…. offende la terza carica della Repubblica Italiana : Fini, meschino opportunista. “Di certo, sorprende e amareggia il fatto che uno degli eredi politici del fascismo, che dell’infamia delle leggi razziali fu unico responsabile e dal quale pure da tempo egli vuole lodevolmente prendere le distanze chiami ora in causa la Chiesa Cattolica. Dimostrando approssimazione storica e meschino opportunismo politico”. L’Osservatore Romano conclude oggi con queste parole un breve articolo sulle leggi razziali del 1938, intitolato laconicamente “A proposito delle dichiarazioni di Gianfranco Fini”. Fino ad ora nessuna reazione ufficiale a questo autentico oltraggio a una delle tre più importanti figure istituzionali del nostro Paese. Fino a quando dovremo sopportare ingerenze politiche continue, spolpamento economico e oppressiona mediatica da questa monarchia assoluta che domina sul nostro paese grazie alla complicità e acquiescenza del PD-Partitus Dei e del PDL-Popolo della Libertà vigilata dal vaticano ?
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Parlamentari e politici succubi del vaticano vergognatevi!
Commento forzatamente monotematico, quest’oggi. Tutti i giornali di oggi si concentrano, com’era prevedibile, sulle posizioni di Gianfranco Fini in merito all’atteggiamento della Chiesa nei confronti delle leggi razziali. Il suo discorso alla Sala della Regina della Camera quale “padrone di casa” durante una cerimonia a ricordo dei 70 anni dagli infami provvedimenti ha sollevato un autentico polverone nel mondo politico e negli ambienti degli storici. Come sempre, occorre fare un po’ d’ordine e considerare separatamente il contenuto delle affermazioni, le valutazioni dei politici e degli storici, il commento di alcuni giornalisti.
Le affermazioni del Presidente della Camera. Fini ha ribadito la sua salda posizione di totale condanna delle leggi fasciste contro gli ebrei, già da tempo definite “un’infamia”. Ma stavolta è andato più in là, aprendo una coraggiosa finestra sul silenzio, sulla passività e sull’assuefazione mostrate allora dalla società italiana nel suo complesso e sottolineando con rammarico la mancanza di una reazione ufficiale da parte della Chiesa, anch’essa coinvolta in un clima di generale accettazione.
Le valutazioni dei politici. Apriti cielo. A parte il deciso appoggio trasversale giunto da Veltroni e dall’Italia dei Valori, a parte il sostegno di alcuni suoi fedelissimi di partito, il mondo politico si schiera nettamente contro le dichiarazioni di Fini. Soprattutto l’ampio e anch’esso trasversale settore dei cattolici, che dal PdL e dal PD ugualmente giudicano unilaterale il suo giudizio, colpevole ai loro occhi di non considerare i numerosi e tempestivi interventi di Pio XI contro il provvedimento fascista. Ne parlano, con cronache dettagliate, praticamente tutti i quotidiani: “Corriere”, “Repubblica”, “Stampa”, “Sole 24 Ore”, “Unità”, “Avvenire”, “Libero”, “Liberal”, “Tempo”, “Messaggero”…, dando naturalmente valutazioni politiche attuali a questa levata di scudi; valutazioni che offrono spunto anche a riflessioni di fondo sui motivi della strana, continua commistione tra realtà politica d’oggi e analisi del passato.
Il punto di vista degli storici, certo più affidabile. Gli studiosi cattolici sono compatti nel difendere, documenti alla mano, l’operato della Chiesa e in particolare la posizione di Pio XI. Da Giovagnoli a Malgeri, a Sale, a Riccardi, tutti ripercorrono – intervistati sull’ “Avvenire”, su “Liberal”, sul “Corriere”, sul “Riformista” – gli interventi del Papa volti a denunciare e a tentare di disinnescare le posizioni razziste e antisemite del regime (dall’enciclica Mit brennender Sorge del 1937 diretta però contro il nazismo “pagano”, al previsto e mai realizzato documento contro il razzismo, al discorso pronunciato all’indomani delle leggi sulla scuola del 6 settembre 1938, ai richiami diretti allo stesso Mussolini, all’appello a Vittorio Emanuele III). Ma, appunto, si concentrano sulle posizioni personali e sui tentativi “privati” del pontefice, certo fuori discussione. Non parlano di un’azione contraria della Curia in quanto tale, non ricordano – perché non ce ne furono – passi ufficiali della Chiesa per opporsi al provvedimento. Lo stesso Giovanni Sale, docente all’Università Cattolica, distingue le posizioni di Pio XI da quelle che lo circondavano, descrivendo sul “Riformista” il clima ambiguo, timoroso, sospettoso che caratterizzava allora gli ambienti vaticani. Tra gli storici “laici”, Giordano Bruno Guerri ricostruisce in modo convincente (con un articolo sul “Giornale”) la situazione di allora, ed è il solo a richiamare apertamente la tradizione e la cultura antigiudaiche diffuse e ancora imperanti nel mondo cattolico di quegli anni.
Il commento di alcuni giornalisti. Non sono molti i cronisti che si fanno commentatori e ci offrono una valutazione dell’intervento di Fini. Tra questi spicca Filippo Rossi, che (non solo, certo, perché scrive per “Il Secolo d’Italia”) apprezza il discorso del Presidente della Camera e ne sottolinea i punti forti: il coraggio nell’andare oltre le appartenenze e gli schieramenti prevedibili, la lucidità con cui ha colto la generale assuefazione della società italiana di ieri (la citazione degli Indifferenti di Moravia) e la puntualità con cui ha scalfito il vizio di autoassoluzione della società italiana di oggi sottolineando invece l’esigenza di non sottrarsi ai conti col passato se si vuole guardare al futuro, la capacità infine di cogliere i rischi attuali del razzismo e dell’antisemitismo. Un appoggio sostanziale viene anche da Pierluigi Battista, che sul “Corriere” nota implicitamente come Fini abbia messo il dito sulla piaga e ricostruisce poi con nomi e cognomi illustri i peccati di assuefazione, appoggio, lusinga del potere, ricerca del tornaconto personale commessi dall’intellighenzia culturale e politica più “insospettabile”, delineando così la palude opaca della società italiana di quegli anni. Su posizioni diverse Renato Farina (“Libero”), pieno di elogi al personaggio Fini (esponente ormai di una destra “francese”) ma critico sul punto: perché sottolineare proprio il silenzio della Chiesa che fu l’unica ad opporsi e tacere sul silenzio dei laici? Critico anche Aurelio Lepre sul “Mattino”: l’intervento nel “privato” era il solo allora possibile, e ci fu.
Che dire, in conclusione? Il Papa certo si oppose, ma su un piano individuale e mai ufficialmente ( o meglio, lo fece solo per salvare gli ebrei che avevano fatto matrimonio misto). La Chiesa in quanto tale fu assente e addirittura coinvolta (Vedi, in proposito, l’articolo di Silvana Calvo sull’ultimo numero di “Ha Keillah” – ottobre 2008). Troppo uniforme appare quindi la difesa d’ufficio da parte degli storici cattolici, documentati solo in un senso e del tutto dimentichi dell’antigiudaismo tradizionale della Chiesa, ancora ben saldo nel 1938 e poi nell’estate-autunno 1943, quando fu proprio il suo intervento a ritardare l’abolizione delle leggi razziali. La posizione di Fini, al contrario, si apre ad una visione complessiva, non ritaglia alibi e isole di bontà artificiose; denuncia senza acrimonia ma con chiarezza un vizio generale, un peso collettivo, che coinvolse certo in primis il fascismo ma che fu sostenuto dalla società italiana tutta, anche dalla complessiva inerzia-connivenza di un istituto anche allora così influente come la Chiesa.
Ma, a monte di tutto, resta la perplessità per il continuo connubio tra storia e politica attuale; resta il dubbio scettico (quindi costruttivamente critico) di fronte a questa ripetuta sovra-esposizione ebraica sui fatti italiani di oggi. Non è qualcosa che va un po’ al di là della sacrosanta ricostruzione storica e del doveroso impegno della memoria?.
David Sorani
good going
knew it