Archivio di novembre 2008

Tagli per tutti, meno che per gli insegnanti di religione.

sabato, 22 novembre 2008

Sintesi inviata dall’ Associazione Nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno.

Tagli per tutti, tranne per gli insegnanti di dio.

E questo mentre diminuisce il numero di chi sceglie religione cattolica

<<Zona protetta, qui non si taglia. E neanche si riordina. I  25.694 insegnanti di religione nella scuola pubblica sono al riparo dallo tsunami di tagli e proteste che l’ha investita. Anzi sono destinati ad assumere un peso crescente, essendo le loro ore intoccabili nella generale riduzione dell’orario delle lezioni in classe: Lo dice anche la Gelmini: macché maestro unico, c’è anche l’insegnante di religione. Che alle elementari e alle materne fa due ore a settimana per classe. Solo che adesso sono due su 30 (o 40 se c’è il tempo pieno), dall’anno prossimo saranno 2 su 24: l’8,3 per cento dell’orario curricolare.

(…) Tra il 2004 e il 2007 sono stati assunti oltre 15 mila tra maestri e professori di religione. Adesso superano i 25 mila, e cifra più cifra meno costano costano 800 milioni all’anno.

(…) mentre da tutte le parti ci si affanna per razionalizzare, accorpare risparmiare, l’insegnante di religione è attribuito rigidamente per classe. Questo vuol dire che c’è sempre, anche se solo uno studente di quella classe opta per l’insegnamento della religione. (..) se ci sono due classi con dieci studenti ciascuna che scelgono la religione, queste non si possono accorpare per quell’ora. Un meccanismo che moltiplica le ore e le cattedre.

(…) Vale la rassicurazione del ministro Gelmini: “gli insegnanti di religione non si toccano”.

(…) l’insegnante di religione immesso in ruolo non perde il posto, ma può far valere i suoi titoli per insegnare altre materie:scavalcando altri precari con meno santi in paradiso.>>

(da dio non si taglia, di Roberta Carlini, L’espresso, 27 – 11 – 2008, p. 89)

SU IMMISSIONE IN RUOLO E STIPENDI INSEGNANTI RELIGIONE CATTOLICA:

http://www.periodicoliberopensiero.it/voci/voci_0805_insegnanti.htm

http://www.periodicoliberopensiero.it/news/news_20080928_insegnanti.htm

http://www.periodicoliberopensiero.it/news/news_20081027_stipendio.htm

21/11/08 – Qualcuno di cui sparlare

venerdì, 21 novembre 2008

La prima volta è stato su la 7, poi la scena è stata passata alla moviola da Striscia la notizia. I fatti: Donadi (Idv) sbraita contro l’elezione sleale di Villari (Pd) alla vigilanza rai. Bocchino (vicepresidente Pdl alla Camera) annaspa, e Latorre (vicepresidente Pd al Senato) passa un “pizzino” a Bocchino, che legge e recita: “voi dell’opposizione avete fatto lo stesso con Pecorella, non l’avete voluto alla Consulta e abbiamo scelto Frigo”. L’appunto del senatore Pd viene accartocciato, ma Piroso, diligente conduttore del programma, lo ha raccolto e ricomposto con lo scotch per mostrarlo alle telecamere. Nicola Latorre è abituato alle intercettazioni. Nella stagione dei furbetti del quartierino era suo il numero più rovente. E’ antipatico a pelle perché accusato di essere occhi e orecchi di Massimino D’Alema; in realtà insieme a Max vorrebbe scavalcare Veltroni a sinistra parlando con Vendola e a destra inciuciando con Casini.
Nato 54 anni fa a Fasano (Brindisi), era segretario della Fgci del suo paese quando conobbe D’Alema, capo dei giovani comunisti. Si piacquero e Max lo voleva con sé a Roma, ma Nicola rimase a lavorare in banca per non deludere la moglie, accontentandosi della famiglia e di fare il sindaco del paesotto. Il simpaticissimo Claudio Velardi, che contro ogni logica di conservazione è andato a fare l’assessore al Turismo alla regione Campania, chiamò Latorre a Palazzo Chigi quando il leader Ds divenne Presidente del Consiglio. Il risotto che fece epoca (e ridere) cucinato da D’Alema a Porta a Porta era girato nella sua cucina. E sempre casa sua fu il teatro dell’incontro tra Di Pietro e D’Alema ai tempi della candidatura di Di Pietro al Mugello. Un secolo fa…
E’ uomo elegantissimo, porta i gemelli con estrema disinvoltura e ha una passione per gli occhiali colorati. Ama le donne che pensa sicure di sé, che non gli chiedono nulla, e che non necessariamente gli diano ragione. A qualcuno di noi piacque quando all’indomani del risultato elettorale, disse che lo inquietava il discorso del papa alla Cei in cui affermò che occorreva resistere ad ogni tendenza a considerare la religione, e in particolare il cristianesimo, come un fatto solo privato. Oggi che Villari, con una mossa che rimanda al Pcus, è stato scacciato dal Pd, ci rimane solo Latorre di cui sparlare.

Tiziana Ficacci, per www.nogod.it

Viva Villari !

venerdì, 21 novembre 2008

Salutiamo con simpatia questo allievo di Clemente Mastella che, superando il maestro, riesce a tenere per le palle i più importanti leader di maggioranza e opposizione. Nonchè le più carismatiche figure istituzionali, come i Presidenti di Camera e Senato e addirittura il Presidente della Repubblica il quale, secondo l’interpretazione di Pannella, è stato il primo sponsor per la “immediata” elezione di un Presidente della Vigilanza, anche se ovviamente si riferiva solo al soggetto istituzionale e non certamente alla persona di Villari. Ma l’epatologo napoletano, che appare maliziosamente sorridente in tutti i servizi televisivi, è la massima espresione del “genio” partenopeo. Vale a dire quella particolare predisposizione genetica -di cui Pulcinella è il paradigma- che riesce a far sopravvivere i figli del Vesuvio e di una Vergine in qualsiasi contingente situazione. Viva Villari, perchè nel casino generale ha messo in mutande e ridicolizzto un po’ tutti, da Napolitano a Schifani, Veltroni, D’Alema, Di Pietro, Casini e, ciliegina sulla torta, anche Berlusconi, il cui invito alle dimissioni potrebbe provocare, come napoletanamente ci auguriamo, quel clamoroso pernacchio immortalato da Eduardo De Filippo in “L’oro di Napoli”.

Fidel Castro, da comunista-ateo a cristiano-ortodosso ?

giovedì, 20 novembre 2008

FIDEL L’ ORTODOSSO
Una cattedrale omaggio a Putin
• da Corriere della Sera del 20 novembre 2008, pag. 42
di Christopher Hitchens

A gennaio 2009 – esattamente il giorno di Capodanno – saranno passati
cinquant’anni da quando gli intrepidi barbudos entrarono all’Avana,
cacciando dall’isola Fulgencio Batista e i suoi sgherri (che si
portarono via gran parte del tesoro cubano). Oggi il capo dei
barbudos è un vecchietto fragile e tremolante, che terrà duro solo
per presenziare di persona al 500 anniversario della
sua «rivoluzione». Per ammazzare il tempo, pare si sia dedicato, tra
l’altro, alle pratiche devote, ed in particolar modo all’improbabile
dottrina russo-ortodossa.

Da quando gli sconvolgimenti dell’intestino lo hanno costretto a
cedere il comando al fratello Raul, non tanto più giovane di lui,
Fidel Castro ha cercato (e subito trovato) un pubblico per le sue
opinioni nella stampa cubana. In effetti, ora che non può più salire
sul palco e concionare a braccio ininterrottamente per sei ore, i due
quotidiani del regime non devono più accapigliarsi per pubblicare una
sua regolare rubrica. Prendete una copia del quotidiano del partito
comunista Granma (che Jacobo Timerman, il polemista argentino, ha
definito «un insulto al lettore») o di Juventud Rebelde (Gioventù
ribelle), organo dei giovani comunisti, e su entrambe potrete leggere
le ponderazioni moribonde del líder màximo.

Sono le solite invettive su questo e quello, ma di tanto in tanto
Fidel scrive qualcosa che accende una scintilla di interesse nei
rassegnati lettori. E così è stato il mese scorso, durante una mia
visita a Cuba. Castro aveva deciso di intonare un peana
all’Ortodossia russa, concederle una sovvenzione statale e ricevere
uno dei suoi emissari. Cito dalla sua rubrica, «Le riflessioni del
compagno Fidel», l’articolo intitolato La chiesa russa-ortodossa, del
21 ottobre. Scrive Castro: «Questa chiesa è una forza spirituale. Ha
svolto un ruolo cruciale nei momenti più gravi della storia russa.
Allo scoppio della grande guerra patriottica, dopo l’attacco dei
nazisti traditori, Stalin affidò alla chiesa ortodossa i lavoratori
ci contadini che la Rivoluzione di ottobre aveva trasformato in
proprietari di fabbriche e di terre».

Vorrei segnalare alcuni punti di grande interesse. Ad esempio, è
sicuramente vero che la chiesa ortodossa svolse «un ruolo cruciale
nei momenti più gravi della storia russa». Difatti, appose il sigillo
clericale a perpetuare la servitù della gleba e lo zarismo, e il suo
demenziale antisemitismo partorì i famigerati Protocolli dei sani di
Sion, che ebbero un impatto spaventoso ben oltre i confini russi.
Anche per questo i Bolscevichi tentarono di arginarne il potere, e la
chiesa rese la pariglia appoggiando la controrivoluzione della
sanguinaria Armata Bianca. Ma Castro preferisce palesemente Stalin a
Lenin, e non esita a bollare come «traditore» l’attacco nazista
all’Urss. E a ben vedere, finisce con l’ammettere la scomoda verità
che Stalin e Hitler, fino al 1941, furono legati da una formale
alleanza militare contro la democrazia, e Stalin fu più fedele al
patto che Hitler, il «traditore». E poi, certo, la chiesa ortodossa
appoggiò Stalin, proprio come Stalin l’aveva sempre sovvenzionata. Ma
queste sono pagine vergognose nella storia della Russia, e persino
nella storia del comunismo e del cristianesimo. Perché mai Castro
avrebbe scelto di esaltarne proprio gli episodi più torbidi?

Ma c’è di peggio. Nella stessa rubrica, Castro parla della visita a
Cuba dell’ arcivescovo della chiesa russa ortodossa, Vladimir
Gundjaev, «Ho proposto la costruzione di una cattedrale russa
ortodossa nella capitale di Cuba, come monumento all’amicizia russo-
cubana… Durante i lavori, vi è stata depositata la terra
proveniente dal luogo in cui sono sepolti i soldati sovietici che
perirono durante i decenni di servizio nel nostro paese».
Incredibile! Castro scrive come se i soldati sovietici (o russi che
dir si voglia) fossero caduti in combattimento a Cuba, e come se il
regime comunista sovietico avesse santificato la loro morte -
sopraggiunta per vecchiaia, malattie veneree o suicidio, dato che non
c’è mai stata nessuna guerra – tributando loro la palma del martirio.

Ho visitato spesso Cuba negli ultimi decenni, ma in questa occasione,
per la prima volta, ho sentito membri, del partito chiedersi
sconcertati che cosa mai starà passando per la testa di Fidel. Ad un
pranzo in compagnia dei funzionari del Ministero della cultura, una
signora ha detto: « Che razza di sprechi sono questi? Costruiamo una
chiesa per una religione sconosciuta ai cubani?» Come a dimostrare di
non essere di parte, ha poi aggiunto senza alzare lo sguardo. «Un mio
amico stamattina mi ha chiesto: E poi? Una sovvenzione per gli
Amish?».

Tutte ottime domande, ma la risposta è ovvia. Fidel Castro ha
dedicato gli ultimi 5o anni a due cause: la prima, la sua
consacrazione a icona immortale, e la seconda, l’imperitura fedeltà
di Cuba alla posizione di Mosca. Oggi, i «metropoliti» ortodossi dal
nero cappuccio fanno la fila per stringergli la mano, e il regime
Putin-Medvedev brandisce la minaccia missilistica contro il giovane
Obama, come fece Nikita Krusciov con il giovane Kennedy.

L’ideologia di Mosca non conta nulla, purché rimanga antiamericana, e
la chiesa russa ortodossa è il più fedele alleato di Putin nel
tentativo di restaurare l’imperialismo russo. Per capire fino a che
punto sono arrivate le cose, date un’occhiata alla foto della
cerimonia di insediamento e vedrete il presidente Medvedev che bacia
la santa icona portata dal patriarca.

Putin e Medvedev hanno dichiarato l’intenzione di rispolverare il
ruolo di Cuba, se non altro come una spina nel fianco, fintanto che
durerà la dittatura militare. E la conversione di Castro, a un passo
dalla morte, a una religione che non conta fedeli a Cuba, sancisce
questo bieco accordo. C’era da aspettarselo!

NOTE

© New York Times Syndicate
traduzione a cura dello Iulm

Sosteniamo Carlo Prandini

giovedì, 20 novembre 2008

Segnalazione di Anna Spina sulla mailing-list di No God.

il Signor Prandini è stato messo in croce da una stampa serva e da politici inqualificabili solo perchè ha cercato di difendere il principio della laicità della Scuola Pubblica e dello Stato impedendo che venisse effettuata una cerimonia di culto in un momento e con una modalità che, di fatto, risultavano totalmente irrispettose e della legge e dei sentimenti di alunni non cattolici. Dal 31 ottobre è stato fatto oggetto di ispezioni scolastiche, isolato, moralmente aggredito in modo indegno. Se permetteremo come cittadini questo scempio saremo corresponsabili. Difendere adesso Prandini, come difendere la laicità dello Stato, è difendere la democrazia italiana dagli attacchi di un fascismo tanto più subdolo quanto più mellifluo all’apparenza.

Tutti i particolari in questa petizione on line http://www.firmiamo.it/laicitadellascuola che ha
raccolto ad ora 1500 firme e che può ancora essere sottoscritta.

Tutti fanno finta di amare Vladimir Luxuria

giovedì, 20 novembre 2008

Tutti fanno finta di amare Vladimir Luxuria sull’ Isola dei Famosi, ma poi nessuno affitta un casa ai gay. Siamo un popolo veramente strano. nessuno si dichiara apertamente razzista, nessuno ammette di essere omofobo, poi nei comportamenti esce fuori la verità. Guardate quello che succede durante le puntate dell’ Isola, tutti a sbrodolarsi su quanto è intelligente Vladi, su quanto è spiritosa e che cultura, che eleganza ! E in effetti tanti sbrodolamenti trovano conferma nelle votazioni del pubblico che ripetutamente l’ha confermata sull’isola e forse la farà anche vincere. Ma poi apriamo il giornale e scopriamo che forse proprio gli stessi che votano per la trans di successo che appare in TV non affitterebbero mai la casa a un omosessuale dichiarato. Qui la fonte della notizia LEGGI affitti_gay

La Santa Ditta Trangugia e Divora sfratta gli inquilini poveri

mercoledì, 19 novembre 2008

La Santa Ditta Trangugia e Divora sfratta gli inquilini poveri dagli appartamenti che potrà riaffittare a prezzi di mercato a nuovi e ricchi inquilini. Nello sterminato patrimonio immobiliare amministrato dall’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) che a Roma riguarda edifici situati generalmente in pregiatissimi quartieri del centro storico, risiedono antichi affittuari, spesso vecchi e ammalati, che proprio grazie a contratti molto lontani nel tempo pagano affitti che, anche se continuamente rivalutati, non sono proibiivi per le loro modeste tasche. Eppure gli eminenti e cattolicissimi amministratori vogliono sfrattarli senza pietà nè cristiana, nè umana. Per quegli stessi appartamenti, che una volta ristrutturati diventeranno pregiatsissimi, ci sono aspiranti inquilini che per affittarli sono pronti a pagare qualsiasi prezzo. Ma forse siamo noi ad essere maligni. Magari con i nuovi incassi milionari gli eminentissimi amministratori dell’Apsa potranno fare tanta beneficenza criatiana a chissà quanti altri poveri. Oltre tutto gli affitti per quei santi edifici sono tutti esenti dall’ ICI. Fonte della notizia Agenzia Adista

Saragat, santo subito !

mercoledì, 19 novembre 2008

Straordinarie testimonianze di vera laicità emergono dal carteggio fra il Presidente Saragat e Aldo Moro. E quasi incredibile la capacità di resistere sia da parte di Sargat che da parte di Moro, pur nelle contorsioni verbali di cui quest’ultimo fu inarrivabile autore, alle prepotenti pressioni vaticane. Ce ne fossero di questi “resistenti” nel parlamento vaticaliano oggi occupato da una becera maggioranza di zuavi pontifici del PD-Partitus Dei e del PDL- Popolo della Libertà vigilata dal Vaticano. Qui la fonte della notizia da La Repubblica on-line moro-carte.html

Un prete etero fa sesso con una donna che poi lo ricatta.

mercoledì, 19 novembre 2008

La boccaccesca avventura  riporta all’attezione dell’opinione pubblica il tema della castità imposta ai sacerdoti cattolici. Forzare la natura (e la castità forzosa è una vera propria azione contro natura), può condurre secondo molti psicologi a comportamenti devianti se non addirittura a veri e propri crimini sessuali, come molestie e violenze. Nel caso di questo prete siciliano, che ha assecondato la sua natura etero copulando con una femmina adulta e consenziente, il reato l’ha commesso la donna quando ha tentato di ricattarlo. Pensate quanti reati, stupri e violenze in meno potremmo registrare se i preti (e le monache) fossero liberi di sfogare i loro naturalissimi istinti sessuali (sia etero che omo, dato che entrambi gli orientamenti sono un “dono” della natura), ma sempre con maschi e femmine adulti e consenzienti. Magari, se gradito, anche con un cattolicissmo matrimonio. Riservato, però, solo a coppie rigorosamente etero. Almeno per il  momento. Qui la fonte della notizia dal Corriere della Sera

Pio XII, beato subito !

mercoledì, 19 novembre 2008

19/11/08 – La Chiesa di Roma si è tanto arrovellata e tormentata attorno al silenzio di Pio XII sullo sterminio dei milioni di ebrei, che ora grida con tutta la potenza di cui dispone il suo anatema profetico contro il signor Beppino Englaro (Adriano Sofri, Piccola Posta)

Pochi giorni dopo la fine della seconda guerra mondiale, Pio XII, in un discorso tenuto il 2 giugno 1945, parlò della Chiesa come vittima del nazismo. Da vescovo di Cracovia, Karol Wojtyla, futuro papa Giovanni Paolo II, nel 1971 propose di edificare una chiesa ad Auschwitz. Nel giugno del ’79, ormai papa, si recò nel campo di sterminio e disse con tono ieratico: “vengo e mi inginocchio su questo Golgota del mondo moderno”. Va ricordato ai lodatori e ai critici della menzogna globale che il Golgota è una collina sita a Gerusalemme dove Gesù l’ebreo venne crocifisso dando il via alla storia del cristianesimo.
Abbracciato ad una croce di legno portata per la sua preghiera nel lager, Giovanni Paolo II continuò solennemente : “sei milioni di polacchi hanno perso la vita durante la guerra mondiale”. 6 milioni di ebrei sono stati uccisi, ma la cifra diventa per il papa il simbolo del martirologio polacco, non ebraico. La appropriazione della Shoah continuò con la beatificazione di Edith Stein il 1 maggio 1987. Stein, nata ebrea, si convertì al cattolicesimo diventando suora, ma, pur avendo la possibilità di sfuggire alla cattura stante la nuova posizione, decise di seguire le sorti del suo popolo. Uccisa ad Auschwitz perché ebrea, per il papa era la persona giusta per affermare che la Chiesa era stata vittima del nazismo. E proprio in concomitanza con la beatificazione di Stein iniziarono i forti contrasti tra ebrei e cattolici che volevano imporre una selva di croci ad Auschwitz (il Carmelo); grazie alle forti pressioni dei sopravvissuti allo sterminio e ad una energica mediazione del leader di Solidarnosc Lech Walesa, il Golgota posticcio venne retrocesso di 500 metri.
La beatificazione di Pio XII è l’ultima tessera del menzognero mosaico messo in piedi dalla Chiesa cattolica, che vorrebbe davanti agli occhi del mondo dimostrare che fu vittima del nazismo mentre il pontefice era Pio XII, testimone della fede e santo.
Una spavalda riscrittura della storia, resa ancora più arrogante perché fatta davanti a testimoni le cui ferite ancora sanguinano.  Tiziana Ficacci, per www.nogod.it – Documentazione dossierGross_PioXII.pdf