Nel Segno di Anubi.

I sacerdoti del Dio Sciacallo, ladri di anime, stanno tentando di impossessarsi anche di quella di Gramsci, dopo aver tentato di acchiappare quella di Montanelli, Oriana Fallaci, Bruno Trentin, Dino Buzzati e molti altri LEGGI anubi.htm . Un attento lettore di Michela Serra ha pescato un singolare quanto profetico articolo del 2005. Eccolo.

Michele Serra,  su L’espresso del 7 ottobre   2005.

Dopo Rutelli, Bertinotti e Fassino anche altri politici e
intellettuali, soprattutto se di sinistra, hanno voluto fornire
ragguagli sul loro percorso religioso. La Chiesa ratzingeriana ha
fatto sapere, infatti, che anche i curricula più scalcinati o
difettosi saranno presi in considerazione: «In questi tempi di
secolarizzazione», fa sapere un’autorevole fonte di Oltretevere, «non
è che possiamo stare tanto a fare gli schizzinosi. Anche un anziano
libertino terrorizzato dalla prima visita alla prostata, per noi è
grasso che cola. Non parliamo, poi, di un comunista divorziato,
bigamo, puttaniere e bisessuale che confessi di apprezzare il Beato
Angelico: quello, lo facciamo perlomeno vescovo». Ma vediamo quali
sono i casi che fanno più discutere.Norberto Bobbio. Fu uno dei padri
nobili del pensiero razionalista e laico. Ma un vicino di casa
sostiene che nelle ultime settimane di vita, a causa dell’età molto
avanzata, se ne era dimenticato. E questo, secondo un editoriale
dell’”Avvenire”, è il segno inoppugnabile di una clamorosa
conversione. Portuali di Livorno. L’intera categoria, per decenni
simbolo della classe operaia di orientamento marxista, è seguita con
molto interesse dagli uomini di Chiesa più sensibili al sociale. Pare
infatti che le loro bestemmie, così articolate che nei documenti
sindacali arrivano a superare la mezza cartella dattiloscritta, siano
considerate da alcuni studiosi cattolici «segno di una non comune
attenzione alla divinità, considerata un interlocutore
insostituibile».Gabibbo. Esisterebbe un fitto carteggio tra il
popolarissimo conduttore tv e il cardinal Ruini. In esso, il Gabibbo
lascerebbe intendere di avere intrapreso da anni un faticoso
avvicinamento alla Chiesa, nonostante il suo accesso alle funzioni
religiose sia spesso osteggiato da parroci poco sensibili, spaventati
dalla gigantesca bocca del pupazzo quando si presenta per ricevere
l’eucaristia. Sgradevole anche la frequenza con la quale il Gabibbo
rovescia inavvertitamente le candele accese, gridando «belìn» quando
l’ingombrante costume prende fuoco. Il caso è allo studio del Sinodo.
A favore del popolare conduttore il suo status di pupazzo, che
garantisce la verginità sessuale. Contro, la bolla di Sisto IV nella
quale si negava che i pupazzi avessero l’anima, pur riconoscendo loro
il diritto di versare l’obolo annuale alla parrocchia.Marta Marzotto.
La musa di Guttuso (convertitosi sul letto di morte), per non essere
da meno, sta preparando un colpo di scena all’altezza. Nel 2056 la
contessa accoglierà il vescovo di Cortina, monsignor Skilift, nella
sua villa, sdraiata su un triclinio di broccato, e riceverà i
sacramenti a patto che monsignore accetti, subito dopo, di fare il
quarto a canasta. Riccardo Schicchi. Il re del porno all’italiana,
nonostante una tesi di laurea su “La Maddalena e le posizioni
sessuali nella Galilea del primo secolo”, non ha il benché minimo
interesse per la religione. Ma ha scoperto che, con la nuova
Finanziaria, le fondazioni cattoliche sono esenti da Ici anche
qualora gestiscano alberghi e ristoranti. Ha dunque trasformato la
sua factory a luci rosse in ordine monastico, con il nome
di “Convitto delle Consorelle dell’Amore Inesausto”. Il suo esempio è
contagioso: per non pagare l’Ici stanno mutando ragione sociale,
definendosi fondazioni cattoliche, anche tabarin, case chiuse, bische
clandestine e sale di bingo.

Margherita Hack. È forse l’unica persona, in Italia, che osi
professarsi atea. Ultimamente gira anche con una t-shirt con la
scritta “Sono atea”, e per sicurezza scrive ogni settimana al
cardinal Ruini per confermargli di essere sempre più atea, di
detestare i preti e di avere una gran voglia di mettergli le mani
addosso. Ma è proprio questa cristallina insistenza ad aver suggerito
ai vescovi italiani un documento nel quale si sostiene che «la grande
forza d’animo e la coerenza intellettuale della signora Hack fanno
del suo ateismo una forma originale e ammirevole di fede. Dunque,
anche lei è dei nostri».

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