MARTEDI'
17 DICEMBRE 2002
Nella
sede dell'Accademia dei Ramni si è svolta con notevole successo
di pubblico attento e partecipativo la Conferenza sul tema:
IL
NATALE USURPATO, LE ORIGINI PAGANE DELL'EUROPA
Introduzione a cura di Giulio C.Vallocchia. Interventi di Paolo Balzamo,
Franco Voltaggio, Massimo Consoli e Maria Mantello.
In attesa della pubblicazione completa degli atti trascriviamo qua sotto
l'intervento di MASSIMO CONSOLI dal curioso titolo "Babbo Natale
aveva le corna" (da "il libro delle corna") e l'articolo
di presentazione della Conferenza.
Il
LIBRO delle CORNA di Massimo Consoli
Inseguendo la sua preda in giro per il mondo, dalle regioni piu' calde
e umide a quelle perennemente coperte di ghiacci, il nostro antenato
si accorse che i grandi mammiferi che lo nutrivano gli potevano dare
molto di piu' del solo cibo: lo potevano fornire praticamente di tutto!
La carne veniva mangiata fresca, immediatamente, oppure conservata per
tutto l¹anno salata, essiccata, congelata, affumicata, bollita, arrostita,
separandola dal sangue, dal grasso, dalle ossa. La pelle (e la pelliccia)
era ottima per coprirsi, per fabbricare i primi abiti, le scarpe, le
tende, i ricoveri contro il freddo, contro l¹acqua o contro il sole.
Anche il grasso andava bene per difendersi dal freddo (spalmandoselo
sul corpo), per illuminare la grotta, per insaporire altri cibi, per
sfuggire alla presa mortale del nemico di un¹altra tribu' durante le
lotte corpo a corpo, per far scorrere i rudimentali attrezzi primitivi,
tipo l¹archetto che serviva per accendere il fuoco, anche per fare il
primo sapone necessario a lavare la stessa pelliccia... La lana, filata
e intrecciata, creava i tessuti. Lo sterco secco era un ottimo combustibile
e serviva a dare inizio al fuoco che, poi, veniva alimentato e con legna
e con le ossa dello stesso animale ucciso . Il sangue veniva bevuto
direttamente dalla bestia durante i lunghi viaggi in territori privi
di ogni altra risorsa alimentare, quando l¹animale non poteva essere
ucciso, magari perche' veniva utilizzato per il trasporto. Ancora oggi,
i nomadi arabi del deserto usano incidere i loro cammelli (o dromedari?)
e bere direttamente dai garretti (?), mentre i Nuer del Sudan lo estraggono
"mediante tagli dal collo delle bestie" . Le corna erano ottimi bicchieri
e recipienti (fino al diciottesimo secolo si usavano come contenitori
di polvere da sparo!) e trovavano impiego anche come armi mortali, oltre
che come copricapo cerimoniale. Perfino il cranio serviva agli stessi
usi, tant¹e' che ancora oggi si chiama ³coppa² un tipo di insaccato
fatto con parti del collo, del muso e della testa del maiale, ma con
lo stesso nome s¹intende anche un tipo di bicchiere. Del resto, chi
non ricorda il famoso: ³Bevi, Rosmunda, nel cranio di tuo padre...²?
Con i peli e le setole si facevano degli ottimi pennelli per truccarsi
il volto e il corpo, per spalmarsi il grasso, per dipingere le pareti
delle caverne, oppure dei fili per cucire. In pratica, l¹uomo si accorse
che da solo uno di questi grossi mammiferi poteva risolvere tutti i
problemi di vitto, alloggio, riscaldamento, illuminazione, abbigliamento,
arredamento... dell¹intera famiglia, o tribu', per periodi piuttosto
lunghi. Ma l¹uomo del quale stiamo parlando era un mammifero anche lui,
piccolissimo rispetto alle prede che inseguiva, e che aveva cominciato
la sua avventura (o un capitolo della sua avventura) saltellando da
un albero all¹altro, nutrendosi di frutta, bacche, piccoli insetti e
larve. Scendendo a terra, e lungo periodi di milioni di anni, aumentando
di statura mentre assumeva una posizione eretta e frontale, divento'
lentamente onnivoro per necessita', inserendo nella sua dieta un po¹
di tutto: foglie, radici, cortecce, lucertole, serpenti, topi, volatili,
lepri, capre, bovini, elefanti, mammuth... Con l¹affinarsi della sua
intelligenza e della sua esperienza, il piccolo uomo riusciva a sconfiggere
(ed a mangiarsi!) bestie che erano dieci, venti... cento volte piu'
grosse di lui. Ora, ad un certo punto della sua storia evolutiva, il
nostro antenato si accorse che quasi tutti i grossi animali dai quali
la sua esistenza dipendeva totalmente, erano ornati di grosse corna
(o di grosse zanne che, da un certo punto di vista, si possono considerare
come delle corna rovesciate). La renna, il cervo rosso e l¹alce erano
pietanza, per cosi' dire, quotidiana nell¹Europa dell¹Eta' della Pietra
(sia del Paleolitico che del Neolitico, fino al Bronzo Antico), mentre
pecore e capre riempivano delle loro vicissitudini l¹intero Antico Testamento.
Non e' un caso se, ad un certo punto della sua storia, l'uomo si trova
ad essere soprattutto carnivoro. L'Uomo di Pechino, che si vuole far
risalire a circa mezzo milione di anni fa, aveva una dieta composta
per il 70% di carne di cervo. Il restante 30%, se si crede alle ossa
trovate nei suoi insediamenti, era fornito da lontra, pecora selvatica,
cinghiale e poi tigre, bufalo e rinoceronte . Di conseguenza, questo
animale cornuto andava cacciato, e' vero, ma andava anche protetto (e
ringraziato). Non bisognava ucciderlo inutilmente, quando era troppo
giovane, ad esempio (anche perche' in questo caso c¹era ³poco da mangiare²),
o quando la femmina era gravida (perche' si sarebbe persa la possibilita'
di future prede), o in particolari luoghi (dove gli animali avrebbero
evitato di tornare se disturbati), o in prestabiliti periodi dell¹anno
(come la stagione degli amori). "L'utilizzazione delle carni per scopi
alimentari e' condizionata e limitata dalla religione. Infatti e' sacrilegio
uccidere e consumare carne d'animali allevati (a meno che non siano
morti naturalmente), fuorche' nei sacrifici rituali. Il bestiame e'
sacro, e quando viene sacrificato si da' all'animale e all'Essere Supremo
giustificazione dell'uccisione, ci si discolpa con formule adeguate"
. Senza accorgersene, l¹uomo stava inventando le religioni con l¹aiuto
dei suoi animali totemici che indicava, molto sinteticamente, facendo
il gesto delle corna, visto che proprio queste erano l¹elemento che
li caratterizzava meglio. Il grosso animale dal quale dipendeva a tal
punto da trasformarsi in nomade per seguirne gli spostamenti, era diventato
un dio, un protettore, l¹antenato dal quale tutti provenivano ed il
cui spirito, in determinate occasioni, tornava in mezzo ai propri discendenti,
ed il cui corpo veniva periodicamente sacrificato per permettere alla
tribu' di continuare a sopravvivere (e questo sacrificio ritorna nella
cerimonia cristiana dell¹eucarestia). In societa' molto vicine alla
nostra, per lungo tempo si sono mantenute tradizioni del genere. Ad
esempio, l¹usanza della vittima divina consisteva nella convinzione
che il dio stabiliva la propria residenza in un essere umano, in un
sacerdote (poi diventato il re), che diveniva il dispensatore della
fertilita' e della felicita' di tutto il gruppo, la tribu', la nazione.
Quando questo dio incarnato cominciava a mostrare i segni della vecchiaia
e del decadimento fisico, veniva messo a morte per evitare che anche
il dio potesse invecchiare e indebolirsi. Per altri, invece dei segni
tangibili dell¹invecchiamento come i capelli grigi o la caduta dei denti,
veniva fissato un certo numero di anni dal momento dell'incoronazione.
Di solito sette o nove, e questo omicidio rituale garantiva anche un
minimo di democrazia o, almeno, di alternanza al potere, visto che il
nuovo re era quello che aveva ammazzato il proprio predecessore . Questo
culto della vittima divina o del dio morente era universale in tutta
l¹Europa precristiana, e molti credono che famosi personaggi di un passato
non proprio remoto abbiano avuto a che vedere con questa religione.
Ad esempio, sembra che Giovanna d¹Arco sia stata una di queste divinita'
morenti o un loro sostituto. Cioe', che si sia volontariamente sacrificata
per permettere al proprio re, Carlo di Francia, di continuare a vivere
e a regnare. Anche Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, e' sospettato
di essersi fatto ammazzare in sostituzione del proprio sovrano, Enrico
II° d¹Inghilterra (ricordate il film con Peter O' Toole e Richard Burton,
Becket e il Suo Re?). Tutte queste straordinarie convinzioni hanno il
loro momento culminante nella leggenda del ³minotauro², un essere per
meta' uomo e per meta' toro (e percio' dotato di robustissime corna!),
nel quale confluiscono una infinita' di elementi diversissimi: l¹adorazione
del dio cornuto, una rivoluzione religiosa e forse razziale al suo dominio,
sacrifici umani e sacrifici rituali della stessa divinita' cornuta...
E questo dio-animale non era certo l¹unico: dal primo uomo danzante
con indosso una pelle di animale ed in testa lunghe corna di cervo scoperto
ad Arie'ge, fin dall¹Eta' della Pietra, su¹ su¹ nei secoli fino al Dioniso,
Bacco e Pan dell¹universo greco-romano, al cartaginese Baal-Hammon,
all¹asiatico Sabazio, all¹egiziano Osiride, al dravidico Shiva... agli
stregoni indiani, agli sciamani siberiani... e' tutta una continua orgia
di corna di capra o di toro o di antilopi o di renna o di cervo, e di
riti che avevano il loro momento culminante quasi sempre in manifestazioni
sessuali, in mascheramenti e in travestimenti. Anzi, se vogliamo essere
piu' precisi, dobbiamo ricordare i resti di quel bambino neanderthaliano
ritrovati in una necropoli che forse e' databile a 70.000 anni fa, e
che erano circondati da cinque paia di corna di stambecco con le punte
rivolte verso terra . L¹importanza di questa religione era cosi' totale
che noi le dobbiamo gran parte della nostra civilta'. Chi ignora, infatti,
che nell¹antica Grecia il dio Dioniso era adorato con un rituale di
maschere, canti, danze e sesso, da un gruppo di persone riunite in un
coro? Con il passar del tempo alcuni individui emersero dal coro per
rappresentare parti piu' specializzate, per assumere dei ruoli, e furono
chiamati attori. Poi, come sempre accade in questi casi, l¹aspetto religioso
e sessuale di tutta la faccenda venne accantonato e dimenticato (o fatto
dimenticare dai monoteismi che sopravvenivano), finche' il rituale si
trasformo' in ³commedia² dove si recitava con un testo gia' scritto.
E¹ forse un caso che la parola ³tragedia² (³tragoidia²), in greco arcaico
voleva dire esattamente ³canto del caprone²? Perfino Babbo Natale (cfr.
in appendice il mio articolo apparso su ³Paese Sera², il 23 dicembre
del 1985) affonda le sue radici in un semidio con le corna che nel corso
dei secoli e' stato identificato con san Nicola di Bari. Portare le
corna rimase per lungo tempo un segno di distinzione di particolare
religiosita' (come oggi, nei popoli di tradizione latina, portare al
collo la catenina con la croce). Nei giuramenti o negli scongiuri, per
allontanare la cattiva sorte, si chiamava in aiuto il proprio protettore
divino facendo le corna: gesto che e' rimasto in varie culture popolari
con valore scaramantico e che, ancora una volta, e' esattamente identico
al farsi il segno (di molto posteriore) della croce in una situazione
di pericolo o di particolare bisogno. Di conseguenza, chi portava le
corna era ³cornuto² in tutti i significati positivi di questa parola.
Sembra che anche ³coronato² abbia la stessa origine, mentre in inglese
e' facile collegare ³horny² (= ³sessualmente eccitato²) a ³horned² (=
³cornuto²), soprattutto ricordando che le corna di molti animali vengono
usate ancora oggi come afrodisiaco, cioe', come eccitante sessuale!
E l¹idea della disponibilita' erotica, della fecondita', cioe' dell¹abbondanza,
ritorna ancora una volta con il mito della ³cornucopia², di un corno
caratteristico di molte divinita' e dal quale usciva ogni sorta di ben
di... dio! E per restare nel mondo del mito, non possiamo dimenticare
la leggenda dell'Unicorno, un cavallo che sulla fronte aveva un unico
corno (appunto!), di forza insolita, annunciatore di buona fortuna e
accompagnatore di eventi straordinari. Ma per gli stessi animali, le
corna rappresentano l¹emblema della virilita' e lo strumento che utilizzano
per affermare la propria superiorita' su tutti gli altri della propria
specie. Parlavamo dell¹antichissima tradizione religiosa che imponeva
a un re, o ad un suo sostituto, di essere ammazzato dopo un periodo
di tempo ben definito. Questo culto aveva avuto origine nell¹ambito
delle religioni che, durante (e prima) l¹Eta' della Pietra, adoravano
un animale. Quanto andiamo dicendo e' tanto piu' attuale se si pensa
che l¹idea del sacrificio fa parte anche del cristianesimo, dove e'
entrato quasi senza modifiche (a parte l¹ammazzamento vero e proprio!):
basti pensare alla messa con l¹offerta dell¹ostia (³questa e' la mia
carne²) e del vino (³questo e' il mio sangue²), ed al concetto di Cristo
che si fa uccidere per salvare qualcun altro (in questo caso, l¹intera
umanita'). Il culto delle corna era comune anche tra gli Ebrei. Mose'
aveva i famosi Ofari di luce² che partivano dalla sua testa e si allungavano
fino al cielo. Probabilmente lo avevano ripreso dagli Egizi, visto che
il dio Amon (o Amen) era rappresentato con la testa d'ariete. E per
capire l'importanza di questa divinita' entrata nel nome augurale di
alcuni Faraoni (Tutankamen, ad esempio) basta solo pensare che ancora
oggi, i monoteisti di tutto il mondo concludono le loro preghiere dicendoS
"Amen"! E lo stesso Gesu' viene continuamente definito ³agnello di dio².
Per non lasciare dubbi in proposito, leggiamo insieme una delle 29 (!)
volte nelle quali Cristo viene cosi' definito nell¹Apocalisse² di Giovanni
(il ³Libro della Rivelazione²): ³Vidi... un Agnello ritto, ma come immolato,
con sette corna...². La stessa a'ncora che si vede nelle catacombe cristiane,
e che viene considerata uno dei simboli della salvezza piu' usuali nei
primi tempi di questa nuova ed esotica religione, viene spesso disegnata
o graffiata sui muri in modo da somigliare ad un paio di corna. Da quanto
e' stato detto finora, e' facile capire per quale motivo le corna sono
diventate il simbolo della divinita' con tutti i suoi attributi, e chi
assolveva alla delicata funzione di intermediario tra questa e gli uomini,
cioe' il sacerdote, lo sciamano , lo stregone, portava un copricapo
con le corna dell¹animale totemico che proteggeva la tribu'. Tutta l¹esistenza
e la caccia di questi grossi animali cornuti era circondata da infiniti
tabu': infrangerli significava attirarsi contro l¹ira del dio, che si
sarebbe vendicato atrocemente. Ad esempio, se un cacciatore, anche solo
involontariamente, uccideva un bufalo in una certa ³valle sacra², il
possente dio puniva l¹intero villaggio provocando la scomparsa di tutti
gli animali da quell¹area e facendo, cosi', morire di fame, freddo e
stenti chi, da loro, dipendeva. Cosi' la vedeva l¹uomo primitivo, per
il quale c¹era sempre una relazione immediata e soprannaturale tra causa
ed effetto. La realta' era (o poteva essere) che in quella valle i bufali
avevano l¹abitudine di radunarsi durante la stagione degli amori. L¹odore
del sangue o la vista del cadavere di uno di loro, probabilmente li
allontanava da quella zona per lunghi periodi, o almeno per un¹intera
stagione, spingendoli magari in un¹altra valle, lontanissima e, in ogni
caso, fuori della portata della tribu' che li aveva ³offesi²... Ora,
per quale motivo portare le corna ha un significato cosi' squisitamente
e strettamente legato alla fedelta' sessuale anzi, alla fedelta' della
donna, in primo luogo? John Bulwer, nella sua ³Chirologia² (1644) lo
spiega in maniera sarcastica: le corna sono il simbolo di un animale
molto virile, il toro, e fare questo gesto verso qualcuno significa
dirgli ironicamente: ³Tua moglie sembra essere soddisfatta. Evidentemente
devi essere un gran maschione!² Poi c¹e' la storia del ³toro castrato².
Visto che questa e' la fine di quasi tutti i bovini, dare del cornuto
a qualcuno vuol dire dargli del castrato, dell¹impotente, uno la cui
moglie se la spassa con gli altri perche' il marito e' incapace di soddisfarla.
Secondo la teoria della ³vacca promiscua², il marito di una donna un
po¹, come dire, ³mignottella² e che agisce da ³vacca² e', di conseguenza,
un bove, e come tutti i bovini, porta le corna. C'e' chi pensa che questa
spiegazione possa venir provata dall'avventura di Pasifae, figlia di
Elio e Perseide, sorella di Circe, moglie del mitico Re Minosse e madre
di Arianna e Fedra che, invaghita di un toro, pote' soddisfare le sue
voglie nascondendosi in una vacca di legno costruita da Dedalo. Il frutto
di questa unione fu il famoso Minotauro. Sembra che i Cretesi, ogni
volta che incontravano Minosse, gli ricordassero scherzosamente quell'avventura
della moglie agitando le mani a mo' di corna. Secondo qualcuno, le corna
del vero cornuto (e mazziato!) sono corna ramificate di cervo, e non
di toro, e questa teoria si basa sull¹osservazione che, nei branchi
di tali animali, il maschio dominante si prende tutte le femmine e respinge
con violenza gli altri maschi. Questi ultimi, di conseguenza, sono costretti
a radunarsi in gruppi di ³scapoli² che guardano silenziosamente le quotidiane
³performances² erotiche del loro capo con le femmine. Chi crede nel
diavolo e' anche convinto che le corna delle quali stiamo parlando siano
le sue. Infatti, chi volesse la moglie di qualcuno, non dovrebbe far
altro che invocare la protezione di Satana facendo il segno delle corna
e indirizzandole verso il marito sfortunato. Poi c¹e' chi pensa che
il segno delle corna non rappresenti altro che le gambe all¹aria (stilizzate)
della donna vogliosa e che questo gesto, sempre indirizzato al marito,
non voglia dire altro che: ³Ehi! Lo sai che tua moglie lo prende da
tutti a gambe all¹aria?² Qualcun altro e' convinto che le corna siano
il simbolo della virilita' dell¹amante di una donna e che il marito
tradito sia costretto a portarle come segno di impotenza e sottomissione.
La teoria piu' divertente (per noi, non di certo per il povero cornuto)
si ricollega all¹usanza degli antichi guerrieri che indossavano elmetti
con le corna (vi ricordate i Vikinghi? Peccato che sembri proprio che,
in realta', non li usassero...). Quando il cittadino si metteva l¹elmo
in testa e partiva per la guerra (che una volta durava anni interi),
di solito lasciava una moglie inconsolabile e che nulla voleva se non
essere riconsolata al piu' presto. Percio', vedere un elmo a due punte
in una casa dove non ci sarebbe dovuto stare, faceva dire ai vicini:
³Ehi! Eric ha un paio di corna attaccate all¹ingresso. Vuoi vedere che
qualcuno si sta facendo sua moglie?² Teorie... che Desmond Morris si
e' divertito a raccogliere e a raccontare, dimenticando di riportare
la sentenza tratta dal ³Codice Urbinate² di Roma (15 aprile 1502), dov¹era
uso che il marito compiacente fosse costretto a girare per la citta'
cavalcando un asino e portando sul capo uno strano cappello a forma
di mezzaluna, con i sonagli: ³Sabato si ebbe l¹esecuzione di giustizia
fatta di moglie e marito. Et in ponte (di Castel Sant¹Angelo, nda),
fu poi dato un taglio al naso et orecchio alla donna; poi il marito
fu spedito in galera perpetua, perche' acconsentiva agli adulteri della
moglie; al qual marito furono anche poste due gran corna in testa con
i sonagli² . A dire il vero, non c¹e' un solo modo di fare le corna,
anche se i principali possono riassumersi in due: il segno verticale
(la ³mano cornuta² e' diretta verso l¹alto), ed il segno orizzontale
(la mano e' tesa in direzione della persona o della cosa della quale
si sta parlando o alla quale ci si riferisce). Fare le corna consiste
nel presentare la mano con l¹indice ed il mignolo tesi, il resto delle
dita ripiegate verso l¹interno della palma. Fare le corna verso qualcuno
con l¹intenzione di insinuare che il suo partner lo/la tradisce, e'
un gesto tipicamente latino e caratteristico di Italia, Spagna, Portogallo
e Francia meridionale. Un terzo modo, ma meno usato, consiste nel divaricare
verso l'alto l'indice ed il medio, nel gesto che e' piu' famoso come
simbolo di vittoria. Una volta questo segno era comprensibile anche
nel nord Europa e perfino Shakespeare ³mette le corna² a qualcuno dei
suoi personaggi. Ma questo atto puo' anche voler significare che si
invoca un certo tipo di protezione magica contro la mala sorte, contro
uno iettatore (uno che ³ietta², cioe' ³getta² il suo occhio malefico,
il suo ³malocchio² verso qualcuno), contro una situazione che sembra
assumere una piega imprevista e pericolosa. In questo caso le corna
hanno la stessa funzione del segno della croce: rappresentano il potere
difensivo del dio nel quale si crede e che viene invocato attraverso
il suo simbolo piu' immediato, piu' evocativo: la croce per i cristiani,
le corna per gli altri. Lo stesso significato assume il classico corno
rosso. Il filosofo Arthur Schopenhauer decise di non sposare la propria
amante Teresa (quando questa fece la svenevole con Lord Byron, a Roma),
lasciando scritto: "Avevo paura delle corna del tradimento" . BABBO
NATALE... AVEVA LE CORNA! Dicembre e' il mese dedicato al Natale: la
ricorrenza piu' importante nel mondo cristiano, l'anniversario della
nascita del Gesu' di Betlemme ricordato ogni anno da circa un miliardo
di persone. Eppure, tra questi mille milioni di fedeli piu' o meno credenti,
ben pochi sanno che il 25 dicembre e' una data convenzionale "scippata"
ad altri dei che non erano certo quelli di Israele, e quasi nessuno
ricorda che Babbo Natale, in origine, era un de'mone con le corna, poi
identificato con il santo protettore di Bari, infine " recuperato" dagli
olandesi come trade mark industriale e poi diffuso in oriente e occidente
dai nordamericani. Ma procediamo con ordine. Nel mondo antico, molto
prima della nascita delle grandi civilta' conosciute, lo scorrere del
tempo era scandito dall'alternarsi delle stagioni. Si trattava di una
sorta di rudimentale calendario agricolo in seguito assorbito dalla
consuetudine Romana e poi, per la sua praticita', recuperato anche dalla
Chiesa. Le Quattro Tempora ricorrevano ogni tre mesi: il 2 febbraio
(la Candelora), la vigilia della notte di maggio (Notte di Valpurga,
in Inghilterra il 15 maggio), il 1° agosto (Lammas), la vigilia di novembre
(vigilia di Ognissanti), in Inghilterra l'11 novembre, in America la
famosa notte di Halloween che, ormai, si sta diffondendo anche da noi
come sorta di carnevale d'autunno. Queste date sono quelle che, con
l'inizio dell'e'ra contemporanea e della feroce repressione di qualsiasi
eterodossia da parte della Chiesa, diverranno famose come le notti dei
grandi sabba. A queste ricorrenze venivano intervallati i due equinozi
(quando la durata del giorno e' uguale a quella della notte: 21 marzo
e 23 settembre) ed i due solstizi (il 21 giugno, quando la luce solare
e' al suo massimo rispetto alla luce lunare; ed il 21 dicembre, quando
si ha la notte piu' lunga di tutto l'anno). Chiaramente, queste date
non sono mai precise, ma oscillano leggermente a seconda del luogo e
del tempo considerato. Nell'antico mondo indo-iranico, Mitra, il dio
della luce celeste, si voleva nato da una roccia il 25 dicembre, cioe'
(probabilmente) durante il solstizio d'inverno, il giorno durante il
quale e' vero che la luce del sole illumina per meno ore la superficie
terrestre ma e' altrettanto vero che da quel momento in poi le giornate
tornano ad allungarsi. Il suo culto ebbe un successo straordinario e
non limitato solamente alla sua regione d'origine: assimilato al Sole,
venne identificato con il babilonese Shamash, e con il greco Elios (ed
anche con Apollo). Verso la fine del 1° secolo dopo Cristo si diffuse
nel mondo Romano, soprattutto tra i soldati e i mercanti (categorie
di viaggiatori) a nord fino alla Britannia, a sud raggiungendo l'Africa
e, nella stessa Roma contestando al nascente cristianesimo per ben due
secoli la qualifica di culto maggiormente in espansione. Alla fine,
l'enfasi cristiana sulla disciplina, l'ordine, l'organizzazione, l'obbedienza
e la gerarchia ebbero la meglio: nel 324 Costantino dichiara proprio
questa religione culto ufficiale dell'Impero Romano. Nel 330, dopo che
Malachia ha definito Gesu' "sole di giustizia" e dopo che Giovanni lo
ha dichiarato "luce del mondo", i cristiani di Roma "espropriano" il
25 dicembre ai fedeli di Dioniso e di Mitra e lo dichiarano, ex-abrupto,
giorno della nascita (questo vuol dire natale) di Cristo. Nel 380 la
commemorazione si estende all'Oriente. Quasi contemporaneamente il giorno
festivo settimanale passa dal sabato (secondo la tradizione ebraica)
alla domenica (= Dies Domini, Giorno del Signore), rubando anche questa
ricorrenza a Mitra. Infatti, ancora oggi in tutte le piu' importanti
lingue nordiche, la parola domenica mantiene il senso di questa festivita'
(in Inglese = Sunday, composta da SUN = Sole, e DAY = Giorno. In Tedesco
= Sonntag. In Olandese = Zondag, ecc.). Nel Nord europeo, da secoli
le popolazioni avevano una predilezione particolare per un certo Neck
o Nick, parola che significava De'mone, cioe' spirito, essere intermedio
tra la divinita' e gli uomini, e non demo'nio, che nel linguaggio ecclesiastico
e' un angelo del Male, cioe', una figura negativa. Questo Nick, che
ancora oggi in Cornovaglia (nell'Inghilterra meridionale), viene raffigurato
con le corna caratteristiche di molte divinita' pre-romane, era talmente
benvoluto, che la Chiesa si vide costretta a identificarlo con Nicola
di Mitra (nome che, chissa' quanto casualmente, ricorre ancora una volta),
vescovo di Licia, poi diventato santo protettore di Bari, ed oggi 'detronizzato'
dagli altari maggiori. Il 6 dicembre, giorno della sua festa, nei paesi
del Nord Europa si usava scambiarsi dei regali. Da una corruzione del
suo nome "Sanctus Nicolaus" in "Santa Claus" ha origine la popolare
figura di quello che, nel nostro Paese, e' stato tradotto con "Babbo
Natale". Agli inizi del secolo scorso, gli americani d'origine olandese
costituivano ancora una grossa forza economica nell'area di New York.
Non va dimenticato, infatti, che erano stati loro, nel 1626, ad acquistare
l'isola di Manhattan dagli indiani scambiandola con il valore di 24
dollari in merci varie, ed a ribattezzarla Nuova Amsterdam. Agli inizi
dell'Ottocento, dunque, questi olandesi erano alla ricerca di un marchio
da brevettare come emblema della loro comunita' industriale, e finirono
per far propria l'immagine di questo San Nicola, o Santa Claus, come
loro stessi avevano ribattezzato nel loro paese d'origine ed al quale
continuavano ad essere affezionati anche nella nuova terra. Seguendo
l'uso dell'epoca, lo scolpirono anche sulla prua della nave Buona Dama,
adibita al trasporto delle loro merci. Piu' tardi, la polena di legno
di questo santo si "stacco'" dal battello e si trasformo' in un simpatico
vecchietto che, su di un carro trainato da un cavallo, andava in giro
a distribuire regali (naturalmente prodotti dagli stessi olandesi) durante
certe ricorrenze. Lentamente, il carro divento' una slitta, il cavallo
muto' in una renna, poi in due, quattro, sei... otto renne, fino a che,
nel 1950, sempre gli americani ne aggiunsero una nona: Rudolf, the Red
Nose Reindeer (Rodolfo, la Renna dal Naso Rosso) L'immagine di Santa
Claus come ora la conosciamo, e' dovuta ad un famoso illustratore d'origine
tedesca (era nato in Baviera nel 1840) che, fra l'altro, e' passato
alla storia per aver inventato anche i simboli del partito Democratico
(l'asino) e Repubblicano (l'elefante): Thomas Nast. Fu lui che immortalo'
Babbo Natale in un vecchietto vivace, basso, grasso, con la lunga barba
candida e un vestito rosso acceso foderato di pelliccia bianca. Questa
immagine gli era venuta spontanea quando, richiesto di illustrare alcune
poesie natalizie, si ricordo' che quand'era bambino, nella Germania
Meridionale andava in giro un uomo anziano, barbuto e impellicciato,
distribuendo dolci e giocattoli ai bambini. BOX 1 - L'ALBERO Anche un'altra
tradizione strettamente legata al Natale cristiano ha, in realta', origini
ben piu' antiche: il ceppo. Bruciare un grosso tronco (che impiega molte
ore a consumarsi del tutto, praticamente un'intera notte) aveva un preciso
significato simbolico nell'ambito della cultura celtica. Voleva dire,
in coincidenza con l'inizio di un nuovo ciclo stagionale, bruciare e
lasciarsi dietro tutto cio' che di negativo l'ultimo ciclo precedente,
cioe' l'anno appena finito, aveva portato con se'. Gli stessi precedenti
precristiani si trovano nell'usanza dell'abete, nonostante la credenza
che sia stato Martin Lutero a inventarlo, quasi per contrapporlo come
simbolo dell'Europa nordica e protestante al presepio, emblema dell'Europa
meridionale e cattolica. Sorvoliamo sulla teoria che vuole l'albero
di Natale estrema derivazione delle piramidi egiziane e consideriamo
invece il fatto che questo era l'unico albero verde disponibile durante
il lungo inverno germanico. Era percio' normale che, in mezzo e tanta
desolazione (ed a tanta neve) i popoli dell'Europa settentrionale gli
riservassero un posto privilegiato nelle loro ricorrenze stagionali,
appendendovi sopra la loro frutta nazionale, soprattutto le mele, e
decorandolo con candele accese (il simbolo della luce, fonte di calore
e percio' di vita, e surrogato del Sole), dolci e doni e nastri multicolori.
Del resto, la decorazione dell'albero non era limitata al solstizio
d'inverno, quando la notte era piu' lunga che mai rispetto al giorno,
ma aveva luogo anche nel Calendimaggio (dal latino calende = inizio
del mese), subito dopo la Notte di Valpurga che, abbiamo visto era una
delle quattro Tempora dell'antichita'. Piu' tardi quest'albero primaverile
venne sostituito da un palo, cioe', sempre da un albero, in pratica,
sfrondato, scortecciato e tagliato alle radici, innalzato al centro
del villaggio, e sul quale venivano appesi nastri colorati, fiori, frutta,
dolci. Residui di questa tradizione sono i famosi "alberi della cuccagna".
Questo ancestrale legame dell'uomo con l'albero (anche il ceppo ne e'
una parte, non dimentichiamolo, e piu' avanti vedremo che pure il vischio,
che e' un parassita di certi fusti, e' strettamente legato al Natale)
e' facilmente spiegabile quando si ricordi che gli originari luoghi
di culto, prima ancora delle chiese, delle sinagoghe, dei templi e degli
altari, erano proprio... i boschi. Questo e' ancora piu' vero quando
si scopre che la parola santuario, nella lingua dei Celti, sembra proprio
che volesse dire "bosco", o, almeno, "radura nel bosco". Anche la famosa
"bacchetta magica" delle fate e dei maghi (diventata poi lo scettro
dei re o il pastorale dei vescovi e dei papi) trae la sua origine dal
potere mistico attribuito agli alberi dei quali non era altro, all'inizio,
che un semplice ramo tagliato durante una certa ricorrenza e con un
rito particolare. Una volta innestata nella tradizione cristiana, la
decorazione dell'abete subisce alcune evoluzioni. Dopo il 1850, sempre
nel nord dell'Europa, vi si cominciano ad appendere quei meravigliosi
oggetti di vetro soffiato e colorato, leggerissimi e scintillanti: palle,
coni rovesciati (a simboleggiare la neve sgocciolante dai rami), angeli,
stelle piu' o meno filanti... BOX 2 - IL VISCHIO Strettamente collegata
all'albero di Natale e' un'altra usanza: quella di decorare la casa
con rametti di vischio. La caratteristica di questa pianta e' di vivere
come parassita di alcuni alberi da frutta e di altri come pioppi, querce
e pini, cioe', di sempreverdi ad alto fusto. Di conseguenza, gli antichi
erano probabilmente affascinati da questo vegetale che vive a spese
di un suo simile, e lo consideravano particolarmente sacro. I Druidi,
gli antichi sacerdoti dei Celti, lo coglievano tagliandolo con una piccola
falce d'oro e ponendo al suolo un panno di lino per evitare che il vischio,
o le sue foglie o le sue bacche, potessero contaminarsi al contatto
con la nuda terra. La sacralita' in cui era tenuto, e non solo nell'antica
Europa, ma anche presso gli aborigeni del Giappone o in molte culture
africane, porto' la Chiesa ad impedirne l'adozione ai suoi fedeli per
secoli, accettandolo solo di recente e limitandone la simbologia all'idea
di pace e di serenita'. BOX 3 - IL PRESEPE L'introduzione dell'abete
in Italia, dapprima limitato ad un ambiente laico-borghese vagamente
europeizzante, alla fine del secolo scorso, si scontro' con l'unica
istituzione natalizia veramente originale e, per di piu', tipicamente
italiana: il presepio. Lasciando da parte le solite convinzioni stabilite
da secoli e che vogliono san Francesco "inventore" della prima rappresentazione
natalizia (e "vivente", per di piu') a Greccio, durante il Natale del
1223, sembra che, in realta' dal quinto secolo, nella Basilica di Santa
Maria Maggiore a Roma, si conservassero alcune parti in legno della
mangiatoia in cui la tradizione diceva che Gesu' bambino era stato deposto
e scaldato dal bue e dall'asinello. Il nome della basilica, a quei tempi,
era di Sancta Maria ad Praesepe, cioe' "Santa Maria davanti al recinto",
visto che presepe (o presepio), e' parola che viene dal latino "prae"
= "davanti", e "saepire" = "chiudere con una siepe". Dopo di questa,
altre rappresentazioni della nativita' vennero sinteticamente definite
"presepi", dando cosi' inizio ad un filone che, anche se non e' piu'
in auge come una volta, continua ancora oggi. Massimo Consoli
IL
NATALE USURPATO - LE RADICI PAGANE DELL'EUROPA
Da parecchio tempo , con crescente intensità, le gerarchie vaticane
più autorevoli e il Papa in prima persona ripropongono il tema delle
presunte radici cristiane dell'Europa come valore fondante da inserire
a chiare lettere nella Carta Costituzionale europea in corso di elaborazione.
Anche nel dicembre del 2000, nella fase finale dei lavori per la cosiddetta
Carta di Nizza (Carta dei diritti fondamentali), si era dispiegata una
formidabile forza d'urto vaticana per ottenere il medesimo scopo già
in quel documento. Fu il rappresentante francese, in quell'occasione,
a tagliar corto respingendo la richiesta con un ampio consenso. Oggi
la situazione è diversa. La maggioranza relativa detenuta dal partito
dei cattolici nel Parlamento Europeo si riflette nella composizione
della Convenzione, presieduta da Giscard d'Estaing, in cui peraltro
i quattro più autorevoli italiani presenti (Amato, Fini, Dini e Follini),
hanno manifestato ampli consensi alla richiesta del Papa. Non sappiamo
valutare, al momento, quanto tale richiesta possa trovare approvazione
fra gli altri membri della Convenzione, anche cattolici, che provengono
però da paesi con ben altre e più consolidate tradizioni laiche. Certamente
in Italia non ci sembra che esista uno schieramento laico, né al governo
né all'opposizione, seriamente disposto a contrastare quella che a noi
appare come una insostenibile pretesa. L'ossequio generalizzato nei
confronti del Papa e delle gerarchie vaticane con i conseguenti comportamenti
al limite della sudditanza manifestati da politici e amministratori
italiani di qualunque ispirazione ideologica è sotto gli occhi di tutti.
La visita in Parlamento di Giovanni Paolo II, con quel vistoso corollario
di genuflessioni e imbarazzanti baciamano, sono solo l'aspetto "visivo"
della chiesa trionfante. Ben altri sono i risultati raggiunti in campo
politico, economico e sociale. La legge sulla procreazione medicalmente
assistita, gli indirizzi in materia di ricerca scientifica, i finanziamenti
degli oratori parrocchiali, l'assunzione degli insegnati di religione
scelti dai vescovi ma pagati dallo Stato, sono soltanto alcuni segnali
del peso che hanno gli orientamenti della Chiesa Cattolica a tutti i
livelli. Con un pizzico d'ironia potremmo aggiungere che in questo momento,
se venisse richiesto il ripristino della "religione di Stato", cancellata
dal Concordato del 1984, sicuramente verrebbe accordato. Vogliamo sperare
che a livello della Convenzione non aleggi la stesa ipnotica atmosfera
e ci si accorga che le presunte radici cristiane non sono né più nobili
né più importanti di ben altre radici storiche e culturali, dalla filosofia
greca e il diritto romano, per primi, fino al secolo dei lumi ed alla
rivoluzione francese, quella sì punto di partenza e fondamento di tutte
le moderne democrazie europee. Stranamente in Italia, ogni volta che
arrivano messaggi da oltretevere, viene attivato un soporifero (ed elettoralmente
interessato) stato di trance. Così questa pressante richiesta di riconoscimento
di ipotetiche radici cristiane, passa indenne fra tutti i compiacenti
media pubblici e privati senza un minimo dibattito culturale che ne
approfondisca e giustifichi la consistenza storica , culturale e morale.
Eppure sappiamo bene che fin dal IV secolo, con l'imperatore Costantino,
"in hoc signo vinces" ha significato guerra e stragi all'ombra della
croce cristiana. Stragi che non hanno certo riguardato soltanto i pagani
ma, in primo luogo, i cristiani stessi con le più variegate e a volte
cervellotiche motivazioni teologiche. Secoli di sopraffazioni e di stragi
in nome della "vera" interpretazione del messaggio evangelico da parte
di questa o di quella corrente di pensiero di volta in volta vincente.
Né possiamo dimenticare le crociate interne allo stesso mondo cristiano
contro gli albigesi, per esempio, e le persecuzioni contro le minoranze
come i valdesi, ne' i pogrom contro gli ebrei e i mille roghi dell'inquisizione.
Per non parlare delle guerre di religione del 16° e 17° secolo e conseguenti
massacri. Solo pochi anni fa nella ex-Yugoslavia si scannavano ferocemente
fra loro cattolici e ortodossi. E ancora pochi mesi fa si sparavano
addosso cattolici e protestanti in Irlanda del Nord. Le radici cristiane
dell'Europa affondano in una terra insanguinata nel nome di Cristo.
Né giova fare distinzioni fra il messaggio evangelico e gli orrori perpetrati
dai cristiani, spesso addirittura su iniziativa di un papa in carica.
Se così facessimo dovremmo ugualmente giustificare qualunque orrore
commesso in nome di una fede o di una ideologia distinguendo il messaggio
dai seguaci di quel messaggio che pure, spesso, ha contenuti universalmente
accettati. Ora, mentre il Papa dispiega la sua enorme influenza spirituale,
ma anche politica (almeno in Italia), per apporre il sigillo della sua
religione nella Carta Costituzionale europea, l'ACCADEMIA dei RAMNI
e l'Associazione NO GOD -Atei per la laicità degli Stati hanno ritenuto
utile proporre una conferenza che esaminasse le origini spurie del cristianesimo.
Il tema scelto, infatti, "il natale usurpato" prende spunto dal fatto
che il natale di Cristo è in realtà il dies natalis di una miriade di
precedenti divinità pagane. Scopo dell'iniziativa è proprio quello di
far emergere il paradosso che le radici cristiane dell'Europa sono improponibili
non solo per i conflitti e il sangue che il cristianesimo ha provocato,
ma addirittura per la usurpazione della
sua stessa data di origine.
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