13/11/08 – Un americano a Parigi

Di Nicolas Sarkozy si possono dire parecchie cose, ma certamente non che è uomo noioso. Ha trattato la sua avversaria Ségolène Royal (che venerdì nel congresso di Reims annuncerà la sua candidatura alla direzione del Partito socialista) come si tratta una controparte politica senza antiquate e fesse galanterie. Ci ha fatto un po’ sognare con la sua bellissima moglie Cecilia e con la bella nuova moglie Carla. Mogli pensanti e parlanti, secondo qualcuno pure troppo.
La destra nostrana, sembra un secolo fa, lo sponsorizzava per la sua politica sulla sicurezza e il piglio deciso. Ora al governo, i destri sembrano aver dimenticato quella malleveria, mentre Sarkozy continua la sua strada deludendo i suoi ammiratori italiani. Intanto dichiarando che in Italia in questo momento non c’è un clima sereno per accogliere una ex bierre.
E’ stato il primo a congratularsi con Obama, col quale forse ha più cose in comune di quel che sembra. Anche lui non viene dalle élites tradizionali, anche lui è un avvocato, anche lui è figlio di divorziati, anche lui ha origini esotiche (figlio di immigrati ungheresi con una punta di ebraismo). In campagna elettorale denunciò i ritardi della società francese a sostenere il principio della discriminazione positiva all’americana. Appena eletto ha voluto con sé, fra i ministri, molte donne con sperimentati curricula, tra cui due maghrebine e una senegalese. E poi Francia e Stati Uniti sono democrazie presidenziali che hanno scritto nella Storia i valori e i diritti fondamentali dell’uomo.
Nel 90° anniversario dell’armistizio, un paio di giorni fa, il presidente francese ha voluto omaggiare tutti i morti della prima guerra mondiale. In controtendenza rispetto alla tradizione militare del gaullismo, ha ricordato i caduti davanti al plotone di esecuzione non come disonorati e vili, ma vittime della fatalità della guerra, considerandoli persone “inviate al massacro in seguito ad errori di comando”. Una rottura col passato anche la scelta di celebrare il ricordo non all’Arco di Trionfo, ma nella piana di Verdun dove morirono 300mila soldati nella battaglia tra francesi e tedeschi. Si pensi al ministro della Difesa italiana che per il 4 novembre voleva i bambini e le maestre in chiesa a pregare.
Qualsiasi politico, di qualunque schieramento, non importa in quale Paese, è sempre meglio di uno dei nostri.

Un Commento a “13/11/08 – Un americano a Parigi”

  1. Giovanni scrive:

    commento molto obiettivo!