)