FIDEL L’ ORTODOSSO
Una cattedrale omaggio a Putin
• da Corriere della Sera del 20 novembre 2008, pag. 42
di Christopher Hitchens
A gennaio 2009 – esattamente il giorno di Capodanno – saranno passati
cinquant’anni da quando gli intrepidi barbudos entrarono all’Avana,
cacciando dall’isola Fulgencio Batista e i suoi sgherri (che si
portarono via gran parte del tesoro cubano). Oggi il capo dei
barbudos è un vecchietto fragile e tremolante, che terrà duro solo
per presenziare di persona al 500 anniversario della
sua «rivoluzione». Per ammazzare il tempo, pare si sia dedicato, tra
l’altro, alle pratiche devote, ed in particolar modo all’improbabile
dottrina russo-ortodossa.
Da quando gli sconvolgimenti dell’intestino lo hanno costretto a
cedere il comando al fratello Raul, non tanto più giovane di lui,
Fidel Castro ha cercato (e subito trovato) un pubblico per le sue
opinioni nella stampa cubana. In effetti, ora che non può più salire
sul palco e concionare a braccio ininterrottamente per sei ore, i due
quotidiani del regime non devono più accapigliarsi per pubblicare una
sua regolare rubrica. Prendete una copia del quotidiano del partito
comunista Granma (che Jacobo Timerman, il polemista argentino, ha
definito «un insulto al lettore») o di Juventud Rebelde (Gioventù
ribelle), organo dei giovani comunisti, e su entrambe potrete leggere
le ponderazioni moribonde del líder màximo.
Sono le solite invettive su questo e quello, ma di tanto in tanto
Fidel scrive qualcosa che accende una scintilla di interesse nei
rassegnati lettori. E così è stato il mese scorso, durante una mia
visita a Cuba. Castro aveva deciso di intonare un peana
all’Ortodossia russa, concederle una sovvenzione statale e ricevere
uno dei suoi emissari. Cito dalla sua rubrica, «Le riflessioni del
compagno Fidel», l’articolo intitolato La chiesa russa-ortodossa, del
21 ottobre. Scrive Castro: «Questa chiesa è una forza spirituale. Ha
svolto un ruolo cruciale nei momenti più gravi della storia russa.
Allo scoppio della grande guerra patriottica, dopo l’attacco dei
nazisti traditori, Stalin affidò alla chiesa ortodossa i lavoratori
ci contadini che la Rivoluzione di ottobre aveva trasformato in
proprietari di fabbriche e di terre».
Vorrei segnalare alcuni punti di grande interesse. Ad esempio, è
sicuramente vero che la chiesa ortodossa svolse «un ruolo cruciale
nei momenti più gravi della storia russa». Difatti, appose il sigillo
clericale a perpetuare la servitù della gleba e lo zarismo, e il suo
demenziale antisemitismo partorì i famigerati Protocolli dei sani di
Sion, che ebbero un impatto spaventoso ben oltre i confini russi.
Anche per questo i Bolscevichi tentarono di arginarne il potere, e la
chiesa rese la pariglia appoggiando la controrivoluzione della
sanguinaria Armata Bianca. Ma Castro preferisce palesemente Stalin a
Lenin, e non esita a bollare come «traditore» l’attacco nazista
all’Urss. E a ben vedere, finisce con l’ammettere la scomoda verità
che Stalin e Hitler, fino al 1941, furono legati da una formale
alleanza militare contro la democrazia, e Stalin fu più fedele al
patto che Hitler, il «traditore». E poi, certo, la chiesa ortodossa
appoggiò Stalin, proprio come Stalin l’aveva sempre sovvenzionata. Ma
queste sono pagine vergognose nella storia della Russia, e persino
nella storia del comunismo e del cristianesimo. Perché mai Castro
avrebbe scelto di esaltarne proprio gli episodi più torbidi?
Ma c’è di peggio. Nella stessa rubrica, Castro parla della visita a
Cuba dell’ arcivescovo della chiesa russa ortodossa, Vladimir
Gundjaev, «Ho proposto la costruzione di una cattedrale russa
ortodossa nella capitale di Cuba, come monumento all’amicizia russo-
cubana… Durante i lavori, vi è stata depositata la terra
proveniente dal luogo in cui sono sepolti i soldati sovietici che
perirono durante i decenni di servizio nel nostro paese».
Incredibile! Castro scrive come se i soldati sovietici (o russi che
dir si voglia) fossero caduti in combattimento a Cuba, e come se il
regime comunista sovietico avesse santificato la loro morte -
sopraggiunta per vecchiaia, malattie veneree o suicidio, dato che non
c’è mai stata nessuna guerra – tributando loro la palma del martirio.
Ho visitato spesso Cuba negli ultimi decenni, ma in questa occasione,
per la prima volta, ho sentito membri, del partito chiedersi
sconcertati che cosa mai starà passando per la testa di Fidel. Ad un
pranzo in compagnia dei funzionari del Ministero della cultura, una
signora ha detto: « Che razza di sprechi sono questi? Costruiamo una
chiesa per una religione sconosciuta ai cubani?» Come a dimostrare di
non essere di parte, ha poi aggiunto senza alzare lo sguardo. «Un mio
amico stamattina mi ha chiesto: E poi? Una sovvenzione per gli
Amish?».
Tutte ottime domande, ma la risposta è ovvia. Fidel Castro ha
dedicato gli ultimi 5o anni a due cause: la prima, la sua
consacrazione a icona immortale, e la seconda, l’imperitura fedeltà
di Cuba alla posizione di Mosca. Oggi, i «metropoliti» ortodossi dal
nero cappuccio fanno la fila per stringergli la mano, e il regime
Putin-Medvedev brandisce la minaccia missilistica contro il giovane
Obama, come fece Nikita Krusciov con il giovane Kennedy.
L’ideologia di Mosca non conta nulla, purché rimanga antiamericana, e
la chiesa russa ortodossa è il più fedele alleato di Putin nel
tentativo di restaurare l’imperialismo russo. Per capire fino a che
punto sono arrivate le cose, date un’occhiata alla foto della
cerimonia di insediamento e vedrete il presidente Medvedev che bacia
la santa icona portata dal patriarca.
Putin e Medvedev hanno dichiarato l’intenzione di rispolverare il
ruolo di Cuba, se non altro come una spina nel fianco, fintanto che
durerà la dittatura militare. E la conversione di Castro, a un passo
dalla morte, a una religione che non conta fedeli a Cuba, sancisce
questo bieco accordo. C’era da aspettarselo!
NOTE
© New York Times Syndicate
traduzione a cura dello Iulm

Speriamo che Silvio costruisca la cappella ortodossa a spese sue. Fidel l’ha costuita a spese dello stato.