3/2/12 – Non mi sembra giusto che gli italiani non cattolici siano ridotti in alcune circostanze allo stato di “captive audience”, espressione inglese che definisce una platea composta da persone “prigioniere”, vale a dire uomini e donne che devono assistere a uno spettacolo scelto da altri. E’ quello che accade quando la tv pubblica trasmette la messa domenicale o registra fedelmente tutte le apparizioni papali, anche quando non trasmettono alcuna informazione. I fedeli hanno diritto di essere confortati nella loro fede…ma per questo in uno Stato liberale, esistono le televisioni private, la stampa edificante, l’editoria delle congregazioni, i bollettini ecclesiastici. Quando leggo l’Osservatore Romano ammiro la serietà con cui questo giornale cerca di conciliare il compito di celebrare e quello d’informare. Quando la rai registra fedelmente le pubbliche apparizioni del papa, penso che quello non sia il suo mestiere (Sergio Romano, rubrica lettere Corriere della Sera)
Lui morirà ed io morirò/Lui lascerà l’insegna, io lascerò dei versi/A un certo momento morirà anche l’insegna, e anche i versi/Dopo un po’ morirà la strada dov’era stata l’insegna/E la lingua in cui erano stati scritti i versi/Morirà poi il pianeta ruotante in cui è avvenuto tutto questo (Fernando Pessoa)
Alcuni ricercatori dell’Università di Chicago hanno effettuato un test sui ratti. I topolini avevano di fronte due situazioni: potevano mangiare la cioccolata oppure liberare un altro ratto imprigionato in un tubo. Alla fine, gli animali preferivano liberare il loro simile e poi condividere con lui la cioccolata. Partendo da questa ricerca Peter Singer, filosofo dell’etica presso l’Università di Princeton, in un lungo editoriale sul New York Times si chiede se sia possibile produrre un farmaco che crei compassione in chi non prova questo sentimento. E’ una domanda interessante quella di Singer, perché è frequente la suprema indifferenza degli esseri umani di fronte a una evidente e tragica sofferenza di altri esseri umani. Sebbene sia equo il rispetto del libero arbitrio, che non è un dono del cielo ma il frutto dell’intelligenza, è lecito chiedersi se la vita abbia un senso quando non si riesce a provare empatia per i simili.
Per dare un giudizio sull’operato di una personalità pubblica, bisogna avere la pazienza della storia. Per questo è stata una roba brutta leggere sentire vedere commenti così precipitosi – in un senso e nell’altro – sulla figura del presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro mentre il suo corpo era ancora caldo. Intanto, sembra banale ma bisogna dirlo, quando una persona muore si deve stare in silenzio perché non c’è niente di più triste della fine della vita. Magari soffermarsi un attimo sul dolore della figlia e dei suoi amici non avrebbe fatto male.
Ci piace ricordare il presidente Scalfaro con le parole di Curzio Malaparte che – in riferimento al noto episodio in cui giovane deputato dc scelbiano, chiese ad una donna di infilarsi il bolero perché le sue spalle erano troppo provocanti – scrisse: “a giudicare dai lamenti, dalle minacce, dalle esortazioni, dalle preghiere e dai progetti dell’onorevole Scalfaro, si direbbe che l’Italia sia un sobborgo di Sodoma, la Bestia dell’Apocalisse, un museo dei vizi, una scuola di depravazione, una sentina di impurità”. Ma anche le sue parole rivolte a Gran Premio II in visita al Quirinale : “La laicità dello stato è un presupposto che nulla toglie alla fede di chi crede nei valori cristiani”, e ancora, alla vigilia del giubileo mentre i rappresentanti di tutti i partiti correvano a mettersi il crocefisso all’occhiello: “ la laicità dello Stato è sacra e non accetta facilmente delle scene di contaminazione che, sulla piazza di san Pietro, sono capitate qualche settimana fa. Non le accetto perché vi è una dignità dello Stato ed una dignità della Chiesa”.
Un altro fatto che mostra la fine dell’empatia è firmato Alessandro Sallusti direttore de Il Giornale, che ha deciso di rispondere alle antipatiche critiche del settimanale tedesco Der Spiegel, titolando “a noi Schettino a voi Auschwitz”. Un modo disinvolto di volgere al proprio scopo i simboli della Shoah, coprendo, nel tentativo di risvegliare l’orgoglio nazionale offeso, di negare la responsabilità del fascismo e dell’Italia e degli italiani di quegli anni. Un forma di negazionismo quella di Sallusti, perché nega la responsabilità di chi di quei fatti è corresponsabile.
Degna di nota, infine, è la mancanza di empatia nei confronti delle donne, ahimè spesso dalle stesse donne. Si è naturalmente liberi di dare il giudizio che si crede del ministro del Lavoro Elsa Fornero, ma che venga definita emotiva e piangente come di solito le donne sono è sconsolante. E’ appena il caso di ricordare che le donne che hanno partorito, cosa peraltro naturale, non dovrebbero pensare di avere una marcia in più rispetto alle congeneri che hanno deciso di astenersi dalla maternità.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
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Sabato 4 febbraio si potranno acquistare delle reticelle di arance e contribuire con pochi euro alla ricerca sul cancro. In particolare quest’anno l’Airc pone l’accento sugli effetti del sale. L’uso eccessivo infatti aumenta il rischio, fino al 70%, di andare incontro a tumori apparentemente meno correlati all’alimentazione, come quello al polmone, al testicolo, alla vescica. In Italia il consumo medio giornaliero di sale è di 13 grammi, ne dovremmo utilizzare la metà (www.airc.it)
