13/01/09 – Israele, Gaza, gerarchie cattoliche, D’Alema, gli Usa. E l’Europa ?

13/1/09 –

Il peccato originale

Qualsiasi cosa faccia Israele sbaglia, perché è l’unico Paese al mondo che è nato, come i cattolici, col peccato originale. E’, secondo la vulgata, uno Stato che non esisteva e che si è inserito con forza in una terra di altri. Ma neanche la Palestina c’era sessanta anni fa – né il sogno né l’idea – e per affermarsi ha dovuto combattere soprattutto con i paesi arabi che rifiutarono la suddivisione del ’48. Oggi siamo davanti ad un quesito: chi vuole perseguire il sogno di due popoli due stati? Hamas che ha nel suo statuto l’obiettivo della distruzione dello Stato di Israele, o Israele che con l’Autorità nazionale palestinese ha già firmato accordi per la nascita di uno stato palestinese? L’altra domanda che non possiamo eludere è: può riaprirsi la fessura nella quale si impianta il seme antisemita? La Chiesa cattolica sembra divisa fra il suo antico sentimento antigiudaico e la paura del fanatismo religioso dei musulmani arabi (che pregano, e va bene, ma nel contempo bruciando le bandiere del nemico). Infine, sorprende una posizione come quella di Massimino D’Alema che sembra non essersi accorto del tempo che è passato e che continua a pensare come mezzo secolo fa, ignorando i nuovi attori (Iran) e le nuove parole d’ordine (jihad), e fingendo di non sapere che ormai lo scontro è diventato politico-religioso.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Quale futuro per Israele

In troppi si illudono che lo “splendido isolamento” di Israele sul contorto e complesso scenario mediorientale sia di per sé elemento necessario e sufficiente a garantire la sicurezza e il futuro del giovane Stato. A tal proposito vanno citate due opzioni “isolazioniste” che lasciarono il tempo che trovarono. La dottrina Monroe, elaborata dal quinto presidente degli Stati Uniti James Monroe (1817-1825) nel 1823: “l’America agli americani” affermava che l’Europa non doveva ingerirsi nelle vicende statunitensi e stabiliva le basi dell’isolazionismo. La storia si è incaricata di capovolgere tale impostazione. E la posizione dell’Inghilterra che, senza il provvidenziale aiuto di Franklin Delano Roosvelt, presidente statunitense dal 1931 al 1945, non avrebbe certamente potuto far fronte alle armate hitleriane. Eppure, fino a quel momento, la “solitudine” inglese rappresentava quanto di meglio ci fosse per cercare di imitarla o, perlomeno, per tentare di carpirne le diversità.
Tradotto in termini più pratici: inutile battersi il petto ogni 27 gennaio e poi avere espressioni condiscendenti verso chi non solo brucia le bandiere con il Magen David ma ogni giorno scarica decine di missili contro le città israeliane.

I 60 anni dello Stato di Israele dovrebbero avere insegnato, ai suoi dirigenti e al suo popolo e al mondo chi gli è veramente amico, che il Pese non può rimanere isolato come è oggi, con catastrofiche prospettive di annientamento. Il minaccioso aumento demografico arabo è tutto a suo, e non solo, svantaggio. E la questione che il numero fa la forza, principio caro ai totalitarismo del ‘900, è oggi reso ancora più pericoloso dalla capacità di stati preto-dittatoriali sovrappopolati come l’Iran, di dotarsi dell’arma atomica, un tempo alla portata esclusiva di Usa e Urss. Ora, se agli Stati Uniti e alla defunta Unione Sovietica va almeno riconosciuto il merito del cosiddetto “equilibrio del terrore”, pur con tutti i limiti che ciò comportava, con gli squilibrati di Teheran e dintorni non ci si può sentire tranquilli: né noi europei, né a maggior ragione Israele.

Fino ad oggi lo Stato ebraico ha potuto contare sull’appoggio esclusivo, non sempre disinteressato, degli Stati Uniti. Tiepidissimi gli inglesi, assolutamente distratta l’Europa. Può essere questo lo scenario di totale sicurezza? Gli Stati Uniti hanno i loro acciacchi, economici e militari; hanno eletto Barack Obama ma è una scommessa dagli esiti imprevedibili, almeno a medio termine. Certo, il petrolio arabo è ancora oggi una arma potente e i traffici – più o meno leciti – con certi stati, depongono più contro che non a favore di un rinnovato e migliore interesse europeo verso Israele. Però, è il caso dell’Italia, se ci sono solo pochissime persone, autorevoli, intelligenti ancorché bizzarre come Marco Pannella, allora non si fa una lunga strada.
Dovrebbe essere il governo italiano nel suo complesso a porsi in Europa come il primo e autentico sostenitore dell’ingresso di Israele nella Unione europea. E non sarebbe male se l’opposizione, una tantum, convenisse anche se in essa la parte sedicente cattolica potrebbe impennarsi circa il rapporto con i deicidi… Una linea, quella dell’ingresso di Israele in Europa, che il presidente del Consiglio Berlusconi potrebbero gestire, con ampi margini di visibilità e consenso, proprio adesso che è presidente dell’ex G8 ampliato a 20. Anche le imminenti elezioni israeliane dovrebbero chiarire il loro interesse, in considerazione del fatto che molti cittadini di quel Paese gradirebbero entrare in Europa.
Non sempre i dirigenti politici israeliani hanno ragione, ma diecimila volte meglio i loro errori (a patto che non siano eterni) piuttosto che gli integralismi arabi assassini e schiavistici.

Giovanni Lubrano di Scorpaniello per www.nogod.it

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16 Commenti a “13/01/09 – Israele, Gaza, gerarchie cattoliche, D’Alema, gli Usa. E l’Europa ?”

  1. Marcello scrive:

    Credo come Tiziana che D’Alema non si renda conto del fatto che la situazione pales-isra non si può guardare con le lenti che usavamo da giovani.
    Quanto ad Israele in Europa, mi chiedo quali garanzie darebbe un ingresso del genere agli israeliani.

  2. Wanda scrive:

    Credo che vada tenuto in conto che gli israeliani spesso hanno un passaporto europeo. Sicuramente sarebbero uno choc per l’Europa bacchettona. Chissà se una volta in Europa averebbero la stessa libertà che gli garantisce oggi il Paese.
    L’idea ottimista che Lubrano espone su un eventuale interessamento di Berlusconi mi lascia perplesso. Comunque , visto che si vuole accreditare come statista forse è meglio che si butta sulla politica estera visto che quella interna fa acqua.

    Saluti a tutti e buon lavoro

    Wanda

  3. Anonimo scrive:

    Se Isarele avesse voluto avrebbe spianato Gaza, se non lo ha fatto è perchè evidentemente gli egiziani sono al lavoro con Israel.

  4. Avi scrive:

    D’Alema ha attraversato la linea che divide un giudizio politico (che può o meno piacere) da una presa di posizione militante fanatica.
    Forse soffre di sensi di colpa (anche lui da piccolo pioniere comunista avrà imbracciato il catechismo) per i 78 giorni di bombardamento della Nato sulla Serbia (do you remember D’Alema primo ministro?). Non sorprende poi il suo giudizio sulla grande sensibilità della Chiesa cattolica.

  5. Bordino scrive:

    Io ho l’impressione che il progetto pannelliano non sarà messo in agenda come si auspica Lubrano. Credo che sia piuttosto insita nell’europeo la memoria diciamo così del recente passato. Nonostante i pianti strazianti nelle giornate della memoria, e ancora qui sono con Lubrano, è ben lontana l’Europa dall’aver compreso la portata del suo gesto. Che poi la Chiesa e D’Alema sono più onesti di tanti silenti piagnucoloni. Come ultima osservazione ho visto fior di fascisti questi giorni strapparsi gli abiti per Israele. Ecco, questi signori, sarebbero disposti a sedersi a tavola con persone così distanti da loro?

  6. Gino Pieri scrive:

    Ma questo Lubrano é pazzo? Non basta il casino che hanno fatto con l´entrada dei paesi dell´Est nella UE?
    Saluti cari

  7. Stefania scrive:

    Cara Tiziana,

    secondo me Massimo D’Alema ha tutte le intenzioni di radicalizzare lo scontro all’interno del PD. Lui è forte del successo che sta ottenendo con Red che aumenta i suoi iscritti al contrario del Pd, e infatti Veltroni non fa che sbuffare per i continui convegni della Fondazione Italianieuropei. La nostalgia dei Ds, cioè di qualcosina di sinistra, deve essere cavalcata e magari prendere al laccio anche qualche scalmanato della sinistra estrema può far comodo. Del resto se deciderà di rompere col Pd sarebbe per lui molto più nobile rompere su grandi questioni – e il medioriente lo è – piuttosto che per la vigilanza rai scucita a Nicola Latorre.

    Quanto a Israele in Europa, il cav. Berlusconi è sufficientemente bizzarro per fare una proposta così “pannelliana”. La domanda è : Israele ci starebbe? E se si chi dei paesi europei potrebbe dire ok?

    Saluti a tutti i lettori di NoGod

    Stefania Latorre

  8. Stefania scrive:

    Lettera di Victor Magiar pubblicata sul Corriere della Sera.

    Caro direttore, chi ha dormito almeno una volta in un campo profughi palestinese sa che è una menzogna confondere il popolo palestinese con Hamas.
    Il colonialismo non ha solo il volto cinico e razzista dell’europeo predatore, ma può avere anche quello ipocrita, e comunque razzista, dell’europeo benevolo, dallo sguardo pietoso e indulgente verso altri popoli considerati incapaci di prendere in mano il proprio destino.
    Così, i colonialisti dal volto umano non vogliono vedere la più evidente delle verità: una parte del popolo palestinese ha scelto di risolvere la propria condizione di oppressione usando gli strumenti della politica e del compromesso, un’altra parte, minoritaria, ha scelto la via della guerra totale, della nuova «soluzione finale» per gli ebrei in Medio Oriente e nel resto del mondo.
    Rimango sempre allibito quando sento dire che la condizione di occupazione (o in generale quella di oppressione o sofferenza) debba inevitabilmente sfociare in scelte radicali: non è vero. È possibile invece esprimere altre posizioni e individuare altre vie: questo è il dibattito che ha attraversato la società palestinese in questi decenni e che trova nella nell’ANP e in Mahmoud Abbas la sua più avanzata rappresentazione.
    Del resto (smascheriamo un’altra manipolazione) la posizione rappresentata da Hamas non si può definire radicale, ma fanatica, razzista e totalitaria.
    È ormai insopportabile sentir recitare il solito mantra che la pace fra israeliani e palestinesi non è stata raggiunta per responsabilità di «entrambe le parti»: dal 2000 la pace è in ostaggio della multinazionale dell’integralismo islamico e nessuno in questi anni ha realmente aiutato Al-Fatah a contrastare Hamas, anzi… Nel mondo musulmano importanti finanziatori hanno ingrassato Hamas a dismisura, in Europa politici e «attivisti», mascherati da campioni della realpolitik, hanno fatto di tutto per farci digerire il mostro integralista.
    Questa, secondo me, la massima responsabilità dei manipolatori della parola più sacra ad ebrei e musulmani: pace. Quando Hamas si è impossessata di Gaza decimando per le strade i militanti di Al-Fatah, i loro dirigenti e i loro parenti, bambini inclusi,
    (www.youtube.com/watch?
    v=7_OGhj43GAE) nessun presunto «amico del popolo palestinese» ha fiatato, nessuno ha formato delegazioni di pacifisti o di parlamentari per fermare i golpisti e il loro eccidio fraterno.
    Così come non li abbiamo visti andare da Hamas a chiedere di smettere il lancio dei missili (… e a dire il vero non li abbiamo visti nemmeno protestare per altre tragedie in altre parti del mondo).
    No. Il colonialista dal volto umano ha sempre la stessa risposta pronta: «poveretti bisogna capirli… hanno tanto sofferto» e quindi è loro concesso tutto. In realtà è a Hamas che concedono tutto, al popolo palestinese rimane solo una sanguinaria dittatura.
    Siamo ormai al paradosso: in Europa le strade si gonfiano di urla che confondono la tragedia palestinese con il disegno di Hamas, che vuole la tragedia, mentre nel mondo arabo si attende con ansia la caduta di Hamas, la cui sconfitta militare e politica potrà aprire nuovi scenari.
    Immagino già la risposta, il solito mantra: la soluzione è politica! Certo, ma la soluzione politica ci sarà solo a condizione della sconfitta del ricatto militare.
    Chi crede nella violenza ha un suo codice culturale e psicologico: Hamas ha interpretato la pazienza di Israele come segno di debolezza.
    Dopo 8 anni di missili Israele non solo ha risposto, ma ha spiegato a Hamas, Hizb-Allah e Iran, che è ancora uno Stato solido e forte, che la loro violenza non paga.
    Invece di raccogliersi ad Assisi per fare proclami sul destino del mondo, vadano i pacifisti a Sderot e a Gaza: spieghino loro a Hamas che la soluzione è solo politica. Spieghino che deve rinunciare alla violenza contro Israele, Al-Fatah e i palestinesi.
    Spieghino ai cittadini del sud di Israele che possono fare affidamento anche sull’opinione pubblica europea, e non solo su Tzahal.

  9. Sofia Umani Ronchi scrive:

    Secondo me in Europa prima Isrele, e poi magari anche la Palestina

  10. Lubrano scrive:

    La proposta mirante ad inserire lo Stato di Israele nell’Ue, sul solco dell’idea lanciata da Marco Pannella, ha provocato un dibattito interessante e intelligente. Premesso che considero assolutamente positivo il fatto che si possa pensare con il proprio cervello e negativo che ci si richiami sempre e soltanto ad altrui posizioni, osservo che l’antica proposta del leader radicale aveva il torto – capita spesso che aver ragione subito induca altri a bollarti da visionario – di essere stata elaborata in un momento evidentemente non propizio. Momento che, agli occhi di chi scrive, per gli eventi in corso sembra certamente più favorevole. Un po’ di lucida follia deve aiutare la forza dell’idea che se rimane circoscritta nella testa di chi la rimugina, sempre lì dentro resterà blindata. E darle un minimo di visibilità aiuta, stimola il confronto, cerca di fare uscire dai vecchi e logori e antistorici schemi e/o steccati. Sono del parere che se è indispensabile l’ingresso di Israele nell’Ue , è parimenti essenziale ridiscutere la politica italiana verso certi paesi che si affacciano sul Mediterraneo e che ci sono dirimpettai. Mi riferisco alla Libia. Soldi alla Libia per cancellare il passato coloniale e per impedire che quel governo agevoli le carrette cariche di migliaia di disgraziati per lo sbarco a Lampedusa? Benissimo , ma allora analogo impegno il governo (da cui dipende anche la politica estera) italiano lo deve prendere per il si ad Israele tra gli Stati europei. Poiché la politica si fa con le forze che ci sono e i governi (Berlusconi Prodi, fa lo stesso) che la maggioranza degli elettori manda al potere. Ai governi penso si debba chiedere realismo, nella politica interna come in quella estera. Ed equilibrio. Anche perché l’Europa ha molto da farsi perdonare da tutti gli ebrei. E’ vero che l’ex Germani nazista , quella occidentale, rimborsò con un tot di miliardi di marchi i “danni” arrecati alle tante comunità. Ma pensare di risolvere tutto con un rimborso non mi pare la soluzione politica più adatta. Né, insisto, serve che ogni 27 gennaio da un lato ci si batta il petto e poi il giorno dopo si tace sulle bandiere bruciate. Il problema è tutto politico e ci vorrà pazienza pazienza pazienza. Provocare un ampio dibattito, fare uscire allo scoperto chi veramente ha a cuore il futuro di Israele, in cui vivono tanti italiani , francesi, inglesi, belgi , russi… , non farsi intimidire o soggiogare dalle posizioni pro Hamas, pro Iran, posizioni espresse autorevolmente anche da ex ministri degli Esteri. Però anche Israele deve fare da sponda, a prescindere da chi vincerà le prossime, e imminenti, elezioni. Tenere il punto, ohibò
    Lubrano

  11. Tiziana scrive:

    Sono d’accordo con Stefania quando dice che D’Alema cerca vie alte per tagliare i ponti. Ma credo anche, come dice Antonio Polito sul Riformista , che l’orgoglio intellettuale gli fa credere più nobile spezzarsi che piegarsi. Inoltre dimentica che le trattative, che con tutta evidenza gestiva fino ad un anno fa dalla Farnesina, questo hanno prodotto.
    Lubrano col suo ottimismo è ancora troppo avanti , come Pannella che ha sempre ragione troppo presto.
    Devo dire però che sono amareggiata delusa e anche peggio dal mondo cosiddetto laico/ateo che si muove sui siti e blog sedicenti amici. Israele è l’unico paese laico e democratico del medioriente, dove quando i governi sbagliano – e sbagliano – sono sottoposti al giudizio degli elettori, dove la libertà di informazione è acclarata, dove i militari che si sono macchiati vengono sottoposti al giudizio di tribunali indipendenti, dove è garantita la libertà religiosa e i diritti civili, insomma , si preferisce parteggiare per chi prova a introdurre la sharia preferendo fare i filopalestinesi (dimostrandolo magari boicottando i commercianti ebrei o tirando la vernice sulle sinagoghe) e mandando alle ortiche i palestinesi. Di più, gruppi che stigmatizzano le gerarchie vaticane anche quando alla vecchina di Vigata cade un ostensorio in testa, si sono ben guardati dal segnalare la dispari posizione del Vaticano. Tra l’altro particolarmente grave non per il noto sentimento antigiudaico del cattolicesimo ma per una evidente paura dell’avanzata islamica. Ma questo è uno dei motivi per cui il laicismo perde.
    Quanto alle destre italiane compattamente pro-Israele, immagino che sia un po’ il meccanismo del corpo umano. Il posto lasciato vuoto viene subito riempito dagli altri organi. Comunque sono concorde che Israele in Europa sarebbe uno choc di modernità e laicismo che, forse, solo la Gran Bretagna potrebbe tollerare.
    Saluti e grazie a quelli che hanno contribuito al dibattito,
    Tiziana

  12. Sonia scrive:

    Credo che il comportamento dei filopalestinesi italiani nuoccia gravemente alla vita dei palestinesi.

  13. tati scrive:

    BASTA!NON E’ PIU’ TEMPO PER CERCARE LE COLPE I FATTI SONO MOLTO CHIARI. I CIVILI STRAZIATI E DISPERATI CHE CADONO IN MANO AD ASSOCIAZIONI CHE PROMUOVONO LA GUERRA E IL TERRORISMO E’ A LORO CHE DOBBIAMO RIVOLGERE IL NOSTRO INTERESSE LE NOSTRE CURE. OGGI CI SONO FIGLI DI ISRAELE E FIGLI DELLA PALESTINA CHE MUOIONO SOTTO LE BOMBE AL FOSFORO E IN ATTENTATI KAMIKAZE. IL LORO DOLORE E’ COSì GRANDE CHE HA EFFETTI A LIVELLO GLOBALE OGNI GUERRA NEL MONDO OGGI E’ FIGLIA E SORELLA DEL CONFLITTO TRA ISRAELE E PALESTINA. OGNI ATTO DI OCCUPAZIONE E REPRESSIONE SEMBRA POSSIBILE PERCHE’ DAL 1948 NESSUNA ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE E’ STATA CAPACE DI RISOLVERE IL PROBLEMA “LA QUESTIONE PALESTINESE”. VANNO GARANTITE LA LIBERTA’ E LA SICUREZZA DI ENTRAMBI I POPOLI. CHE ENTRAMBI ABBIANO QUESTA TERRA DI NESSUNO MA IN PARTI UGUALI E CON UGUALI DIRITTI.SIAMO TUTTI POPOLI INVASORI SE NEL PAESE IN CUI VIVIAMO NON GARANTIAMO LA PACE LA LIBERTA’ E IL RISPETTO PER LE PERSONE CHE CI VIVONO. META’ PER UNO ANCHE UN BAMBINO LO CAPIREBBE.

  14. Marianne scrive:

    Concordo con tati, ma le soluzioni vanno cercate al di là del generico orrore. Stringersi le mani e sfilare con le bandiere non serve anche se per troppo tempo ci si è cullati in questa realtà. la proposta del sig. Lubrano dovrebbe trovare un più ampio di battitto . Confido che Pannella e Bonino provino a riparlarne con forza.

  15. Tim scrive:

    Non credo che Israele possa fidarsi dell’Europa