ABBIAMO FATTO 2002

MARTEDI' 17 DICEMBRE 2002

Nella sede dell'Accademia dei Ramni si è svolta con notevole successo di pubblico attento e partecipativo la Conferenza sul tema:

IL NATALE USURPATO, LE ORIGINI PAGANE DELL'EUROPA

Introduzione a cura di Giulio C.Vallocchia. Interventi di Paolo Balzamo, Franco Voltaggio, Massimo Consoli e Maria Mantello.

In attesa della pubblicazione completa degli atti trascriviamo qua sotto l'intervento di MASSIMO CONSOLI dal curioso titolo "Babbo Natale aveva le corna" (da "il libro delle corna") e l'articolo di presentazione della Conferenza.

Il LIBRO delle CORNA di Massimo Consoli
Inseguendo la sua preda in giro per il mondo, dalle regioni piu' calde e umide a quelle perennemente coperte di ghiacci, il nostro antenato si accorse che i grandi mammiferi che lo nutrivano gli potevano dare molto di piu' del solo cibo: lo potevano fornire praticamente di tutto! La carne veniva mangiata fresca, immediatamente, oppure conservata per tutto l¹anno salata, essiccata, congelata, affumicata, bollita, arrostita, separandola dal sangue, dal grasso, dalle ossa. La pelle (e la pelliccia) era ottima per coprirsi, per fabbricare i primi abiti, le scarpe, le tende, i ricoveri contro il freddo, contro l¹acqua o contro il sole. Anche il grasso andava bene per difendersi dal freddo (spalmandoselo sul corpo), per illuminare la grotta, per insaporire altri cibi, per sfuggire alla presa mortale del nemico di un¹altra tribu' durante le lotte corpo a corpo, per far scorrere i rudimentali attrezzi primitivi, tipo l¹archetto che serviva per accendere il fuoco, anche per fare il primo sapone necessario a lavare la stessa pelliccia... La lana, filata e intrecciata, creava i tessuti. Lo sterco secco era un ottimo combustibile e serviva a dare inizio al fuoco che, poi, veniva alimentato e con legna e con le ossa dello stesso animale ucciso . Il sangue veniva bevuto direttamente dalla bestia durante i lunghi viaggi in territori privi di ogni altra risorsa alimentare, quando l¹animale non poteva essere ucciso, magari perche' veniva utilizzato per il trasporto. Ancora oggi, i nomadi arabi del deserto usano incidere i loro cammelli (o dromedari?) e bere direttamente dai garretti (?), mentre i Nuer del Sudan lo estraggono "mediante tagli dal collo delle bestie" . Le corna erano ottimi bicchieri e recipienti (fino al diciottesimo secolo si usavano come contenitori di polvere da sparo!) e trovavano impiego anche come armi mortali, oltre che come copricapo cerimoniale. Perfino il cranio serviva agli stessi usi, tant¹e' che ancora oggi si chiama ³coppa² un tipo di insaccato fatto con parti del collo, del muso e della testa del maiale, ma con lo stesso nome s¹intende anche un tipo di bicchiere. Del resto, chi non ricorda il famoso: ³Bevi, Rosmunda, nel cranio di tuo padre...²? Con i peli e le setole si facevano degli ottimi pennelli per truccarsi il volto e il corpo, per spalmarsi il grasso, per dipingere le pareti delle caverne, oppure dei fili per cucire. In pratica, l¹uomo si accorse che da solo uno di questi grossi mammiferi poteva risolvere tutti i problemi di vitto, alloggio, riscaldamento, illuminazione, abbigliamento, arredamento... dell¹intera famiglia, o tribu', per periodi piuttosto lunghi. Ma l¹uomo del quale stiamo parlando era un mammifero anche lui, piccolissimo rispetto alle prede che inseguiva, e che aveva cominciato la sua avventura (o un capitolo della sua avventura) saltellando da un albero all¹altro, nutrendosi di frutta, bacche, piccoli insetti e larve. Scendendo a terra, e lungo periodi di milioni di anni, aumentando di statura mentre assumeva una posizione eretta e frontale, divento' lentamente onnivoro per necessita', inserendo nella sua dieta un po¹ di tutto: foglie, radici, cortecce, lucertole, serpenti, topi, volatili, lepri, capre, bovini, elefanti, mammuth... Con l¹affinarsi della sua intelligenza e della sua esperienza, il piccolo uomo riusciva a sconfiggere (ed a mangiarsi!) bestie che erano dieci, venti... cento volte piu' grosse di lui. Ora, ad un certo punto della sua storia evolutiva, il nostro antenato si accorse che quasi tutti i grossi animali dai quali la sua esistenza dipendeva totalmente, erano ornati di grosse corna (o di grosse zanne che, da un certo punto di vista, si possono considerare come delle corna rovesciate). La renna, il cervo rosso e l¹alce erano pietanza, per cosi' dire, quotidiana nell¹Europa dell¹Eta' della Pietra (sia del Paleolitico che del Neolitico, fino al Bronzo Antico), mentre pecore e capre riempivano delle loro vicissitudini l¹intero Antico Testamento. Non e' un caso se, ad un certo punto della sua storia, l'uomo si trova ad essere soprattutto carnivoro. L'Uomo di Pechino, che si vuole far risalire a circa mezzo milione di anni fa, aveva una dieta composta per il 70% di carne di cervo. Il restante 30%, se si crede alle ossa trovate nei suoi insediamenti, era fornito da lontra, pecora selvatica, cinghiale e poi tigre, bufalo e rinoceronte . Di conseguenza, questo animale cornuto andava cacciato, e' vero, ma andava anche protetto (e ringraziato). Non bisognava ucciderlo inutilmente, quando era troppo giovane, ad esempio (anche perche' in questo caso c¹era ³poco da mangiare²), o quando la femmina era gravida (perche' si sarebbe persa la possibilita' di future prede), o in particolari luoghi (dove gli animali avrebbero evitato di tornare se disturbati), o in prestabiliti periodi dell¹anno (come la stagione degli amori). "L'utilizzazione delle carni per scopi alimentari e' condizionata e limitata dalla religione. Infatti e' sacrilegio uccidere e consumare carne d'animali allevati (a meno che non siano morti naturalmente), fuorche' nei sacrifici rituali. Il bestiame e' sacro, e quando viene sacrificato si da' all'animale e all'Essere Supremo giustificazione dell'uccisione, ci si discolpa con formule adeguate" . Senza accorgersene, l¹uomo stava inventando le religioni con l¹aiuto dei suoi animali totemici che indicava, molto sinteticamente, facendo il gesto delle corna, visto che proprio queste erano l¹elemento che li caratterizzava meglio. Il grosso animale dal quale dipendeva a tal punto da trasformarsi in nomade per seguirne gli spostamenti, era diventato un dio, un protettore, l¹antenato dal quale tutti provenivano ed il cui spirito, in determinate occasioni, tornava in mezzo ai propri discendenti, ed il cui corpo veniva periodicamente sacrificato per permettere alla tribu' di continuare a sopravvivere (e questo sacrificio ritorna nella cerimonia cristiana dell¹eucarestia). In societa' molto vicine alla nostra, per lungo tempo si sono mantenute tradizioni del genere. Ad esempio, l¹usanza della vittima divina consisteva nella convinzione che il dio stabiliva la propria residenza in un essere umano, in un sacerdote (poi diventato il re), che diveniva il dispensatore della fertilita' e della felicita' di tutto il gruppo, la tribu', la nazione. Quando questo dio incarnato cominciava a mostrare i segni della vecchiaia e del decadimento fisico, veniva messo a morte per evitare che anche il dio potesse invecchiare e indebolirsi. Per altri, invece dei segni tangibili dell¹invecchiamento come i capelli grigi o la caduta dei denti, veniva fissato un certo numero di anni dal momento dell'incoronazione. Di solito sette o nove, e questo omicidio rituale garantiva anche un minimo di democrazia o, almeno, di alternanza al potere, visto che il nuovo re era quello che aveva ammazzato il proprio predecessore . Questo culto della vittima divina o del dio morente era universale in tutta l¹Europa precristiana, e molti credono che famosi personaggi di un passato non proprio remoto abbiano avuto a che vedere con questa religione. Ad esempio, sembra che Giovanna d¹Arco sia stata una di queste divinita' morenti o un loro sostituto. Cioe', che si sia volontariamente sacrificata per permettere al proprio re, Carlo di Francia, di continuare a vivere e a regnare. Anche Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, e' sospettato di essersi fatto ammazzare in sostituzione del proprio sovrano, Enrico II° d¹Inghilterra (ricordate il film con Peter O' Toole e Richard Burton, Becket e il Suo Re?). Tutte queste straordinarie convinzioni hanno il loro momento culminante nella leggenda del ³minotauro², un essere per meta' uomo e per meta' toro (e percio' dotato di robustissime corna!), nel quale confluiscono una infinita' di elementi diversissimi: l¹adorazione del dio cornuto, una rivoluzione religiosa e forse razziale al suo dominio, sacrifici umani e sacrifici rituali della stessa divinita' cornuta... E questo dio-animale non era certo l¹unico: dal primo uomo danzante con indosso una pelle di animale ed in testa lunghe corna di cervo scoperto ad Arie'ge, fin dall¹Eta' della Pietra, su¹ su¹ nei secoli fino al Dioniso, Bacco e Pan dell¹universo greco-romano, al cartaginese Baal-Hammon, all¹asiatico Sabazio, all¹egiziano Osiride, al dravidico Shiva... agli stregoni indiani, agli sciamani siberiani... e' tutta una continua orgia di corna di capra o di toro o di antilopi o di renna o di cervo, e di riti che avevano il loro momento culminante quasi sempre in manifestazioni sessuali, in mascheramenti e in travestimenti. Anzi, se vogliamo essere piu' precisi, dobbiamo ricordare i resti di quel bambino neanderthaliano ritrovati in una necropoli che forse e' databile a 70.000 anni fa, e che erano circondati da cinque paia di corna di stambecco con le punte rivolte verso terra . L¹importanza di questa religione era cosi' totale che noi le dobbiamo gran parte della nostra civilta'. Chi ignora, infatti, che nell¹antica Grecia il dio Dioniso era adorato con un rituale di maschere, canti, danze e sesso, da un gruppo di persone riunite in un coro? Con il passar del tempo alcuni individui emersero dal coro per rappresentare parti piu' specializzate, per assumere dei ruoli, e furono chiamati attori. Poi, come sempre accade in questi casi, l¹aspetto religioso e sessuale di tutta la faccenda venne accantonato e dimenticato (o fatto dimenticare dai monoteismi che sopravvenivano), finche' il rituale si trasformo' in ³commedia² dove si recitava con un testo gia' scritto. E¹ forse un caso che la parola ³tragedia² (³tragoidia²), in greco arcaico voleva dire esattamente ³canto del caprone²? Perfino Babbo Natale (cfr. in appendice il mio articolo apparso su ³Paese Sera², il 23 dicembre del 1985) affonda le sue radici in un semidio con le corna che nel corso dei secoli e' stato identificato con san Nicola di Bari. Portare le corna rimase per lungo tempo un segno di distinzione di particolare religiosita' (come oggi, nei popoli di tradizione latina, portare al collo la catenina con la croce). Nei giuramenti o negli scongiuri, per allontanare la cattiva sorte, si chiamava in aiuto il proprio protettore divino facendo le corna: gesto che e' rimasto in varie culture popolari con valore scaramantico e che, ancora una volta, e' esattamente identico al farsi il segno (di molto posteriore) della croce in una situazione di pericolo o di particolare bisogno. Di conseguenza, chi portava le corna era ³cornuto² in tutti i significati positivi di questa parola. Sembra che anche ³coronato² abbia la stessa origine, mentre in inglese e' facile collegare ³horny² (= ³sessualmente eccitato²) a ³horned² (= ³cornuto²), soprattutto ricordando che le corna di molti animali vengono usate ancora oggi come afrodisiaco, cioe', come eccitante sessuale! E l¹idea della disponibilita' erotica, della fecondita', cioe' dell¹abbondanza, ritorna ancora una volta con il mito della ³cornucopia², di un corno caratteristico di molte divinita' e dal quale usciva ogni sorta di ben di... dio! E per restare nel mondo del mito, non possiamo dimenticare la leggenda dell'Unicorno, un cavallo che sulla fronte aveva un unico corno (appunto!), di forza insolita, annunciatore di buona fortuna e accompagnatore di eventi straordinari. Ma per gli stessi animali, le corna rappresentano l¹emblema della virilita' e lo strumento che utilizzano per affermare la propria superiorita' su tutti gli altri della propria specie. Parlavamo dell¹antichissima tradizione religiosa che imponeva a un re, o ad un suo sostituto, di essere ammazzato dopo un periodo di tempo ben definito. Questo culto aveva avuto origine nell¹ambito delle religioni che, durante (e prima) l¹Eta' della Pietra, adoravano un animale. Quanto andiamo dicendo e' tanto piu' attuale se si pensa che l¹idea del sacrificio fa parte anche del cristianesimo, dove e' entrato quasi senza modifiche (a parte l¹ammazzamento vero e proprio!): basti pensare alla messa con l¹offerta dell¹ostia (³questa e' la mia carne²) e del vino (³questo e' il mio sangue²), ed al concetto di Cristo che si fa uccidere per salvare qualcun altro (in questo caso, l¹intera umanita'). Il culto delle corna era comune anche tra gli Ebrei. Mose' aveva i famosi Ofari di luce² che partivano dalla sua testa e si allungavano fino al cielo. Probabilmente lo avevano ripreso dagli Egizi, visto che il dio Amon (o Amen) era rappresentato con la testa d'ariete. E per capire l'importanza di questa divinita' entrata nel nome augurale di alcuni Faraoni (Tutankamen, ad esempio) basta solo pensare che ancora oggi, i monoteisti di tutto il mondo concludono le loro preghiere dicendoS "Amen"! E lo stesso Gesu' viene continuamente definito ³agnello di dio². Per non lasciare dubbi in proposito, leggiamo insieme una delle 29 (!) volte nelle quali Cristo viene cosi' definito nell¹Apocalisse² di Giovanni (il ³Libro della Rivelazione²): ³Vidi... un Agnello ritto, ma come immolato, con sette corna...². La stessa a'ncora che si vede nelle catacombe cristiane, e che viene considerata uno dei simboli della salvezza piu' usuali nei primi tempi di questa nuova ed esotica religione, viene spesso disegnata o graffiata sui muri in modo da somigliare ad un paio di corna. Da quanto e' stato detto finora, e' facile capire per quale motivo le corna sono diventate il simbolo della divinita' con tutti i suoi attributi, e chi assolveva alla delicata funzione di intermediario tra questa e gli uomini, cioe' il sacerdote, lo sciamano , lo stregone, portava un copricapo con le corna dell¹animale totemico che proteggeva la tribu'. Tutta l¹esistenza e la caccia di questi grossi animali cornuti era circondata da infiniti tabu': infrangerli significava attirarsi contro l¹ira del dio, che si sarebbe vendicato atrocemente. Ad esempio, se un cacciatore, anche solo involontariamente, uccideva un bufalo in una certa ³valle sacra², il possente dio puniva l¹intero villaggio provocando la scomparsa di tutti gli animali da quell¹area e facendo, cosi', morire di fame, freddo e stenti chi, da loro, dipendeva. Cosi' la vedeva l¹uomo primitivo, per il quale c¹era sempre una relazione immediata e soprannaturale tra causa ed effetto. La realta' era (o poteva essere) che in quella valle i bufali avevano l¹abitudine di radunarsi durante la stagione degli amori. L¹odore del sangue o la vista del cadavere di uno di loro, probabilmente li allontanava da quella zona per lunghi periodi, o almeno per un¹intera stagione, spingendoli magari in un¹altra valle, lontanissima e, in ogni caso, fuori della portata della tribu' che li aveva ³offesi²... Ora, per quale motivo portare le corna ha un significato cosi' squisitamente e strettamente legato alla fedelta' sessuale anzi, alla fedelta' della donna, in primo luogo? John Bulwer, nella sua ³Chirologia² (1644) lo spiega in maniera sarcastica: le corna sono il simbolo di un animale molto virile, il toro, e fare questo gesto verso qualcuno significa dirgli ironicamente: ³Tua moglie sembra essere soddisfatta. Evidentemente devi essere un gran maschione!² Poi c¹e' la storia del ³toro castrato². Visto che questa e' la fine di quasi tutti i bovini, dare del cornuto a qualcuno vuol dire dargli del castrato, dell¹impotente, uno la cui moglie se la spassa con gli altri perche' il marito e' incapace di soddisfarla. Secondo la teoria della ³vacca promiscua², il marito di una donna un po¹, come dire, ³mignottella² e che agisce da ³vacca² e', di conseguenza, un bove, e come tutti i bovini, porta le corna. C'e' chi pensa che questa spiegazione possa venir provata dall'avventura di Pasifae, figlia di Elio e Perseide, sorella di Circe, moglie del mitico Re Minosse e madre di Arianna e Fedra che, invaghita di un toro, pote' soddisfare le sue voglie nascondendosi in una vacca di legno costruita da Dedalo. Il frutto di questa unione fu il famoso Minotauro. Sembra che i Cretesi, ogni volta che incontravano Minosse, gli ricordassero scherzosamente quell'avventura della moglie agitando le mani a mo' di corna. Secondo qualcuno, le corna del vero cornuto (e mazziato!) sono corna ramificate di cervo, e non di toro, e questa teoria si basa sull¹osservazione che, nei branchi di tali animali, il maschio dominante si prende tutte le femmine e respinge con violenza gli altri maschi. Questi ultimi, di conseguenza, sono costretti a radunarsi in gruppi di ³scapoli² che guardano silenziosamente le quotidiane ³performances² erotiche del loro capo con le femmine. Chi crede nel diavolo e' anche convinto che le corna delle quali stiamo parlando siano le sue. Infatti, chi volesse la moglie di qualcuno, non dovrebbe far altro che invocare la protezione di Satana facendo il segno delle corna e indirizzandole verso il marito sfortunato. Poi c¹e' chi pensa che il segno delle corna non rappresenti altro che le gambe all¹aria (stilizzate) della donna vogliosa e che questo gesto, sempre indirizzato al marito, non voglia dire altro che: ³Ehi! Lo sai che tua moglie lo prende da tutti a gambe all¹aria?² Qualcun altro e' convinto che le corna siano il simbolo della virilita' dell¹amante di una donna e che il marito tradito sia costretto a portarle come segno di impotenza e sottomissione. La teoria piu' divertente (per noi, non di certo per il povero cornuto) si ricollega all¹usanza degli antichi guerrieri che indossavano elmetti con le corna (vi ricordate i Vikinghi? Peccato che sembri proprio che, in realta', non li usassero...). Quando il cittadino si metteva l¹elmo in testa e partiva per la guerra (che una volta durava anni interi), di solito lasciava una moglie inconsolabile e che nulla voleva se non essere riconsolata al piu' presto. Percio', vedere un elmo a due punte in una casa dove non ci sarebbe dovuto stare, faceva dire ai vicini: ³Ehi! Eric ha un paio di corna attaccate all¹ingresso. Vuoi vedere che qualcuno si sta facendo sua moglie?² Teorie... che Desmond Morris si e' divertito a raccogliere e a raccontare, dimenticando di riportare la sentenza tratta dal ³Codice Urbinate² di Roma (15 aprile 1502), dov¹era uso che il marito compiacente fosse costretto a girare per la citta' cavalcando un asino e portando sul capo uno strano cappello a forma di mezzaluna, con i sonagli: ³Sabato si ebbe l¹esecuzione di giustizia fatta di moglie e marito. Et in ponte (di Castel Sant¹Angelo, nda), fu poi dato un taglio al naso et orecchio alla donna; poi il marito fu spedito in galera perpetua, perche' acconsentiva agli adulteri della moglie; al qual marito furono anche poste due gran corna in testa con i sonagli² . A dire il vero, non c¹e' un solo modo di fare le corna, anche se i principali possono riassumersi in due: il segno verticale (la ³mano cornuta² e' diretta verso l¹alto), ed il segno orizzontale (la mano e' tesa in direzione della persona o della cosa della quale si sta parlando o alla quale ci si riferisce). Fare le corna consiste nel presentare la mano con l¹indice ed il mignolo tesi, il resto delle dita ripiegate verso l¹interno della palma. Fare le corna verso qualcuno con l¹intenzione di insinuare che il suo partner lo/la tradisce, e' un gesto tipicamente latino e caratteristico di Italia, Spagna, Portogallo e Francia meridionale. Un terzo modo, ma meno usato, consiste nel divaricare verso l'alto l'indice ed il medio, nel gesto che e' piu' famoso come simbolo di vittoria. Una volta questo segno era comprensibile anche nel nord Europa e perfino Shakespeare ³mette le corna² a qualcuno dei suoi personaggi. Ma questo atto puo' anche voler significare che si invoca un certo tipo di protezione magica contro la mala sorte, contro uno iettatore (uno che ³ietta², cioe' ³getta² il suo occhio malefico, il suo ³malocchio² verso qualcuno), contro una situazione che sembra assumere una piega imprevista e pericolosa. In questo caso le corna hanno la stessa funzione del segno della croce: rappresentano il potere difensivo del dio nel quale si crede e che viene invocato attraverso il suo simbolo piu' immediato, piu' evocativo: la croce per i cristiani, le corna per gli altri. Lo stesso significato assume il classico corno rosso. Il filosofo Arthur Schopenhauer decise di non sposare la propria amante Teresa (quando questa fece la svenevole con Lord Byron, a Roma), lasciando scritto: "Avevo paura delle corna del tradimento" . BABBO NATALE... AVEVA LE CORNA! Dicembre e' il mese dedicato al Natale: la ricorrenza piu' importante nel mondo cristiano, l'anniversario della nascita del Gesu' di Betlemme ricordato ogni anno da circa un miliardo di persone. Eppure, tra questi mille milioni di fedeli piu' o meno credenti, ben pochi sanno che il 25 dicembre e' una data convenzionale "scippata" ad altri dei che non erano certo quelli di Israele, e quasi nessuno ricorda che Babbo Natale, in origine, era un de'mone con le corna, poi identificato con il santo protettore di Bari, infine " recuperato" dagli olandesi come trade mark industriale e poi diffuso in oriente e occidente dai nordamericani. Ma procediamo con ordine. Nel mondo antico, molto prima della nascita delle grandi civilta' conosciute, lo scorrere del tempo era scandito dall'alternarsi delle stagioni. Si trattava di una sorta di rudimentale calendario agricolo in seguito assorbito dalla consuetudine Romana e poi, per la sua praticita', recuperato anche dalla Chiesa. Le Quattro Tempora ricorrevano ogni tre mesi: il 2 febbraio (la Candelora), la vigilia della notte di maggio (Notte di Valpurga, in Inghilterra il 15 maggio), il 1° agosto (Lammas), la vigilia di novembre (vigilia di Ognissanti), in Inghilterra l'11 novembre, in America la famosa notte di Halloween che, ormai, si sta diffondendo anche da noi come sorta di carnevale d'autunno. Queste date sono quelle che, con l'inizio dell'e'ra contemporanea e della feroce repressione di qualsiasi eterodossia da parte della Chiesa, diverranno famose come le notti dei grandi sabba. A queste ricorrenze venivano intervallati i due equinozi (quando la durata del giorno e' uguale a quella della notte: 21 marzo e 23 settembre) ed i due solstizi (il 21 giugno, quando la luce solare e' al suo massimo rispetto alla luce lunare; ed il 21 dicembre, quando si ha la notte piu' lunga di tutto l'anno). Chiaramente, queste date non sono mai precise, ma oscillano leggermente a seconda del luogo e del tempo considerato. Nell'antico mondo indo-iranico, Mitra, il dio della luce celeste, si voleva nato da una roccia il 25 dicembre, cioe' (probabilmente) durante il solstizio d'inverno, il giorno durante il quale e' vero che la luce del sole illumina per meno ore la superficie terrestre ma e' altrettanto vero che da quel momento in poi le giornate tornano ad allungarsi. Il suo culto ebbe un successo straordinario e non limitato solamente alla sua regione d'origine: assimilato al Sole, venne identificato con il babilonese Shamash, e con il greco Elios (ed anche con Apollo). Verso la fine del 1° secolo dopo Cristo si diffuse nel mondo Romano, soprattutto tra i soldati e i mercanti (categorie di viaggiatori) a nord fino alla Britannia, a sud raggiungendo l'Africa e, nella stessa Roma contestando al nascente cristianesimo per ben due secoli la qualifica di culto maggiormente in espansione. Alla fine, l'enfasi cristiana sulla disciplina, l'ordine, l'organizzazione, l'obbedienza e la gerarchia ebbero la meglio: nel 324 Costantino dichiara proprio questa religione culto ufficiale dell'Impero Romano. Nel 330, dopo che Malachia ha definito Gesu' "sole di giustizia" e dopo che Giovanni lo ha dichiarato "luce del mondo", i cristiani di Roma "espropriano" il 25 dicembre ai fedeli di Dioniso e di Mitra e lo dichiarano, ex-abrupto, giorno della nascita (questo vuol dire natale) di Cristo. Nel 380 la commemorazione si estende all'Oriente. Quasi contemporaneamente il giorno festivo settimanale passa dal sabato (secondo la tradizione ebraica) alla domenica (= Dies Domini, Giorno del Signore), rubando anche questa ricorrenza a Mitra. Infatti, ancora oggi in tutte le piu' importanti lingue nordiche, la parola domenica mantiene il senso di questa festivita' (in Inglese = Sunday, composta da SUN = Sole, e DAY = Giorno. In Tedesco = Sonntag. In Olandese = Zondag, ecc.). Nel Nord europeo, da secoli le popolazioni avevano una predilezione particolare per un certo Neck o Nick, parola che significava De'mone, cioe' spirito, essere intermedio tra la divinita' e gli uomini, e non demo'nio, che nel linguaggio ecclesiastico e' un angelo del Male, cioe', una figura negativa. Questo Nick, che ancora oggi in Cornovaglia (nell'Inghilterra meridionale), viene raffigurato con le corna caratteristiche di molte divinita' pre-romane, era talmente benvoluto, che la Chiesa si vide costretta a identificarlo con Nicola di Mitra (nome che, chissa' quanto casualmente, ricorre ancora una volta), vescovo di Licia, poi diventato santo protettore di Bari, ed oggi 'detronizzato' dagli altari maggiori. Il 6 dicembre, giorno della sua festa, nei paesi del Nord Europa si usava scambiarsi dei regali. Da una corruzione del suo nome "Sanctus Nicolaus" in "Santa Claus" ha origine la popolare figura di quello che, nel nostro Paese, e' stato tradotto con "Babbo Natale". Agli inizi del secolo scorso, gli americani d'origine olandese costituivano ancora una grossa forza economica nell'area di New York. Non va dimenticato, infatti, che erano stati loro, nel 1626, ad acquistare l'isola di Manhattan dagli indiani scambiandola con il valore di 24 dollari in merci varie, ed a ribattezzarla Nuova Amsterdam. Agli inizi dell'Ottocento, dunque, questi olandesi erano alla ricerca di un marchio da brevettare come emblema della loro comunita' industriale, e finirono per far propria l'immagine di questo San Nicola, o Santa Claus, come loro stessi avevano ribattezzato nel loro paese d'origine ed al quale continuavano ad essere affezionati anche nella nuova terra. Seguendo l'uso dell'epoca, lo scolpirono anche sulla prua della nave Buona Dama, adibita al trasporto delle loro merci. Piu' tardi, la polena di legno di questo santo si "stacco'" dal battello e si trasformo' in un simpatico vecchietto che, su di un carro trainato da un cavallo, andava in giro a distribuire regali (naturalmente prodotti dagli stessi olandesi) durante certe ricorrenze. Lentamente, il carro divento' una slitta, il cavallo muto' in una renna, poi in due, quattro, sei... otto renne, fino a che, nel 1950, sempre gli americani ne aggiunsero una nona: Rudolf, the Red Nose Reindeer (Rodolfo, la Renna dal Naso Rosso) L'immagine di Santa Claus come ora la conosciamo, e' dovuta ad un famoso illustratore d'origine tedesca (era nato in Baviera nel 1840) che, fra l'altro, e' passato alla storia per aver inventato anche i simboli del partito Democratico (l'asino) e Repubblicano (l'elefante): Thomas Nast. Fu lui che immortalo' Babbo Natale in un vecchietto vivace, basso, grasso, con la lunga barba candida e un vestito rosso acceso foderato di pelliccia bianca. Questa immagine gli era venuta spontanea quando, richiesto di illustrare alcune poesie natalizie, si ricordo' che quand'era bambino, nella Germania Meridionale andava in giro un uomo anziano, barbuto e impellicciato, distribuendo dolci e giocattoli ai bambini. BOX 1 - L'ALBERO Anche un'altra tradizione strettamente legata al Natale cristiano ha, in realta', origini ben piu' antiche: il ceppo. Bruciare un grosso tronco (che impiega molte ore a consumarsi del tutto, praticamente un'intera notte) aveva un preciso significato simbolico nell'ambito della cultura celtica. Voleva dire, in coincidenza con l'inizio di un nuovo ciclo stagionale, bruciare e lasciarsi dietro tutto cio' che di negativo l'ultimo ciclo precedente, cioe' l'anno appena finito, aveva portato con se'. Gli stessi precedenti precristiani si trovano nell'usanza dell'abete, nonostante la credenza che sia stato Martin Lutero a inventarlo, quasi per contrapporlo come simbolo dell'Europa nordica e protestante al presepio, emblema dell'Europa meridionale e cattolica. Sorvoliamo sulla teoria che vuole l'albero di Natale estrema derivazione delle piramidi egiziane e consideriamo invece il fatto che questo era l'unico albero verde disponibile durante il lungo inverno germanico. Era percio' normale che, in mezzo e tanta desolazione (ed a tanta neve) i popoli dell'Europa settentrionale gli riservassero un posto privilegiato nelle loro ricorrenze stagionali, appendendovi sopra la loro frutta nazionale, soprattutto le mele, e decorandolo con candele accese (il simbolo della luce, fonte di calore e percio' di vita, e surrogato del Sole), dolci e doni e nastri multicolori. Del resto, la decorazione dell'albero non era limitata al solstizio d'inverno, quando la notte era piu' lunga che mai rispetto al giorno, ma aveva luogo anche nel Calendimaggio (dal latino calende = inizio del mese), subito dopo la Notte di Valpurga che, abbiamo visto era una delle quattro Tempora dell'antichita'. Piu' tardi quest'albero primaverile venne sostituito da un palo, cioe', sempre da un albero, in pratica, sfrondato, scortecciato e tagliato alle radici, innalzato al centro del villaggio, e sul quale venivano appesi nastri colorati, fiori, frutta, dolci. Residui di questa tradizione sono i famosi "alberi della cuccagna". Questo ancestrale legame dell'uomo con l'albero (anche il ceppo ne e' una parte, non dimentichiamolo, e piu' avanti vedremo che pure il vischio, che e' un parassita di certi fusti, e' strettamente legato al Natale) e' facilmente spiegabile quando si ricordi che gli originari luoghi di culto, prima ancora delle chiese, delle sinagoghe, dei templi e degli altari, erano proprio... i boschi. Questo e' ancora piu' vero quando si scopre che la parola santuario, nella lingua dei Celti, sembra proprio che volesse dire "bosco", o, almeno, "radura nel bosco". Anche la famosa "bacchetta magica" delle fate e dei maghi (diventata poi lo scettro dei re o il pastorale dei vescovi e dei papi) trae la sua origine dal potere mistico attribuito agli alberi dei quali non era altro, all'inizio, che un semplice ramo tagliato durante una certa ricorrenza e con un rito particolare. Una volta innestata nella tradizione cristiana, la decorazione dell'abete subisce alcune evoluzioni. Dopo il 1850, sempre nel nord dell'Europa, vi si cominciano ad appendere quei meravigliosi oggetti di vetro soffiato e colorato, leggerissimi e scintillanti: palle, coni rovesciati (a simboleggiare la neve sgocciolante dai rami), angeli, stelle piu' o meno filanti... BOX 2 - IL VISCHIO Strettamente collegata all'albero di Natale e' un'altra usanza: quella di decorare la casa con rametti di vischio. La caratteristica di questa pianta e' di vivere come parassita di alcuni alberi da frutta e di altri come pioppi, querce e pini, cioe', di sempreverdi ad alto fusto. Di conseguenza, gli antichi erano probabilmente affascinati da questo vegetale che vive a spese di un suo simile, e lo consideravano particolarmente sacro. I Druidi, gli antichi sacerdoti dei Celti, lo coglievano tagliandolo con una piccola falce d'oro e ponendo al suolo un panno di lino per evitare che il vischio, o le sue foglie o le sue bacche, potessero contaminarsi al contatto con la nuda terra. La sacralita' in cui era tenuto, e non solo nell'antica Europa, ma anche presso gli aborigeni del Giappone o in molte culture africane, porto' la Chiesa ad impedirne l'adozione ai suoi fedeli per secoli, accettandolo solo di recente e limitandone la simbologia all'idea di pace e di serenita'. BOX 3 - IL PRESEPE L'introduzione dell'abete in Italia, dapprima limitato ad un ambiente laico-borghese vagamente europeizzante, alla fine del secolo scorso, si scontro' con l'unica istituzione natalizia veramente originale e, per di piu', tipicamente italiana: il presepio. Lasciando da parte le solite convinzioni stabilite da secoli e che vogliono san Francesco "inventore" della prima rappresentazione natalizia (e "vivente", per di piu') a Greccio, durante il Natale del 1223, sembra che, in realta' dal quinto secolo, nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, si conservassero alcune parti in legno della mangiatoia in cui la tradizione diceva che Gesu' bambino era stato deposto e scaldato dal bue e dall'asinello. Il nome della basilica, a quei tempi, era di Sancta Maria ad Praesepe, cioe' "Santa Maria davanti al recinto", visto che presepe (o presepio), e' parola che viene dal latino "prae" = "davanti", e "saepire" = "chiudere con una siepe". Dopo di questa, altre rappresentazioni della nativita' vennero sinteticamente definite "presepi", dando cosi' inizio ad un filone che, anche se non e' piu' in auge come una volta, continua ancora oggi. Massimo Consoli

IL NATALE USURPATO - LE RADICI PAGANE DELL'EUROPA
Da parecchio tempo , con crescente intensità, le gerarchie vaticane più autorevoli e il Papa in prima persona ripropongono il tema delle presunte radici cristiane dell'Europa come valore fondante da inserire a chiare lettere nella Carta Costituzionale europea in corso di elaborazione. Anche nel dicembre del 2000, nella fase finale dei lavori per la cosiddetta Carta di Nizza (Carta dei diritti fondamentali), si era dispiegata una formidabile forza d'urto vaticana per ottenere il medesimo scopo già in quel documento. Fu il rappresentante francese, in quell'occasione, a tagliar corto respingendo la richiesta con un ampio consenso. Oggi la situazione è diversa. La maggioranza relativa detenuta dal partito dei cattolici nel Parlamento Europeo si riflette nella composizione della Convenzione, presieduta da Giscard d'Estaing, in cui peraltro i quattro più autorevoli italiani presenti (Amato, Fini, Dini e Follini), hanno manifestato ampli consensi alla richiesta del Papa. Non sappiamo valutare, al momento, quanto tale richiesta possa trovare approvazione fra gli altri membri della Convenzione, anche cattolici, che provengono però da paesi con ben altre e più consolidate tradizioni laiche. Certamente in Italia non ci sembra che esista uno schieramento laico, né al governo né all'opposizione, seriamente disposto a contrastare quella che a noi appare come una insostenibile pretesa. L'ossequio generalizzato nei confronti del Papa e delle gerarchie vaticane con i conseguenti comportamenti al limite della sudditanza manifestati da politici e amministratori italiani di qualunque ispirazione ideologica è sotto gli occhi di tutti. La visita in Parlamento di Giovanni Paolo II, con quel vistoso corollario di genuflessioni e imbarazzanti baciamano, sono solo l'aspetto "visivo" della chiesa trionfante. Ben altri sono i risultati raggiunti in campo politico, economico e sociale. La legge sulla procreazione medicalmente assistita, gli indirizzi in materia di ricerca scientifica, i finanziamenti degli oratori parrocchiali, l'assunzione degli insegnati di religione scelti dai vescovi ma pagati dallo Stato, sono soltanto alcuni segnali del peso che hanno gli orientamenti della Chiesa Cattolica a tutti i livelli. Con un pizzico d'ironia potremmo aggiungere che in questo momento, se venisse richiesto il ripristino della "religione di Stato", cancellata dal Concordato del 1984, sicuramente verrebbe accordato. Vogliamo sperare che a livello della Convenzione non aleggi la stesa ipnotica atmosfera e ci si accorga che le presunte radici cristiane non sono né più nobili né più importanti di ben altre radici storiche e culturali, dalla filosofia greca e il diritto romano, per primi, fino al secolo dei lumi ed alla rivoluzione francese, quella sì punto di partenza e fondamento di tutte le moderne democrazie europee. Stranamente in Italia, ogni volta che arrivano messaggi da oltretevere, viene attivato un soporifero (ed elettoralmente interessato) stato di trance. Così questa pressante richiesta di riconoscimento di ipotetiche radici cristiane, passa indenne fra tutti i compiacenti media pubblici e privati senza un minimo dibattito culturale che ne approfondisca e giustifichi la consistenza storica , culturale e morale. Eppure sappiamo bene che fin dal IV secolo, con l'imperatore Costantino, "in hoc signo vinces" ha significato guerra e stragi all'ombra della croce cristiana. Stragi che non hanno certo riguardato soltanto i pagani ma, in primo luogo, i cristiani stessi con le più variegate e a volte cervellotiche motivazioni teologiche. Secoli di sopraffazioni e di stragi in nome della "vera" interpretazione del messaggio evangelico da parte di questa o di quella corrente di pensiero di volta in volta vincente. Né possiamo dimenticare le crociate interne allo stesso mondo cristiano contro gli albigesi, per esempio, e le persecuzioni contro le minoranze come i valdesi, ne' i pogrom contro gli ebrei e i mille roghi dell'inquisizione. Per non parlare delle guerre di religione del 16° e 17° secolo e conseguenti massacri. Solo pochi anni fa nella ex-Yugoslavia si scannavano ferocemente fra loro cattolici e ortodossi. E ancora pochi mesi fa si sparavano addosso cattolici e protestanti in Irlanda del Nord. Le radici cristiane dell'Europa affondano in una terra insanguinata nel nome di Cristo. Né giova fare distinzioni fra il messaggio evangelico e gli orrori perpetrati dai cristiani, spesso addirittura su iniziativa di un papa in carica. Se così facessimo dovremmo ugualmente giustificare qualunque orrore commesso in nome di una fede o di una ideologia distinguendo il messaggio dai seguaci di quel messaggio che pure, spesso, ha contenuti universalmente accettati. Ora, mentre il Papa dispiega la sua enorme influenza spirituale, ma anche politica (almeno in Italia), per apporre il sigillo della sua religione nella Carta Costituzionale europea, l'ACCADEMIA dei RAMNI e l'Associazione NO GOD -Atei per la laicità degli Stati hanno ritenuto utile proporre una conferenza che esaminasse le origini spurie del cristianesimo. Il tema scelto, infatti, "il natale usurpato" prende spunto dal fatto che il natale di Cristo è in realtà il dies natalis di una miriade di precedenti divinità pagane. Scopo dell'iniziativa è proprio quello di far emergere il paradosso che le radici cristiane dell'Europa sono improponibili non solo per i conflitti e il sangue che il cristianesimo ha provocato, ma addirittura per la usurpa
zione della sua stessa data di origine.

 


MERCOLEDI' 30 OTTOBRE 2002 - Conferenza sul tema: il conferimento della cittadinanza al Papa Re, un oltraggio ai martiri romani del Risorgimento.

Introduzione

Giulio C.Vallocchia, Presidente di NO GOD, dopo aver salutato i conferenzieri presenti chiarisce come tutte le associazioni rappresentate si caratterizzino, al di là delle loro specificità , per il comune impegno a favore della laicità dello Stato e delle sue istituzioni. Ora questo irrinunciabile bene della laicità viene messo in discussione addirittura in Europa, dove da parte della Chiesa Cattolica vengono esercitate forti pressioni sui membri della Convenzione perché fra i valori fondanti dell’Unione vengano riconosciute presunte radici cristiane. Come tutti i laici che conoscono la storia anche gli atei di NO GOD sanno bene che le radici cristiane dell’Europa sono alimentate da 17 secoli di sangue, a partire dalle persecuzioni promosse dai primi imperatori cristiani, alle crociate, ivi comprese quelle contro le minoranze cristiane,  ai pogrom contro gli ebrei, all’inquisizione con i suoi roghi, alle guerre di religione che dal 16° secolo arrivano fino a questi ultimi anni, come nella ex-yugoslavia fra cattolici e ortodossi, e in Irlanda del Nord fra cattolici e protestanti. Ben altri titoli e meriti hanno radici culturali come la filosofia greca, il diritto romano, l’illuminismo che costituiscono la vera natura della libertà di pensiero e della democrazia in Europa. Su questo tema G.C.Vallocchia propone di organizzare una conferenza congiunta a tutte le associazioni presenti. Sul tema della conferenza odierna ricorda come il papa non sia soltanto il capo di una religione ma anche un capo di Stato e come tale svolge un ruolo politico. Nel caso della beatificazione di Pio IX, a cura di Giovanni Paolo II, a NO GOD non interessano le motivazioni miracolose ascrivibili a quel papa ma solo il fatto che come romani e italiani siano gli eredi dei martiri del Risorgimento che Pio IX ha provocato chiamando truppe straniere a reprimere la gloriosa Repubblica Romana nel 1849, a uccidere patrioti nel 1867 e a sparare sui bersaglieri italiani nel 1870. NO GOD ritiene inoltre inaccettabile la definizione di "oltraggio alla città di Roma" usata dal papa contro la manifestazione del gay-pride 2000, quando decine di migliaia di cittadini sfilarono per il riconoscimento di diritti civili e democratici. Questo pesante giudizio nei confronti di una libera e legittima manifestazione in uno Stato indipendente dalla chiesa cattolica si aggiunge agli altri motivi che, secondo NO GOD, avrebbero dovuto inibire la concessione della cittadinanza onoraria a Giovanni Paolo II. Infine G.C.Vallocchia sottolinea come a suo avviso questo riconoscimento sembri rientrare in una sorta di deriva clericale che investe il nostro paese, dalla pretesa di imporre per legge l’affissione dei crocifissi in tutti gli edifici pubblici, alla legge sulla procreazione medicalmente assistita che rischia di condizionare pesantemente la precedente legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, all’assunzione privilegiata, a cura delle diocesi, degli insegnati di religione pagati poi dai contribuenti italiani anche atei, all’enfatizzazione fornita dall’informazione pubblica su ogni cerimonia, manifestazione, attività della chiesa cattolica mentre la voce degli atei è del tutto assente. Vallocchia conclude riferendo il caso clamoroso, riportato dal Messaggero, relativo alla dichiarazione del Governatore della Regione Lazio, Storace, secondo cui è auspicabile un parere morale preventivo da parte delle istituzioni religiose sugli effetti delle decisioni della Giunta e del Consiglio regionale su leggi, delibere e regolamenti.

E' quindi intervenuto il Prof. Sandro Masini, Presidente dell'Ass.ne Democratica Giuditta Tavani:

""" L’Associazione democratica Giuditta Tavani Arquati ha già espresso la propria contrarietà alla concessione della cittadinanza romana al papa in molte occasioni perché tale gesto significa ignorare la storia, ed in particolare il nostro Risorgimento. Già dal giorno precedente la beatificazione di Pio IX da parte di Giovanni paolo II, l’Associazione promosse una manifestazione all’Arco di Giano per ricordare Monti e Tognetti, i patrioti che furono fatti ghigliottinare da Pio IX. Masini ricorda poi la Costituzione della Repubblica Romana del 1849 che, con innovazioni modernissime dal punto di vista della democrazia, garantiva fra l’altro il suffragio universale, aboliva la pena di morte e stabiliva che "dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio di diritti civili e politici". L’Associazione fu sciolta dal fascismo nel 1925 e fu ricostituita nel 1946. Da questa data si è sempre preoccupata ed impegnata per la libertà religiosa e la laicità dello Stato, il che significa che ogni confessione religiosa deve essere libera e senza privilegi e deve mantenersi con il contributo dei propri aderenti senza oneri per lo Stato. Una recente vittoria laica è stata ottenuta dai cittadini del 16° Municipio di Roma (Monteverde) che si sono impegnati contro la collocazione di 5 grandi croci collocate in luoghi pubblici a cura della parrocchia del S.Crocifisso ottenendone la rimozione. Masini ribadisce poi che la cittadinanza conferita al papa è un insulto ai martiri del Risorgimento fra cui Goffredo Mameli, l’autore del nostro inno nazionale, morto difendendo la libertà di Roma da Pio IX, sul quale inno un Segretario di Stato vaticano pretendeva addirittura che venisse operata una censura modificando il testo nel verso che recita "uniti per dio". in "uniti con Dio. Altro motivo di scandalo è il discorso che il papa terrà nel Parlamento repubblicano. Non è accettabile che al capo di uno stato teocratico che non ha niente a che fare con la democrazia venga consentito questo onore. Proprio lui che ha beatificato quel Pio IX che ancora nel 1872 definì "una pestilenza" il suffragio universale. Masini conclude ribadendo l’impegno della sua Associazione per tutte le iniziative sulla laicità dello Stato."""

La Prof.a Maria Mantello, Presidente della Sez.ne Romana dell'Ass.ne Naz.le del Libero Pensiero Giordano Bruno, ha fatto un'interessante sintesi storica evidenziando come il cristianesimo, fin dagli esordi, sia stato un movimento illiberale e di come sempre il papato abbia mantenuto una politica reazionaria. (A margine di questa brevissima sintesi ci fa piacere segnalare che alcuni dei temi trattati in conferenza fanno parte del saggio pubblicato nel N.69/2001 di Lettera Internazionale - www.letterainternazionale.it - dal titolo "Caccia alle streghe nella storia della chiesa" e del saggio di prossima in uscita nel N. 73/74 "Dalla mitologia pagana al culto dei santi". Segnaliamo anche, sempre della Prof.a Maria Mantello il libro "Ebreo: un bersaglio senza fine. Storia dell'antisemitismo" Scipioni Editore, E. 3,50)

Ed ecco l'intervento integrale di Sergio D'Afflitto, Coordinatore del Circolo di Roma della UAAR, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti:

""" Il 20 settembre 1870 concludeva idealmente il Risorgimento Italiano, essendo la data di annessione all’Italia della sua capitale naturale, Roma. Sono passati 132 anni e, da allora, molte cose sono cambiate, non necessariamente in meglio. La stagione di laicità apertasi con la fine del potere temporale della Chiesa, potere che era durato incontrastato su Roma per oltre millequattrocento anni, era destinata a interrompersi bruscamente ad opera di Benito Mussolini, il quale decise nel 1929, con la stipula dei Patti Lateranensi, di abdicare al principio di laicità dello Stato e di concedere alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana una serie di privilegî dei quali, nonostante l’avvento di una Costituzione repubblicana nel 1948, ancora stiamo pagando le conseguenze. È sotto gli occhi di tutti l’invadenza clericale nella vita di ogni giorno. Cito alla rinfusa: la sovraesposizione mediatica – sui TG, sulle rubriche televisive, sui giornali – delle attività del papa Giovanni Paolo II, al secolo il signor Karol Wojtyla; la prona accondiscendenza delle istituzioni pubbliche ad ogni batter di ciglia del Vaticano (ricordiamo a titolo di esempio le scuole chiuse il 2 maggio 1999 in occasione dell’arrivo di fedeli in massa per la beatificazione del sig. Francesco Forgione, meglio noto come padre Pio da Pietrelcina); l’assurdità di trovare, nella pagina 100 del Televideo RAI indicata la C.E.I., la Conferenza Episcopale Italiana, tra le "istituzioni", esattamente come se quella cattolica fosse una religione di Stato; i penosi esercizî di giustificazione che i nostri pubblici rappresentanti mettono in scena ogni qualvolta siano materialmente impossibilitati a dar corso ai diktat d’Oltretevere. Emblematico il caso del Gay Pride 2000: Giuliano Amato, allora presidente del Consiglio, invece di dichiarare tale manifestazione più che legittima perché l’Italia è uno Stato laico e democratico,andò timoroso in TV a dichiarare che "capiva le critiche della Chiesa, ma il Gay Pride, sebbene inopportuno, non poteva essere impedito perché "purtroppo" la Costituzione garantisce diritti e stabilisce obblighi dei quali tenere conto". E ci mancherebbe che non fosse così, aggiungiamo noi. Si noti bene: nel muovere queste critiche si vuole in ogni caso andare oltre un bieco anticlericalismo fine a se stesso, sebbene si è ben consci che, nel panorama politico italiano, reclamare a gran voce l’effettiva separazione tra Stato e Chiesa significa anche – talvolta – assumere posizioni anticlericali. L’oggetto delle critiche dell’UAAR non è l’istituzione denominata Chiesa Cattolica Apostolica Romana, ma di volta in volta le varie istituzioni pubbliche che dovrebbero fare il loro dovere nei confronti di tutti i cittadini, non importa se abbiano o meno un credo religioso – appunto, che dovrebbero farlo, ma non lo fanno. Quando l’UAAR scende in piazza a Montecitorio a protestare contro il progetto di legge sulla fecondazione medicalmente assistita, protesta contro i parlamentari della Repubblica che permettono ingerenze clericali, non protesta contro il Vaticano. Quando l’UAAR si riunisce a congresso per decidere le proprie tesi e la propria linea di condotta, non è un’associazione di nostalgici garibaldini e risorgimentali con la barba bianca, come sprezzantemente cita l’Avvenire, ma un’associazione di donne e uomini di ogni età, opinione politica, estrazione sociale, che decidono di pungolare le istituzioni affinché esse facciano gli interessi di tutti i cittadini, non solo di quelli appartenenti ad una sola confessione religiosa. A fronte di una presenza cattolica "effettiva" (intendendo con essa i praticanti più o meno assidui)di un quinto della popolazione, e di una metà scarsa che si dichiara genericamente cattolica, ci sono tra gli otto e i dieci milioni di cittadini che non professano alcuna religione. La fonte di questi dati è di un’agenzia vicina alla Chiesa Cattolica, quindi il dato non è sospettabile di essere sovrastimato dall’UAAR. Ciononostante, e a dispetto di un secondo Concordato, stipulato nel 1984 tra Bettino Craxi e l’allora Segretario di Stato del Vaticano Agostino Casaroli, che superava il concetto di "religione di Stato", la Chiesa Cattolica non ha smesso di rivendicare per sé, e spesso di ottenere, privilegî intollerabili per uno Stato laico. Fin qui per le azioni positive messe in atto dalla Chiesa Cattolica.Ci sono poi i casi di politici che – sia pure senza esservi costretti – si prostrano unilateralmente e fanno la fila per andare a rendere omaggio al papa, molto probabilmente per non volersi mostrare troppo sgarbati agli occhi dell’ elettorato cattolico, che pare tutti vogliano inseguire. Così vediamo l’ ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema, dichiaratamente ateo, presentarsi in prima fila alla santificazione di José Maria Escrivà de Balaguer. Da notare che non avendo il suddetto D’Alema cariche pubbliche, non si capisce a quale titolo fosse presente a tale cerimonia. Non entriamo qui nel merito delle complicità di Escrivà con il franchismo in Spagna, non è nostro compito andare a sindacare le scelte della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Il problema semmai è di sensibilità di quei fedeli ai quali stride l’ accomunare nella santità sia Pio IX, papa eminentemente antiliberale, che considerava come " errori" il liberalismo e la democrazia, nonché il suffragio universale e la pubblica istruzione, che Escrivà de Balaguer, a Giovanni XXIII. Ma, ripetiamo, questo è un problema della Chiesa Cattolica e dei suoi fedeli. Diventa un nostro problema quando si distraggono risorse pubbliche per favorire a qualsiasi titolo attività ad uso esclusivo della Chiesa Cattolica. Ma anche qui, la nostra critica non va alla Chiesa Cattolica, ma alle istituzioni che si piegano alle sue richieste. E così, di intervento non richiesto in intervento non richiesto, si arriva alla proposta – unilaterale – di Walter Veltroni, sindaco di Roma, di concedere al signor Karol Wojtyla la cittadinanza romana onoraria. Ricordiamo che il non credente on. Veltroni, più volte sollecitato ad includere nei dibattiti per la pace (anche queli da egli stesso promossi) anche gli atei, ha sempre fatto finta di ignorarli. Ha promosso dibattiti interreligiosi, ha invitato rappresentanti di qualsiasi culto, ma non ha mai tenuto conto del punto di vista di chi ha una visione del mondo non religiosa. L’ on. Veltroni, sponte sua, come da egli stesso ammesso, ha deciso di proporre la cittadinanza onoraria al sig. Wojtyla durante una visita in Vaticano. Al sig. Wojtyla non dev’ essere sembrato vero di ricevere anche regali non richiesti. Ricordiamo che, a parte l’ esperienza delle c.d. " giunte rosse" degli anni ’ 70/’ 80 e la precedente giunta Rutelli, Roma è sempre stata governata dalla Democrazia Cristiana. E mai una giunta comunale a maggioranza DC si è sognata di dare al pontefice di turno la cittadinanza onoraria. Nel fare questa mossa, che evidentemente suona come un tentativo – si vedrà in seguito se azzeccato o mal riuscito – di accreditarsi presso quei cattolici titubanti che ancora hanno bisogno di certezze, ad esempio di non vedere i cavalli dei cosacchi abbeverarsi a San Pietro, il sindaco di Roma probabilmente non si rende conto di aver creato una lacerazione nel tessuto sociale della città, anche se ancora non se ne avvertono le conseguenze. Essa consiste nell’ aver parlato a nome di una città intera, enon su argomenti largamente condivisibili da tutti, ma sulla concessione di un’ onoreficenza a un capo di Stato estero, il quale è anche a capo di una istituzione religiosa nella quale almeno 500.000 romani non si riconoscono (si tace qui dei seguaci di altre religioni). Pur senza voler entrare nel merito dei motivi che hanno portato a una decisione del genere, non possiamo fare a meno di rilevare che l’ onorevole Veltroni ha ritenuto opportuno concedere la cittadinanza onoraria al papa perché, come vescovo di Roma, ha visitato le parrocchie della propria diocesi. Come se questo non fosse un suo dovere pastorale e avesse rilevanza per TUTTI i cittadini, e non soltanto, invece, per coloro che seguono la religione cattolica (e sorvoliamo pure sul fatto che, su tale base, si apre un precedente valido per ogni capo religioso). L’ onorevole Veltroni ha citato le visite ai poveri della capitale, come se non esistessero organizzazioni di volontariato evangeliche o addirittura non religiose, che per i poveri fanno almeno altrettanto quanto le – meritorie, sia chiaro – associazioni di volontariato cattolico. Il circolo UAAR di Roma chiede al sindaco Veltroni che, in segno di parziale riparazione e per rispetto del circa mezzo milione di romani che non si riconosce in alcuna religione, al momento di fare il proprio discorso, eviti fare dichiarazioni dalle quali si evinca che tutti i cittadini romani siano favorevoli ad avere il sig. Wojtyla come concittadino onorario; e che si decida, una volta per tutte, nelle azioni pubbliche, a tenere conto dell'esistenza anche di chi considera le religioni un fatto puramente personale, come avviene nel resto d'Europa."""

Interviene infine Maurizio Marchetti,  autore del libro "XX settembre 1870 - e uscimmo fuori a riveder le stelle", il quale ricorda il comportamento di alcuni movimenti politico-religiosi  del 1798, in particolare i "viva maria" e i "sanfedisti". Recentemente il governo Fini-Berlusconi ha consentito alla chiesa cattolica di intitolare una piazza di Arezzo ai "viva maria" un movimento politico-religioso che alla fine del 1700 primi anni del 1800 si specializzò nella repressione feroce dei rivoluzionari giacobini, dei sacerdoti giansenisti, delle donne considerate libertine e degli ebrei. I sanfedisti, guidati dal cardinale Ruffo di Calabria, furono i protagonisti del feroce soffocamento nel sangue della Repubblica Partenopea, arrivando addirittura a compiere atti di cannibalismo. Ma la situazione politica odierna non è ugualmente facile per le istanze di laicità; la sudditanza politica alle richieste del vaticano, cominciata non da oggi né col governo Berlusconi, non trova riscontro nemmeno nei cinquanta anni di governo democristiano.

E' seguito un vivace dibattito.

Concludendo il Presidente di NO GOD, Giulio C.Vallocchia, si è impegnato ad una costante ed intensa collaborazione con le associazioni laiche, a partire da quelle presenti, per le future, comuni battaglie di laicità. Proprio in quest'ottica ha prontamente aderito alla campagna di raccolta firme, promossa dall'Associazione Nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno,  per ripristinare la data del XX Settembre come festività nazionale.

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