14/12/08 – Cambiare (donne) si deve

 

Equiparare l’età della pensione delle donne a quella degli uomini è un suggerimento che Emma Bonino, l’unica donna della politica italiana, sta proponendo già dallo scorso anno al dibattito. Tutta l’Europa va in questa direzione e presto anche l’Italia, che è già oggetto di una procedura di infrazione comunitaria per quanto riguarda l’impiego pubblico, dovrà adeguarsi. La scorsa settimana durante un convegno organizzato dai radicali italiani, il ministro Sacconi ha escluso che l’Italia si adeguerà a quanto richiesto dall’Europa (!). Ieri il ministro della Funzione Pubblica Brunetta ha dichiarato che con tempi e modi flessibili nella pubblica amministrazione presto ci si adeguerà al resto dell’Europa. I sindacati tutti, dalla Cgil alla Ugl, hanno escluso che la strada è, al momento, percorribile. Va ricordato alle donne che potrebbero seccarsi di lavorare come gli uomini, che cinque anni di contribuzione in meno si traducono in una pensione minore e a maggior rischio di erosione. Le donne sanno che, tornando a casa, finiscono col fare le bambinaie ai nipotini e le badanti ai genitori e ai suoceri. I detrattori della proposta dicono che i cinque anni di lavoro in meno indennizzano le donne per il peso del lavoro domestico e di cura. Ma piuttosto che questa carità pelosa, meglio sarebbe investire in asili nido, in strutture per anziani… in breve in quei servizi, ora inesistenti, e ai quali le donne suppliscono con fatica e sacrificio di sé. In troppi, datori di lavoro, sindacati, ministrisacconi, pensano che il lavoro femminile sia uno sgradevole accidente che è meglio circoscrivere e contenere. Le donne, in genere più intelligenti e intuitive degli uomini, credo che per prime capiranno che è il caso di lavorare cinque anni per avere una pensione meno bassa (e mandare a fanculo tutti questi stronzi che vogliono sottometterci:bambini, vecchi, sindacati, ministrisacconi).

Tiziana Ficacci,  per www.nogod.it

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40 Commenti a “14/12/08 – Cambiare (donne) si deve”

  1. Marcello Dall'Orta scrive:

    Finalmente!

    Al bando l’ipocrisia, ero certo che voi di Nogod sareste arrivati primi anche su questo.

  2. Anonimo scrive:

    Sono d’accordo con Tiziana, le donne al lavoro sono viste come un accidente. Ma poi, qualcuno allora proponesse di uscire dall’Europa.

  3. paolida scrive:

    Certo che se l’alternativa è andare in pensione prima per spupazzarsi nipoti e nonni, meglio lavorare in miniera ! Scherzi a parte, la soluzione migliore mi sembra sia lasciare liberi uomini e donne dopo i 60 anni di andarsene in pensione con la pensione che hanno maturato e che si sono pagati (il deficit pensionistico nasce dal fatto che accollano l’ intera assistenza previdenziale, le casse integrazione, le mobilità sulle spalle dei soli lavoratori dipendenti) poi chi vuole restare fino ai 65 lo faccia pure. Non si vive di solo lavoro e ognuno purché sia in grado di mantenersi deve essere libero di scegliere cosa fare della propria vita e del proprio tempo.
    Il problema del lavoro domestico che costituisce in effetti un secondo lavoro parallelo al primo è un problema che devono risolvere le donne stesse, semplicemente non accettando più di farlo come attività naturale e dovuta e finché non ci riusciranno non ci sarà legge che tenga. Come per le quote rosa, non è riservando una quota che si muta il rapporto donne-politica.

  4. Salvatore Sciarrotta scrive:

    Direi: libertà di scelta per tutti, uomini o donne, come scrive la Signora Paolida. Comunque molto dipende dal lavoro che si svolge.
    Cordialità
    Salvatore

  5. Anonimo scrive:

    le donne devono smettere di fare figli, questa è l’unica e vera rivoluzione per la parità…

  6. Sandra C. scrive:

    Le donne dovrebbero essere retribuite come gli uomini,anzi, di più in quanto partoriscono gente per lo stato!

  7. Stefania scrive:

    L’Europa ci impone un approccio culturale diverso facendoci uscire dalla logica delle compensazioni a posteriori per le donne.
    Il prepensionamento è un modo per perpetrare le discriminazioni nei confronti del lavoro femminile. Penso che sarebbe bene mettere un tetto per tutti, uomini e donne, a 60 anni, e lasciare la facoltatività per gli ulteriori 5. Ma è impensabile continuare questo “falso” privilegio.

    Stefania Latorre

  8. Aviva scrive:

    Sono d’accordo con l’equiparazione dell’età pensionabile. Ma se Brunetta riuscirà nel suo intento (cosa di cui dubito, anzi mi chiedo, cosa pensa il papa di ciò?) sarebbe bene che con i soldi risparmiati , compresi quelli della multa che in caso non pagheremmo all’Europa, sia interamente utilizzata per rendere uguali le condizioni di accesso al lavoro delle donne. E poi potenziamenti di asili nido (e finiamola con la favola che le donne vogliono occuparsi dei figli 24 ore su 24) e, soprattutto servizi per gli anziani.
    Lo sfacciato Calderoli ha insistito nel ricordare, al pari di Sacconi che un tempo era socialista, che le donne meritano questi cinque anni perché si occupano della famiglia. Non troppo diverso, anche se più doloroso per me, quanto affermato da Luciana Castellina sul manifesto , che sostiene che alle donne non deve essere sottratto un pezzo di vita cui hanno diritto dopo anni e anni di lavoro in famiglia.
    Mi sembra che il concetto di famiglia, e soprattutto il giudizio sulle donne, è immobile per politici, sindacalisti, giornaliste (che peraltro continuano a lavorare pur avendo superato da tempo i 60)

    Saluti, Aviva De Benedetti

  9. Valeria Manieri scrive:

    vi segnalo il gruppo facebook a sostegno equiparazione…mi raccomando iscrivetevi e fate iscrivere! il tema sta finalmente uscendo…

    http://www.facebook.com/group.php?gid=40343735958

  10. Tiziana scrive:

    Le donne per essere libere devono vere, ahime, soldi. Una più lunga età lavorativa consente di avere qualche spicciolo in più.

  11. Franca C. scrive:

    Io francamente trovo pretestuosa questa storia dei 60 anni per tutti dei lavori usuranti ecc.

    Questa sorta diprivilegio concessa graziosamente, la paghiamo moltissimonoi donne.

  12. Anna Spina scrive:

    vabbhè aumnetiamol’età pensionabile, però, magari pure gli stipendi
    alle donne e diamo strutture: asili e centri per gli anziani che siano retti in modo moderno e attento agli orari delle famiglie e dei single che ne usufruiscono.
    Molte donne, poi credo vogliano andare in pensione eprchè sono stufe di lavorare come muli fuori e dentro casa,
    finchè non cambiaranno loro per prime questa mentalità che le vuole sempre pronte ad immolarsi sull’alatare di genitori egoisti, di mariti stra-egoisti e di figli fancazisti hai voglia possiamo fare tutte le riforme che si vuole ma si resta sempre attaccate al modello di famglia catto-fascio
    sui nostri politici, stendiamo la solita coperta pietosa, tanto mi sembrano tutti dei rubagalline

  13. Franca C. scrive:

    è un gatto chesi morde la coda.prima bisogna cambiare le regole,solocosì si cambia lamentalità. chi resiste (adesempio i sindacati) èperchèsonocontroi cambiamenti

  14. Miriam scrive:

    Vai Brunetta (anche se credo che non riuscirà)

  15. Anna Spina scrive:

    credo la realtà sia molto più complessa e quindi anche quella femminile. Le rispsote che diamo poi forse dipendono molto dal “modello” di donna che lavora che si ha in mente,
    se il modello è una donna che svolge un buon lavoro d’ufficio che ha una cultura medio alta che si muove in un preciso ambito sociale e che magari è sinlge probabilmente l’idea di andare in pensione più tardi la rende felice, avrà più soldi e si manterrà più attiva.
    Credo che però lo sguardo cambi sulla faccenda se il “modello” è altro:
    donne che svolgono mansioni più basse, lavori faticosi, donne che lavorano in fabrica e che magari si trovano a gestire bilanci familiari in cui si risparmia sul centesimo, donne che lavorano con l’acqua alla gola in sostanza, ho sinceramente seri dubbi sul fatto che a questo modello di donna piacerebbe tirare carretta lavorativa per altri 5 anni, magari vorrebbero adesso stipendi meno umilianti in modo da mettere da parte qualche lira, da concederesi qualche breve arcobaleno.

  16. paolida scrive:

    Ha ragione Anna, se non si coniugano le battaglie per i diritti civili con quelle per i diritti sociali, il discorso resta astratto e si rischia di confondere chi nel lavoro vede una forma di realizzazione personale ed anche di soddisfazione economica e chi, invece, lavorando riesce a malapena a sopravvivere. Comunque anche se l’età della possibile pensione resta fissata ai 60 anni nessuno obbliga nessuno ad andare in pensione se non ha raggiunto il tetto contribbutivonon proseguire la propria attività per ultrriori 5 anni.

  17. Bianca P. scrive:

    Secondo me sbagliate entrambe e invece hanno ragione Tiziana e Aviva. Il lavoro femminile deve essere assolutamente grantito con uguali possibilità di carriera. ed è per questo che il finto privilegio dei cinque anni non ha senso. Quanto a Paolida che sposa la linea sindacale del ben altro, questi modi di prendere tempo sono soltanto maniere per non fare nulla tipicamente italiane. Avete in mente un lavoro preindustriale (gli usuranti vanno già in pensione prima), altrimenti possiamo rimanere con l’età diversa come il Messico e la Polonia. Se avete in mente quel modello femminile lì, va bene, ma è un modello contro le donne e sarebbe bene dirselo

  18. Carmelo scrive:

    Sempre più l’ostacolo al lavoro è il sindacato. Che giustamente vive di rendita sui pensionati e sugli ormai sempre meno lavoratorigarantiti, pubblica amministrazione in testa. Quanto a quello che dice Castellina, purtroppo anche a me pesa dirlo, la sinistra opera con due bilance separate e distinte. Mi pesa dire queste cose, ma purtroppo è vero.

  19. Anna Spina scrive:

    Per Bianca credimi mi paicerebbe poter dire che i lavori duri siano preistoria e sarei felice se quel modello fosse solo nei mie incubi ma ad essere onesta non posso, c’è tutta una drammatica realtà di donne che ripeto la carretta la tirano, e che lavorano per disperato bisogno e che accedono di solito ai lavori meno piacevoli e quando penso a lavori duri non penso solo a quelli in catena di montaggio o nelle cave penso
    alle varie badanti, alle donne delle pulizie a chi presta lavoro nelle case di riposo, a chi lavora come addetta stiratrice nelle lavanderie industriali in condizioni spesso di insicurezza ecc e a volte come ripeigo anche per pochi mesi, il lavoro è in quei casi davvero duro (parlo per esperienza) e molte di quelle donne lavorano perchè hanno filgi da mantenere e mutui o affitti da pagare, hanno mariti che han perso il lavoro
    La realtà è secondo il mio modesto avviso, molto più composita e non si dovrebbe guaradarla con il caleidoscopio della ideologia, di qualunque ideologia di sinsitra di centro o di destra, ma ascoltando magari le diverse interessate, entrambe sia le donne che vogliono andar in pensione più tardi sia quelle che sono stracche sono persone e rappresentano bisogni quindi le risposte anche vagamente ideologiche non van bene, nè conta troppo chi abbia torto o ragione, semmai conta trovare soluzioni buone per le donne,
    quindi siccome le persone più o meno sanno farsi due conti non vedo perchè non lasciare a tutti la libertà di scegliere se continuare a lavorare fino ai 65 anni o smettere
    Paolida come me credo conosca realtà femminili più composite, far finta che tutto sia uguale a tutto non e che fa sparire i problemi.

  20. Giorgio scrive:

    Care signore,
    ma vi rendete conto che le donne non vengono assunte per questi miseri 5 anni nelle imprese private?
    Perchè non chiedete ai vostri sindacati se vi fanno riscattare la gravidanza? Una volta i maschi riscattavano addirittura il militare.
    E’ vero che esistono lavori umili e modesti, e il sindacato che oggi si oppone ad elevare l’età pensionabile ha mai pensato a queste categorie? Insomma, siete radicate a un privilegio che danneggia le donne e il paese, e vi mette sotto i talloni maschili. Complimenti. Per fortuna che la maggior parte delle donne non è contro le donne come qualcuna che ha scritto qui.

  21. Francesco scrive:

    Però scusate, non è che l’Europa va bene se liberalizza la Ru e non va bene se chiede di andare in pensione come il resto del mondo.
    Mi pare che molte persone qui parlano da molto molto garantite.
    Il mondo però, cara Anna Spina, è fatto in maggioranza da lavori che non sono garantiti dalle lobby sindacali, e da imprese o aziende (come quella dove lavoro io) che ci pensano parecchio prima di assumere una donna. E non so se mantenre questo sconto (che è un bonus perchè si preferisce spendere per mandarvi in pensione prima invece di fare i servizi) questo alle donne fa bene

  22. Anna Spina scrive:

    Per Francesco non essendo aimè garantita da nessuno (ah come agognerei esserlo! Potermi amorevolemente cullare nelle forti braccia di una…sindacalista) e avendo fatto la conturbante espereinza di fare di tutto un poco: dalla donna di casa fino alla lavoratrice atipica e in proprio
    posso dire che le aziende comunque NON ti assumono per tutta una serie di motivi, motivi che a voler essere proprio proprio sinceri spesso hanno a che vedere con una certa, come dire, pigrizia di fondo delle medesime aziende e della società italiota nel suo complesso, comunque che dire, sarebbe carino per una volta che non siano solo le donne e chi lavora a cambiare mentalità e adattarsi, ma anche le famose (famigerate?) aziende italiane. Sarà poi bene ricordarci alcune cifre: i salari femminili in Italia sono ancora drammaticamente dispari rispetto ai quelli maschili, una donna a parità di tutti gli altri fattori, bravura, età ore di lavoro guadagna il 9% in meno rispetto ad un collega uomo, se si fa carriera è perfino peggio: -26%
    questo perchè c’è l’obbligo di pensionarle a 60 anni? Ne siamo proprio sicuri o non c’è una genreale arretratezza di TUTTO il sistema: quello aziendale, quello pubblico.
    Ti ricordo caro mio poi un piccolo ma significativo dato:
    in Svezia i padri che chiedono il congedo parentale sono 50 su 100
    in Italia sono quattro gatti, nel senso letteral-numerico: 4 su cento
    chissà come mai è sempre colpa di un destino cinico e baro o anche di una mentalità di fondo di TUTTI gli italiani (intendo gli italiani maschi)
    per non paraler degli asili aziendali, vere mosche bianche.
    Circa il sindacato, che NON amo particolarmente trovandolo bolso come molte istituzioni politiche e non in Italia,
    che io sappia quando mi sono ritrovata a fare lavori manuali di lobby sindacali non si vedeva l’ombra e le tante donne che conosco che vanno a fare pulizie e si sbattono lo fanno stringendo i denti e perchè magari hanno figli e figlie da mantenere da far studiare, loro e i loro familiari hanno questa cattivissima abitudine: mangiar almeno due volte al dì, pensa che pretese!

  23. Anna Spina scrive:

    ultima considerazione:
    è giusto equiparare donne e uomini, equiparare tutto, dunque salari, carriere e opportunità permettere di sfruttare le grandi potenzialità femminili nel campo del lavoro offrendo servizi alle donne dunque in questo quadro è giusto equiparare le pensioni
    ma è vitale che TUTTI facciano la loro parte

    nel nostro Paese invece troppe volte troppe aziende e troppe forze politiche hanno scaricato il costo della loro pigra e inetta gestione sulle fasce più deboli: ancora, donne e giovani.

    I modelli ci sono sono, sono quelli dell’Europa del Nord: Svezia, Danimarca
    che hanno cercato di dare risposte concrete pretendendo però atteggiamenti responsabili da tutti i settori civili: imprese, singoli, pubblico
    e cito da un libro molto utile “Voglia di cambaire” – Chiare lettere edizioni-
    “voi imprenditori siete bravi a far soldi.Vi incoraggeremo purchè paghiate le tasse. E noi con le tasse faremo il welfare” pagina 19

    Ultimissima considerazione: se è giusto equiparare donne e uomini nell’età del pensionamento forse è giusto sopratutto per le nuove generazioni è più che altro per loro che si dovrà trovare una soluzione ad un rebus economico su cui tutti stanno rompendosi il capo

  24. paolida scrive:

    Sembrerebbe che la qualità della vita, per le donne visto che si parla di loro, si riduca alla possibilità del “fare carriera” e quindi ben vengano 5 anni obbligatori di più se questi lo consentono. 1° per “fare carriera” ci vuol ben altro che la disponibilità a lavorare 5 anni di più; 2° “carriera” la fa solo chi svolge determinate professioni e in quelle non c’è il vincolo dell’età; 3° i posti “in carriera” sono pochi e i/le postulanti moltissimi/e; 4°risultato la stragrande maggioranza delle donne finirebbe con l’essere obbligata a lavorare più in cambio praticamente di nulla.
    Un’idea del lavoro femminile di tipo pre-industriale ? La maggioranza delle donne (come degli uomini) non appartiene al mondo di Sex and City né a quello della ricerca scientifica, non fanno le scrittrici, le giornaliste, le fotografe, le docenti universitarie, le PR, le agenti di borse, le professioniste di successo, fanno le operaie a tempo indeterminato o precarie o in nero (dove le fabbriche ci sono ancora), le commesse idem come sopra, le impiegate negli studi professionali a stipendi da fame o nella piccola e media azienda, lavorano nei call center, fanno le pulizie, lavorano negli ospedali e non tutte fanno i medici, le insegnanti nella scuola pubblica, le bidelle, devo continuare ?
    Le aziende non assumono le donne, non perché le donne possono andare in pensione 5 anni prima (alle aziende andrebbe persino bene potersi liberare dei dipendenti anzianotti), ma per evitare le maternità e i permessi dovuti per ragioni di famiglia, di cui son quasi sempre le donne a farsi carico. E comunque le aziende assumeranno sempre meno, uomini e donne, se non in ruoli di bassa manovalanza o di altro profilo, perché questo

  25. paolida scrive:

    scusate, mi si è chiusa la schermata. Dicevo che questo è il modello produttivo attuale, operazioni semplici per le quali non si necessita di alcuna specializzazione o il cosiddetto “quaternario” (occupazioni altamente specializzate per le quali questa discussione è del tutto ininfluente). Marx la chiamava “proletarizzazione dei ceti medi”, che è sotto gli occhi di tutti anche di quelli che ce l’hanno con Marx.

  26. Tiziana scrive:

    Mi pare che state spostando il problema. Il problema ora in Italia è che clsse politica e sindacati hanno un visione preistorica della società.

    Aspettando sempre di fare qualcosa di più e di meglio come raccontano politici e sindacati – che chissà perché vengono in mente solo ora

    nonostante Emma Bonino abbia segnalato più di un anno fa che incombeva la multa per infrazione – non si comincia mai a fare nulla e non si migliora mai.

    Giacché l’Italia, e non da oggi, è incapace di darsi regole per lo sviluppo e il benessere delle persone, è bene che accetti quelle stabilite dall’Europa.

    Comunque mi sembra preoccupante che ci siano donne che fanno resistenza all’equiparazione dell’età lavorativa con i maschi, quasi pensassero che le donne siano inferiori.

    Inoltre mi chiedo se con questa mentalità di piglio solo quello che mi piace, come potremo affrontare l’infrazione sulla adozione ai singoli che riguardo qualcuno di noi, e le questioni civili sulla fine cura e le unioni omosessuali.

  27. paolida scrive:

    Ferma restando la parità uomo-donna, perchè dobbiamo equiparare al peggio e non al meglio ? 60 anni per tutti e chi vuole continuare a lavorare oltre questa età naturalmente lo può fare. Con il passaggio dal sistema pensionistico retributivo a quello contributivo il problema del carico delle pensioni per la collettività non si pone, in quanto ognuno avrà in base a quello che ha pagato, se io preferisco andare in pensione a 60 anni con una pensione più bassa di quella che riceverei andandoci a 65, che io sia uomo o donna, che problema c’è ? Certo che se i lavoratori dipendenti devono con i contributi che versano pagare anche la cassa integrazione alla Fiat o all’ Alitalia per cconsentire a Fiat e Cai un profitto sicuro il discorso cambia…è questo il punto

  28. Anna Spina scrive:

    Dal momento che sono una testona continuo a ripetere:
    bene equipariamo le pensioni, lo impone l’Europa e per molti lo impone la demografia (pochi giovani – molti vecchi)
    ma allora e magari senza farsi venire attacco di narcolessia a destra come a sinsitra, equipariamo gli stipendi e diamo servizi, servi, servizi
    alle donne.
    leggo però queste dichairazioni di un Ministro, la Meloni:
    “…Come ha chiesto ieri la Uilm che ha detto: «Ha ragione Brunetta ma va riconosciuto alle donne un periodo di maternità di almeno 24 mesi». Non è un po’ tanto?
    «Forse il termine è alto ma la logica è condivisibile e bisogna lavorare su un piano integrato. Questa è soltanto una delle mille proposte in campo.

    L’altra potrebbe essere quella di far andare in pensione prima chi ha più figli. Un anno di prepensionamento per ogni figlio che si ha». ”

    è questo il modello? Più figli sforni prima vai in pensione
    o il modello è la flessisicurezza danese o la Svezia che dal Novecento investe sulle sue donne garantendo servizi e qualità nella formazione femminile?

    La domanda è lecito porsela:

    parità pensionisstica alla svedese o alla Meloni? Non è una domanda da poco credo, e credo sia necessario farsele le domande perchè se il concetto sacrosanto è donne = uomini (io direi perfino donne migliori degli uomini ma questa è una altra storia) allora questa eguaglianza si deve fare in modo che ci sia per davvero e per tutta la vita lavorativa delle donne, non solo alla fine

    Altrettando lecito, se non indispensabile è guardare ad una realtà del mondo lavorativo molto complessa e per certi aspetti disperante.

    E’ bene guaradare i dati e guardarsi intorno

    Le donne in Italia lavorano più degli uomini: 8 ore al giorno, gli uomini sette, ma solo UN QUARTO di queste ore è retibuito, contro i DUE TERZI PER I MASCHI

    Una madre su cinque lascia il lavoro al primo figlio
    una su due al Nord e una su tre al Sud scelgono il part-time
    [dati Boeri-Galasso]

    Il nostro mondo del lavoro è bloccato ed ha problemi di quantità e qualità,
    probelmi che massimamente ricadono sulle donne

    Le responsabilità di questo empasse NON sono solo della politica e dei sindacati ma anche delle imprese, c’è stata una alleanza malata tra sindacati, politica e imprese malata perchè invece di muoversi insieme dando il meglio si sono mossi insieme dando… il peggio.

    Rispetto alla media europea le donne partecipano molto mneo al mondo del lavoro (15 punti in meno rispetto alla media europea) e solo in parte
    possiamo illuderci che questa drammatica differenza sia dovuta a quei 5 anni di bonus, molto peso ha la cultura aziendale come quella politica e sindacale e quella genreale del Paese, una cultura che ha sempre penalizzato le donne (a destra moltissimo a sinsitra si son dati da fare pure loro)

    chi entra nel mercato del lavoro in Italia, pur essendo mediamente più preparato dei colleghi anziani prende salari di ingresso che vanno drammaticamente assottigliandosi (retribuzioni iniziali per i giovani sotto dell’11%) e le donne come già detto percepiscono ancor meno il 9% in meno a aprità di ore di lavoro e di competenze, di salari già bassi.

    Il nostro è un paese a mobilità sociale pari allo zero e da anni le persone più avvertite lo hanno denunciato con scarsi risultati se è vero coem è vero che il 72% di figli di imprenditori continau ad essere imprenditore e il 60% di chi inizia nella piccola borghesia urbana (impiegati insegnanti ecc. ecc.) lì muore (sempre che non peggiori)

    In questo contesto poco felice allora, concludo ripetendo:
    va bene cominciamo dalle pensioni, ma cominciamo per davvero
    allargando l’eguaglianza al resto della vita lavorativa delle donne.

    PS
    circa la proletarizzazione del ceto medio-basso o picoclo borghese cui appartengo ho messo in conto che se continuano i tempi difficili per pagarmi il mutuo e arrotondare sarò molto probabilmente obbligata a tornare a fare lavori pesanti. Lo metto in conto è un dato della realtà è un fatto

  29. Miriam scrive:

    Spostare il problema,come dice Tiziana,è un modo tipico dei politicanti.

  30. Rosalinda scrive:

    Il modello è quello che propone l’Euriopa cara Anna,
    non entrare in logiche che servono solo a parlare. La Meloni è chiaro che ha modelli arcaici,infatti non vorrebbe l’adeguamento proposto dall’Europa. Sono d’accordo che spostare il problema è un rimestio degno del sindacalista

  31. Anna Spina scrive:

    Mi spiace davvero che non si arrivi a farvi comprendere il problema

    io appartengo per mia sfortuna ad una classe sociale e ad una genreazione di donne che ha avuto il peggio del sistema, mi sono dovuta accollare il peso della famiglia e il peso di un mercato del lavoro e di una società fondamentalmente ingiusta, culturalmente arretrata, in cui lo ripeto non c’è speranza di migliorare, caso mai di peggiorare.

    Non sposto il problema perchè lo vivo: la pensione è un miraggio, tremo all’idea di ammalarmi le preoccupazioni per il futuro sono faccende concrete

    E’ per questo che vi ripeto:
    non guardatevi solo vicino, guardatevi intorno

    il mondo del lavoro sta diventando una macchina spietata in cui in Itlaia in particolare si fanno buoni profitti senza investire in formazione, sicurezza,

    è normale che mi faccia delle domande e che vi dica
    e lo ripeto per la milionesima volta:
    va bene aumentiamo per tutti l’età pensionabile
    ma al tempo stesso fate in modo, politica imprese sindacati di darmi una chance per fare bene, per lavorare bene per miglirare me e la società

    altrimenti mi vedrò doppiamente beffata: farò sacrifici mi adatterò lavorerò come e comunque e lo farò per lungo tempo senza servizi, senza reti sociali, senza sicurezze di alcun tipo.

    per me sono disposta a fare sacrifici lo ho sempre fatti e li farò
    vorrei però, per una volta, che anche gli altri soggetti sociali, aziende, politica, sindacati, facciano la loro parte, se non la fanno a che serve rivendicare la parità uomo donna se poi crepo di lavoro e di fame contemporaneamnete?

    E’ questo il mondo che vogliamo? Di questo mondo chi pagherà il conto?

  32. Anna Spina scrive:

    Per Rosalinda
    Circa Meloni poi deve essere stata folgorata sulla via di Damasco perchè a leggere l’articolo mi pareva in fine plaudesse

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=314607&START=0&2col=

    e per inciso e ripeto:
    NON sono contraria per partito preso all’allungamento della vita lavorativa
    solo ho il desiderio che NON ci si fermi a questo, mi pare lecito

    se poi esprimere idee diverse da quelle di Brunetta è fare la politicante e va bene sono un apolticante

    Saluti

  33. Zag(c) scrive:

    Ma che centra l’abbuono di cinque anni, con gli asili nido??? Se si vogliono gli asili vido e qualunque altra struttura sociale a sostegno della donna-madre-procreatrice che si facciano indipendentemente dall’età pensionistica. Se vi sembra che le donne siano penalizzate ad andare in pensione a 60 anni , che si diano contributi figurativi in modo tale che possa raggiungere la pensione equiparata ( ma sapete quant’è la differenza di una pensione con gli ultimi 5 anni di differenza??? mediamente di 50-60 euro). Che si metta la volontarietà dall’andare o no in pensione a 60 o 65 anni. Che sia la donna a decidere quando andare i pensione. E poi, la direttiva comunitaria. Ma quando mai ci siamo preoccupati della messa in mora da parte dell’Europa??? Leggi Rete 4, Me ne frego…ha urlato sempre Berlusconi.!!!
    La verità vera, al di là della campagna mediatica montata ad arte è che si vuole , ancora una volta , cancellare un diritto acquisito,e questa volta, ancora più becero come operazione, perchè fatto a danno delle categorie più debole.

  34. C scrive:

    Ottimo quello che dice zac, la categoria debole cioè le donne. Comunque l’Europa ha dato indicazioni anche per adeguarsi e questo non certo ieri. I benefit per le strutture, equiparazione di stipendi ecc. sono suggerite dall’Europa, Se l’Italia (di Prodi ) non ha cominciato a applicare come sta facendo Berlusconi è un problema solo italiano

  35. Anna Spina scrive:

    già che ci simao vi ricordo che l’Europa ha dato anche indicazioni per impedire la discriminazione su base razzista e sessuale nei luoghi di lavoro
    in quel caso la direttiva venne di fatto srtavolta la si rese non solo irriconoscibile ma nel concreto…per come venne riletta ad uso italianorum era possibile fonte di… discriminazione
    (non vorrei sbaglaire mi pare ci fosse un governo di centro-destra)

    come diceva uno slogan di qualche anno fa:
    meditate gente, meditate

  36. Morello scrive:

    Cara Anna Spna,
    spesso leggo le cose che scrivi sul tuo sito.
    Mi sembra che questa volta, come si dce a Manhattan, hai perso un pò la brocca.

  37. Alessandro Biscaro scrive:

    ” Le donne, in genere più intelligenti e intuitive degli uomini ” ARIDAJE ! Ma perchè rovinare tutto? Come uomo mi sono stufato molto di queste autocelebrazioni compiacenti e compiaciute, da ambo i sessi.

  38. Anna Spina scrive:

    mi paicerebbe perdere la brocca vi assicuro che sarebbe uno spettacolo interessante, purtroppo i dati che ho riportato su mi pare che siano sconfortanti e più che la brocca sarebbe bene perdere l’abitudine a non basarsi sui fatti

    ed è un fatto che, ripeto a parità di ore lavorate e di capacità il salario femminile sia inferiore rispetto a quello maschile è un fatto la constatazione che in Italia i servizi per le donne che lavorano sono nulli o quasi
    quindi ripeto:
    va bene la parità pensionistica a patto che
    subito ci si muova per estendere tale parità a tutta la vita lavorativa delle donne in particolare delle giovani donne e delle donne con retribuzioni già non esaltanti.
    Intanto vi rimando a questo link
    che credo molto megliodi me spieghi verso cosa davvero dovremmo puntare affinchè la parità uomo donna non sia una scatola vuota o peggio un pretesto per far cassa
    http://www.socialistgroup.eu/gpes/policydetail.do?lg=en&id=2016

  39. Tiziana scrive:

    Ma Anna, nessuno lo nega, anche Brunetta lo ha detto . Se poi hai dei dubbi che ciò avvenga è altro conto, ma l’affermazione è questa.

    Quanto al fatto che le donne sono intuitive e più intelligenti, spiace ma è vero nella maggior parte dei casi. Se però Biscaro è meglio della media femminile ci credo perchè in effetti qualche caso di maschio sveglio di tanto in tanto si registra

  40. China man scrive:

    yo…

    great…