APPROFONDIMENTI
| 27/11/05 Buongiorno Giulio , dopo l'ennesima sparata di Pera di ieri, che hai commentato nel sito, sono andato alla ricerca dei suoi articoli anticlericali di dieci anni fa. Purtroppo non li ho trovati nel mio disordine. Però mi sono imbattuto in un articolo dell'Espresso di 4 anni fa: Tema del giorno / Il laicismo E in un riquadro ho letto il decalogo del caro Firpo buonanima che
mi è Però che schifo quel Pera. Avrei voglia di rispedirgli i suoi
libri Papa Ratzinger continua imperturbabile a dire scemenze. Ma pensa: Secondo me i laici sono troppo rispettosi di quei palloni gonfiati
di papi e Uffà,
che barba. Bisogna ricominciare quasi da zero. Luigi
Firpo su L'Espresso del 19 - 7 - 2001 Non esiste una tavola delle leggi laica. Anzi: il laico è per definizione svincolato da “comandamenti”. Se tuttavia dovesse indicare una serie di principi ispiratori, una specie di decalogo, potrebbe segnalare questi: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. Abbandona tutti gli orgogli di esser fatto ad immagine e somiglianza [… ???] e di poter aspirare alla vita eterna. Accetta di essere un segmento breve, non una retta infinita. Ma quel segmento è una freccia, un vettore, e tu sei la punta avanzata dell’evoluzione che va dal caos all’intelligenza. Solo se esistessero gli angeli il tuo vivere non avrebbe più senso. 10. Da L’Espresso
n° 28 del 19 - 7 - 2001
|
| 18/10/05
- da Salon Voltaire CHI GOVERNA LE PAROLE GOVERNA IL MONDO Laico contro laicista, imbroglio lessicale Abbiamo sempre pensato che chi inventa nuovi termini, chi ne modifica Laico: Dal tardo lat. laicus e dal gr. laikòs = del popolo.
1. (agg) Che non Laicismo. sec.XX (sost) Principio politico e sociale che afferma Laicista. sec.XX (sost) Fautore del laicismo, antidogmatico. Laicistico sec.XX (agg) Da laicista, che si richiama a princìpi
laicisti Laicità sec.XIX (sost) L'essere laico, condizione di laico (es.
la laicità Laicizzare. sec.XX Rendere laico, togliere a persona o a cosa il carattere Laicizzazione. sec.XX Il ridurre allo stato laicale, il rendere laico.
(es., Sul tema, Massimo Teodori ha inviato al direttore del Foglio, Giuliano Ma Pierluigi Battista, tradito dalla foga giornalistica
ha dato una scorsa |
| 29/07/05
- Editoriale - Che cos'è il fanatismo? di Ida Magli ItalianiLiberi | 25 Luglio 2005 Il concetto di fanatismo
(che molti chiamano impropriamente fondamentalismo) è parallelo
a quello di tolleranza. Qualifica dei comportamenti che noi consideriamo
irrazionali perché assoluti, privi di qualsiasi apertura al dubbio,
alla comprensione di idee e di diritti diversi dai propri. E’
un concetto, perciò, nato nel mondo europeo, e poteva nascere
soltanto qui, come conseguenza della messa in dubbio di qualsiasi certezza
assoluta, sviluppatasi con il Rinascimento, con il pensiero scientifico,
con i primi passi compiuti dall’Uomo fuori dalla tutela di Dio.
In altri termini, fanatismo e tolleranza sono categorie concettuali
che discendono dalla caduta della certezza nell’esistenza di Dio,
e quindi del concetto stesso di certezza: Dio e certezza sono la stessa
cosa. Per quanto possa sembrare paradossale, gli uomini hanno cominciato
ad affidarsi al proprio sapere, alla propria conoscenza delle leggi
della natura, insomma a se stessi, soltanto nel momento in cui si sono
maggiormente resi conto della propria fragilità, della propria
insicurezza, della relatività e contingenza delle proprie convinzioni.
E’ questo uno dei motivi per i quali in genere l’opinione
pubblica tende, sbagliando, ad attribuire oggi alla scienza quelle stesse
certezze che prima attribuiva alla religione: gli è quasi impossibile
capire che lo scienziato è colui che sa di più soltanto
in quanto sa di dover sempre porre in dubbio il proprio sapere ed è
in grado di supporre di continuo nuove ipotesi, diverse da quelle che
già possiede. Roma, 25 luglio 2005 www.italianiliberi.it
|
| 26/07/05
- Le radici psicologiche del terrorismo - di Luigi de Marchi Già nel 2002 segnalavo l’ovvia componente sessuale del terrorismo emersa chiara-mente quando gl’inquirenti francesi avevano scoperto che Hassan Jandoubi, il terrori-sta islamico che s’era fatto esplodere coll’intero stabilimento chimico AZT di Tolosa uccidendo 29 colleghi operai e ferendo o intossicando 2500 cittadini di Tolosa, prima del suo martirio indossava la bellezza di cinque paia di mutande, una sopra l’altra. Non era una bizzarria personale: indossando quel complicato abbigliamento intimo Hassan aveva eseguito una precisa prescrizione del Manuale del Martire (cioè del ter-rorista) Islamico distribuito a centinaia di copie tra i candidati al martirio nel nome di Allah. Quel rituale tragicomico, che aveva lo scopo preciso di portare i genitali di Hassan sani, salvi e puri tra le mani e tra le gambe delle 72 vergini incaricate di deli-ziarlo in Paradiso, rivelava già chiaramente, agli occhi dello psicologo, la forte moti-vazione sessuale dei terroristi. Oggi però la perizia psichiatrica disposta dal pm mila-nese Elio Ramondini sul primo pentito italiano di al Qaeda, Rihad Jelassi, ha svelato prove ben più vistose delle motivazioni sessuali dei terroristi. “L’Espresso” di questa settimana pubblica alcune delle stupefacenti confessioni rese da Jelassi allo psico-criminologo Nico Zanovello incaricato di redigere la perizia. “Per mesi, a volte per anni - ha raccontato Jelassi – gli imam che anche nelle mo-scheee italiane preparano i ragazzi alla guerra santa contro i nemici di Allah (cioè noi) spiegano con dovizia di particolari come sono e che cosa fanno queste bramate 72 vergini. In Paradiso – spiegano – il martire siederà vicino a Dio su poltrone d’oro e diamanti con le sue Urì, di cui vengono descritte in dettaglio le attrattive. Le ragaz-ze – assicurano gli imam – sono bellezze tipicamenrte arabe, d’altezza variabile da un metro e 65 a un metro e 70, che pesano dai 70 agli 85 chili (conforme alle preferenze mediorientali per la donna bene in carne), hanno i seni opulenti e sodi, il naso picco-lo, la bocca piccola, grandi occhi neri, capelli lunghi e nerissimi, il culo sodo e for-moso e indossano abiti arabi eleganti”: E per di più sono donne molto sensuali cosic-chè, “dinanzi alla fulgida bellezza di cui risplende il martire in Paradiso, alcune di lo-ro svengono per il desiderio”: Il martire in Paradiso può godersi tutto quel ben di Dio senza alcuna fretta. La giornata, infatti, in Paradiso dura settantamila anni. “Tu quindi – dicono gli imam al futuro kamikaze – hai tutto il tempo che vuoi per accoppiarti. Passi dieci anni con u-na, cento con l’altra e così via”. Se qualcuno sospettasse che si tratta di fantasie in-ventate da Jelassi, può essergli utile sapere che identiche confessioni sono state rese alla magistratura tedesca dal collaboratore di giustizxia giordano Shadi Abdallà. Patetiche (e indicative dei segreti desideri dei futuri martiri) sono le confidenze de-gli imam circa le inclinazioni erotiche delle 72 vergini: “In Paradiso – assicurano gli imam – le vergini godono molto dei piaceri del sesso, dicono parole oscene durante il coito per accrescere il godimento del maschio e lassù ti stanno già aspettando. E ap-pena ti sarai fatto esplodere, la prima cosa che vedrai saranno le Vergini bellissime. Due di loro accorreranno a consolarti e ti riempiranno di baci”. E Jelassi continua: “In Paradiso – ci dicevano gli imam – non ci sono lacrime e i corpi non puzzano, anzi profumano. Perfino la cacca è profumata. E noi giovani, che non avevamo mai fatto l’amore con una donna, impazzivamo di voglia quando ci parlavano così e ci addormentavamo con la mano attaccata al cazzo, aspettando il giorno dell’incontro con le Urì”. Ma vediamo quali sono i meccanismi psicologici sottesi alla catechizza-zione di questi pericolosissimi idioti che sognano la loro e la nostra morte. Anzitutto, il massiccio immutandamento e i sogni erotici del martire-terrorista ci ricordano subito le analisi di Wilhelm Reich, il geniale ed eretico allievo di Freud che introdussi in Italia nei primi anni ’60. Com’è noto, Reich sviluppò coraggiosamente il pansessualismo del giovane Freud elaborando una teoria psico-sociale che vedeva nella repressione della sessualità naturale la causa psicologica centrale della distrutti-vità individuale e di gruppo. Secondo Reich, come ogni altro impulso naturale anche quello sessuale si aggressivizza quando viene represso e produce una personalità sa-do-masochista sul piano sessuale e autoritario-gregarista sul piano sociale e politico. Reich applicò quest’analisi al nazifascismo nella sua famosa opera “Psicologia di massa del fascismo”, pubblicata a Vienna nel 1934. Io a mia volta, con le mie opere degli anni ’60-70 (da “Sesso e civiltà” a “Repressione sessuale e oppressione sociale” a “Psicopolitica”) dimostrai come quell’analisi fosse applicabile non solo al fascismo ma anche al comunismo e non solo al fanatismo politico ma anche a quello religioso. Ciò che, tuttavia, quest’analisi reichiana non spiegava era l’origine, la fonte prima-ria della distruttività umana e della moralità sessuofobica. Se l’uomo delle origini – come sosteneva Reich con Rousseau e Marx - era tanto buono e pacifico e sessual-mente libero, come avevo potuto produrre le società distruttive, bellicose e sessuofo-biche che hanno dominato la Storia ? L’analisi della storia e della società umana in chiave esistenziale che ho proposto nel mio libro”Lo shock primario” (edito nel 2002 dalla Rai-Eri) mi sembra invece superare brillantemente questa ed altre profonde contraddizioni delle teorie rivoluzio-narie classiche. In quell’analisi io parto dall’assunto che, coll’affioramento della co-scienza e con lo sviluppo dell’affettività connessi al processo evolutivo, la psiche umana abbia subito un duplice trauma: la presa di coscienza del proprio destino di morte e la partecipazione con infinito strazio all’agonia e alla morte dei propri simili più amati. Questo shock esistenziale primario dell’essere umano ha prodotto una tra-volgente ondata di angoscia della morte nella psiche umana da cui l’uomo, fin dai primordi, ha cercato di difendersi negando la morte e sviluppando fantasie e credenze in una vita d’oltretomba, di cui troviamo conferma documentale già nei reperti delle sepolture paleolitiche di 100 mila anni fa. Purtroppo, col tempo queste credenze si sono cristallizzate in religioni dogmatiche e sessuofobiche che hanno instillato nei lo-ro seguaci la convinzione non solo di appartenere all’unica Vera Fede capace di assi-curare la felicità eterna e la resurrezione della carne nella voluttà e nella purezza, ma anche di dover distruggere i seguaci e gli Dei Falsi e Bugiardi delle altre fedi, in quanto agenti del Demonio percepiti come minacce alla propria immortalità. Da qui sono nate le infinite guerre sante che hanno insanguinato per millenni la storia umana e di cui la jihad islamica attuale è solo la versione più recente. A fronte di queste ana-lisi lucide e semplici, quelle della politologia oggi celebrata appaiono ridicole pippe mentali e diventa davvero incomprensibile la pretesa dei leaders odierni di pensare e agire politicamente trascurando la psicologia politica. Luigi De Marchi |
| 25/07/05
Dal Corriere della Sera IL CASO ITALIA Amicizie Sbagliate di MAGDI ALLAM Di solito prima di portare
qualcuno a casa nostra, ci si informa quantomeno su chi sia. Capita
invece che noi italiani non soltanto ci portiamo in casa un estraneo,
ma l’abbracciamo e stringiamo accordi. Accordi che ridicolizzano
la nostra credibilità e minano la nostra sicurezza. Sarà
perché siamo anime pie, forse spregiudicati avventurieri o peggio
ancora degli ideologizzati che infieriscono contro se stessi. Ma è
così che abbiamo consegnato la rete delle moschee d'Italia agli
integralisti e estremisti islamici dichiarati fuorilegge nei rispettivi
Paesi d'origine. Che scegliamo come interlocutori all'estero nomi altisonanti
di prestigiose istituzioni islamiche, come l'università Al Azhar
del Cairo o la Lega musulmana mondiale della Mecca, senza preoccuparci
minimamente del fatto che in realtà sono degli strenui apologeti
del terrorismo suicida che massacra gli ebrei in Israele o gli occidentali
in Iraq. E tra questi, val la pena ricordarlo, ci siamo anche noi italiani.
Per cercare di capire come
andrà a finire la battaglia che si sta svolgendo in questi giorni
e che, come abbiamo ormai ripetuto molte volte, è la fase finale
e non l’inizio del suicidio dell’Europa d’Occidente
programmato dai nostri politici e capi religiosi con l’organizzazione
dell’Unione Europea, possiamo analizzare due aspetti. Dal Corriere della Sera del
25/07/05 Per quanto orribili, le offensive
terroristiche di Londra e di Sharm el Sheikh offrono all’Occidente
una occasione politica da non trascurare: quella di costruire un ponte
di solidarietà tra vittime diverse della medesima barbarie, e
anche tra società e governi diversi che tale barbarie rifiutano
e vogliono combattere. La formula del «dialogo con l’Islam
moderato», benchè enunciata da tutti, è stata fino
a ieri oggetto di vivaci contrasti metodologici tra gli stessi occidentali.
Ma le stragi in Gran Bretagna e in Egitto possono e devono contribuire
al superamento di tali differenze, facendo arretrare, anziché
progredire come vorrebbero i terroristi, lo spauracchio dello scontro
di civiltà previsto da Huntington. Corriere della sera, lunedì, 25 luglio 2005
|
| IL
MANIFESTO 22.7.2005 INTEGRALISMI Cari laici è ora di attaccare FILIPPO GENTILONI La religione in prima pagina. Nelle sue varie forme, dall'islam al cattolicesimo. Non lo si prevedeva un secolo fa, quando il dio di ciascuno sembrava sulla via del tramonto. Oggi gli stessi kamikaze dicono tragicamente la forza di Allah, mentre nei paesi come il nostro, anche i laici confessano che senza dio e i suoi preti la società è destinata allo sfascio. Che cosa è successo? Come mai questa crisi della laicità? Che cosa si può prevedere? Ai primi interrogativi la risposta è più facile. Più difficile, invece, la questione del futuro. In realtà la cultura della laicità si è dimostrata piuttosto debole: forse troppo preoccupata di una polemica fatta di contrapposizioni, troppo poco di costruire una vera alternativa. Ci si è attestati quasi esclusivamente su posizioni negative, difficili da mantenersi di fronte al naturale bisogno di risposte profonde ai problemi della vita. Le religioni, dal canto loro, si sono affrettate ad accantonare le posizioni «moderate» presenti al loro interno, cercando di cavalcare il rapporto stretto fra religione, etica, società, etnia. Anche politica, in maniera più diretta nell'islam, più indiretta nelle varie forme di cristianesimo. Anche nel cattolicesimo, dove l'onda lunga del concilio Vaticano II sembra esaurita. Anche là dove, per fortuna, non esistono kamikaze dominano i fondamentalismi, gli integralismi e così via. Così anche Bush: eppure il vasto mondo protestante poteva vantare la conquista di una democrazia sanamente laica. Il cristianesimo si avvia a essere sempre più decisamente una «religione civile». In quanto ai nostri «laici» alcuni arrivano addirittura ad arruolarsi nelle schiere di Oriana Fallaci; mentre altri si contentano di ripetere che sono laici e non laicisti. Le voci come quella di Giulio Giorello («Di nessuna chiesa») sono sempre più rare e isolate. Sono considerate un residuo di tempi passati, quelli della contrapposizione laici-cattolici che oggi non esisterebbe più. Un grave spostamento di accenti, sul quale influisce fortemente la situazione internazionale, con le sue crisi dall'Iraq, al Medio Oriente, ai terrorismi. Crisi politica o di civiltà? In Vaticano si affrettano a ripetere che la religione non c'entra, ma rischiano di contraddirsi. Da una parte ripetono l'importanza del fattore religioso nella vita dei popoli e degli stati, dall'altra dicono che la religione non ha niente a che vedere con i conflitti che stanno distruggendo l'umanità. Il futuro, dunque, non promette niente di buono per i valori della laicità. Quelle distinzioni che nel passato hanno permesso a buona parte dei cristiani di accettare il mondo moderno, sembrano dimenticate. Da noi si ritorna a parlare non soltanto di aborto ma anche di Darwin e di condanna dell'evoluzionismo. E si torna a difendere, contro il relativo, ogni forma di assoluto. Per non parlare degli stati islamici nei quali quelle distinzioni non sono mai riuscite a entrare. Forse ha ragione Giorello: «I laici tendono a difendersi, è tempo di attaccare». E non di accettare quei compromessi che alcuni propongono, come il Patriarca di Venezia, Angelo Scola, sul Corriere della sera: in un eventuale «terreno comune» fra laici e cattolici la parte vincente sarebbe certamente quella più forte, ancora una volta quella religiosa. |
| 21/0705
- Dal Corriere della Sera RISPOSTA A SCOLA - Chiese e Islam - Alleati contro la Tecnica di EMANUELE SEVERINO Il cardinale Scola ha proposto (Corriere , 17 luglio) di uscire dalla
«immagine vecchia dell’idea e della pratica della laicità».
Lo esigerebbero fatti come il 1989, «caduta delle utopie»,
globalizzazione, civiltà tecnologica, nuovo ordine internazionale,
terrorismo, eccetera. Un «laico» potrebbe chiedersi perché
non esista anche un’immagine vecchia della religiosità
(cristiana e no), dalla quale si debba uscire in forza di quegli stessi
fatti. Ma vorrei innanzitutto invitare il cardinale Scola - del quale
ho grande stima e per il quale nutro affetto (è stato anche mio
allievo all’Università Cattolica di Milano) - a soffermarsi
un poco su quanto dice del filosofo Habermas. Scrive di non condividere
la persuasione di Habermas, che cioè «per giustificarsi,
una democrazia costituzionale non ha bisogno di un "presupposto"
etico o religioso». Ma si dichiara d’accordo con lui nell’auspicio
che credenti e non credenti «si predispongano a un confronto permanente».
E si può essere subito d’accordo, perché se non
ci si vuole uccidere a vicenda ci si deve continuamente confrontare
nel dialogo.
|
|
Laicità
e laicismo, due parole importanti due letture contrastanti - Viano e
Pera |
| 5/07/05
Ciao Giulio, ho trovato su Italialaica lo scritto allegato di Carlo A. Viano, lunghissimo. Non so se sia utilizzabile nel tuo sito (al massimo in una rubrica, non so se c'è, di approfondimenti). Però c'è del buono.Te lo mando lo stesso. Alcuni passaggi mi sembrano interessanti o persino illuminanti. L'ultima frase, che sicuramente entrambi condividiamo, andrebbe bene anche come "pensierino del mattino". Io posseggo un volume che a dire il vero non ho mai letto (è sempre in lista di attesa): "Trattato dei tre impostori", Nuova Universale Einaudi N. 216 © 1994. Non se se è ancora disponibile. La prima edizione di quest'opera è del 1719. I tre impostori sarebbero Mosè, Gesù e Maometto... Continuando di questo passo il possesso, la lettura e la divulgazione di opere simili comporteranno la pena di morte. O l'accusa da parte di Pera e Casini di "laicismo estremista". Non so se conosci la commedia di Vittorio Alfieri, "La finestrella", in cui Maometto è presentato come un volgare imbroglione ... Che facciamo, bruciamo anche Vittorio Alfieri? E anche Dante non è tenero con quel "profeta". Un saluto cordiale |
| LAICITÀ
E LAICISMO di Carlo Augusto Viano Da Critica liberale Spesso si sostiene che esistono due modi di considerare
la laicità: quella dei laicisti, i quali perseguono una forma
estrema di laicità, e quella dei laici, i quali perseguono una
forma moderata e ragionevole di laicità, che anche i credenti
accettano e che sarebbe auspicata perfino dalla Chiesa. Sarebbe laica
una cultura che persegua una moderata indipendenza dalla fede religiosa
e dalle istituzioni ecclesiastiche, mentre sarebbe laicista una cultura
che misconoscesse l’autorità di quelle istituzioni e pretendesse
di confinarle in una sfera assolutamente privata, ponendo le credenze
sulle quali essi fondano le proprie pretese di riconoscimento sullo
stesso piano di qualsiasi altra credenza. |