31/12/08 – Se lo faccio una volta sono un filosofo. Se lo faccio due volte sono un pervertito (con tante scuse al sig. Voltaire)
Samuel P. Huntington è morto il giorno prima di Natale a 81 anni a Marthas Vineyard, isola delle vacanze al largo di Cape Code. La notizia è stata diffusa attraverso il sito dell’Università di Harvard dove aveva insegnato per 58 anni. Suoi studenti sono stati Francis Fukuyama, autore del libro La fine della storia e Fareed Zakaria direttore di Newsweek International. I più lo conoscevano per Lo scontro di civiltà (’96) dove sosteneva che i nuovi conflitti, dopo la fine della Guerra Fredda, non si sarebbero più basati su divisioni ideologiche, ma sulle differenze culturali fra le maggiori civilizzazioni mondiali. In particolare fra la civiltà occidentale e quella islamica per la diversità di tradizioni e valori. Molti considerarono il saggio una provocazione, una incitazione alla intolleranza, anche se dopo l’11 settembre (2001) in parecchi riconobbero il pragmatismo del saggio. Secondo Robert Kaplan, il filosofo politico apparteneva ad un razza in estinzione, in grado di coniugare “ideali liberal con una comprensione profondamente conservatrice della storia e della politica internazionale”. Fu consulente della Casa Bianca durante la presidenza Carter, una parentesi, perché ha sempre definito il suo ambiente naturale l’università. Che però non l’ha amato molto: nominato due volte all’Accademia delle scienze è stato respinto dai colleghi che lo rimproveravano di essere un sostenitore della discriminazione razziale. Il suo ultimo lavoro Chi siamo? Tocca un nervo scoperto della società statunitense, cioè la massiccia immigrazione sudamericana che potrebbe, secondo Huntington, aiutare a scrivere la parola fine al sogno americano.
Tiziana Ficacci, per www.nogod.it
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