3/2/12

3 febbraio 2012

3/2/12 – Non mi sembra giusto che gli italiani non cattolici siano ridotti in alcune circostanze allo stato di “captive audience”, espressione inglese che definisce una platea composta da persone “prigioniere”, vale a dire uomini e donne che devono assistere a uno spettacolo scelto da altri. E’ quello che accade quando la tv pubblica trasmette la messa domenicale o registra fedelmente tutte le apparizioni papali, anche quando non trasmettono alcuna informazione. I fedeli hanno diritto di essere confortati nella loro fede…ma per questo in uno Stato liberale, esistono le televisioni private, la stampa edificante, l’editoria delle congregazioni, i bollettini ecclesiastici. Quando leggo l’Osservatore Romano ammiro la serietà con cui questo giornale cerca di conciliare il compito di celebrare e quello d’informare. Quando la rai registra fedelmente le pubbliche apparizioni del papa, penso che quello non sia il suo mestiere (Sergio Romano, rubrica lettere Corriere della Sera)
Lui morirà ed io morirò/Lui lascerà l’insegna, io lascerò dei versi/A un certo momento morirà anche l’insegna, e anche i versi/Dopo un po’ morirà la strada dov’era stata l’insegna/E la lingua in cui erano stati scritti i versi/Morirà poi il pianeta ruotante in cui è avvenuto tutto questo (Fernando Pessoa)

Alcuni ricercatori dell’Università di Chicago hanno effettuato un test sui ratti. I topolini avevano di fronte due situazioni: potevano mangiare la cioccolata oppure liberare un altro ratto imprigionato in un tubo. Alla fine, gli animali preferivano liberare il loro simile e poi condividere con lui la cioccolata. Partendo da questa ricerca Peter Singer, filosofo dell’etica presso l’Università di Princeton, in un lungo editoriale sul New York Times si chiede se sia possibile produrre un farmaco che crei compassione in chi non prova questo sentimento. E’ una domanda interessante quella di Singer, perché è frequente la suprema indifferenza degli esseri umani di fronte a una evidente e tragica sofferenza di altri esseri umani. Sebbene sia equo il rispetto del libero arbitrio, che non è un dono del cielo ma il frutto dell’intelligenza, è lecito chiedersi se la vita abbia un senso quando non si riesce a provare empatia per i simili.
Per dare un giudizio sull’operato di una personalità pubblica, bisogna avere la pazienza della storia. Per questo è stata una roba brutta leggere sentire vedere commenti così precipitosi – in un senso e nell’altro – sulla figura del presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro mentre il suo corpo era ancora caldo. Intanto, sembra banale ma bisogna dirlo, quando una persona muore si deve stare in silenzio perché non c’è niente di più triste della fine della vita. Magari soffermarsi un attimo sul dolore della figlia e dei suoi amici non avrebbe fatto male.
Ci piace ricordare il presidente Scalfaro  con le parole di Curzio Malaparte che – in riferimento al noto episodio in cui giovane deputato dc scelbiano, chiese ad una donna di infilarsi il bolero perché le sue spalle erano troppo provocanti – scrisse: “a giudicare dai lamenti, dalle minacce, dalle esortazioni, dalle preghiere e dai progetti dell’onorevole Scalfaro, si direbbe che l’Italia sia un sobborgo di Sodoma, la Bestia dell’Apocalisse, un museo dei vizi, una scuola di depravazione, una sentina di impurità”. Ma anche le sue parole rivolte a Gran Premio II in visita al Quirinale : “La laicità dello stato è un presupposto che nulla toglie alla fede di chi crede nei valori cristiani”, e ancora, alla vigilia del giubileo mentre i rappresentanti  di tutti i partiti correvano a mettersi il crocefisso all’occhiello: “ la laicità dello Stato è sacra e non accetta facilmente delle scene di contaminazione che, sulla piazza di san Pietro, sono capitate qualche settimana fa. Non le accetto perché vi è una dignità dello Stato ed una dignità della Chiesa”.
Un altro fatto che mostra la fine dell’empatia è firmato Alessandro Sallusti direttore de Il Giornale, che ha deciso di rispondere alle antipatiche critiche del settimanale tedesco Der Spiegel, titolando “a noi Schettino a voi Auschwitz”. Un modo disinvolto di volgere al proprio scopo i simboli della Shoah, coprendo, nel tentativo di risvegliare l’orgoglio nazionale offeso, di negare la responsabilità del fascismo e dell’Italia e degli italiani di quegli anni.  Un forma di negazionismo quella di Sallusti, perché nega la responsabilità di chi di quei fatti è corresponsabile.
Degna di nota, infine, è la mancanza di empatia nei confronti delle donne, ahimè spesso dalle stesse donne. Si è naturalmente liberi di dare il giudizio che si crede del ministro del Lavoro Elsa Fornero, ma che venga definita emotiva e piangente come di solito le donne sono è sconsolante. E’ appena il caso di ricordare che le donne che hanno partorito, cosa peraltro naturale, non dovrebbero pensare di avere una marcia in più rispetto alle congeneri che hanno deciso di astenersi dalla maternità.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Sabato 4 febbraio
si potranno acquistare delle reticelle di arance e contribuire con pochi euro alla ricerca sul cancro. In particolare quest’anno l’Airc pone l’accento sugli effetti del sale.  L’uso eccessivo infatti aumenta il rischio, fino al 70%, di andare incontro a tumori apparentemente meno correlati all’alimentazione, come quello al polmone, al testicolo, alla vescica. In Italia il consumo medio giornaliero di sale è di 13 grammi, ne dovremmo utilizzare la metà (www.airc.it)

29/1/12

29 gennaio 2012

29/1/12La madre della pidiellina Michaela Biancofiore viene dimessa da una casa di riposo dell’Inpdap. Vi occupava una doppia con una persona con cui aveva dichiarato di essere sposata, ma non era vero. “Convive con il suo compagno da 20 anni e lo considera ovviamente il marito”, la difende la figlia. E il regolamento Inpdap che considera vincolante lo stato matrimoniale è “vetusto”. Peccato che la vetusto-cattolica Biancofiore avesse sostenuto che le unioni di fatto eterosessuali, i pacs, oltre che, Dio non voglia, le coppie omosessuali, non sono equiparabili allo stato matrimoniale. E che i cattolici devono essere “contro i pacs senza se e senza ma”. Tranne il ma di mamma, ovviamente  (Balthazar)
Una semplice domanda: “perché i sindacati agricoli offrono gratis prodotti ortofrutticoli in zone dove gli abitanti sono più che benestanti (per esempio piazzale Flaminio) e non nelle periferie dove gli abitanti tirano il collo? Forse perché i giornalisti con i loro cameraman vanno in periferia solo per la cronaca nera ma non per una regalia di ortofrutta e di conseguenza niente articoli e riprese per i sindacati? (lettera di Gianfranco Ferri sul Corriere Roma)
I sommersi vivono nella coscienza dei salvati, attraverso i quali giunge l’eco del loro strazio, della loro disperazione (P. Levi) 

Nonostante il governo decisionista lo sentiamo ogni giorno di più che l’Italia perde colpi e non ha alcuna idea di sé e del suo futuro. Avremmo bisogno di rendiconti  sinceri e pubblici, di una analisi collettiva che ci permetta di specchiarci nella verità. Invece continua a non accadere niente di questo, ognuno di noi continua a borbottare tra sé, al massimo con qualche amico.
Appena ieri si sono concluse le grandiosi manifestazioni televisive-istituzionali sulla Giornata della memoria* e abbiamo appreso che l’Italia con quella follia non c’entra, qui non ci sono state leggi razziali, non volenterosi carnefici civili e militari, non silenzi – meglio, complicità –  pontificie. Oceani di indulgenza sul nostro passato razzista così possiamo continuare a non assumerci la responsabilità di quel che facciamo.
L’italiano sente di appartenere all’Europa nord-occidentale libera e moderna, ama quel modello, ma vive ed appartiene a un paese irrimediabilmente diverso e lontano. Due appartenenze in conflitto fra loro per il peso della religione, l’eterno conflitto tra modernità e cattolicesimo. Lo sappiamo tutti che la Chiesa di Roma è lontana dai suoi adepti in tema di sessualità, famiglia, bioetica, staccata dalla vita delle persone quanto gli schifosi scandali sessuali che si compiono nelle mille ovattate stanze dei conventi. Lo scollamento che in altri Paesi europei – la Francia la Germania il Belgio – viene denunciato, qui da noi è accettato come fosse un fatto fisiologico che la Chiesa sia corrotta e che dia la linea alla partitocrazia.  Riusciamo a sentirla tutti, sulla nostra pelle e sulle nostre vite, la diversità di questo inutilmente amato Paese? Magari ci piacerebbe abitare in un posto dove si pratichi la giustizia (degli uomini) e non la finta carità (della religione).
Decenni e decenni spesi a tessere una tela di presentabilità (per modo di dire ovviamente) e la trama ne lascia vedere le ambiguità e gli errori.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* 23/1/12La mia storia mi ha abbandonato;

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Scrivevamo il 30/1/2009
…la bella accoglienza parigina, aveva portato B16 a parlare di laicità positiva alla francese, e il trionfale viaggio negli Usa con la torta di compleanno approntata dai Bush, avevano fatto sentire il pontefice anche qualcosa in più di un semplice rappresentante dell’Eterno. Ma, il diavolo è in agguato: la Francia presenta a nome della Ue una mozione per la depenalizzazione universale dell’omosessualità costringendo il Vaticano a schierarsi con i paesi che puniscono l’orrenda perversione con la pena di morte. Peggio, se possibile, è andata con gli Usa, con il neopresidente Obama che ha annunciato lo sblocco dei fondi alla ricerca sulle cellule staminali embrionali e alle ong che si occupano di family planning e aborto.

Rimane il disegno restauratore e pre-conciliare: uno dietro l’altro i lefevriani riabilitati portano avanti la teoria degli ebrei come popolo deicida. B16 si è spacciato raffinato teologo e intanto ha reintrodotto la preghiera sulla conversione dei perfidi per rimarcare il mai sopito antiebraismo della Chiesa romana.
E perfino in Italia nonostante le badesse Roccella e Binetti guardiane della cultura della sofferenza, pare che la sfortunata Eluana presto troverà pace. E nonostante gli anatemi anche la Ru 486 entrerà nel prontuario medico come nel resto del mondo sviluppato. Un avvertimento per Berlusconi così attento ai sondaggi: ne commissioni uno per vedere il reale gradimento degli italiani verso i gerarchi della SS prima di varare quell’orrendo  disegno sul testamento biologico.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

25/1/12

25 gennaio 2012

25/1/12 –  “All’Isola del Giglio è naufragata una idea della modernità”. Parole di Nichi Vendola. Ora non si è capito se è una frase che suona bene o, semplicemente, un auspicio per il ritorno dei canotti (commento di un lettore che non ne può più degli sproloqui emotivi e improvvisati sui fatti della Costa Concordia)
E’ sufficiente voltare lo sguardo ai mondiali di nuoto del 2009, uno dei Grandi eventi affidati alla Protezione civile, al quale siamo arrivati addirittura senza che la piscina dove si sarebbero dovute svolgere le gare fosse completata. E che ha avuto strascichi giudiziari tali da compromettere ancora di più la nostra credibilità (Sergio Rizzo, Corsera)

Sostiene Gianni Petrucci, presidente del Coni, che se il premier Mario Monti non firma l’affidavit entro il 15 febbraio per consentire la candidatura di Roma alle Olimpiadi, le agenzie di rating ci giudicherebbero malissimo, perché “avrebbero l’idea che neanche il premier si fida dall’Italia”, mentre un si sortirebbe l’effetto opposto, perché “persino i bookmaker ci danno favoriti”. Alemanno sostiene che l’operazione è a costo zero, ma in estrema sintesi il catalogo è questo: 9,8 miliardi di € è la spesa complessiva per organizzare i Giochi del 2020 tra opere pubbliche e gare; 4,7 miliardi è la spesa pubblica che bisognerebbe sostenere ritenendo che il resto rientri tramite sponsor privati, diritti televisivi, biglietti. Per la fase della candidatura occorrono 15 milioni (la città potrebbe comunque non essere scelta, per cui la cifra è a fondo perduto).  Questi numeri non tranquillizzano del tutto Monti, consapevole sia dell’oscillazione continua dello spread che di altri fattori: il dolore del Paese costretto a gravi rinunce, ma anche le ripercussioni dello sforzo necessario a sostenere le Olimpiadi con l’occhio fermo sulla Grecia: dalla vittoria di Atene 2004 e dai soldi sborsati per i Giochi è nato il default greco.
Se i giochi olimpici del ’60 furono una grande opportunità per la città, addirittura avanzò del denaro che venne impiegato per infrastrutture aggiuntive, dopo ci sono stati i mondiali di calcio il giubileo e i mondiali di nuoto che hanno portato entrate molto al di sotto delle aspettative e gravi scandali: opere pubbliche inutili, impianti mai finiti, sprechi incredibili.  E’ vero che il cuore degli uomini cambia (forse) e l’onestà arriva (può essere) e la trasparenza amministrativa potrebbe diventare realtà (bah), ma il pressing di Petrucci, Gianni Letta, e il sindaco su palazzochigi, sembra mostrare un interesse che sembra il prodromo di ogni peggio. Si vedrà di che morte dobbiamo morire, ma possiamo nel frattempo chiederci se per fare sviluppo e infrastrutture l’unica strada percorribile sia imboccare la strada sdrucciolevole delle Olimpiadi. Non sarebbe meglio per Roma, possibilmente non ostacolando gli sponsor privati, una messa in forma dei suoi splendidi monumenti che si sbriciolano e in parte invisibili come la Domus Aurea? Perché non completare i lavori al mausoleo di Augusto? O rendere sicure le splendide ville? E perché non consentire ai romani la possibilità di avere una metropolitana come le grandi capitali europee? Veramente dobbiamo rincorrere e vezzeggiare gli atleti, persone per le quali un decimo di secondo fa la differenza, e ancora peggio gli atleti italiani (come ai tempi del pcus mantenuti a spese del regime, i nostri sono carabinieri finanzieri finanche guardie carcerarie), che non hanno nessun rossore a chiedere di avere detassati i premi (che tra l’altro negli altri paesi non prendono). Siamo certi che gli sportivi sono dei modelli da prendere in considerazione? Ma davvero una nuotatrice da record (oggetto di disputa perché definita di pura razza padana nonostante il vezzo di avvolgersi nel tricolore) può essere un modello per i nostri eventuali figli? Intanto i ginnasti italiani sono una stravaganza, ad esempio fra loro non c’è un omosessuale, un ateo, un colto, quindi sono fuori dalle statistiche.  E poi occupano tutti i palinsesti tv con le loro sciocchezze e le loro pubblicità. E ancora, ha un senso nel 2012  questa leggenda dello sport che unifica porta la pace e bla bla bla.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Sono 6 le città annunciate per la candidatura all’organizzazione dei Giochi : Roma, Doha (Qatar), Tokyo (Giappone), Istanbul (Turchia), Madrid (Spagna) Baku (Azerbaigian).  Entro il 15 febbraio  le città presentano ufficialmente la propria candidatura al Cio diventando così applicant cities. A maggio l’annuncio della short list e le città prescelte diventano candidate cities. A gennaio 2013 presentazione dei dossier di candidatura (con dati, garanzie economiche, supporto governativo) al Cio. Ad aprile 2013 il Cio visita le città, e ad agosto verranno date le pagelle ad ogni città e il 7 settembre 2013 viene annunciata la città prescelta.

23/1/12

23 gennaio 2012

23/1/12 La mia storia mi ha abbandonato; all’improvviso, sento mancare l’equilibrio, come chi è smarrito e, tra il passato e il futuro, scivola fuori dal tempo. Più tardi, mi riprenderò da questo crollo e seguirò quel richiamo insistente, la voce che proviene dalla grigia nebbia che ora mi circonda e mi chiama a vivere di nuovo. In questo momento, però, sono ignaro di tutto, non capisco nulla, sto sulla soglia tra vita e morte, con il corpo in avanti, proteso verso la morte, la testa ancora rivolta all’indietro, in direzione della vita, e il piede titubante sollevato per muovere il passo. Per andare dove? E’ indifferente, perché chi farà quel passo, non sarò più io, ma qualcun altro… (Imre Kertész ,scrittore ungherese Nobel 2002, da  “Io,un altro”, Bompiani)

Anche quest’anno istituzioni e media celebrano il 27 gennaio la Giornata della memoria, istituita in ricordo dello sterminio del popolo ebraico, dei rom, e delle persecuzioni dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. In un Paese che si divide su tutto, trovare un simbolo, un evento, una data per ricomporre le diverse posizioni e raggiungere un consenso suona falso. La giornata della memoria in questo contesto, sembra un mezzo per arrivare alla normalizzazione di avvenimenti aspri della storia, un percorso che sembra avere come obiettivo finale la dimenticanza. Tanto più che i fatti in questione riguardano un periodo storico non ancora argomento di una riflessione serena, ma sono oggetto di rivendicazioni di quanti ne comprendono l’importanza come origine di identità e di potere. Particolarmente falso, a tratti anche offensivo all’orecchio dei sopravvissuti e dei loro figli, suona il cordoglio di alcuni politici che non hanno  reciso con decisione e chiarezza i legami con chi quella tempesta provocò.  Poco saggio è stato fare finta di niente e continuare, ad esempio, a fare accompagnare da alcuni sindaci i cosiddetti viaggi della memoria ad Auschwitz.
Ma molto dobbiamo alla determinazione dell’Anpi, dell’Aned, delle Comunità ebraiche che tengono, con fatica e in solitudine, aperta questa dolorosa pagina della storia recente.
Piacerebbe quest’anno non sentire, da parte della Chiesa cattolica, la solita tiritera sulla supposta rete di aiuti avviata da Pio XII. Come è noto, protezioni date segretamente da religiosi ad ebrei sono indubbiamente esistite, ma  molti prelati, ad esempio il patriarca di Venezia,  erano in sintonia con i nazisti. Se ci fosse stata una posizione chiara e netta di Pio XII questo non sarebbe successo. E’ utile ricordare che quando Benedetto XVI si è recato in Israele (che non ha mai chiamato col suo nome ma, impropriamente, terrasanta) nel maggio 2009, visitando Yad Vashem tenne una dotta conferenza sull’importanza del  nome di ognuno (yad vashem = ricordo di ogni nome) evita di condannare il nazismo.
Per chi è a Roma indichiamo gli appuntamenti organizzati dalla Casa della Memoria e della Storia (via san Francesco di Sales 5), che ricorderà la data con manifestazioni fino al 30 gennaio. http://www.culturaroma.it/4?spazio_cultura=1
A chi vorrà ricordare la Shoah insieme agli ebrei, ricordiamo che il giorno indicato è il 16 aprile che serba la memoria dell’insurrezione del ghetto di Varsavia nel 1943.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it .

21/1/12

21 gennaio 2012

21/1/12 –  Dalla distruzione di Sodoma  si salvano solamente Lot, sua moglie e due delle sue quattro figlie. Ai fuggiaschi viene intimato di non voltarsi indietro, ma la moglie di Lot  disubbidisce  e si trasforma in una statua di sale. Sembra tuttavia  aver avuto una buona ragione per girarsi a guardare Sodoma che bruciava. Due delle sue quattro figlie sono rimaste a Sodoma, sposate a uomini malvagi protagonisti del sistema corrotto di quella società. Questo drammatico racconto della Bibbia, ci mostra come in alcune situazioni sia necessario guardare avanti. Se ci voltiamo indietro quando è il momento di proiettarci in avanti, rischiamo di mineralizzarci e trasformarci in statue (ma questo racconto che potrebbe fornirgli utili indicazioni, i cattolici non lo conoscono perché l’Italia è un Paese completamente secolarizzato)

Il governo Monti – che ci attendiamo abbia la possibilità di trarre il Paese dalla secca –  è stato lodato e blandito dai media e dalla Santa Sede per la sua forte impronta cattolica. Nel  disastro della Costa Concordia, a sentire i programmi televisivi più trash ma più seguiti, la parte del leone negli aiuti è stata fatta dal prete del Giglio che ha usato i paramenti per coprire gli ignudi e dalle tre suore dell’isola che hanno ospitato i salvati, i sommersi invece sono stati benedetti dal vescovo di Pitigliano. Tra i cardinali annunciati dal papa, un numero maggioritario (saranno elettori nel prossimo conclave) sono italiani.  Mentre il resto del mondo – seppure tra primavere che somigliano ad inverni, economie che falliscono, involuzioni politiche – cammina, l’Italia sembra rimanere inchiodata all’anno Mille.
Ma è così veramente? In un interessante studio di Roberto Cartocci (vedi  http://www.nessundio.net/libri.htm ,  30/8/11)  l’Italia sembra essere un paese completamente secolarizzato. Gli italiani, nelle grandi città e soprattutto al nord, hanno quasi completamente abbandonato le pratiche religiose. Anche quelli che si definiscono cattolici e ancora battezzano i figli e celebrano funerali religiosi, si distaccano completamente dall’insegnamento della Chiesa, soprattutto respingendo la dottrina sessuofobica. Essendo aumentata l’istruzione e la cultura della popolazione, i cattolici ritengono di dover agire secondo la loro coscienza, e si sentono nel giusto a decidere sul come vivere e come morire. Anche se molti commentatori ancora si richiamano alle vittorie elettorali dei referendum sul divorzio e l’aborto, meglio è rimanere all’oggi, quando i tanti sondaggi sul caso Englaro hanno dato risultati sorprendenti contrapposti alla chiusura della Chiesa e della partitocrazia.  Nello studio di Cartocci inoltre, emerge un dato che lascia ben sperare per un prossimo cambiamento civile della nostra società: i nati negli anni Ottanta, cioè i venti-trentenni,  non si identificano con il cattolicesimo e men che meno nel concetto che è il fondamento dell’italianità.  E’ probabile che questi giovani se troveranno un lavoro e decideranno di avere figlioli, difficilmente li battezzeranno. E’ possibile che presto  l’ora facoltativa di religione non verrà più richiesta, finalmente finendo questa discriminazione fastidiosa tra studenti che sminuisce il concetto di pari opportunità tra cittadini sancito dall’art. 3 della Costituzione. E’ inoltre interessante notare che sono soprattutto le donne ad allontanarsi dalla religione cattolica. In sintesi estrema la maggior parte degli italiani continua a credere, si definisce genericamente cristiano, ma quello che non tollera sono i diktat di tipo ruiniano, cioè la non negoziabilità di alcuni temi che attengono alla coscienza personale.  Anche l’idea ampiamente supportata dai media, che i movimenti come Comunione e Liberazione o Sant’Egidio siano dei contenitori giganteschi, è fallace. Sono si importanti concentrazioni di voti e potere, ma non sono in espansione da ormai parecchi anni. Se questi movimenti fino ad oggi sono stati un vivaio di uomini di partito, cominciano a mostrare la corda per la malleveria che hanno mostrato nei confronti – spesso essendone i protagonisti – della corruzione e degradazione politica, e  per il grande conflitto di interessi di cui sono portatori. E’, ad esempio, molto sgradevole che il ministro Riccardi (di cui condivido la proposta sulla cittadinanza agli stranieri nati in Italia) sommi su di sé la delega alla cooperazione, campo nel quale il Sant’Egidio che presiede, fa concorrenza ad altre ong immensamente più capaci nel lavoro nei paesi in via di sviluppo.
Oltre ad una importante crescita economica e ad un azzeramento dei partiti (è realistico pensare che nel 2013 ci saranno i Casini, Di Pietro, Bersani,Alfano? Allora proprio a niente serve questo duro momento che stiamo vivendo?) l’Italia avrebbe bisogno di un bagno di verità e di un confronto serio anche con i cittadini cattolici. A loro spetterebbe il compito di chiedere un profondo ripensamento alle gerarchie che, spogliatesi dal potere temporale, potrebbe giovare alla religione stessa.  Potrebbero, ad esempio, guardare al dibattito molto acceso che si sta svolgendo in Israele dopo i gravi attacchi di alcune frange di religiosi ultra ortodossi nei confronti di altri religiosi. Quel Paese ha dimostrato di avere gli anticorpi necessari per fronteggiare il fanatismo montante e per questo sotto controllo della società impegnata in una riflessione sui rapporti tra Stato e religione affrontata senza reticenze.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Scrivevamo un anno fa

24/1/11 Contestualizzare è la parola d’ordine che i parlamentari del Pdl e i giornalisti lacchè si sono passati di bocca in bocca.  Così il sottosegretario alla Famiglia Giovanardi  spiega, a chi faceva notare che il premier pur divorziato prende la comunione ai funerali degli alpini, come il vescovo che è sicuramente cattolico sia in grado di distinguere tra le diverse situazioni. Oppure il direttore di Tempi  Amicone che ricorda come “il cattolico Prodi non abbia garantito a sua santità di poter intervenire senza essere contestato all’apertura dell’anno accademico alla Sapienza di Roma, mentre l’empio Berlusconi ha provato a graziare Eluana”. … Leader di partito, che pure denunciano il profilo anticostituzionale del premier, chiedono come Di Pietro “dove sono i cattolici del Pdl? Ascoltino il papa”. O D’Alema, che già dal 2 novembre scorso disse “ingerite, ingerite, se non ora quando?” . O Vendola che afferma “la Chiesa da utili insegnamenti etici ai laici”.  E’ grave che personale politico che dovrebbe identificarsi con il paese che rappresenta, provi una tale sottomissione nei confronti della Chiesa cattolica al punto di vederla come deus ex machina per espungere il premier. Gioco facile hanno avuto i giornali e i politici di B. che hanno descritto “i comunisti” come quelli che “chiudono un occhio sulla deriva nichilista e mortuaria della civiltà d’oggi, sui suoi tic, sulle condizioni in cui vivono le minorenni e i minorenni a scuola, sul conformismo della trasgressione che avvilisce la maternità e la natalità, sulla manipolazione della vita e sulla distruzione di matrimonio e famiglia”, come scrive forbitamente Ferrara,  oppure come dice più rudemente il leghista Castelli: “meglio la sinistra che vuole un premier omosessuale e porta in parlamento transessuali, travestiti, tutta quella roba lì?”. Molto più realista il commento del cattolicissimo Buttiglione, vicepresidente della Camera, che conoscendo le gerarchie cattoliche ricorda che “il Vaticano non può tacere perché oggi si è davanti a uno scandalo pubblico. Non intervenire avrebbe significato mostrarsi conniventi a una situazione immorale. Per la Chiesa, comunque, è meglio un donnaiolo che fa buone leggi che un bigotto che fa leggi sbagliate”. Nucara, repubblicano dai tempi di Spadolini e che ha deciso di andare a ingrossare il Pdl, ha mantenuto ferma la barra sulla laicità e ha dichiarato “con il dovuto rispetto per le alte cariche dello Stato della Chiesa, che si dichiarano preoccupate per le leggi e per la morale italiane, riteniamo che farebbero bene a occuparsi in primis dei casi di pedofilia all’interno delle loro comunità. Casi confessati e quindi più diseducativi delle ipotesi di reato contestate all’Italia”.  Si badi, l’anziano Nucara non parla di premier, ma di Italia, perché pure se Berlusconi con la sua presenza ci inquina pure l’aria che respiriamo, è innegabile che una ingerenza dalla Santa Sede offende il nostro Stato, tutto e non solo il premier.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

18 /1/12

18 gennaio 2012

18 /1/12 - La reazione emotiva connessa a un evento traumatico può diventare un eterno e ossessivo presente, con effetti invalidanti. A lungo, complice la psicoanalisi, si è ipotizzato che la soluzione risiedesse nel ricordare meglio quanto ci spaventava: una volta portata in superficie, la memoria avrebbe smesso di perseguitarci, come se avessimo disattivato una bomba. E se potessimo cancellare il ricordo invece che rincorrerlo?  Se fossimo in grado di rimuovere un frammento del nostro passato, un po’ come si cancella un file dal computer? … Se la cancellazione di un fallimento amoroso potrebbe suscitare perplessità tali da spingere molti a condannarla, pensiamo a un’aggressione o a una guerra. … La convinzione che sarebbe una scorciatoia moralmente discutibile potrebbe dipendere dall’impossibilità, finora, di eseguire una operazione del genere  proprio come la volpe dichiarava di non volere l’uva (Chiara Lalli,  La lettura, n.9)

Secondo un rapporto Censis pubblicato nei giorni scorsi, nel nostro Paese sono più di 2,3 milioni le persone che hanno avuto nella loro vita una diagnosi di tumore. Il 57% ha superato la malattia da 5 anni e circa 800mila da almeno 10 anni. Ben 690mila malati sono in età lavorativa e tornare al lavoro è una necessità oltre che psicologica anche economica. Ma è un diritto spesso negato: c’è chi perde il posto e chi si vede decurtata una parte dello stipendio, e molti  vorrebbero cambiare posizione ma temono di chiederlo per paura di indebolire la propria figura davanti al datore di lavoro. Secondo il rapporto Censis 85mila malati di cancro hanno perso il lavoro negli ultimi cinque anni. Se si ha la sfortuna di ammalarsi di tumore si entra in una spirale dolorosa che difficilmente le persone non colpite dalla sciagura riescono a immaginare.
Il lavoro di cura e assistenza ai malati oncologici è svolto quasi per intero dalle donne: madri, mogli, figlie, amiche. La Federazione delle associazioni oncologiche (Favo), ha intervistato 700 caregivers (si chiamano così quelli che assistono i malati). Il 29% dice di avere avuto impatti negativi sulla propria salute: ansia, tristezza, disturbi del sonno. Oltre il 59%  finisce con l’assumere farmaci, il 4% ricorre ad un ricovero. Le assenze  dal lavoro portano inevitabilmente ad una diminuzione del reddito mentre contemporaneamente le spese aumentano. Se il/la malata che viene assistita è moglie/marito, si può richiedere il part time, avvicinamenti di sede, permessi e congedi straordinari.  Le persone che hanno un tumore hanno bisogno di cose pratiche, qualcuno che pensi alla loro casa, che curi le pratiche con l’assicurazione, che vada in banca, che segua le terapie, ma soprattutto hanno bisogno di affetto, rassicurazioni, verità e credibili bugie. Chi assiste un malato grave si annulla, finisce col sentirsi colpevole se il suo caro muore, si tormenta chiedendosi se il suo protetto ha capito fino in fondo con quanta devozione gli si stava vicino.  Si assorbono come spugne dolori, sofferenze, tensioni, e in genere non si riesce a scaricarle. E’ molto difficile che amici, parenti, colleghi, siano disposti a sentire i racconti estremi che riguardano la malattia e la morte.  Ecco, la morte. In genere non se ne parla, come se tacendo di questa parte della nostra vita si cancellasse questo fantasma che incombe su noi tutti. Qualche volta ad alleggerire il supplizio di Tantalo che i ricordi ci assegnano c’è qualche amico. Con la sua presenza, il tempo, l’esserci.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Scrivevamo un anno fa

11/6/11 … Laura Linney, protagonista di “The Big C”,  presenta così la serie: “invecchiare è un privilegio. In un’era che premia la perfezione fisica e la giovinezza dimentichiamo che non a tutti è concesso di arrivare ad una certa età”.  La sitcom, in onda su Fox dal 21 giugno e da ottobre in chiaro su Cielo, vede protagonista Catherine alla quale viene diagnosticato un melanoma al quarto stadio. In una storia così, ci può essere lo spazio per ridere? Pare di si, e questo è anche il motivo per cui la serie ha vinto un Golden Globe. Dice Linney: “è l’humour che deriva da ciò che la vita fa agli esseri umani”.  Catherine è una donna come tante, con figli adolescenti un po’ bulli, un marito con il quale le cose vanno mediocremente, un fratello col quale intrattiene rapporti appena formali.  Si può vivere così quando sai che hai i mesi contati? Catherine decide di non affrontare cure faticose e di non dire niente della malattia a amici e famigliari ma  rivoluziona, tra lo stupore di tutti, la sua vita. A partire dal riassetto del giardino di casa dove fa scavare una piscina pur  abitando nella fredda Minneapolis.  Insieme a Laura Linney (già vista in The Truman Show) nella serie c’è Liam Neeson, Alan Alda, Cynthia Nixon. Mentre noi vedremo fra qualche giorno la prima serie, si sta girando la seconda. Il che da un lampo di ottimismo a tutti quelli che hanno il melanoma al quarto stadio (e che, ahimè, oggi vuol dire fase terminale)

16/1/12

16 gennaio 2012

16/1/12I cittadini devono capire che il tempo dei soldi per tutti è finito. Ci odiano perché non regaliamo a chiunque pensioni di invalidità e finanziamenti (Giorgio Stracquadanio, deputato pdl, intervistato da Vanity Fair)
Cerimonia all’Eliseo per Umberto Eco, insignito del titolo di Commandeur de la Légion d’honneur, dal presidente. “Per la Francia la cultura è un valore fondamentale – ha detto Sarkozy – un uomo ha bisogno di bere, mangiare, acculturarsi. E infatti l’iva sui libri in Francia è allo stesso livello di quella sui beni di prima necessità… la cultura non deve essere uno strumento di distinzione o divisione sociale”. Nicolas Sarkozy ha chiesto a Umberto Eco di intrattenersi un giorno con lui a proposito del bello “ingiustamente escluso dal dibattito culturale a vantaggio del legittimo” (vari quotidiani)
Una lite su facebook sulla gestione della storica sede dell’ex msi in via Acca Larenzia, Una frattura profonda fra le tante anime dell’estrema destra, sancita da un aspro confronto sul social network il 31 dicembre scorso. E’ il movente del tentato omicidio di Francesco Bianco, 51 anni, ex terrorista dei Nar e ora dipendente Atac – finito nel vortice di Parentopoli e sospeso per qualche giorno dall’azienda per frasi antisemite postate dal pc aziendale – ferito a colpi di pistola la sera del 2 gennaio scorso a Tivoli. Secondo i carabinieri il mandante della spedizione è Carlo Giannotta, 58 anni, responsabile della sede simbolo dei camerati romani… Giannotta arrestato nella sua abitazione stava per partire per il Brasile.  Sono stati emessi anche decreti di perquisizione nei confronti dei suoi familiari, e fra questi del figlio Mirko, attualmente responsabile del Decreto urbano del Campidoglio, e Fabio, già arrestato nel 2006 per detenzione di armi. Perquisizione anche per Gianluca Iannone, leader nazionale di CasaPound , negli ultimi giorni al centro delle polemiche per l’esultanza , ancora una volta su facebook, mostrata per la morte del capo dell’Antiterrorismo Pietro Saviotti (vari quotidiani)

http://www.gagosian.com/
Tripudio di pubblico
ma niente lenoni di partito per Damien Hirst, l’artista contemporaneo più famoso del mondo, presente (in video) e con le sue installazioni nella meravigliosa galleria romana di Larry Gagosian di via Francesco Crispi. Per lui il più eclettico dei galleristi si è inventato un vernissage in simultanea in tutte e undici le sue gallerie sparse nel mondo. Undici mostre e un solo tema: “The Complete Spot Paintings 1986-2011”, una rassegna che raccoglie venticinque anni di quadri a pallini, secondo Hirst un modo per immortalare la gioia del colore. La mostra si potrà visitare fino al 10 marzo da martedì a sabato dalle 10.30 alle 19. Intanto al Macro, gioiello di architettura contemporanea realizzato dalla francese Odile Decq vincitrice del concorso internazionale per la sistemazione degli stabilimenti della birra Peroni di via Nizza si sonnecchia, addirittura riducendo l’orario (martedì-domenica dalle 11 alle 19). L’assessore alla Cultura di Roma Capitale (ora si dice così, come se Capitale lo fosse diventata con Alemanno) Umberto Croppi aveva provato a fare una divisione tra Fondazione e Museo non per una sua intuizione geniale, ma perché è il metodo usato in tutto il mondo  per favorire l’ingresso dei privati con prestiti di opere e investimenti. L’assessore, defenestrato da Alemanno perché finiano, è stato sostituito da Dino Gasperini che ha nominato un nuovo direttore del museo promettendo che entro l’anno ci sarà una delibera che perfezionerà la Fondazione. Non c’è all’orizzonte nessun nome di nuovo partner anche se forse sarà mantenuto il contributo Enel di 500mila € già esistente con la passata gestione. Al momento il Macro sembra essere una cattedrale nel deserto, un meraviglioso guscio non in grado di ospitare gli artisti che preferiscono le gallerie private e, soprattutto, gli altri Paesi.
Poi c’è la questione (naturalmente ci sono le questioni di tutte le distruzioni non riuscite come l’Eur con la formula 1, o quelle in corso, come la confusione dei bus in centro per “valorizzare” piazza san Silvestro, e le proposte di annientamento di Tor di Quinto per le Olimpiadi che forse riusciremo ad evitare)  riguardante la statua di Gran Premio II che il sindaco di Roma accettò in dono da una fondazione privata per lasciare una ferita tangibile della beatificazione. Si è successivamente saputo che il bozzetto non era stato visionato il che non giustifica il risultato, né soprattutto la collocazione all’aperto di una statua concepita dall’artista per l’interno. Dopo le aspre critiche vaticane il sindaco ha istituito una commissione che ha stabilito non di rimuovere ma di fare alcune correzioni ora in corso. Tra cui un innalzamento della statua che già oggi sembra un enorme meteorite caduto in una zona fitta. E’ inutile commentare l’assurdità di questa operazione, resta però una domanda aperta sul perché i media, i partiti di opposizione e, soprattutto, gli operatori culturali e gli artisti, tacciano su questa ferita a Roma. Non sarà perché la stazione Termini è una zona dove passano quasi esclusivamente pendolari? Cioè i poveracci?  Perché dei poveri, forse non è una novità, nessuno si interessa e nessuno pensa che abbiano diritto alla grazia e alla bellezza. Poi ci sarebbe il capitolo degli antifascisti che forse non esistono più (perché gli affari si possono fare anche con loro?)

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Scrivevamo un anno fa

17/1/11 – I tribunali ecclesiastici hanno deliberato che Giovanni Paolo II sarà proclamato beato il prossimo 1° maggio. La data coincide con un lungo ponte festivo in Polonia, paese dal quale sono previsti molti pellegrini. I lacchè che allignano in ogni giornale, hanno scritto che la data, domenica in albis, è stata scelta perché  il papa è stato un prete lavoratore. Secondo la norma cinque anni sono il tempo minimo prima del quale non è possibile aprire un processo di beatificazione. Quello di Karol Wojtyla è stato avviato il 28 giugno 2005, appena dopo tre mesi dalla morte (2 aprile), per concessione di una dispensa ad personam concessa da Benedetto XVI. Il 1° maggio 2011 per la prima volta un papa “eleverà agli onori degli altari”, un suo predecessore. La santità è questione interna alla Chiesa che non può interessare un non credente o un non cattolico. Però la beatificazione è una indicazione di un modello a cui tutti possono guardare, un esempio che può influenzare la società. Ma perché beato Giovanni Paolo II?  Ufficialmente la motivazione è la guarigione di una suora, ma tra i motivi addotti anche la sua universalità, la capacità di pentimento e di perdono, la stima per i giovani, il modo di vivere la malattia.  Ma è molto più probabile che la fretta sia stata determinata dalla consapevolezza della Chiesa cattolica di essere una minoranza, in difficoltà anche con un cristianesimo sempre più diviso (questione che nonostante l’attività di globetrotter Wojtyla non ha neanche scalfito), e rispolverare la grande devozione popolare per il papa polacco, è uno spot pubblicitario di notevole impatto.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

13/1/12

13 gennaio 2012

13/1/12 La cristiana religione, che è quella di quasi tutta l’Europa, non è per se stessa favorevole al viver libero; ma la cattolica religione riesce incompatibile quasi col viver libero (Vittorio Alfieri, Della tirannide, 1878, libro I, cap.VIII)

Tra le tante cose che riguardano la Costituzione ungherese recentemente approvata, anche il cristianesimo come regione della nazione. Su questo particolare aspetto non mancano parole piene di entusiasmo da parte di importanti commentatori. Ad esempio il parlamentare dell’Udc Buttiglione apprezza le posizioni antiaboriste di Orban e il fino a ieri sottosegretario alla Famiglia Giovanardi loda la difesa del matrimonio tradizionale.  Tutto sommato parecchio apprezzamento da parte dei partiti xenofobi italiani, fino a ieri nella maggioranza governativa, per la difesa della identità nazionale ungherese che resiste all’annessione europea (dalla Ue però si accettano i soldi della Bce). Chissà se il silenzio di Pio XII  era, come sostiene con parecchie licenze interpretative il neoministro Riccardi, una strategia per mettere in salvo ebrei e porre un argine al comunismo , o una convergenza della Chiesa con le idee cavalcate dalle estreme destre europee. Tutto sommato non accettare altre etnie e  religioni diverse nell’Europa cristiana poteva essere un metodo per non annacquare la propria identità.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

(scrivevamo un anno fa) 15/6/11
Il premier Viktor Orban ritiene che la nuova Costituzione è il compimento del processo di democratizzazione avviato con la fine del comunismo. Fino a questa nuova stesura, la Carta in vigore era quella del 1949 opportunamente modificata nel 1989. Quello che maggiormente turba è il continuo riferimento a Dio, al cristianesimo, alla famiglia tradizionale, al riconoscimento della persona fin dal primo attimo del concepimento. L’incipit della Costituzione è “O Signore, benedetta sia la nazione ungherese”, e subito dopo viene omaggiata “la corona di re Stefano che da più di mille anni rappresenta la Nazione ungherese”. Questo riferimento è incredibilmente grave per un paese che siede in Europa, perché Stefano è stato il primo re magiaro che sconfisse un pretendente non cristiano imponendo con la forza il cristianesimo in un paese che era un mosaico di etnie e religioni. Per questi motivi la Costituzione nel suo preambolo conferma l’indissolubilità del legame al cristianesimo. Sulla famiglia la Costituzione afferma che il Paese si basa sulla famiglia e non esistono spazi “per stili di vita alternativi”.  Tanto silenzio da parte europea sembra un déjà vu. Era immaginabile che con la  fine del nazifascismo,  dell’uscita dei paesi dell’est dall’influenza sovietica e con l’allargamento dell’Europa si potesse costruire un continente diverso, con una visione repubblicana che non facesse distinzione fra le origini e le culture dei suoi cittadini, invece oggi sembra che a questo schema  si è sostituita una idea antica e pericolosa fondata sul diritto del sangue e sull’origine etnica
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

(scrivevamo due anni fa) 5/1/10
Il giudizio sulla figura di Pio XII dovrebbe tenere conto del suo silenzio su tutta la storia d’Europa fin dall’ascesa del fascismo in Italia e del nazismo in Germania. Pio XII diventa papa nel 1939, ma prima è stato Segretario di Stato e in questo ruolo ha attuato il concordato con il regime nazista nel 1933. Non risulta essersi mai speso in quegli anni a favore dei tedeschi che si opponevano a quel regime, cattolici e non. Anzi, l’allora cancelliere Bruening scrive nelle sue memorie che il Segretario di Stato Eugenio  Pacelli, futuro Pio XII, premette per un intervento di Hitler  a fianco dei falangisti nella guerra civile spagnola. Tra i primi atti del suo pontificato è documentato l’avvicinamento a Charles Maurras (i cui scritti erano stati messi all’indice durante il pontificato di Achille Ratti-Pio XI) promotore del gruppo francese di estrema destra e antisemita Action Francaise. La Santa Sede si riserva di aprire gli archivi bloccando la ricerca storiografica, ma al momento risulta che nessuna parola sia stata scritta da papa Pacelli contro la creazione dei campi di concentramento e poi di sterminio, in cui dieci milioni di ebrei europei, zingari, omosessuali, cittadini russi trovarono la morte. Una precisazione doverosa perché in questi giorni la stampa vaticaliana ha teso ad accreditare che l’unico silenzio di Pio XII abbia riguardato il treno che trasportava 1000 ebrei romani mentre contemporaneamente salvava qualche centinaio di ebrei facendoli ospitare, spesso dietro cospicui compensi, in chiese e conventi di Roma.
E’ vero invece che il suo silenzio ha riguardato milioni di ebrei e non, vittime del nazismo.
La beatificazione di Pio XII riguarda solo gli ebrei?  Sicuramente sul piano dei fatti storici sono i più coinvolti emotivamente, ma sul piano religioso la questione dovrebbe riguardare i cattolici ai quali viene indicato a modello una figura come minimo controversa.  Le gerarchie cattoliche  insistono che il silenzio di Pio XII sarebbe stato motivato dal fatto che un intervento pubblico da parte del Vaticano,  anziché frenare, avrebbe ulteriormente intensificato lo sterminio in atto nel cuore dell’Europa. Ma questo argomento non spiega perché, neanche dopo la fine della guerra e nel lungo periodo del pontificato (il papa morì nell’ottobre del 1958), non sia mai arrivato alcun riferimento a quanto accaduto. E soprattutto non si comprende perché un analogo timore non frenò il papa, nel luglio del 1949, dallo scomunicare comunisti e socialisti nonostante l’enorme potere allora esercitato dall’Unione Sovietica. Sono domande che dovrebbero porsi tutti, e non solo gli ebrei come mi sembra stia accadendo.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

11/1/12

11 gennaio 2012

11/1/12 –  Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione
La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona
Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita(I,II e III, legge fondamentale della stupidità. Carlo M. Cipolla – Allegro ma non troppo, il Mulino,  € 8.80)

La sera del 7 gennaio 1978, cinque militanti missini stanno uscendo dalla sezione di via Acca Larenzia al Tuscolano a Roma. Il gruppetto viene investito da una raffica di colpi sparati da un commando dell’ultrasinistra, armato di una skorpion appartenuta al cantante Jimmy Fontana e poi utilizzata dalle Br per uccidere l’economista Ezio Tarantelli. Franco Bigonzetti muore sul colpo, Francesco Ciavatta cerca di fuggire ma viene inseguito e freddato alle spalle.  Informati della sparatoria una folla di militanti missini si raduna in via Acca Larenzia, scoppiano dei disordini e un terzo giovane, Stefano Recchioni, viene ucciso da un colpo sparato ad altezza d’uomo da un capitano dei carabinieri. Una targa apposta fuori la sede della sezione ricordava i tre giovani “vittime della violenza politica”. Forse per un clima percepito come più acquiescente, tre settimane fa la targa ha subito qualche modifica , e i tre giovani sono “vittime dell’odio comunista e dei servi dello Stato”.
Nel frattempo nella provincia di Vercelli si verifica uno strano caso. Nella seconda metà del XIII secolo ad Ossola (nel novarese) l’eretico fra Dolcino resistette coi suoi seguaci a una crociata lanciata da Clemente V e durata due anni. Catturato insieme alla sua compagna Margherita fu arso vivo sulla pubblica piazza a Vercelli il 1 giugno 1307. Dante lo mette all’Inferno (XXVIII), Dario Fo gli ha dedicato fiumi di parole.  Sei secoli dopo, cioè nel 1907, per l’anniversario della sua morte, alcuni socialisti vercellesi commissionarono una lapide che avrebbe dovuto essere collocata nel luogo dell’esecuzione: “a fra Dolcino qui in Vercelli dalla tirannide sacerdotale attanagliato ed arso per aver predicato la pace e l’amore tra gli uomini. Oggi che l’antica speranza rivivente nei secoli sta con la nuova era per diventare realtà”. Ritrovata nel 1998, la lapide è stata offerta alla Provincia che l’ha rifiutata.
I morti continuano a vivere se ne ricordiamo il nome. Addolora  che le giovani vittime di via Acca Larenzia, che non sono morte per difendere la libertà o la terra dall’invasione ma per un malinteso senso della politica, debbano subire il mulinello di chi vuole accaparrarsi la sedia più a destra.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Guarda anche 8/1/12

10/1/12

10 gennaio 2012

10/1/12 – Siamo in sette miliardi sulla Terra e saranno nove miliardi nel 2050. L’aspettativa di vita che negli anni 50 era di 48 anni, oggi è di 68. Negli anni 50 ogni mille nati ne morivano 133, oggi 46. Allora una donna metteva al mondo sei figli, oggi due. Ma il divario fra chi è davvero ricco e chi è troppo povero continua ad aumentare. Quanti miliardi di poveri si potrà permettere la Terra del 2050? (Giuseppe Remuzzi, La Lettura)
Numerosi esperti prevedono che tra 20 – 30 anni, potrebbe verificarsi un terremoto spaventoso nell’area urbana di Tokyo, e tuttavia gli abitanti continuano a condurre una vita normale. Perché non impazziscono di terrore? In giapponese abbiamo un termine, mujò, per indicare che non vi è nulla di permanente a questo mondo, che ogni cosa è transitoria. Tutto ciò che esiste si estingue, tutto muta costantemente. Non esiste alcun equilibrio eterno, non vi è nulla di sufficientemente immutabile in cui si possa riporre eterna fiducia. Anche così noi giapponesi abbiamo saputo cogliere una forma di bellezza dentro questa rassegnazione. Se osserviamo la natura ammiriamo d’estate le lucciole e in autunno le foglie gialle dei boschi. Osserviamo ogni cosa con passione perché la bellezza svanisce in brevissimo tempo (Haruki Murakami)

La Regione Lombardia ha deciso che comunicherà agli assistiti della sanità regionale il costo delle prestazioni erogate. Il motivo addotto è di responsabilizzare (o colpevolizzare?) i cittadini che si ammalano. Tra Stato e cittadini c’è – almeno teoricamente – un patto non scritto: il cittadino paga le tasse, lo Stato fornisce i servizi essenziali: l’emocromo, ma anche un costosissimo trapianto se si è così sfortunati di averne la necessità. Se sprechi esistono le Regioni hanno il dovere, nell’interesse dei contribuenti, di verificare. E’ appena il caso di ricordare che nella splendida isola della sanità lombarda illustri medici (condannati finalmente) toglievano polmoni e mammelle sane per intascare denaro, mentre al san Raffaele si sovrafatturava.
Pagare le tasse è bellissimo? Un ministro (che tra l’altro aveva fatto notare al suo governo di centrosinistra -che si arrabbiò molto- che l’esenzione dell’Ici alla chiesa era molto stonata) lo sostenne e ancora oggi – sebbene sia morto – viene spernacchiato. In realtà aveva ragione, pagare le tasse vuol dire che si percepisce un reddito, forse si hanno delle proprietà, e si contribuisce allo sviluppo e al benessere di ognuno. Naturalmente il discorso vale in teoria, perché in Italia la maggior parte delle persone che possono evitano di pagare azzoppando il meccanismo. E non hanno neanche il disprezzo della società: solitariamente ancora trasecolo quando vedo in tv uno sportivo che, scoperto evasore, continuò imperterrito a pubblicizzare qualcosa.
Ma torniamo alla sanità lombarda. Non è che il fine ultimo sarà che se si ha un irpef piccolino (ad esempio un reddito di 28mila €) puoi fare solo una appendicectomia, se invece salti a 70mila l’anno puoi fare un bypass coronario, e così via? Già oggi il sistema sanitario nazionale non offre ai malati terminali la chemio e la radio palliativa che, si badi, non è accanimento terapeutico ma un modo per affrontare con maggiore autonomia le cure antalgiche.
Ma torniamo alla questione di chi mette le mani nelle tasche di chi. Il premier Monti ha precisato che le mani nelle tasche degli italiani le mettono quegli italiani che non pagano. E ha anche aggiunto che ogni cittadino dovrà pretendere scontrini e ricevute. Da un premier così per bene ci si aspetta che non possa consentire ancora a lungo l’evasione dell’ici alla Chiesa. Per la precisione a qualsiasi ente religioso.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it