Repubblica Vaticaliana.

Eluana e i guardiani ubbidienti di MICHELE AINIS

……… la questione si misura essenzialmente in punta di diritto. Come
d’altronde fin qui è sempre accaduto, in questa guerra di carte
bollate e di sentenze combattuta su un corpo senza coscienza, senza
volontà. Tuttavia l’ultimo episodio registra un miracolo giuridico:
la resurrezione del defunto. Il provvedimento di Sacconi riesuma
difatti la funzione d’indirizzo e coordinamento, con cui lo Stato ha
regolato per trent’anni l’attività delle Regioni. Lo faceva in nome
dell’interesse nazionale, una formula magica ospitata nel vecchio
testo della Costituzione. Ma a condizione che l’atto d’indirizzo
venisse espressamente previsto in una legge, che fosse adottato
dall’intero Consiglio dei ministri, che la Conferenza Stato-Regioni
avesse manifestato il proprio assenso. Come stabiliva l’art. 8 della
legge Bassanini (n. 59 del 1997), che entrò in vigore quando la
funzione d’indirizzo e coordinamento era ormai agonizzante, incolpata
non a torto d’aver affossato l’esperienza regionale.

Nessuna di queste tre condizioni ricorre nel provvedimento solitario
di Sacconi, che dunque suona illegittimo perfino rispetto al vecchio
ordine giuridico. Ma nel 2001 la riforma del Titolo V ha soppresso
ogni riferimento all’interesse nazionale e ha soppresso perciò le
basi su cui poggiava il potere d’ingerenza del governo. Non solo:
l’art. 8 della legge La Loggia (n. 131 del 2003) ha poi ulteriormente
precisato, a scanso d’equivoci, che gli atti d’indirizzo e
coordinamento sono vietati nel campo della sanità. Sicché l’atto
firmato da Sacconi è due volte incostituzionale: sia per il passato
remoto che per il futuro prossimo. Anzi tre volte: perché oltre a
offendere le competenze regionali calpesta la sovranità del
Parlamento (soltanto una legge statale di principio può intervenire
in materia sanitaria), e perché viola le attribuzioni del corpo
giudiziario (sul caso Eluana c’è ormai una sentenza definitiva della
Cassazione).

Insomma questo provvedimento non vale nulla, è come una legge
promulgata dal direttore delle Poste. E allora a cosa serve?
Semplice: serve a intimidire gli ospedali, a ricattarli minacciando
di togliergli i quattrini, se non addirittura la licenza. E perché
Sacconi, che è persona seria, ci ha messo in calce la sua firma? Ri-
semplice: perché ha agito sotto dettatura. Non è il primo caso, non
sarà purtroppo l’ultimo. È appena successo con i fondi per le scuole
private, dopo la protesta a squarciagola della Cei: 120 milioni
spariti e subito riapparsi con un emendamento in Finanziaria. Succede
con la pillola del giorno dopo, la cui vendita al pubblico viene
rinviata di anno in anno, con gran soddisfazione del Vaticano.

Diciamolo: c’è un Antistato dentro il nostro Stato. Le sue
sentinelle, i suoi stessi generali, sono ormai i generali dello Stato
italiano. Da qui l’impotenza della cittadella burocratica, da qui la
complicità della politica: l’una e l’altra ormai espugnate
dall’interno, e senza neanche la fatica di fabbricare un cavallo di
Troia. Da qui la strage della nostra civiltà giuridica, pur sempre
figlia del secolo dei Lumi, quando l’Antistato ha in odio le carte
settecentesche dei diritti, l’etica del dubbio, la separazione dei
poteri. Prima di consegnarci prigionieri, c’è però un Dio laico cui
possiamo chiedere soccorso. È un giudice, e magari qualche volta può
sbagliare. Ma giudica con la stessa toga ministri e cittadini. E
nessuno ministro, così come nessun cittadino, ha il potere di
rovesciarne le sentenze.

michele.ainis@uniroma3.it

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2 Commenti a “Repubblica Vaticaliana.”

  1. sonson scrive:

    hello…

    I have already seen it somethere…

  2. chineseman scrive:

    hi…

    memorized…